venerdì, Luglio 12, 2024
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Morti bianche, i dati choc

Morti bianche

Morti bianche, i dati choc . Il report presentato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro sottolinea come la maggior parte dei decessi sia causata da malattie correlate al lavoro (2,6 milioni) mentre sono 330mila le morti provocate da incidenti. In Italia nel 2023 si sono registrati 1041 incidenti mortali, quasi 3 al giorno. Gli esperti di HSE italiani, professionisti specializzati nel campo della salute, sicurezza e ambiente, si ritrovano a Rimini il 3 marzo in occasione del Richmond HSE forum. Sarà l’occasione per affrontare una tematica attuale come la sicurezza dei lavoratori.

Quasi 3 milioni di persone ogni anno muoiono nel mondo a causa di incidenti o malattie legate al lavoro. Un numero impressionante quello emerso dalle stime pubblicate dall’ILO – Organizzazione Internazionale del Lavoro, l’Agenzia specializzata delle Nazioni Unite sui temi del lavoro e della politica sociale e presentate nel report A Call for Safer and Healthier Working Environments. Un dato in aumento di oltre il 5% rispetto al 2015 che sottolinea l’importanza delle sfide persistenti nel garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori a livello globale. La maggior parte di questi decessi è stata causata da malattie correlate al lavoro (2,6 milioni), mentre gli incidenti sul lavoro rappresentano ulteriori 330mila morti. Secondo l’analisi, le malattie del sistema circolatorio, i tumori maligni e le malattie respiratorie figurano tra le prime tre cause di morte legate al lavoro. Insieme, queste tre categorie contribuiscono a più di tre quarti della mortalità totale legata al lavoro.

La situazione in Italia non è migliore. Secondo i dati Inail, nel 2023 si sono registrati 1041 incidenti mortali. Una media di quasi 3 decessi al giorno. Se da un lato sono diminuiti gli incidenti mortali avvenuti nel tragitto casa-lavoro (scesi da 300 a 242), dall’altro aumentano quelli durante il lavoro saliti da 790 a 799 casi. L’analisi territoriale mostra, invece, cali nel Nord-Ovest (da 301 a 270 casi), nel Nord-Est (da 245 a 233) e al Centro (da 225 a 193). Gli incrementi riguardano il Sud (da 235 a 255) e le Isole (da 84 a 90). Dati che arrivano a pochi giorni dal Richmond HSE forum che si terrà a Rimini dal 3 al 5 marzo. La figura dell’HSE manager è sempre più fondamentale all’interno delle aziende. Il suo compito è quello di supportare l’azienda nella gestione operativa e nell’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi per i lavoratori, per l’ambiente e per il patrimonio aziendale. Un ruolo importante che deve guidare l’azienda tra i vari adempimenti aiutandola ad essere regola in modo da non incappare nei rischi e nelle sanzioni previste dalla normativa, ma soprattutto aiutandola a raggiungere l’auspicato obiettivo di “quota zero” rispetto agli incidenti mortali. L’obiettivo dell’evento organizzato da Richmond Italia è creare un focus specifico su una tematica attuale come la sicurezza dei lavoratori. HSE e Safety Manager saranno protagonisti di sessioni, confronti, scambi di idee. Potranno conoscere nuovi colleghi e selezionare le offerte di fornitori specializzati nell’area della protezione dalle minacce per la salute e la sicurezza della popolazione e dell’ambiente.

“In questi giorni abbiamo seguito tutti la tragica vicenda del cantiere Esselunga a Firenze. Le notizie del telegiornale ci ricordano il carattere endemico della questione sicurezza – spiega Claudio Honegger, amministratore unico di Richmond Italia (richmonditalia.it) – Non sono solo Stato e Governo a doversi far carico della questione, dovrebbe esserci una compliance da parte di tutti i soggetti coinvolti, e quindi tutti noi, nel verificare che poi le norme vengano effettivamente applicate. Come organizzatori, abbiamo un punto di vista privilegiato, e in questi anni ci siamo fatti un’idea precisa. La vera sfida di chi si occupa di salute e sicurezza oggi è una sfida educativa. Si tratta di far capire alle persone che indossare i dispositivi di protezione individuale e adottare comportamenti sicuri può davvero salvare la vita. Facile a dirsi, meno facile a farsi. E poi c’è il tema dell’educazione alla legalità. I nostri eventi si configurano come occasioni per confrontarsi su queste sfide e sostenersi reciprocamente nella costruzione di una cultura della sicurezza condivisa”.

Il report globale presentato dall’ILO mostra una chiara superiorità di uomini morti a causa del lavoro, sono 51,4 su 100mila rispetto a 17,2 donne su 100mila. La zona con la più alta percentuale di decessi è la regione dell’Asia e del Pacifico dove si registra il 63% del totale globale a causa delle dimensioni della forza lavoro nella regione. I settori più a rischio sono l’agricoltura, l’edilizia, la silvicoltura, la pesca e l’industria manifatturiera che comprendono 200mila infortuni mortali all’anno, pari al 63% del totale. Ancor più nel dettaglio si evince che un terzo degli infortuni mortali sul lavoro avviene tra i lavoratori agricoli.

Ecco allora quali sono i 10 principali fattori di rischio e il numero di morti causati:

1)   Esposizione a lunghi orari di lavoro (744.924 morti)

2)   Contatto con materiale particolato, gas e vapori (450.381 morti)

3)   Infortuni sul lavoro (363.283 morti)

4)   Esposizione all’amianto (209.481 morti)

5)   Esposizione alla silice (42.258 morti)

6)   Esposizione ad agenti che causano asma (29.641 morti)

7)   Esposizione alle radiazioni solari ultraviolette (17.936 morti)

8)   Esposizione agli scarichi dei motori (14.728 morti)

9)   Esposizione all’arsenico (7.589)

10) Esposizione al nichel (7.301)

Foto di Pavlo da Pixabay

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