Roma- Capogruppo di Roma Futura in Campidoglio Giovanni Caudo:“L’Assemblea Capitolina ha approvato l’Ordine del Giorno presentato da Roma Futura sulla realizzazione dello stadio della Roma. Con questo Odg si impegna il Sindaco e la Giunta a destinare le risorse derivate dagli oneri del progetto a opere per migliorare attrezzature, infrastrutture e servizi del quadrante Pietralata, ex SDO. Una grande attenzione da parte del Sindaco, dell’Aula e dell’Amministrazione tutta” dichiara il Capogruppo di Roma Futura in Campidoglio Giovanni Caudo.

“La deliberazione che oggi abbiamo discusso ha una natura particolare. Non siamo stati chiamati a esprimerci su un nuovo progetto né a tornare sulla dichiarazione di pubblico interesse che questa Assemblea ha già assunto nel 2023. Il passaggio di oggi ha avuto un carattere diverso: si è trattato di verificare se le prescrizioni indicate in quella fase siano state recepite nel percorso successivo. Gli uffici, che è giusto ringraziare come ha fatto l’Assessore Veloccia, hanno accertato questa corrispondenza. Proprio per questo credo sia utile collocare la discussione di oggi dentro un quadro più generale, che riguarda sia la normativa sugli stadi sia il percorso amministrativo che ancora deve compiersi. Negli ultimi anni il legislatore nazionale ha introdotto una disciplina specifica per la realizzazione degli impianti sportivi con l’obiettivo di superare il ritardo che il nostro Paese ha accumulato nella modernizzazione delle infrastrutture sportive” prosegue Giovanni Caudo (Roma Futura).
“La normativa italiana si muove dentro la prospettiva europea con stadi moderni, multifunzionali, integrati nel tessuto urbano e capaci di generare nuove economie legate allo sport, ai servizi e all’intrattenimento, cercando di favorire nuovi investimenti e di coinvolgere l’iniziativa privata, pur mantenendo una valutazione pubblica dell’interesse generale. In questo quadro i Comuni possono procedere sostanzialmente lungo due strade: mettere a disposizione un’area pubblica per la realizzazione dell’impianto oppure valutare una proposta che proviene da un soggetto privato. Se guardiamo all’esperienza italiana degli ultimi anni, vediamo che molte operazioni si sono sviluppate attraverso la disponibilità di aree e diritti urbanistici pubblici. Il caso più noto è quello dello stadio della Juventus a Torino, che ha inaugurato questo modello nel nostro Paese”.
“Il caso romano si colloca dentro questa impostazione. Roma Capitale concede aree e cubature pubbliche e chiede a un privato di investire risorse proprie per realizzare l’intervento. Roma Capitale rinuncia alla realizzazione del Comparto direzionale di Pietralata, ne modifica in modo sostanziale i contenuti previsti nel Piano del 2008 e ne varia le destinazioni. Anche per questo non ci sono cubature aggiuntive, l’equilibrio economico è assicurato dalla concessione per 90 anni. Un’operazione che si fonda su un equilibrio tra iniziativa privata e risorse urbanistiche pubbliche: la disponibilità dell’area, il quadro delle previsioni edificatorie e la dichiarazione di interesse pubblico per realizzare l’intervento. Dentro questo schema l’interesse pubblico dell’operazione si concentra in larga misura nella realizzazione stessa dell’impianto sportivo, cioè nello stadio come infrastruttura urbana che la città acquisisce”.
“Proprio questo elemento rende necessario mantenere sempre chiara la questione dell’equilibrio tra interessi diversi. Le società calcistiche che oggi promuovono queste operazioni non sono semplicemente realtà sportive locali. Sono, nella maggior parte dei casi, grandi operatori economici globali, società con assetti proprietari concentrati e inserite in un mercato internazionale. Questo non è un elemento negativo in sé: significa che esistono soggetti in grado di sostenere investimenti molto rilevanti. Ma significa anche che il rapporto tra amministrazione pubblica e questi operatori richiede regole chiare e un presidio attento dell’interesse generale”.
“Il passaggio che abbiamo discusso oggi non conclude questo percorso. Dopo questa fase si aprirà infatti la conferenza di servizi decisoria, nella quale saranno coinvolte diverse Amministrazioni e in particolare la Regione, insieme agli altri Enti competenti. È qui che bisognerà comporre l’equilibrio tra i diversi interessi. Ed è proprio dentro quella fase che si dovranno affrontare alcuni dei passaggi più importanti del procedimento. Tra questi c’è in modo particolare l’armonizzazione dell’inserimento dell’intervento dello stadio nel quadro complessivo del comparto dello SDO, cioè all’interno di una parte della città che storicamente è stata pensata come uno dei grandi ambiti di trasformazione urbana di Roma. La concessione del suolo, delle cubature e le varianti al disegno complessivo del quadrante di Pietralata deve essere la necessaria conseguenza alla scelta operata di collocare lì il nuovo impianto. Per questo abbiamo presentato un emendamento che chiede di collocare a questo obiettivo le risorse degli oneri concessori del contributo costo di costruzione proprio nella ripianificazione di tutto il comparto. Questo significa lavorare non soltanto sull’opera in sé, ma sul modo in cui essa si integra nel sistema urbano: nel rapporto con le infrastrutture, con la mobilità, con gli spazi pubblici e con i quartieri che vivono quotidianamente quell’area”.
“In questo quadro c’è poi un ulteriore passaggio del procedimento che merita di essere ricordato. Tra gli atti che accompagnano questa deliberazione non è ancora presente la convenzione urbanistica. E questo non è un elemento secondario, ma una conseguenza del fatto che la convenzione verrà predisposta al termine della conferenza di servizi decisoria, quando il quadro complessivo dell’intervento sarà definitivamente definito. Proprio per questo la convenzione urbanistica avrà un ruolo particolarmente importante. Non sarà soltanto un atto formale di recepimento del progetto, ma lo strumento attraverso cui dovranno essere tradotti in modo puntuale gli impegni e gli equilibri che stanno alla base dell’intervento. In altre parole, la convenzione dovrà certamente dare attuazione ai contenuti progettuali che emergeranno dal procedimento, ma dovrà anche rappresentare in modo chiaro l’equilibrio tra l’iniziativa privata e l’interesse pubblico che giustifica l’operazione. Perché se è vero che lo stadio rappresenta l’elemento che concretizza l’interesse generale dell’intervento, è altrettanto vero che quell’interesse deve trovare un punto di equilibrio con gli interessi della città e con quelli dei cittadini che abitano e vivono il territorio circostante. Ed è proprio nel prosieguo del procedimento amministrativo – nelle sedi tecniche e istituzionali che si apriranno a partire dalla conferenza di servizi – che questo equilibrio potrà e dovrà essere ulteriormente chiarito e consolidato” conclude Giovanni Caudo (Roma Futura).
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