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Tuscia viterbese in pillole. Diari di borgo

Viterbo-Basta guardarli in faccia, appollaiati come sono su rupi tufacee tra forre scavate da torrenti, per capire che siamo di fronte a realtà esclusive e ambite. Sono iborghi della Tuscia viterbese, tornati d’un lampo in prima linea, dopo anni di oblio, dove il turismo sarà pure scomodo, ma sicuramente più salutare per silenzi, cibo e relax.

Le loro case, innestate sulla roccia da cui succhiano storia e vigore, diffondono odori inattesi a ridosso di vicoli e piazzette su un vociare di dialetti gradevoli, alcuni passati alla storia. Ne ricordiamo un paio. A Bagnaia,“Commà rimettete eppitale che passa edduca”(tradotto: comare, togliete il pitale dalla finestra poiché passa il duca). ARonciglione“A ciccia sopra l’osso fa bella chi nun è”. Come dire, una donna in carne è sempre bella.

Le cantine diCanepina, da parte loro, infondono sapori e umori, a quel groviglio di grotte di lapillo vulcanico che hanno trasformato in groviera il masso tufaceo su cui s’apposta il centro storico. Sempre più utilizzate, grazie a Dio,  per degustazioni solidali di “maccaroni” e “ceciliani” le specialità del posto. Odori rassicuranti pure nelle cantine di altri paesi, comeOrteeSoriano nel Cimino, decani di queste sane abitudini di fare mensa.

Calcata(nella foto), per come si reggein equilibrio sullo sperone roccioso, sa di miracolo e non ha l’eguale al mondo. Se ne è accorto quel manipolo di artisti che da decenni ci ha fatto tana con atelier e cenacoli.Roccalveccedal grigio-borgo, è passata ai colori accesi di straordinari murales fiabeschi che raccontano storie e personaggi sulle facciate delle antiche case.Cellenomonetizza da alcuni anni i misteri di un borgo fantasma con tutte le curiosità che ne conseguono.

Il Moai diVitorchiano– scolpito sul posto molti anni fa da alcuni abitanti dell’isola di Pasqua – s’apposta come sentinella di pietra davanti alla rupe su cui s’inerpica il cosiddetto“borgo sospeso”e conferisce i necessari asterischi al  titolo di “bandiera arancione” che vanta da tempo.Bassano Romanosa di Seicento (vedi i vivaci mercatini di luglio con mercanzie d‘antan) e di Fellini che inquadrò il palazzo Giustiniani in alcune scene della “Dolce vita”.Sutrisi è rifatta il trucco con Vittorio Sgarbi, negli anni in cui è stato sindaco, e continua a farsi apprezzare per i ripetuti appuntamenti musicali come il Beethoven Festival. A Natale, Bassano in TeverinaeCorchiano(ma non solo) fanno in un attimo a trasformare i rispettivi borghi in presepi.

Per vedute d’autore, occorre prendere esempio da Pierfrancesco Orsini che dal suo palazzo baronale diBomarzospaziava sulla piana del Tevere fino agli Appennini e soprattutto sul sottostante“Sacro bosco”dove tra l’intrigata vegetazione s’acquattano dal Cinquecento i suoi enormi “Mostri” di pietra. Lo stesso vale perBolsena, il cui lago – con tanto di isole Martana e Bisentina – si fa incanto dalla rocca monaldesca che svetta sul borgo.

Se pensiamo ai Farnese, che hanno dato alla storia e alla Tuscia viterbese il ducato di Castro, il pontefice Paolo III e Giulia “settebellezze”, lo smartphone va puntato sul principesco palazzo diCaprarola– tanto caro al presidente della Repubblica Luigi Einaudi per i suoi soggiorni estivi anni Cinquanta,  ma anche su quelli gigliati diValentano,Carbognano, Capodimonte, Gradoli eLatera. Se pensiamo al vino, o meglio all’Est! Est!! Est!!!si fa subito avanti il borgo diMontefiasconesegnalato da una delle cupole più grandi d’Italia.

Il borgo diSan Lorenzo Nuovoè il più regale di tutti poiché sa di Danimarca. Venne edificato di sana pianta alle fine del Settecento su un originale progetto degli architetti pontifici Dori e Navone che fecero copia-incolla dell’Amalienborg di Copenaghen. Uno spazio centrale ottagonale da cui si dipartono strade diritte e larghe che si incrociano tra loro.

D’alto lignaggio etrusco invece il borgo diTuscaniache lasciò il segno a George Dennis per l’incredibile “Giardino Campanari” con una sfilata di sarcofagi che osservava stupefatto dalla finestra del b&b del macellaio che lo ospitava. Il ristorante al Gallo, da parte sua, un secolo più tardi avrebbe dato da mangiare a Gustavo VI Adolfo di Svezia, regale archeologo che aveva la sana abitudine di pagare il conto di tasca propria.

Borghi anche comebuen retiro. Corrado Alvaro ha voluto essere sepolto, insieme alla famiglia, nel piccolo cimitero diVallerano, a due passi dai castagneti dove ha trascorso  l’ultima stagione della sua vita. Paolo Portoghesi ha messo casa e bottega nei casolari a ridosso di Calcata. Luigi Pirandello ha tanto apprezzato le estati aSoriano nel Ciminoda dedicarle un paio di novelle, George Friedrich Haendel si è ispirato ai silenzi diVignanelloper alcune composizioni sacre. Per Galileo Galilei il soggiorno aProcenonel 1633 non fu però unbuen retiro, dato che nel suo viaggio a Roma dovette starsene rinchiuso nella locanda della Posta per una forzata quarantena di pestilenza.

Bonaventura Tecchi non sarebbe diventato scrittore se non fosse vissuto per alcuni periodi della sua vita davanti ai ruderi estrosi e silenziosi diCivita di Bagnoregio,icona mondiale di questa rapida carrellata sui borghi di casa nostra.

Articolo e foto di Vincenzo Ceniti

Redazione

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