Marche

Cappellone di San Nicola riaperto a Tolentino dopo dieci anni

Riaperto il Cappellone di San Nicola a Tolentino dopo dieci anni: restituito alla città uno dei tesori del Trecento– Dopo circa dieci anni di chiusura, ilCappellone di San Nicoladella Basilica di San Nicola di Tolentino (MC) è stato ufficialmente riaperto al pubblico nel giorno dedicato alla festa del Santo. Un momento particolarmente significativo per la città e per l’intero territorio marchigiano, che torna a poter ammirare uno dei più importanti cicli pittorici del Trecento italiano.

La riapertura delCappellone di San Nicolarappresenta uno dei risultati più significativi degli interventi avviati dopo il sisma del 2016. Il lungo periodo di chiusura aveva infatti impedito ai fedeli, ai visitatori e ai turisti di accedere a uno degli ambienti di maggiore valore storico, artistico e spirituale della Basilica.

Il ritorno alla fruizione del Cappellone arriva al termine degli interventi di consolidamento e restauro eseguiti nell’ambito dei lavori post-sisma. Il cantiere, durato diversi mesi, ha interessato in particolare l’apparato pittorico, con operazioni finalizzate a garantire la conservazione delle superfici decorate e a recuperare la leggibilità delle pitture.

Sono stati rimossi gli inserti protettivi temporanei, consolidati alcuni distacchi e recuperata la leggibilità dei colori originali. La copertura dell’edificio non è stata invece interessata dagli interventi oggetto di questa fase.

Cappellone di San Nicola, la cerimonia di riapertura

La cerimonia di riapertura ha riunito rappresentanti delle istituzioni regionali, comunali, religiose e della struttura commissariale impegnata nella ricostruzione post-sisma.

Alla giornata hanno partecipato il presidente della Regione MarcheFrancesco Acquaroli, il sindaco di TolentinoMauro Sclavi, S.E. Mons.Nazzareno Marconi, Vescovo di Macerata e Tolentino, il sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionaleSilvia Luconi, PadreMassimo Giustozzo, Priore della Comunità Agostiniana di San Nicola, e PadreGabriele Pedicino, Padre Provinciale degli Agostiniani.

È intervenuto in collegamento ancheGuido Castelli, Commissario Straordinario per la Ricostruzione Sisma 2016.

La presenza delle diverse istituzioni ha sottolineato il valore della riapertura non soltanto come conclusione di una fase di lavori, ma anche come tappa del più ampio percorso di ricostruzione che interessa il patrimonio storico e culturale delle Marche colpite dal terremoto.

Francesco Acquaroli: “La ricostruzione è un dovere”

Nel corso della cerimonia, il presidente della Regione MarcheFrancesco Acquaroliha evidenziato il significato simbolico della riapertura del Cappellone di San Nicola, collegandolo al più generale percorso di ritorno alla normalità delle comunità colpite dal sisma.

“Ringrazio chi ha lavorato alla riapertura della Cappella di San Nicola e chi sta lavorando ogni giorno per restituire normalità a questa terra a dieci anni dal sisma – ha detto il presidente Francesco Acquaroli -. La ricostruzione è un dovere, una sfida costante e una responsabilità che sentiamo nostra dal primo giorno”.

Per Acquaroli, quella della riapertura è una giornata particolarmente importante proprio perché coincide con la ricorrenza di San Nicola.

“Quella di oggi è una bella giornata perché, proprio nella ricorrenza di San Nicola, restituiamo alla comunità un luogo dal profondo valore simbolico e spirituale”.

Il presidente della Regione ha quindi richiamato l’impegno delle istituzioni nella ricostruzione post-sisma, sottolineando le difficoltà incontrate nel corso degli anni e la necessità di accelerare ulteriormente il percorso per restituire spazi, abitazioni e attività alle comunità.

“Non è semplice: la burocrazia ha pesato soprattutto nella prima fase e l’impatto della distruzione è stato tale da rendere la ricostruzione un percorso lungo e complesso”, ha aggiunto Acquaroli.

Il presidente ha infine collegato la restituzione del patrimonio culturale alla necessità di mantenere vivi i valori e la memoria delle comunità.

“Quanto realizzato qui è la dimostrazione di come la fede e la spiritualità sappiano rigenerarsi, generando speranza e futuro”.

Mauro Sclavi: “Una giornata storica per Tolentino”

Per il sindacoMauro Sclavi, la riapertura del Cappellone di San Nicola costituisce un momento storico per Tolentino.

“Quella di oggi è una giornata storica per la nostra comunità: dopo dieci anni di chiusura della parte sommitale, restituiamo finalmente ai cittadini il Cappellone di San Nicola e i suoi straordinari capolavori”, ha sottolineato il primo cittadino.

Il sindaco ha posto l’accento sulla duplice dimensione del luogo: da una parte spazio di fede e preghiera, dall’altra patrimonio artistico e culturale destinato anche ai visitatori.

“Questa riapertura non ha soltanto un grande valore artistico, ma racchiude un profondo significato sociale e spirituale”.

Particolare attenzione è stata riservata anche all’illuminazione del Cappellone, pensata per accompagnare le differenti modalità di fruizione dello spazio.

“Abbiamo voluto valorizzare sia la dimensione sacra di questo luogo di fede — con un’illuminazione intima e raccolta — sia la sua fruizione museale attraverso una luce più piena e forte”.

Sclavi ha quindi ringraziato gli uffici comunali, la Struttura commissariale per la Ricostruzione, la Soprintendenza e la Regione per il lavoro svolto in sinergia.

Guido Castelli: “Un’opera d’arte perduta non può essere replicata”

Il valore della tutela del patrimonio culturale è stato al centro dell’intervento del Commissario Straordinario per la Ricostruzione Sisma 2016Guido Castelli.

“La ricostruzione dei beni culturali richiede una responsabilità particolare. Una casa può essere ricostruita; un’opera d’arte, se perduta, non può essere replicata. Per questo bisogna intervenire con competenza, prudenza e con la consapevolezza che non stiamo lavorando soltanto per noi stessi, ma per le generazioni che verranno”, ha spiegato Castelli.

La restituzione delCappellone di San Nicolaviene così inserita nel più ampio processo di ricostruzione dell’Appennino centrale, dove la conservazione del patrimonio storico e artistico rappresenta una delle sfide più delicate.

Secondo Castelli, il lavoro realizzato a Tolentino è il risultato dell’incontro tra ricerca scientifica, esperienza artigianale e innovazione.

“È anche la dimostrazione di quanto la ricostruzione dell’Appennino centrale possa diventare un grande laboratorio di competenze, capace di mettere in campo l’eccellenza italiana nella conservazione e nel restauro”.

Il percorso, tuttavia, non si conclude con la riapertura del Cappellone. Le risorse disponibili e quelle in corso di approvazione consentiranno infatti di proseguire progressivamente gli interventi sugli altri spazi della Basilica.

Per il Commissario, ricostruire significa soprattutto ristabilire un legame tra la comunità e il proprio patrimonio.

“Ricostruire un luogo come questo non significa soltanto riparare murature e consolidare intonaci. Significa ricucire una relazione: quella tra una comunità e la propria storia, tra la fede e la bellezza, tra la memoria e il futuro”.

Nazzareno Marconi: “La Sistina delle Marche del 1300”

Particolarmente significativo anche l’intervento di Mons.Nazzareno Marconi, Vescovo di Macerata e Tolentino, che ha definito la Basilica e il suo Cappellone un’opera di eccezionale valore.

“La Basilica è la Sistina delle Marche del 1300”, ha affermato il vescovo, sottolineando come il ciclo pittorico non rappresenti soltanto un’importante testimonianza artistica, ma costituisca anche una vera e propria narrazione religiosa.

Gli affreschi intrecciano infatti la vita della Vergine Maria, quella di Cristo e quella di San Nicola, costruendo un percorso che accompagna il visitatore attraverso alcuni dei fondamenti della fede cristiana.

“È un’opera di grande importanza non solo dal punto di vista artistico, ma anche religioso: offre una vera e propria catechesi che intreccia la vita di Maria, quella di Cristo e quella di San Nicola in un unico discorso, aiutandoci a comprendere i fondamenti della nostra fede”.

Per la comunità religiosa, la riapertura assume quindi un significato ulteriore: tornare ad accedere alCappellone di San Nicolasignifica anche poter riprendere pienamente la dimensione della preghiera davanti alla memoria del Santo.

“Siamo particolarmente felici che si possa tornare qui anche a pregare. Le persone sono abituate a fermarsi nel Cappellone per chiedere l’aiuto di San Nicola, e il fatto di poter ricominciare a farlo è una bellissima notizia per tutti noi”.

Silvia Luconi: “Un valore culturale altissimo”

Anche il sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionaleSilvia Luconiha evidenziato il valore artistico e culturale del Cappellone.

“Il Cappellone Giottesco è un simbolo non solo per la città di Tolentino, per il convento degli Agostiniani e per la nostra comunità, ma rappresenta un valore culturale altissimo per l’intera Regione Marche e non solo”, ha ribadito.

Luconi ha ricordato anche l’esperienza vissuta durante i lavori di restauro, quando ha avuto modo di osservare da vicino gli affreschi.

“Ho avuto il piacere di poter vedere e, quasi anche ‘toccare’ da vicino la bellezza degli affreschi nel momento dei restauri: è uno spettacolo che definirei commovente”.

La riapertura permette ora di tornare a valorizzare questo patrimonio attraverso la presenza di fedeli, turisti, studiosi, critici e appassionati d’arte.

Il Cappellone di San Nicola e il grande ciclo di affreschi trecenteschi

IlCappellone di San Nicoladeve la propria fama soprattutto al grande ciclo di affreschi di scuola giottesco-riminese che ricopre le pareti e la volta a crociera.

Il ciclo pittorico fu realizzato nel terzo decennio del Trecento ed è attribuito, secondo le più recenti proposte critiche, a maestranze riminesi guidate daPietro da Rimini. Si tratta di uno dei cicli pittorici più vasti e meglio conservati dei primi anni del Trecento.

Il nome “Cappellone di San Nicola” è attestato almeno dal Settecento e richiama direttamente la figura del Santo, nato a Sant’Angelo in Pontano nel 1245 e morto a Tolentino nel 1305.

L’ambiente occupa il primo grande spazio dell’ala più antica del convento agostiniano e si trova tra il coro della chiesa e la sacrestia seicentesca. In origine l’ambiente era destinato a sala del capitolo.

La decorazione pittorica segue un articolato programma iconografico. Nei quattro spicchi della volta sono rappresentati gli Evangelisti insieme ai Dottori della Chiesa. Sulle pareti si sviluppano invece le storie della Vergine, di Cristo e, nell’ordine inferiore, quelle dedicate a San Nicola.

In corrispondenza dell’altare è collocata la Crocifissione, elemento centrale di un racconto pittorico che unisce la dimensione biblica, cristologica e agiografica.

L’arca di San Nicola e la storia della sepoltura del Santo

Al centro del Cappellone si trova l’arca lapidea sormontata dalla statua policroma di San Nicola.

L’arca fu commissionata nel 1474 dal giureconsulto romanoPietro Millinicon l’intento di custodire le spoglie del Santo. Il corpo di San Nicola, tuttavia, non venne collocato all’interno dell’arca.

I resti del Santo erano stati infatti oggetto di un tentativo di trafugamento e vennero successivamente deposti a circa un metro e mezzo di profondità, in uno spazio ricavato tra due antichi muri di pietra.

L’arca venne quindi lasciata nel punto nel quale il corpo era stato originariamente sepolto.

Il manufatto è attribuito, per il progetto e per la parziale realizzazione, allo scultore fiesolanoFrancesco di Simone Ferrucci. La statua di San Nicola è invece riconducibile, sul piano stilistico, alla produzione diNiccolò di Giovannidella seconda metà del Quattrocento.

La presenza della tomba e la devozione legata alla figura del Santo hanno contribuito nei secoli a rendere il Cappellone un importante luogo di culto e una meta di pellegrinaggio.

San Nicola, la devozione e i pellegrinaggi a Tolentino

Dopo la canonizzazione, il Cappellone divenne un punto di riferimento per la devozione a San Nicola e per i pellegrini che arrivavano a Tolentino per pregare davanti alla tomba del Santo.

Nel 1462 fu eretto un altare, mentre già nel 1400 papaBonifacio IXaveva concesso l’indulgenza plenaria ai visitatori nella domenica successiva alla festa di San Nicola, il 10 settembre.

La storia religiosa del luogo si intreccia così con quella artistica. Nei secoli il Cappellone è diventato non soltanto uno spazio destinato al culto, ma anche una testimonianza della cultura figurativa medievale e della capacità degli artisti del Trecento di trasformare le pareti di un edificio religioso in un grande racconto per immagini.

Il restauro del Cappellone dopo il sisma del 2016

Il terremoto del 2016 ha provocato danni in diversi ambienti della Basilica di San Nicola e nelle cappelle laterali, rendendo necessario un programma complessivo di recupero e consolidamento.

Il progetto di intervento sulla Basilica è stato approvato per un importo di circa4,5 milioni di euro, finanziati con fondi destinati alla ricostruzione post-sisma 2016.

Il cantiere complessivo è stato avviato nell’aprile 2024 e ha previsto una serie di interventi progressivi finalizzati alla restituzione degli spazi alla comunità.

Sono già stati completati i lavori sulla facciata, sul campanile, sulla copertura e sulla Cappella del Santissimo Sacramento. Sono invece in fase di ultimazione gli interventi che riguardano l’abside.

La riapertura delCappellone di San Nicolacostituisce dunque una tappa importante di questo percorso, ma non rappresenta la conclusione dell’intero programma di recupero della Basilica.

Un patrimonio restituito alla comunità di Tolentino

Il ritorno alla fruizione delCappellone di San Nicolaassume un significato che va oltre la semplice conclusione di un intervento di restauro.

Per circa dieci anni questo straordinario ambiente è rimasto chiuso, mentre il terremoto aveva reso ancora più evidente la necessità di tutelare e recuperare un patrimonio che appartiene non soltanto a Tolentino, ma all’intero territorio marchigiano.

Oggi il Cappellone torna invece a essere uno spazio vivo: luogo di preghiera per i fedeli, destinazione per i pellegrini, patrimonio da conoscere per i turisti e straordinaria testimonianza artistica per studiosi e appassionati.

Dopo la riapertura, l’attenzione si sposta ora sulla prosecuzione degli interventi negli altri ambienti della Basilica. L’obiettivo è restituire progressivamente alla comunità l’intero complesso, recuperando non solo gli spazi danneggiati dal sisma, ma anche la piena fruibilità di un luogo che da secoli rappresenta una parte essenziale della storia di Tolentino.

IlCappellone di San Nicola, con i suoi affreschi trecenteschi, la tomba del Santo e la sua profonda tradizione religiosa, torna così al centro della vita della città. Una riapertura che unisce arte, fede, memoria e ricostruzione e che restituisce a Tolentino uno dei suoi luoghi più preziosi.

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