
Teatro Potlach regala l’arte alla Sabina: 7 appuntamenti gratuiti
Fara in Sabina (Rieti)-Si chiude ilFLIPT – con sette appuntamentiche si realizzeranno grazie al sostegno dellaRegione Lazioe dellaFondazione Varrone, e con il patrocinio dellaProvincia di Rietie delComune di Fara Sabina.

La compagnia torna a incontrare il pubblico nei comuni della Sabina con una serie dispettacoli di strada completamente gratuiti, pensati come un grande regalo per il territorio. È questo, in fondo, il significato più autentico della parolaPotlach:un dono, uno scambio, una festa condivisa. E per celebrare cinquant’anni di attività, il Teatro Potlach sceglie di restituire alla comunità parte di ciò che ha ricevuto in questi decenni, portando nelle piazze spettacoli capaci di coinvolgere grandi e piccoli.
Teatro Potlach regala l’arte alla Sabina: 7 appuntamenti gratuiti
Il programma attraverserà sette comuni in tre giorni, trasformando strade e piazze in palcoscenici a cielo aperto.Le ballerine più alte del mondo, abilità circensi, musica dal vivo, nastri, ombrelli e suggestioni provenienti dall’Orientesaranno gli ingredienti di un viaggio spettacolare che unirà teatro, danza, circo e immagini.

Non sarà necessario acquistare un biglietto né entrare in un teatro: saranno gli artisti a raggiungere le persone, incontrandole negli spazi quotidiani dei loro paesi. Una scelta che appartiene profondamente alla storia del Teatro Potlach, da sempre impegnato nella ricerca di un teatro capace di uscire dagli spazi convenzionali e di creare una relazione diretta con le comunità.
Il calendario
- Venerdì 28 agosto – ore 17.00| Cantalupo
- Venerdì 28 agosto – ore 19.30| Poggio Catino
- Sabato 29 agosto – ore 17.30| Mompeo
- Sabato 29 agosto – ore 19.30| Toffia
- Domenica 30 agosto – ore 12.00| Montopoli
- Domenica 30 agosto – ore 17.00| Monteleone Sabino
- Domenica 30 agosto – ore 19.30| Castelnuovo di Farfa
- IlTeatro Potlachcompie 40 anni, e come si dice alle belle donne “non li dimostra”. Questo perchè dalla loro fondazione, che avvenne nel 1976 per il coraggio e la curiosità diPino Di BuduoeDaniela Regnoli, non hanno modificato il loro entusiasmo e i loro obiettivi.
Potlach, nella lingua degli indigeni dell’America nord-occidentale, significa “rito del dono gratuito, che conferisce prestigio a chi lo elargisce e a chi lo riceve”. E loro “donano” la loro arte, il teatro. - L’entusiasmo è quello dei bambini, simile ai grandi ricercatori della storia, il che li porta a coinvolgere le popolazioni di tutto il mondo in uno scambio reciproco e paritario di arte performativa.
Mentre il loro caro amico e collegaEugenio Barbainventò, attorno al ’78, il “baratto”, forma di scambio teatrale anche a scopo di ricerca antropologica, fra le tante ricerche svolte Pino Di Buduo ha esplorato con successo la possibilità di inglobare i diversi tipi di espressione performativa delle popolazioni di tutto il mondo in un unico progetto, “Le città invisibili”, che vanta ben 56 edizioni dal 1991 ad oggi in tutto il mondo con artisti locali. - Questo progetto artistico interdisciplinare e multimediale, basato sul tema della città ispirato all’omonimo romanzo diItalo Calvino, è unico nel suo genere e fonda le basi sulla ricerca storica e antropologica della città prescelta per lo svolgimento di uno spettacolo itinerante che fa riemergere una città mai vista prima, attraverso le esperienze vissute e le memorie dei propri abitanti e la rielaborazione in un tutto di arti performative tradizionali, caratteristiche di ogni luogo, unite alla sapienza scenica degli attori del Potlach.
- Il progetto è esemplificativo del tipo di approccio artistico e culturale del gruppo: lo studio e lo scambio stanno prima, o alla base, della creazione teatrale.
- Il Teatro Potlach tesse la sua rete di relazioni internazionali anche e soprattutto attraverso la pedagogia, che ha affiancato il lavoro artistico dalla fondazione ad oggi. Per questo i festeggiamenti, lunghi e intensi, dei loro 40 anni si stanno svolgendo attraverso la rassegna “40 anni di teatro – 40 spettacoli” in corso in questo periodo, e poi, dal 22 giugno al 3 luglio, con la XVI edizione del FLIPT – Festival Laboratorio Interculturale di Pratiche Teatrali organizzato a Fara in Sabina (RI), sede storica del teatro. Dodici giorni di laboratori, spettacoli e dialoghi dedicati all’incontro e allo scambio creativo tra diverse culture della performance.
Quest’anno il confronto avverrà tra artisti provenienti da Giappone, India, Iran, Danimarca, USA e Italia, che porteranno al festival i rispettivi contributi attraverso la condivisione della propria esperienza teatrale. Presenti e immancabili Eugenio Barba eJulia Varleydell’Odin Teatretdalla Danimarca, amici e compagni di viaggio del Potlach. - La rassegna “40 anni di teatro – 40 spettacoli”, in corso da gennaio a luglio, ha l’aria e la struttura dei festeggiamenti, perchè la scelta degli spettacoli, “accurata e lungamente pensata” come ha sottolineato Di Buduo, sembra in qualche modo l’elenco degli “amici”, artistici e affettivi, invitati al compleanno.
Fino a luglio verranno presentati 40 spettacoli in tutto il territorio, con ospiti d’eccezione e compagnie provenienti da tutta Italia e dal mondo. Un grande ventaglio di scelta di teatro contemporaneo, ma anche spettacoli dedicati a piccoli spettatori e famiglie. Verranno inoltre presentati cinque spettacoli site specific per raccontare il territorio, con le sue perle e la sua storia, spesso dimenticata dagli stessi abitanti.
E proprio il rapporto con il territorio, quello della campagna Sabina della provincia di Rieti, non è stato sempre semplice per il Teatro Potlach, anche se oggi è più che mai fecondo: “Quando abbiamo cominciato, nel 1976, non c’era nessuno nel territorio”, racconta il regista durante la presentazione dello spettacolo “Concerto per Odysseo” diMaurizio Panici. Il territorio laziale era privo di presenze artistiche e culturali, impegnato com’era nell’agricoltura e nell’allevamento. - Alla fine degli anni ’70 l’arrivo di un teatro sperimentale, un “gruppo di base”, come venivano definiti all’epoca a seguito dei primi grandi festival teatrali internazionali dei gruppi di ricerca, creò il giusto scompiglio. Non subito vennero accettati, questi ragazzi che facevano un teatro così diverso dal consueto. “Ma alla fine ci hanno dato fiducia e siamo felici di stare qui, di essere accettati e far parte di questo territorio così bello e intatto”.
- Come in ogni altro luogo del mondo da loro visitato attraverso lo scambio teatrale, così anche il proprio territorio, quello della Bassa Sabina, è stato oggetto e soggetto di ricerche storiche-antropologiche, che hanno dato alla luce spettacoli itineranti come “Il racconto di San Benedetto” e “Tra Marta e Maria”, ispirato alla storia e alle leggende dei due monasteri di Fara Sabina.
- “Se non c’è ricerca che spinge in nuove direzioni, tutto si addormenta”. Con questa frase Pino Di Buduo racchiude il senso del suo mestiere e delle scelte artistiche e culturali, passate e attuali.
Nella rassegna “40 anni di teatro – 40 spettacoli” sono ospitati vecchi e nuovi ricercatori, tutti esploratori dell’universo teatro, con un’attenzione particolare alle nuove generazioni, come dimostra la presenza in rassegna delQuiet Ensamble, “che ha sviluppato un’interessante ricerca tecnico-performativa proprio durante la residenza presso il Teatro Potlach, uno studio sul suono generato dalle luci. Hanno chiesto ogni tipo di faro e lampadina presenti nel teatro, generando uno spettacolo sonoro unico e meraviglioso”. - Esemplificativa della rassegna è la scelta degli spettacoli “Concerto per Odysseo” di Panici e “In the bottle” delTeatro Nucleodi Ferrara, presentati da poco.
- “Cantare l’Iliade oggi è raccontare ancora una volta di uomini ed eroi, della guerra e dell’assoluta necessità della pace”. Si presenta così lo spettacolo di Panici, “un amico di vecchia data, artista che ha segnato e continua a segnare il taetro italiano” aggiunge Di Buduo.
Le parole di Achille, eroe di guerra per eccellenza dell’Iliade, nello spettacolo di Panici acquistano una forza incredibilmente attuale grazie alle virtuose e vorticose note del musicista e ricercatoreRaffaello Simeoni, “artista di Rieti unico nel suo genere. Lo conosciamo da sempre, dal nostro arrivo qui, per la sua ricerca interminabile di un tipo di musica non tradizionale. Noi facevamo un teatro sperimentale, non tradizionale, e quindi ci siamo ritrovati in questo viaggio. Anche lui, come noi agli inizi, non era compreso a pieno dalle persone del territorio”.
Uno spettacolo di parola viva, musica evocativa di tempi lontani e arcaici e immagini video, in retroproiezione sul fondale, che schiaffeggiano lo spettatore per l’estrema concretezza dei volti espressionisticamente mostrati, degni del cinema diĖjzenštejn, e la dura realtà delle immagini catturate dalle guerre che tempestano attualmente il nostro mondo. - “Erano così giovani. Vederli morire senza poter far niente, questa è stata la mia guerra”. Con questa frase dello spettacolo, a seguito della descrizione dura e fin troppo vera della battaglia, accompagnata dalle immagini video della Nigeria e del Medio Oriente, il ritmo incalzante e violento delle percussioni e la sofferenza dietro al suono dolce del flauto, si erige un ponte spazio-temporale. La guerra in ogni epoca, in ogni fantasia, in ogni forma artistica e letteraria, dal mito alla realtà dimostra l’eterna sanguinaria follia dell’essere umano.
- Di diversa tematica e impronta, anche se solo apparentemente spensierato, è invece lo spettacolo per adulti e bambini “In the bottle” delTeatro Nucleodi Ferrara, con la regia diNatasha Czertok. Una produzione diObsoleta/Teatro per l’ambiente, in collaborazione con ilTeatro Julio Cortàzar, ilFestival dei Dirittie il progettoRicl.arte.Fe.
- La scelta del Teatro Nucleo ha il calore dell’ospite chiamato per festeggiare il compleanno. Il Teatro Nucleo, fondato dagli argentiniHoracio CzertokeCora Herrendorfnel 1974, condivise con gruppi italiani, quali appunto il Potlach, le esperienze degli storici Festival di Santarcangelo e di Belgrado sul finire degli anni ’70, tra ideologie, sogni, utopie realizzabili, politica e arte.
- A presentare lo spettacoloDaniela Regnoli, attrice e fondatrice del Potlach: “E’ uno spettacolo della nuova generazione del Teatro Nucleo. Con il Nucleo abbiamo condiviso tante esperienze e ci lega un profondo affetto per Cora e Horacio. Oggi la regista saràNatasha, loro figlia, che in qualche modo rappresenta il messaggero di questo pensiero”.
- Lo spettacolo, divertente e magistralmente condotto dalle attriciSara DraghieMartina Pagliucoli, parte da una delle città tratte da “Le città Invisibili” di Calvino, Leonia, per raccontare il reciclo, l’educazione ambientale, il rispetto per la natura e bacchettare contro ogni forma di consumismo, con semplicità e arguzia.
La regia è snella e fresca, accompagnando anche i più piccoli spettatori in una tematica quanto mai attuale e non semplice come potrebbe sembrare. - Con questi due spettacoli il Teatro Potlach sta dimostrando di proseguire ciò che in 40 anni ha sempre fatto: creare relazioni, dare spazio alle giovani generazioni e rivolgersi ai giovanissimi, portando avanti un pensiero e ideologie ben precise.
Sempre in movimento, alla ricerca del nuovo senza dimenticare il passato, gli artisti del Teatro Potlach sono ancora oggi abili tessitori di relazioni artistiche, teatrali, culturali, ma soprattutto umane.
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