lunedì, Gennaio 19, 2026
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Addio ad Aldo Brachetti Peretti, il conte che fece rinascere Tolentino

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Addio ad Aldo Brachetti Peretti, il conte che fece rinascere Tolentino

di Maurizio Verdenelli

Se n’e’ andato appena dopo il suo fraterno amico Moschini: lui, Aldo Brachetti Peretti, petroliere (API) e Franco, il geniale imprenditore ‘pater’ di Poltrona Frau, i due Grandi Tolentinati post guerra.

 “Io e Aldo da ragazzi venivamo qui in questa campagna dominata dal ‘Casone’ ed immaginavamo il nostro futuro all’ombra delle tracce di quell’illustre passato di cui l’ex proprieta’ dei conti Parisani era testimonianza. Ed ora il ‘Casone’ grazie ad Aldo e’ tornato al suo antico splendore”.

Cosi’ mi diceva ricordando gli anni di quando lui e Brachetti erano la ‘migliore gioventu’ di Tolentino della Ricostruzione post bellica, Franco Moschini. Era il 1995 e con il Signor Frau ero ospite del ‘Casone’. Mila Peretti e suo marito Aldo ospitavano Augusto Fantozzi, gia’ ministro Mef passato da poco al commercio con l’Estero (premier Lamberto Dini), in elicottero al Casone ‘prelevato’ all’aeroporto di Falconara dal pilota della famiglia Brachetti Peretti per festeggiare l’amica marchesa Bona de’ Frescobaldi fresca autrice/editrice di ‘Italy’s finest’. A tavola con il marito Vittorio Frescobaldi, il collega Ugo Bellesi e lo stesso cav. Moschini, grazie alla passata militanza al Corriere della Sera con il fratello Dino, ebbi la buona sorte (tenuto pero’ alla consegna del silenzio stampa) di poter condividere con il marchese gli aneddoti derivanti dalla lunga amicizia tra la storica stirpe dei vinicoltori fiorentini e la Royal

Family. E sull’onda di quelle amicizie nobilissime non a caso appena qualche tempo prima lo stesso ‘Casone’ aveva ospitato per una settimana di assoluto riposo Margareth d’Inghilterra. 

Al tavolo con noi si sedette pure Aldo che bonoriamente mi rampogno’ per aver troppo dettagliatamente io raccontato ai lettori del ‘Messaggero’ la sua presenza ad una convention fiorentina che presente lo stesso Dini era servita per il lancio dell’omonima Lista. “Mancava che tu pubblicassi anche il numero della mia taglia personale…” mi disse ironicamente. Ed io sullo stesso registro: “Conte, Il Messaggero e’ giustamente noto per le sue cronache precise e dettagliate”.

Brachetti Peretti era un tolentinate che amava profondamente la propria terra d’orugine pur abitando perlopiu’ a Roma. Il Casone n’era la testimonianza. Ne aveva fatto una piccola grande reggia di gusto mediceo nell’aperta campagna marchigiana con quell’elicottero parcheggiato a fianco della palazzina settecentesca e il pilota pronto a prenderne i comandi. Amava i colori, i fiori e le piante di quella rigogliosa natura che lui con vero amore coltivava. Ad un antico bellissimo olivo che aveva trapiantato -ma con esito incerto- vicino al Casone aveva riservato tempo, risorse e zelo…terapeutico. “Voglio che sopravviva, che ce la faccia: io non desisto” mi disse. 

Per arredare magnificamente la ‘reggia di campagna’ appartenuta ai Parisani si serviva pure dell’opera di artigiani e commercianti del luogo. 

Poi dopo il petrolio, l’energia, il vino: il Potenza. La meravigliosa Cantina, anche questa regale. Un dono per il territorio cui negli ultimi anni aveva dedicato tutto se stesso investendo il figlio del business di famiglia. Vini di alto lignaggio ma pure con prezzi accessibili a tutti. Qualche tempo fa, vivendo ancora Moschini, andando in Cantina chiesi di Lui. “Ormai il conte non si muove piu’ da Roma”. 

Compresi allora che per Aldo e Franco, la piu’ bella gioventu’ di Tolentino, emblema del miracolo economico marchigiano e piu’ ancora dell’Italia stessa della Rinascita, un’epoca -delle grandi speranze realizzate- stava chiudendosi. ‘Per angusta ad augusta’ nob a caso recita il motto comitale della famiglia Brachetti Peretti.

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