
Etica professionale e fede religiosa. Così Umberto ha restituito 135.000 euro trovati
“Lo studio della Bibbia come Testimone di Geova mi aiuta a comportarmi sempre onestamente”
Fano- Per Umberto Porrelli fanese di 36 anni, è stato un gesto naturale quasi una “banalità del bene”. Tuttavia la sua storia ha fattoil girodei media, diventando un esempio di onestà in un periodo in cui notizie di questo tipo sembrano sempre più rare.
«Mi ha stupito tutto questo clamore», racconta. «Sono stato contattato anche da alcuni media nazionali per raccontare quanto accaduto. Per me, però, era semplicemente la cosa giusta da fare».
Eppure non capita tutti i giorni di ritrovare e restituire 135.900 euro.
«La cosa curiosa», aggiunge sorridendo, «è che proprio in questi giorni mi sto informando presso alcuni istituti di credito per ottenere un mutuo. La cifra di cui avrei bisogno è praticamente la stessa: circa 135.000 euro».
Umberto lavora per un’azienda specializzata, tra le altre attività, nella bonifica e nella sanificazione di abitazioni e altri ambienti nei quali sono decedute delle persone, anche da molto tempo.
«È un lavoro molto delicato», spiega. «Entriamo nelle case di persone che stanno vivendo un lutto e che spesso si trovano in una situazione di grande fragilità emotiva. Per questo cerchiamo sempre di rivolgerci ai familiari con sensibilità, tatto ed empatia. Prima ancora del nostro intervento tecnico, è importante il rispetto per il dolore che abbiamo di fronte. L’etica professionale e la delicatezza sono peculiarità del nostro lavoro».
In un panorama quotidiano dominato da cronaca nera e cattive notizie, il gesto di Umberto e del suo collega Marco Elull, avvenuto a Cingoli la scorsa settimana, rappresenta una testimonianza concreta di come l’onestà continui a essere un valore vivo.
Tra le motivazioni che lo hanno spinto a restituire il denaro emerge anche la sua fede religiosa. Umberto, e il suo collega, sono Testimoni di Geova e non nasconde che la sua scelta sia stata profondamente influenzata dai principi biblici che cerca di mettere in pratica ogni giorno.
Abbiamo voluto approfondire questa relazione che Umberto ha evidenziato subito nel suo racconto.
Che rapporto c’è tra la sua fede e il modo in cui affronta la vita quotidiana?
«Essere Testimone di Geova non significa soltanto professare una religione o partecipare alle funzioni. Significa costruire un rapporto personale con Dio e cercare di riflettere questo rapporto nelle proprie azioni quotidiane. La Bibbia ci insegna ad avere timore di Dio, ma non nel senso della paura. Si tratta piuttosto del desiderio di renderlo felice con il nostro comportamento. È un po’ come il rapporto tra un figlio e un padre: il figlio cerca spontaneamente di fare ciò che sa essere giusto perché ama suo padre, non perché qualcuno glielo imponga. C’è un passo della Bibbia che dice che un ‘buon nome è meglio delle ricchezze’ e poi la regola aurea di Gesù ‘ fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te ’ mi guida da sempre, anche se devo ammettere che richiede sforzo e determinazione esercitarla nella vita di tutti i giorni.
Lo studio della Bibbia mi ha dato la speranza di un futuro migliore e, nello stesso tempo, mi ha insegnato a essere onesto, sincero e rispettoso nei confronti del prossimo, chiunque esso sia».
È cresciuto in questa fede?
«Sì. Sono nato in una famiglia di Testimoni di Geova, ma arrivato alla giovinezza ho scelto personalmente di continuare questo percorso. È stata una decisione consapevole e importantissima per la mia vita. Per questo compiere un gesto disonesto significherebbe incrinare il rapporto spirituale che ho costruito con il mio Creatore. È qualcosa a cui non voglio assolutamente rinunciare».
Che cosa ha detto sua moglie quando le ha raccontato l’accaduto?
«Ha condiviso immediatamente la nostra scelta. Non ha avuto alcun dubbio. Anche lei è convinta che l’onestà sia sempre la strada migliore. Una coscienza pulita ha un valore infinitamente superiore a qualsiasi somma di denaro».
Ne avete parlato anche con i vostri figli?
«Sì, anche se sono ancora piccoli. Abbiamo raccontato loro quello che era successo perché desideriamo trasmettere questi valori fin da ora. Sono principi che li accompagneranno per tutta la vita e che, ne sono convinto, saranno un aiuto prezioso in qualunque situazione si troveranno ad affrontare».
Roberto Guidotti
Albo Giornalisti Marche
Nella foto Umberto Porrelli in abbigliamento da lavoro
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