martedì, Luglio 14, 2026
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Uomini e animali: le terribili contraddizioni del presente

Uomini e animali: le terribili contraddizioni del presente

Due mamme si incontrano in pineta. I loro figli, due maschietti di tre e quattro anni, corrono verso lo scivolo. Le madri iniziano a parlare: si scambiano opinioni sull’asilo, discutono del menù della mensa, delle influenze di stagione, dei nonni che viziano troppo i nipoti. Una scena semplice, quotidiana, come tante.

Oggi, sempre più spesso, la scena cambia. Due donne conversano per strada una domenica mattina mentre passeggiano in un’isola pedonale. Una delle due dice: “Quest’anno non sono riuscita a portarlo in montagna. Gli farebbe molto bene”. L’altra replica: “Io fortunatamente riesco a farlo. Io e mio marito abbiamo degli amici; quando lo portiamo lui è contentissimo”. E poi continua con dovizia di particolari a raccontare altri fatti di …lui. Le due donne non stanno parlando dei loro figli ma dei loro cani! Sempre più spesso i proprietari -uomini o donne- che si incontrano con i loro animali lasciano che i loro animali si annusino, si osservino. “Saluta Red…”, dice una padrona. “Di solito non scappa, oggi fa le bizze”, dice l’altra. Le frasi, una volta dedicate ai figli, ora sono rivolte ai propri animali domestici. E quando il cane si avvicina a un passante, scatta la frase di rito: “Non preoccuparti, non ti dice niente”. Una rassicurazione che spesso strappa un sorriso: il problema non è certo cosa dica, ma se morde.

Il rapporto tra l’uomo e il cane è antico, profondo, spesso commovente. Un dono di Dio per molti. La fedeltà animale brilla per contrasto accanto all’instabilità, alla falsità e alla violenza di cui spesso l’essere umano è capace. Diceva Dostoevskij : “Uomo, non ti esaltare al di sopra degli animali: essi sono senza peccato, mentre tu, con tutta la tua grandezza, insudici la Terra al tuo apparire, lasci dietro di te la tua sudicia traccia, e questo, purtroppo, è vero quasi per ognuno di noi”.

Certamente quello con gli animali è un legame che rassicura, che consola, che colma solitudini.

Eppure, in questa nostra epoca ipertecnologica, avanzata scientificamente come mai prima d’ora, le contraddizioni diventano più stridenti, più crudeli.

Oggi mentre si continuano a fabbricare e usare costosissime armi mortali e in alcuni paesi occidentali gli sprechi di cibo ammontano ogni anno a diverse tonnellate che vengono poi disperse, diventa intollerante non poter fornire un pezzo di pane a una mamma con in braccio il proprio neonato da allattare o poter far bere semplice acqua a un bambino che non ha nessuna colpa di quello che sta avvedendo. Può sembrare retorica ma i fatti sono sotto gli occhi di tutti.  Aggiungiamo che mentre milioni di persone si preoccupano dell’equilibrio intestinale del proprio gatto, acquistando cibi specifici e pastiglie per gengive sensibili, in altre parti del mondo — come a Gaza, in molte regioni africane, o in altri angoli dimenticati del pianeta — migliaia di bambini muoiono per mancanza di cibo, acqua, cure mediche, o per gli effetti delle guerre.

Non è colpa degli animali. Né dei loro padroni né del semplice uomo della strada di un qualsiasi paese occidentale che probabilmente lavora duramente per sbarcare il lunario e magari si concede un po’ di relax, una vacanza o anche ciò che è superfluo. Almeno la maggioranza, in contrasto con pochi miliardari.

È semplicemente e realisticamente un sintomo di un mondo che ha perso l’orientamento delle priorità. Un dislivello etico e morale orribile, rivoltante e nello stesso tempo paralizzante, che disorienta le coscienze ancora – fortunatamente- di tanta gente.

La Genesi racconta che Dio creò gli animali domestici per compagnia dell’uomo. E la nostra civiltà, giustamente, ha imparato a punire il maltrattamento degli animali come un reato. Ma quanto è tollerabile una società in cui si spendono milioni per crocchette iper-proteiche, per cucce memory foam, per lettini climatizzati… mentre si continua a ignorare una madre che non ha un pezzo di pane da offrire al suo bambino pelle e ossa?

Dalla fame nel Biafra agli orfani del Vietnam, fino alle carestie attuali che affliggono ancora decine di paesi africani, la storia recente è segnata da tragedie umane indicibili. Eppure, in molte capitali occidentali, si cena al ristorante, si guardano reality show e programmi di cucina, si confrontano modelli di tiragraffi.

Chi scriveva che il XX secolo è stato “il secolo di Satana” oggi, davanti alle immagini dei bambini che muoiono di fame e di sete mentre gli scaffali traboccano di biscotti per cani, dovrebbe rivedere le proprie pagine e aggiungerne molte altre e spiegare nella postfazione che il Maligno, con i suoi accoliti umani, ha preso ancor di più il sopravvento.

Roberto Guidotti

Albo Giornalisti Marche

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