Il Capodanno, i buoni auspici e il tempo che passa -Il cambio di data sul calendario non cambia il mondo. Allo scoccare della mezzanotte, mentre si brinda e si formulano buoni auspici, guerre, disuguaglianze e tragedie restano esattamente dove erano un minuto prima. Il Capodanno, al netto dei riti e delle celebrazioni, è soprattutto un’illusione collettiva di discontinuità.
Usanza molto antica quella di celebrare il passaggio ad un anno nuovo .“Tutte le società umane, quando il ciclo stagionale si ripete, celebrano i riti per l’inizio di un nuovo anno: si assiste così a una nuova origine del mondo, a una sorta di rinascita della natura e degli uomini. Già nel 191 a.C. il capodanno fu fissato dai Romani il 1° gennaio. La mezzanotte è il momento culminante dei festeggiamenti per l’ultimo dell’anno e l’inizio del nuovo.” (Enciclopedia Treccani).
Sono in molti a pensare che l’anno 2025, come il precedente, sia stato un brutto anno, visto gli accadimenti che si sono succeduti. Oltre alla guerra in Ucraina, proseguita come negli anni precedenti, si è assistito alla distruzione a Gaza con il conseguente numero enorme di morti tra cui donne e bambini. E stiamo parlando solo di due zone del pianeta visto che, secondo alcune rilevazioni, sono cinquantasei i conflitti in corso alla fine del 2025.
Quello che sfugge a molti è che al di là della festa, del conto alla rovescia, del cenone, dell’evasione di qualche ora dal tran tran quotidiano, tutto rimane uguale o quasi all’anno precedente.
Fondamentalmente, lo scavallamento dal 31 dicembre al 1° gennaio di ogni anno lascia tutto intatto se ci si pensa bene. Il sole sorge ogni giorno e tramonta come sempre per lasciare spazio alla notte con temperature in questo periodo più basse rispetto a luglio, chiaramente. E il tempo continua nel suo scorrimento unidirezionale. Non è il sopravanzare di un giorno (anno) a modificare l’esistente né i bilanci consuntivi economici, politici o umani.
Diceva Antonio Gramsci : “Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date. Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me”.
Se qualcosa dovesse cambiare in meglio — ipotesi peraltro tutt’altro che probabile — non sarà per il semplice avvicendamento dell’anno, né per gli auspici, anche sinceri, scambiati in questi giorni, né per i brindisi e lo spumante. Pensare che uno stravolgimento positivo degli eventi possa verificarsi solo perché si sostituisce il calendario appeso alla parete con uno nuovo resta una pia, e povera, illusione.
Roberto Guidotti
Albo Giornalisti Marche
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