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Stato Italiano e Testimoni di Geova: Lirec organizza conferenza stampa alla Camera dei Deputati

Roma – Quasi mezzo secolo di attesa, una procedura mai arrivata a una conclusione e una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo destinata a riaprire una questione che sembrava ormai confinata agli archivi. È la vicenda della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, che torna al centro del dibattito istituzionale dopo la pronuncia della CEDU dell’11 giugno 2026, indicata come ECHR 153.

Il caso sarà discusso in una conferenza stampa organizzata da LIREC, il Centro Studi Coscienza e Libertà diretto dalla dottoressa Raffaella Di Marzio, chiamata a ricostruire le tappe di una vicenda iniziata nel 1977 e ad analizzare le possibili conseguenze della decisione di Strasburgo. La conferenza stampa si terrà il 2 ottobre nella Sala Stampa della Camera dei Deputati.

Al centro della controversia c’è l’intesa tra lo Stato e le confessioni religiose diverse dalla cattolica, prevista dall’articolo 8, terzo comma, della Costituzione. Un meccanismo attraverso il quale vengono disciplinati i rapporti tra una confessione e lo Stato italiano e che, nel caso dei Testimoni di Geova, non ha mai raggiunto l’ultimo passaggio legislativo. La storia comincia nel 1977, quando la Congregazione presenta la propria richiesta di regolamentazione dei rapporti con lo Stato attraverso un’intesa. Negli anni successivi il percorso prosegue con l’elaborazione di testi concordati e con diversi passaggi istituzionali.

Come ricostruito nel sito ufficiale dei Testimoni di Geova, alcuni degli accordi raggiunti sono arrivati anche alla firma da parte di tre Presidenti del Consiglio. Ma il passaggio decisivo, quello della trasformazione dell’intesa in legge attraverso l’approvazione parlamentare, non è mai arrivato a conclusione. È qui che si concentra una delle questioni più delicate sollevate dalla vicenda: che cosa accade quando una confessione religiosa avvia il procedimento previsto dalla Costituzione, raggiunge un accordo con il Governo, ma il percorso legislativo non si conclude?

Per i Testimoni di Geova, il problema non sarebbe soltanto quello di una procedura rimasta incompiuta, ma degli effetti concreti prodotti da questa situazione. L’assenza dell’intesa comporta infatti una differente posizione rispetto alle confessioni che hanno concluso questo percorso e possono beneficiare del relativo quadro normativo.

Testimoni di Geova e Corte Europea

Il contenzioso è quindi approdato davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Nella pronuncia dell’11 giugno 2026, secondo quanto evidenziato dagli organizzatori della conferenza stampa, Strasburgo ha riconosciuto una violazione del divieto di discriminazione in relazione alla libertà religiosa. La questione è stata esaminata attraverso il combinato disposto degli articoli 14 e 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, oltre che sotto il profilo patrimoniale richiamato dall’articolo 1 del Protocollo n. 1.

Il punto centrale della decisione riguarda dunque l’impossibilità di arrivare a un’intesa e le conseguenze che questa situazione avrebbe prodotto sul piano dei diritti e dell’accesso al sistema di finanziamento delle confessioni religiose. La Corte avrebbe inoltre riconosciuto somme a titolo di danno morale e per le spese legali sostenute dalla Congregazione. Ma il significato della pronuncia potrebbe andare oltre il singolo caso.

La vicenda riporta infatti al centro dell’attenzione il funzionamento del sistema italiano delle intese e, soprattutto, le procedure attraverso le quali lo Stato gestisce i rapporti con le confessioni religiose. Il tema non riguarda soltanto la Congregazione dei Testimoni di Geova. La domanda che emerge dal caso è più generale: quali garanzie deve avere una confessione religiosa che chiede di avviare e concludere un procedimento di intesa con lo Stato?

E ancora: quali devono essere i tempi, i criteri e le motivazioni di una decisione? E quali strumenti devono essere disponibili quando una procedura rimane bloccata per un periodo molto lungo? Sono interrogativi che la sentenza europea potrebbe contribuire a riportare nell’agenda istituzionale.

La conferenza stampa di LIREC partirà proprio da questi elementi: dalla ricostruzione dell’iter iniziato quasi cinquant’anni fa, passando per gli accordi elaborati e sottoscritti nel corso del tempo, fino alla decisione della CEDU.

La sentenza apre ora una nuova fase della vicenda. Resta da capire quali saranno le conseguenze concrete sul piano interno e se la pronuncia potrà portare a una revisione delle procedure che regolano i rapporti tra lo Stato e le confessioni prive di intesa.

Per i Testimoni di Geova, la questione è quella di un procedimento iniziato nel 1977 e mai arrivato a una conclusione definitiva. Questo nonostante tre governi avessero sottoscritto l’Intesa ( 2000, 2007, 2014). Dopo quasi cinquant’anni, una vicenda che sembrava essere soprattutto italiana ha così trovato una risposta anche sul piano europeo. Ora l’attenzione si sposta sulle conseguenze della sentenza e sulle eventuali iniziative che potranno seguirne.

È questo il punto di partenza della conferenza stampa: non soltanto raccontare una lunga battaglia giudiziaria e istituzionale, ma capire se la decisione di Strasburgo possa rappresentare un passaggio destinato a modificare il modo in cui, in Italia, vengono gestite le richieste di intesa tra lo Stato e le confessioni religiose.

Roberto Guidotti

Albo Giornalisti Marche

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