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Cinquant’anni fa Poohlover, la svolta sociale della band

Cinquant’anni fa Poohlover, la svolta sociale della band

Nel 1976, esattamente cinquant’anni fa, i Pooh abbandonano le canzoni d’amore e le storie sentimentali e incidono un album che traccia una cesura netta con il passato. Se ‘Parsifal’ e ‘Un po’ del nostro tempo migliore’ si erano fatti apprezzare per la componente progressive, con alcune suite lunghe anche dieci minuti, e vengono considerati dai fan più assidui e da alcuni critici tra i migliori lavori del gruppo, con ‘Poohlover’ il cambiamento riguarda in parte le melodie e la musica, ma soprattutto i testi che, sorprendentemente per una band come i Pooh, si occupano di emarginati e di storie che non apparivano in primo piano o che erano trascurate, visto che non appartenevano al filone delle relazioni sentimentali.

Va ricordato che alcuni mesi prima il disco ‘Forse ancora poesia’ si era rivelato abbastanza evanescente, quasi un flop completo, anche se alcuni critici vi ravvisano ottimi brani e alcuni pezzi strumentali, come ‘Quinta stagione’, che andrebbero riconsiderati. Era il momento di dare una svolta alla carriera e di non rimanere nel limbo dei cantanti d’amore, come la critica poteva catalogare il gruppo per la maggioranza delle tematiche sviluppate negli anni precedenti.

Politicamente e socialmente era un momento delicato, visto che si ravvisava la crescita elettorale delle sinistre, che però non raggiunsero la maggioranza nel Paese. Nel contempo si registravano forti tensioni: si protestava e si rivendicavano diritti sociali e individuali da parte degli studenti, degli operai, degli intellettuali e di tanta gente impegnata politicamente.

Le canzoni del disco

La canzone ‘Il primo giorno di libertà’, che apre l’album, narra la vicenda di un uomo che esce di prigione e deve fare i conti con la nuova situazione. È un tema non proprio diffusissimo in generale, anche se va ricordato che la celebre ‘Pensiero’ raccontava la storia di un uomo accusato ingiustamente, arrestato e messo in prigione.

Tornando al disco, notevole è anche il pezzo ‘Gitano’: qui il protagonista è uno zingaro e viene raccontata la sua difficoltà a integrarsi nella società. ‘Tra la stazione e le stelle’ è la storia delicata di una prostituta e della sua solitudine. Arriviamo poi alla celebre ‘Pierre’, la storia di un omosessuale conosciuto, sembra, dal paroliere Valerio Negrini.

Ma ci sono altri angoli del disco che non vanno trascurati, come‘Padre del fuoco, padre del tuono, padre del nulla’, dove la chitarra di Dodi Battaglia vira verso lo psichedelico, con contaminazioni progressive. A proposito di progressive, il pezzo ‘Uno straniero venuto dal tempo’ ricorda atmosfere floydiane e non sfigurerebbe nella discografia dei grandi gruppi rock inglesi e americani. E dimostra quanto i Pooh fossero ancora interessati a sperimentare sul piano musicale. Il brano è costruito come un dialogo tra due voci, quelle di Roby Facchinetti e Dodi Battaglia, e introduce anche una riflessione sul rapporto tra l’uomo e la guerra.

La domanda «Quante armi hai?» riceve una risposta apparentemente semplice e spiazzante: «Non so cos’è». È un messaggio netto contro la logica delle armi e delle guerre, un tema che, purtroppo, mantiene una sorprendente attualità anche a cinquant’anni di distanza

Certo, la famosa ‘Linda’ è una canzone classica, d’amore e che dice poco a livello di testo. Ebbe un certo successo e fu incisa da Miguel Bosè, che divenne conosciuto anche grazie a questa versione in spagnolo. Servì durante l’estate a fare da traino al disco, che sarebbe uscito a settembre.

Altra perla dell’album è ‘Storia di una lacrima’, con il testo di Stefano D’Orazio. Si narra la storia di una lacrima scesa sul volto di una bimba, che raggiunge il cielo e da una nuvola torna sulla Terra, in una pozzanghera, esaudendo la sua aspirazione. Un tema che ricorda come non sempre i sogni si realizzino come vorremmo.

C’è poi la spiritosa ‘Fare sfare, dire indovinare’ che è una satira sui pettegolezzi dei media e dei giornali scandalistici, che prendevano di mira anche gli artisti.

Ultimo cenno a ‘Woodstock (Io ero il vento e quel giorno era là)’, la rievocazione dello storico avvenimento del 1969. Cosa è rimasto di quella spinta verso il cambiamento e il nuovo, di quella generazione? Forse poco, tanto che le città avevano ripreso le decine di migliaia di partecipanti a quell’evento, dice la canzone

La caratteristica del disco è che fu il primo autoprodotto dalla band, che probabilmente si sentì più libera di esprimersi come voleva musicalmente e di spaziare in campi che non fossero i soliti. Rimane la tradizione della forma canzone di alcuni minuti e non vi sono pezzi molto lunghi.

Cinquant’anni fa la svolta dei Pooh

La svolta di ‘Poohlover’ non passò inosservata alla critica. Il disco venne considerato un lavoro diverso rispetto a quelli precedenti, soprattutto per la scelta di affrontare temi sociali che fino a quel momento non erano abituali nel repertorio dei Pooh. Si parlava di emarginazione, prostituzione, omosessualità, detenzione e persino del mito di Woodstock. Una recensione dell’epoca sottolineava proprio come il gruppo avesse abbandonato parte della precedente vena sinfonico-crepuscolare per confrontarsi con argomenti più vicini alla realtà sociale di quegli anni. Ma la novità non consisteva soltanto nei temi.

I Pooh cercavano anche un modo diverso di comunicare, senza trasformarsi in un gruppo politico o in una formazione legata all’impegno militante. In quegli anni molti cantautori affrontavano direttamente la politica e le tensioni sociali, mentre i Pooh sceglievano una strada più personale: raccontare persone e situazioni di emarginazione attraverso storie concrete, affidandosi alla melodia e a un linguaggio immediato.

Era una scelta significativa. Parlare di discriminati significava comunque prendere posizione, anche senza pronunciare slogan politici. Ed è forse proprio questa la particolarità di Poohlover: il gruppo non rinuncia alla propria vocazione popolare, ma prova a utilizzarla per raccontare realtà che fino ad allora erano rimaste ai margini delle sue canzoni.

In ogni caso, il disco è una pietra miliare del percorso dei Pooh verso l’affermazione come band di primo piano nel panorama musicale. Per molti, la vera svolta musicale arriverà con ‘Boomerang’ e ‘Viva’, dove chitarre e distorsioni saranno più marcate ed evidenti, in una direzione sempre più orientata verso il pop/rock, che continuerà negli anni successivi è troverà il suo apice con l’ottimo disco live ‘Palasport’.

Roberto Guidotti

Albo Giornalisti Marche

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