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Polizia provinciale e obiezione di coscienza, Brambilla interroga il ministro dell’Interno

Polizia provinciale e obiezione di coscienza, Brambillainterroga il ministro dell’Interno.La deputata Michela Vittoria Brambilla chiede al ministro dell’Interno quali iniziative intenda adottare per garantire il rispetto dei principi costituzionali di imparzialità e non discriminazione nei bandi per l’assunzione del personale della polizia provinciale. Al centro dell’interrogazione la vicenda di due agenti che sarebbero stati esclusi da alcuni concorsi per aver manifestato obiezioni alla soppressione degli animali– Garantire che iconcorsi per l’assunzione nella polizia provincialerispettino i principi costituzionali di imparzialità della pubblica amministrazione e di non discriminazione. È questo il tema dell’interrogazione presentata al ministro dell’Interno dall’on.Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente.

La parlamentare chiede in particolare quali iniziative il Governo intenda assumere per verificare che anche nei bandi destinati all’assunzione di personale vengano rispettati i principi sanciti dalla Costituzione, evitando criteri che possano incidere sulle convinzioni personali e sulla libertà di coscienza dei candidati.

L’intervento di Brambilla prende spunto da una vicenda riferita dal quotidianoIl manifestonell’edizione del 28 agosto, riguardante due agenti dellapolizia provincialeche, secondo quanto riportato, sarebbero stati esclusi da concorsi banditi da sette Province del Nord Italia: Cuneo, Mantova, Belluno, Venezia, Vicenza, Treviso e Rimini.

Il nodo dei bandi per la polizia provinciale

Al centro della questione ci sarebbe una clausola contenuta nei bandi, che prevede come requisito per l’appartenenza al corpo la“disponibilità incondizionata e irrevocabile” a sopprimere animali.

Secondo quanto riferito nell’interrogazione, la presenza di tale requisito avrebbe impedito ai due agenti, che si definiscono obiettori, di partecipare o proseguire il proprio percorso professionale attraverso alcuni concorsi.

La questione sollevata dalla deputata riguarda quindi il rapporto tra le mansioni richieste agli appartenenti alla polizia provinciale e il diritto individuale alla libertà di coscienza. Un tema particolarmente delicato quando si parla di pubblica amministrazione e di procedure concorsuali, nelle quali i requisiti richiesti ai candidati devono essere collegati alle effettive esigenze del ruolo.

Brambilla sostiene che ibandi per la polizia provincialenon possano introdurre criteri obbligatori capaci di incidere sulla libertà di pensiero e di coscienza o di determinare forme di discriminazione fondate sulle opinioni personali.

La vicenda dei due agenti obiettori

Secondo quanto riportato nell’interrogazione, i due agenti interessati dalla vicenda sarebbero obiettori rispetto alla soppressione degli animali e avrebbero sostenuto di aver subito, proprio a causa delle loro convinzioni, episodi di mobbing e trasferimenti.

I due avrebbero inoltre intrapreso un’azione giudiziaria nei confronti delle Province diBelluno e Rimini, contestando diversi aspetti della vicenda e richiamando anche l’articolo 15 dello Statuto dei lavoratori, che vieta gli atti discriminatori determinati da convinzioni politiche o religiose e da altre condizioni previste dalla legge.

Si tratta di una vicenda che dovrà essere valutata anche nelle sedi competenti e sulla quale occorre distinguere le accuse e le contestazioni delle parti dagli eventuali accertamenti definitivi. L’interrogazione parlamentare punta proprio a portare la questione all’attenzione del ministro dell’Interno e a chiedere chiarimenti sulle modalità con cui vengono definiti i requisiti dei concorsi.

Il ruolo della polizia provinciale nella tutela della fauna

Nel documento presentato da Brambilla viene inoltre richiamata la trasformazione delle competenze dellapolizia provincialeavvenuta dopo la soppressione del Corpo forestale dello Stato nel 2017.

Secondo la parlamentare, gli agenti della polizia provinciale rappresentano oggi l’ultimo corpo con competenza faunistica e svolgono un ruolo importante nella tutela del patrimonio naturale e nel controllo del rispetto delle norme in materia venatoria.

Proprio per questo motivo, sostiene Brambilla, negli ultimi anni agli agenti sarebbe stato sempre più frequentemente affidato anche il compito di intervenire negli abbattimenti di animali. Una funzione che, secondo la presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, sarebbe arrivata a rappresentare una parte rilevante dell’attività svolta dal corpo.

La questione assume quindi una duplice dimensione: da una parte quella relativa alle competenze istituzionali dellapolizia provincialenella gestione e nel controllo della fauna; dall’altra quella dei diritti individuali degli operatori chiamati a svolgere determinate mansioni.

Libertà di coscienza e requisiti dei concorsi

È proprio sul rapporto tra questi due aspetti che si concentra l’iniziativa parlamentare. Brambilla ritiene che i requisiti previsti nei bandi debbano essere compatibili con i principi costituzionali e non possano trasformarsi in uno strumento per escludere candidati sulla base delle loro convinzioni personali.

«I bandi per l’assunzione non possono prevedere criteri obbligatori che incidano sulla libertà di pensiero e di coscienza e discriminino sulla base delle opinioni personali», afferma l’on. Brambilla, sottolineando la necessità di garantire imparzialità e non discriminazione nell’accesso alla pubblica amministrazione.

La questione posta al ministro dell’Interno riguarda dunque non soltanto la specifica vicenda dei due agenti, ma più in generale i criteri con cui vengono predisposti iconcorsi per la polizia provinciale. L’interrogazione chiede di capire se le clausole contenute nei bandi siano compatibili con i principi costituzionali e con la normativa in materia di tutela dei lavoratori.

La richiesta al ministro dell’Interno

L’iniziativa di Michela Vittoria Brambilla apre così un confronto su un tema complesso, nel quale si intrecciano organizzazione della pubblica amministrazione, tutela della fauna, attività venatoria, mansioni degli agenti e libertà individuali.

La domanda rivolta al ministro dell’Interno è precisa: quali iniziative il Governo intenda assumere affinché anche nei bandi per l’assunzione del personale siano garantitiimparzialità della pubblica amministrazione e principio di non discriminazione.

Sarà ora il Ministero a dover fornire una risposta sulla questione sollevata dalla parlamentare. Nel frattempo, la vicenda dei due agenti porta all’attenzione pubblica il tema dei limiti e delle modalità con cui possono essere definiti i requisiti professionali per chi aspira a entrare nellapolizia provinciale, soprattutto quando le mansioni previste dal ruolo possono entrare in rapporto con questioni di coscienza e convinzioni personali.

Il confronto resta quindi aperto e dovrà tenere insieme le esigenze operative delle amministrazioni, le competenze attribuite alla polizia provinciale e il rispetto dei principi di imparzialità e non discriminazione che regolano l’accesso al pubblico impiego.

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