
Roma-La Campagna Romana: “Il paradosso dell’algebra astratta
Roma- Girano per la Campagna Romana i “venditori di fumo” i quali sono individui che cercano digarantirsi vantaggi personali nascondendosi dietro posizioni, idee e progetti privi di reale concretezza. Ricordo che alcuni anni addietro lavorai ad un saggio breve dal titolo :” Il paradosso dell’algebra astratta”. Iniziai il lavoro ma non riuscivo a trovare” l’ingresso alla pagina bianca “, ero fermo ai margini ”del deserto bianco” oramai occupati e pieni di inutili geroglifici, scarabocchi. Tutto il” fermo-creatività” girava sulla estremità della penna . Per molti giorni fui distratto e assillato dal problema su come posizionare il paradosso nella sommatoria marginale , ma non riuscivo a guadare, scavalcare, il vuoto. E sì, è questo il momento fatidico in cui ti trovi a credere che , come diceva Ennio Flaiano :”La linea più breve tra due punti è l’arabesco”.

L’algebra astratta dei venditori di fumo nella Campagna Romana
Ed ecco che dopo vari giorni di calma piatta , di pensieri dirottati e ridotti a navigare verso il nulla riuscii a vedere la soluzione dell’incognita (x)all’interno dell’algebra astratta.
Il perché dello stallo? Alla fine, era un fumo che arrivava nascosto nei puntini sospensivi inseriti nella traccia del problema . In termini matematici i puntini sospensivi erano nient’altro che la sommatoria di “aggregati del niente”, ovvero non quantificabili e, quindi, erano inutili ”punti vuoti”. Finalmente riuscii a sentire puzza di bruciato, una sorta di“sola continua”o come direbbe il Leopardi “nascosto tra le sudate carte” il “canto del passero solitario”. Cercai l’ispirazione nella filosofia poetica di Leopardi e fu allora che riuscii, finalmente, a scavalcare “l’ermo colle”. Iniziai il lavoro costruendo un asse cartesiano , ben solido, poi tracciai , a varie altezze, linee sino a che non scoprii la tangente. La tangente si nascondeva dietro la cortina fumogena della ”modica mazzetta” quella non punibile solo nella “Repubblica delle Banane”.

Il mio problema dell’algebra astratta venne risolto con sequenze logiche dove, appunto, i perché li posizionai nella casella della morale : L’ipotenusa si collasso, l’angolo ottuso si arrese all’angolo retto , l’iperbole si ritrovo ad essere gelosa della linea retta , l’angolo piatto girava a vuoto in cerca di un punto di gravità permanente . Ma ,infine, la tangente si rivelo che era un serpente e fuggì quando senti cantare la famosa canzone:” Gastone con le tasche cucite al pantalone non ci casca più scroccone, scroccone….”
Franco Leggeri, Direttore editoriale dei Quaderni della Campagna Romana
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Castel di Guido, un borgo tra storia e Campagna Romana
Castel di Guidoè una storica località dell’Agro Romano, nel territorio di Roma, immersa in un paesaggio rurale caratterizzato da campi, boschi e antichi casali. Il suo nome è legato al castello medievale sorto nell’area, testimonianza di un passato in cui il territorio rappresentava un importante punto di collegamento e presidio lungo le antiche vie che conducevano verso il litorale.
Il borgo conserva ancora oggi un’atmosfera profondamente legata allacampagna romana, lontana dal ritmo della metropoli. Tra gli elementi di maggiore interesse spicca lachiesa medievale dello Spirito Santo, che rappresenta uno dei luoghi simbolo della comunità locale e custodisce la memoria storica e religiosa del borgo.
Il territorio circostante è caratterizzato da una significativa presenza naturalistica e agricola, con ampie aree verdi che contribuiscono a conservare l’identità dell’anticoAgro Romano.
Castel di Guidorappresenta così un’interessante realtà in cuistoria, natura e tradizione ruraleconvivono a pochi chilometri dal cuore di Roma, offrendo uno scorcio autentico di quella campagna romana che per secoli ha caratterizzato il paesaggio della Capitale.
Algebra astratta e politica: l’equazione dei risultati che non tornano
E forse è proprio qui che torna utile l’algebra astratta, non quella dei libri di matematica, ma quella metaforica che ci permette di osservare la realtà quando i numeri, le parole e le promesse cominciano a perdere consistenza. Nell’algebra astrattaogni elemento deve avere una relazione con gli altri, ogni operazione deve rispettare regole precise e soprattutto il risultato non può essere affidato al fumo delle intenzioni. Trasportata nella Campagna Romana, questa regola elementare diventa quasi una forma di igiene civile.
Il problema nasce quando qualcuno pretende di risolvere una complessa equazione amministrativa utilizzando soltanto parole altisonanti, progetti indefiniti e promesse senza coordinate. È allora che compare l’algebra astratta dei venditori di fumo, dove la sommatoria delle parole tende all’infinito mentre quella dei risultati rimane ostinatamente uguale a zero. Si aggiungono finanziamenti, annunci, tavoli, programmi e dichiarazioni, ma quando si prova a calcolare il risultato finale ci si ritrova davanti a una grande incognita:x = niente.
Quando l’algebra astratta incontra la realtà dei territori
In questo strano esercizio di matematica politica perpetrato attraverso il paradosso dell’algebra astratta, laCampagna Romanadiventa il foglio sul quale vengono tracciate equazioni sempre nuove. Le comunità chiedono risposte concrete, ma qualcuno preferisce continuare a disegnare parabole, tangenti e iperboli. La linea retta, quella che dovrebbe collegare una necessità a una soluzione, viene sostituita dall’arabesco flaianeo: più elegante, certamente, ma assai meno utile quando c’è bisogno di arrivare al punto.
L’algebra astratta metafora perfetta
L’algebra astrattadiventa allora una metafora perfetta anche per quei progetti che sembrano funzionare soltanto sulla carta. Basta cambiare una variabile, spostare un termine, aggiungere qualche puntino sospensivo e l’equazione sembra risolta. Ma la realtà non è una lavagna sulla quale cancellare ciò che non conviene. Nella realtà rimangono le persone, i territori, i problemi irrisolti e le domande di chi aspetta da anni risposte.
E così ivenditori di fumopossono anche continuare a moltiplicare le incognite, ma prima o poi arriva il momento in cui qualcuno prende una matita, traccia l’asse cartesiano e chiede semplicemente:dove sono i risultati?È proprio in quel momento che l’algebra astrattaperde la sua cortina fumogena e torna a essere ciò che dovrebbe essere ogni buona politica: uno strumento per mettere ordine nella realtà, non un esercizio per nasconderla.
Perché alla fine, nella matematica come nella vita pubblica, esiste una regola che nessun venditore di fumo dovrebbe dimenticare:se l’equazione non torna, non è colpa della matematica. Forse bisogna cambiare i dati.
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