Inps: peggiora progressivamente il passivo con il crollo demografico, da + 23 mld l’anno scorso fino a – 45 mld nel 2032 – Il progressivo peggioramento del crollo demografico nel nostro Paese sta addensando fosche nubi sull’orizzonte finanziario dell’INPS e sulle prospettive di tenuta dell’onerosissimo sistema pensionistico Italiano, in passivo sempre crescente nonostante gli enormi apporti finanziari annui ricevuti dall’Erario nazionale che già oggi integra con oltre 150 miliardi di euro annui il gettito contributivo per consentire il pagamento degli assegni mensili.
Infatti l’invecchiamento della popolazione ed il crollo demografico graveranno nel prossimo futuro sul bilancio Inps. Nel corso di 10 anni, la sua situazione patrimoniale virerà in passivo, da +23 mld nel 2023 a -45 mld nel 2032. Nel decennio, i risultati di esercizio negativi peggiorano da -3 mld a -20 mld Lo evidenzia l’Istituto, sottolineando “la combinazione dell’aumento della longevità e la bassa fecondità,non compensate dai flussi migratori”. Nel 2023 la spesa pensionistica è stata di 304 mld, +7,4% sul 2022 per la rivalutazione legata all’inflazione.

INPS: nel 2022 oltre 76mila lavoratori domestici in meno rispetto a 2021 (-7,9%) – Nel 2022 i lavoratori domestici con contributi all’Inps sono stati 894.299, il 7,9% in meno rispetto al 2021 (-76.548 lavoratori). Lo rileva l’Inps.
La flessione si presenta dopo gli incrementi del biennio 2020-2021 dovuti ad una spontanea regolarizzazione di rapporti di lavoro per consentire ai lavoratori domestici di recarsi al lavoro durante il periodo di lockdown e all’entrata in vigore del decreto “Rilancio” (D.L. n. 34 del 19/05/2020) che ha regolamentato l’emersione di rapporti di lavoro irregolari.
Fino al 2019, il trend decrescente del numero complessivo dei lavoratori domestici è simile tra maschi e femmine, anche se la composizione per genere evidenzia una netta prevalenza di donne, il cui peso è aumentato nel tempo raggiungendo nel 2019 il valore massimo degli ultimi sei anni (88,6%). Con l’incremento di lavoratori del biennio 2020-2021, il peso delle donne è diminuito e nel 2022 si attesta all’86,4%, mentre gli uomini, scendendo nel 2022 sotto le 122mila unità, fanno registrare un decremento di oltre il 18% rispetto al 2021.
Il Nord-Ovest è l’area geografica con il maggior numero di lavoratori (30,8%), seguita dal Centro con il 27,2%, dal Nord-Est con il 20,3%, dal Sud con il 12,4% e dalle Isole con il 9,3%.
La regione con il maggior numero di lavoratori domestici è la Lombardia con 174.613 lavoratori (19,5%), seguita dal Lazio (13,8%), dall’Emilia Romagna (8,8%) e dalla Toscana (8,7%). In queste quattro regioni si concentra poco più della metà dei lavoratori domestici in Italia.
La composizione dei lavoratori per nazionalità evidenzia una forte prevalenza di lavoratori stranieri (69,5% del totale), anche se nel 2022 il numero dei lavoratori stranieri è diminuito dell’8,4% rispetto all’anno precedente. Si registra anche una diminuzione dei lavoratori italiani (-6,6%).
La maggior parte dei lavoratori domestici (316.817 lavoratori, pari al 35,4% del totale) proviene dall’Europa dell’Est; seguono i 272.583 lavoratori di cittadinanza italiana (30,5%), quelli provenienti dal Sud America (7,8%) e quelli dall’Asia Orientale (6,8%).
Prevale la tipologia di lavoro “Colf” con il 52% del totale dei lavoratori, contro il 48% della tipologia “Badante”. La tipologia “Colf” è prevalente tra i lavoratori italiani e quasi tutti i lavoratori stranieri, ad eccezione di quelli provenienti dall’Europa dell’Est, dall’Asia Medio Orientale e dall’America Centrale, in cui prevale la tipologia “Badante”.
La classe d’età “50-54 anni” è quella con la maggior frequenza tra i lavoratori domestici, con un peso pari al 17,2% del totale, mentre il 21,4% ha un’età pari o superiore ai 60 anni e solo l’1,9% ha un’età inferiore ai 25 anni.
L’analisi dei dati sulle retribuzioni nel 2022 evidenzia che il gruppo più numeroso è nella classe retributiva 13mila euro e oltre (130.478 lavoratori). Si tratta del 14,6% del totale.
Le donne in media hanno una retribuzione più alta rispetto agli uomini. Il 46,5% degli uomini si colloca sotto i 5mila euro l’anno, contro il 39,7% delle donne.
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