
Electrolux e Beko, UNCEM Marche: “Il Fabrianese non può perdere industria, lavoro e futuro”
Electrolux e Beko, UNCEM Marche: “Il Fabrianese non può perdere industria, lavoro e futuro”– Due stabilimenti, pochi chilometri di distanza e una stessa domanda sul futuro industriale del territorio. La vicendaElectrolux di Cerreto d’Esi, con la conferma della chiusura dello stabilimento e il coinvolgimento di circa 170 lavoratori, e la crisi dello stabilimentoBeko di Melano, al centro di una nuova fase di mobilitazione, riportano al centro dell’attenzione la fragilità del sistema produttivo del Fabrianese.
PerUNCEM Marche, tuttavia, non si tratta soltanto di difendere singoli posti di lavoro. Le vertenze industriali riguardano infatti la tenuta complessiva di un territorio nel quale occupazione, indotto, consumi, servizi e popolazione sono strettamente collegati.
È in questo quadro cheUNCEM Marche sarà presente martedì 15 settembre a Cerreto d’Esi, alla manifestazione nazionale promossa dalle organizzazioni sindacali contro il piano Electrolux. La partecipazione dell’associazione vuole rappresentare un segnale di vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori e, allo stesso tempo, richiamare l’attenzione sulla dimensione territoriale della crisi.
Electrolux Cerreto d’Esi, UNCEM Marche in piazza
La manifestazione arriva dopo i due giorni di confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che non hanno modificato sostanzialmente il piano dell’azienda, che mantiene la previsione della chiusura dello stabilimento marchigiano e di1.450 esuberi complessivi in Italia.
Per UNCEM Marche, però, la vertenza Electrolux non può essere letta soltanto attraverso i numeri del piano industriale. La chiusura di uno stabilimento produce infatti conseguenze che vanno oltre i cancelli della fabbrica e coinvolgono famiglie, fornitori, attività commerciali e servizi.
Cerreto d’Esi e Fabriano appartengono allo stesso sistema territoriale e alla stessa Unione Montana dell’Esino Frasassi. La riduzione di una presenza industriale rischia quindi di avere ripercussioni sulla capacità dell’area di mantenere popolazione, competenze e prospettive occupazionali.
«Martedì saremo a Cerreto d’Esi perché la difesa del lavoro è anche una questione di tenuta territoriale – sottolineaGiuseppe Amici, presidente di UNCEM Marche–. Non sono in gioco soltanto 170 posti di lavoro. Quando una presenza industriale si riduce o scompare, vengono colpiti anche l’indotto, i consumi, le famiglie e, nel tempo, la capacità di mantenere servizi e popolazione. Le aree interne non possono essere considerate soltanto per ciò che rischiano di perdere, ma per ciò che sono ancora in grado di produrre».
Beko Melano, una nuova fase di mobilitazione
La situazione diBeko Melanorappresenta l’altro fronte della crisi industriale che interessa il territorio fabrianese. Lo stabilimento è stato interessato nei giorni scorsi da una nuova mobilitazione dei lavoratori, mentre il confronto istituzionale è atteso per il1° ottobre al MIMIT.
Per UNCEM Marche, la vicenda di Melano deve essere considerata all’interno di una riflessione più ampia sulla capacità del territorio di conservare la propria vocazione industriale.
La questione non riguarda soltanto il numero degli occupati attuali, ma anche la possibilità di garantire nel tempo continuità produttiva, investimenti e lavoro qualificato. Sono questi gli elementi che, secondo UNCEM Marche, possono consentire alle aree interne di mantenere la propria attrattività e contrastare i fenomeni di spopolamento.
Beko Comunanza, attenzione su produzione e investimenti
Il quadro comprende anche lo stabilimentoBeko di Comunanza, dove la situazione produttiva resta caratterizzata da volumi contenuti e da un ricorso significativo alla cassa integrazione.
A fronte di un piano di investimenti presentato dall’azienda circa un anno e mezzo fa, secondo UNCEM Marchegli investimenti finora risultano inferiori a quanto prospettato. Un elemento che alimenta le preoccupazioni sul futuro produttivo dello stabilimento.
Particolarmente significativo è l’andamento dell’attività nel mese di agosto:tra cassa integrazione e ferie, nello stabilimento di Comunanza si è lavorato complessivamente per una sola giornata.
Anche la situazione di Comunanza sarà tra i temi del confronto istituzionale previsto il1° ottobre al MIMIT, insieme alla vertenza Beko di Melano.
«Anche ciò che sta accadendo a Comunanza merita attenzione – aggiunge Amici –. Non possiamo limitarci a guardare al numero degli occupati o alla presenza formale di uno stabilimento. Dobbiamo guardare alla continuità produttiva, agli investimenti effettivamente realizzati e alla capacità degli impianti di generare lavoro nel tempo».
«Quando i volumi si riducono in modo così significativo e la cassa integrazione diventa uno strumento strutturale, il problema riguarda l’intero territorio. Per le aree interne mantenere una presenza industriale significa mantenere una parte della propria capacità economica, sociale e demografica».
Fabrianese, industria e lavoro sono una questione territoriale
Electrolux di Cerreto d’Esi, Beko Melano e Beko Comunanza sono realtà produttive e vertenze differenti, ma insistono su un territorio che, secondo UNCEM Marche, non può permettersi un progressivo arretramento della propria base industriale.
Il filo che unisce le diverse situazioni è quindi rappresentato dalla necessità di garantirecontinuità produttiva, investimenti e prospettive occupazionali.
«Non vogliamo sovrapporre vertenze differenti, ma sarebbe un errore non vedere il filo territoriale che le unisce – spiegaGiancarlo Sagramola, direttore di UNCEM Marche e presidente dell’Unione Montana dell’Esino Frasassi–. Cerreto d’Esi e Fabriano sono parte della stessa comunità territoriale e ciò che accade dentro uno stabilimento non resta confinato ai suoi cancelli».
«Quando diminuiscono lavoro e occupazione, si riduce anche la capacità di un territorio di trattenere giovani, famiglie e competenze. E lo stesso vale quando uno stabilimento continua formalmente a esistere, ma lavora a ritmi fortemente ridotti e gli investimenti procedono più lentamente rispetto alle aspettative».
Aree interne, il futuro passa anche dal lavoro
La dimensione industriale diventa così parte integrante delle politiche per learee interne. Il contrasto allo spopolamento non può infatti essere affidato esclusivamente al mantenimento dei servizi. È necessaria anche una base economica capace di generare reddito, occupazione e opportunità.
«La questione industriale è una questione di comunità – aggiunge Amici –. Difendere le aree interne significa anche difendere le condizioni che consentono alle persone di viverci e alle imprese di continuare a investire. Il lavoro è una di queste condizioni fondamentali».
Per questo motivo UNCEM Marche guarda con attenzione anche al confronto previsto il1° ottobre al MIMIT, dal quale l’associazione auspica possano emergere prospettive concrete per gli stabilimenti marchigiani e impegni sul fronte degli investimenti e della produzione.
La giornata del15 settembre a Cerreto d’Esirappresenta quindi per UNCEM Marche non soltanto un momento di solidarietà nei confronti dei lavoratori Electrolux, ma anche l’occasione per ribadire la necessità di una visione complessiva sul futuro industriale delFabrianesee, più in generale, delle aree interne marchigiane.
«La nostra presenza a Cerreto vuole essere una presenza territoriale – conclude Sagramola (in foto) –. Cerreto è una comunità dell’Unione Montana dell’Esino Frasassi, Fabriano è a pochi chilometri e ciò che accade in uno stabilimento produce conseguenze sull’intero territorio. Il futuro delle aree interne passa anche dalla capacità di mantenere un’economia produttiva, qualificata e capace di generare lavoro».
PerUNCEM Marche, dunque, la priorità resta quella di salvaguardare occupazione, continuità produttiva e patrimonio di competenze, accompagnando le singole vertenze con una riflessione più ampia sulle prospettive industriali ed economiche dell’area. Difendere il lavoro a Cerreto d’Esi e a Fabriano e mantenere condizioni produttive adeguate anche nello stabilimento di Comunanza significa infatti difendere la possibilità che queste comunità continuino a vivere, produrre e progettare il proprio futuro.
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