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Gianfranco Fini, il lungo viaggio della destra italiana

Gianfranco Fini, il lungo viaggio della destra italiana

«La storia non si fa con i se, ma con i fatti.» — Benedetto Croce

La parabola politica diGianfranco Finiè una delle più significative e controverse della destra italiana del secondo dopoguerra. È la storia di una trasformazione ideologica, di una straordinaria ascesa istituzionale e, infine, di un progressivo isolamento politico. Dal ruolo di giovanedelfino di Giorgio Almirantealla guida del Movimento Sociale Italiano, dalla svolta di Fiuggi alla nascita di Alleanza Nazionale, dalla collaborazione con Silvio Berlusconi alla presidenza della Camera, fino alla rottura con il Cavaliere e al caso della casa di Montecarlo.

Gianfranco Fini e l’eredità di Giorgio Almirante

Gianfranco Fini entra giovanissimo nella politica missina e diventa presto uno dei principali esponenti della nuova generazione del partito. Nel 1983 entra alla Camera e nel 1987 assume la segreteria del MSI, succedendo a Giorgio Almirante. Dopo una parentesi nel 1990, quando alla guida del partito viene eletto Pino Rauti, Fini torna segretario nel 1991 e rimane alla guida del MSI fino alla svolta di Fiuggi.

Il giovane Fini porta però dentro il vecchio Movimento Sociale una domanda nuova: come trasformare una forza nata dalla continuità con la tradizione fascista in una destra nazionale capace di partecipare pienamente alla democrazia italiana?

Un passaggio importante arriva già nel1993, quando Fini si candida a sindaco di Roma e arriva al ballottaggio contro Francesco Rutelli. La sconfitta non impedisce alla candidatura di rappresentare un significativo momento di legittimazione politica della destra missina.

La risposta alla trasformazione del partito arriva poi aFiuggi nel gennaio 1995.

Il MSI viene sciolto e nasce Alleanza Nazionale. È una svolta storica. Fini avvia il superamento dell’identificazione della destra italiana con la tradizione fascista e cerca di costruire una destra nazionale, democratica, conservatrice e moderna. È il momento della sua massima forza politica: la destra che per decenni era stata considerata estranea all’area di governo entra stabilmente nel sistema politico della Seconda Repubblica.

Il rapporto conSilvio Berlusconidiventa allora decisivo. Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi sono politicamente molto diversi, ma comprendono che la loro collaborazione può cambiare gli equilibri italiani. Fini diventa vicepresidente del Consiglio, ministro degli Esteri e uno dei principali protagonisti del centrodestra.

Nel 2008 arriva allapresidenza della Camera dei deputati, una delle più alte cariche istituzionali della Repubblica.

Ma proprio quando raggiunge il vertice istituzionale comincia la rottura.

Gianfranco Fini diventa progressivamente più autonomo da Berlusconi. Le divergenze riguardano l’immigrazione, la concezione dello Stato, la legalità, il rapporto fra Parlamento e governo e, più in generale, il modello stesso di destra che il centrodestra avrebbe dovuto rappresentare.

Nel 2010 lo scontro esplode. Fini rompe definitivamente con il Popolo della Libertà e fondaFuturo e Libertà per l’Italia.

È il tentativo di costruire una destra post-berlusconiana, più istituzionale e maggiormente autonoma. Ma il progetto non riesce a conquistare un consenso significativo e alle elezioni politiche del 2013 Futuro e Libertà non supera la soglia necessaria per entrare alla Camera.

Poi arriva ilcaso della casa di Montecarlo.

L’immobile, proveniente dal patrimonio di Alleanza Nazionale, era stato venduto e successivamente era emerso che vi abitava Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Gianfranco Fini. La vicenda diventa rapidamente uno scandalo politico e mediatico.

Fini dichiara pubblicamente che, qualora fosse stato accertato che l’appartamento apparteneva a Tulliani, avrebbe lasciato la presidenza della Camera. La vicenda assume successivamente anche rilievo giudiziario.

Nel2024 il Tribunale di Roma condanna in primo grado Gianfranco Fini a due anni e otto mesi di reclusionenell’ambito del procedimento relativo alla casa di Montecarlo. La sentenza riguarda l’accusa di riciclaggio e la condotta contestata a Fini nell’ambito dell’operazione. La difesa ha annunciato il ricorso in appello: si tratta quindi di unacondanna di primo grado e non definitiva.

Politicamente, tuttavia, il danno per Gianfranco Fini era già stato enorme.

La casa di Montecarlo diventa nell’immaginario pubblico il simbolo della crisi di Fini. La sua immagine di uomo delle istituzioni viene colpita proprio nel momento in cui egli aveva cercato di costruire una destra fondata sulla rispettabilità istituzionale.

Ma la parabola non finisce soltanto con la sconfitta di Futuro e Libertà. C’è un altro passaggio fondamentale:il rapporto fra Fini e la nuova destra rappresentata da Fratelli d’Italia.

Fratelli d’Italia nasce nel 2012 anche dall’esperienza di esponenti provenienti da Alleanza Nazionale e dal Popolo della Libertà, fra i quali Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto. Una parte importante della nuova formazione proviene dunque dalla storia politica costruita da Fini.

Eppure, proprio questa nuova destra, nel tempo,si allontana politicamente da Gianfranco Fini.

È un paradosso storico non secondario. Fini aveva guidato la trasformazione del MSI in Alleanza Nazionale e aveva contribuito a formare una classe dirigente dalla quale sarebbero usciti molti dei protagonisti della destra successiva. Ma quando Fratelli d’Italia comincia la propria ascesa, Fini non viene assunto come padre nobile della nuova formazione.

La nuova generazione preferisce infatti costruire una propria identità, recuperando alcuni elementi della tradizione missina e nazionale che Fini aveva progressivamente attenuato o superato.

Qui si produce una sorta di rovesciamento della storia.

GianfrancoFini aveva cercato di superare il MSI per portare la destra nella modernità; la generazione successiva, pur provenendo in larga parte da quella stessa esperienza, avrebbe cercato di recuperare una parte dell’identità che la svolta finiana aveva lasciato alle spalle.

Fratelli d’Italia non è semplicemente la prosecuzione di Alleanza Nazionale. È il prodotto di una generazione che ha attraversato la dissoluzione di AN, la confluenza nel Popolo della Libertà e infine la necessità di ricostruire una destra autonoma.

In questo processo Gianfranco Fini rimane sullo sfondo.

Il suo ruolo storico è riconosciuto, ma la sua eredità politica viene selezionata, reinterpretata e in parte messa da parte. La nuova destra non vuole essere semplicemente la continuazione di Fini: vuole essere qualcosa di diverso.

Ed è forse questo il punto più amaro della sua parabola.

L’uomo che aveva ricevuto da Almirante il compito di portare il MSI verso il futuro non diventa il punto di riferimento della destra che, molti anni dopo, arriva al governo del Paese.

Il ragazzo scelto da Almirante aveva portato il MSI a Fiuggi. Da Fiuggi era nata Alleanza Nazionale. Da quella storia sarebbero poi provenuti molti degli uomini e delle donne della nuova destra italiana. Ma quando Fratelli d’Italia raggiunge il governo, Fini è ormai fuori dalla politica attiva.

La sua vicenda può dunque essere letta come una parabola digrande successo storico e di grande sconfitta politica.

Successo, perché Fini contribuì in modo decisivo a trasformare la destra italiana, portandola dal margine delle istituzioni alla piena responsabilità di governo.

Sconfitta, perché non riuscì a costruire, dopo la rottura con Berlusconi, una forza politica capace di raccogliere stabilmente la sua eredità. E soprattutto perché la nuova destra, quella che nel tempo avrebbe trovato in Giorgia Meloni la propria leader, finì pernon assumere Fini come proprio punto di riferimento politico, nonostante il ruolo da lui svolto nella trasformazione della destra italiana.

DaAlmirante a Fiuggi, da Fiuggi a Berlusconi, dalla presidenza della Camera alla rottura con il Cavaliere, dalla casa di Montecarlo all’uscita dalla politica attiva: la storia di Gianfranco Fini è quella di un uomo che ha cambiato la destra italiana senza riuscire a diventare il leader della destra che sarebbe venuta dopo di lui.

E forse è proprio questa la contraddizione destinata a rimanere più a lungo nella memoria politica italiana:Fini vinse la battaglia per trasformare la destra, ma perse quella per guidarla nel nuovo secolo.

Carlo Di Stanislao

Immagine:Regola21 – File:Fini_2016.jpg

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