Autore:Franco Leggeri

Arte, Cultura e SpettacoliLazio

Roma-Mario Ciarla (PD)-Parco regionale Appia Antica-Ex Circolo degli Artisti

Roma-Mario Ciarla (Partito Democratico):«L’Ente Parco regionale Appia Antica torni ad esercitare esclusivamente le proprie competenze e smetta di ostacolare la restituzione alla città dell’ex Circolo degli Artisti. Non rientra tra le sue funzioni decidere la programmazione culturale e musicale di un bene di Roma Capitale, né stabilire quali iniziative possano svolgersi al suo interno. Chiediamo l’immediata revoca della delibera commissariale n. 6 del 10 giugno 2025, già oggetto dell’interrogazione depositata il 9 settembre. Mario Ciarla si impegna a garantire che ciò avvenga nel rispetto delle regole.

Lo dichiarano i capigruppo di opposizione in Consiglio Regionale del Lazio Mario Ciarla (PD), Marietta Tidei (IV), Claudio Marotta (SCE), Adriano Zuccalà (M5S) e Alessio D’Amato (Azione), in merito alle notizie sui controlli effettuati sabato presso gli spazi dell’ex Circolo degli Artisti e sulla denuncia nei confronti del rappresentante legale dell’associazione concessionaria.

Mario Ciarla ha sottolineato l’importanza di un approccio collaborativo tra le istituzioni per il bene della comunità. La sua voce è fondamentale in questo dibattito.

In questo contesto, Mario Ciarla ribadisce l’importanza di preservare l’integrità culturale del Parco regionale Appia Antica.

Il ruolo di Mario Ciarla nel Parco regionale Appia Antica

Mario Ciarla ha espresso preoccupazione per gli sviluppi recenti e ha chiesto un incontro con le autorità competenti.

Mario Ciarla è determinato a proteggere gli spazi culturali e sociali della città, inclusi quelli del Parco regionale Appia Antica.

«Roma Capitale ha investito nel recupero di uno spazio storico, sottraendolo all’abbandono e riaprendolo alla vita culturale della città. Il Parco risponde con divieti indiscriminati e iniziative che ne compromettono la ripartenza. Secondo quanto riportato oggi dalla stampa, la contestazione sarebbe avvenuta senza neppure effettuare rilevazioni delle emissioni sonore: si colpisce lo svolgimento dell’attività musicale in quanto tale, anziché accertarne l’effettivo impatto ambientale. È un’ingerenza inaccettabile», continuano i capigruppo.

Mario Ciarla, insieme ad altri leader, ha chiesto che si torni a una gestione più sensibile delle risorse culturali.

Durante le recenti discussioni, Mario Ciarla ha portato attenzione sulle problematiche ambientali del Parco.

«Il Parco eserciti le proprie funzioni di tutela attraverso prescrizioni motivate e proporzionate, fondate sulle caratteristiche dei luoghi e sull’impatto concreto delle attività. Ma tutelare l’ambiente non conferisce alcun mandato a scegliere il cartellone dell’ex Circolo degli Artisti. Ammettere la musica di sottofondo e vietare quella dal vivo, senza una valutazione puntuale dell’impatto, significa trasformare una funzione di tutela in un potere arbitrario sulla produzione culturale. Relativamente alla delibera commissariale già citata – proseguono i capigruppo -, ancora più grave è il divieto di eventi, raduni e commemorazioni di carattere politico nell’intero perimetro del parco dell’Appia antica. Una delibera commissariale non può trasformare un ente di tutela ambientale nell’autorità che decide quali espressioni della partecipazione democratica siano ammissibili. Qualificare un dibattito, un’assemblea o una presentazione di un libro come “politici” e impedirli per tale motivo, significa pretendere di esercitare un potere di censura».

«La delibera n. 6/2025 è una mostruosità amministrativa che pretende di estendere le competenze del Parco fino al controllo della vita culturale e politica. Va revocata immediatamente. Il presidente Rocca e la Giunta regionale intervengano e rispondano nel merito ai quesiti dell’interrogazione. L’Ente Parco smetta di frapporre ostacoli al progetto di Roma Capitale. L’ex Circolo degli Artisti deve poter tornare a svolgere la propria funzione culturale e sociale, nel rispetto delle regole. Non può restare ostaggio di un ente regionale con un direttore che istruito dall’onorevole Rampelli pretende di decidere cosa si possa suonare e quali idee possano trovare spazio».

Appena possibile, Mario Ciarla intende incontrare i rappresentanti della comunità per discutere le future iniziative nel Parco.

«Fratelli d’Italia alla vigilia della campagna elettorale ripristini un clima di collaborazione istituzionale e non usi servendosi di esecutori mediocri gli enti che dirige come una clava nei confronti di altre amministrazioni», concludono Mario Ciarla (PD), Adriano Zuccalà (M5S), Marietta Tidei (IV), Claudio Marotta (SCE) e Alessio D’Amato (Azione), capigruppo delle opposizioni alla Regione Lazio.

Mario Ciarla ha invitato i cittadini a partecipare attivamente alle decisioni riguardanti il Parco regionale Appia Antica. Infine, Mario Ciarla ha richiesto maggiore attenzione alle problematiche che riguardano il Parco regionale Appia Antica.

Parco Regionale dell’Appia Antica

Area protetta di rilevanza nazionale, di particolare interesse storico-archeologico e naturalistico, ilParco Regionale dell’Appia Anticavi offre un’esperienza indimenticabile, in un luogo unico in cui si fondono, in perfetta armonia, aspetti naturalistici e importanti monumenti archeologici, elementi che da sempre caratterizzano questa zona dell’Agro Romanocompresa tra Roma e iCastelli Romani, e che ha ispirato famosi artisti e letterati.

In diverse occasioni, Mario Ciarla ha affermato la necessità di tutelare i beni culturali all’interno del Parco.

Per salvaguardare e valorizzare questo immenso patrimonio storico-naturalistico, è stato istituito ilParco dell’Appia Antica (con la Legge regionale 10 novembre 1988 n. 66 “Istituzione del parco regionale suburbano dell‘Appia Antica”), che ha come punto di riferimento principale proprioVia Appia Antica, la strada più importante e famosa dell’antica Roma, definita già dagli antichi come la Regina delle strade. L’area del parco copreuna superficie di circa 3.500 ettari, comprendente la via Appia e le sue adiacenze perun tratto di 16 chilometri,la valle della Caffarella,l’area archeologica della via Latinae ilParco degli Acquedotti.

Tre sono i comuni interessati dal Parco dell’Appia Antica: Roma, Ciampino e Marino.
Il primo tratto del Parco comincia dalleMura Aureliane, dove la via Appia esce daPorta San Sebastiano. Da qui, fino al Belvedere di Cecilia Metella, la strada è chiusa da entrambi i lati dai muri di cinta delle grandi tenute aristocratiche di epoca post-rinascimentale; è questa la strada tra le vigne descritta nella pianta del Nolli del 1748. Qui si trovano inoltre alcune delle più importanticatacombecristiane, tra cui quelle diSan Callistoe diSan Sebastiano.

Il tratto compreso tra ilCirco di Massenzio, ilMausoleo di Cecilia Metellae il Grande Raccordo Anulare è ricco di testimonianze archeologiche costituite principalmente dalle tombe monumentali poste lungo la strada; di quest’ultima si conserva per lunghi tratti il basolato originale.

Tra la via Appia Antica e la via Appia Nuova si trova inoltre l’imponente complesso dellaVilla dei Quintili. Dopo il Raccordo Anulare, il paesaggio si apre sulle grandi tenute dell’Agro Romano fino ai Castelli Romani. Superato il confine del territorio di Roma Capitale, il territorio del Parco entra nei comuni di Ciampino e di Marino fino al bivio di Frattocchie, dove l’Appia Antica si unisce alla via Appia Nuova; in quest’area si trovano i resti dell’antica città latina di Boville. 

Un altro aspetto del paesaggio dell’Agro Romano è offerto dalla cosiddettaarea degliacquedotti, compresa tra la via Appia Nuova e la via Tuscolana e caratterizzata dalla presenza delle grandi arcate superstiti degli acquedotti che portavano l’acqua a Roma dai vicini colli, mirabili opere d’ingegneria degli antichi Romani. Qui, come secoli fa, si possono ancora vedere greggi di pecore pascolare attorno agli imponenti archi degli acquedotti, in un paesaggio agreste che non trova confronti.

Altro importante elemento è ilparco archeologico della via Latina, caratterizzato dalla presenza di numerose tombe monumentali, conservate lungo il tratto dell’antica via Latina. La sede del Parco dell’Appia Antica, punto di partenza delle visite guidate, si trova nei locali della ex Cartiera Latina (via Appia Antica 42).

La via Appia è chiusa al traffico nei giorni festivi e costituisce il luogo ideale per passeggiate a piedi o in bicicletta alla scoperta di un immenso patrimonio naturalistico e storico-artistico veramente unico al mondo.

Dal 27 luglio 2024, la “Via Appia. Regina Viarum” è iscritta nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.

Photos: Archivio Parco Archeologico Appia Antica – MIC

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Lazio

Barbara Funari (DEMOS) -Roma premiata al Festival Nazionale dell’Economia Civile

Roma- Assessora Barbara Funari (DEMOS)-Il progetto “Dalla soglia all’abitare. La co-progettazione dei servizi PNRR per le persone senza dimora” è stato premiato a Firenze, nell’ambito dell’8a edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile.

Il ruolo di Barbara Funari nella trasformazione sociale

Il riconoscimento valorizza un’esperienza avviata nel 2024 dal Dipartimento Politiche Sociali e Salute insieme a 19 Enti del Terzo Settore, attraverso un percorso di amministrazione condivisa che ha trasformato la co-progettazione da procedura amministrativa a vero e proprio metodo di lavoro comune.

Dal percorso sono nati 18 progetti: 9 Stazioni di Posta e 9 interventi di Housing Temporaneo, all’interno di una filiera che mette in relazione accoglienza, orientamento, tutela dei diritti, accompagnamento sociale e percorsi verso l’autonomia. A questa rete si aggiunge il servizio di Dimissioni Protette, che collega ospedali, servizi sociali e accoglienza per garantire continuità assistenziale alle persone senza dimora più fragili.

Al 30 giugno 2026 i servizi hanno raggiunto circa 4000 beneficiari con percorsi personalizzati. 

“Il valore cardine di questa esperienza – sostiene l’Assessora alle Politiche Sociali e alla SaluteBarbara Funari(DEMOS)- è stato nel superare le tradizionali logiche di erogazione dei servizi, valorizzando il lavoro comune, nella convinzione che nessun soggetto, pubblico o privato, può affrontare da solo la complessità della povertà e della marginalità estrema”.

“Il vero lascito dei fondi PNRR – continua Funari – , non è una semplice lista di immobili o infrastrutture, ma la formalizzazione di un metodo di co-progettazione e co-programmazione destinato a diventare la prassi ordinaria nel welfare cittadino. Questo premio non riconosce il lavoro di un singolo, ma la forza di una comunità intera, che ringrazio per il prezioso lavoro. È il premio di una squadra straordinaria: dagli uffici pubblici del mio Dipartimento, agli operatori sul campo, al tavolo di ognuno degli enti del Terzo Settore che hanno collaborato alla realizzazione del progetto. Questo significa che il PNRR non è stato soltanto un’occasione per attivare nuovi servizi, ma può lasciare in eredità un modello di lavoro che potrà essere adottato anche oltre la durata dei singoli progetti”, conclude l’Assessora BarbaraFunari(DEMOS)

Chi siamo

Partendo dalla convinzione che l’attuale modello di sviluppo – che genera spesso povertà ed esclusione sociale ed economica – sia da ripensare profondamente,Federcasse-BCC, Confcooperative e NeXt Economia, in collaborazione con MUSe Firenze e SEC,promuovono un grande dibattito pubblico su quali soluzioni siano, nell’Italia e nell’Europa di oggi, davvero in grado di costruire soluzioni efficaci e inclusive.

È nata così l’idea di organizzare ilFestival Nazionale dell’Economia Civile. Un evento che si ricollega idealmente alla grande tradizione culturale italiana che ha visto (dal tardo Rinascimento in poi) l’uomo e i suoi bisogni al centro di ogni progetto di sviluppo ispirato al bene comune (economico, sociale, culturale, urbanistico ecc.). Cambiando in meglio il volto delle nostre città, creando comunità vive, solidali e partecipative.

Il Festival di Firenze vuole pertanto riscoprire e attualizzare – presentando tante “buone pratiche” che già esistono – i valori alla base dell’Economia Civile e Sociale,patrimonio necessario per ricostruire un autentico senso di comunità e tornare a guardare al domani con fiducia e speranza.

Federcasseè la Federazione Nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali (BCC). 270 banche di comunità, presenti in tutto il Paese, che da oltre 130 anni svolgono il loro ruolo di sostegno ai territori, assolvendo a una funzione specifica, quella di promuovere sviluppo e di rispondere alle necessità economiche e sociali delle comunità locali.

Confcooperativeè la principale associazione di rappresentanza, assistenza, tutela e vigilanza del movimento cooperativo e delle imprese sociali. Nata nel 1919, ha le sue radici valoriali nella Dottrina sociale della Chiesa, conta 18.500 cooperative aderenti, oltre 3,2 milioni di soci e 525 mila persone occupate. Opera nella diffusione dei principi cooperativi, supportando le iniziative giovanili e lo sviluppo dei territori. 

FONDOSVILUPPOè il fondo mutualistico di Confcooperative per la promozione cooperativa e viene alimentato dal 3% degli utili annuali delle cooperative e delle Banche di credito Cooperativo aderenti all’Associazione.

LaFederazione Toscanadal 1959 costituisce l’organismo associativo delle Banche di Credito Cooperativo della regione e fornisce rappresentanza, assistenza, consulenza tecnica e formazione a 13 Banche di Credito Cooperativo, tutte appartenenti al GRUPPO BANCARIO BCC – ICCREA.

La Fondazione MUS.Ecura la valorizzazione del patrimonio dei Musei Civici Fiorentini e più in generale della città di Firenze, realizzando progetti culturali, mostre, laboratori ed eventi che favoriscano una fruizione del Patrimonio e dell’arte attraverso esperienze di eccellenza.

LaScuola di Economia Civile, nata nel settembre del 2012, intende promuovere la realizzazione di un mercato civile che ponga al centro dell’agire economico la persona, i suoi bisogni, le sue aspirazioni e promuove percorsi di formazione per docenti, studenti e imprenditori.

Roma, 4 ottobre 2026 –

Barbara Funari (DEMOS)-Assessore alle Politiche Sociali e alla Salute. laureata in Sociologia, dottorato in Educazione Sanitaria, è coordinatrice romana di Demos – Democrazia Solidale. Dal 2013 al 2016 è stata assessora alle Politiche sociali del Municipio XIV e dal 2004 al 2018 responsabile amministrativo della fondazione D.R.E.A.M. onlus, per la quale ha svolto come volontaria missioni internazionali in Malawi, Mozambico e Tanzania. Dal 1995 al 2000 ha effettuato attività di sostegno e reinserimento sociale degli ospiti dell’ex ospedale psichiatrico romano S. Maria della Pietà e dal 1990 al 1995 si è occupata, con la Comunità di S. Egidio, dell’integrazione, recupero e sostegno di minori in difficoltà.

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Roma – Vassily Kandinsky in mostra a Palazzo Bonaparte

Roma –Vassily Kandinsky in mostrafino al 14 febbraio 2027,Palazzo Bonaparteospita la prestigiosa esposizione dedicata al geniale artista russo, tra i principali artefici della nascita dell’astrattismo.

La mostra, realizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou, ripercorrela vita e l’arte del pittore che rivoluzionò l’arte contemporanea, dagli studi in Giurisprudenza ed Economia all’Università di Mosca fino alla consacrazione come uno dei protagonisti assoluti delle avanguardie europee.

Curato daAngela Lampe, il percorso espositivo si snoda attraversocinque sezionieoltre settanta opereprovenienti da collezioni internazionali e dal Centre Pompidou di Parigi, ed esplora le diverse fasi della ricerca di Kandinsky, dagli esordi figurativi al periodo trascorso a Monaco, dalla fondazione del Der Blaue Reiter agli anni della Russia rivoluzionaria, fino all’esperienza al Bauhaus e agli ultimi anni parigini. La mostra mette in luce anche il ruolo delle due donne che hanno segnato profondamente la vita dell’artista: la compagnaGabriele Münter, esponente dell’Espressionismo tedesco, presente con un’importante selezione di opere e materiali documentari, e la moglieNina Kandinsky, il cui lascito al Centre Pompidou ha permesso di conservare il patrimonio artistico del pittore.

L’esposizione approfondisce anche le origini del pensiero astratto di Kandinsky, ispirato dall’incontro conI Covonidi Claude Monet e dall’ascolto delLohengrindi Richard Wagner, esperienze attraverso le quali l’artista maturò l’idea che l’arte, attraverso una forma o un colore, potesse emozionare anche senza rappresentare fedelmente la realtà.

Tra i capolavori in mostra,Gelb-Rot-Blau(1925), una delle opere più rilevanti di Kandinsky, eL’Arco nero(1912), tra i lavori più emblematici del suo linguaggio astratto, accompagnati dadocumenti, fotografie, oggetti personali e materialidella Bibliothèque Kandinskye da una suggestivasala immersiva, che accompagna i visitatori nell’universo visivo dell’artista, tra geometrie e colori.

Con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, della Regione Lazio e del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi, è ed è curata da Angela Lampe, conservatrice delle collezioni moderne del Musée national d’art moderne, con la consulenza scientifica ed editoriale per i contenuti divulgativi di Francesca Villanti. Main partner dell’esposizione è la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, con Fondazione Cultura e Arte e Poema.

Immagine: Vassily Kandinsky, Gelb-Rot-Blau (Jaune-rouge-bleu), 1925, Centre Pompidou, Parigi, Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle

Informazioni

Quando 

dal 15 Settembre 2026 al 14 Febbraio 2027

Dove 

Palazzo Bonaparte

Piazza Venezia, 5

Contatti 

Telefono: 

06 8715111 per informazioni

Email: 

info@arthemisia.it

Orari 

da lunedì a giovedì 9.00-19.30venerdì, sabato e domenica 9.00-21.00la biglietteria e l’ingresso chiudono un’ora prima
Festività e aperture straordinarieDomenica 1° novembre 9.00 – 21.00Martedì 8 dicembre 9.00 – 21.00Giovedì 24 dicembre 9.00 – 18.00Venerdì 25 dicembre 12.00 – 21.00Sabato 26 dicembre 9.00 – 21.00Giovedì 31 dicembre 9.00 – 18.00Venerdì 1° gennaio 12.00 – 21.00Dal 2 al 6 gennaio 9.00 – 21.00Dal 12 al 14 febbraio 9.00 – 23.00

Wassily Kandinsky: in principio è il colore

Wassily Kandinsky (1866–1944) è stato un pittore russo naturalizzato francese, universalmente riconosciuto come il pioniere e fondatore della pittura astratta. [1]

Dalle Origini alla Svolta Artistica

  • La nascita e gli studi:Nasce a Mosca il 4 dicembre 1866. Da giovane studia legge ed economia a Mosca, laureandosi in giurisprudenza. [1,2,3]
  • La folgorazione per l’arte:A 30 anni, dopo aver visto un dipinto deiCovonidi Claude Monet e una rappresentazione di Wagner, decide di abbandonare la carriera giuridica per trasferirsi a Monaco di Baviera e studiare pittura. [1,2,3]
  • La nascita dell’astrattismo:Intorno al 1910 realizza la sua prima opera non figurativa (ilPrimo acquerello astratto), arrivando a intuire che il colore e la forma possono esistere indipendentemente da un soggetto reale per parlare direttamente all’anima. [1,2]

I Gruppi e l’Insegnamento

  • Der Blaue Reiter:Nel 1911 fonda a Monaco il gruppo artisticoIl Cavaliere Azzurro(Der Blaue Reiter) insieme a Franz Marc, promuovendo un’arte spirituale e svincolata dalla realtà. Nello stesso anno pubblica il celebre trattato teoricoLo spirituale nell’arte. [1,2,3]
  • Il Bauhaus:Con lo scoppio della Prima guerra mondiale rientra in Russia, ma nel 1921 torna in Germania per insegnare alla celebre scuola d’avanguardiaBauhausfino alla sua chiusura da parte del regime nazista nel 1933. [1,2,3,4]

Gli Ultimi Anni

  • Il trasferimento in Francia:Perseguitato dal nazismo, che bolla le sue creazioni come “arte degenerata”, nel 1933 si trasferisce a Neuilly-sur-Seine, vicino a Parigi, dove trascorre il resto della vita dipingendo opere caratterizzate da un astrattismo biomorfo e geometrico, spegnendosi il 13 dicembre 1944

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Roma-Paesaggio (1909) di Francis Picabia a Villa Medici

Roma Capitale-Paesaggio (1909) di Francis Picabia -Nel cuore delle sue storiche sale, Villa Medici espone per un periodo di tre mesi Paesaggio (1909) di Francis Picabia. L’opera viene presentata in concomitanza con la mostra Picabia. Aprire le porte della notte, in programma al Palazzo Reale di Milano, con la curatela di Anne Berest Picabia. Questo straordinario prestito a beneficio di Villa Medici mette in luce una svolta decisiva nella storia dell’arte moderna: il passaggio dell’artista verso la nascente astrazione



Dopo Il limone (1880) di Édouard Manet, esposto nel 2024 nella Camera degli Elementi di Villa Medici, grazie all’eccezionale prestito del musée d’Orsay, in occasione del 150° anniversario dell’impressionismo, questo autunno l’Accademia di Francia a Roma accoglierà Paesaggio (1909) di Francis Picabia, su invito di Anne Berest Picabia, scrittrice, nipote dell’artista e curatrice della grande retrospettiva italiana, dal titolo Picabia. Aprire le porte della notte, presentata in parallelo al Palazzo Reale di Milano.

Pittore e poeta formatosi all’École des Arts Décoratifs di Parigi, Francis Picabia (Parigi, 1879-1953) è una delle figure artistiche più poliedriche dell’inizio del XX secolo. Nel corso della sua vita ha attraversato le principali correnti della sua epoca — impressionismo, cubismo, fauvismo, dadaismo, astrattismo — senza mai lasciarsi incasellare in un solo stile, dando vita a un’opera polimorfa che sfugge a ogni definizione univoca. «Per avere idee pulite, bisogna cambiarle come le camicie», affermava l’artista.

Francis Picabia e la sua influenza sull’arte moderna



Nel 1909, all’età di trent’anni, Francis Picabia gode già di un solido riconoscimento da parte delle istituzioni in virtù del suo periodo postimpressionista. Eppure, è proprio in quell’anno che decide di rimettere tutto in gioco: vende le sue vecchie tele e si avventura in una ricerca pittorica radicalmente nuova, ai confini del nascente astrattismo. Paesaggio si situa esattamente in questo momento di svolta e testimonia dei suoi primi tentativi in tal senso: le forme si amplificano e le ampie campiture di colore preannunciano già il progressivo abbandono della rappresentazione naturalistica. Eseguito con la tecnica a pastello, l’opera precede di poco Caoutchouc, dipinto considerato una delle pietre miliari dell’arte astratta, insieme a quelle di Kandinsky, Kupka, Malevich e Robert Delaunay. La cesura del 1909 nell’opera di Picabia, di cui Paesaggio rappresenta una luminosa testimonianza, inaugura uno dei percorsi più liberi e imprevedibili della storia dell’arte.

In dialogo con Paesaggio in mostra a Villa Medici, il Palazzo Reale di Milano dedica un’ampia retrospettiva a Francis Picabia, a partire dal 9 ottobre 2026 fino al 24 gennaio 2027. L’esposizione, dal titolo Picabia. Aprire le porte della notte, è a cura di Anne Berest Picabia e prodotta da Madeinart. Saranno presentate al pubblico più di 150 opere provenienti da collezioni pubbliche e private internazionali, che ripercorrono l’itinerario dell’artista filtrato attraverso il tema della notte, quale metafora di vita e spazio privilegiato della sua creazione.

In occasione di questo doppio appuntamento tra Roma e Milano, Villa Medici organizza per martedì 13 ottobre 2026 un incontro pubblico con Anne Berest Picabia e Arnauld Pierre, storico dell’arte, professore alla Sorbonne Université e autore di testi di riferimento su Francis Picabia. L’incontro si propone di indagare i legami tra Francis Picabia e François Morellet (Cholet, 1926-2016), maestro dell’astrazione, a cui Villa Medici dedica ugualmente una mostra in autunno. Con i loro interventi i relatori evidenzieranno le risonanze che attraversano le rispettive pratiche dei due artisti, all’insegna del rigore e dell’ironia. Se François Morellet ha sempre difeso un’astrazione geometrica basata su principi di neutralità, la sua opera rimane nondimeno profondamente permeata dal gusto per la beffa, il gioco e l’assurdo. Atteggiamenti, questi, che invitano a rileggere il suo lavoro alla luce di quello di Francis Picabia, di cui Morellet amava volentieri definirsi “figlio”. Coniugando letteratura e storia dell’arte, Anne Berest e Arnauld Pierre metteranno a confronto i loro rispettivi punti di vista sui due artisti. Un dialogo che offrirà senz’altro l’occasione di contestualizzare due approcci che, senza confondersi, rivelano sorprendenti corrispondenze.
Il programma potrebbe subire variazioni

Informazioni

Quando 

dal 9 Ottobre 2026 al 18 Gennaio 2027

Dove 

Villa Medici – Accademia di Francia

VIALE DELLA TRINITA’ DEI MONTI, 1

Orari 

Dal 09/10/2026 al 18/01/2027, tutti i giorni

Una storia delle fonti antiche

Arroccata sulla collina del Pincio che sovrasta Roma, Villa Medici occupa un sito di grande valore storico, risalente all’antichità. Inizialmente, il territorio fu abitato dagli Etruschi, che vi eressero un tempio dedicato alle divinità della Fortuna e della Speranza, per poi essere acquisito dai Romani. Fu proprio su questa collina, conosciuta come “la collina dei giardini”, che il generale romano Lucullo (117-56 a.C.) costruì una vasta e lussuosa residenza, dando vita a una tenuta che includeva l’area dell’attuale Villa Medici e della Trinità dei Monti. Di quest’epoca rimane una rete di cisterne sotterranee.

Con l’espansione dell’Impero, la tenuta di Lucullo passò a vari proprietari, tra cui l’imperatrice Messalina e i discendenti della famiglia Pinci. Fu quest’ultima, alla fine del IV secolo, a dare alla collina del Pincio il suo nome attuale. Oggi, il lato nord-orientale della collina è ancora delimitato dalle maestose mura erette dall’imperatore Aureliano (214-275 circa).

Verso la fine del IV secolo, l’imperatore romano d’Occidente Onorio (384-423 d.C.) decise di costruire un palazzo sulla collina per riaffermare la sua autorità su Roma, dopo il sacco della città da parte di Alarico nel 410. Nel 1999, gli scavi archeologici condotti dall’École française de Rome sotto il piazzale della Villa hanno riportato alla luce i resti di questo palazzo imperiale.

 Metamorfosi nel Rinascimento

Durante il Rinascimento, la famiglia Crescenzi costruì un edificio sui resti di una tenuta antica, che era stata trasformata in una cava di pietra di reimpiego, utilizzata come base per l’attuale residenza. Nel 1564, il cardinale Giovanni Ricci di Montepulciano (1497-1574) acquistò la proprietà e avviò i primi interventi di modifica, affidandosi agli architetti Nanni di Baccio Bigio e Giacomo della Porta.

Dopo la sua morte nel 1576, Ferdinando de’ Medici (1549-1609) acquisì la villa. A soli 26 anni, giovane cardinale e appassionato collezionista, affidò allo scultore e architetto Bartolomeo Ammannati, amico di Michelangelo, il compito di ampliare e abbellire gli edifici e i giardini esistenti, al fine di esporre la sua prestigiosa collezione di marmi antichi, appena acquisita.

Oltre a migliorare la facciata che si affacciava sui giardini, fu costruita una seconda torre, fu innalzata una loggia, aggiunta una nuova ala all’edificio principale e furono creati giardini ornamentali. La decorazione interna fu affidata al pittore manierista fiorentino Jacopo Zucchi (1541-1590), che realizzò opere raffinate per gli appartamenti del piano nobile. Nel 1587, quando dopo la morte del fratello divenne Granduca di Toscana, Ferdinando de’ Medici – ora Ferdinando I – lasciò Roma per trasferirsi a Firenze, interrompendo bruscamente i lavori.

 Nascita dell’Accademia di Francia a Roma

Nel 1666, su iniziativa di Jean-Baptiste Colbert, al tempo ministro delle Finanze di Luigi XIV, venne creata l’Accademia di Francia a Roma. L’obiettivo era offrire ai giovani artisti francesi vincitori del prestigioso concorso Prix de Rome l’opportunità di diventare “borsisti” e di soggiornare nella Città Eterna, immersi nell’arte antica e rinascimentale. Per i vincitori, il Prix de Rome rappresentava un passo essenziale verso una carriera di grande successo e riconoscimenti.

Inizialmente ospitata in una modesta residenza alle pendici del Gianicolo, l’Accademia si trasferì nel 1673 a Palazzo Caffarelli, nel cuore di Roma, e successivamente a Palazzo Capranica nel 1684 e a Palazzo Mancini nel 1725. Pittori, scultori e, dal 1720, architetti furono accolti per un soggiorno che durava quattro o cinque anni. Durante questo periodo, gli artisti erano sottoposti a una disciplina rigorosa: si svegliavano all’alba, condividevano i pasti e seguivano un programma di studi severo, con l’obbligo di produrre regolarmente opere, come copie dalla natura o dall’antico, schizzi dipinti e quadri di storia o paesaggio.

Nel XVIII secolo, alcuni tra i più illustri borsisti dell’Accademia furono François Boucher, Jean-Honoré Fragonard e Jacques-Louis David, nomi che divennero celebri nel panorama artistico mondiale. Inizialmente, il termine “borsista” si riferiva alla pensione concessa dal re per sostenere il soggiorno dei giovani artisti a Roma.

Da Palazzo Mancini a Villa Medici

Nel 1793, durante il periodo della Rivoluzione francese, i controrivoluzionari romani saccheggiarono Palazzo Mancini. Essendo un’istituzione legata all’Ancien Régime, l’Accademia di Francia a Roma fu abolita dalla Convenzione e rimase inattiva dal 1793 al 1795. La vera rinascita dell’Accademia avvenne solo nel 1803, quando l’istituzione si trasferì a Villa Medici. L’antica residenza di Ferdinando de’ Medici, abbandonata dai Granduchi di Toscana nel XVIII secolo, venne ceduta a Napoleone, che la scambiò con Palazzo Mancini. Durante questo periodo furono introdotti nuovi premi, come quello per la composizione musicale nel 1803 e per l’incisione calcografica nel 1804.

Nel corso del XIX secolo, l’Accademia ospitò numerosi artisti e direttori di fama, tra cui Jean-Auguste-Dominique Ingres, che fu pittore e poi direttore dal 1835 al 1841, e Guillaume Guillon-Lethière, pittore nato in Guadalupa da madre schiava e direttore dal 1807 al 1816. All’inizio del XX secolo, il concorso si aprì anche alle donne: Lucienne Heuvelmans (Gran Premio di scultura, 1911), Lili Boulanger (Gran Premio di composizione musicale, 1913) e Odette Pauvert (Gran Premio di pittura, 1925) furono tra le prime vincitrici.

 Riformare l’Accademia, trasformare Villa Medici nel XX secolo

Nel 1961, André Malraux, ministro della Cultura del generale de Gaulle, nominò il pittore Balthus (Balthasar Kłossowski de Rola, noto come Balthus) direttore dell’Accademia di Francia a Roma. Sotto la sua direzione, Villa Medici e i suoi giardini subirono una trasformazione radicale. Con l’aiuto di restauratori e borsisti, Balthus riportò alla luce gli affreschi rinascimentali e creò una decorazione murale che ricopre quasi tutta la villa. Utilizzando una tecnica innovativa, che fa emergere il materiale in strati successivi, riuscì a creare una patina unica, vibrante e cangiante in ogni stanza. Ai piani superiori, la sua opera si fonde armoniosamente con i fregi del XVI secolo, che furono riscoperti e restaurati. Oggi, questa decorazione è accuratamente conservata e restaurata.

La visione di Balthus fu globale: oltre alla sua opera pittorica, introdusse una grande varietà nell’arredamento. Contrariamente alle tradizioni dei palazzi, acquistò mobili antichi da tutta Italia, che non esitò a ridipingere, tra cui mobili da chiesa, armadi e librerie, e iniziò a creare apparecchi di illuminazione originali. Sul fronte culturale, intraprese una politica espositiva ambiziosa, con retrospettive dedicate a figure come Auguste Rodin, Gustave Courbet, Alberto Giacometti e Georges Braque. Nel 1971, il Prix de Rome fu sostituito da un concorso aperto a tutte le discipline, tra cui la storia dell’arte e il restauro di opere d’arte.

 Un’unicità riaffermata nel XXI secolo

La più antica residenza per artisti, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, è oggi un’istituzione pubblica nazionale sotto la supervisione del Ministero francese della Cultura. L’intera tenuta, comprendente giardini e edifici, è classificata come monumento storico in Francia e protetta dalla legge sui beni culturali in Italia.

L’Accademia occupa una posizione unica nella rete di accademie e istituti d’arte e archeologia stranieri presenti a Roma (una trentina) e nel panorama artistico romano in generale. Sottolinea la natura interdisciplinare delle sue missioni, il suo impegno per la multidisciplinarietà e la continua ricerca di un dialogo tra patrimonio e creazione contemporanea.

Villa Medici è al centro di un ampio programma di riallestimento, avviato nel 2022, chiamatoRestituire l’incanto a Villa Medici, che integra design contemporaneo, artigianato d’arte e patrimonio restaurato.

Per approfondimenti:Bibliografia generale su Villa Medici e l’Accademia di Francia a Roma (Fr)

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Arte, Cultura e SpettacoliLazioRivista d'Arte Online

Roma, Lavinia – Parte VI. Sesto gusto melagrana e salvia

Roma-Last JestdiPeter Friedlè al centro del sesto capitolo di Lavinia, il progetto d’arte contemporanea curato da Salvatore Lacagnina, realizzato da Ghella e promosso da Roma Capitale, Assessorato della Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con la collaborazione di Zètema Progetto Cultura.

Il progetto è nato nel 2024 per rendere omaggio alla pittrice tardomanierista Lavinia Fontana, tra le prime artiste riconosciute dalla storia dell’arte e presente nella collezione di Galleria Borghese, e si è sviluppato in parallelo alle varie fasi di restauro della Loggia dei Vinidi Villa Borghese. Nell’elegante padiglione, oggi visibile al pubblico nella sua interezza a conclusione dei lavori, il cardinale Scipione Borghese intratteneva i suoi ospiti con vini e sorbetti. Per questo, ogni inaugurazione di LAVINIA è associata alla creazione di ungelato dal gusto inedito: per aprire la stagione autunnale 2026 sono stati sceltimelagrana e salvia.

Nato inAustriaa Oberneukirchen nel 1960, apolide e viaggiatore per vocazione, Peter Friedl si considera un artista fallito che ha cominciato a fare disegni più di sessanta anni fa e non ha mai smesso. Il titolo della sua opera per la Loggia dei Vini richiama la frase “This is my last jest” (il mio l’ultimo scherzo, l’ultima buffonata) pronunciata dalgiullare nano Hop-Frognell’omonimo racconto diEdgar Allan Poe. Umiliato dal re e dai suoi ministri, Hop-Frog concepisce una immaginifica e cruenta vendetta che ribalta le relazioni di potere.

Last Jest di Peter Friedl è un’opera apertache agisce su molteplici livelli. È un lavoro sul costume, sull’arte come documento storico; rievoca ma non rappresenta, racconta ma non necessariamente rimanda. È un’opera che riguarda lastoria, le relazioni traestetica e politica, trapotere e sottomissione. Di certo ha a che fare con ilteatro– un tema ricorrente nel lavoro di Friedl: un teatro fatto a brandelli, dove l’azione è congelata o impossibile.

Lavinia e l’arte contemporanea

Alcuni degli interventi realizzati nelle fasi precedenti del progetto sono ancora visibili: l’orologio diRuth Ewan, la maniglia sul cancello d’ingresso e la ringhiera diMonika Sosnowska, le sedute gialle diGianni Politi, la fontana d’acqua infinita diPiero Golia, la grata artistica diEnzo Cucchie il sentiero “Dante Desire Line Poetry Path” diRoss Birrell & David Harding.

Ingresso gratuito

Informazioni

Quando 

dal 2 Ottobre 2026 al 15 Novembre 2026

Dove 

Loggia dei Vini a Villa Borghese

Viale dell’Uccelliera

Orari 

dal 2 ottobre al 15 novembre 2026
giovedì-venerdì, ore 14.00-19.00
sabato-domenica, ore 11.00-19.00

Giovedì 1° ottobre 2026 opening ore 18.00 – 21.00

Loggia dei Vini a Villa Borghese

Parte di un complesso architettonico che comprendeva anche una grotta destinata alla conservazione delle botti di vino, collegata alle cucine delCasino Nobile di Villa Borghesetramite un percorso sotterraneo, la Loggia dei Vini èun’originale ed elegante strutturaa pianta ovale con otto grandi arcate su pilastri in tufo.

Fu costruitatra il 1612 e il 1618 per ospitare, nei mesi estivi,i banchetti e le feste conviviali del cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V. In questo luogo di delizie, gli ospiti venivano intrattenuti al fresco della penombra tra agi e lussi, degustando vini pregiati e prelibati sorbetti: le fonti letterarie dell’epoca non mancano di sottolineare lasontuosità del complesso, impreziosito dasfingi(oggi alla Ny Carlsberg Gliptotek di Copenaghen),fontane,statue,stucchieaffreschi.

Due tavole in marmo erano destinate a “credenza e bottiglieria”, mentre al centro della loggia era postoun grande tavolo di marmo biancocon incavi nei quali scorreva acqua per mantenere fresche le bevande nei bicchieri. Per stupire ulteriormente i commensali, sul soffitto era stato montato un congegno meccanico che faceva scendere sugli ospitiuna pioggia di petali profumatial termine del convito. Gli affreschi tra festoni di stucco ancora visibili all’interno della volta raffigurano Il Convito degli Dei e sono opera del pittore urbinate Archita Ricci, attivo in quegli anni nellachiesa di San Sebastiano fuori le Murae in diversi altri cantieri di committenza Borghese.

Da ottobre 2024, il padiglione è di nuovo visitabile e ospita il progetto di arte contemporaneaLAVINIA.

Foto turismoroma

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Abruzzo

Antonio Blasioli (PD)-Dopo il crollo del controsoffitto nel Cup di Pescara

Pescara- Vicepresidente del Consiglio Regionale Antonio Blasioli(Partito Democratico)–Lo scorso 26 agosto, un pannello di cartongesso del soffitto della Sala B del Cup dell’Ospedale di Pescara, è crollato, fortunatamente senza ferire nessuno, ma solo per un caso, visto che la stanza è frequentata durante gli orari di apertura, e in quel momento il Cup era aperto.

Oltre a segnalare immediatamente quanto accaduto, ho ritenuto opportuno effettuare un accesso agli atti, per verificare quali sono le condizioni di sicurezza del Cup dell’Ospedale, a tutela sia dei lavoratori che degli utenti.

Ho quindi richiesto copia del Duvri (Documento Unico di Valutazione dei Rischi), e ho richiesto inoltre i nominativi di tutti i dipendenti preposti alla sicurezza, in tutte le diverse sfaccettature previste dalla normativa.

Lo scorso 22 settembre, la Asl ha risposto all’accesso agli atti, ma in maniera parziale: nel riscontro manca infatti la copia del Duvri, il documento fondamentale, mentre invece per quanto riguarda le figure preposte alla sicurezza, è stato inviato solo l’organigramma, senza tuttavia indicare chi ricopra i ruoli richiesti, fatta eccezione per l’Rspp (Responsabile servizio prevenzione e protezione).

La risposta ricevuta è dunque molto parziale, e lascia molti dubbi sulle misure di sicurezza e prevenzione adottate presso i Cup della Asl di Pescara. Non sappiamo nemmeno se i nominativi indicati nell’organigramma siano effettivamente dipendenti del consorzio di ditte che gestisce l’appalto o se invece si tratti di un modello datato e non aggiornato.

Ma, soprattutto, non sappiamo se il documento c’è, è aggiornato, o se invece non serve, non è obbligatorio e quindi non è stato redatto. La Asl ha deliberatamente evitato di rispondere sul punto.

Se già dal giorno dopo l’evento del crollo, la Asl si è affrettata a spiegarne le cause attribuendole a “una perdita da condensa, che ha ammorbidito il pannello, causandone il deterioramento”, dicendo allo stesso tempo che la sala B non è aperta il pomeriggio, come se fosse possibile sapere in anticipo che un pannello crollerà in orario di chiusura, sulle condizioni e le misure di sicurezza però, non sarà possibile reagire allo stesso modo.

Ora mi troverò costretto ad andare avanti e a segnalare il caso al Direttore UOC Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro della Asl e all’Ispettorato del Lavoro territorialmente competente, quello di Chieti-Pescara. I lavoratori e gli utenti del CUP meritano di sapere che la normativa in materia di sicurezza degli ambienti di lavoro, che tutela entrambi, viene sempre costantemente applicata.

Pescara, 4 ottobre 2026

Il Vicepresidente del Consiglio Regionale Antonio Blasioli(Partito Democratico)

Antonio Blasioli (Partito Democratico)

ESPERIENZA LAVORATIVA

2019 – 2024

CONSIGLIERE REGIONALE REGIONE ABRUZZO

• Dal giugno a dicembre 2020 Presidente della Commissione d’inchiesta sul Sin Bussi sul Tirino

2016 – 2019

VICE SINDACO CITTÀ DI PESCARA

• Delega ai Rapporti con il Consiglio comunale, al Verde urbano e alle Politiche comunitarie e

cooperazione internazionale

2014 – 2016

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE CITTÀ DI PESCARA

2008 – 2008

ASSESSORE COMUNALE CITTÀ DI PESCARA

Delega alla mobilità e al verde urbano

2008 – 2014

CONSIGLIERE COMUNALE CITTÀ DI PESCARA

Consigliere comunale di opposizione

2005 – ATTUALE Pescara

FUNZIONARIO REGIONE ABRUZZO

Avvocatura della Regione Abruzzo

2001

ISTRUZIONE E FORMAZIONE

ABILITAZIONE ALLA PROFESSIONE FORENSE

1998

LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA Università degli studi di Teramo

1993 Pescara

DIPLOMA Liceo Scientifico L. Da Vinci

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Arte, Cultura e SpettacoliMarche

Potenza Picena (MC)-Mugellini Festival 2026

Domenica 4 ottobre alle 17.30 Mugellini Festival nella Cappella dei Contadini di Potenza Picena il concerto inaugurale con il pianista Alberto Ferro e l’esposizione dell’artista Matteo Costanzo. “La materia e lo spirito” è il tema dell’edizione 2026, in programma ogni domenica fino al 1° novembre



Come da sua tradizione, anche l’undicesima edizione del Mugellini Festival si apre nel nome del grande pianismo internazionale, affidandosi a uno dei più premiati pianisti italiani della sua generazione. Aprirsi ai nuovi talenti è infatti una delle vocazioni che il Mugellini Festival rinnova domenica 4 ottobre alle ore 17.30, quando la Cappella dei Contadini di Potenza Picena ospiterà il tradizionale concerto inaugurale della rassegna, mettendo in dialogo due eccellenze italiane: il pianista Alberto Ferro e l’artista Matteo Costanzo.

Il tema scelto per l’edizione 2026 è “La materia e lo spirito”, filo conduttore che attraverserà l’intera programmazione e il dialogo tra le diverse discipline artistiche. Musica e arti visive condivideranno lo stesso spazio, secondo una formula che negli anni ha definito l’identità del Festival. All’appuntamento prenderà parte anche la Fondazione Riccardo Messi, nel segno di una comune attenzione alla valorizzazione dei giovani talenti.

Alberto Ferro, il pianoforte della nuova generazione

Classe 1996, Alberto Ferro è tra i giovani pianisti italiani che si sono maggiormente distinti sulla scena internazionale, vincitore del Premio Venezia nel 2015 e del primo premio e del premio del pubblico al Telekom-Beethoven di Bonn nel 2017. Ha ricevuto la Medaglia della Camera dei Deputati per il talento artistico e i successi internazionali. Oggi è docente di pianoforte al Conservatorio “Franco Vittadini” di Pavia.

A Potenza Picena proporrà un percorso attraverso alcune delle grandi trasformazioni della scrittura pianistica europea, da Beethoven e Mendelssohn a Skrjabin e Debussy, attraversando classicismo, romanticismo e le nuove possibilità espressive aperte alle soglie del Novecento. Ad accompagnare il pubblico nell’ascolto sarà il musicologo Nicolò Rizzi.

Matteo Costanzo, l’arte tra materia e nuovi linguaggi

Al percorso musicale risponderà quello visivo di Matteo Costanzo, artista nato a Roma nel 1985 e formatosi nelle Marche. La sua ricerca attraversa pittura, scultura, performance e linguaggi digitali, mettendo in relazione tecniche e materiali differenti e interrogando il rapporto contemporaneo con le immagini e le narrazioni.

Costanzo è il vincitore dell’edizione 2025 del Premio Pannaggi – Nuove Generazioni, dedicato ai giovani artisti marchigiani under 40. La sua esposizione sarà presentata da Paola Ballesi, storica e critica d’arte, già docente all’Accademia di Belle Arti di Macerata e all’Accademia di Brera e presidente dell’Associazione Amici di Palazzo Buonaccorsi, tra le realtà impegnate nell’organizzazione del Premio Pannaggi.

Le dichiarazioni

“Il Mugellini Festival offre da sempre con orgoglio a giovani musicisti e artisti di nuova generazione uno spazio qualificato di confronto con il pubblico e di dialogo tra le arti, mettendoli allo stesso tempo in relazione con professionisti e personalità che hanno già costruito percorsi rilevanti”, dichiarano i direttori artistici Lorenzo Di Bella e Mauro Mazziero.

Il programma

L’appuntamento del 4 ottobre aprirà un calendario che accompagnerà il pubblico ogni domenica del mese di ottobre. A chiudere l’edizione, domenica 1° novembre, sarà un concerto speciale di omaggio a Francesco Guccini.

Il Mugellini Festival è parte della programmazione di Mugellini Vision 2026, il progetto promosso dal Centro Culturale APS, realtà attiva dal 2007 nel territorio marchigiano e tra i soggetti sostenuti dal Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo del Ministero della Cultura.

Mugellini Festival 2026

Dal 04 ottobre al primo novembre 2026

musica

Location

Capella dei Contadini
Potenza Picena, Piazzale S. Stefano, (MC)

Biglietti

€ 11. Prevendite on line in tutto il circuito CiaoTickets e presso la sede dell’evento a partire da un’ora prima l’inizio del concerto

Orario di apertura

17:30

Sito web

Ufficio stampa

Incandenza Comunicazione

Autore

Alberto Ferro (Pianoforte)

Matteo Costanzo

Patrocini

Comune di Potenza Picena

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Lazio

Sapienza Università di Roma-Elezioni del/della Rettore/Rettrice 2026-2032: precisazioni della Commissione elettorale centrale (CEC)

Sapienza Università di Roma- La Commissione elettorale centrale di Sapienza Università di Roma è stata costituita con decreto del Decano del Corpo accademico n. 940 del 5 maggio 2026. Ai sensi dell’art. 19 del Regolamento generale per le elezioni telematiche online degli Organi centrali, emanato con D.R. n. 1962/2022 e richiamato dal decreto di indizione delle elezioni n. 971 dell’11 maggio 2026, alla CEC diSapienza Università di Romaspetta accertare la validità delle candidature, pronunciarsi su eventuali omissioni o indebite inclusioni nell’elenco dell’elettorato attivo e sui reclami pervenuti durante le operazioni di voto, sovrintendere alle operazioni di scrutinio, procedere alla proclamazione dei risultati e decidere sui ricorsi contro i risultati proclamati.

Il decreto costitutivo ricomprende espressamente la CEC tra gli organi di garanzia della procedura elettorale. Nell’esercizio delle proprie funzioni, la Commissione è chiamata a operare in posizione di terzietà rispetto ai candidati e secondo criteri di imparzialità nei confronti delle diverse componenti della Comunità universitaria, a garanzia della regolarità del procedimento elettorale.

La sua composizione assicura la presenza delle diverse componenti della Comunità universitaria diSapienza Università di Roma: un Presidente scelto tra i professori ordinari; un professore ordinario, un professore associato e un ricercatore, sorteggiati nell’ambito di due terne di nominativi, una designata dai rappresentanti del personale docente in Consiglio di amministrazione e una dai rappresentanti del personale docente in Senato accademico; un rappresentante del personale tecnico-amministrativo, designato dai rappresentanti della stessa componente in Consiglio di amministrazione; un rappresentante degli studenti, designato dai rappresentanti degli studenti in Consiglio di amministrazione; un funzionario con funzioni di segretario, designato dalla Direttrice Generale.

La provenienza dei componenti dalle diverse articolazioni della Comunità universitaria assicura la pluralità della composizione della CEC diSapienza Università di Roma. Tale provenienza non modifica, tuttavia, la natura delle funzioni esercitate collegialmente: ciascun componente è chiamato a concorrere, nell’esercizio del proprio mandato, alla regolarità e all’imparzialità del procedimento elettorale, nell’interesse dell’intera Comunità universitaria.

Il criterio applicativo di ponderazione del voto studentesco è quello già seguito dalla Commissione elettorale centrale diSapienza Università di Romanelle elezioni rettorali del 2020

Il peso del voto dei rappresentanti degli studenti è stabilito dall’art. 22, comma 6, lett. b), del vigente Regolamento elettorale ed è ripreso dall’art. 7, comma 4, lett. b), del decreto di indizione delle elezioni 2026. La disposizione stabilisce che il voto ponderato dei rappresentanti degli studenti «è sempre pari al 15% del personale docente ed equiparato» e, nel disciplinare le modalità applicative di tale previsione, contempla espressamente il solo caso in cui, in una Facoltà, la rappresentanza studentesca in Assemblea siasuperiore al 15% del personale docente ed equiparato. In tale ipotesi, il peso dei relativi voti è ridotto proporzionalmente, in modo da ottenere un numero di voti esprimibili pari al 15%.

La disposizione disciplina dunque espressamente l’ipotesi di superamento della predetta percentuale, prevedendo in quel caso un coefficiente di riduzione. Non contempla invece un corrispondente coefficiente di incremento qualora, in una determinata Facoltà, il numero dei rappresentanti degli studenti sia inferiore al 15%. In altri termini, il Regolamento non prevede, per il voto del singolo rappresentante studentesco, un corrispondente coefficiente di incremento volto a ricondurre il peso complessivo della rappresentanza al 15% nelle Facoltà in cui il numero dei rappresentanti effettivamente eletti sia inferiore a tale soglia.

Resta inoltre fermo, sul piano dei principi generali, il carattere personale, libero e segreto del voto, espressamente garantito dall’art. 9, comma 4, del Regolamento elettorale, che ne assicura altresì la non ripetibilità, non modificabilità e non revocabilità una volta espresso. La stessa Premessa del Regolamento richiama i principi costituzionali del diritto elettorale, in coerenza con l’art. 48 della Costituzione, secondo cui il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Tali principi costituiscono evidentemente la cornice generale di garanzia dell’espressione del voto e si affiancano, nel procedimento elettorale di Ateneo, alle specifiche regole di ponderazione stabilite dallo Statuto e dal Regolamento.

Non si tratta di un criterio applicativo introdotto in occasione delle elezioni del 2026. Il Regolamento per le elezioni del Rettore mediante voto elettronico, emanato con D.R. n. 1822 del 13 giugno 2019 e applicato alle elezioni rettorali del 2020, prevedeva già che, nelle Facoltà in cui la rappresentanza studentesca fosse superiore al 15% del personale docente ed equiparato afferente, il peso del voto fosse ridotto proporzionalmente fino a ottenere un numero di voti esprimibili pari al 15%. Pur nella diversa formulazione oggi vigente, il criterio applicativo della riduzione sopra soglia è dunque preesistente all’attuale tornata elettorale.

Il dato trova ulteriore conferma nell’applicazione concreta seguita nel 2020. Il verbale n. 4 della Commissione elettorale centrale diSapienza Università di Romadel 13 novembre 2020 reca in allegato la tabella «Confronto tra rappresentanti eletti e 15% docenti in Assemblea di Facoltà». Da essa risulta che fu applicato un coefficiente di riduzione alle quattro Facoltà nelle quali la rappresentanza studentesca superava il 15%: Farmacia e Medicina (0,9493); Ingegneria civile e industriale (0,9848); Medicina e Odontoiatria (0,9392); Scienze politiche, sociologia, comunicazione (0,9517).

Nelle Facoltà di Ingegneria dell’informazione, informatica e statistica; Lettere e Filosofia; Medicina e Psicologia; Scienze matematiche, fisiche e naturali, nelle quali il numero dei rappresentanti degli studenti risultava invece inferiore alla soglia del 15%, non fu applicato alcun coefficiente di incremento.

Non trova pertanto riscontro nella documentazione relativa alle elezioni rettorali del 2020 l’affermazione secondo cui, in quella tornata, sarebbe stato applicato un diverso criterio applicativo di ponderazione del voto della componente studentesca. Gli atti documentano la riduzione proporzionale nelle Facoltà nelle quali la rappresentanza studentesca superava il 15% del personale docente ed equiparato e l’assenza di un coefficiente di incremento nelle Facoltà nelle quali tale rappresentanza risultava inferiore alla medesima soglia.

Il Regolamento applicato alle elezioni rettorali del 2020 era stato emanato con D.R. n. 1822 del 13 giugno 2019. Il vigente Regolamento generale per le elezioni telematiche online degli Organi centrali è stato approvato dal Consiglio di amministrazione con deliberazione n. 190 del 26 maggio 2022, con voto unanime, ed emanato con D.R. n. 1962 del 15 giugno 2022. Per le elezioni rettorali 2026-2032 la disciplina è richiamata e riprodotta nel decreto di indizione n. 971 dell’11 maggio 2026.

Anche in occasione delle elezioni 2026 il criterio applicativo non è stato modificato. Nella seduta del 29 settembre 2026 la Commissione elettorale centrale (CEC) diSapienza Università di Romaha confermato l’applicazione del medesimo criterio di ponderazione già utilizzato nelle elezioni rettorali del 2020.

Sul punto specifico della ponderazione del voto della componente studentesca, il criterio applicativo seguito nel 2026 è dunque il medesimo già concretamente applicato nelle elezioni rettorali del 2020.

Sulla composizione della Commissione elettorale centrale e sulle dimissioni del componente studentesco

Sapienza Università di Roma: Importanza della Commissione Elettorale Centrale

La vicenda relativa alle dimissioni del componente studentesco della Commissione elettorale centrale (CEC) diSapienza Università di Romaè distinta da quella concernente il criterio di ponderazione dei voti.

Nella seduta del 1° ottobre 2026 la Commissione ha esaminato una comunicazione ufficiale del Comitato dei Garanti, organo previsto nell’ambito della procedura elettorale, al quale il Regolamento attribuisce il compito di «assicurare il democratico e corretto svolgimento del dibattito tra elettori e candidati, nonché il rispetto del presente regolamento e del regolamento generale di utilizzo della rete telematica di Sapienza Università di Roma». A seguito della segnalazione presentata da un’Associazione studentesca, il Comitato dei Garanti aveva valutato che «il comportamento e le esternazioni del rappresentante degli studenti si palesano inappropriate e incompatibili con il ruolo di componente della Commissione Elettorale Centrale per le elezioni del Rettore/Rettrice sessennio 2026/2032».

Pertanto, la Commissione elettorale centrale (CEC) diSapienza Università di Romanon ha svolto alcuna valutazione di merito sulla segnalazione né ha adottato nei confronti del componente alcun provvedimento di rimozione. Riunita in seduta plenaria, nell’ambito delle proprie competenze, si è limitata a prendere atto delle conclusioni formulate dal Comitato dei Garanti. A seguito di tale presa d’atto, il componente studentesco ha rassegnato le proprie dimissioni dalla Commissione elettorale centrale (si v. comunicato del 2 ottobre 2026:https://www.uniroma1.it/it/node/550955).

La Commissione elettorale centrale (CEC) diSapienza Università di Romaattende ora la designazione, da parte dei rappresentanti degli studenti in Consiglio di amministrazione, del nuovo componente studentesco, secondo quanto previsto dall’art. 19, comma 1, lett. d), del Regolamento elettorale, così da ripristinare tempestivamente la piena composizione della Commissione (CEC). Nel pieno rispetto dell’autonomia della rappresentanza studentesca cui compete la designazione, la Commissione auspica che essa possa maturare nel segno della più ampia condivisione possibile all’interno della Comunità studentesca, coerentemente con la funzione di garanzia, terzietà e imparzialità che connota costitutivamente il ruolo e le funzioni affidate alla Commissione elettorale centrale.

Il ruolo della Commissione elettorale centrale

LaSapienza Università di Romaribadisce il ruolo della Commissione elettorale centrale (CEC) quale organo di garanzia della procedura elettorale. La CEC è chiamata a operare in posizione di terzietà rispetto ai candidati e secondo criteri di imparzialità nei confronti delle diverse componenti della comunità accademica, con l’obiettivo di assicurare la regolarità delle elezioni.

La composizione della Commissione riflette la pluralità dellaSapienza Università di Roma, coinvolgendo professori ordinari e associati, ricercatori, personale tecnico-amministrativo e rappresentanti degli studenti. La presenza delle diverse componenti non modifica la natura collegiale delle funzioni esercitate: ogni membro è infatti chiamato a contribuire alla correttezza e all’imparzialità del procedimento elettorale nell’interesse dell’intera comunità universitaria.

In questo quadro, laSapienza Università di Romasottolinea anche la distinzione tra il ruolo della Commissione elettorale centrale e quello degli altri organismi previsti dal regolamento elettorale, ciascuno con specifiche competenze nell’ambito della procedura per l’elezione del Rettore o della Rettrice.

La Commissione elettorale centrale

Roma, 3 ottobre 2026

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Arte, Cultura e SpettacoliLazioRivista d'Arte Online

Roma, Edoardo Tresoldi: l’installazione in Piazza Mignanelli  

Roma, Edoardo Tresoldi: l’installazione in Piazza Mignanelli –Articolo diValeria Figoni– Dal30 settembre 2026Piazza Mignanelli ospita Selva, la nuova installazione diEdoardo Tresoldi, promossa dallaFondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. L’opera, collocata al centro della piazza davanti aPM23, lo spazio espositivo che accoglie le attività culturali sostenute dalla Fondazione, resterà visibile fino a gennaio. Si tratta di sedici colonne alte oltre sei metri, realizzate in rete metallica, materiale caratteristico della ricerca di Edoardo Tresoldi. Le strutture, grazie alla loro trasparenza, occupano lo spazio senza interrompere la vista degli edifici e del contesto storico circostante, modificandone però la percezione. Con Selva, Edoardo Tresoldiprosegue la sua ricerca sul rapporto tra architettura, paesaggio, materia e memoria. La rete metallica, un materiale industriale semplice e quotidiano, diventa lo strumento per creare una presenza al tempo stesso concreta e immateriale, capace di inserirsi nello spazio senza cancellarlo. L’artista invita così a una fruizione più lenta dell’opera: fermarsi, osservare e sostare davanti a un oggetto diventa un esercizio di consapevolezza e riflessione in un mondo dominato dalla rapidità.

L’origine del titolo


Il titolo Selva richiama il rapporto originario tra natura e architettura: l’albero, una delle prime forme osservate e reinterpretate dall’uomo, diventa il modello simbolico della colonna. Le sedici strutture di Edoardo Tresoldi, riunite nello spazio, evocano così un bosco e trasformano Piazza Mignanelli in una sorta di paesaggio architettonico. La colonna, elemento fondamentale dell’architettura classica, viene privata della sua tradizionale funzione strutturale e trasformata in una presenza autonoma, quasi organica. L’accostamento tra albero e colonna mette così in relazione due forme apparentemente lontane: da una parte l’elemento naturale, dall’altra quello costruito dall’uomo. La Selva nasce proprio dall’incontro tra queste due dimensioni e diventa una riflessione sul modo in cui l’architettura ha storicamente interpretato e trasformato il paesaggio.

Le colonne non riproducono semplicemente un bosco, ma ne evocano la struttura e la percezione. Come gli alberi, si moltiplicano nello spazio e modificano il modo in cui lo si attraversa. Allo stesso tempo, la loro forma rimanda alla storia dell’architettura e alla tradizione monumentale della città di Roma. L’installazione non introduce quindi una presenza estranea alla piazza, ma ne altera temporaneamente la percezione. Attraverso la trasparenza della rete, le colonne sembrano apparire e dissolversi nello spazio, creando un dialogo continuo tra passato e contemporaneità. Il visitatore può osservare contemporaneamente l’opera e ciò che si trova oltre di essa, rendendo difficile stabilire un confine netto tra scultura e paesaggio. È un linguaggio che Edoardo Tresoldiha sviluppato nel corso della sua ricerca sulle relazioni tra corpi, architettura e paesaggio, confrontandosi spesso con l’archeologia, le rovine e il concetto di Materia Assente. Nelle sue opere la ricostruzione non coincide necessariamente con il ritorno di una forma perduta, ma diventa uno strumento per interrogare ciò che rimane di un luogo e ciò che la memoria continua a conservare.

Il legame con Valentino

La scelta di Piazza Mignanelli assume un significato particolare per la Fondazione e perGiancarlo Giammetti. La piazza è infatti profondamente legata alla storia diValentino: qui si trova ancora la sede storica della maison, qui si sono svolte numerose sfilate e qui è nata l’Accademia Valentino, mentre oggi lo stesso spazio ospita la sede dellaFondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. Durante la presentazione dell’opera, Giammetti ha ricordato i quarant’anni vissuti insieme a Valentino in questa piazza e le numerose collezioni presentate proprio qui. Ha spiegato che legare il nome della Fondazione all’arte e riportare l’arte a vivere in questo luogo rappresenta per lui una grande emozione. Le attività della Fondazione, ha aggiunto, costituiscono anche una forma di restituzione alla città di Roma, attraverso la bellezza e l’amore per un luogo che ha avuto un ruolo centrale nella loro storia. La Fondazione interpreta così il mecenatismo non soltanto come sostegno a opere già esistenti, ma come possibilità di creare le condizioni affinché nuovi progetti possano nascere. La scelta di affidare a TEdoardo TresoldiPiazza Mignanelli nasce quindi dalla volontà di offrirgli libertà e fiducia, trasformando ancora una volta lo spazio in un punto d’incontro tra la memoria legata ai suoi fondatori e una nuova esperienza artistica.

Arte, moda e città

Alla presentazione era presente ancheAlessandro Onorato, assessore di Roma Capitale ai Grandi Eventi, Turismo e Moda, che ha sottolineato il ruolo della moda e delle istituzioni culturali nella vita contemporanea della capitale. Secondo Onorato, realtà come la Fondazione, insieme alle grandi maison presenti a Roma, rappresentano una risorsa per una città che ha formato e ispirato numerosi protagonisti della moda contemporanea, tra cui Maria Grazia Chiuri, Alessandro Michele e Pierpaolo Piccioli. Il rapporto tra questi creativi e Roma, ha osservato l’assessore, genera continuamente eventi, contaminazioni e nuove idee, contribuendo anche alla formazione dei talenti del futuro. In questo quadro rientra il ruolo delle accademie di moda della capitale, che ogni anno diplomano migliaia di studenti. Il progetto Selva si inserisce inoltre nella collaborazione tra laFondazione, Roma Capitale e il Municipio Iper la valorizzazione culturale e urbana della città. Il progetto è accompagnato da un testo curatoriale diPiergiorgio Caserini, che approfondisce il rapporto tra l’atto del costruire, il paesaggio e la memoria, soffermandosi proprio sul legame simbolico tra l’albero e la colonna.

La ricerca di Edoardo Tresoldi

Nato a Milano nel 1987,Edoardo Tresoldirealizza opere di arte pubblica di grandi dimensioni dedicate alla relazione tra corpi, architettura e paesaggio. La sua ricerca dà vita a veri e propri anti-monumenti, capaci di evocare presenze reali, scomparse o possibili e di confrontarsi con le memorie materiali e immateriali dei luoghi. TEdoardo Tresoldiha iniziato a sperimentare diverse tecniche e linguaggi artistici fin dall’infanzia, sotto la guida del pittore Mario Straforini. Nel 2009 si è trasferito a Roma, dove ha lavorato in ambiti differenti, dal cinema alla musica, dalla scenografia alla scultura. Queste esperienze hanno contribuito alla formazione di una visione interdisciplinare, che dal 2013 si è concentrata soprattutto sugli interventi nello spazio pubblico e sullo studio del genius loci. Le sue opere sono state realizzate in spazi pubblici, siti archeologici, festival di arte contemporanea e manifestazioni musicali. Il suo metodo nasce da un approfondito processo di conoscenza dei luoghi e della loro storia e mira a trasformarne la percezione, valorizzandone gli aspetti relazionali, immersivi e meditativi. Attraverso la trasparenza della rete metallica e l’impiego di materiali industriali, Tresoldi supera i confini tradizionali della scultura e mette in relazione linguaggio classico e modernità. Il risultato è un’arte in cui i limiti fisici dell’opera sembrano dissolversi, lasciando emergere un dialogo continuo tra arte, architettura, paesaggio e memoria.

Articolo diValeria Figoni-FonteINSIDEART

Inside Art è una media company internazionale specializzata nella gestione di attività editoriali di comunicazione dedicate alla cultura e in particolare all’arte contemporanea.

Fondata da Guido Talarico nel 2004, Inside Art, attraverso un sito aggiornato, un mensile digitale e un magazine cartaceo, si è distinta negli anni dalle altre pubblicazioni di settore per l’intenso rapporto di collaborazione costruito con artisti, operatori culturali, grandi istituzioni pubbliche e aziende impegnate nel sistema dell’arte.

Oltre alle attività editoriali, Inside Art promuove una serie di eventi:The Talent Prize, premio annuale di arti visive,The Art SymposiumeThe Art Film Fest, iniziative lanciate per il suo ventennale in collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte moderna e contemporanea di Roma, dedicate rispettivamente ai rapporti tra cultura e impresa e al cinema d’autore.

Edoardo Tresoldi a Roma, arte e spazio si incontrano

La presenza diEdoardo Tresoldi a Romaoffre dunque una nuova occasione per osservare uno dei luoghi più suggestivi della città attraverso una prospettiva contemporanea. In Piazza Mignanelli,Selvanon si impone sul contesto, ma dialoga con esso, creando un rapporto particolare tra le sedici colonne e l’architettura circostante.

L’installazione rende così l’esperienza diEdoardo Tresoldi a Romanon soltanto un appuntamento dedicato all’arte contemporanea, ma anche un invito a riscoprire lo spazio urbano con maggiore attenzione. Fino a gennaio, chi attraverserà Piazza Mignanelli potrà fermarsi davanti alle strutture in rete metallica e cogliere, attraverso trasparenze e sovrapposizioni, il particolare equilibrio tra materia, memoria e paesaggio che caratterizza la ricerca dell’artista.

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Roma- Museo La Vaccheria-Mostra collettiva “Adolescĕre”

Roma- Museo La Vaccheria-Domenica 4 ottobre ore 16.00 – 19.00 in occasione del finissage ci sarà la performance di Francesca di Ciaula dal titolo Angelo caduto, seguita dal reading di alcuni testi delle artiste in mostra, una voce corale sulla adolescenza.



Dopo le esposizioni ad Empoli in marzo nello splendido spazio Sincresis in collaborazione con Alessandra Scappini e realizzato con il bando Cesvot e con il patrocinio del Comune di Empoli e a giugno a L’Aquila Capitale della Cultura 2026 in collaborazione con Lea Contestabile e Seminiamo arte e Mubaq il Museo dei Bambini nella meravigliosa One Gallery, il IX Municipio di Roma il 12 settembre ha accolto nello Spazio espositivo La Vaccheria il progetto espositivo proposto dall’associazione Windmill con sede a Roma che prende ispirazione dal tema della adolescenza, un momento di grande cambiamento nella vita di ogni donna. Le artiste del Women Visual Artists Database di tutto il mondo, sono invitate a riflettere su questo particolare periodo della propria vita, partendo dal loro vissuto, attingendo alle emozioni, ai ricordi, alle esperienze.
L’adolescenza per una bambina diventa un viaggio repentino nel mondo adulto, che la trasforma fisicamente e psicologicamente senza quasi avere il tempo di esserne consapevole. La grande trasformazione ed energia vitale che questo periodo comporta, crea nella vita di una ragazza nuove esperienze, nuove opportunita, tutta una serie di prime volte positive e negative che rimarranno indelebili nella loro memoria. La poesia di Wisława Szymborska, riflette la distanza tra la ragazza adolescente e lei adulta, lo scarto, il senso di estraneita e lontananza, ma anche di appartenenza. Le artiste invitate si confrontano con loro stesse, scegliendo dalla propria vita adolescente ma non solo, il
tema e l’ispirazione per elaborare delle opere su carta in formato A4 verticale e accompagnano il loro lavoro con un testo. L’insieme delle opere propone una panoramica di emozioni e ricordi, di conflitti interiori, testimonianza del rapporto con il proprio corpo che cambia in quello di donna. Una grande toccante storia femminile fatta di immagini e testi, nel quale le persone potranno riconoscere un proprio vissuto e lasciarsi coinvolgere. Il progetto espositivo è concepito per “viaggiare” in diverse città e nazioni, stimolando, performance e coinvolgimenti con il pubblico in particolare con gli/le adolescenti. Al termine della esposizione le opere con i relativi testi diventeranno un libro D’Artista che sarà donato ad una istituzione pubblica. Il libro sarà edito anche in forma digitale scaricabile gratuitamente dal sito dell’Associazione Wind Mill no profit.

Artiste

Margherita Abbozzo, Heddy Breuer Abramowitz, Debby Akam, Eileen Almares Noy, Antonello Ghezzi, Judith Appleton, Sevim Arslan, Stefania Balestri, Daniela Balsamo, Evelyne Baly, Roberta Barlati, Maddalena Barletta, Shweta Bist, Giusi Bonomo, Erica Briani, Marina Buening, Emanuela Camacci, Myriam Cappelletti, Nani Cardenas, Lucilla Catania, Maria Chiara Cecconi, Fabiola Cenci, Primarosa Cesarini Sforza, Caterina Ciuffetelli, Cinzia Colombo, Lea Contestabile, Karmen Corak, Cristina Corradi Mello, Elisa D’Arienzo, Sabrina Danielli, Guillermina De Gennaro, Petra de Goede, Kristien De Neve, Ysabel Dehais, Connie Dekker, Francesca di Ciaula, Anna Maria Di Terlizzi, Beatrice Donin, Ellen G., Stefania Fabrizi, Maura Falfan, Cristiana Fasano, Laura Fortin, Simona Frillici, Elisabeth Frolet, Haruka Fujita, Gabriella Furlani, Stella Gallas, Benedetta Galli, Antonella Gandini, Clara Garesio, Anita Guerra, Oriana Impei, Rosa Jijon, Lucy Jochamowitz, Fariba Karimi, Maria Korporal, Katerina Kovaleva, Hanako Kumazawa, Giusy Lauriola, Emanuela Lena, Gilda Leoni, Carolina Lombardi, Willy Looyen, Adele Lotito, Roberta Maola, Judith Margolis, Florencia Martinez, Laura Martinez, Cosetta Mastragostino, Emanuela Mastria, Carolina Mazzolari, Camelia Mirescu, Flavia Mitolo, Patrizia Molinari, Daniela Monaci, Enza Monetti, Mahshid Mussavi, Stefanie Oberneder, O.Lala, Elly Nagaoka, Silvia Noferi, Paola Paganelli, Susan Harbage Page, Gianna Parisse, Claudia Peill, Daniela Perego, Marjo Postma, Stefania Puntaroli, Marina Quaranta, Claudia Quintieri, Francesca Ricci, Giulia Ripandelli, Paola Romoli Venturi,Virginia Ryan, Carla Sacco, Lizzy Sainsbury, Lorella Salvagni, Sandford&Gosti, Lucia Sapienza, Monica Sarandrea, Natalia Saurin, Roberta Savelli, Caterina Sbrana, Barbara Schaefer, Simoncini Tangi, Son Hyunsook, Silvia Stucky, Serena Tani, Olga Teksheva, Cinzia Tellarini, Antonia Trevisan, Cetti Tumminia, Daniela Tzvetkova, Ankie Van Dijk, Mara van Wees, Laura VdB Facchini, Margherita Verdi, Maria Irene Vairo, Luisa Valenzano, Ruchika Wason Singh, Tatyana Yang, Virginia Zanetti.

Finissage Adolescĕre

04 ottobre 2026

arte contemporanea
arti performative

Location

Museo La Vaccheria
Roma, Via Giovanni l’Eltore, 35, (RM)

Orario di apertura

16-19

Sito web

http://www.windmillart.it

Autore

Women Visual Artists Database Women Visual Artists Database

Curatore

Wind Mill

Progetto grafico

wind mill

Patrocini

IX MUNICIPIO ROMA

info@windmillart.it
www.windmillart.it

La Vaccheria, spazio espositivo di Roma

Tra gli ampi viali e le architetture monumentali e di impronta razionalista dell’EUR, e a pochi passi dalla visionaria Nuvola di Fuksas, apre a Romaun nuovo polo dedicato all’arte e alla cultura. ÈLa Vaccheria, uncasale storicoceduto a Roma Capitale in seguito agli accordi del Programma Urbanistico EUR-Castellaccio e gestito dal IX Municipio della città. Un lungo lavoro di restauro e ristrutturazione lo ha trasformato in uno straordinariospazio espositivo di quasi 1.800 metri quadri, dove trovano finalmente casa anche i reperti archeologici recuperati nell’area di Roma sud.

Il casale è composto da unampio corpo centrale, un tempo occupato dallestalle, conteche in vetro e spazi comuni, come una sala conferenze, un’area ristoro e un bookshop. Un edificio minore a due piani ospita uffici e direzione, mentre uncorpo aggiuntoè destinato alaboratori e serviziannessi. Il recupero e la riqualificazione degli spazi rende il casale un nuovo luogo diaggregazione, socialità e culturache punta a diventare un riferimento per romani e turisti.

Due sono i progetti scelti per inaugurare la stagione espositiva: la mostra“Flesh: Warhol & The Cow. Le opere di Andy Warhol alla Vaccheria”, con 80 opere del maestro della pop art visitabili gratuitamente fino al 30 ottobre; e“Sacro o Profano…?”,  una selezione di opere realizzate da artisti professionisti e autodidatti che testimoniano il legame tra territorio e la sua storia.

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Roma- Scuderie del Quirinale la  mostra dedicata a Jacopo da Pontormo

Roma-Le porte delle Scuderie del Quirinale stanno per riaprire:conla mostra dedicata Jacopo  da Pontormoaprirà al pubblicovenerdì 9 ottobre per terminare domenica 7 febbraio. 

La mostra è laprima grande monograficadedicata a Pontormo, capofila assoluto della grande stagione del Cinquecento fiorentino che incarna il passaggio dal pieno Rinascimento alla Maniera, innovatore eccentrico dei modelli classici e per questo oggetto di una vasta fortuna novecentesca, da Pasolini a Bill Viola, venerato oggetto del desiderio di collezionisti di tutto il mondo ma popolare ed amato anche dal grande pubblico per i tratti di forte originalità della sua personalità creativa.

Scuderie del Quirinale: Un Viaggio nell’Arte di Pontormo

La mostra promossa da Ales – Scuderie del Quirinale in partnership con le Gallerie degli Uffizi, prodotta insieme alla casa editrice Electa, è curata daCristina Acidini, tra i maggiori esperti di Cinquecento fiorentino, con il supporto di un team di autorevoli studiosi che annoveraElena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani.

La mostra sarà l’occasione per vedere riuniti tuttii principali capolavori dell’artista, insieme a una straordinaria selezione di opere su carta. Oltre al cospicuo numero di opere in arrivo dalle Gallerie degli Uffizi,eccezionali prestitiprovenienti da musei e collezioni di tutto il mondo (la Galleria dell’Accademia e Musei del Bargello, l’Istituto Centrale per la Grafica, il Louvre, la National Gallery, il British Museum, il Metropolitan Museum of Art, la National Gallery of Art di Washington, l’Art Institute di Chicago, il Getty Museum di Los Angeles ed altri) saranno messi a confronto nelle sale delle Scuderie del Quirinale a cominciare dal capolavoro più noto e riconosciuto di Pontormo, la Visitazione proveniente dalla Chiesa di San Michele Arcangelo di Carmignano, presso Prato.

Un percorso di grande spettacolarità prevalentemente cronologico ma non privo di affondi tematici. Per chi vorrà approfondire sarà sempre disponibile la nostra ampia offerta didattica per adulti e bambini con visite guidate e laboratori per bambini e scuole di ogni ordine e grado.

 Scuderie del Quirinale

Costruito nell’arco di un decennio, tra il 1722 e il 1732, il palazzo delle Scuderie al Quirinale delimita, con ilPalazzo del Quirinalee ilPalazzo della Consulta, lo straordinario spazio urbano al centro del quale è posta la fontana con le statue dei Dioscuri e l’obelisco ritrovato nell’Ottocento nei pressi delMausoleo di Augusto. L’edificio delle Scuderie è collocato a ridosso del muro che chiude il giardino Colonna e poggia sui resti, in parte ancora visibili, del grandioso tempio romano di Serapide.

La superficie complessiva delle Scuderie Papali è di circa3000 metri quadrati, distribuiti su più piani. In particolare, al primo e al secondo piano ampi spazi di circa 1500 metri quadrati costituiscono la zona espositiva. Al piano ammezzato è allestita una caffetteria mentre il piano terra ospita i servizi di accoglienza, la libreria, il negozio di oggettistica e spazi riservati a iniziative collaterali alle mostre.

Il primo progetto per le nuove Scuderie si deve adAlessandro Specchi, che per volere di papa Innocenzo XIII, ricevette l’incarico di realizzare un edificio per sostituire quello semplice e dimesso costruito daCarlo Fontanaall’inizio del XVIII secolo. La morte del Papa interruppe i lavori per sei anni fino a quando, nel 1730, Clemente XII decise di completare l’opera affidandola a Ferdinando Fuga. Fuga volle mantenere la struttura architettonica del suo predecessore ma trasformò il prospetto esterno, alzando il piano mezzanino, ridisegnando la facciata e arricchendo i portali centrali. L’ingresso del palazzo, costituito da due scalinate semiellittiche, rese dal Fuga ancora più scenografiche con un’elegante balaustra, fu demolito nel 1865 durante i lavori della salita di Monte Cavallo. L’edificio delle Scuderie al Quirinale ha mantenuto la sua funzione originaria di rimessa per carrozze e poste di cavalli fino al 1938, anno in cui venne adattato ad autorimessa.

Le non perfette condizioni dell’edificio delle Scuderie Papali e la necessità di rendere lo spazio idoneo alla sua nuova funzione, hanno reso indispensabile un significativo lavoro di restauro. L’intervento, progettato dall’architettoGae Aulentie diretto dalla Soprintendenza per i beni architettonici e ambientali di Roma, ha consentito di recuperare un’opera architettonica di straordinaria posizione urbana e di valorizzare spazi che per prestigio e dimensioni costituiscono un luogo espositivo di ineguagliabile valore.
L’iniziativa che ha portato al restauro integrale dell’edificio risale al 20 febbraio 1997, data in cui la Presidenza della Repubblica concede in uso al Comune di Roma le Scuderie. Il 10 luglio dello stesso anno il Comune affida all’Agenzia per il Giubileo l’utilizzo e la gestione dell’edificio settecentesco.

Dopo due anni e mezzo di lavori, il 21 dicembre 1999, alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, si inaugura la nuova sede espositiva con una mostra I cento capolavori dell’Ermitage. Non solo una rassegna di grandi maestri, ma anche un documento sulla storia del gusto e del collezionismo del primo Novecento. È la prima volta, infatti, che dal Museo di San Pietroburgo esce una così ampia selezione delle celebri collezioni russe. Un centinaio di dipinti e disegni di Degas, Monet, Renoir, Cézanne, Gauguin, Rousseau le Douanier, Vlaminck, Derain, Vallotton, Vuillard, Sisley, Pisarro, Matisse e Picasso rimangono alle Scuderie fino al giugno 2000.

Nel corso degli anni, le linee guida che legano, con scientifica continuità, la scelta delle mostre e la loro programmazione alle Scuderie, si incentrano su un programma di divulgazione dell’arte italiana classica e moderna congrandi esposizionidedicate ad artisti del calibro diCaravaggio,Antonello da Messina,Lorenzo Lotto,Filippino LippieSandro Botticelli,Tintoretto,TizianoeRaffaello, nonché sulla riflessione approfondita e innovativa sui rapporti reciproci tra l’Italia e la grande arte internazionale con quelle dedicate aRembrandt,Velazquez,Bernini,Luca Giordano, daGiottoaMalevic.

Le Scuderie del Quirinale, cuore dell’arte a Roma

La nuova mostra dedicata a Pontormo conferma ancora una volta il ruolo delleScuderie del Quirinalecome uno dei principali spazi espositivi di Roma. La scelta di riunire opere provenienti dagli Uffizi e da importanti musei italiani e internazionali offre al pubblico un’occasione preziosa per conoscere più da vicino uno degli artisti più originali del Cinquecento fiorentino.

LeScuderie del Quirinalenon sono soltanto una sede prestigiosa per le grandi esposizioni, ma rappresentano anche un luogo in cui storia, architettura e cultura dialogano costantemente. Nel corso degli anni hanno ospitato importanti mostre dedicate ai grandi protagonisti dell’arte, trasformando il palazzo settecentesco in un punto di riferimento per il pubblico italiano e internazionale.

Con la monografica su Pontormo, leScuderie del Quirinalerinnovano dunque la loro vocazione alla divulgazione e alla valorizzazione del patrimonio artistico, proponendo un percorso capace di unire ricerca scientifica, grandi capolavori e accessibilità per un pubblico sempre più ampio.

Fonte-Comune di Roma Capitale

Indirizzo 

Via 24 Maggio, 16

Orari 

Le Scuderie del Quirinale sono aperte al pubblico e visitabili solo quando ospitano una mostra.

Contatti 

Acquisto online: 

Sito web: 

www.scuderiequirinale.it

Telefono: 

02 92897722 prenotazioni visite e laboratori

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Punto vendita prodotti editoriali

Libreria

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Bar

Audioguida

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Ottobre al Museo Civico Archeologico Lavinium di Pomezia (Roma)

Pomezia- Località Borgo di Pratica (Roma)-Con  l’arrivo dell’autunno ilMuseo Civico Archeologico Laviniumtorna a proporre un ricco calendario di appuntamenti dedicati alla scoperta dell’archeologia, della storia e del territorio, con iniziative pensate per pubblici diversi: dalle famiglie agli insegnanti, dagli appassionati di archeologia a chi desidera semplicemente trascorrere un momento al Museo.

Domenica 4 ottobreil mese di ottobre si apre con la prima domenica del mese, un’occasione speciale per visitaregratuitamenteil Museo e conoscere le testimonianze archeologiche della città antica di Lavinium.

Martedì 6 ottobre ore 15:00, si terrà l’Open Day Scuola, rivolto agli insegnanti, per presentare le proposte didattiche per il nuovo anno scolastico 2026-2027 e illustrare le attività rivolte alle classi di ogni ordine e grado. 

Domenica 11 ottobre ore 17.00, il Museo Archeologico Lavinium aderirà ancora una volta aF@Mu – Famiglie al Museo, un appuntamento ormai consolidato nella programmazione. Per questa edizione si svolgerà“Lavinium in miniatura: frammenti di storia”un laboratorio rivolto ai bambinidai 3 ai 10 anni. Attraverso l’osservazione dei reperti, i piccoli partecipanti potranno avvicinarsi al mondo della conservazione e del restauro del patrimonio archeologico, imparando a prestare attenzione ai dettagli. Al termine dell’attività potranno realizzare un piccolo spazio in miniatura: una stanza da personalizzare con disegni, ritagli e oggetti ispirati a quelli osservati al Museo, oppure lasciando libero spazio alla fantasia. Un modo per trasformare ciò che si è osservato in un’esperienza creativa da portare a casa.

Attività gratuita.

La prenotazione è obbligatoria.

Domenica 18 ottobre alle 10:30, continuerà il percorso dedicato all’archeologia con il secondo appuntamento delworkshop“Il mondo dell’archeologia”. L’incontro sarà dedicato alle fonti documentarie e alle fonti archeologiche, strumenti fondamentali per conoscere e ricostruire il passato. Si parlerà di documenti e fonti storiche d’archivio, fonti letterarie, mappe, disegni e fotografie, ma anche di fonti archeologiche, approfondendo l’importanza del contesto, dei materiali e dei depositi e il loro ruolo nello studio e nell’interpretazione del patrimonio archeologico.

Costo dell’attività:€5,00per il singolo appuntamento. L’ingresso al Museo è gratuito.

È richiesta la prenotazione obbligatoria.

Domenica 25 ottobre alle 10:30, sarà la volta delTalk Archeologico: “Terra di passaggio. Pastori, viandanti e archeologi tra Agro Romano e Paludi Pontine tra Ottocento e Novecento”.

L’incontro permetterà di esplorare il territorio come luogo di passaggio, incontro e relazione, seguendo le tracce di pastori, butteri, viandanti, lavoratori stagionali, studiosi e archeologi che nel corso del tempo hanno percorso tratturi, sentieri rurali, vie antiche e direttrici costiere tra Agro Romano, costa laziale e Paludi Pontine. 

InterverrannoGianluca MandatoriDirettore scientifico del Museo Civico Archeologico Lavinium, laDott.ssa Francesca Licordari,Funzionaria SABAP MET RM, e laDott.ssa Ilaria Bruni,Funzionaria SABAP MET FR-LT.

Le iniziative si inseriscono nel Sistema Museale “Città di Fondazione dell’Agro Pontino e Romano”.

L’evento è gratuito, con ingresso libero fino a esaurimento posti. 

Al termine della manifestazione seguirà un brindisi e una degustazione di olio a cura diSolare Agricola.

Dal 9 al 30 ottobre, la Sala Conferenze del Museo Civico Archeologico Lavinium ospiterà un percorso espositivo prevalentemente fotografico dedicato alla riscoperta di Lavinium e alla costruzione della sua memoria archeologica.

Attraverso immagini, documenti e testimonianze, la mostra ripercorrerà l’opera degli archeologi che, nel corso del Novecento, contribuirono a riportare alla luce l’antica Lavinium, ricostruendone progressivamente il volto, la storia e il paesaggio.

Un racconto per immagini che pone al centro non soltanto le scoperte archeologiche, ma anche gli uomini e le donne della ricerca, il loro lavoro sul campo e il lungo processo attraverso il quale Lavinium è tornata a essere parte viva della memoria e dell’identità del territorio.

Sabato 31 ottobre alle 16:00, Tra luci ed ombreun laboratorio di Halloween rivolto ai bambinidai 3 ai 10 anni. Dopo una breve visita alle sale, i bambini potranno lavorare l’argilla per realizzare una lucerna, da decorare liberamente secondo la propria fantasia.

Costo dell’attività:€5,00a bambino con ingresso gratuito per un accompagnatore.

La prenotazione è obbligatoria.

Dal 29 ottobre al 1° novembreil Museo Civico Archeologico Lavinium sarà presente allaXXVIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum.Sarà un’ importante occasione di incontro e confronto con realtà culturali e archeologiche provenienti da diverse parti d’Italia e del Mediterraneo. Un momento per presentare Lavinium e il suo patrimonio archeologico, confrontarsi con altre realtà culturali e promuovere la conoscenza della storia e dell’identità del nostro territorio.

Promo del  martedì pomeriggio al Museo Archeologico Lavinium 

Dal 1° ottobre al 30 aprile,ogni martedì,dalle 15:00 alle 18:00, sarà possibile visitare il Museo Archeologico Lavinium con ingressogratuito. Un’opportunità in più per dedicare un pomeriggio alla conoscenza delle collezioni e della storia di Lavinium anche durante la settimana.

Vi aspettiamo al Museo Civico Archeologico Lavinium per un ottobre ricco di appuntamenti, incontri e occasioni per conoscere, approfondire e vivere il nostro patrimonio archeologico.

Per informazioni e prenotazioni: 

Telefono: 0691984744 / 3386574802

Email:infomuseolavinium@comune.pomezia.rm.it
 

Cordiali saluti,

Lo Staff del Museo Civico Archeologico Lavinium

Orari di apertura del Museo 01 ottobre – 31 marzo 2027

Lunedì:chiuso
Martedì e giovedì:9:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
Mercoledì e venerdì:9:00 – 13:00
Sabato, domenica e festivi:10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
(ultimo ingresso 45 minuti prima dell’orario di chiusura)

 Per restare aggiornati su tutte le attività
vi invitiamo a visitare il nostro sito internethttp://www.museolavinium.it
e a seguirci sui nostri social!

Museo Archeologico Lavinium

Via Pratica di Mare, 4– Località Borgo di Pratica

Pomezia, Rm 00071

Italy

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Arte, Cultura e SpettacoliLazioRivista d'Arte Online

Roma Municipio XV-Torna il “FESTIVAL DELLE PASSEGGIATE”

Roma Municipio XV-Una poesia in cammino attraversa il Municipio.Dal 10 al 25 ottobre torna ilFestival delle Passeggiate – I nostri passi scrivono poesie, il progetto promosso daDominio Pubblico ETSe ideato daGiulia Ananìa e Tiziano Panici, che porta la performance fuori dagli spazi convenzionali per incontrare i territori, le comunità e le storie che li abitano. Per il quarto anno consecutivo il Festival arriva nei quartieri di Roma per approdare nel Municipio Roma XV con una nuova edizione dedicata al camminare come gesto creativo, pratica di ascolto e forma di relazione con il territorio.

Il cuore del progetto saranno lesei passeggiate performative aperte al pubblico, in programma per tre weekend consecutivi:10 e 11 ottobre(Veientana/Greenway – Labaro);17 e 18 ottobre(Fleming – Cesano);24 -25 ottobre(Tomba di Nerone – La Storta). Ogni appuntamento nasce dall’incontro tra un territorio e gli artisti chiamati ad attraversarlo: il pubblico cammina insieme a loro e il percorso si trasforma progressivamente in una drammaturgia, fino a uno spettacolo inedito costruito per quel luogo. Il teatro incontra così la poesia, la musica e la memoria dei quartieri, in un’esperienza in cui lo spettatore non è soltanto pubblico ma parte del cammino.

Scopri il Festival delle Passeggiate nel Tuo Quartiere

A dare forma alle sei passeggiate saranno: sabato 10 ottobreEmilio Stella e Ariele Vincenti, artisti da anni impegnati nel racconto della memoria popolare e della romanità;  domenica 11 ottobreMondocane, dj e producer romano, insieme all’attore, autore e registaValerio Malorni; sabato 17 ottobreSara Drago, attrice nota anche per Call My Agent – Italia, insieme all’attore e musicistaLorenzo Terenzi; domenica 18 ottobre il duoWunder Tandem, che unisce musica dal vivo, ironia e clownerie; sabato 24 ottobrePietro Turano, attore e attivista, e l’attriceArianna Pozzoli; infine, domenica 25 ottobre,Giorgia Mazzucato, attrice e autrice impegnata nella ricerca scenica e nella scrittura transfemminista insieme alla giovane cantautriceCarrese. Sei formazioni artistiche differenti, chiamate a confrontarsi con altrettanti territori e a trasformare il cammino in una forma di racconto condiviso.

Il Festival delle Passeggiate nasce dalla collaborazione artistica traGiulia Ananìa, cantautrice, poeta e illustratrice eTiziano Panici, regista, attore e direttore artistico di Dominio Pubblico. Sono loro a curare la direzione artistica, la drammaturgia e la regia delle passeggiate, costruendo un dispositivo in cui il linguaggio performativo si misura direttamente con i luoghi. La loro ricerca parte dall’idea che camminare possa essere un modo per osservare la città, ascoltarne le trasformazioni e costruire nuove narrazioni a partire dalle persone che la abitano.

Il titoloI nostri passi scrivono poesiesintetizza proprio questa idea: il territorio non viene semplicemente raccontato, ma attraversato e riscritto attraverso il movimento, le parole, la musica e gli incontri. Ogni passeggiata diventa quindi una forma di poesia collettiva, nata dalla relazione tra gli artisti, il pubblico e il paesaggio urbano e periurbano.

Accanto alle passeggiate, il Festival propone un programma di attività laboratoriali rivolte soprattutto alle giovani generazioni, tra cuiLa poesia dev’essere da queste parti, laboratorio teatrale, di poesia performativa e scrittura creativa condotto dal poeta, attore e campione mondiale di poetry slamLorenzo Maragoni, rivolto agli studenti e alle studentesse degli istituti scolastici del Municipio XV.Strade Aperte, rivolto dellaRedazione Under 25 di Dominio Pubblico, propone invece un percorso di storytelling urbano attraverso cui osservare, documentare e raccontare i territori a partire dallo sguardo delle nuove generazioni.  Si rinnova inoltre la collaborazione con la radio inclusivaRadio32, da sempre impegnata nella promozione di una comunicazione e di attività accessibili e inclusive. La radio sarà presente durante le passeggiate per sensibilizzare i cittadini sui temi dell’accessibilità culturale e promuovere una maggiore consapevolezza sul diritto di tutti a vivere e partecipare pienamente alla cultura.

Con questa nuova edizione, ilFestival delle Passeggiatecontinua a sviluppare una pratica artistica nata per mettere in relazione creazione contemporanea e spazio pubblico: un festival che non costruisce un luogo per il pubblico, ma invita il pubblico a mettersi in cammino e a scoprire, insieme agli artisti, ciò che un territorio può ancora raccontare.

Dominio Pubblico ETS

presenta una nuova edizione del

FESTIVAL DELLE PASSEGGIATE

I nostri passi scrivono poesie


con la direzione artistica di Giulia Ananìa e Tiziano Panici

dal 10 al 25 ottobre 2026 |Municipio XV, Roma

Con la partecipazione diEmilio Stella, Ariele Vincenti, Mondocane, Valerio Malorni, Sara Drago, Lorenzo Terenzi, Wunder Tandem, Pietro Turano, Arianna Pozzoli, Giorgia Mazzucato, Carrese

Nei quartieri:Isola Farnese, Labaro, Fleming, Cesano,

Tomba di Nerone – Grottarossa, La Storta

Ingresso gratuito

PRESSKIT QUI:https://drive.google.com/drive/folders/1YSf4XtRNjGLndy20zBYSDlmVCE0zY9TC?usp=sharing

FESTIVAL DELLE PASSEGGIATE

Ideato e a cura diGiulia Ananìa e Tiziano Panici

Artwork ©Giulia Ananìa / Almostromantic

Un progetto diDominio Pubblico

Direzione artisticaTiziano Panici

Organizzazione e produzioneClara Lolletti

AmministrazioneAlin Cristofori

Comunicazione e promozioneFlavia De Muro

Social mediaVittoria Ferraro Petrillo

Direzione tecnicaSimone Colaiacomo

Documentazione audiovisivaAurora Sanna

Ufficio stampaMaresa Palmacci

—

COME RAGGIUNGERE I MEETING POINTS:

Fermata autobus, metro e treno delle linee:

020, 021, 022, 024, 025, 029, 030, 031, 032, 035, 036, 037, 038, 039, 053, 069, 168, 188, 200, 201, 223, 226, 301, 303, 334, 446, 907, 911, N200, N201, Metro A, FL3, FC3

INFO PER IL PUBBLICO:

Sito Web:https://dominio-pubblico-teatro.it/

Info e Prenotazioni:info@dominiopubblicoteatro.it

Facebook: https://www.facebook.com/dominio.teatro/ 

Instagram:https://www.instagram.com/dominiopubblico/

Il progetto è realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo ed è vincitore dell’Avviso Pubblico Lo spettacolo dal vivo fuori dal Centro – Anno 2026 promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, in collaborazione con SIAE

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Lazio

Roma- Barbara Funari(DEMOS) incontra i giovani di “DesTEENazione”

Roma- L’Assessora alle Politiche Sociali e alla Salute di Roma CapitaleBarbara Funari(DEMOS)ha visitato oggi invia Quirino Majorana 139, i laboratori di “DesTEENazione” per le scuole partecipando all’iniziativa “mettiamo in gioco le emozioni”: uno degli appuntamenti inseriti nel programma di Romens, il Festival della Salute Mentale che si concluderà il prossimo 10 ottobre in Campidoglio, in concomitanza con la Giornata Mondiale della Salute Mentale.

Il progetto DesTEENazione è realizzato dal Dipartimento Politiche Sociali e Salute e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali attraverso i fondi della Garanzia Europea per l’Infanzia, ed offre gratuitamente a preadolescenti e adolescenti uno spazio di ascolto, socializzazione e sperimentazione. Sport, musica, teatro, arte, fotografia, fumetto, cinema, gaming, digitale e street art si affiancano a percorsi di orientamento, potenziamento scolastico, sostegno psicologico e sviluppo delle competenze emotive e relazionali.

“Parlare di salute mentale significa anche occuparsi dei luoghi e delle relazioni che aiutano i ragazzi a stare bene – sostiene l’assessoraBarbara Funari(DEMOS)–. DesTEENazione è un esempio concreto di come possiamo prevenire isolamento e fragilità offrendo ai ragazzi spazi in cui sentirsi accolti, ascoltati e liberi di esprimere le proprie capacità. È importante che siano protagonisti e non semplici destinatari delle attività: per questo vengono coinvolti anche nella progettazione di ciò che accade nello spazio. Costruire comunità intorno ai ragazzi significa rafforzare il loro benessere e creare una rete tra scuola, famiglie, servizi e territorio”.

DesTEENazione – Desideri in azione Comunità Adolescenti

Progetto sperimentale per la costituzione di Spazi multifunzionali di esperienza per adolescenti sul territorio nazionale per l’erogazione di servizi integrati volti a promuovere, nei ragazzi e nelle ragazze, l’autonomia, la capacità di agire nei propri contesti di vita, la partecipazione e l’inclusione sociale.

Il progetto DesTEENazione [leggi Avviso Pubblico ] mira a creare Spazi multifunzionali di esperienza su tutto il territorio nazionale, luoghi pensati per valorizzare le risorse individuali e favorire l’espressione delle potenzialità di preadolescenti e adolescenti.

Le attività proposte all’interno di questi spazi hanno l’obiettivo di stimolare la partecipazione attiva di ragazze e ragazzi, promuoverne l’integrazione e l’inclusione sociale, sviluppare le loro competenze affettive e relazionali e prevenire la dispersione scolastica. Un ulteriore focus è dedicato all’inserimento lavorativo, con azioni mirate per accompagnare i giovani nel mondo del lavoro. A supporto delle finalità del progetto, sono inoltre previste attività specifiche rivolte alle famiglie.

L’elemento innovativo e la sfida principale di questa iniziativa risiedono nella capacità di riunire in un unico spazio diversi servizi dedicati a questa fascia d’età, creando un ambiente in grado di rispondere in modo coerente e integrato ai bisogni emergenti dei ragazzi e delle ragazze.

Un’équipe multidisciplinare, composta da professionisti dell’ambito educativo, psicologico e sociale, lavorerà in stretta collaborazione con i servizi territoriali già esistenti, valorizzando il contributo del terzo settore.

L’obiettivo è sviluppare un intervento che favorisca una responsabilità condivisa tra generazioni, professioni e attori istituzionali e sociali, creando un modello di supporto efficace e inclusivo.

Consulta la mappa degli Spazi

La progettazione concorre all’attuazione delPiano di Azione Nazionale Garanzia Infanzia(PANGI) adottato dall’Italia a seguito della Raccomandazione (Ue) 2021/1004 del 14 giugno 2021, che istituisce la Garanzia europea per l’infanzia, che si pone l’obiettivo dicontrastare i fenomeni di povertà ed esclusione sociale di bambini, adolescenti e giovani fino ai 21 anni, garantendo maggiore opportunità di accesso ai servizi.

In coerenza con il PANGI e in attuazione delle “Linee progettuali per interventi a favore di preadolescenti e adolescenti nel quadro della Garanzia Infanzia“, all’interno del nuovo Programma nazionale inclusione e lotta alla povertà 2021-2027 (https://pninclusione21-27.lavoro.gov.it/) è stato promosso un Avviso pubblico denominato DesTEENazione – Desideri in azione. (https://pninclusione21-27.lavoro.gov.it/avvisi/ desteenazione-desideri-azione) ad esito del quale sono stati individuati  e finanziati i 60 spazi multifunzionali.

IL PROGETTO

DesTEENazione – Desideri in azione Comunità Adolescenti

Il progetto, della durata triennale, prevede la creazione e l’implementazione di unospazio multifunzionale di esperienza, concepito come un servizio integrato con una forte valenza socioeducativa. L’obiettivo principale è favorire la connessione tra gli interventi rivolti a ragazzi e ragazze, prevalentemente minorenni, promuovendone la partecipazione attiva e lo sviluppo delle loro potenzialità. Il progetto mira inoltre a valorizzare le competenze affettive e relazionali, prevenire la dispersione scolastica e favorire l’integrazione sociale e lavorativa.

A sostegno di questa iniziativa, l’Ambito Territoriale Sociale (ATS)che gestisce il progetto garantisce una sede dedicata all’interno del proprio territorio, riqualificata grazie ai fondi delFESRper la ristrutturazione e l’allestimento.

Data la natura multifunzionale del progetto e la varietà dei destinatari, lo spazio sarà aperto conampia flessibilità oraria, rispondendo ai bisogni specifici di ragazzi e ragazze. Saranno disponibili aree differenziate con accesso libero, consentendo la partecipazione sia individuale che in piccoli gruppi. In questo modo, i giovani potranno esplorare il centro, scoprire le opportunità offerte e comprendere come queste possano contribuire alla loro crescita.

Barbara Funari (DEMOS)-Assessore alle Politiche Sociali e alla Salute.

Barbara Funari (DEMOS)-Assessore alle Politiche Sociali e alla Salute. laureata in Sociologia, dottorato in Educazione Sanitaria, è coordinatrice romana di Demos – Democrazia Solidale. Dal 2013 al 2016 è stata assessora alle Politiche sociali del Municipio XIV e dal 2004 al 2018 responsabile amministrativo della fondazione D.R.E.A.M. onlus, per la quale ha svolto come volontaria missioni internazionali in Malawi, Mozambico e Tanzania. Dal 1995 al 2000 ha effettuato attività di sostegno e reinserimento sociale degli ospiti dell’ex ospedale psichiatrico romano S. Maria della Pietà e dal 1990 al 1995 si è occupata, con la Comunità di S. Egidio, dell’integrazione, recupero e sostegno di minori in difficoltà.

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Lazio

Sandro Petrolati (DEMOS): Nuova Mappa dei quartieri di Roma Capitale

Roma- Dal Capogruppo capitolino di Demos,Sandro Petrolati:«La delibera approvata ieri in Aula Giulio Cesare aggiorna la rappresentazione di una città profondamente cambiata negli ultimi decenni. Roma avrà una mappa articolata in 332 quartieri urbani, mantenendo inalterati i 22 rioni storici, e in 100 zone funzionali non residenziali, comprendenti parchi e grandi aree non abitate” dichiara il capogruppo capitolino di Demos,Sandro Petrolati.

“Si tratta di un lavoro importante, iniziato in Giunta, proseguito con il contribuito di cittadini e comitati di quartiere attraverso la consultazione promossa dall’Amministrazione e infine approdato in Assemblea Capitolina. Ieri abbiamo votato un atto che dimostra la capacità di stare al passo con la realtà.

Sandro Petrolati e la nuova mappa dei quartieri di Roma

Dare confini più riconoscibili alle diverse realtà della città, infatti, non è soltanto un’operazione cartografica: significa riconoscere comunità, identità territoriali e trasformazioni che nel tempo hanno modificato Roma» aggiunge SandroPetrolati(DEMOS).

«Un’attenzione particolare riguarda Campo Romano, nel Municipio VII. Ho sottoscritto l’ordine del giorno della maggioranza che accompagna il provvedimento e che prevede espressamente anche Campo Romano, accogliendo le istanze avanzate dal Comitato di Quartiere. Resta da definire con l’ISTAT l’aspetto tecnico relativo alla delimitazione delle zone censuarie, che dovrà trovare una soluzione coerente con l’impegno assunto dall’Assemblea Capitolina.

È un punto che ho seguito con particolare attenzione e di cui continuerò a seguire il percorso fino alla sua definitiva attuazione. Ritengo importante che, una volta completati gli approfondimenti tecnici necessari, la delimitazione definitiva di Campo Romano rispecchi l’identità territoriale e la realtà vissuta quotidianamente dai suoi abitanti.

La nuova articolazione dei quartieri, infatti, al di là dei confini sulla carta, deve rappresentare il modo in cui le persone riconoscono il territorio nel quale vivono, lavorano e costruiscono relazioni. L’appartenenza a un quartiere non deve essere una chiusura, ma può diventare una base più solida per il dialogo, la partecipazione e l’inclusione.

Una nuova mappa capace di fotografare la crescita di Roma, le sue trasformazioni e le sue molteplici identità, offrendo maggiore riconoscibilità alle tante realtà che compongono la nostra città e restituendo un’immagine reale, giovane e dinamica della città eterna, in perenne evoluzione” conclude SandroPetrolati (DEMOS).

Sandro Petrolati: una nuova rappresentazione di Roma

La nuova articolazione territoriale punta quindi a rappresentare unaRomaprofondamente trasformata nel corso degli anni, distinguendo i quartieri residenziali dalle grandi aree non abitate e dagli spazi con funzioni specifiche. PerSandro Petrolati, l’aggiornamento della mappa cittadina consente di adeguare la suddivisione amministrativa alla realtà attuale della Capitale, mantenendo al tempo stesso il valore storico dei 22 rioni.

Roma, 2 ottobre 2026

Democrazia Solidale (DemoS) è unpartito politicoitaliano[13].

Storia

La scissione dei PpI-Costituita come semplice “Associazione” nel 2014, in seguito alla scissione della fazione di sinistra deiPopolari per l’Italia, a Democrazia Solidale aderiscono, tra gli altri,Lorenzo Dellai,Andrea Olivero(Viceministro delle politiche agricole nelGoverno Renzi),Mario Marazziti,Mario Giro(sottosegretario agli affari esteri) eLucio Romano. Democrazia Solidale, a differenza dei Popolari per l’Italia, afferma la sua alleanza strategica con ilPartito DemocraticodiMatteo Renzi[4]. All’inizio, il partito contava nove deputati, un senatore, un vice ministro e un sottosegretario. Alla base del partito vi è la decisione del PpI di abbandonare la maggioranza a sostegno delGoverno Renzi.[14][15]

Nel gennaio 2016 il gruppo parlamentare della Camera “Per l’Italia” (di cui erano membri i deputati di Democrazia Solidale) muta ufficialmente nome inDemocrazia Solidale – Centro Democratico.

Le elezioni politiche del 2018 e la costituzione come partito

In occasione delle elezioni politiche del 2018, alcuni aderenti a DemoS (Lorenzo Dellai, Andrea Olivero,Milena Santerini) parteciparono individualmente[16]alla listaCivica PopolarediBeatrice Lorenzin[17], aderente alla coalizione di centro-sinistra. La lista ottenne lo 0,5% non eleggendo parlamentari per la quota proporzionale. Alle elezioni regionali del Lazio del marzo 2018Paolo Cianiè eletto consigliere regionale nella coalizione di centro-sinistra a sostegno di Zingaretti[18][19]divenendo capogruppo di “Centro Solidale – DemoS”[20].

Il 6 ottobre 2018, nel corso di una manifestazione a Roma nella quale sono intervenutiPaolo Gentiloni,Andrea Riccardi,Mario Giroe lo stessoPaolo Ciani, DemoS dà avvio ad un nuovo percorso politico costituendosi come partito[5][6].

Democrazia Solidale ha presentato proprie liste alle elezioni Regionali del maggio 2019 in Piemonte[21], ed in diversi comuni d’Italia[22][23][24]e vari candidati alle elezioni europee del 26 maggio 2019[25].

Alleelezioni europee del 2019il partito riesce a far eleggerePietro Bartolo[26][27][28]tra le file della lista unitaria di centro-sinistraPD–Siamo Europei. Alleregionali in Umbria del 2019insieme alPSIpresenta la listaBianconi per l’Umbriaa sostegno del candidato del centro-sinistra Vincenzo Bianconi che perderà contro la candidata del centro-destra; la lista raccoglie il 4,03% e viene eletto consigliere regionale Andrea Fora, ex presidente di confcooperative e inizialmente proposto come candidato presidente della Regione.

Nel corso delle elezioni regionali 2020 Demos, in Liguria si accorda conEuropa VerdeeCentro Democraticoper presentare una lista comune a sostegno diFerruccio Sansa[29]. Nel corso delle medesime elezioni, nelle Marche[30], a sostegno di Maurizio Mangialardi, presenta una lista insieme aItalia Viva,PSIe Civici Marche. In Campania[31], a sostegno diVincenzo De Luca, DemoS si presenta ancora conEuropa Verde.[32][33]Per quanto riguarda le elezioni amministrative comunali 2020 DemoS si è presentata in vari comuni[34]con proprie liste[35](a Moncalieri a sostegno di Paolo Montagna[36], eletto sindaco; ad Albano a sostegno di Massimiliano Borelli, eletto sindaco; a Veneria[37][38]a sostegno di Rossana Schillaci; a Fermo a sostegno di Paolo Calcinaro; a San Giorgio A Cremano[39], a sostegno di Giorgio Zinno; a Macerata[40]a sostegno di Narciso Ricotta; a Quartu Sant’Elena[41]a sostegno di Graziano Milia) eleggendo a Corato il primo sindaco di DemoS, Corrado De Benedittis[42][43].

Nel mese di settembre 2020, il Segretario di Demos, Paolo Ciani, ha annunciato la sua candidatura alle primarie per le elezioni amministrative comunali di Roma 2021 nella coalizione di centro-sinistra. Dopo essere arrivato terzo, Ciani e DemoS sosterrannoRoberto Gualtierialle comunali dell’ottobre 2021.[44]

Democrazia Solidale ha partecipato alle elezioni amministrative 2021 in diversi comuni del territorio nazionale. A Roma, il segretario nazionale Paolo Ciani è stato eletto consigliere comunale[45]e nominato Vice presidente della Commissione VII – Patrimonio e Politiche abitative[46]; è anche membro Commissione V Politiche sociali e salute e XII Turismo, Moda e Relazioni Internazionali[47]. Sempre a Roma Barbara Funari, coordinatrice romana di Demos, è stata nominata Assessora alle Politiche sociali e alla salute[48]. Democrazia Solidale ha presentato candidati in tutti i municipi della Capitale, eleggendo due consiglieri: Antonella Pollicita, nel I municipio e Mirella Arcamone, nel X municipio (lista Demos – Laboratorio Civico X). Sempre nel X municipio di Roma Denise Lancia è stata nominata Assessora alle Politiche sociali.

Nella stessa tornata di elezioni amministrative, vari esponenti di Demos sono stati eletti consiglieri comunali all’interno di Liste Civiche a Torino,[49][50]Milano,[51]Novara”[52]e Genova.

Le elezioni politiche del 2022 e le regionali del 2023-2024-2025

A fine luglio 2022, viene annunciato che Democrazia Solidale parteciperà alleelezioni politichepreviste a settembre dello stesso anno in una lista unitaria — insieme ad altre forze politicheeuropeistedi ispirazionesocialdemocraticaeprogressista(PD,Art.1ePSI)[53]— denominata «Italia Democratica e Progressista»[54].

Alleregionali nel Lazio del febbraio del 2023DemoS presenta una propria lista a sostegno del candidato del centro-sinistra Alessio D’Amato ma con l’1,19% non riesce ad eleggere consiglieri.

Alleamministrative di maggiopresenta una propria lista aRagusache arriva al 6% mentre nel resto d’Italia si presenta in alcune liste civiche come aPisa.

Nel giugno del 2023 il segretario Paolo Ciani viene scelto come uno dei tre vice capogruppo alla Camera del gruppoPartito Democratico-Italia Democratica e Progressistaal posto diPiero De Luca.[55]

In vista delleelezioni regionali in Sardegna del 25 febbraio 2024, Demos, dopo aver perso la consigliere Laura Caddeo e guadagnato Daniele Cocco di Sinistra Sarda poco prima della presentazione delle liste, sostieneAlessandra Toddecon una propria lista ottenendo lo 0,68%, non eleggendo alcun consigliere.

In occasione delleregionali in Abruzzo del 10 marzoDemoS presenta una lista conAlleanza Verdi e Sinistraa sostegno di Luciano D’Amico e con il 3,57% dei voti viene eletto un consigliere in quotaEuropa Verde.[56]Alleregionali in Piemonte di giugnoDemoS presenta una lista che include candidati diVolt Italia, Alleanza Verde e Civica e Alleanza dei Democratici ma con lo 0,88% non elegge alcun consigliere.

Per leelezioni europee del 2024sostieneMarco Tarquinio,Beatrice CovassiePietro Bartolonelle liste delPartito Democratico; risulterà eletto solo il primo.[57]

Alleelezioni regionali nelle Marcheein Pugliadel 2025 DemoS ha candidati nelle listeProgetto Marche Vive(1,92%) eAvanti Popolari con Decaro(4,06%) che non eleggono consiglieri.

Struttura

Organi nazionali

Segretario

Presidente

Tesoriere

  • Ruben di Stefano (14 maggio 2022-)[58]

Coordinatore

  • Mario Arca (14 maggio 2022-)[58]

Nelle istituzioni

Camera dei deputati

XVII Legislatura

NelgruppoDemocrazia Solidale – Centro Democratico

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LazioRivista d'Arte Online

Fiumicino(Roma)-Maccarese-Campagna Romana- “I pirati della costa tirrenica” 

Fiumicino Maccarese-Campagna Romana – Lo spunto per questo scritto mi è venuto osservando una   stampa che   riproduce   il quadro del pittore   francese, ma di formazione   fiamminga, Adrien   Manglard (1695 – 1760)

La Storia della Campagna Romana

                  Il quadro, proveniente  dalla collezione   Rospigliosi – attualmente si trova a palazzo Braschi, a Roma – rappresenta la cattura di alcuni turchi nella campagna di Maccarese.

                  Il quadro non è di grande valore artistico, ma è interessante, perché ritrae un fatto realmente accaduto nel 1748.

                  Fra l’altro vi si può osservare la torre Primavera, (ancora esistente a Maccarese), che era uno dei numerosi avamposti fatti costruire dal papa Pio V, per avvistare e contrastare l’arrivo dei vascelli della marineria turco – piratesca.

                  Stando alle cronache dell’epoca si racconta che i contadini di Maccarese, terre di proprietà allora della famiglia Rospigliosi, riuscirono a ricacciare in mare i pirati che erano sbarcati su quel tratto di costa laziale.

                  Il fatto, a mio giudizio, può sollevare una certa meraviglia perché le incursioni dei pirati avevano seminato, per secoli, un vero terrore lungo le cittadine rivierasche, con devastazioni, uccisioni e rapimenti. 

                   La memoria dei saccheggi e delle brutalità piratesche è stata, per lungo tempo, viva nella tradizione popolare. Chi non ha mai sentito l’espressione “Mamma, li turchi! … “ ?

                   Ed inoltre è ancora in voga la canzone, nel cui testo si legge “A tocchi, a tocchi, la campana sona, li turchi so’ sbarcati alla marina … “

                   Invece a metà del XVIII secolo bastavano (pochi?) contadini per sconfiggere e ricacciare in mare i predoni della Mezzaluna.

                   Che cosa era successo? Come mai quelle che una volta erano delle efficienti e feroci   compagini, militarmente organizzate, che solcavano le acque tirreniche con temibili flotte, venivano respinte da gente – si suppone – male armata ?.

                   La spiegazione può essere ricercata, in prima approssimazione, nelle sorti dell’Impero Ottomano. Il nucleo del futuro impero fu un piccolo regno dell’Anatolia (attualmente territorio della Turchia) sorto sulle rovine del sultanato di Rum.

                    Gli Ottomani, così chiamati dal loro fondatore Osman, erano i Turchi della stirpe selgiuchide, appartenevano a popolazioni provenienti dalle steppe dell’Asia Nordorientale, erano di lingua altaica e di fede mussulmano – sunnita.

                       Con le loro conquiste subentrarono, in modo anche violento, agli Stati precedentemente fondati dagli Arabi; nel 1453 posero fine all’Impero Bizantino e scelsero come   capitale Costantinopoli, ribattezzata Istanbul. L’Impero Ottomano era vastissimo; infatti i suoi domini si estendevano, dall’odierno Iran fino all’Europa Mediterranea e Balcanica.

                   Nel Nord Africa, lungo la fascia costiera, ad ovest dell’Egitto, gli Ottomani costituirono una serie di Stati, sui luoghi che, precedentemente, i conquistatori Arabi avevano definito come Maghreb(tramonto). La superficie del Maghreb è ora politicamente coperta dagli attuali  Marocco, Algeria, Tunisia e Libia

                    Questi Stati, ( ma il termine appare alquanto improprio ), agli inizi dell’era moderna, furono designati come barbareschi, anche detti Barberia o Costa berbera. Il termine barbareschi deriva da berberi, abitanti originari.  Sotto il dominio degli Ottomani, il Maghreb venne diviso in tre province, Algeri, Tunisi e Tripoli.

                      Conviene qui di seguito accennare alle vicende ed ai complessi rapporti tra queste province e la Grande Porta, così era denominato il sultano di Istambul.

Cominciamo da Algeri.

                     Nel 1525,Hayreddin, Barbarossa, ( Kair – Al – Din ) detto anche Adrianino, agli ordini del sultano, conquista Algeri ed il territorio circostante, che sommariamente, all’epoca, ricopriva l’area della moderna Algeria settentrionale. Barbarossa, come altri corsari, era un valente stratega tanto da diventare ammiraglio della flotta ottomana. In seguito alla sua impresa questo territorio,con il nome di Reggenza di Algeri, diventa governatorato ottomano ed il principale centro della potenza dell’impero nel Maghreb.

                     Nel 1574 è la volta di Tunisi.  Sinan Pascià, agli ordini del sultano Selim II, la conquista.

                      Tunisi, in precedenza era un dominio spagnolo ed era governata, in stato di vassallaggio    dalla dinastia berbero – musulmana degli Hafsidi.

                Per quanto riguarda Tripoli, gli Ottomani la conquistarono nel 1540 su richiesta della locale popolazione di religione musulmana, per liberare la città dal dominio dei Cavalieri di Malta.

                Nel 1553 gli europei furono espulsi da Tripoli dai corsari turchi Dragut e Sinan Pascia.

 Dragut fu successore di Hayreddin , come comandante della flotta turca e si distinse nella battaglia di Prevesa ( 1538 ) contro la flotta cristiana. Dopo la morte di Dragut i legami tra Costantinopoli e Tripoli si allentarono.

             La conquista del Maghreb rafforzò la presenza degli Ottomani nello scacchiere mediterraneo    per tutto il XVI e fino al XVIII secolo e permise loro di diventarne i veri dominatori.

             Soprattutto dalle piazzeforti di Algeri, Tripoli e Tunisi i vascelli barbareschi (più propriamente erano fuste e galeotte  e sciabecchi) si potevano spingere fino nella lontana Liguria ed anche sulle coste francesi e, in mare, attaccavano i convogli e galeoni del cristianissimo Sacro Romano Impero e di altri Paesi Europei.

              E il ricco bottino, acquisito con la predazione, non solo arricchiva i turchi – barbareschi, ma diveniva oggetto di un florido mercato. Non di rado gli acquirenti erano quegli stessi Paesi che li combattevano.La guerra da corsa diviene in tal modo un vero e proprio affare economico, un investimento finanziario capace di attirare l’interesse non solo di avventurieri senza scrupoli, ma anche di mercanti ed esponenti di spicco dell’élite cittadina e della nobiltà

          E Cesare Ciani, in cronache livornesi, così si esprime “…da alcuni anni in qua sono capitati in Livorno molti corsari con prede fatte ne’ mari di Levante, ovvero altre persone che in Barbaria e in Sicilia hanno comprato le prede; ed in virtù di questa franchigia sono stati sicuri, prendendo essi però il nome di “mercanti” e non di corsari».               

              Il fatto (più) triste era che di questo mercato facevano parte (la gran parte!) esseri umani, che venivano venduti come schiavi oppure erano impiegati come rematori sulle navi ottomane.

             I barbareschi erano disposti a rilasciare lo schiavo cristiano dietro il pagamento di una consistente somma di denaro.  

            l professor Robert Davis, insegnante di storia alla Ohio State University, descrive la tratta bianca degli schiavi come minimizzata dalla gran parte degli storici moderni nel suo libro “ Christian Slaves, Muslim Masters: White Slavery in the Mediterranean, the Barbary Coast and Italy, 1500-1800”.

              Davis stima che, solamente da parte di razziatori provenienti da Tunisi, Algeri e Tripoli, più di un milione di cristiani europei vennero schiavizzati in Maghreb dall’inizio del XVI secolo alla metà del XVIII

           Occorre chiarire che la definizione di pirati per i componenti della marineria ottomana che partivano dagli stati del Magreb non è del tutto esatta. Infatti costoro non assaltavano mai naviglio musulmano; erano più esattamente corsari, che è quanto dire soggetti autorizzati dal proprio Stato di appartenenza ad attaccare imbarcazioni nemiche. Il pirata, invece, è colui che naviga a scopo di depredare e razziare per lucro personale, inalberando un proprio vessillo. 

                               Si era poi formata poi una pirateria anglo – turca, con elementi di fede protestante e barbareschi, ai danni degli stati cattolici. Ne è testimone una lettera di un contemporaneo del XVI secolo«Un’infinità di beni, mercanzie, gioielli e tesori presi dai nostri pirati inglesi ogni giorno ai cristiani e portati ad Allarach, Algeri e Tunisi per arricchire mori e turchi e impoverire i cristiani»    

                               D’altra parte non era raro che i pirati (e qui il termine non è inesatto), “in proprio”, anche in piccoli gruppi, senza un’organizzazione “imprenditoriale”, senza dover render ragione ai vari bey e/o al sultano, decidessero di lasciare le basi africane sperando in facili e lucrose sortite.

             L’Impero Ottomano forniva loro supporto logistico e protezione e gli Stati Barbareschi, come a Lepanto, erano presenti nella flotta del sultano ottomano.                

                    Ed i rapporti tra Algeri, Tunisi e Tripoli con la Sublime Porta rimasero sempre poco chiari.

              Con la crisi dell’Impero e prima ancora, con il cessare delle ostilità di guerra guerreggiata, tra le opposte sponde del Mediterraneo, questi rapporti si affievolirono tanto che partire dal 1620 questi paesi erano di fatto indipendenti.   Significativo è il fatto che, dopo il 1565, l’autorità amministrativa di Tripoli divenne un pascià nominato dal sultano di Costantinopoli (Istambul). Il sultano forniva il pascià di un corpo di giannizzeri, che a sua volta venne diviso in un certo numero di compagnie sotto il comando di un bey.

Il termine bey designava i sovrani degli Stati vassalli della Turchia, ma era anche un titolo semplicemente onorifico per funzionari civili e militari, principi e capi tribù.

             I giannizzeri divennero la forza politica e militare della Tripolitania ottomana, relegando il pascià a un ruolo prettamente formale.

                I Barbareschi continuarono le loro feroci e… lucrose incursioni sulle coste europee senza dover rendere conto ad Istambul, senza averne (più) l’appoggio, la protezione e il coordinamento.

                 Per contro gli Stati Europei, che si sentivano direttamente minacciati dai “pirati” organizzarono vere e proprie spedizioni militari avvalendosi di poderose flotte e di valenti strateghi.

                  Uno dei primi fu Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero che, nel 1530, conquistò Tunisi.

                   Fallimentare, invece, si rivelò l’azione delle marinerie borboniche del Regno delle Due Sicilie contro i barbareschi nei secoli XVIII e XIX; anzi nonostante l’impiego di unità militari da guerra i “pirati” più di una volta arrivarono a cannoneggiare Ischia e Procida.   

                  Ma bisogna aspettare il 1830 con la conquista di Algeri e la colonizzazione dell’Algeria da parte dei Francesi perché il fenomeno piratesco fosse completamente debellato nel Mediterraneo.

                  Inadempienze, ritardi (incapacità?) dei governanti a contrastare il fenomeno piratesco, spinsero talvolta cittadini e comunità, soprattutto quelle più vicine all’Africa, a dotarsi di corpi di combattimento. Emblematico è il caso di Lipari.

Meno devastanti e meno frequenti furono le incursioni dei barbareschi nell’ Adriatico per merito dei Veneziani e per la lontananza dalle basi di partenza.

                  Riassumo e concludo.

                   E’ fin troppo facile dare una lettura riduttiva del fenomeno piratesco nel Mediterraneo ponendosi dalla parte dei “cristiani” e definendo come “brigantaggio del mare” le azioni dei Maghrebini.

                   Le colpe e le atrocità ci sono state da entrambe le parti e spesso gli assalti dei barbareschi era una ritorsione ed una pura vendetta.  La fede religiosa (mussulmana e cristiana), in più di un caso, si rivelò un pretesto per coprire nefandezze e saccheggi.

                   In realtà, come ho cercato di dimostrare, il fenomeno è più complesso; arriva fino al paradosso di essere una guerra parallela a quella tra i due grandi imperi dell’epoca, di tutti contro tutti, dove partecipano a vario titolo ed in diversi momenti, minoranze etniche come gli Uscocchi della costa Dalmata ed anche staterelli italiani come quello sabaudo.

                  Una guerra che vedeva in mare galeoni genovesi e veneziani ed ancora pirati “cristiani” quali corsi, catalani e greci; veniva così a costituirsi una forza navale, ragguardevole per quei tempi, complessiva di circa venticinquemila uomini., tra uno schieramento e l’altro, tra i secoli XVI e XVIII.

                   Attribuire poi la crisi della pirateria al decadere degli Ottomani non mi sembra che corrisponda alla realtà storica, come ho cercato di dimostrare.

                   La vera crisi della pirateria e la sua definitiva scomparsa coincidono invece con il nascere del colonialismo europeo (e siamo alle soglie del XIX secolo) quando potenze come Francia ed Italia decidono di porre sotto il loro controllo la costa africana che si affaccia sul Mediterraneo.

                    E la realtà coloniale, intesa come forma di occupazione violenta, favorisce nei Paesi del Maghreb l’acuirsi di fenomeni di nazionalismo, di radicalizzazione dell’islamismo, di rivolte e ribellioni ed anche l’assurgere di regimi autoritari. Ma questa è un’altra storia…

                                                                                        Articolo di Silvio Vitone

Silvio Vitone,   classe 1949, vive attualmente a Ladispoli(Roma), ma è nato in Molise, a Mafalda, in provincia di Campobasso.Laureato in Giurisprudenza, è stato funzionario del Ministero delle Finanze, prima a Parma e poi a Roma.E’ appassionato principalmente di storia ed archeologi Scrive anche racconti e poesie .Ha, al suo attivo, numerose pubblicazioni, sia di carattere scientifico – fiscale, sia di carattere saggistico.

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Arte, Cultura e SpettacoliLazioRivista d'Arte Online

Roma-“Regina Viarum”-Appia Day, il decennale con tante iniziative

Roma-Appia Day, iniziativa nataper valorizzare la Regina Viarum, festeggia il suo decimo anniversario. Il 3 e il 4 ottobre torna uno degli eventi più attesi dell’anno, con aperture e visite straordinarie, incontri, laboratori e attività sportive. Appia Day nasce nel 2016 dall’idea di VeloLove, rassegna di eventi dedicati alla mobilità urbana, di valorizzare territorio e mobilità sostenibile. L’evento coinvolge 74 Comuni, 4 regioni (Lazio, Campania, Basilicata e Puglia) e oltre 60mila partecipanti, espandendosi da Roma a Brindisi.

«“Nata per Unire” è lo slogan sceltoper l’edizione di questo anno con l’intento di rafforzare il legame tra cultura, storia e ambiente», dichiara l’assessore all’Agricoltura, ambiente e ciclo dei rifiuti di Roma Capitale Sabrina Alfonsi. Dal 2024 infatti la via Appia è sito Unesco: si riconosce l’importanza universale della Regina Viarum e, soprattutto, la necessità di unire in senso culturale, artistico e ambientale i territori che attraversa. «La forza di Appia Day, in questi dieci anni, è stata riuscire a coinvolgere e tenere insieme realtà molto diverse: istituzioni, associazioni, territori e cittadini uniti dalla volontà di valorizzare e vivere l’Appia in maniera sostenibile», le parole di Anna di Paolo, founder Appia Day.

La Regina Viarum: Un Patrimonio da Scoprire

L’iniziativa non ha solodimensione territoriale, ma fortemente europea. È infatti una Mobility action della European mobility week, con l’obiettivo di valorizzare la sostenibilità dei modelli di mobilità urbana, e dispone di due appuntamenti riconosciuti come Climate actions dello European climate pact. La Climate Walk, prevista per domenica 4 ottobre alle 10.30 alla Villa di Massenzio e organizzata insieme al dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza, accompagnerà ricercatori, docenti e cittadini a scoprire gli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi urbani lungo l’Appia; mentre la giornata di domenica sarà scandita da vari laboratori didattici per scoprire il mondo delle plastiche e microplastiche.

Le parole chiave di Appia Day-Nata per Unire sono, appunto, unione e sostenibilità. Tra sabato e domenica si alterneranno eventi di vario tipo (quiil programma dettagliato), ma l’intento comune rimane far incontrare luoghi e persone, conservando il carattere originario dell’Appia e promuovendo un approccio sostenibile lungo i 600 chilometri che la compongono. Domenica 4 se ne potranno percorrere 20 grazie all’iniziativa ArcheoGrab, con un percorso guidato dall’archeologo Francesco Laddaga, presidente del VII municipio, e composto da sette tappe. Non mancheranno appuntamenti con le istituzioni: nella giornata di sabato alle 11 al Mausoleo di Cecilia Metella è previsto un confronto incentrato sul futuro dell’Appia Antica; mentre, domenica alle 12 nel Castrum Caetani si terrà un incontro con il sindaco Roberto Gualtieri e altri rappresentanti di Roma Capitale e Città Metropolitana.

Appia Day-Nata per Uniresi propone di essere sostenibile e accessibile; per questo Metur metterà a disposizione 10 golf car gratuite per favorire gli spostamenti di persone fragili e con mobilità ridotta e Lime fornirà oltre 150 biciclette con attivazione gratuita. Tutte le informazioni su eventi e modalità sono disponibilionelinesul sito della manifestazione.(Margherita Gonnelli)

Roma 2 ottobre 2026

Via Appia: la Regina Viarum è Patrimonio Mondiale UNESCO-

La46a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale, svoltasi a New Delhi in India ha iscritto il sito “Via Appia. Regina viarum” nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.

Con i suoi2300 anni di storia, in effetti, Via Appia Antica custodisce unpatrimonio storico, archeologico e architettonico unico al mondo. Passeggiare o andare in bicicletta tra le straordinarie testimonianze del passato che vi si incontrano ad ogni passo è un’esperienza indimenticabileda fare almeno una volta nella vita.

Fu progettata nel 312 a.C. dalcensore Appio Claudio Ciecoche intendeva creare un punto di collegamento veloce tra Roma e Capua per facilitare lo spostamento delle truppe verso sud. In seguito, il tracciato fu prolungato fino Brindisi per una comunicazione diretta con la Grecia, l’Oriente e l’Egitto, per le spedizioni militari, iviaggie icommerci.

Fu così che Via Appia Antica divenne la“regina viarum”(la regina delle strade), la strada più importante dell’epoca romana. Nel corso del tempo, la strada fu ampliata, per questo il sito Patrimonio Mondiale comprende anche la variante al tracciato originale, fatta costruire da Traiano nel 109 d.C.

Via Appia fu inoltre la prima delle grandi strade che attraversavano l’impero, costruita contecniche ingegneristiche innovative, sorprendente esempio di edilizia e architettura capace di illustrare una fase significativa nella storia umana, comestabilito dal criterio iv della Convenzione UNESCO per la Protezione del Patrimonio Mondiale e Culturale del 1972.

Le prime 12 miglia della strada, caratterizzate da numerosi e celebri monumenti, costituiscono uno dei tratti dell’itinerario più celebrati nell’arte attraverso i secoli; in quanto materialmente associata opere artistiche o letterarie, presenta caratteristiche che soddisfano ilcriterio vi della Convenzione del 1972.

Oltre al tracciato stradale, però, Via Appia comprendediverse e numerose tipologie di manufatticoerenti con la fase storica cui si riferisce il sito candidato; tra questi: opere ingegneristiche utili alla sua realizzazione, varie infrastrutture di servizio, insediamenti, monumenti funebri, luoghi di culto, porti e approdi, sculture ed epigrafi, manifestazioni tangibili della storia e delle tradizioni che hanno interessato questa strada unica,da millenni luogo della memoria e crocevia di culture.

Con l’iscrizione della via Appia, l’Italiaraggiunge il numero di60 sitiiscritti nella prestigiosa Lista del Patrimonio Mondiale, della quale continua a detenere ilprimato.

Redazione Turismo Roma

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Lazio

Sacrofano (Roma) – vescovo Gianrico Ruzza  al clero romano: «Servi della gioia per la gente»

Sacrofano (Roma) – vescovo Gianrico Ruzza  al clero romano: «Servi della gioia per la gente»–L’intervento del vescovo Gianrico Ruzzaall’incontro di Sacrofano. La vita spirituale, la fraternità sacerdotale, la formazione, la capacità di dialogo, l’apertura agli ultimi e il rapporto con i laici

La «straordinaria vivacità della Chiesa di Roma»è lo sfondo nel quale il vescovo Gianrico Ruzza, titolare delle diocesi di Porto-Santa Rufina  e Civitavecchia-Tarquinia, ha dipinto il suo ritratto dei «preti che vivono in Roma». L’occasione è stata la prima assemblea generale del clero romano, convocata dal cardinale vicario Baldo Reina questa mattina, 28 settembre, alla Fraterna Domus di Sacrofano.

La comunità di Sacrofano è un esempio di come la fede possa unire le persone e portarle verso un cammino di crescita spirituale e personale. Sacrofano è un luogo dove la Chiesa si fa sentire e dove si vive l’incontro con Cristo attraverso la comunità.

Sacrofano ed il contesto ecclesiale

La missione dei preti a Sacrofano è fondamentale per promuovere la gioia e la speranza tra i fedeli, specialmente in questi tempi difficili. Sacrofano rappresenta un punto di riferimento per coloro che cercano una guida spirituale e un supporto nella loro vita quotidiana.

In questo contesto, la figura del prete a Sacrofano diventa ancora più importante, poiché è chiamato a essere un punto di riferimento e un esempio per la comunità. La vita di Sacrofano è intrisa di valori cristiani che devono essere trasmessi con passione e dedizione.

La Chiesa di Sacrofano è aperta a tutti e si impegna a rispondere alle esigenze della comunità, offrendo supporto e ascolto a chiunque ne abbia bisogno, creando così un ambiente di accoglienza e fraternità.

La prima caratteristica messa a fuocoè la cura della vita spirituale, nonostante la tentazione dello scoraggiamento che oggi attraversa la vita dei preti, «per il ruolo marginale, per la fatica a fare passare il messaggio evangelico soprattutto ai giovani e non solo. Ma anche oggi – ha continuato il presule – il prete è figura di valore e possiamo scommettere la nostra vita in questo ministero straordinario, nonostante la crisi o gli scandali. Siamo servi della gioia per la nostra gente, al servizio della felicità e dell’amore tra le persone».

In Sacrofano, il vescovo ha anche sottolineato l’importanza della formazione continua per i sacerdoti, affinché possano rispondere efficacemente alle sfide del nostro tempo e guidare la comunità verso una maggiore consapevolezza spirituale.

Ruzza ha evidenziato come la comunità di Sacrofano debba essere unita nel suo intento di evangelizzazione e nel supporto reciproco tra i membri, affinché ciascuno possa sentirsi parte di un progetto più grande.

Ai preti di Roma Ruzza ha ricordatoanche il valore della sinodalità e l’importanza di «conoscere bene il contesto in cui viviamo, che è la trama della vita della nostra gente. Dobbiamo annunciare il Vangelo in questo mondo». Tornando sempre alla chiamata di Cristo, che è il motivo ultimo della nostra vita». È questa «la prima cura che dobbiamo avere: viviamo il nostro ministero se viviamo ogni giorno la comunione con Cristo. Il prete è uomo di preghiera al servizio h24 dei fratelli». Allora, la vita «va valorizzata in tutti i suoi aspetti, dalla cura del riposo alla passione per l’approfondimento culturale, per essere pienamente inseriti nel mondo che dobbiamo servire».

Il prete di Sacrofano ha il compito di promuovere una Chiesa che si fa sentire nel sociale, dimostrando la sua presenza attiva e il suo amore per tutti, indipendentemente dalle differenze.

L’importanza della Chiesa di Sacrofano si riflette anche nel suo impegno verso la dottrina sociale, assicurando che i valori cristiani siano sempre al centro della vita comunitaria e sociale.

Apertura mentale e culturale, capacitàdi dialogo, apertura agli ultimi, capacità di fare sintesi di cammini ed esperienze diverse tra loro. Queste le caratteristiche del prete romano tratteggiate dal vescovo, che ha ricordato la sua lunga esperienza di parroco e poi di ausiliare all’interno della diocesi di Roma, «madre che accoglie tutti». Più che mai «urgente» dunque l’invito a essere Chiesa “in uscita”, attenta alle persone e alle loro esigenze.

Altra dimensione della cura affidataai sacerdoti è quella dei «rapporti tra voi», a cominciare dall’esperienza della vita condivisa nelle canoniche, segno visibile dell’impegno a costruire la fraternità. «Confronto schietto, preghiera condivisa, sostegno, impegno a leggere insieme il territorio in cui si è chiamati a operare è un dono grande». E la cura attenta «che custodisce la fraternità consente di vivere la propria esperienza sacerdotale, nonostante gli inevitabili momenti di sconforto».

L’invito allora è a custodire la formazionepermanente, con l’attenzione a «formare il cuore», che vuol dire «avere cura della circolazione della carità, della vita, senza cui non c’ è pastorale che funzioni. Senza l’amore, senza un cuore pastorale – ha detto il vescovo di Civitavecchia-Tarquinia – non andiamo da nessuna parte». Il ministero pastorale, insomma, si alimenta continuamente della contemplazione.

Infine, Sacrofano si propone come un modello di comunità che vive la propria fede in modo autentico, coltivando legami forti tra i membri e portando avanti l’opera di evangelizzazione con gioia e determinazione.

Nell’intervento di Ruzza anche il temadell’amore al Papa e del ruolo di mediazione esercitato dal suo vicario. Quindi il riferimento alla sua esperienza di vescovo, strettamente legata alla «dimensione della paternità, anche nella fatica del dialogo», che comunque deve essere «reciproca, con fiducia, senza pregiudizi. Samo tutti preti e lavoriamo tutti per il Vangelo». Il presbiterio, ha continuato ancora il presule, «è anzitutto un’esperienza, è un soggetto collettivo la cui vita è alimentata dalla liturgia condivisa. Si vive comunione di preghiera ma anche di sogni e speranze per la vita pastorale».

La sfida, per Ruzza, è quelladi «accogliere il nostro tempo, sempre in relazione con il popolo di Dio». A volte «ci perdiamo negli schemi pastorali e dimentichiamo che il cuore è rimettere Cristo al centro dell’annuncio – il monito -. Nel nome di Gesù ognuno di noi può rialzare un cuore, una vita». E allora davanti al rischio dell’impoverimento spirituale «va riacceso il motore: la conoscenza di Gesù e l’esperienza della grazia».

Tra le indicazioni, anche quella di «lavoraresul rapporto con i laici, a iniziare dal Consiglio pastorale da cui può scaturire spirito di discernimento. La comunità ci nutre e ci sostiene, nell’armonizzazione delle differenze. Dovremmo vivere la gioia di annunciare il Vangelo insieme. Questo tempo ci chiede coerenza, testimonianza e schiettezza».

Importante, in questo senso, riscoprirela «centralità della dottrina sociale nella formazione e nella vita delle comunità. Il Papa ci chiede una scelta chiara in questo senso. I cristiani devono assumersi il compito di evangelizzare il sociale». E per la Chiesa di Roma, «allargare il cuore agli ambiti della vita sociale ci farà bene».

Articolo di Federica Cifelli-Fonte-Roma Sette

RomaSetteè il settimanale diocesano della Chiesa di Roma in edicola come dorso di Avvenire.

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LazioRivista d'Arte Online

Roma Archivio di Stato | Convegno “Tutto è documento?”

L’Archivio di Stato di Roma, a conclusione del progettoRe.Wi.Re. – Resources Within Resources. Il trattamento di risorse non documentarie sedimentate in contesto archivistico, organizza il convegno «Tutto è documento»? Riflessioni e pratiche sulle risorse MAB in contesto archivistico, che avrà luogo nei giorni 6 e 7 ottobre 2026 presso la Sala Alessandrina.

L’archivio, come è noto, “archivizza” tutto quello che vi si sedimenta, conferendogli autenticità, situandolo nel tempo, rendendolo documento. E negli archivi, oltre e accanto alle carte, si trova infatti sedimentata spesso e volentieri una varietà di risorse non documentarie, fatta, oltre che di foto e materiale grafico, di risorse bibliografiche (manifesti, statuti, bandi, periodici, opuscoli, libri, letteratura grigia) e di beni mobili di ogni specie (oggetti di uso quotidiano, corpi di reato, contrassegni, campioni etc.). Non di rado, gli uni e le altre costituiscono oltre tutto pezzi rari, a volte unici, che sempre o quasi rischiano di restare nascosti in un cono d’ombra conoscitivo che li sottrae all’attenzione di ricercatori e di professionisti. Questi materiali, sempre a rischio di venire trascurati per mancanza di tempo, di fondi, di competenze specifiche o di un adeguato strumentario concettuale, pongono sfide specifiche e affascinanti alla comunità archivistica dal punto di vista della descrizione e della valorizzazione.

Archivio: Un Approfondimento Necessario

Il convegno all’Archivio di Stato vuole quindi offrire uno spazio di incontro, confronto e apprendimento su queste entità archivistiche atipiche, parte integrante e a pieno titolo del complesso archivistico, e che si trovano ad essere collegate ai documenti “classici” in modi molto variabili dal punto di vista genetico, concettuale e materiale, tanto da configurare, in qualche caso, forme inattese di vincolo. Da qui i temi affrontati negli interventi presentati: come gettare luce su oggetti culturali apparentemente anomali perché sedimentati in contesti inattesi, in cui nessuno li cercherebbe mai? Come comunicare la complessità (e quindi la ricchezza) informativa di materiali che sono, per un verso, beni dotati di valore individuale (bibliografico, storico-artistico, demoetnoantropologico, etc.) e, per altro verso, parti di complessi organici di documenti? Come affrontare le sfide della loro rappresentazione, digitalizzazione, valorizzazione? Quali i possibili spazi virtuali per queste risorse? E ancora: come gestire la sedimentazione ibrida di beni in ottica MAB, e la sua natura (occasionale? necessaria?) dal punto di vista concettuale, descrittivo, conservativo?

Nel proposito di misurarsi con questi interrogativi, il convegno all’Archivio di Stato riunirà docenti, ricercatori, professionisti delle scienze archivistiche e, più in generale, esperti a vario titolo di risorse MAB, con l’obiettivo di condividere esperienze, discutere criticità e questioni metodologiche, promuovere approcci interdisciplinari.

Comitato scientifico-organizzativo – Archivio di Stato
Riccardo Gandolfi, Claudia Ambrosio, Maria Boccuzzi, Eleonora Lattanzi, Angelo Restaino (Archivio di Stato di Roma)
Flavia Bruni (Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane – ICCU)
Marco Lanzini (Università di Bergamo)
Maria Onori (Museo delle Civiltà)
Segreteria amministrativa
Martina Barile

INFORMAZIONI PRATICHE
Sede: Archivio di Stato di Roma, Sala Alessandrina – Complesso di Sant’Ivo alla Sapienza, Corso del Rinascimento 40
Data: martedì 6 – mercoledì 7 ottobre 2026
In presenza fino ad esaurimento posti, oppure in diretta streaming
Informazioni: as-rm@cultura.gov.it
Ufficio stampa: Archivio di Stato di Roma · 06 6723 5600 ·as-rm[at]cultura.gov.it

Rome | Conference titled “Is Everything a Document?” at the State Archives

The Rome State Archives, upon completion of the Re.Wi.Re. project—“Resources Within Resources: The Processing of Non-Documentary Resources Accumulated in an Archival Context”—is holding a conference titled “Is Everything a Document?” Reflections and Practices on MAB Resources in an Archival Context, which will take place on October 6 and 7, 2026, in the Sala Alessandrina.

As is well known, an archive ‘archives’ everything that accumulates within it, conferring authenticity upon it, situating it in time, and transforming it into a document. And in archives, alongside and in addition to papers, one often finds a variety of non-documentary resources, comprising not only photographs and graphic material but also bibliographic resources (posters, statutes, notices, periodicals, leaflets, books, grey literature) and movable objects of all kinds (everyday objects, evidence from criminal cases, badges, samples, etc.). Not infrequently, both types of material consist, above all, of rare, and sometimes unique, items that almost always risk remaining hidden in a shadow of ignorance that keeps them out of the sight of researchers and professionals. These materials, which are constantly at risk of being overlooked due to a lack of time, funding, specialist expertise or an adequate conceptual framework, present specific and fascinating challenges to the archival community in terms of their description and promotion.

The conference therefore aims to provide a forum for meeting, discussion and learning about these atypical archival entities, which form an integral and fully-fledged part of the archival complex and which are linked to ‘classic’ documents in ways that vary greatly from a genetic, conceptual and material perspective, to the extent that, in some cases, they give rise to unexpected forms of connection. Hence the themes addressed in the presentations: how can we shed light on cultural objects that appear anomalous because they have become embedded in unexpected contexts, where no one would ever look for them? How can we communicate the informational complexity (and therefore the richness) of materials which are, on the one hand, assets possessing individual value (bibliographic, historical-artistic, demo-ethno-anthropological, etc.) and, on the other hand, parts of organic document complexes? How can we tackle the challenges of their representation, digitisation and promotion? What are the possible virtual spaces for these resources? And furthermore: how should we manage the hybrid accumulation of assets from a MAB perspective, and its nature (accidental? necessary?) from a conceptual, descriptive and conservationist point of view?

With a view to addressing these questions, the conference will bring together lecturers, researchers, professionals in the field of archival science and, more generally, experts in various capacities on MAB resources, with the aim of sharing experiences, discussing critical issues and methodological questions, and promoting interdisciplinary approaches.

Scientific and Organising Committee

Riccardo Gandolfi, Claudia Ambrosio, Maria Boccuzzi, Eleonora Lattanzi, Angelo Restaino (Archivio di Stato di Roma)
Flavia Bruni (Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane – ICCU)
Marco Lanzini (Università di Bergamo)
Maria Onori (Museo delle Civiltà)

Administrative Secretariat

Martina Barile

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Lazio

Roma Capitale- Marilena Grassadonia “Disability Pride 2026”

Roma– Coordinatrice Politiche Diritti LGBT+ di Roma CapitaleMarilena Grassadonia.“La costruzione di società più giuste passa attraverso il pieno riconoscimento dei diritti per tutte le persone che la attraversano. Il Disability Pride e la comunità lgbtqia+ si sono incrociate ormai da tempo convinte che l’intersezionalità delle lotte sia la strada da seguire per una città più giusta.

Il Ruolo di Marilena Grassadonia nel Disability Pride

Oltre all’erogazione di servizi e all’abbattimento di barriere architettoniche, è necessario inoltre portare avanti un lavoro culturale e di corretta narrazione delle diverse realtà e soggettività. È questo il contributo che oggi ho portato in occasione della conferenza stampa di presentazione dell’XI Disability Pride 2026. L’appuntamento è per sabato 3 ottobre, dalle ore 10, in piazza del Popolo dove alle 15 partirà il corteo del Disability Pride che si snoderà per le vie della città fino a piazza Santi Apostoli”. – CosìMarilena Grassadonia,Coordinatrice Politiche Diritti LGBT+ di Roma Capitale.

Roma, 1 ottobre 2026 –

Chi Siamo

Il movimento del “Disability Pride” muove i suoi primi passi in Italia nell’estate del 2015, da un’idea di Carmelo Comisi, attivista tetraplegico allora presidente del Movimento Vita Indipendente Sicilia e consulente del Sindaco di Vittoria su accessibilità e diritti civili.

Le prime manifestazioni si svolgono durante tutta l’estate in alcuni Comuni della provincia di Ragusa e da lì, nei due anni successivi, Comisi porta l’iniziativa prima a Palermo e poi a Napoli, grazie al coinvolgimento di realtà locali e nazionali, nonché al gemellaggio con il Disability Pride New York.

Nel 2018 il Disability Pride Italia approda definitivamente a Roma, dove si è affermato come appuntamento fuori dalle righe per rivendicare l’effettiva inclusione di tutte le persone con disabilità.

Dopo l’edizione del 2019, svoltasi a luglio in contemporanea ai Disability Pride New York, Brighton e Senegal, per volontà degli organizzatori del Disability Pride Italia, nasce il Disability Pride Network, uno strumento informale per potersi confrontare stabilmente con le varie realtà che sempre più numerose si sono avvicinate via via a questo vero e proprio movimento culturale. 

Nel 2020, causa delle restrizioni dovute alla pandemia da Covid-19, l’annuale evento del “Disability Pride” Italiano diventa unatrasmissione televisiva che va in onda su Rai Play, grazie alla sensibilità del servizio pubblico televisivo nei confronti delle tematiche promosse dal Disability Pride Network e per le modalità in cui vengono rivendicate.

A partire dal 2022, con Milano e Bologna, oltre all’edizione nazionale, che continua a svolgersi a Roma, nascono i Disability Pride locali, che di anno in anno aumentano diffondendosi a macchia d’olio da nord a sud.

Da questo fervore per il Disability Pride gli organizzatori delle diverse edizioni prendono la decisione di formalizzare questo ormai imponente Network, al fine di portare le rivendicazioni del mondo della disabilità anche all’attenzione delle istituzioni.

Cosa facciamo

Il Disability Pride Network aggrega diverse realtà sulla base di un statuto ampiamente condiviso e la carta dei valori, proponendosi dilavorare in sinergia per il raggiungimento dell’effettiva inclusione sociale delle persone con disabilità.

Per noi fare rete significa promuovere il dialogo tra realtà a volte apparentemente distanti, accomunate però da comuni obiettivi di progresso sociale.
La nostra forza sta nell’unirci per la realizzazione di una società realmente inclusiva, con un supporto reciproco costante in termini di idee, progettazione e di organizzazione di eventi comuni.

Siamo determinati ad agire concretamente per ottenere un profondo cambiamento della società civile, una vera “rivoluzione culturale”, affinché si possarealizzare un nuovo modo di vivere e valorizzare le persone con disabilità, una società realmente inclusiva dove le persone fragili vengano non solo accettate, ma anche percepite e valorizzate secondo i loro meriti e le loro competenze.

Il Network nasce in effetti per condividere gli stessi valori e obiettivi, per promuovere e affermare un nuovo modo di vivere, percepire e valorizzare le persone con disabilità, attraverso l’organizzazione dei diversiDISABILITY PRIDE, che ormai si svolgono stabilmente in diverse città d’Italia.
I nostri obiettivi non si limitano all’organizzazione di una parata annuale, bensì alla promozione e al supporto di tante altre iniziative che si svolgono nel corso di tutto l’anno, al fine di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno esercizio dei diritti delle persone con disabilità.

Il Network si muove ad ampio spettro nelle varie articolazioni di cui ogni singola realtà fa parte. Il valore aggiunto, oltre a quello che già queste realtà fanno nei loro ambiti, è la possibilità di incidere in maniera significativa nei confronti dei decisori politici, delle istituzioni e della società civile, agendo tutti insieme per il raggiungimento delle finalità comuni.

Sostienici

Disability Pride Network, insieme per una società che accoglie.

Tu puoi darci una mano. Immaginiamo al presente un futuro migliore!

Anche quest’anno in tutta Italia tornerà la travolgente euforia dei corpi differenti e delle menti divergenti del Disability Pride. Migliaia di persone si ritroveranno in marce festose con il comune obiettivo di costruire un mondo inclusivo. Lasciati coinvolgere dal loro entusiasmo!

Non ti nascondere. Unisciti a noi!

Partecipa anche tu e cammina al nostro fianco per difendere e rivendicare i diritti delle persone con disabilità. Fai la tua parte. Aiutaci a realizzare questo sogno!

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Il Disability Pride Network coinvolge organizzazioni e gruppi che vogliono agire concretamente per imporre una svolta significativa nella società. Essere parte della rete significa lottare insieme affinché i diritti di tutti siano rispettati e resi esigibili.

I vantaggi per le organizzazioni della rete:

  • Comunicazione integrata:diffusione delle attività della tua associazione attraverso i canali ufficiali del network.
  • Visibilità agli eventi 202:partecipa ai nostri eventi e avrai visibilità disponendo di un settore delle parate dedicato a te per mostrare i tuoi simboli, striscioni e bandiere.
  • Spazio ai village degli eventi:puoi gestire uno stand all’interno dei village realizzati in occasione degli eventi per promuovere le tue attività no profit, fare marketing e raccogliere donazioni.
  • Network nazionale:partecipa ai tavoli di discussione per scambiare informazioni e condividere proposte e idee.

Cosa ti chiediamo in cambio? L’unica cosa che ti viene richiesta è portare la tua energia all’interno del gruppo, per poter proseguire il cammino
insieme e renderlo sempre più plurale e partecipato!

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