
Il mercantilismo morale e l’ipocrisia delle scommesse nel calcio moderno
Il mercantilismo morale e l’ipocrisia delle scommesse nel calcio moderno
«Ciò che è morale è ciò che ti fa sentire bene dopo che l’hai fatto, e ciò che è immorale è ciò che ti fa sentire male».
— Ernest Hemingway
Il mercantilismo esasperato che domina il panorama contemporaneo sembra aver trasformato sempre più spesso i valori etici in una questione di convenienza. La vicenda che ha coinvolto l’ex campione Andrea Pirlo, finito al centro delle polemiche per il suo ruolo di testimonial di una piattaforma di scommesse riconducibile a interessi russi, offre lo spunto per una riflessione che va ben oltre il singolo caso.
La domanda, infatti, dovrebbe essere innanzitutto una:è moralmente opportuno che un campione dello sport, diventato modello e riferimento per milioni di persone, presti il proprio volto alla promozione delle scommesse?
Eppure, nel dibattito pubblico, l’attenzione sembra essersi concentrata soprattutto sulla provenienza geografica e geopolitica degli interessi economici coinvolti. È proprio questo il punto che merita di essere discusso. Se il problema è realmente di natura etica, allora dovrebbe esserlo indipendentemente dal Paese in cui ha sede l’azienda o dalla nazionalità dei suoi proprietari.
L’alienazione dell’uomo contemporaneo
La vicenda può essere letta come il sintomo di un fenomeno più ampio: la crescente difficoltà dell’uomo contemporaneo a mettere in discussione i meccanismi economici e culturali nei quali è immerso.
Come nella celebre rappresentazione cinematografica di Charlie Chaplin inTempi moderni, l’individuo rischia di diventare un ingranaggio di una gigantesca macchina produttiva e consumistica, chiamata a funzionare secondo regole che sembrano non poter essere messe in discussione.
Chi critica il consumismo esasperato, la ricerca della crescita economica a ogni costo o la trasformazione di ogni ambito della vita in una occasione di profitto rischia spesso di essere liquidato attraverso etichette semplicistiche. Anche il termine “populismo” può diventare, in determinati contesti, una scorciatoia per evitare di confrontarsi con le questioni sollevate.
Il problema non è naturalmente il mercato in sé, né tantomeno la legittimità dell’attività economica. Il problema nasce quando la logica del profitto diventa l’unico criterio attraverso il quale valutare ciò che è accettabile.
La vera questione: il gioco d’azzardo
Ed è proprio qui che torna centrale la questione delle scommesse sportive.
Il gioco d’azzardo problematico e la dipendenza dal gioco possono provocare conseguenze pesanti sul piano personale, familiare ed economico. Il fenomeno riguarda anche il mondo dello sport, dove la diffusione delle piattaforme di betting ha reso le scommesse sempre più presenti nella comunicazione quotidiana.
Per questo motivo, la questione non dovrebbe essere affrontata soltanto dal punto di vista commerciale o geopolitico.
Un atleta del calibro di Pirlo non è semplicemente un personaggio pubblico. È un simbolo dello sport, un volto riconoscibile e un modello per molti giovani. È quindi legittimo interrogarsi sulla compatibilità tra questa responsabilità simbolica e la promozione delle scommesse.
Il punto, allora, non dovrebbe esserechi possiede la piattaforma, maquale messaggio viene veicolato attraverso il volto di un campione.
Se si ritiene che l’associazione tra sport e gioco d’azzardo rappresenti un problema etico, tale giudizio dovrebbe valere a prescindere dalla provenienza degli investitori. Altrimenti il rischio è quello di applicare alla morale la stessa logica opportunistica che si vorrebbe contestare al mercato.
Due pesi e due misure
È qui che emerge il tema dei possibili doppi standard.
La reazione dell’opinione pubblica e dei media può cambiare sensibilmente a seconda del contesto geopolitico nel quale una vicenda si inserisce. Aziende, personaggi e iniziative possono essere sottoposti a un giudizio particolarmente severo quando sono collegati a Paesi considerati avversari, mentre analoghe operazioni economiche possono ricevere un’attenzione molto più contenuta quando coinvolgono realtà appartenenti a schieramenti considerati amici o alleati.
Naturalmente, ogni situazione deve essere valutata sulla base dei suoi elementi concreti e non è corretto equiparare automaticamente contesti geopolitici differenti. Ma proprio per questo occorrerebbe adottare un criterio coerente:la stessa regola morale dovrebbe valere per tutti.
Se la promozione del gioco d’azzardo attraverso una celebrità sportiva viene considerata discutibile, lo dovrebbe essere indipendentemente dalla bandiera dietro cui si trova il capitale. Se invece ciò che suscita indignazione è la provenienza degli interessi economici, allora il tema è diverso e va affrontato apertamente come questione geopolitica, non confuso con una valutazione etica.
Quando il profitto diventa l’unico criterio
In una società nella quale il successo economico rischia di diventare l’unico metro di giudizio, anche la responsabilità individuale tende a essere interpretata in termini esclusivamente finanziari.
Tutto sembra avere un prezzo: l’immagine, la notorietà, la credibilità e persino il valore simbolico dello sport.
Ma proprio lo sport dovrebbe rappresentare qualcosa di diverso. Dovrebbe raccontare il talento, la disciplina, la fatica, la capacità di rialzarsi dopo una sconfitta e il valore del sacrificio. Sono questi gli elementi che hanno trasformato campioni come Andrea Pirlo in modelli per intere generazioni.
Per questo il problema non riguarda soltanto Pirlo, né può essere ridotto alla nazionalità di una società o alla provenienza di un investimento.
La questione è più ampia e riguarda il rapporto tradenaro, responsabilità e immagine pubblica.
Una società realmente libera non dovrebbe chiedere alle proprie figure pubbliche di rinunciare alla possibilità di guadagnare. Dovrebbe però essere capace di interrogarsi sulle conseguenze dei messaggi che quelle figure contribuiscono a diffondere.
E una comunità culturalmente matura dovrebbe pretendere coerenza: nessun doppio standard, nessuna indignazione a geometria variabile.
Perché se il problema sono davvero le conseguenze sociali del gioco d’azzardo, allora il giudizio deve essere lo stesso qualunque sia il colore della bandiera. Altrimenti non siamo davanti a un principio morale, ma soltanto a un’altra forma di mercantilismo:quello dei valori, applicati secondo convenienza.
Carlo Di Stanislao
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