La guerra e quegli appelli alla pace che nessuno ascolta
Nell’ultima puntata del Festival di Sanremo andato in onda sabato scorso, a circa 12 ore di distanza dall’attacco americano e israeliano all’Iran, i conduttori Carlo Conti, Laura Pausini e la speaker del Tg1 Giorgia Cardinaletti hanno lanciato un appello: “Viviamo una contraddizione – ha affermato Carlo Conti – da una parte vogliamo festeggiare la musica italiana, ma non possiamo ignorare quello che sta accadendo. Vogliamo perciò condividere l’appello dell’Unicef: ogni anno ci sono 500 milioni di bambini coinvolti in 56 zone di conflitto, l’invito è a un impegno globale per proteggere i bambini ovunque essi siano”. Laura Pausini ha ricordato che i bambini “hanno il diritto di vivere in pace, di dormire per sognare e non sognare di dormire… Basta odio”.
In molti, specialmente sui social, hanno parlato di “insopportabile retorica”, di “ipocrisia” e di omissioni volontarie sui veri responsabili delle guerre. C’è chi ha paragonato le esternazioni dei conduttori alle dichiarazioni – considerate banali – delle Miss Italia del passato, che intervistate sui loro progetti futuri e desideri, auspicavano di “volere vedere la pace nel mondo”.
Eppure da sempre uomini di buona volontà hanno lanciato appelli accorati per scongiurare l’inizio di un conflitto o lo stop dei combattimenti quando gli eserciti e le parti in causa erano già impegnati a guerreggiare e massacrarsi.
Il primo appello significativo in tempi moderni fu fatto all’inizio del XX secolo dallo scrittore pacifista russo Lev Tolstoj che scrisse il suo pamphlet “Ricredetevi” per dissuadere i governi russo e giapponese dall’intraprendere una guerra, che poi scoppiò puntualmente nel 1905.
Soltanto alcuni anni, dopo sarà Papa Benedetto XV nel 1917 a chiedere alle nazioni in guerra di deporre le armi per non continuare, – in una locuzione divenuta famosa – “l’inutile strage”. Sebbene quell’intervento oggi venga ricordato come un nobile tentativo di incoraggiare i leder politici a dialogare diplomaticamente, le sue parole non ebbero quasi nessun effetto pratico. Vennero ignorate dalla maggioranza dei governanti europei e addirittura criticate dai comandati militari italiani che le reputavano disfattiste per il morale dell’esercito. La guerra continuò e fini’ solo dopo che le potenze dell’Impero Centrale si arresero e capitolarono davanti alla Triplice Intesa, che aveva annoverato nel frattempo l’Italia e gli Stati Uniti d’America. Il risultato furono 37 milioni di morti e conseguenze nefaste per centinaia di milioni di europei.
In seguito gli appelli per la pace si sarebbero succeduti e moltiplicati da parte di altri Papi e organizzazioni politiche come la Lega delle Nazioni e l’Onu e da migliaia di associazioni e organizzazioni politiche, religiose e laiche. Non è possibile fare una contabilità di questi tipo di appelli ma sono stati numerosissimi e costanti nel corso degli ultimi 120 anni. Molti appelli hanno senz’altro aiutato il dialogo, l’inizio di trattative tra popoli e contribuito alla crescita del diritto internazionale. Ma eccetto questi risultati positivi, non hanno di fatto impedito le due guerre mondiali e numerosi conflitti di vario genere esplosi in tutto il mondo negli ultimi decenni, compresi quelli in atto in questo preciso momento storico.
Forse la più nota tra le iniziative per la pace fu la riunione del 27 ottobre 1986 ad Assisi, da parte di tutti i capi religiosi del mondo. L’evento fu fortemente voluto da Giovani Paolo II in quella che fu chiamata Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace.
Parteciparono rappresentanti di circa 12 religioni mondiali (cristiani di varie confessioni, ebrei, musulmani, buddisti, induisti, sikh, scintoisti, ecc.). Non ci fu una preghiera “mista”. Ogni religione pregò separatamente, secondo la propria tradizione. Tutti poi si riunirono insieme per un momento simbolico finale di testimonianza comune per la pace. Il Papa pronunciò un discorso storico in cui affermò che la pace è un valore condiviso da tutte le religioni. In un contesto del genere hanno avuto buon gioco gli scettici religiosi che, pur apprezzando moltissimo il dialogo interreligioso, hanno rilevato che i fatti avvenuti subito dopo non siano stati proprio corrispondenti ai desidera e invocazioni dei leader religiosi alle loro varie “entità supreme”.
Infatti solo tre anni dopo si verificò uno degli eventi più importanti della storia mondiale, il crollo del Muro di Berlino. Ma le speranze di un Nuovo Ordine mondiale andarono presto infrante. Nel 1991 ci fu la prima “Guerra del Golfo”; ma fu specialmente la dissoluzione della Jugoslavia a scatenare una guerra cruenta e la “pulizia etnica” associata a massacri e violenze inenarrabili sui civili. Non fu di secondo piano la fede professata dai popoli in guerra che identificò simmetricamente i serbi con gli ortodossi, i croati con i cattolici e gli altri che si dichiaravano musulmani e risedevano in quel territorio da decenni senza nessun tipo di problema di convivenza con le altre etnie e fedi religiose.
Poco dopo la violenza etnica colpì il Ruanda dove persone di fede cristiana non esitarono a mettere in un atto un genocidio (500 mila morti) senza precedenti per quella nazione. Poi di nuovo l’Iraq, l’Afghanistan e tanto altro.
Il resto è storia recente. Dalle guerre in Medio Oriente, al terrorismo, dall’invasione della Russia in Ucraina, alle operazioni militari di Israele a Gaza. In decine di altri luoghi dimenticati nel mondo si continua ad uccidere, massacrare il prossimo e a generare povertà e malattie. Contemporaneamente milioni di persone provano angoscia perché vorrebbero vedere la fine delle guerre e si chiedono sconsolatamente perché non si trovi accordi tra uomini, fazioni e Paesi, invece di ammazzarsi a vicenda e spargere sangue innocente.
Anche domenica scorsa all’Angelus, Papa Leone XVI ha chiesto di “fermare la spirale di violenza” innescata il giorno prima. Anche questa preghiera/appello sembra destinata a rimanere inascoltata.
Anche al di fuori della sfera religiosa, gli appelli all’assennatezza, alla diplomazia e all’uso del buon senso vengono puntualmente disattesi, come se l’umanità fosse spinta da un vento malefico che impedisce ai suoi capi — ma spesso anche a milioni di comuni cittadini che partecipano volontariamente alle guerre — di aprire gli occhi e di svegliarsi dall’ottundimento mentale ed emotivo che li attanaglia, sospingendoli senza freni verso il male.
La situazione comportamentale e ambientale degli uomini del XX e XXI secolo è ben rappresentata dalle poche ed efficacissime righe scritte dall’ateo Bertrand Russel che già nel 1953 affermava: “Sin dal 1914 ognuno che si rende conto delle tendenze del mondo si è profondamente angustiato per quella che è sembrata una fatale predeterminata marcia verso disastri sempre maggiori. Molte persone serie sono pervenute alla sensazione che non si possa fare nulla per evitare di sprofondare nella rovina. Vedono la razza umana come l’eroe di una tragedia greca, sospinta da dei adirati e non più padrone del proprio destino”.
Una visione pessimistica della storia dell’uomo che gli avvenimenti, riscontrabili ai nostri occhi, non possono assolutamente confutare.
Roberto Guidotti
Albo Giornalisti Marche
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