Arte, Cultura e SpettacoliItalia

I media, le privazioni religiose e la realtà delle cose

I media, le privazioni religiose e la realtà delle cose

Chissà cosa avrà pensato Nek, se per caso si fosse trovato a guardare qualche giorno fa la Tv, dove in una trasmissione su una rete nazionale si intervistava Martina Pucciarelli, 37enne di Livorno al suo esordio letterario, scoprendo di essere un cantante interdetto dalla famiglia Testimone di Geova dell’interessata e in un sillogismo che viene quasi naturale, a tutta la confessione religiosa. In compagnia dei Backstreet Boys e delle Spice Girls.

Di fatto i Testimoni di Geova non hanno mai bandito il cantante emiliano né nessun altro musicista, rock band maschile o femminile, cantautore e via dicendo. Nelle pubblicazioni dei Testimoni di Geova non sono mai apparsi elenchi o “indici” su cosa si possa ascoltare o meno in campo musicale. Idemper film, teatro o libri. Sarebbe bastata una semplice ricercanel loro sitodove viene precisato che non esiste nessun tipo di controllo o censura nei confronti di alcuno.

Da alcuni giorni la scrittrice, cresciuta in una famiglia di Testimoni di Geova, è praticamente ovunque: sui giornali, sul web, sui social e anche in Tv. Il suo libro, un romanzo ispirato alla sua vita ma non una vera e propria biografia, narra la storia di una bambina e poi donna cresciuta nella comunità dei Testimoni di Geova e sottoposta secondo i titoli dei giornali a “soprusi”, “divieti”, “patriarcato”, “abbandono da parte dei genitori” e altro ancora su questa falsa riga. La scrittrice racconta anche di “orge  che i genitori praticavano”  a quanto pare, prima di abbracciare la fede dei testimoni di Geova. Una abitudine o senso di colpa che la coppia farà espiare alla figlia costringendola ad arrivare casta al matrimonio.

Una serie di condizioni che – secondo l’autrice- provengono dalla famiglia ma che, in una specie di “transfert” abbastanza voluto, si riversano e investono un’intera comunità composta di milioni di  donne, uomini, ragazzi, bambini esposti senza possibilità di difendersi a un pubblico ludibrio e a un sottile dileggio da parte dei professionisti dell’informazione che acriticamente incassano ciò che viene loro raccontato.  

Sesso forte, sette pericolose, privazioni, traumi e simili. Ci sono tutti gli ingrediente narrativi interessanti per il lettore odierno e per l’utente medio del web che attirato dai particolari piccanti e pruriginosi evidenziati dai titoli, presta subito un certo interesse alla vicenda. Naturalmentenessunaverifica, approfondimento o ricerca del contradditorio da parte dei media come sarebbe abbastanza normale. Non per il romanzo, compito questo della critica letteraria, ma chiaramente per la serie di affermazioni rilasciate.

Eppure si sta parlando di una confessione cristiana riconosciuta giuridicamente dallo Stato Italiano, presente in Italia da oltre 120 anni, che produce innumerevoli pubblicazioni cartacee e digitali disponibili gratuitamente. Una quantità di materiale – che non trova uguali in quanto a diffusione e traduzione  nel mondo – dove vengono raccontate con dovizia di particolari tutte le credenze, le attività e la stessa struttura organizzativa del gruppo, con settori specifici del sito jw.org dedicatiai giornalisti, funzionari pubblici e altre categorie di professionisti. Confessione Cristiana che segue un modus operandi che chiaramente può non piacere a tutti o sembrare antiquato, ma che per i fedeli combacia perfettamente  con le norme moralievangelichee neotestamentarie che i fedeli prendono molto sul serio, comprese quelle sulla sessualità.

Nelle interviste la Pucciarelli narra lo sconforto provato dalla mancanza dei festeggiamenti a Natale, Pasqua e ai compleanni che – esattamente come afferma – i Testimoni di Geova non celebrano. Per lei è stata un’esperienza triste specialmente a scuola, cosa di cui non si può dubitare. Altri bambinie ragazzitestimoni di Geova, spessointerpellatiin merito, hanno affermato invece di non sentirne la mancanza e di essere contenti di ricevere regali spontanei in giorni non prestabiliti da un calendario. Un modo anche per evitare lo stress da regalo stigmatizzato da alcuni esperti di comportamento che vedono picchi di depressione crescere durante le feste e da tempo criticano lo spirito edonistico e il lato puramente consumistico di queste feste.

La Pucciarelli ha raccontato di aver deciso di abbandonare i Testimoni di Geova in seguito a una circostanza che ha avuto a che a fare con il desiderio di maternità  e la nascita dei figli. Decisione libera  che nessuno ha il diritto di contestare. In un passaggio narra che la sua decisione venne subito “certificata” dopo l’invio di una semplice mail o lettera ai responsabile della congregazione di appartenenza. Dimostrazione indiretta che rivela evidentemente che non è poi cosi difficile uscire dalla comunità descritta come chiusa o “schizofrenica”.

Tra l’altro alcuni studi scientifici e sociologici sulle religioni hanno riscontrato che quella dei Testimoni di Geova è una chiesa dove “l’entrata è stretta” al contrario “dell’ uscita” dalla confessione(I Testimoni di Geova. Chi sono, come cambiano-Massimo Introvigne).In effetti è con il battesimo, praticato quando si ha l’età della ragione, che si diventa Testimoni di Geova. Scelta che comporta una pregressa manifesta convinzione e un’approfondita riflessione anche teologica sulle credenze e prassi bibliche compreso l’argomento “espulsione”. Cosa che evidentemente anche Martina ha fatto durante il suo percorso religioso, visto che tra i testimoni non è contemplato il pedobattesimo e nemmeno sacramenti in età adolescenziale simili alla Comunione o alla Cresima che molti genitori cattolici “impostano” per i propri  figli e questo a prescindere dal grado di comprensione spirituale dei ragazzi. In tal caso nessuno si sogna di criticare o di giudicare come “sopraffazione” o “costrizione” queste scelte che accompagnano un bambino sin dalla tenera età con la scelta di farlo assistere all’ora di religione cattolica a scuola, solo per fare un esempio.

Naturalmente tutta la vicenda ha avuto una certa risonanza sui social dove in molti si sono scatenati con insulti, espressioni di odio verso i testimoni di Geova, richieste di “abolizione della setta” ed “eliminazione” del gruppo stesso. Niente di sorprendente al giorno d’oggi visto che perfino la senatrice Liliana Segrequalche giornofa è stata presa di mira dagli haters per il film su di lei.

Altri si sono espressi con  opinioni  diametralmente opposte. Alcuni trovano il tutto una “grossa trovata pubblicitaria”. Per  altri si tratta “solo di bugie”.  Per altri “si deve ascoltare l’altra campana”. Qualcuno suggerisce di “separare i traumi familiari dalla religione”. C’è chiaffermache, conoscendo i Testimoni di Geova in quanto familiari, parenti, colleghi o vicini il tutto sembra assolutamente esagerato. Altri, compresi alcuni ex testimoni di Geova, hanno dichiarato di non aver mai vissuto o visto le vicissitudini esposte dalla scrittrice.

Ma forse più che la pubblicità al libro –  di per sé legittima – è il tirare  in ballo una minoranza, che diventa qualcosa di irresponsabile esponendo il gruppo a forme di acredine sempre più diffuse e pericolose nel nostro tempo. Afferma a proposito l’espertaRaffaella Di Marziodirettrice diLirecsul caso in questione: “Ovviamente io sulla vicenda della persona non posso dire nulla perché non la conosco. Posso semplicemente dire che come tante altre persone che hanno lasciato un gruppo religioso questa signora ha deciso a un certo punto di andare via ed è nella piena libertà di farlo.

Una delle cose più importanti che si possono notare intanto in positivo, è che per quanto riguarda in questo caso la congregazione cristiana testimoni di Geova, nessuno ha impedito a questa signora di andarsene, di lasciare il marito e di farsi una vita fuori dalla congregazione.

Per quanto riguarda casi del genere i media non lo dicono ma si tratta di una ristrettissima minoranza di persone che lasciano, in questo caso la congregazione dei testimoni di Geova.

Io personalmente – prosegue la Di Marzio – ho intervistato, ho ascoltato e parlato con numerose persone che hanno lasciato la congregazione dei testimoni di Geova per una scelta personale, per motivi personali e che in seguito non hanno minimamente mostrato ostilità, odio, recriminazioni e non hanno pubblicizzato nulla di tutto questo; anzi io ho ascoltato persone che pur essendosene andate via comunque hanno considerato quel periodo della loro vita in qualche modo positivo. Secondo me la cosa più grave che sta succedendo è che i media si occupano solo di queste testimonianze molto negative, molto aggressive e non si occupano affatto della maggioranza degli ex che sono andati via in modo completamente diverso.”

Relativamente a questo modo di fare informazione la Di Marzio aggiunge: “Secondo me questa tipologia di pubblicazioni e la pubblicità che ne fa la stampa sono rischiose, soprattutto perché l’ ostilità verso una minoranza religiosa che è pacifica potrebbe diventare istigazione all’odio”.

Insomma scetticismo e dubbi ci sono anche tra chi commenta le cosiddette “storie strappalacrime” degli ex, che proprio perché ex di qualcuno, gruppo religioso, politico, sportivo, culturale o altro che sia,  potrebbe non essere completamente affidabile o credibile, se non dopo riscontri oggettivi su quello che afferma. Si immagini uno studio o un inchiesta – per fare un esempio-  sul sacerdozio in Italia che si basi non sul pensiero dei 35.000 prelati che indossano la tunica ma su 4-5 elementi che hanno abbandonato l’abito talare o il seminario in gioventù. Un’operazione assolutamente fuorviante e anche disonesta intellettualmente parlando.

La scrittrice afferma di poter ora festeggiare i compleanni, di sentirsi finalmente libera e di aver ora “una nuova vita”. Posizione da rispettare come tutte le opinioni e scelte di vita. Ironia della sorte, corrisponde a quello che dicono spesso anche le migliaia di nuovi battezzati testimoni di Geova (300 mila nel 2024) di ogni età, sesso ed estrazione sociale che intervistati dalle televisioni o da giornalisti presenti all’evento, hanno parlato di “rinascita spirituale e morale”, “dell’inizio di una nuova vera vita”, “di un vero scopo nellavitae una visione ottimistica per il futuro” o come riportava il quotidianoLa Repubblica, riferendo testualmente le parole di un detenuto battezzatosi nel carcere di Viterbo alcuni mesi fa “ora sono un uomo felice”.

E visto che abbiamo scritto di Nek all’inizio torniamo ora da lui. Molti non ricorderanno, ma nel 1993 il cantante presentò al Festival di Sanremo la canzoneIn te,una chiara difesa della vita nel grembo e della nascita. Alcune associazioni femministe e altri contestarono il messaggio insito, perché dalla loro angolazione pregiudicava il diritto all’aborto conquistato faticosamente dalle dure lotte politiche delle donne nel corso dei decenni. I testimoni di Geova, di fatto contrari all’aborto, non intervennero e come nella loro tradizione di pacifica neutralità e non entrarono nella discussione su questa e su altre vicende simili. Del passato e odierne, in Italia e nel mondo. Da quello acclarato anchedai sociologidelle religioni, hanno sicuramente delle forti convinzioni ma non obbligano nessuno a seguirle, sia quando le idee si avvicinano al loro pensiero che quando sono diametralmente opposte. Evidentemente tutti devono essere liberi di scegliere.

Roberto Guidotti

Iscritto Albo Giornalisti Marche

La Notizia.net è un quotidiano di informazione libera, imparziale ed indipendente che la nostra Redazione realizza senza condizionamenti di alcun tipo perché editore della testata è l’Associazione culturale “La Nuova Italia”, che opera senza fini di lucro con l’unico obiettivo della promozione della nostra Nazione, sostenuta dall’attenzione con cui ci seguono i nostri affezionati lettori, che ringraziamo di cuore per la loro vicinanza. La Notizia.net è il giornale online con notizie di attualità, cronaca, politica, bellezza, salute, cultura e sport. Il direttore responsabile della testata giornalistica è Lucia Mosca, con direttore editoriale Franco Leggeri.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright La-Notizia.net