Un jeans e una maglietta colorata, la chitarra in mano e l’amico Gianni Minà con le telecamere della Rai che lo rincorre e lo intervista. È il 19 luglio 1980.
Ad attenderlo, record incredibile, 80.000 ragazzi pronti ad applaudire e cantare i nuovi brani come Sono solo canzonette, Il rock di Capitan Uncino, ma anche pezzi iconici di Edoardo Bennato come Un giorno credi o Il gatto e la volpe.
Proprio 45 anni fa, lo stadio di San Siro di Milano si riempì battendo ogni primato di presenze per un artista italiano, superato solo dal leggendario concerto di Bob Marley di qualche giorno prima. Un evento destinato a entrare nella storia recente della musica italiana.
L’estate d’oro per Bennato era iniziata con la pubblicazione di Uffà uffà, che aveva ottenuto buoni risultati di vendita sfiorando le prime posizioni. Ma nessuno si aspettava, solo venti giorni dopo, la pubblicazione di Sono solo canzonette che scalza Una giornata uggiosa di Lucio Battisti e The Wall dei Pink Floyd dalle prime posizioni, dominando l’estate in termini di vendite.
Altri concerti si erano tenuti al Comunale di Torino e al San Paolo di Napoli, con una stima di “soli” 40.000 e 60.000 spettatori.
Nessuno immaginava l’exploit di San Siro, anche se lo stesso Bennato percepiva che lo stadio si sarebbe riempito, tanto da chiedere con decisione un’amplificazione più potente dell’impianto audio. Alla prima canzone eseguita una marea di accendini che ondeggiano. Altri oggetti naturalmente non esistevano.
Per Bennato si tratta del picco della popolarità e del successo, nonostante le buone prove discografiche e i live che verranno nei decenni successivi.
Prima dell’avvento di Vasco Rossi, Ligabue e altri cantanti che, in epoca moderna, hanno fatto — come si dice adesso — il sold out a San Siro, 45 anni fa un giovane, le cui canzoni non hanno mai riferimenti volgari e sessuali, vestito semplicemente, senza fronzoli, libero dai condizionamenti commerciali, dagli spettacoli artefatti e dall’apparato dello show business, armato di chitarra, kazoo e tamburello, cambiava per sempre la musica live italiana.
Roberto Guidotti Albo Giornalisti Marche
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