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Russia, Peskov: le condizioni per la pace in Ucraina non sono cambiate

Russia, Peskov: le condizioni per la pace in Ucraina non sono cambiate– Le condizioni dellaRussia per porre fine alla guerra in Ucraina non sono cambiate. A ribadirlo è stato il portavoce del CremlinoDmitry Peskov, secondo il quale le richieste avanzate da Mosca per arrivare alla fine del conflitto restano sostanzialmente quelle formulate dal presidente Vladimir Putin nel 2024.

La dichiarazione arriva in una fase particolarmente delicata per i tentativi diplomatici di arrivare a una soluzione del conflitto. Negli ultimi giorni sono infatti proseguiti i contatti tra gli Stati Uniti, la Russia e l’Ucraina, senza tuttavia produrre finora una svolta decisiva. Il 5 settembre Putin ha incontrato a Mosca gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner per discutere possibili soluzioni alla guerra, ma dai colloqui non è emerso un accordo concreto.

Russia, le condizioni per la pace in Ucraina

Secondo quanto riferito da Peskov, la posizione dellaRussiaresta ancorata alle proposte già presentate nel 2024. Il portavoce del Cremlino ha spiegato che le condizioni per fermare i combattimenti sono note e che, dal punto di vista di Mosca, non hanno subito modifiche sostanziali.

Il riferimento è soprattutto alle richieste formulate da Putin il 14 giugno 2024. In quell’occasione il presidente russo aveva indicato come condizione per l’avvio di un cessate il fuoco il ritiro delle forze ucraine dalle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, nelle loro estensioni amministrative, oltre alla rinuncia ufficiale di Kiev all’adesione alla NATO.

La Russia considera questi elementi parte di un più ampio quadro di sicurezza che, secondo il Cremlino, dovrebbe essere alla base di un accordo definitivo. Nel corso del tempo Mosca ha inoltre collegato il possibile accordo a questioni come la neutralità dell’Ucraina, il suo status non nucleare e la rimozione delle sanzioni occidentali nei confronti della Russia.

Il governo ucraino ha invece respinto queste condizioni, considerate incompatibili con la propria sovranità e con l’integrità territoriale del Paese.

Peskov: “Le condizioni non sono cambiate”

Il messaggio arrivato oggi da Mosca è dunque quello della continuità.

Peskov ha sottolineato chele condizioni della Russia per la pace non sono cambiaterispetto a quelle già annunciate da Putin. L’unico elemento che, secondo il portavoce del Cremlino, sarebbe mutato riguarda la situazione militare sul terreno.

“La situazione sul terreno è molto peggiorata per Kiev”, è la valutazione attribuita a Peskov.

Si tratta di un’affermazione che riflette la lettura del conflitto proposta dal Cremlino e che va quindi considerata come una valutazione della parte russa. Sul campo, intanto, continuano gli attacchi e le operazioni militari, mentre le iniziative diplomatiche cercano di individuare uno spazio di compromesso tra posizioni ancora molto distanti.

Proprio nelle ultime settimane gli Stati Uniti hanno intensificato i contatti con Mosca e Kiev. Gli inviati di Donald Trump hanno incontrato Putin a Mosca e successivamente si sono recati a Kiev. Le discussioni sono state definite costruttive, ma senza una svolta capace di avvicinare concretamente le parti a un accordo di pace.

Guerra in Ucraina, nessuna svolta nei negoziati

La conferma delle condizioni russe arriva quindi mentre resta aperto il problema principale dei negoziati: la distanza tra le richieste di Mosca e quelle di Kiev.

Da una parte, laRussiacontinua a considerare il controllo sui territori rivendicati e la questione dell’adesione dell’Ucraina alla NATO elementi fondamentali per una soluzione del conflitto. Dall’altra, l’Ucraina continua a respingere l’idea di dover rinunciare ai territori occupati e rivendica garanzie di sicurezza in grado di impedire una nuova aggressione.

Il nodo territoriale rimane pertanto uno dei principali ostacoli sulla strada della pace.

La Russia rivendica infatti quattro regioni ucraine – Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson – che Mosca ha dichiarato unilateralmente annesse nel 2022, pur non controllandone integralmente il territorio. Nel 2024 Putin aveva chiesto il ritiro delle forze ucraine dalle aree rivendicate come condizione per fermare le operazioni militari.

La questione della NATO rappresenta l’altro grande punto di frizione. Mosca vuole che Kiev rinunci formalmente all’obiettivo di entrare nell’Alleanza Atlantica, mentre l’Ucraina considera le proprie scelte in materia di sicurezza e alleanze una prerogativa nazionale.

Mosca mantiene la linea mentre proseguono i contatti diplomatici

La posizione ribadita da Peskov sembra quindi indicare cheMosca non intende modificare unilateralmente la propria piattaforma negoziale.

Il fatto che i contatti diplomatici siano proseguiti non significa infatti che le parti abbiano già trovato un’intesa. Gli incontri tra rappresentanti russi, ucraini e statunitensi mostrano piuttosto la volontà di mantenere aperto un canale negoziale nonostante le profonde divergenze.

Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha continuato a sostenere la necessità di un percorso diplomatico, pur ribadendo le proprie condizioni. Il 10 settembre ha inoltre affermato che non ci saranno nuovi colloqui trilaterali prima delle elezioni parlamentari russe del 20 settembre, mentre i contatti tra i negoziatori ucraini e statunitensi proseguono.

Il quadro resta dunque caratterizzato da una combinazione di diplomazia e conflitto. Mentre sul terreno continuano gli attacchi, i canali diplomatici rimangono aperti nel tentativo di trovare una formula che possa essere accettata da entrambe le parti.

Pace in Ucraina, il nodo resta nelle condizioni di Mosca

La dichiarazione di Peskov conferma, in sostanza, chela Russia considera ancora valide le condizioni presentate da Putin nel 2024.

Il problema è che quelle condizioni rappresentano proprio alcuni dei punti che Kiev considera più difficili da accettare.

Per questo la possibilità di arrivare a una pace in Ucraina rimane legata alla capacità dei negoziatori di trovare un compromesso sui territori, sulle garanzie di sicurezza e sul futuro rapporto tra Kiev, Mosca e le organizzazioni occidentali.

La situazione sul campo continua inoltre a influenzare pesantemente il tavolo diplomatico. Mosca sostiene che il quadro militare sia diventato più favorevole alla Russia e che la posizione ucraina sia peggiorata. Kiev, al contrario, continua a rivendicare la propria capacità di resistenza e a chiedere agli alleati un sostegno militare e politico adeguato.

In questo contesto, la dichiarazione di Peskov assume un significato preciso:per la Russia non è ancora arrivato il momento di modificare le richieste fondamentali poste alla base della propria proposta negoziale.

La guerra in Ucraina entra così in una nuova fase diplomatica senza che sia ancora visibile una soluzione condivisa. Gli Stati Uniti continuano a cercare un percorso negoziale, mentre Mosca mantiene ferme le proprie richieste e Kiev insiste sulla necessità di non trasformare la pace in una rinuncia alla propria sovranità territoriale.

Il futuro dei negoziati dipenderà quindi dalla possibilità di ridurre questa distanza.

Per ora, però, il messaggio del Cremlino è chiaro:le condizioni della Russia per porre fine alla guerra in Ucraina, secondo quanto affermato da Peskov, non sono cambiate.

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