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Cappella Bardi, torna alla luce il Giotto delle Storie di San Francesco

Cappella Bardi, torna alla luce il Giotto delle Storie di San Francesco– Dopo quattro anni di studi, indagini scientifiche e interventi di conservazione, laCappella Bardinella Basilica di Santa Crocetorna a mostrare con maggiore chiarezza la forza delleStorie di San Francesco di Giotto. Il grande ciclo pittorico del primo Trecento è stato restituito alla vista dei visitatori grazie a un importante progetto di restauro promosso dall’Opera di Santa Croceinsieme all’Opificio delle Pietre Dure, con il sostegno del Ministero della Cultura, della Fondazione CR Firenze, di ARPAI e di numerosi donatori privati.

Il risultato non riguarda soltanto la conservazione materiale degli affreschi. Il restauro dellaCappella Bardipermette infatti di comprendere meglio la straordinaria invenzione figurativa e spaziale di Giotto, mettendo in evidenza la ricchezza espressiva delle pitture e il rapporto innovativo tra lo spazio dipinto e quello reale della cappella.

La presentazione dell’intervento ha riunito rappresentanti delle istituzioni, della cultura e degli enti che hanno contribuito al progetto: Alessandro Tortorella, direttore del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, Irene Sanesi, presidente dell’Opera di Santa Croce, Giovanni Bettarini, assessore alla Cultura del Comune di Firenze, Emanuela Daffra, soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, padre Franco Buonamano, rettore della Basilica, Carlo Sisi, membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione CR Firenze, e Dominique Marzotto, presidente di ARPAI.

Cappella Bardi, quattro anni di restauro per riscoprire Giotto

Il progetto ha consentito di affrontare contemporaneamente le problematiche conservative e lo studio dell’immagine. Le attività di ricerca, diagnostica, documentazione e restauro sono procedute parallelamente per quattro anni, con l’obiettivo di mettere in sicurezza le pitture e restituire una lettura più coerente possibile del ciclo.

Le pareti della Cappella Bardi presentavano diverse criticità: fratture, zone a rischio di caduta dell’intonaco, sollevamenti della pellicola pittorica e fenomeni di degrado legati anche alla presenza diffusa di sali solubili.

Gli interventi hanno permesso di consolidare le parti più fragili, ridurre i fenomeni di degrado, rimuovere depositi e materiali alterati e sostituire numerose vecchie stuccature sintetiche, risalenti a precedenti interventi, con materiali maggiormente compatibili con gli intonaci originali.

Ma il restauro dellaCappella Bardiha avuto anche un’altra sfida: restituire leggibilità a un’opera segnata da una lunga e complessa storia conservativa.

Le Storie di San Francesco e la rivoluzione dello spazio

Le sei scene dellaCappella Bardiraccontano alcuni momenti fondamentali della vita di San Francesco e fanno riferimento allaLegenda maiordi Bonaventura da Bagnoregio, nella quale il santo viene presentato comealter Christus.

Il ciclo comprende laRinuncia ai beni paterni, l’Approvazione della Regola, l’Apparizione al Capitolo di Arles, laProva del fuoco davanti al Sultano, laMorte di San Francescoe l’Apparizione a frate Agostino e al vescovo Guido.

A emergere con particolare evidenza dopo il restauro è la concezione dello spazio elaborata da Giotto. Le singole scene sono unite da una monumentale architettura dipinta che si sovrappone idealmente a quella reale della cappella, trasformandola in una sorta di grande ciborio.

All’interno di questa struttura illusionistica, gli episodi vengono rappresentati prevalentemente in ambienti chiusi, costruiti frontalmente come grandi spazi aperti verso lo spettatore. Le architetture diventano così un elemento fondamentale per organizzare la disposizione dei personaggi e guidare lo sguardo.

Anche nelle scene ambientate all’esterno, come laRinuncia ai beni paterni, l’architettura mantiene un ruolo centrale nella costruzione dello spazio narrativo.

Giotto e la squadra di artisti nella Cappella Bardi

Uno degli aspetti messi maggiormente in evidenza dal restauro riguarda il rapporto tra Giotto e gli altri pittori impegnati nel cantiere.

È noto che, nella fase matura della sua carriera, Giotto lavorasse con una squadra di artisti sotto il proprio coordinamento. Le nuove indagini rendono oggi più leggibili alcune differenze tecniche e stilistiche presenti nelle pitture dellaCappella Bardi.

Il ciclo diventa così anche una testimonianza dell’organizzazione della bottega e di un momento di sperimentazione destinato a influenzare gli sviluppi della pittura nei decenni successivi.

Il restauro della Cappella Bardi ha inoltre evidenziato la capacità di Giotto di adattare le tecniche pittoriche alle proprie esigenze espressive e operative. La base dell’opera è costituita dall’affresco, ma l’artista fece ampio ricorso anche a tecniche a secco. Questa scelta permetteva di utilizzare una gamma più ampia di pigmenti, modificare gli effetti cromatici e spaziali e gestire con maggiore flessibilità i tempi del cantiere.

Dalla scoperta ottocentesca al restauro contemporaneo

Le immagini oggi restituite al pubblico raccontano anche le vicende conservative attraversate dagli affreschi nel corso dei secoli.

Il ciclo fu ricoperto da unascialbatura a calcenei primi decenni del Settecento e venne riscoperto nel 1851. Successivamente fu interessato dal restauro diGaetano Bianchie, tra il 1957 e il 1959, dall’intervento diLeonetto Tintori, realizzato sotto la guida del soprintendenteUgo Procacci.

Ogni intervento ha lasciato una traccia nella storia della conservazione della Cappella Bardi. Per questo l’attuale restauro non ha puntato a cancellare le vicende attraversate dall’opera, ma a renderle compatibili con una nuova e più chiara lettura del ciclo.

Particolare attenzione è stata riservata alle lacune. Le grandi mancanze, le numerose piccole perdite della superficie pittorica – circa cinquemila – e le diffuse abrasioni sono state affrontate attraverso sistemi differenziati di integrazione, sempre riconoscibili.

L’obiettivo è stato quello di ricostruire, dove possibile, la continuità del racconto figurativo senza nascondere le tracce della storia conservativa dell’opera.

La mappatura digitale rivela il progetto dello spazio di Giotto

Uno degli elementi più interessanti del progetto riguarda la documentazione delle strutture architettoniche dipinte.

La complessa costruzione dello spazio ideata da Giotto è stata studiata attraverso la mappatura digitale delle incisioni e delle linee preparatorie presenti sull’intonaco. Per realizzare queste geometrie venivano utilizzate anche corde imbevute di colore e battute sulla superficie.

Per la prima volta questi elementi sono stati mappati digitalmente nel loro insieme. Il risultato permette di seguire più da vicino il processo di progettazione dello spazio pittorico e di comprendere quanto fosse accurata la costruzione dell’architettura illusionistica.

È proprio questa invenzione spaziale a rappresentare uno dei tratti più rivoluzionari della pittura giottesca: la superficie della parete non è più soltanto il luogo sul quale vengono dipinte le figure, ma diventa uno spazio capace di dialogare con l’architettura reale.

Un restauro di squadra per un capolavoro di Firenze

La soprintendente dell’Opificio delle Pietre DureEmanuela Daffraha definito quello della Cappella Bardi un restauro necessario e complesso, sottolineando come il progetto sia stato possibile grazie a un autentico lavoro di squadra.

Accanto agli specialisti dell’Opificio e agli operatori del cantiere, sono stati coinvolti istituti impegnati nella diagnostica e nella documentazione, il comitato scientifico, la proprietà e i finanziatori.

Anche la presidente dell’Opera di Santa CroceIrene Sanesiha sottolineato il particolare significato dell’intervento, realizzato proprio nel 2026, anno nel quale ricorre l’ottavo centenario della morte diSan Francesco d’Assisi.

Il restauro è stato sostenuto anche attraverso la campagnaGiving4 Giotto, che ha coinvolto persone e sostenitori da diverse parti del mondo. Fondazione CR Firenze ha inoltre promosso il progetto“A tu per tu con Giotto”, consentendo a oltre 2.500 fiorentini di osservare gratuitamente il ciclo pittorico dai ponteggi durante i lavori.

La Cappella Bardi restituita al mondo nell’anno di San Francesco

Per il rettore della Basilica di Santa Croce, padreFranco Buonamano, il ritorno alla piena leggibilità delle Storie di San Francesco assume un significato particolare nell’anno dell’ottavo centenario della morte del santo.

Le immagini raccontano infatti valori che continuano a parlare al presente: fraternità, accoglienza, prossimità, condivisione e attenzione alle persone più fragili.

Anche per il Comune di Firenze, come ha sottolineato l’assessore alla CulturaGiovanni Bettarini, la restituzione della Cappella Bardi significa riconsegnare alla città e al mondo una delle pagine più alte della storia dell’arte. Giotto rappresenta infatti una parte fondamentale dell’identità culturale fiorentina e della rivoluzione che trasformò il linguaggio della pittura.

PerDominique Marzotto, presidente di ARPAI, il restauro rappresenta infine un messaggio che supera i confini di Firenze e dell’Italia: l’arte non è soltanto qualcosa da ammirare, ma un patrimonio da proteggere, conservare e trasmettere alle generazioni future.

LaCappella Barditorna così protagonista nel cuore di Santa Croce. Il restauro non restituisce semplicemente un’immagine più pulita degli affreschi di Giotto, ma consente di comprenderne meglio la complessità, la forza narrativa e la straordinaria modernità della concezione dello spazio. Un capolavoro nato dal genio di Giotto e dal lavoro di una squadra di artisti, oggi nuovamente leggibile attraverso gli strumenti della ricerca e della conservazione contemporanea.

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