
Nerone non c’è più ma…Cinquant’anni fa l’album di Bennato “Io che non sono l’imperatore”
Nerone non c’è più, ma…cinquant’anni fa l’album di Bennato “Io che non sono l’imperatore”
Cinquant’anni fa Edoardo Bennato pubblicavaIo che non sono l’imperatore, terzo album in studio del cantautore napoletano. A quel tempo Bennato si era già fatto conoscere in ambito musicale e culturale ma non aveva ancora raggiunto un grosso successo commerciale. Anche questo disco non registrerà grandi numeri a livello di vendite, ma contribuirà a formare la personalità intellettuale e musicale del cantautore. In linea con il suo stile caustico e ironico il disco non risparmia attacchi al potere, alla sinistra extraparlamentare e questa volta anche al Vaticano.
Tra i nove brani spicca senz’altroMeno male che adesso non c’è Nerone, un rock e n’roll che ancora oggi Bennato ripropone nei suoi concerti. Dobbiamo sentirci tutti sollevati attualmente, datosi che non comanda il pazzo imperatore, spiega Bennato. Nerone incuteva a tutti un gran terrore e minacciava “di aumentare le tasse da pagare”. Ma era anche furbo con il popolo e “per distrarli dalle cose serie ogni domenica li portava in ferie, tutti allo stadio per farli divertire…”
Va ricordata la title track – ripetuta anche con una tarantella- che lo stesso Bennato definirà uno scioglilingua provocatorio punk e rap nello stesso tempo. Nel testo l’iter di un progetto della metropolitana di Napoli del Bennato architetto, rifiutato, che apparirà graficamente nella copertina del disco.
Nell’album troviamo una parodia delle canzoni d’amore sdolcinate,Io per te Margherita, e una protesta sulla censura conSignor Censore, il cui lavoro è proibire frasi sconce, nudi un po’ volgari “mentre la gente continua ad emigrare”.
Brano non esaltante dal punto di vista musicale ma di notevole impatto per il significato filosofico e ideologico èAffacciati Affacciati. Un attacco alla Chiesa, come ammetteràlo stesso cantautore, “un urlo rivolto a chi si affaccia e con gesti benedicenti rassicura i vivi in nome dei morti”.
Più che Paolo VI il Pontefice coevo di quel periodo, sembra essere l’Istituzione papale a essere presa di mira dal cantautore, evidente nella frase finale strillata con rabbia del brano (live): “Tanto sono quasi duemila anni che stai a guardare”.
Va ricordato che in questo periodo aEdoardoBennato la diplomazia interessa veramente poco, tanto che nel disco precedenteI Buoni e i cattivi, aveva preso di mira l’allora presidente della Repubblica Giovanni Leone, il PCI e le promesse farlocche di chi governava il Paese. Continuerà anche in seguito stigmatizzando il perbenismo cattolico, la scuola, le case discografiche, i petrolieri e i cattivi maestri del terrorismo. Temi trattati che gli riservaranno anche alcune critiche di furbo qualunquista del panorama nazionale.
Sicuramente uno dei brani più significativi per l’aspetto musicale e per il testo èFeste di piazza. Qui viene raccontato la classica festa di partito di quei tempi con i suoi rituali, le sue ipocrisie e la frustrazione dei partecipanti per l’attrazione musicale che recita una parte annoiata, molto deludente il pubblico. Ma poi come programmato arriva il politico di turno per il suo comizio: “Sale sul palco il numero 24 della lista, che per far presa sulla folla, continua a ripetere “è ora di finirla adesso basta!””
Parole familiari che abbiamo sentito ripetere pressappoco in questa forma anche negli scorsi cinquant’anni.
Roberto Guidotti
Iscritto Albo Giornalisti Marche
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