domenica, Aprile 19, 2026
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L’omelia del cardinal Zuppi: “Pace è il nome di Dio”

L’omelia del cardinal Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, in occasione della Giornata di preghiera e digiuno per la pace:“Papa Leone ha chiesto di «fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile». Per questo preghiamo e invochiamo perché la sua richiesta accorata venga accolta. Una spirale diviene un meccanismo di cause e di effetti che nessuno riesce a controllare anche se può fare credere di esserne in grado. La spirale rivela che la guerra ha solo una terribile logica, geometrica, che una volta liberata condiziona anche chi l’ha innescata, costringendolo a fare quello che forse non vorrebbe”, queste le parole del cardinal Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, pronunciate nella Collegiata di San Biagio di Cento (Ferrara) in occasione  della Giornata di preghiera e digiuno promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana. Zuppi ha celebrato i Vespri, ricordando l’importanza della pace. 

Giudica importante il ruolo della diplomazia che “non è illusione, anzi è lucida comprensione che, se ascoltata, può permettere di fermare la terribile illusione della forza”. Mette in campo l’importanza della conoscenza della storia: “Ad esempio, la non applicazione degli accordi di Minsk II è motivo importante nel conflitto in Ucraina, come la non applicazione della Risoluzione 1701 in Libano è una delle cause per la non-soluzione della contesa tra Hezbollah e Israele” cita il porporato. 

“Non ci stanchiamo di dire che la guerra è inutile. È sempre una sconfitta per tutti. Anche chi vince è uno sconfitto. Chi può credere di vincere o distruggere completamente l’altro? Solo un accordo potrà mettere la situazione in equilibrio. Chi pensa che la guerra sia un ordine non conosce la storia e ha perso la memoria. Cosa resta dopo una guerra? La distruzione, danni ambientali, odi, povertà che preparano quella successiva” continua. E ribadisce che in questi tempi bui che stiamo vivendo, “vogliamo che brilli la luce di uomini e donne che scelgono di essere artigiani di pace cominciando a disarmare il loro cuore convinti che solo così si può disarmare il mondo dal pregiudizio, dall’odio, dalla vendetta. Dipende da noi”.

Infine, pone l’attenzione sul ruolo dell’Europa: “Lo spirito religioso può consentire di lavorare per l’unità. Quei cristiani, che coraggiosamente costruirono l’architettura dell’Europa e che lo fecero da cristiani per tutti e insieme a tutti, ispirino altri a cercare con audacia soluzioni per imparare a rendere la pace possibile, a costruire ponti quando ancora c’è il vuoto e muri da oltrepassare, a preparare tavoli di dialogo per studiare garanzie e diritti e doveri convincenti e garantiti, a farlo con visione e responsabilità”.

E conclude: “Non rendiamo la pace una tregua. Sant’Agostino dice che «sono degni di maggiore gloria quanti invece di uccidere gli uomini con la spada uccidono la guerra con le parole e ottengono e conservano la pace attraverso la pace piuttosto che fare ricorso alla guerra». Solo insieme se ne esce. Troviamo i meccanismi capaci di garantire questa interdipendenza che sfugga alla terribile e distruttiva logica della forza. I nazionalismi, nelle varie edizioni, e i totalitarismi che rovinano le appartenenze siano superati dalla visione di pensarsi insieme e non contro gli altri. E Dio, che ci ricorda che la guerra è un omicidio perché uccide l’uomo, suicidio perché uccide quel corpo cui l’uccisore fa parte e deicidio perché uccide l’immagine e la sua stessa somiglianza, ci aiuti a sentirci parte della stessa famiglia umana e a combattere la vergogna e il disonore di un fratello che alza le mani contro suo fratello. Il giudizio di Dio ci ispiri a dominare l’istinto o il calcolo, le convenienze, e ci aiuti a essere operatori di pace a cominciare da noi stessi, ovunque e dove si scavano le trincee della violenza e dell’odio”.

  • Fonte- ACI Stampa

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