martedì, Gennaio 13, 2026
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Zelensky tra Londra, Roma e Bruxelles: la settimana più dura

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Zelensky tra Londra, Roma e Bruxelles: la settimana più dura della sua presidenza. «La politica è l’arte del possibile.» — Otto von Bismarck

L’arte del possibile è ciò che Volodymyr Zelenskyy è costretto a praticare in questi giorni incandescenti, attraversando Londra, Bruxelles e — domani — Roma, in una delle settimane più dure e decisive della sua presidenza. Pressioni, frizioni e calcoli incrociati definiscono un quadro dove nulla è stabile e tutto è in movimento: l’Europa è divisa, gli Stati Uniti spingono per un piano di pace targato Trump, e l’Italia di Giorgia Meloni sembra più incline degli altri a seguirlo, creando una faglia interna all’Unione che rischia di allargarsi.

Lo strappo tra Europa e USA: il “piano Trump” come linea di frattura
Al centro delle tensioni c’è il cosiddetto “piano di pace” promosso dalla Casa Bianca. Trump lo presenta come l’unica strada realistica per fermare la guerra; molti a Bruxelles lo considerano invece un potenziale cavallo di Troia che favorirebbe gli interessi russi. Tra i governi europei prevale scetticismo, prudenza o aperta contrarietà. Zelensky, in questo quadro, si trova stretto fra due fuochi: da una parte il suo principale alleato militare e finanziario — Washington — dall’altra l’Unione Europea, che pur non avendo la stessa potenza di fuoco americana rappresenta la sua ancora diplomatica, economica e territoriale più immediata.

Il presidente ucraino teme un compromesso al ribasso che possa segnare la fine della sovranità del suo Paese su intere regioni. Ma teme anche l’isolamento: scontentare gli Stati Uniti, in questo momento, sarebbe letale.

A Londra per cercare un’unità che non c’è
La tappa londinese, avvenuta oggi, aveva l’obiettivo di compattare il fronte europeo. Zelensky ha incontrato diversi leader, cercando sostegno sia sul piano militare sia su quello politico. Ma la realtà è che anche i paesi più solidamente filo-ucraini vivono una fase di ripensamento: i costi del conflitto, l’incertezza economica globale, la pressione dei propri elettorati e, soprattutto, la nuova postura statunitense contribuiscono a dissolvere la compattezza mostrata nei primi due anni di guerra.

Londra rimane amica, ma non più il motore politico dell’Occidente come nei momenti più critici del conflitto. Il supporto c’è, ma appare meno incisivo e più condizionato da dinamiche interne.

Bruxelles: una capitale dove si respira stanchezza e irritazione
Zelensky ha poi raggiunto Bruxelles, dove ha preso parte a incontri con i vertici della NATO e dell’Unione Europea. Qui il clima è diverso: Bruxelles difende con forza l’approccio europeo alla guerra e vede con crescente irritazione l’ingerenza americana nella definizione della pace. Per la Commissione e per vari governi, accettare il piano Trump significherebbe abdicare al processo diplomatico costruito in questi anni e aprire a una pace imposta dall’esterno, più attenta alle dinamiche geopolitiche USA-Russia che alla realtà sul terreno.

Zelensky ha percepito chiaramente questo malumore. Ma sa bene che senza sincronizzazione tra Washington e Bruxelles la sua posizione negoziale si indebolisce drammaticamente. Le divergenze non gli giovano: lo isolano, lo costringono a scegliere, lo spingono verso compromessi ancora più difficili.

Roma: domani l’incontro chiave con Meloni
La tappa più delicata è quella di domani a Roma, dove Zelensky incontrerà Giorgia Meloni. Qui l’atmosfera sarà radicalmente diversa. Meloni, pur ribadendo in passato la fedeltà alla linea euro-atlantica, appare oggi allineata al nuovo corso americano e ha dichiarato di essere pronta a “valutare positivamente” il piano Trump. Una posizione che ha provocato immediate tensioni con Bruxelles e che ha spinto Zelensky a considerare Roma un passaggio obbligato ma complesso.

L’Italia vuole ritagliarsi un ruolo autonomo nel dossier ucraino, sfruttando i suoi rapporti privilegiati con Washington. E questo cambia le dinamiche: Meloni può diventare una mediatrice fra l’Ucraina e la Casa Bianca, ma anche la portavoce europea più vicina alla linea statunitense. Zelensky, domani, dovrà misurare ogni parola.

Perché Meloni può decidere gli equilibri
L’Italia, pur non essendo una superpotenza, è determinante in tre ambiti:

  • nel Consiglio europeo, dove la sua posizione può influenzare gli equilibri maggioritari
  • nella NATO, come paese di peso strategico nel Mediterraneo
  • nel rapporto con Washington, dove Meloni ha consolidato un dialogo privilegiato

Accettare il piano Trump significa aprire una breccia nella posizione europea. E Zelensky lo sa. Per questo l’incontro di Roma è cruciale: può essere una rampa di lancio verso un nuovo asse negoziale oppure l’inizio di una spaccatura tra Kiev e una parte dell’UE.

Una settimana che scolpirà il futuro del conflitto
Al di là delle posizioni ufficiali, la realtà è che questa è una settimana di resistenze, paure e calcoli. Zelensky si muove su un crinale strettissimo:

  • non può accettare un piano che congeli la guerra lasciando territori in mani russe, perché in patria sarebbe considerato un tradimento
  • non può rifiutarlo in blocco, perché l’Ucraina senza l’aiuto militare USA non può sostenere un conflitto prolungato
  • non può spaccare il fronte europeo, ma nemmeno può tollerare che l’Europa si spacchi senza dire nulla

Ogni tappa del suo viaggio è una negoziazione dentro la negoziazione: Londra per cercare sostegno, Bruxelles per evitare fratture, Roma per tentare di influenzare la linea americana attraverso il canale italiano.

La vera partita si gioca dietro le porte chiuse
Nessuno lo dirà pubblicamente, ma la questione centrale è una sola: l’Europa teme che il piano Trump preveda concessioni territoriali. L’Ucraina teme la stessa cosa. L’Italia, invece, sembra convinta che un compromesso sia inevitabile e che rifiutare qualsiasi proposta significherebbe lasciare Kiev sola e al collasso.

Zelensky, domani, dovrà capire fino a che punto Meloni è disposta a spingersi. E soprattutto dovrà valutare se l’Italia intende fare da ponte o da cuneo.

Conclusione: tra diplomazia e sopravvivenza
Questa settimana non è solo una tournée diplomatica: è una corsa contro il tempo. Zelensky tenta di mantenere unito un Occidente che non è più un blocco compatto; tenta di preservare la sovranità del suo Paese senza alienarsi i suoi protettori; tenta di non apparire debole mentre chiede aiuto.

La storia spesso accelera quando i margini sembrano più stretti. E per Zelensky, in questi giorni, i margini non sono mai stati così sottili. Ora tutto si concentra su Roma: sull’incontro di domani, su ciò che Meloni dirà e su come l’Europa reagirà.

Da queste ore potrebbe dipendere non solo il futuro del governo ucraino, ma quello dell’intero equilibrio europeo.

Carlo Di Stanislao

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