sabato, Gennaio 24, 2026
Home > Arte, Cultura e Spettacoli > Russia, oltre mille anni di carcere: la repressione dei Testimoni di Geova

Russia, oltre mille anni di carcere: la repressione dei Testimoni di Geova

Russia, oltre mille anni di carcere: la repressione dei Testimoni di Geova

Proprio dieci anni fa, a Parigi, gli attentati terroristici provocarono 136 vittime e 416 feriti. Il processo agli attentatori ha recentemente emesso sentenze di condanna per un totale – cifra approssimativa – di circa 300 anni di reclusione.

Il genocidio del Ruanda del 1994, che ha visto la condanna di 61 individui, ha raggiunto — anche qui siamo nel campo delle approssimazioni — oltre 300 anni di carcere per i colpevoli.

Che dire del processo multilaterale del Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY), istituito dall’ONU per giudicare crimini di guerra, genocidio e crimini contro l’umanità commessi nei conflitti balcanici dagli anni ’90 in poi (Croazia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo)? Il tribunale, in funzione dal 1993 al 2017, ha emesso condanne per oltre 250 anni complessivi.

Nella Federazione Russa, invece, negli ultimi otto anni, ai singoli Testimoni di Geova sono state comminate pene per 1.128 anni di carcere su un totale di 906 imputati. Le ragioni dei processi e delle sentenze? Accuse generiche di estremismo, sempre respinte dagli imputati. Di fatto, gli “atti estremisti” contestati consistono nel leggere la Bibbia, conversare con altri su temi religiosi e pregare. Paradossalmente, la Costituzione russa all’articolo 28 contempla queste pratiche e garantisce a ogni cittadino il diritto inviolabile di professare liberamente la propria fede e di diffondere le proprie convinzioni senza nessun tipo di restrizione.

Numerosi organismi internazionali hanno condannato questa persecuzione: l’OCSE, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, l’Unione Europea, l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, i ministeri degli Esteri di Gran Bretagna e Germania, la Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale, oltre a molte personalità politiche, esperti di diritto e religione e autorevoli media internazionali.

Ma torniamo a quel millennio di carcere che i Testimoni di Geova stanno scontando e alle conseguenze concrete che i freddi numeri — per quanto abnormi e impressionanti — non riescono a descrivere.

Solo nel 2025, le autorità hanno effettuato 107 perquisizioni — cinque in più rispetto all’anno precedente — portando il totale a 2.268, ovvero circa una perquisizione ogni 30 ore. Anche il numero di nuovi imputati è aumentato rispetto al 2024: 61 persone contro 53.

Nel 2025 si sono registrati almeno otto casi di violenza non provocata e di trattamenti crudeli contro i Testimoni di Geova, inclusi episodi che rientrano nella definizione di tortura secondo la Convenzione ONU. In oltre otto anni di persecuzione, più di 70 fedeli hanno subito questo tipo di abusi. Nessuno di questi reati è stato adeguatamente indagato e nessuno dei responsabili ha affrontato le pene previste dalla legge.

Quasi un terzo delle persone processate per la loro fede (266 individui) ha più di 60 anni. La stessa proporzione vale per i nuovi imputati nel 2025 (19 su 60). Attualmente, 37 testimoni anziani si trovano ancora in carcere. Durante l’anno, tre persone anziane perseguitati penalmente sono deceduti: uno dei tre è morto in detenzione preventiva senza aver mai ricevuto le cure mediche necessarie. In totale, il numero di morti nel contesto di procedimenti penali ha raggiunto quota 16.

In tutto il Paese, le forze dell’ordine sorvegliano i testimoni, spesso utilizzando agenti che si fingono persone interessate alla Bibbia. Per mesi — talvolta per anni — registrano segretamente conversazioni che vengono poi utilizzate in tribunale, con informatori che testimoniano come testimoni anonimi. Come ai tempi del KGB durante la repressione sovietica, anche oggi molti procedimenti penali, minimo 30, sono stati costruiti su testimonianze di questo tipo.

Un’altra tendenza recente della persecuzione è quella di colpire i familiari di chi è già indagato o si trova in prigione o in una colonia penale. Come ha affermato un avvocato che difende i Testimoni di Geova: «Perché andare contro veri criminali? È pericoloso. È molto più facile colpire i parenti dei Testimoni di Geova che sono già sotto indagine. La maggior parte dei fedeli ha forti legami familiari, quindi è probabile che marito, moglie, figlio o figlia leggano e discutano insieme la Bibbia. Sembra proprio che sia questo l’obiettivo degli investigatori».

I processi contro molti Testimoni di Geova sono diventati ciclici: i casi vengono rinviati all’ufficio del procuratore, poi il processo ricomincia; i ricorsi annullano le decisioni, i giudici si astengono, e l’attesa per un verdetto si protrae per anni. Questo è avvenuto in almeno 33 procedimenti penali. Si tratta di sospendere le normali attività e la vita stessa degli indagati.

In altri casi, dopo aver ottenuto una condanna, le forze dell’ordine aprono un nuovo procedimento penale contro lo stesso credente. Alcuni tornano a essere imputati mentre scontano pene sospese; altri affrontano nuove accuse mentre sono già detenuti in una colonia penale.

Oltre alla perdita della libertà personale, vengono imposte ulteriori restrizioni: limitazioni nell’uso del cellulare e dei dispositivi elettronici, divieti di comunicare con i familiari, impossibilità di riscuotere la pensione o persino revoca della cittadinanza. Per le persone anziane, private intenzionalmente del sostegno familiare, anche sottoporsi a visite mediche o ricevere assistenza sanitaria diventa spesso impossibile.

Oltre mille anni di carcere: è questo il dato che sintetizza la dimensione della costrizione in atto. Un numero che, se confrontato con le pene inflitte per attentati terroristici o crimini di guerra giudicati da tribunali internazionali, evidenzia una sproporzione difficilmente giustificabile sul piano giuridico, ma anche logico o razionale datosi che colpisce attività religiose pacifiche. Un totale che continua a crescere e che, al di là delle cifre, si traduce in detenzioni, sofferenze, limitazioni dei diritti fondamentali e conseguenze irreversibili per centinaia di persone e per le loro famiglie.

Roberto Guidotti

Albo Giornalisti Marche

La Notizia.net è un quotidiano di informazione libera, imparziale ed indipendente che la nostra Redazione realizza senza condizionamenti di alcun tipo perché editore della testata è l’Associazione culturale “La Nuova Italia”, che opera senza fini di lucro con l’unico obiettivo della promozione della nostra Nazione, sostenuta dall’attenzione con cui ci seguono i nostri affezionati lettori, che ringraziamo di cuore per la loro vicinanza. La Notizia.net è il giornale online con notizie di attualità, cronaca, politica, bellezza, salute, cultura e sport. Il direttore della testata giornalistica è Lucia Mosca.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright La-Notizia.net