
Vannacci prima di Vannacci: come nasce un fenomeno politico
Vannacci prima di Vannacci: come nasce un fenomeno politico– “La propaganda è all’arte della democrazia ciò che la violenza è alla dittatura.” La frase attribuita a Noam Chomsky sulla propaganda e la democrazia è diventata nel tempo una chiave di lettura ricorrente per analizzare il rapporto tra comunicazione, consenso e potere. Ma nel caso diVannacci, prima ancora del personaggio politico e mediatico, vale la pena interrogarsi sul meccanismo che può trasformare una figura poco conosciuta dal grande pubblico in un fenomeno nazionale.
La regia non è necessariamente una stanza segreta, un burattinaio nell’ombra o un piano scritto nei minimi dettagli. Nella politica contemporanea può essere qualcosa di molto più sottile: una rete di persone, interessi, idee, relazioni e occasioni che, senza rispondere a un unico comando, finiscono per spingere nella stessa direzione.
Quando un personaggio fino a poco prima conosciuto soprattutto all’interno del proprio ambiente professionale diventa improvvisamente protagonista della scena pubblica, la domanda non dovrebbe essere soltanto: perché ha avuto successo? Bisognerebbe chiedersi anche chi abbia preparato il terreno, chi abbia amplificato il messaggio, chi lo abbia trasformato in un simbolo e, soprattutto, perché proprio quella figura sia riuscita a intercettare un bisogno già presente nella società.
Nel caso diRoberto Vannacci, la sua notorietà nazionale è esplosa nell’estate del 2023, dopo la pubblicazione del libroIl mondo al contrarioe le polemiche suscitate dai suoi contenuti. Il generale, già titolare di importanti incarichi nelle Forze armate, è così passato rapidamente da una notorietà limitata soprattutto agli ambienti militari a una presenza costante nel dibattito politico e mediatico.
Un libro, da solo, raramente crea un fenomeno politico. Può però diventare, come nel caso di Vannacci, il detonatore di qualcosa che era già pronto a esplodere.
Vannacci e il meccanismo della notorietà politica
Il meccanismo è semplice. Una persona esprime idee forti; quelle idee provocano una reazione; la reazione genera attenzione; l’attenzione costruisce notorietà; la notorietà trasforma l’autore in personaggio; il personaggio, infine, diventa il simbolo di una parte della società.
È un processo che nel caso diVannaccisi è sviluppato con particolare rapidità. Le discussioni attorno al suo libro, le reazioni politiche, le polemiche sui media e la forte circolazione dei contenuti sui social network hanno contribuito a portare il suo nome al centro dell’attenzione pubblica.
A quel punto anche l’attacco può diventare propaganda.
Chi lo critica ne aumenta la visibilità. Chi lo accusa di essere pericoloso può rafforzarne l’immagine di ribelle. Chi tenta di delegittimarlo può involontariamente alimentare il racconto secondo cui il sistema avrebbe paura di lui.
È il paradosso della politica spettacolare: più si combatte un simbolo, più lo si rende visibile.
Questo meccanismo, naturalmente, non riguarda soltantoVannacci. È una dinamica più generale della comunicazione politica contemporanea, nella quale il conflitto produce attenzione e l’attenzione può trasformarsi rapidamente in consenso, notorietà e riconoscibilità.
Ma esiste un livello ancora più profondo.
Le idee non nascono nel vuoto. Viaggiano attraverso libri, social network, gruppi politici, ambienti culturali e relazioni internazionali. Possono comparire contemporaneamente in Paesi diversi perché appartengono alla stessa corrente ideologica.
Questo, naturalmente, non dimostra l’esistenza di una regia straniera.
La somiglianza non è una prova di subordinazione.
Ma quando le convergenze diventano numerose, sistematiche e accompagnate da rapporti concreti, è legittimo porsi domande. Non accuse: domande.
Chi finanzia?
Chi organizza?
Chi comunica?
Chi amplifica?
Chi trae vantaggio?
Sono queste le domande che separano l’inchiesta dal complottismo.
Il complottismo ha già deciso la risposta. L’inchiesta, invece, accetta anche la possibilità di scoprire che il sospetto era infondato.
La propaganda nell’epoca dei social network
La vera novità della politica contemporanea, tuttavia, è che non serve più necessariamente un regista unico.
I social network possono produrre una macchina propagandistica senza che nessuno la governi interamente. Un messaggio provoca indignazione, l’indignazione genera condivisioni, le condivisioni aumentano la visibilità, la visibilità produce consenso.
Il sistema si autoalimenta.
Così una frase diventa una bandiera, un libro diventa un manifesto, un personaggio diventa un’identità.
Anche il fenomenoVannaccipuò essere osservato attraverso questa lente: non necessariamente come il risultato di un progetto coordinato da un unico centro, ma come l’interazione tra un messaggio capace di provocare reazioni, un pubblico già sensibile a determinati temi e un sistema mediatico e digitale che premia la contrapposizione.
La propaganda più efficace non dice sempre alle persone cosa pensare.
Dice loro a cosa pensare.
Sposta l’attenzione. Stabilisce il nemico. Costruisce il conflitto. Divide il mondo in “noi” e “loro”. E quando una società accetta questa semplificazione, la politica smette lentamente di essere confronto tra idee e diventa guerra tra identità.
Per questo la domanda decisiva non è soltanto: “Chi muove i fili?”.
È più scomoda:
Perché esiste un pubblico disposto a seguirli?
Vannacci e il pubblico che lo ha trasformato in simbolo
Perché una determinata narrazione trova terreno fertile? Perché alcune parole provocano entusiasmo e altre indifferenza? Perché una persona diventa improvvisamente il contenitore delle paure, delle rabbie e delle speranze di migliaia di individui?
Sono interrogativi che vanno oltre il singolo personaggio.
Il fenomenoVannaccipuò essere letto anche in questa prospettiva: non soltanto come la storia di un generale diventato autore e poi protagonista della politica, ma come il risultato dell’incontro tra una figura capace di suscitare forti reazioni e una parte del pubblico che cercava una rappresentazione delle proprie idee, del proprio disagio o della propria opposizione a determinate trasformazioni sociali e culturali.
La risposta porta molto più lontano del singolo personaggio.
Porta dentro una società che cerca rappresentazione, dentro un sistema politico che spesso non riesce più a intercettare il disagio e dentro un ecosistema mediatico che trasforma il conflitto in spettacolo.
La regia, allora, potrebbe non stare dietro le quinte.
Potrebbe essere già sul palcoscenico, distribuita tra tutti coloro che alimentano lo spettacolo.
Ed è questo l’aspetto più inquietante: non sempre qualcuno deve ordinare al pubblico cosa applaudire. A volte basta costruire una scena nella quale il pubblico abbia già deciso chi vuole vedere protagonista.
Perché la regia più potente non è quella di chi muove i fili, ma quella di chi riesce a far credere al pubblico di essere stato lui a scegliere lo spettacolo.
In definitiva, il fenomenoVannaccinon racconta soltanto l’ascesa di un uomo politico, ma anche il modo in cui una società, attraverso media e social network, può trasformare una voce controversa in uno specchio delle proprie inquietudini e delle proprie aspirazioni.
Carlo Di Stanislao
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