
Inflazione e consumi, gli italiani tagliano le spese: aumentano cibo e salute, diminuisce il tempo libero
Inflazione e consumi, gli italiani tagliano le spese: aumentano cibo e salute, diminuisce il tempo libero– L’inflazione continua a pesare sui consumi degli italianie la crescita dei prezzi, unita a redditi che non sempre riescono a tenere il passo, sta modificando profondamente le abitudini delle famiglie. Negli ultimi tre anni il bilancio domestico è diventato per molti italiani un esercizio quotidiano di selezione delle priorità: aumentano le spese considerate indispensabili, mentre vengono ridimensionate o rinviate quelle ritenute meno urgenti.
A delineare questo scenario è una recenteindagine sui consumi degli italiani realizzata da Altroconsumonell’agosto 2026, che ha coinvolto1.230 persone tra i 18 e i 74 anniiscritte alla piattaforma Qualify. Il campione è stato ponderato per sesso, età, area geografica e titolo di studio, con l’obiettivo di riflettere la distribuzione della popolazione italiana. I risultati dell’indagine sono stati ripresi anche dalRapporto Coop 2026.
Inflazione e consumi, le famiglie cambiano le proprie priorità
Il dato più significativo riguarda la trasformazione delle priorità di spesa. L’inflazione e i consumisono ormai strettamente collegati e l’aumento dei prezzi sta spingendo molte famiglie a concentrare le risorse disponibili sui beni e sui servizi considerati essenziali.
Negli ultimi tre anni sono aumentate soprattutto le spese percibo e salute, due voci difficilmente comprimibili nel bilancio familiare. Al contrario, sono diminuite le uscite legate al tempo libero fuori casa, come ristoranti, bar, eventi e spettacoli.
Si tratta di una modifica che non riguarda soltanto la quantità di denaro destinata alle diverse categorie, ma anche il modo in cui gli italiani valutano gli acquisti. Prima di spendere, molte persone sembrano prestare maggiore attenzione alla reale necessità della spesa, confrontando prezzi e alternative e rinunciando più facilmente a ciò che non viene considerato prioritario.
La società dei consumi, dunque, sembra attraversare una fase di trasformazione. L’acquisto non è più necessariamente associato alla disponibilità immediata di una determinata somma, ma viene inserito all’interno di una valutazione più ampia delle risorse familiari.

Cibo e salute, le spese che resistono
Tra le voci che continuano a mantenere un peso importantenei consumi ci sono quelle relative all’alimentazione e alla salute. Il motivo è evidente: si tratta di esigenze difficilmente rinviabili, anche quando il potere d’acquisto delle famiglie diminuisce.
La spesa alimentare, tuttavia, risente direttamente dell’aumento dei prezzi. Fare la spesa al supermercato può incidere in misura significativa sul bilancio mensile e costringe molte famiglie a prestare maggiore attenzione alle proprie scelte.
Il capitolo della salute presenta un ulteriore elemento di difficoltà. I tempi di attesa della sanità pubblica possono spingere alcuni cittadini a rivolgersi al settore privato quando hanno necessità di effettuare rapidamente visite, esami o accertamenti. Una scelta che, in presenza di redditi limitati, può rappresentare un ulteriore peso economico.
Il risultato è una sorta di paradosso: proprio le spese che non possono essere facilmente eliminate continuano a crescere e finiscono per assorbire una quota maggiore delle risorse disponibili.
Ristoranti, bar e spettacoli: il tempo libero viene ridimensionato
A pagare maggiormente il prezzo della riduzione della capacità di spesa sono invece alcune attività legate al tempo libero.Ristoranti, bar, eventi e spettacolirientrano tra le spese che gli italiani hanno maggiormente ridimensionato negli ultimi tre anni.
Non significa necessariamente che queste attività siano state completamente abbandonate. Più spesso, secondo il quadro delineato dall’indagine, vengono effettuate con minore frequenza oppure diventano oggetto di una selezione più attenta.
Una cena al ristorante, una serata fuori o la partecipazione a un evento possono essere mantenute, ma vengono valutate alla luce del costo complessivo. In questo modo anche il tempo libero entra nella logica della pianificazione della spesa.
Il cambiamento potrebbe avere conseguenze anche sul modo di vivere le relazioni sociali. Se uscire diventa più costoso, alcune occasioni di incontro possono essere trasferite in contesti meno onerosi, come la casa o gli spazi pubblici gratuiti.
Casa, auto e ristrutturazioni: i grandi progetti vengono rinviati
L’impatto dell’inflazione sui consumiemerge con particolare evidenza quando si prendono in considerazione le spese straordinarie. Negli ultimi tre anni molti italiani avevano programmato interventi importanti, come l’acquisto di una casa, di un’automobile o la ristrutturazione dell’abitazione.
In numerosi casi, però, questi progetti sono stati rinviati oppure cancellati per motivi economici.
Particolarmente significativo è il dato relativo alla casa. Tra gli italiani che avevano programmato di acquistare un’abitazione,il 71% ha rinunciato a causa dei prezzi troppo elevati, mentre il41% indica come motivazione la minore disponibilità economica.
Numeri che mostrano quanto l’aumento dei prezzi possa incidere non soltanto sulle spese quotidiane, ma anche sulle decisioni che riguardano il futuro. Acquistare una casa richiede infatti un impegno economico molto maggiore rispetto alla normale gestione del bilancio familiare e l’incertezza sulle proprie disponibilità può rendere più prudente una decisione di questo tipo.
Anche l’acquisto dell’auto e gli interventi di ristrutturazione possono essere posticipati quando le famiglie preferiscono conservare una maggiore disponibilità economica per far fronte alle necessità correnti.
Acquisti più ponderati e maggiore attenzione alla sostenibilità
La riduzione dei consumi non sembra tradursi esclusivamente in rinunce. L’attuale situazione economica sta contribuendo anche a modificare il rapporto degli italiani con gli acquisti.
Spendere meno significa, in molti casi,comprare in modo più ponderato, interrogandosi sulla reale utilità di ciò che si sta acquistando. Il confronto tra prezzi, la ricerca delle offerte e una maggiore attenzione alla durata dei prodotti possono diventare strumenti per contenere le uscite.
A questa evoluzione economica si aggiunge una crescente attenzione alla sostenibilità. Ridurre gli acquisti superflui, utilizzare più a lungo gli oggetti e privilegiare prodotti considerati più durevoli possono infatti coincidere con la necessità di risparmiare e con una maggiore sensibilità ambientale.
Non si tratta quindi soltanto di una contrazione dei consumi, ma di un possibile cambiamento culturale. La disponibilità economica rimane naturalmente un fattore decisivo, ma le difficoltà degli ultimi anni sembrano avere spinto una parte dei consumatori verso un modello caratterizzato da maggiore cautela.
La società dei consumi di fronte a una nuova fase
Il quadro restituito dall’indagine suggerisce quindi una trasformazione delle abitudini degli italiani.Inflazione e consumirappresentano due aspetti di uno stesso fenomeno: quando i prezzi aumentano più rapidamente delle disponibilità economiche, le famiglie sono costrette a ridefinire le proprie priorità.
Cibo e salute rimangono al centro della spesa, mentre il tempo libero fuori casa viene ridimensionato. Le grandi decisioni economiche, come acquistare una casa o affrontare una ristrutturazione, vengono valutate con maggiore prudenza e, in alcuni casi, rinviate.
La conseguenza è un modello di consumo più selettivo, nel quale ogni acquisto viene sottoposto a una valutazione più attenta. La società dei consumi non scompare, ma cambia caratteristiche: meno acquisti impulsivi, maggiore attenzione al prezzo, più prudenza e una crescente ricerca di equilibrio tra necessità, disponibilità economica e sostenibilità.
L’indagine sui consumi degli italiani fotografa dunque una fase nella quale il portafoglio continua a condizionare le scelte quotidiane, ma allo stesso tempo contribuisce a modificare comportamenti e aspettative. Il modo di spendere degli italiani appare più prudente e ragionato, mentre la capacità di rinviare ciò che non è indispensabile diventa per molte famiglie una vera strategia di gestione del bilancio.
La società dei consumi è in crisi?
La congiuntura economica e il clima di incertezza che si respira a livello mondiale hanno spinto molti italiani a ripensare il proprio stile di vita basato sul consumismo. Infatti, anche se la causa principale della riduzione degli acquisti è la minore disponibilità economica, una quota non indifferente li ha ridotti per scelta personale motivata dalla volontà di evitare acquisti inutili e impulsivi (83%), di risparmiare per il futuro (63%), di comprare meno ma meglio (63%) e di stare più attenti all’ambiente e agli sprechi (38%). C’è anche un interessante 27% che preferisce fare esperienze invece di comprare prodotti.
La società dei consumi è sempre più messa in discussione, gli acquisti sono più ponderati e c’è più attenzione alla sostenibilità. Infatti, nove italiani su dieci confrontano prodotti e servizi prima di acquistare e otto su dieci comprano soprattutto quando hanno un bisogno pratico e preferiscono usare ciò che hanno piuttosto che sostituirlo di frequente. Non solo. L’81% degli italiani ha venduto, regalato o donato oggetti nel corso dell’ultimo anno e oltre due terzi ha fatto riparare almeno una volta un prodotto invece di comprarlo nuovo. Sembrano, però, in disuso le pratiche della sharing economy visto che la condivisione è poco praticata: nell’ultimo anno l’84% degli italiani non ha mai preso in prestito o noleggiato un prodotto invece di comprarlo e il 52% non ha mai condiviso o dato in prestito qualcosa.
Un orizzonte più sostenibile
Lo sguardo sul futuro conferma la messa in discussione della società dei consumi. Infatti, guardando ai prossimi cinque anni, gli italiani ritengono che gli acquisti saranno sempre più decisi in base all’utilità pratica e alla sostenibilità. Il ruolo dei consumi come strumento di espressione dell’identità personale o di riconoscibilità sociale appare destinato a rimanere stabile o addirittura a ridursi.
Più famiglia, meno movida
Le principali fonti di gratificazione personale sono legate alle relazioni e alle esperienze: stare con familiari e amici (55%), viaggiare (45%) e dedicarsi ai propri hobby (38%). Invece, la movida, cioè uscire in locali, ristoranti e bar non è così gratificante visto che è in fondo alla classifica (9%).
Gli acquisti che soddisfano di più sono quelli di viaggi e vacanze (42%), seguiti da cibo, bevande (27%) e consumi culturali (26%).
Sono soprattutto le esperienze vissute, la famiglia, gli hobby e gli interessi personali a definire l’identità degli italiani.
Il lavoro e, ancora di più, ciò che si possiede o ci si può permettere hanno un peso minore nel modo in cui le persone descrivono sé stesse. Anche la dimensione religiosa e spirituale appare poco centrale: solo un italiano su dieci la considera un elemento fondamentale della propria identità. Un quadro simile emerge quando si passa dall’immagine che abbiamo di noi stessi a quella che pensiamo di trasmettere agli altri.
Secondo gli italiani, a renderci riconoscibili sono soprattutto il modo in cui parliamo, le opinioni che esprimiamo e il nostro comportamento verso gli altri. Anche ciò che sappiamo e sappiamo fare contribuisce a definire la nostra posizione agli occhi degli altri. Quello che si possiede, l’abbigliamento e le possibilità di spesa sembrano avere un ruolo più marginale. Essere conta più di avere. Lo status sociale, almeno nella percezione degli italiani, non passa principalmente dalla professione o dall’esibizione di ciò che si possiede, ma dal modo di comportarsi, di esprimersi e dalle proprie conoscenze e capacità. Non conta tanto che lavoro fai, quali abiti indossi o che cosa puoi permetterti, quanto come ti poni nei confronti degli altri, cosa pensi e cosa sai fare.
Meno peso al prezzo, più attenzione all’affidabilità
Le scelte di acquisto degli italiani sono guidate per lo più dal rapporto qualità-prezzo, ma rispetto al 2017, questo aspetto appare meno importante, c’è più attenzione per le caratteristiche, le funzionalità e l’affidabilità dei prodotti. Gli italiani si rivolgono soprattutto alla marca che ritengono più affidabile per scegliere i dispositivi tecnologici e gli elettrodomestici. Per abbigliamento e calzature la scelta si basa su gusto personale e qualità, il prezzo passa in secondo piano.
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