giovedì, Marzo 12, 2026
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Scudetti, coppe e bastoni. La narrazione calcistica non più veritiera

attimi di paura

Scudetti, coppe e bastoni. La narrazione calcistica non più veritiera

C’è qualcosa di concettualmente sbagliato nella narrazione mediatica che riguarda il calcio nostrano e in particolare il Campionato. Anche ammettendo che alcuni episodi siano stati discutibili, errati o fuorvianti ai fini del risultato, si continua a sostenere che l’Inter sia comunque la squadra più forte, che abbia staccato le inseguitrici e che meriti il primato e, probabilmente, la vittoria del campionato in corso.

In altri sport, quando si verificano irregolarità, le gare vengono sospese o annullate e i protagonisti puniti o squalificati. Per fare un esempio nell’atletica leggera: immaginiamo che in una finale dei 100 metri del passato Usain Bolt, vincitore di otto medaglie olimpiche e undici mondiali, fosse partito un decimo di secondo prima degli altri. Sarebbe stata una falsa partenza e avrebbe rischiato la squalifica. Non conterebbe nulla il fatto che fosse di gran lunga il più forte e il più veloce. Le regole sono regole. Punto.

Nelle scorse settimane, in partite come Inter-Juventus, Atalanta-Napoli, Pisa-Milan, Milan-Como e Milan-Parma si è probabilmente deciso un pezzo di campionato. La simulazione di Bastoni e la conseguente espulsione di Kalulu, il rigore non concesso alla Juventus: episodi che hanno cambiato  o, secondo quasi tutti gli osservatori, interisti compresi, falsato il risultato finale. A Bergamo, al Napoli è stato annullato un gol apparso regolare, con possibili effetti sull’esito della gara. In Pisa-Milan viene immotivatamente espulso Rabiot che salta la gara Milan-Como dove un intervento molto duro contro Pavolic non è stato sanzionato con un’espulsione che avrebbe lasciato il Como in dieci per oltre un tempo. In Milan-Parma, l’uscita scomposta del portiere su Ruben Loftus-Cheek ha provocato un grave infortunio al centrocampista inglese, senza che venisse assegnato un calcio di rigore né che il VAR intervenisse. In pratica uno ha rischiato di chiudere la carriera e uno addirittura la vita. Tutto passato in cavalleria. Nella stessa gara, un gol inizialmente annullato al Parma per fallo in attacco è stato poi convalidato dopo revisione, cosa che non poteva avvenire per regolamento, del VAR.

In un arco di circa dieci giorni, in queste partite sono “ballati” quattro o cinque punti, che hanno finito per favorire l’Inter, consentendole di accumulare un distacco significativo sulle inseguitrici.

Ecco il nodo: partite deformate producono una classifica che rischia di non essere più veritiera. Se l’Inter vincerà il campionato, non si potrà dire che sia avvenuto in modo lineare e completamente regolare. E non importa quale sia la squadra più forte — concetto peraltro opinabile — né chi giochi meglio, tiri di più in porta o abbia maggiore possesso palla. Il calcio non si vince ai punti: si vince con i gol e con i punti in classifica.

Un’autorete, un errore difensivo, una “papera” del portiere possono decidere una partita, come un rigore sbagliato o un liscio di un attaccante. È il calcio, ed è bello proprio per questo: non è una scienza esatta. Altrimenti il Brasile del 1982 o l’Olanda del 1974 avrebbero dovuto vincere il Mondiale, e invece la storia è andata diversamente. Il problema nasce quando intervengono elementi esterni che indirizzano una gara o un’intera competizione: l’arbitro, il VAR. Da non dimenticare neppure la cosiddetta “sudditanza psicologica” nei confronti delle squadre più potenti. Se questi fattori finiscono per influenzare sistematicamente i risultati, il sospetto è che non si tratti più solo di errore umano e che il risultato finale sia taroccato.

E a sentirsi traditi non sono soltanto gli atleti, ma anche milioni di tifosi che assistono impotenti a un gioco che non appare più equo e nemmeno più divertente. Un situazione evidente che i media sportivi non raccontano come sarebbe giusto fare.

Roberto Guidotti

Albo Giornalisti Marche

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