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Cronaca

Caso Cucchi, pg Cassazione: “Annullare assoluzioni medici”

 

Ilaria Cucchi mostra la foto del fratello Stefano. ANSA/ANGELO CARCONI

“Prescrizione domani,oggi giustizia”, dura requisitoria del Pg della cassazione

 

19/04/2017 – Sono da annullare le assoluzioni dei cinque medici dell’ospedale romano Pertini rinviati a giudizio per l’omicidio colposo di Stefano Cucchi, il giovane arrestato per droga e morto in ospedale il 22 ottobre 2009. Lo ha chiesto il sostituto procuratore generale della Cassazione, Antonio Mura, con una requisitoria che ha criticato il verdetto dell’appello bis per aver “eluso il mandato della Cassazione” e non aver disposto “una nuova perizia”.

“Sono passati 7 anni, 5 mesi e 28 giorni dalla morte di Stefano Cucchi e siamo alla vigilia della prescrizione” del reato di omicidio colposo contestata ai cinque medici assolti in appello, “molto turbati da questa vicenda: ma il processo si svolge qui ed ora e si tratta di un reato al momento non prescritto e così lo affronto chiedendo l’annullamento delle assoluzioni e salvando gli aspetti risarcitori”, afferma  Mura, nella sua requisitoria.

La Corte di Assise d’Appello di Roma, nell’appello bis che ha prosciolto i cinque medici del Pertini accusati dell’omicidio colposo di Stefano Cucchi, ha “sovrapposto indebitamente il suo giudizio, non scientifico, a quello del collegio di periti costituito da luminari che hanno affermato che Stefano Cucchi poteva essere salvato, o il suo decesso ritardato, se le terapie adeguate fossero iniziate il 19 ottobre”,  ha sottolineato  Mura, nella sua requisitoria in Cassazione davanti alla I Sezione Penale.

Secondo il pg il verdetto dell’appello bis emesso il 18 luglio 2016 su rinvio della Suprema Corte, presenta “molteplici aspetti critici” che avrebbero potuti essere sciolti da “una nuova perizia che però non è stata disposta”. “Non ci può essere una resa cognitiva e non è accettabile che un processo si arresti senza aver percorso tutte le strade per l’accertamento della verità, in questo caso per accertare il nesso causale tra la morte di Cucchi e la non somministrazione di adeguate cure”. (ANSA)


Lite in sala operatoria, muore nascitura

 

Decesso un anno fa. Notificati otto avvisi fine indagine a Bari

18/04/2017 – Un “alterco” tra due medici che si contendevano una sala operatoria della Chirurgia generale del Di Venere di Bari, rimasta per questo inutilizzata per circa un’ora e mezza, sarebbe alla base del ritardo di un parto cesareo che causò la morte di una bambina, strozzata dal cordone ombelicale.

Ne è convinta la Procura di Bari che ha fatto notificare ad otto indagati – medici ed infermieri – un avviso di fine indagine.
Del presunto caso di malasanità scrive La Gazzetta del Mezzogiorno. I fatti risalgono ad un anno fa, quando la partoriente, Marta Brandi, 37 anni, viene portata nel blocco operatorio per il cesareo.

La sala operatoria di ostetricia, però, è occupata per due cesarei programmati, quindi la paziente viene trasferita in Chirurgia generale. Qui scoppia il caso perché è programmato un intervento per un’appendicite, che sarà compiuto dopo tre ore. I chirurghi non vogliono – secondo l’accusa – che altri operino nel loro reparto, ma sostengono anche che nessuno disse loro che l’intervento era urgente. (ANSA)


Killer ricercato, il vero nome è Norbert Feher. Stesso sangue nei 2 delitti

 

 

13/04/2017 – Gli accertamenti tecnici hanno consentito di dare un nome ‘definitivo’ al ricercato per gli omicidi di Budrio e Portomaggiore: è Norbert Feher, serbo di 41 anni. E’ confermato che l’indagato è una persona con molti alias, tra cui Igor Vaclavic – e così era stato in passato arrestato e processato a Ferrara – ma a questo punto gli inquirenti di Bologna e Ferrara, in contatto anche con le forze di polizia del suo Paese che cercano lo stesso uomo per rapina e violenza sessuale, lo identificano con certezza con Feher.

Le analisi hanno anche accertato che è stata la stessa persona a uccidere il barista di Budrio Davide Fabbri il primo aprile e una settimana la guardia volontaria Valerio Verri a Portomaggiore (Ferrara). Gli esami scientifici hanno certificato identità tra tracce di sangue e Dna. Le analisi intanto proseguono su altri oggetti e campioni inviati da Molinella, dove prosegue la caccia all’uomo. Continuano anche le indagini, coordinate a Bologna dal Pm Marco Forte, a Ferrara dal Pm Ciro Alberto Savino.

Killer ricercato, il giallo della barchetta sparita – L’ultima suggestione è che il killer in fuga possa spostarsi via acqua, nel dedalo di canali tra Marmorta e Campotto dove continuerebbe a nascondersi. E’ solo un’ipotesi, ma a questa conclusione porta la sparizione di una piccola imbarcazione, poco più che una zattera, nei luoghi in cui da sabato scorso si cerca Norbert Feher-Igor Vaclavic, serbo indagato per due omicidi. La caccia all’uomo non si ferma, anzi si prepara ad un periodo di intervento lungo: non c’è nessuna intenzione di smobilitare. Intanto in mattinata ha riaperto il bar ‘Gallo’ di Budrio, in provincia di Bologna, dove la sera del primo aprile è stato ucciso il titolare, Davide Fabbri. “Ricominciare è dura. L’ho fatto per lui: se era per me non avrei avuto voglia di andare avanti”, ha detto la vedova, Maria Sirica. Il barista è stata la prima vittima dello straniero, durante un tentativo di rapina. Il killer è riapparso una settimana dopo a Portomaggiore, ha assassinato il volontario Valerio Verri e ha ferito l’agente di polizia provinciale Marco Ravaglia. Poi ha fatto perdere le proprie tracce. Da sabato notte, quando ha abbandonato il Fiorino rubato su cui era in fuga, lo stanno cercando centinaia di Carabinieri e altre forze dell’ordine, con il coinvolgimento di specialisti, cani molecolari, droni, visori notturni. Le operazioni sono coordinate dalla caserma della Compagnia di Molinella, dove anche in giornata c’è stata una riunione operativa a cui hanno partecipato i capi delle Procure di Bologna e Ferrara, competenti per i rispettivi delitti. Ricerche e indagini proseguono in parallelo, mentre si attendono per la tarda serata gli esiti dei Ris che ha comparato il sangue trovato fuori dal bar di Budrio dove l’omicida è rimasto ferito con quello che impregnava gli indumenti lasciati nel furgoncino. Le prime indiscrezioni parlano di una compatibilità. (ANSA)

 


Due donne uccise a Ortona (Chieti), fermato un uomo

 

 

13/04/2017 – Due donne sono state uccise nel primo pomeriggio ad Ortona. L’autore del duplice omicidio è un uomo di 50 anni, di Ortona, marito di una delle due. L’uomo, dipendente di un’azienda che eroga gas, è stato fermato alcuni minuti dopo, e ora si trova nella caserma dei carabinieri di Ortona dove è giunto anche il comandante provinciale dell’Arma di Chieti, il colonnello Luciano Calabrò.

Fra marito e moglie, che aveva 47 anni, sarebbero state in corso le procedure di separazione. La seconda vittima è una donna di 33 anni. L’uomo è stato fermato lungo una strada dai carabinieri, il coltello è stato recuperato. Sul posto si sta recando il magistrato di turno, il sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Giancarlo Ciani. (ANSA)

 


Ancora in fuga l’assassino di Budrio, ha con sé due pistole

 

10/4/2017 – È ancora in fuga Igor Vaclavic, ricercato per gli omicidi del barista di Budrio e, ritengono gli inquirenti, della guardia ambientale Valerio Verri e il ferimento della guardia provinciale, Marco Ravaglia al quale ha sottotratto un’arma, a Portomaggiore. Per la certezza ‘dobbiamo trovarlo’ ha chiarito il pm che lo identifica come ‘soggetto ignoto 1’. ‘Però è evidente – ha detto il pm Forte – che la tipologia, l’area, il tempo, l’arma fanno pensare che sia lo stesso soggetto’. Vaclavic potrebbe essere originario della ex Jugoslavia.
Pm Bologna, attenzione è molto pericoloso  – Fare attenzione, per la delicatezza del momento e perché il ricercato è una persona “estremamente pericolosa”. E’ il messaggio lanciato dal procuratore di Bologna Giuseppe Amato, attraverso i giornalisti fuori dalla caserma di Molinella, quartier generale delle indagini e della battuta di ricerche in corso sugli omicidi di Budrio e Portomaggiore. “Fare attenzione, perché è un momento delicato. Bisogna avere prudenza nel muoversi, fare attenzione alle persone che si incontrano”, ha detto Amato, consigliando alle persone, in caso di incontri di segnalare “tempestivamente alle forze di polizia senza intervenire direttamente”.La bicicletta e il giubbotto. Sono due oggetti ritrovati nel Fiorino bianco abbandonato ieri sera in via Spina, a Molinella (Bologna) dall’uomo ricercato per gli omicidi di Budrio e Portomaggiore, che si pensa possa essere Igor Vaclavic. Su entrambi sono stati fatti, così come sul mezzo, i rilievi da parte del Ris.Cinque i colpi sparati nel Ferrarese – L’omicida ha sparato cinque colpi, tre per ferire la guardia provinciale Marco Ravaglia, 53 anni, mentre due hanno ucciso Valerio Verri, 62 anni, volontario. Secondo una ricostruzione la pattuglia ha accostato per fermare il Fiorino bianco durante un perlustramento anti-bracconaggio sulla provinciale Mondonuovo a Trava di Portomaggiore, nel Ferrarese, verso le 18.40. Il killer avrebbe sparato con una pistola, forse la calibro 9×21 già usata per il delitto di Budrio, prima colpendo Ravaglia che si trovava al posto di guida. Poi Verri sarebbe uscito per accennare una reazione ed è stato raggiunto da due colpi. Il ricercato, che si pensa possa essere Igor Vaclavic, è poi fuggito in direzione Comacchio e più tardi è stato intercettato dai Carabinieri nelle campagne di Molinella, nel Bolognese. Qui si è dileguato per i campi, abbandonando il Fiorino bianco rubato che stava guidando. Non c’è stato conflitto a fuoco.Cani molecolari ‘annusano’ Fiorino rubato – Cani molecolari in campo per fiutare le tracce del ricercato. Gli animali addestrati alle ricerche sono stati utilizzati per annusare il Fiorino abbandonato sabato sera a Molinella dall’uomo sospettato degli omicidi di Budrio e Portomaggiore, nella speranza di individuare una scia nelle campagne dove si è dato alla fuga. Intanto il furgoncino, rubato ieri sempre a Molinella, viene scandagliato con l’obiettivo di repertare materiale organico o impronte digitali. Nella notte si è alzato in volo anche uno speciale elicottero con i visori notturni, che dall’alto ha ispezionato la zona tra le province di Bologna, Ferrara e Ravenna dove Vaclavic potrebbe nascondersi. Accertamenti sono in corso poi a Bologna anche su due fucili da caccia trovati un paio di giorni fa ben nascosti in un casolare nel territorio di Ozzano, un comune a est del capoluogo e ad una trentina di chilometri dalla zona di Molinella. Gli investigatori non escludono che anche queste armi potessero essere a disposizione del killer. (ANSA)


TERRORE A SAN PIETROBURGO, BOMBA IN METROPOLITANA

 

EPA/ANATOLY MALTSEV

 

03/04/2017 – Bomba nella metropolitana di San Pietroburgo: una esplosione è avvenuta nel tunnel tra due stazioni e ha causato dieci morti e 47 feriti, di cui 6 in gravi condizioni. Il numero delle vittime arriva dalla ministra russa della Salute Veronika Skvortsova, secondo cui 39 persone sono ricoverate in ospedale. Secondo la ministra, sette persone sono morte sul posto, una durante il trasporto in ambulanza, e altre due in ospedale.

La deflagrazione è avvenuta tra la fermata di Sennaya e quella del Tekhnologichesky Institut e, secondo fonti citate dall’agenzia Interfax, è stata causata da un ordigno artigianale “probabilmente lasciato su un vagone prima della partenza del convoglio”, e quindi non da un terrorista kamikaze. La bomba era stata resa più pericolosa con l’aggiunta di “elementi lesivi”.

E un ordigno inesploso è stato trovato in un’altra stazione della metro di San Pietroburgo, quella di Ploshchad Vosstaniya. E’ stato disinnescato. “In seguito alle misure prese dalle forze dell’ordine – fa sapere il Comitato antiterrorismo in una nota – alla stazione Ploshchad Vosstaniya è stato trovato e tempestivamente disinnescato un ordigno artigianale”.

C’è stata solo un’esplosione, nessun incendio, tutti i morti si trovavano dentro il vagone vicino al luogo dell’esplosione“, ha detto una fonte.

La persona che si sospetta abbia piazzato l’ordigno nel vagone della metro sarebbe stato filmato dalle telecamere interne. Lo riferisce Interfax. Secondo altre fonti, la bomba era stata piazzata in una ventiquattrore.

Intanto la procura generale russa parla di “attentato”. “I procuratori – ha detto il portavoce della procura generale Aleksandr Kurennoi, citato dall’agenzia Interfax – faranno tutto il possibile per precisare tutti i particolari che riguardano questo attentato affinché niente del genere succeda in futuro”. (ANSA)


Caso Morganti, confermato il carcere per i due fermati

 

A sfigurare il povero Emanuele decine di colpi inferti con ferocia bestiale

 

31/03/2017 – Convalidato il fermo di Mario Castagnacci e Paolo Palmisani in relazione all’omicidio di Emanuele Morganti ed emessa  l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. “Io non c’entro niente”. Mario Castagnacci, uno dei due fermati per l’omicidio di Emanuele Morganti, ha negato di aver preso parte al pestaggio mortale. Il ragazzo, sentito ieri per 5 ore dal procuratore capo di Frosinone Giuseppe De Falco nel carcere di Regina Coeli, ha detto di essere stato in piazza quella sera ma di non aver partecipato al pestaggio. Gli inquirenti non ritengono credibili le sue parole, specie riguardo a quanto riportato dai testimoni. Paolo Palmisani si è avvalso della facoltà di non rispondere.Intanto emerge che sarebbero stati tanti, decine, i colpi che hanno sfigurato il povero Emanuele Morganti, durante i 15 minuti del pestaggio mortale di venerdì notte fuori ad un locale di Alatri. Colpi sferrati con violenza tanto da provocare lesioni ed ecchimosi soprattutto in testa, dove sarebbe stato inferto il colpo mortale, aggravato dalla caduta del ragazzo contro un’auto parcheggiata.Sono alcune indiscrezioni dell’autopsia, effettuata ieri nell’istituto di medicina legale della Sapienza di Roma. I risultati dell’esame serviranno a chiarire meglio dinamica e responsabilità del massacro. Un omicidio brutale, su cui continuano le polemiche per la scarcerazione di uno dei due fermati, Mario Castagnacci, avvenuta poche ore prima della notte del delitto.Il consigliere laico del Csm Pierantonio Zanettin ha infatti chiesto l’apertura di una pratica sul giudice del tribunale di Roma che venerdì mattina ha disposto la liberazione del ragazzo, nonostante fosse stato fermato il giorno prima perché in possesso di numerose dosi di droga in un appartamento al Pigneto e fosse recidivo.Proprio la notte tra venerdì e sabato, Castagnacci, insieme al fratellastro Paolo Palmisani – anche lui in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi – avrebbe pestato Emanuele con la complicità di altre persone, compreso il papà di Castagnacci, al momento indagate per rissa. E sul comportamento del giudice del Tribunale di Roma vuole vederci chiaro anche il ministero della Giustizia. (ansa)


Omicidio Sarchiè, pena ridotta per Farina Jr.

 

 

ANCONA 29/03/2017 – Vista l’attenuante della giovane età, la Corte d’Appello di Ancona ha ritenuto di ridurre a 20 anni la pena di Salvatore Farina, coimputato insieme al padre Giuseppe relativamente all’omicidio di Pietrò Sarchiè, noto commerciante di pesce di San Benedetto del Tronto barbaramente ucciso il 18 giugno del 2014. La decisione è giunta dopo circa tre ore di camera di consiglio. Sarchiè era stato freddato con diversi colpi di pistola a Sellano di Pioraco. Il corpo era stato poi rinvenuto il 5 luglio, in un’area isolata di San Severino Marche. Confermato invece l’ergastolo  per Giuseppe Farina.

 


Bambini uccisi a Trento, il papà si suicida gettandosi da una scarpata

I corpi dei bambini sono stati trovati in casa

 

27/03/2017 – Due bambini sono stati trovati morti in un appartamento a Trento. L’ipotesi è che siano stati uccisi dal padre che poi si è gettato da una scarpata. La polizia sarebbe stata avvertita dalla madre. La disgrazia è avvenuta in una casa del centro città, nel nuovo quartiere delle Albere. Il padre dei due piccoli si è buttato da una roccia in località Sardagna. La sua salma è stata trovata ai piedi della scarpata.  Gli investigatori della Polizia che ora stanno cercando riscontri nell’appartamento dove sono stati trovati i due piccoli. E’ stata la madre dei due piccoli, di 4 e 2 anni, a trovare i corpi dei figli e a dare l’allarme alle forze dell’ordine. Salva la sorellina di 13 anni, che era in gita scolastica. I bimbi sarebbe stati colpiti più volte con un oggetto contundente, forse un martello.


Trattati Roma: allerta su infiltrati nei cortei

 

ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

Minniti riunisce polizia e 007 dopo Londra: “minaccia imprevedibile”

25/03/2017 – C’è la tradizionale minaccia dei black bloc, intenzionati a fare devastazioni nel corso delle manifestazioni di sabato a Roma per i 60 anni dei Trattati di Roma. E c’è quella imprevedibile del ‘lupo solitario’, del jihadista self starter che può seminare il terrore semplicemente alla guida di un’auto, come si è visto a Londra.

IL PROGRAMMA

La preoccupazione è alta, hanno riferito i vertici delle forze di polizia e degli 007 convocati al Viminale dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, per una riunione straordinaria del Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa).

L’indicazione è stata quella di innalzare ulteriormente il livello di attenzione e rafforzare i controlli sui luoghi affollati. Il timore è anche quello di possibili gesti emulativi. Quanto accaduto ieri a Westminster, ha spiegato Minniti, conferma “una minaccia che assume sempre più il carattere dell’imprevedibilità: i tempi di reazione si riducono sempre più. Come Nizza e Berlino, sono attacchi compiuti con i mezzi immediatamente disponibili. Noi dobbiamo quindi riflettere su una strategia che sia all’altezza di questa minaccia: come affiancare l’attività di intelligence al controllo del territorio”.

Intanto l’Enac ha comunicato che lo spazio aereo sarà chiuso su Roma e le zone circostanti. Fino alle ore 23 del 25 marzo sono vietati tutti i voli, inclusi quelli con velivoli ultraleggeri e i voli con i mezzi a pilotaggio remoto (droni), in un’area circolare avente un raggio di circa 10 chilometri dal centro della città.
Serve dunque un monitoraggio stretto sui foreign fighters (poco più di cento quelli che hanno avuto a che fare con l’Italia, ma pochissimi tornati dai teatri di guerra) e sugli ambienti a rischio (dalle carceri ai luoghi di ritrovo degli islamici, ma anche il web) in modo da cogliere per tempo processi di radicalizzazione. Bastano anche cambiamenti nell’aspetto esteriore, la barba che cresce, vestiti più tradizionali, per far scattare un campanello d’allarme.

Ci sono già state 27 espulsioni quest’anno, l’ultima proprio ieri, un tunisino che viveva a Cinesello Balsamo. Ma non basta. Perché possono passare all’azione soggetti insospettabili, che si sono auto-radicalizzati sfuggendo alle ‘antenne’ degli apparati di sicurezza. Per questo serve anche un presidio accurato del territorio. E vigilati speciali sono i luoghi affollati, diventati obiettivo dei jihadisti a Londra come a Berlino e a Nizza. (ANSA)


Attentato a Londra, diffuse da Scotland Yard le foto di Masood

La premier britannica: ‘Non abbiamo paura e non ci facciamo intimorire’

 

24/03/2017 – Scotland Yard ha diffuso una fotografia di Khalid Masood, il 52enne attentatore di Londra. L’uomo, di carnagione scura, è calvo e con la barba, come era apparso nelle immagini riprese durante i concitati secondi dell’attacco a Westminster quando alcuni agenti armati lo avevano ferito a morte dopo la sua aggressione all’agente Keith Palmer, deceduto poco dopo. L’immagine è molto probabilmente ricavata dalla fototessera di qualche documento di Masood.

E’ stata rafforzata la presenza di agenti armati in tutto il Regno Unito dopo l’attacco terroristico di Londra di mercoledì scorso. Ne dà notizia l’anti-terrorismo di Scotland Yard, secondo cui se ne contano 1500 in più dislocati in particolare nei grandi centri urbani, a partire dalla capitale. La gran parte dei poliziotti britannici gira disarmata, come lo era Keith Palmer, l’agente di guardia al parlamento ucciso da Khalid Masood. Intanto altri due “importanti arresti” sono stati eseguiti nell’Inghilterra centrale e settentrionale: lo ha reso noto il capo dell’antiterrorismo del Paese, Mark Rowley. Attualmente, nove persone sono agli arresti mentre una e’ stata rilasciata su cauzione.

La premier britannica May che fugge da Westminster (video esclusiva The Sun) Il killer di Londra ha un volto, un nome e un movente, su cui si affretta a mettere il cappello l’Isis. Si chiamava Khalid Masood, cittadino britannico di fede islamica, l’uomo che ieri ha fatto scorrere il sangue all’ombra del palazzo di Westminster falciando pedoni come birilli a bordo di un suv e poi accoltellando un agente a morte prima di essere abbattuto sulla soglia del parlamento più antico del mondo. Il bilancio delle sue vittime, purtroppo, intanto è salito a quattro, con la morte di un pensionato 75enne, travolto dal Suv mentre stava attraversando la strada a Westminster Bridge. I feriti sono 50, due versano in gravi condizioni.

Dopo l’attacco che ha fatto ripiombare il Regno Unito avviato verso la Brexit nell’incubo del terrorismo, colpendolo al cuore di uno dei suoi simboli, Londra cerca di rialzare la testa. Parla Theresa May, che raccoglie la sfida riprendendo la seduta alla Camera dei Comuni dove era stata interrotta 24 ore prima in modo tanto traumatico. E si fa sentire anche la regina, elevando – come il Papa – le sue “preghiere” per le vittime di “una violenza orribile” che i leader del mondo, da Washington a Roma, condannano unanimi. Una violenza “ispirata dall’ideologia jihadista”, fa eco la premier di fronte ai deputati, pur additando l’autore quale “figura marginale”: nota ai servizi di sicurezza di Sua Maestà come “estremista”, ma mai indagato per terrorismo. May, dopo la tensione mostrata ieri anche nell’espressione del volto a poche ore dall’evacuazione in fretta e furia da Westminster, ha sfoderato i toni della leader. “Non abbiamo paura e non ci faremo intimidire”, ha scandito nel silenzio dell’aula, riservando una nota di commozione al ricordo del poliziotto Keith Palmer, vittima con un’insegnante d’origine spagnola e un americano di passaggio della furia cieca di Masood, che ha pure lasciato dietro di sé una cinquantina di feriti da 11 Paesi, inclusa una turista romana.

Un attacco contro tutte “le persone libere”, ha ripreso lady Theresa, assicurando che non vi è ragione di temere attentati in serie, né di cedere al panico: “Siamo riuniti qui, nel più antico dei parlamenti, perché sappiamo che la democrazia e i valori che rappresenta prevarranno sempre”, ha proclamato, non rinunciando al contempo a insistere sull’invito tipicamente inglese al ‘business as usual’, poiché “milioni di gesti di normalità sono la migliore risposta al terrorismo”. E di appelli al ritorno alla normalità si è colorata l’intera giornata odierna. Una normalità che in effetti si rivede, per le strade di Londra, ma che è pur sempre relativa. Come testimoniano le zone transennate, soprattutto nei dintorni del parlamento, le commemorazioni silenziose, gli annunci di un rafforzamento dei presidi di polizia nei luoghi pubblici, qualche polemica – almeno embrionale – che riaffiora sulla tradizione dei ‘bobbies’ spesso disarmati schierati di pattuglia in giro per l’isola: disarmati proprio come il povero Palmer.

Ma soprattutto, a gettare un’ombra sui richiami alla calma e all’understatement sono le note celebrative della rivendicazione dell’Isis, che – stando ad un messaggio diffuso dal’Amaq News Agency, organo di propaganda dello Stato islamico – si è affrettato ad esaltare Khalid Masood come “un soldato del Califfato”: califfato in disarmo o quanto meno in difficoltà sui fronti siriano e iracheno, ma che continua ad attribuirsi la capacità di colpire dietro le linee del nemico ‘infedele’ attraverso i foreign fighter di ritorno o l’aiuto di ‘cani sciolti’ radicalizzatisi in qualche modo a casa loro e pronti a giurare fedeltà ai deliri di al-Baghdadi e dei suoi. Individui fra i quali, a quanto pare, può essere iscritto d’ufficio, post mortem, pure l’attempato Khalid Masood, 52 anni, nato nel Surrey inglese da una famiglia d’immigrati, ma cresciuto a Birmingham: capitale industriale delle Midlands tra i cui quartieri si concentra come in nessun altra area urbana del regno il cuore di tenebra del jihadismo d’importazione o ‘made in Britain’. La città dove l’antiterrorismo ha arrestato non a caso nelle ultime ore tre degli 8 presunti fiancheggiatori finiti in manette, secondo i dati diffusi dal numero 2 di Scotland Yard, Mark Rowley. Una città nei cui ghetti popolari, non troppo dissimili da certe propaggini della medesima Londra, si annida un islam agli antipodi da quello, ecumenico e tollerante, predicato senza sosta dal sindaco della capitale britannica, Sadiq Khan. Un figlio di pachistani che ieri sera, a Trafalgar, ha riportato in piazza per una fiaccolata il suo mondo ideale cosmopolita fatto di “cristiani, ebrei, musulmani, sikh, buddisti e indù” che si stringono la mano fra loro. Il simbolo di una metropoli “libera, vivace e vincente” che i terroristi “odiano” proprio in quanto tale, ha detto il primo cittadino. Fiducioso che alla fine sia questa, e non l’altra, la Londra destinata a prevalere. (ansa)


Forconi, perquisiti i leader. Anche aggressori Osvaldo Napoli

 

 

22/03/2017 – La Polizia sta eseguendo una serie di perquisizioni nei confronti di leader ed esponenti del Movimento dei Forconi ad Ascoli, Campobasso, Como, Firenze, Latina, Roma, Taranto e Treviso: avrebbero voluto attuare ‘l’Ordine di cattura popolare’, un documento nel quale si invitano i cittadini ad arrestare tutti i parlamentari e gli esponenti del governo e il presidente della Repubblica.Le perquisizioni sono scattate nei confronti di coloro che hanno manifestato l’intenzione di attuare “l’Ordine di cattura popolare”, un documento messo a punto da alcuni degli indagati e definito “fortemente istigatorio” dagli investigatori, nel quale si invitano i cittadini ad arrestare tutti i parlamentari, gli esponenti del governo e il presidente della Repubblica.Ci sono anche i responsabili dell’aggressione all’ex parlamentare forzista Osvaldo Napoli, avvenuta davanti a Montecitorio lo scorso 14 dicembre, tra i destinatari delle perquisizioni effettuate questa mattina dalla Polizia nei confronti di leader ed esponenti del ‘Movimento 9 dicembre – Forconi’. (ansa)


Caldarola: “Metà paese é zona rossa, ma ci tolgono i Vigili del Fuoco”

 

 

19/03/2017 – ‘Di notte attraverso il ‘serpente’, la strada che abbiamo aperto nella zona rossa. C’è un silenzio totale, tutto deserto. Torno a casa con un magone che non mi fa dormire, e penso, ma quando lo riapro il centro, fra 20 anni?”. Luca Giuseppetti, sindaco e farmacista a Caldarola (Macerata) lancia un grido d’allarme per la sua cittadina ”dimenticata”, 1.800 abitanti, ”il 70% delle case lesionate, e ora ci tolgono anche la postazione dei vigili del fuoco”. ”Non hanno capito – si sfoga con l’ANSA – che i comuni del cratere non sono tutti uguali, non è irrilevante che un paese abbia il 20% di abitazioni danneggiate e un altro il 70%, o il 90%”. Fino a un mese fa, Caldarola aveva un’Unità di comando locale dei vigili del fuoco, che ora, spiega il sindaco, ”è stata smantellata per esigenze di organico. In questi mesi i pompieri ci hanno aiutato tantissimo, ma i due che restavano se ne sono andati. Metà paese è in zona rossa: gli sfollati che devono oltrepassare le transenne per andare a recuperare qualcosa in un palazzo inagibile, o hanno comunque necessità di entrare come fanno? Fisso un appuntamento telefonico con il Comando provinciale dei Vvf a Macerata?”.

E le difficoltà non sono solo queste. La viabilità di accesso al paese è parzialmente interrotta, avrebbe dovuto essere compensata dalla realizzazione di una bretella laterale. ”Protezione civile, Anas, Esercito: sono passati mesi – racconta Giuseppetti -, abbiamo visto progetti, carte, planimetrie, ma la strada ancora non ce l’abbiamo”.

Il commissario Errani ”aveva detto che l’Esercito avrebbe abbattuto la scuola, inagibile, e a settembre avremmo avuto la scuola nuova. Ma le procedure sono cambiate in corsa: ora dobbiamo fare noi una gara per la demolizione e non credo che per settembre sarà tutto pronto”. Le casette a Caldarola sono di là da venire. Giuseppetti ha quantificato il fabbisogno in 114-115 Sae, le aree sono state individuate, ”ma i lavori di urbanizzazione devono cominciare”, e il sogno della ‘Caldarola 2.0’ accarezzato durante l’inverno sembra allontanarsi sempre di più. Né il sindaco vede grandi passi avanti con la nuova governance della ricostruzione, articolata su base provinciale: ”chi decide dovrebbe tornare qui, a vedere, non può gestire le cose da lontano”. Non basta aver salvato le vite umane, aver portato in luoghi sicuri le tante opere d’arte di un paese-gioiello, dove Simone De Magistris dipinse i suoi capolavori.

”Se il centro storico muore, muore Caldarola” dice Giuseppetti mentre guida lungo il ‘serpente’ fra i palazzi deserti. ”Qui prima del sisma passavano 100 auto al giorno, ora 900. Il teatro è rimasto in piedi. Ma non so se con tutte queste macchine ce lo perdiamo”. (ansa)


Ad Amatrice sfollati protestano durante la consegna delle 25 casette

 

16/03/2017 –  Protesta di alcuni sfollati ad Amatrice, durante la consegna delle prime 25 casette. “Siamo stanchi, bisogna dirlo, 7 mesi per consegnare queste case, che case non sono. Nessuno ascolta i cittadini. Sono più che arrabbiata, sono delusa. Mi sembra che sono passati 7 mesi per avere 25 casette, anzi container travestiti da casette””. E’ quanto ha detto una delle persone sfollate, Rita D’Annibale, interrompendo più volte, insieme ad altri residenti, gli interventi in corso alla cerimonia.

“I Sae – ha aggiunto – sono per l’emergenza, dopo 7 mesi non siamo più in emergenza. Qui non si è fatto nulla e chi sta qui non è in grado di gestire la situazione, si dimettano tutti. Qui ad Amatrice, come in tutto il cratere, non è stato fatto nulla. Si parla di ricostruzione – conclude la sfollata – e devono ancora rimuovere le macerie dalle zone rosse”.

“Oggi è una delle tante tappe, la prima è stata il ponte della rinascita, poi la scuola provvisoria, poi il liceo e oggi con la consegna delle prime case è la quarta tappa di questo percorso. Ogni risultato che si ottiene è frutto del lavoro dell’uomo, di tanti uomini. Ringrazio gli uomini, anche chi oggi non c’è più”. È quanto ha detto il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi aprendo la cerimonia di consegna delle prime 25 soluzioni abitative di emergenza (Sae) allestite dal Consorzio nazionale servizi (Cns-Sae) all’ex campo Lazio di Amatrice.
“Oggi inizia il ritorno ad Amatrice, grazie all’impegno di tutti, dall’Esercito alla Protezione civile, al Comune”. È quanto ha detto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, a margine della cerimonia di consegna delle prime 25 soluzione abitative di emergenza (Sae) all’ex campo Lazio di Amatrice. “In questo luogo -ha aggiunto Zingaretti – avevamo preso l’impegno di smontare le tende per far tornare qui gli amatriciani. Attualmente sono aperti 17 cantieri. Fra 10 giorni – ha aggiunto il presidente delle Regione – apriremo il nuovo Pass sanitario. La scelta di tornare qui è la più importante.

Siamo andati avanti grazie a quanti hanno fatto la propria parte. Dal 1 aprile aprirà l’ufficio per la ricostruzione. Oggi – ha concluso Zingaretti – non è l’arrivo, ma la prima tappa, da qui, dal primo campo allestito il 25 agosto, inizia il ritorno dei cittadini ad Amatrice”. (ansa)


VOLA DALLA FINESTRA DELLA SUA ABITAZIONE, MUORE 15ENNE

Indagini in corso da parte del Commissariato di Polizia. Al vaglio l’ipotesi del suicidio

 

SAN BENEDETTO DEL TRONTO 14/03/2017 – Giovane di 15 anni precipita dalla finestra della sua abitazione in corso Mazzini, lungo la Statale 16 e muore. Sotto choc amici e conoscenti della famiglia. Sulla dinamica dell’accaduto sono attualmente in corso indagini da parte del Commissariato di Polizia locale. La tragedia si è verificata intorno alle 8.00 di ieri mattina. Sul posto un’ambulanza inviata dalla centrale operativa del 118 dell’ospedale Madonna del Soccorso. Purtroppo nulla ha potuto l’ottimo lavoro svolto dai soccorritori. Per il giovane non c’era più ormai nulla da fare. Al vaglio anche l’ipotesi del suicidio. Compagni di scuola ed amici del 15enne sono stati convocati, accompagnati dalle rispettive famiglie, per essere ascoltati dagli agenti del Commissariato di San Benedetto.


Clochard arso vivo, l’assassino avrebbe agito per gelosia

Il grido disperato dei familiari: “Non meritavi questo, il killer deve fare la stessa fine”

 

 

12/03/2017 – Ha confessato l’assassino di Marcello Cimino: si tratta di Giuseppe Pecoraro, un benzinaio di 45 anni. Avrebbe agito per gelosia: da poco separato dalla moglie, si era fatto l’idea che la donna intrattenesse una relazione con il clochard.

Nei pressi del refettorio della struttura dove è stato trovato carbonizzato, c’è una sola telecamera di sorveglianza che non era puntata sul giaciglio di fortuna del senzatetto. Dalle immagini si intravede qualcuno che si avvicina alla zona dove dormiva Cimino.

“Papà non meritava questo”, ha urlato una delle figlie della vittima. Il padre, ex idraulico, separato da tre anni, aveva una casa ma aveva deciso di vivere per strada.

In ricordo di Marcello, questa sera ci sarà una fiaccolata con il corteo che si muoverà da piazza Cappuccini fino a raggiungere la missione San Francesco, dove è avvenuto l’omicidio.

L’uomo vedeva regolarmente le figlie, che non erano a conoscenza del fatto che l’uomo vivesse in quel modo. Chiede giustizia anche la moglie di Cimino: “Non meritavi questo”.


Ponte su A14, al vaglio l’ipotesi dell’errore umano

Appalti nel mirino; al momento della tragedia personale svolgeva attività accessorie

 

11/03/2017 – Due morti e tre feriti. Questo il bilancio del crollo del ponte sulla A14 relativamente al quale la Procura di Ancona, nella persona del sostituto procuratore Irene Bilotta, ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo plurimo. Le indagini si concentrano ora sulla “catena di appalti” per individuare cause e responsabilità. Deceduti i coniugi Diomede; feriti tre operai della Delabech srl, impegnati nel sollevamento del cavalcavia. L’intervento avrebbe, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, coinvolto più ditte: la Delabech di Roma, il Gruppo Nori srl di Castelnuovo di Porto e altre ancora. Emidio Diomedi, 60 anni e Antonella Viviani, 54, coppia originaria di Spinetoli e sposata da 36 anni, sono morti mentre viaggiavano sull’Adriatica A14 Bologna-Taranto a bordo della loro Nissan Qashqqai all’altezza di Camerano: il ponte 167 della strada provinciale 10 si è spezzato ai lati, schiantandosi a terra proprio mentre la loro auto stava transitando, rimanendo incastrata. Stavano andando all’ospedale regionale di Torrette per una visita di controllo della donna.
Affidata a Luigino Dezi, docente di Ingegneria civile all’Università politecnica delle Marche, la ricostruzione di cause e responsabilità dell’evento. Al vaglio attualmente l’ipotesi dell’errore umano.
Al momento della tragedia, verificatasi intorno alle 13.50, il personale era occupato in “attività accessorie”. Si sta cercando tuttavia di capire se il sollevamento fosse ancora in atto o il ponte non ancora del tutto stabilizzato.


Travolto e ucciso da un treno in corsa. Selfie estremo? 

La verità nei cellulari dei ragazzi posti sotto sequestro. La Polfer smentisce

 

09/03/2017 – Un selfie sui binari sarebbe la causa della morte di un 13enne di Soverato,  in provincia di Catanzaro, travolto e ucciso da un treno in corsa. Con lui c’erano altri due amici, rimasti illesi e fuggiti: è stato il macchinista a riferire della loro presenza; poi sono stati rintracciati, sotto choc. Secondo gli investigatori, i tre minorenni avrebbero fatto una gara a chi resisteva di più sui binari fino al passaggio del convoglio, per fare un autoscatto con lo smartphone. Dopo gli interrogatori ufficiali ai macchinisti del treno la tesi del selfie-estremo ha però cominciato a vacillare. Secondo quanto riferito da un funzionario della PolFer, i conducenti del treno avrebbero visto i ragazzi in fila indiana correre lungo le pareti del ponte di ferro che consente alla ferrovia di varcare il fiume Beltrame. Una tesi sostenuta anche dal legale di uno dei tredicenni rimasti illesi nella tragedia di mercoledì.

 

8 MARZO: DONNE in sciopero, scatta la PROTESTA

 

 

08/03/2017 – Cortei, assemblee, astensione dal lavoro, fuori e dentro casa: questo vuole essere un 8 marzo poco celebrativo e molto di protesta. Basta mimose e cioccolatini, tutti in piazza contro le discriminazioni e la violenza che ogni anno uccide più di cento donne. Come negli anni ’70, le femministe si sono riprese la scena e hanno indetto uno ‘sciopero globale’, chiedendo l’adesione ai sindacati.

All’appello hanno risposto le sigle di base e la Flc Cgil, che hanno indetto uno sciopero generale di 24 ore che interesserà trasporti locali, ferroviari, aerei, scuola e sanità.

Lo sciopero generale ha provocato non pochi mal di pancia tra i sindacati, con i confederali che hanno preso le distanze ma organizzeranno iniziative nei territori. Al di là delle sigle, comunque, lo ‘sciopero globale’ – lanciato in Argentina e che riguarderà non solo l’Italia ma anche altri 40 Paesi – vuole coinvolgere, nelle aspettative delle promotrici, lavoratrici dipendenti, precarie, autonome, disoccupate, studentesse, casalinghe. E le forme potranno essere molteplici: non solo l’astensione dal lavoro e dalla cura (della casa, dei figli), ma anche modalità alternative come lo sciopero bianco, l’astensione dal consumo, l’adesione simbolica, il picchetto, lo sciopero digitale.
A Roma, tra le numerose iniziative è previsto un presidio delle lavoratrici di Almaviva contro i licenziamenti, una manifestazione contro la Buona Scuola davanti al Miur e un’altra davanti all’Università La Sapienza e un corteo, che partirà nel pomeriggio dal Colosseo e arriverà a Trastevere. Iniziative sono comunque in programma in tante città. In prima linea le femministe dei Centri antiviolenza, molti dei quali domani resteranno aperti alla cittadinanza. (ansa)


SPARI CONTRO LE AUTO DELLA POLIZIA: RINFORZI DAL VIMINALE 

Trovata, abbandonata a San Severo, l’automobile utilizzata dalla persona che ha sparato

 

 

06/03/2017 – Colpi d’arma da fuoco contro le auto della polizia di San Severo: Il Viminale manda rinforzi. Il dispositivo di controllo del territorio di San Severo(Foggia) sarà infatti rafforzato con l’invio di ulteriori unità di polizia.

Nella notte tra sabato e domenica sono stati esplosi diversi colpi contro automezzi della polizia del Reparto mobile che da alcuni giorni sono in città per un controllo rafforzato del territorio disposto in seguito a numerosi episodi di criminalità verificatisi negli ultimi tempi. I colpi hanno raggiunto e danneggiato in tre punti un furgone che parcheggiato dinanzi ad una albergo dove è ospitato il personale di polizia inviato da altre città e che si trova vicino alla stazione ferroviaria. E’ stato il portiere dell’albergo a sentire gli spari e a lanciare l’allarme.

“E’ un attacco alle istituzioni. E’ un atto di una gravità inaudita. C’è una parte della popolazione che sfida le istituzioni. E’ un fatto gravissimo”. Così all’ANSA il sindaco di San Severo, Francesco Miglio, commenta quanto avvenuto nel comune dauno dove alcuni colpi di pistola sono stati sparati nella notte contro auto della polizia in sosta davanti ad un albergo nei pressi della stazione.

Una persona sola alla guida di una vecchia utilitaria, si avvicina ai mezzi della polizia parcheggiati per strada, spara con una pistola e poi accelera e fugge. E’ quanto mostrano le immagini di una telecamera di videosorveglianza che hanno ripreso l’attentato.


Scoppia incendio in casa: salta dal sesto piano e muore

MONTESILVANO, COINQUILINO SALVO PER MIRACOLO. IGNOTE LE CAUSE DEL ROGO

 

05/03/2017 – Un uomo è morto dopo essere precipitato dal sesto piano di un palazzo in via Isonzo a Montesilvano dove un incendio è divampato in un appartamento. Non è stato possibile capire se l’uomo, uno straniero, si sia gettato volontariamente per sfuggire alle fiamme o se sia scivolato mentre si reggeva a un cornicione, in attesa dei soccorsi.

Ferito, ma salvato con l’autoscala dai Vigili del Fuoco, un coinquilino. Non si conoscono ancora le cause del rogo. (ansa)


FIRENZE, L’ENNESIMA TRAGEDIA IN CONTESTO FAMILIARE

Massacra moglie e figlia disabile, poi si uccide. Solo due giorni fa il caso di Iglesias

 

 

Firenze, 04/03/2017 – L’ennesima tragedia in ambito familiare si è consumata stavolta in un appartamento di Firenze, nella periferia di Brozzi. Guerrando Magnolfi, 84 anni, avrebbe ucciso la moglie Gina, 82 anni, e la figlia disabile di 44 anni, Sabrina, sparando con un fucile da caccia, prima di rivolgere l’arma contro se stesso. All’origine del gesto ci sarebbe la disperazione per la disabilità della figlia. Motivazioni scritte nero su bianco su lacuni biglietti rinvenuti dell’abitazione.

E solo ieri si parlava di Giovanni Murru, 46 anni, di Jglesias, arrestato per aver ucciso con dieci coltellate la moglie, Federica Madau, 32 anni, che da lui si era separata nel dicembre scorso. Un omicidio annunciato: a dicembre la coppia aveva litigato violentemente, tanto da far intervenire i carabinieri. Quella terribile lite, innescata dalla pazza gelosia dell’uomo che accusava la moglie di tradimento, era sfociata in una denuncia per percosse, nella separazione e nell’accordo legale sulle figlie: dalle 15.30 alle 19.30 affidate al padre, il resto delle ore alla donna. Negli ultimi giorni, però, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo avrebbe avvertito un certo distacco dalle figlie. Si sarebbe sentito allontanato da loro e di questo accusava la moglie.
Un delitto consumato in pochi istanti, con le bambine in casa, colpendo con un coltello la moglie dieci volte al collo, come confermerà l’autopsia, quasi sgozzandola. Quando gli agenti arrivano in via San Salvatore, Murru apre il portone, lascia cadere il coltello e si consegna: «L’ho uccisa».


 

Violenza sulle donne: Strasburgo condanna l’Italia

 

Scarpe rosse durante il flash mob contro la violenza sulle donne in piazza Santa Croce a Firenze, 25 novembre 2013. ANSA/MAURIZIO DEGL’ INNOCENTI

02/03/2017 – La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per non aver agito con sufficiente rapidità per proteggere una donna e suo figlio dagli atti di violenza domestica perpetrati dal marito (LA STORIA) che hanno poi portato all’assassinio del ragazzo e al tentato omicidio della moglie.

Pm spiega, la donna si allontanò da Centro – Elisaveta “aveva presentato una denuncia ma poi si era allontanata volontariamente dal Centro antiviolenza”: lo dice il Procuratore di Udine, Antonio De Nicolo, interpellato dall’ANSA sulla decisione della Cedu in merito all’omicidio di Remanzacco. All’epoca dei fatti De Nicolo non era ancora a capo dell’ufficio friulano ma della vicenda si è occupato quando il Ministero ha chiesto le osservazioni sul caso per sostenere le ragioni dell’Italia.  “Ricordo che in un verbale sostenne che le sue precedenti dichiarazioni erano state stracapite, mal interpretate, forse – ha aggiunto De Nicolo – anche per un problema di traduzione”. In sostanza – secondo la Procura – la donna avrebbe ridimensionato all’epoca la portata delle accuse e per questo “per forza – ha detto De Nicolo – si era arrivati all’archiviazione dall’accusa di maltrattamenti”. “È una tragedia assoluta ma dobbiamo chiederci se c’erano i segnali premonitori per poter cogliere o meno questa terribile vicenda”, ha concluso De Nicolo riservandosi di leggere le motivazioni della decisione della Cedu.

I giudici di Strasburgo, la cui sentenza diverrà definitiva tra tre mesi se le parti non faranno ricorso, hanno stabilito che “non agendo prontamente in seguito a una denuncia di violenza domestica fatta dalla donna, le autorità italiane hanno privato la denuncia di qualsiasi effetto creando una situazione di impunità che ha contribuito al ripetersi di atti di violenza, che in fine hanno condotto al tentato omicidio della ricorrente e alla morte di suo figlio”. La Corte ha condannato l’Italia per la violazione dell’articolo 2 (diritto alla vita), 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) e 14 (divieto di discriminazione) della convenzione europea dei diritti umani. I giudici hanno riconosciuto alla ricorrente 30 mila euro per danni morali e 10 mila per le spese legali. Secondo quanto risulta, si tratta della prima condanna dell’Italia da parte della Corte per un reato relativo al fenomeno della violenza domestica. (ansa)


Auto contro la folla in Germania, tre feriti

L’assalitore è stato fermato dopo un tentativo di fuga

25/02/2017 – Tre persone sono rimaste ferite dopo che un uomo ha lanciato la sua auto contro un’area pedonale nella città tedesca di Heidelberg. Lo riferisce la Bbc online. L’uomo è stato ferito a colpi di pistola dalla polizia dopo aver tentato di fuggire.

Uno dei tre feriti, ha riferito la portavoce della polizia Anne Bass, è ricoverato in gravi condizioni. Subito dopo il gesto folle, l’uomo è sceso dall’auto, presa a noleggio, brandendo un coltello e ha cercato di fuggire, ma è stato bloccato da una pattuglia della polizia che gli ha sparato. Ora è ricoverato in ospedale, ma le sue condizioni non sono note. Tuttora ignoto il movente. A dicembre scorso, 12 persone sono morte e altre 50 rimasero ferite dopo che un uomo ha lanciato la sua auto contro un mercatino di Natale a Berlino. (ansa)

LA LITE CON LA MOGLIE DEGENERA, LUI SI UCCIDE

 

Noto imprenditore locale si butta in mare con la propria auto, inutili i tentativi di rianimarlo

 

SAN BENEDETTO DEL TRONTO 23/02/2017 – Non sono ancora ben chiari i motivi per cui Giovanni Rosati, 49 anni, noto imprenditore edile di San benedetto del Tronto, abbia innescato con la moglie il furibondo scontro a seguito del quale ha poi deciso di togliersi la vita. Numerose le ipotesi attualmente al vaglio. Questa mattina, intorno alle 8, l’uomo si è buttato in mare in prossimità del molo nord del porto all’interno della propria auto. Inutili i soccorsi ed i tentativi di rianimarlo da parte del personale del 118. Al culmine di una lite poi degenerata, avrebbe picchiato la moglie poi ricoverata al pronto soccorso dell’ospedale civile. Poco dopo avrebbe annunciato il proprio intento suicida inviando messaggi agli amici tramite WhatsApp. A tirarlo fuori sommozzatori e Vigili del Fuoco. L’imprenditore era molto noto in città anche per la passione calcistica per la Samb. L’allarme è stato lanciato da un dipendente della Picenambiente che si trovava sul posto. Intervenuti anche Capitaneria di Porto, Carabinieri e Polizia di Stato.

Un vicenda, questa, che ha lasciato nello sgomento e nella disperazione amici e familiari e che ha sconvolto tutti quelli che lo conoscevano, anche se in modo superficiale.

 

 

E’ FINITA: ERGASTOLO PER COSIMA E SABRINA

 

 

21/02/2017 – Confermati gli ergastoli per Cosima Serrano e Sabrina Misseri, madre e figlia, condannate in Corte di Assise e in Appello per l’omicidio della 15enne Sarah Scazzi, rispettivamente nipote e cugina delle due imputate, strangolata il 26 agosto del 2010 ad Avetrana in provincia di Taranto. Lo ha stabilito la prima sezione penale della Cassazione che ha anche confermato la condanna a 8 anni per concorso in soppressione di cadavere per Michele Misseri.

”Secondo me è una sentenza giusta, netta ed equilibrata, fatta sulla base di prove certe e di un lavoro che non è durato un mese o un anno ma tanti anni, da parte di persone fortemente motivate che hanno fatto una cosa eccezionale”, ha commentato Claudio Scazzi, fratello di Sarah. Insieme a lui a Roma, ad attendere il pronunciamento, c’era anche il padre Giacomo. ”Secondo me tutto il Paese – ha aggiunto – deve ringraziare le persone che hanno lavorato a questo caso che hanno dimostrato che in Italia la giustizia c’è, magari non sempre, ma ogni tanto c’è”. Claudio Scazzi ha confermato che la madre, Concetta Serrano Spagnolo, che si trova ad Avetrana, è stata informata della sentenza. “Anche lei si è sempre affidata alla Procura – ha detto – e siamo stati sempre fiduciosi nel loro lavoro. In Italia ci sono persone che lavorano con coscienza e poi i risultati arrivano. Sarah ha ricevuto giustizia”.


DELITTO SCAZZI, IL GIORNO DELLA VERITA’

20/02/2017 – E’ attesa per oggi, dopo 7 anni e numerosi colpi di scena, l’ultima parola sulla morte di Sarah Scazzi, la quindicenne uccisa ad Avetrana il 26 agosto 2010. Ha preso il via davanti alla Prima sezione penale della Cassazione l’udienza del processo per il delitto, che vede come principali imputate Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano accusate di aver ucciso la ragazza. In aula al Palazzaccio sono presenti il fratello della vittima Claudio, e il padre Giacomo.

Sono da confermare secondo la Procura generale della Cassazione i due ergastoli inflitti a Sabrina Misseri e Cosima Serrano per l’omicidio. Questa la richiesta del sostituto pg Fulvio Baldi al termine della sua requisitoria davanti alla Prima sezione penale della Cassazione. L’accusa ha chiesto il rigetto dei ricorsi di tutti gli imputati, anche di Michele e Carmine Misseri per la soppressione del cadavere.

La Cassazione è chiamata a decidere se confermare o meno la sentenza di condanna all’ergastolo per la zia Cosima Serrano e la cugina Sabrina Misseri. Madre e figlia sono accusate di aver strangolato la ragazza, il cui corpo sarebbe poi stato nascosto da Michele Misseri, marito e padre, a sua volta condannato a 8 anni per occultamento di cadavere, ma che dopo aver cambiato versione innumerevoli volte, continua ad autoaccusarsi dell’omicidio della nipote.

Ad aprile 2013 la corte d’Assise di Taranto ha condannato Cosima e Sabrina all’ergastolo, verdetto confermato il 27 luglio 2015 dalla Corte d’Appello, con una sentenza in 1277 pagine, depositata solo diversi mesi dopo. Il collegio della Cassazione è presieduto dal giudice Arturo Cortese, mentre l’accusa sarà rappresentata dal sostituto Pg Fulvio Baldi. Nel processo scende in campo lo studio del professor Franco Coppi, che difenderà personalmente Sabrina, e che da anni cerca di sostenere l’innocenza delle due donne indicando in Michele Misseri il reo confesso.

Oltre a Cosima e Sabrina, la Cassazione dovrà vagliare la posizione di Carmine Misseri, fratello di Michele, condannato a 5 anni e 11 mesi per soppressione di cadavere. Meno gravi le responsabilità di Vito Russo, l’ex legale di Sabrina Misseri condannato a un anno e quattro mesi in appello (due anni in primo grado), e di Giuseppe Nigro condannato fin dal primo grado alla stessa pena, entrambi per favoreggiamento. Il giorno della scomparsa, Sarah aveva appuntamento per un’amica per andare al mare, ma non si presento. Il suo corpo fu fatto ritrovare, proprio da Michele Misseri colpito dal rimorso, in un pozzo-cisterna 42 giorni dopo, confessando di aver ucciso la ragazza. Una versione ritratta poi alcuni giorni dopo, quando il contadino di Avetrana chiamò in causa sua figlia Sabrina. Misseri si è poi dichiarato colpevole, ma le indagini avevano preso un altro corso. (ANSA)


Terremoto, “Due miliardi in arrivo dalla Ue”

 

L’annuncio in occasione della visita di Tajani nelle zone del sisma

 

19/02/2017 – Due miliardi di euro in arrivo dall’Europa per gestire l’emergenza post-terremoto. Questa la notizia data da Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, in occasione della sua visita nelle zone del sisma.

“Il 15 febbraio – spiega -, l’Italia ha inviato alla Commissione europea la stima globale dei danni, che è di 23,5 miliardi. La Commissione farà immediatamente la proposta d’intervento al Parlamento europeo e il Parlamento dovrà votarla. Secondo me, alla fine la cifra complessiva erogata, tra fondo di solidarietà e fondi strutturali Ue, potrebbe avvicinarsi ai due miliardi”.
“L’Italia – aggiunge -, non è tanto in grado di trattare con l’Europa: «Non riusciamo ad essere incisivi. Perché manca una strategia. Bisogna organizzare a Bruxelles una presenza, anzitutto fisica, nelle direzioni generali, in Parlamento, nelle riunioni di settore e in qualsiasi luogo decisionale”. E ancora: “Mi sembra che Gentiloni stia usando linguaggio giusto. Quello utile a ricomporre, senza cedere sui contenuti, tante fratture e lacerazioni”.

Quanto al dilagare del populismo, per Tajani “le ragioni del malessere derivano, essenzialmente, da questi fattori. Uno: l’Europa comunica male quello che fa. Due: lo scaricabarile sull’Europa” da parte “degli Stati nazionali. Tre: l’eccesso di euro-burocrazia».

«Troppo rigorismo e non un giusto rigore”. In Angela Merkel vede invece “soprattutto sul tema dell’immigrazione, un giusto approccio europeo”. Trump “sicuramente ha risvegliato un orgoglio europeo. Che non dev’essere visto come contrapposizione”.

 


Suicida a Lavagna, Guardia di Finanza:

“La madre ha chiesto il nostro intervento”

Dalla famiglia manifesti con ringraziamenti alle Fiamme Gialle

 

 

15/02/2017 – “Vi vogliono far credere che fumare una canna è normale, che faticare a parlarsi è normale, che andare sempre oltre è normale. Qualcuno vuol soffocarvi”. Lo ha detto ai giovani la madre del ragazzo suicida durante i funerali. “Diventate protagonisti della vostra vita e cercate lo straordinario. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi. Invece di mandarvi faccine su whatsapp, straordinario è avere il coraggio di dire alla ragazza sei bella invece di nascondersi dietro a frasi preconfezionate”.

“Straordinario è chiedersi aiuto proprio quando ci sembra che non ci sia via di uscita. Straordinario è avere il coraggio di dire ciò che sapete. Per mio figlio è troppo tardi ma potrebbe non esserlo per molti di voi, fatelo”, ha detto la donna. “Noi genitori invece di capire che la sfida educativa non si vince da soli nell’intimità delle nostre famiglie, soprattutto quando questa diventa una confidenza per difendere una facciata, non c’è vergogna se non nel silenzio: uniamoci facciamo rete”, ha aggiunto. “In queste ore ci siamo chiesti perché è successo, ma a cercare i perché ci arrovelliamo. La domanda non è perché, ma come possiamo aiutarci. Fate emergere i vostri problemi”, ha detto la madre ai ragazzi.

“E’ stata la mamma del ragazzo a rivolgersi a noi, quella stessa mattina venendo in caserma, perché non sapeva più cosa fare. Aveva provato tante volte a cercare di convincerlo a smettere ma non sapeva più come fare”. Lo dice all’ANSA il comandante provinciale della Guardia di Finanza Renzo Nisi, intervenendo sulla vicenda del ragazzo di 16 anni che si è tolto la vita a Lavagna durante la perquisizione in casa perché era stato trovato con 10 grammi di hashish.

“Un pensiero particolare va alla Guardia di Finanza. Grazie per avere ascoltato un urlo di disperazione di una madre che non poteva accettare di avere suo figlio perdersi ed ha provato con ogni mezzo di combattere la guerra contro la dipendenza prima che fosse troppo tardi”. Lo ha detto la madre del ragazzo che si è ucciso a Lavagna durante i funerali ai quali hanno partecipato finanzieri in borghese. “Non c’è colpa nè giudizio nell’imponderabile e dall’imponderabile non può che scaturire linfa buona con ancora più energia per la lotta contro il male, grazie”. (ansa)

 

 

Liceale picchiata e molestata su un treno a Milano

 

La violenza operata da due nordafricani. Lega attacca: ‘Vanno castrati’

 

MILANO 12/02/2017 – Una studentessa di 16 anni è stata picchiata e molestata sessualmente da due uomini nordafricani su un treno diretto da Milano a Vigevano. Lo ha denunciato lei stessa, precisando che l’episodio è avvenuto nel pomeriggio di giovedì. Si è decisa a farlo perché, a seguito di un malore, è stata visitata in una clinica milanese dove le hanno riscontrato un trauma cranico, contusioni multiple e la frattura di una costola. A quel punto ha denunciato tutto. La giovane ha raccontato di essere salita giovedì sera sul treno che parte verso Vigevano dalla stazione di Porta Genova, a Milano. Era insieme ad un’amica, che però è scesa alla stazione di Abbiategrasso, lasciandola sola. A quel punto la ragazza è stata avvicinata sul treno da altri due passeggeri, i soli presenti.La sedicenne avrebbe avuto in precedenza dei contatti con uno degli aggressori su un social network. E’ uno dei particolari emersi nel corso dell’audizione protetta della studentessa. Gli investigatori della Squadra Volante e della Polmetro stanno visionando le immagini delle telecamere di sorveglianza del treno che era partito da Milano alle 14.42 del 9 febbraio.

Dapprima hanno cominciato a palpeggiarla, poi sono passati alla violenza, colpendola con calci e pugni. La 16enne ha detto che in quel momento il vagone era vuoto e che nessuno ha sentito le sue urla di aiuto. I due nordafricani sono poi scesi ad una stazione successiva e sono fuggiti. Tornata a casa la liceale non ha avuto il coraggio di raccontare subito cosa le fosse accaduto. Ma il giorno dopo durante una lezione ha avuto capogiri e nausea. A quel punto si è confidata con le compagne che l’hanno accompagnata in ospedale e hanno avvertito i genitori. In ospedale le è stato riscontrato il trauma cranico e le altre lesioni.

Salvini, maniere forti contro balordi  “Un gruppo di clandestini ha bloccato oggi per protesta la stazione di Mortara (Pavia), causando disagi a centinaia di persone. Due nordafricani avrebbero invece picchiato e molestato giovedì una ragazza italiana di 15 anni sul treno per Vigevano (Pavia). Basta, ci vogliono le maniere forti con questi balordi! Per quelli che bloccano i treni, un barcone e tutti a casa. Per quelli che violentano, una pillola, ZAC e non lo fanno più!”. Lo scrive su Facebook il leader della Lega Matteo Salvini.

Sala, bisogna vigilare di più “Abbiamo il dovere di vigilare di più. Ne parlerò anche con il presidente della Regione, Maroni, perché ovviamente i mezzi di trasporto sono in parte cittadini, in parte sono regionali. Bisogna fare di più”. Lo ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, interpellato sul caso della studentessa che ha denunciato di essere stata molestata su un treno della linea per Mortara. (ansa)


Bologna, studenti in piazza contro i tornelli

 

Manifestazione degli studenti che protestano  alla biblioteca di Lettere

 

Ancora tafferugli e cariche in zona universitaria a Bologna. La manifestazione dei collettivi che protesta contro i tornelli alla biblioteca di Lettere è entrata a contatto con le forze dell’ordine in via Zamboni, all’altezza del civico 32. Il gruppo avanzava e c’è stato un lancio di oggetti, poi il cordone in assetto antisommossa ha caricato. Fino a quel momento il corteo era sfilato per le vie del centro storico, dopo essere partito da piazza Verdi.

Dopo la carica, mentre un gruppo di ragazzi si è seduto sulla strada cantando delle canzoni, il grosso della manifestazione si è allontanato e si sta dirigendo in corteo nei vicoli circostanti, a passo veloce. Intanto, secondo quanto si apprende, tre manifestanti sarebbero stati trattenuti dalle forze dell’ordine. (ansa)

Gli scontri di giovedì


Vasto,  chiesa gremita per i funerali di Italo

 

04/02/2017 – Centinaia di persone hanno partecipato a Vasto, nella chiesa del Sabato Santo, ai funerali di Italo D’Elisa, il ventunenne ucciso a colpi di pistola mercoledì scorso davanti al ‘Drink Bar’. Dell’omicidio è accusato Fabio Di Lello.  Si sarebbe trattato di una vendetta, dopo che D’Elisa, nel luglio 2016, aveva ucciso, investendola con la macchina, Roberta Smargiassi, moglie di Di Lello.

La banda di Chieti, con una marcia sinfonica, ha accolto sul sagrato la bara bianca di Italo. Il parroco, don Antonio Totaro, ha ammonito i presenti: “Si fermi questa ondata di odio. Basta con questa violenza. Due vite completamente spezzate. Ha perso la città. Noi abbiamo perso”.

A carico di Di Lello la Procura ha formulato il reato di omicidio volontario premeditato e si è riservata più tempo in ordine alla convalida e all’adozione delle misure cautelari.

Sisma, arrestato per non aver abbandonato la propria terra

L’accusa: interruzione di pubblico servizio e resistenza a pubblico ufficiale

03/02/2017 – Gli aiuti non arrivano. I terremotati muoiono per il freddo e, a quanto pare, l’unico a pagare è stato Enzo Rendina, l’unico abitante di Pescara del Tronto, frazione di Arquata distrutta dal terremoto del 24 agosto, arrestato per essersi rifiutato di allontanarsi dalla sua terra. Non ci sono parole. L’uomo è accusato di interruzione di pubblico servizio e di resistenza a pubblico ufficiale. Più volte invitato ad abbandonare la frazione montana dopo l’ordinanza di sgombero totale emessa dal Comune di Arquata del Tronto a seguito delle scosse del 30 ottobre, Rendina non l’aveva mai fatto. Arrestato martedì 31 gennaio e trasferito in carcere è stato processato per direttissima dal tribunale di Ascoli Piceno che ha aggiornato l’udienza e disposto nel frattempo la remissione in libertà.

Conosciuto ad Arquata come “l’artista” – per via del suo talento nel scolpire la pietra – Rendina nel passato aveva lavorato per il Comune di Roma, presso un parco cittadino, e poi aveva fatto l’ambulante. Ma da moltissimo tempo non aveva più un occupazione stabile, e secondo alcuni suoi concittadini godeva solo di qualche forma di sostegno da parte dei suoi fratelli residenti nella capitale e di una pensione di famiglia. Originario di Pescara del Tronto – la frazione arquatana rasa al suolo dalla prima tremenda scossa del 24 agosto – aveva avuto la sua abitazione quasi distrutta, ma anche solo per trasferirsi ad appena 4 chilometri di distanza, al Borgo di Arquata, vicino al campo base dei soccorritori, aveva dovuto far impegnare gli operatori locali. Rendina aveva deciso che la sua terra, il suo paese, fosse anche in tenda, al gelo e senza aiuto, non doveva e poteva essere abbandonata. Per questo motivo è stato arrestato. “Ci dispiace davvero per quello che gli è accaduto in questi giorni – afferma uno degli amministratori di Arquata – ma lui non doveva arrivare fino a questo punto. Avevamo tentato tutti di convincerlo con le buone a lasciare il paese, sia noi del Comune, che gli operatori del soccorso, che lo stesso Commissario per la ricostruzione Vasco Errani: ma non c’è stato niente da fare. E negli ultimi tempi intralciava anche i lavori, oltre a mettere a rischio la sua incolumità durante gli interventi di rimozione delle macerie. Non doveva arrivare a questo”. Per l’avvocato Francesco Ciabattoni, che lo ha assistito oggi nell’udienza davanti al giudice ascolano Marco Bartoli, Enzo Rendina è stato vittima “di un arresto assurdo: la sua unica colpa è quella di essere innamorato del suo territorio”. E’ proprio vero. La passione a volte è deleteria. Ma solo per chi non è in grado di comprenderla.

 

 

Terremoto, il CdM dà il via libera al decreto

Sit-in di una delegazione degli sfollati a Montecitorio

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge in favore delle popolazioni del centro Italia colpite dai terremoti del 2016 e del 2017. Si tratta del terzo provvedimento legislativo in materia varato dal governo, dopo quelli seguiti alle scosse di agosto e novembre dell’anno scorso. “Credo che l’Italia non dimenticherà questo colpo, che è stato inferto ad una parte così rilevante del nostro territorio. L’Italia deve reagire con decisione, con un’obiettivo che è quello di mettere in campo tutte le norme e le iniziative necessarie per accelerare i percorsi di ricostruzione ed emergenza”, ha detto il premier Paolo Gentiloni al termine del Cdm. “C’è bisogno che il Paese intero a partire dal governo, le istituzioni territoriali coinvolte, il Parlamento, l’Unione europea, tutti abbiano la consapevolezza dell’importanza della gravità” della situazione nelle aree colpite dal terremoto e dal maltempo e della necessità “di rispondere in modo adeguato”, ha aggiunto Gentiloni.
La protesta a Roma delle popolazioni colpite dal sisma – Chi vive in roulotte, chi nei camper con temperature che la notte finiscono sotto lo zero, chi è stato ‘trasferito’ lontano da casa ma non si dà per vinto e vuole tornare al paese, chi ha perso casa e lavoro, chi non si rassegna e chiede una risposta alla politica. I terremotati del Centro Italia, soprattutto marchigiani, riuniti in sit-in per la seconda volta in Piazza Montecitorio, fanno sentire forte la loro voce e raccontano le proprie storie.

“Da tre mesi – dice Fulvio Santoni di Camerino (Macerata) – vivo ospite di mio fratello. Non posso continuare così. Nel ’97, ricordo, quando ci fu il terremoto di Colfiorito, dopo tre mesi eravamo tutti nei container, ora no. Cosa fanno i commissari straordinari? Mi sembra che perdano solo tempo”.
Gli fa eco Roberta Giacobetti, di Collespada di Accumoli (Rieti): “Dal 30 ottobre chiediamo la rimozione delle macerie. L’amministrazione si dia una mossa e chieda i mezzi necessari!”. Sconsolato anche Carlo, di Ussita (Macerata): “C’è una stasi tale che noi stessi cittadini non sappiamo a chi rivolgerci ed è vergognoso che per le tensostrutture, in una situazione di emergenza come questa, siano stati fatti appalti. Dormo in un camper da mesi e di notte la temperatura scende anche a -14 gradi, come faccio a continuare così?”.
Ha perso tutto Tullio Belli di Visso (Macerata): “Ho comprato un camper usato dell’88, insieme a mia moglie vivo lì perchè non voglio essere deportato. Da tre mesi mangiamo alla mensa nella tenda dei militari, le casette non arrivano. Facevo il commerciante e ho messo tutta la merce del mio negozio ormai inagibile in un camion che ho affittato, perchè i container per le attività commerciali non sono mai arrivati”.
C’è anche Massimo di Marciano di Romagna (Rimini), che non è terremotato ma vuole rendersi utile: “Ho messo a disposizione i miei mezzi per spalare la neve, portando sei turbine, e quando siamo arrivati a Campotosto ci hanno bloccati perchè, hanno detto, dovevamo forse fare domanda alla Protezione Civile. Ecco come si blocca un Paese”.
“Il governo deve abbattere la burocrazia che ci sta uccidendo due volte spiega uno degli organizzatori, Francesco Pastorella, di Pieve Torina (Macerata) che vive in un roulotte da 3 mesi – così calpestano la nostra dignità, non sono arrivati i container e quelli che arriveranno prevedono 6 bagni ogni 100 persone. Non ci sono le tensostrutture per il bestiame e nemmeno i moduli per le scuole”.

Una delegazione di residenti colpiti dal sisma verrà ricevuta dal presidente della Camera Laura Boldrini e successivamente dal presidente del Senato Pietro Grasso. “Speriamo di essere ricevuti anche dal presidente del Consiglio Gentiloni”‘. Tra gli striscioni spicca quello con su scritto ‘abbandonati da tre mesi senza casa, lavoro e soldi”. (ansa)

 

 

 

Strage di Viareggio: condanna a 7 anni per Elia e Moretti

Oggi i commenti alla sentenza dei familiari delle vittime

 

01/02/2017 – Condanna a sette anni per gli ex ad di Fs e Rfi Moretti ed Elia al processo per la strage di Viareggio in cui persero la vita 32 persone nel giugno del 2009. Per i 33 imputati, come persone fisiche, e 9 società, le accuse erano a vario titolo di disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo, incendio colposo e lesioni colpose. Dieci le assoluzioni. Moretti, hanno spiegato i suoi avvocati, è stato assolto come ad delle Ferrovie, ma condannato in qualità di ex amministratore delegato di Rfi. “Scandaloso l’esito del processo, e la sentenza trasuda populismo” ha aggiunto il legale. Tra le società ‘imputate’, assolte Ferrovie dello Stato e Fs Logistica, condannate Rfi e Trenitalia. I parenti delle vittime commenteranno domani la decisione dei giudici. Dopo la lettura della sentenza, in Borsa Leonardo ha perso il 3,4%.

Sanzioni da 700.000 euro a Rfi e Trenitalia 480.000 euro per società Gruppo Gatx Una sanzione da 700.000 euro ciascuna per Rfi e Trenitalia e di 480.000 ciascuna per le società Gatx Rail Austria, Gatx Rail Germania, Officina Jugenthal Waggon è tra le condanne pronunciate oggi dal tribunale di Lucca per la strage alla stazione ferroviaria di Viareggio. Alle stesse società, per le quali è stata riconosciuta la responsabilità dell’illecito amministrativo, applicata anche la sanzione interdittiva per un periodo di tre mesi.

Dieci assoluzioni I giudici del tribunale di Lucca hanno assolto 10 dei 33 imputati per non aver commesso il fatto che sono Andreas Barth dell’Officina Jungenthal di Hannover, Andreas Carlsson, sempre della Jungenthal di Hannover, Joachim Lehmann, supervisore esterno della Jungenthal, Massimo Vighini, Calogero Di Venuta, responsabile della Direzione compartimentale di Firenze Movimento Infrastrutture, Giuseppe Farneti, sindaco revisore di Fs prima e poi di Italferr, Gilberto Galloni, ad di Fs Logistica, Angelo Pezzati, predecessore di Di Venuta, Stefano Rossi e Mario Testa. Assolto anche Moretti dai reati a lui ascritti come ad di Ferrovie e Vincenzo Soprano, limitatamente ai reati ascritti come ex dirigente di Fs. Esclusa la responsabilità per illecito amministrativo anche di Ferrovie dello Stato Spa, di Fs Logistica, di Cima Riparazione.

Nella strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009, morirono 32 persone, tra cui bambini. Sono 33 le persone imputate a vario titolo. I familiari delle vittime sono arrivati in corteo al Polo fieristico, dove si svolge il processo. ‘Viareggio 29-6-2009 niente sarà più come prima’ è lo striscione con le foto di tutte le vittime che ha aperto il corteo silenzioso. Con loro anche una rappresentanza dei macchinisti delle Ferrovie, una bandiera del gruppo delle ‘Tartarughe lente’, alcuni rappresentanti dei No Tav. Chiudevano il corteo alcuni gonfaloni tra cui quello della Regione Toscana.

Mauro Moretti, secondo quanto spiegano i suoi avvocati, è stato assolto come amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, ma i giudici hanno disposto la sua condanna come ex amministratore delegato di Rfi. Lo spiegano i suoi legali. Tra le società ‘imputate’ assolti anche Ferrovie dello Stato e Fs Logistica, mentre vengono condannate Rfi e Trenitalia.

Il consiglio dei amministrazione di Leonardo, dopo la sentenza, ha confermato “piena fiducia” a Moretti”. (ansa)

 

 

 

In manette il Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Aosta

Il reato contestato è ‘induzione indebita a dare o promettere utilità’

 

 

31/01/2016 –  Il procuratore capo della Repubblica di Aosta facente funzioni Pasquale Longarini è stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta della procura della Repubblica di Milano, competente sulla magistratura aostana, e condotta dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano. Il reato contestato è ‘induzione indebita a dare o promettere utilità’ (articolo 319 quater del codice penale). Il magistrato è stato posto agli arresti domiciliari. L’inchiesta è stata coordinata dal pm Roberto Pellicano e dal procuratore aggiunto Giulia Perotti. Ai domiciliari è stato posto anche Gerardo Cuomo, titolare del caseificio valdostano. Nei prossimi giorni sarà fissato l’interrogatorio di garanzia.

“Le indagini hanno consentito di accertare come a fronte di questa sollecita disponibilità nei confronti dell’amico imprenditore, Longarini abbia ricevuto dallo stesso, oltre a forniture di prodotti caseari, quantomeno favori se non delle vere e proprie remunerazioni, come nel caso del viaggio in Marocco”, scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare.

C’è un terzo indagato, è un commerciante attivo tra Aosta e Courmayeur – C’è un terzo indagato nell’inchiesta della procura della Repubblica di Milano che ha portato all’arresto del procuratore capo di Aosta facente funzioni Pasquale Longarini e dell’imprenditore Gerardo Cuomo: si tratta di un commerciante valdostano con attività ad Aosta e Courmayeur.
L’ipotesi di reato per Longarini e Cuomo, titolare del caseificio valdostano, azienda leader nella distribuzione di prodotti alimentari in Valle d’Aosta, è di ‘induzione indebita a dare o promettere utilità’. Secondo l’accusa Longarini gli ha fornito informazioni per risolvere problemi di tipo giudiziario o amministrativo in cambio di utilità o di promesse di utilità.

Pm, informazioni in cambio utilità – L’accusa mossa dalla procura della Repubblica di Milano nei confronti del procuratore capo facente funzioni di Aosta Pasquale Longarini è di aver fornito informazioni a Gerardo Cuomo per risolvere problemi di tipo giudiziario o amministrativo in cambio di promesse di utilità o di utilità. La Procura di Milano si appresta in queste ore ad avvisare il Csm.

No comment da difesa – “In questo momento non abbiamo alcun commento da fare. Attendiamo l’interrogatorio di garanzia a Milano che non è ancora stato fissato”. Lo ha detto l’avvocato Claudio Soro, difensore del procuratore capo facente funzioni di Aosta, Pasquale Longarini, arrestato su mandato della Procura della Repubblica di Milano per induzione indebita a dare o promettere utilità. Sia Longarini sia Soro si erano occupati, su fronti diversi del caso Cogne: il pm aveva sostenuto l’accusa in primo grado, l’avvocato era il legale dei vicini di casa di Anna Maria Franzoni a Cogne.

Era uno dei pm del caso Cogne – Era stato uno dei magistrati inquirenti del caso Cogne Pasquale Longarini, il procuratore capo di Aosta facente funzioni arrestato oggi per ‘induzione indebita a dare o promettere utilità’ nell’ambito di un’inchiesta della procura della Repubblica milanese, competente su quella aostana. Da sostituto procuratore aveva infatti collaborato con la collega Stefania Cugge alle indagini che in primo grado, nel 2004, portarono alla condanna a 30 anni di reclusione per Anna Maria Franzoni, accusata dell’omicidio del figlio di 3 anni, Samuele (pena ridotta a 16 anni dalla corte d’Assise Appello di Torino e confermata poi in Cassazione). Nella prima metà degli anni ’90 alcune inchieste di Longarini portarono in carcere l’attuale presidente della Regione Valle d’Aosta, Augusto Rollandin (carica che aveva ricoperto anche all’epoca); i fascicoli riguardavano in particolare il voto di scambio, l’illecita concessione di contributi regionali ad aziende di autotrasporto pubblico, la partecipazione – in forma occulta – del governatore al capitale azionario di una di queste società. Dal 13 dicembre scorso Pasquale Longarini è diventato procuratore capo facente funzioni dopo il passaggio al vertice della procura di Novara di Marilinda Mineccia. Il suo lavoro ad Aosta – dove aveva lavorato anche in pretura – è iniziato nei primi anni novanta.

Indagini anche su rapporti affari – Si concentrano sui rapporti amicali tra i due e, in particolare, anche su presunti rapporti d’affari le indagini della Procura di Milano che ieri hanno portato agli arresti domiciliari il procuratore capo di Aosta facente funzioni, Pasquale Longarini, per “induzione indebita a dare o promettere utilità”, e l’imprenditore Gerardo Cuomo, titolare del ‘Caseificio valdostano’. Secondo l’accusa, il magistrato avrebbe costretto un albergatore, sotto indagine ad Aosta, a rifornirsi dei prodotti venduti da Cuomo (si parla di forniture del valore di circa 70mila euro) e poi avrebbe informato anche l’imprenditore-amico che la Dda di Torino in un’inchiesta sulla ‘ndrangheta stava anche indagando su di lui e lo stava intercettando. E che una ‘tranche’ di quell’indagine era stata trasmessa proprio ad Aosta. Gli inquirenti milanesi stanno indagando per capire quali vantaggi possa aver tratto Longarini dal rapporto con Cuomo. Negli atti figurerebbe, tra le altre cose, una vacanza in Marocco ‘non pagata’ dal magistrato. (ansa)

RIGOPIANO, VITTIME DELL’INDIFFERENZA TRA LACRIME DI GIOIA E DOLORE

Paradosso tutto italiano: nessun aiuto a chi vuole ricominciare

 

28/01/17 – C’è chi per miracolo si ritrova. Chi invece si è perso per sempre. Il grido nel vuoto del titolare del Rigopiano: “Qui non c’è più nulla”, rimasto inascoltato come anche la supplica dei terremotati di Marche e Abruzzo di poter disporre di strumenti per poter riprendere le proprie vite. Fortunatamente siamo un popolo forte, malgrado ciò che si possa pensare. Esistono ancora persone che si rimboccano le maniche e non si arrendono. Allo choc iniziale seguono la rabbia rivolta a chi non ha fatto, e la gratitudine nei confronti di chi ha messo a rischio la propria vita per salvarne altre. E magari l’ha persa. Il dolore è un dolore condiviso. Non si tratta più di un numero ristretto di persone ma di una popolazione intera, colpita dalla natura e dall’indifferenza di uno Stato assente. L’appello è unanime.  “Non si può morire di turbina, la nostra parrocchia di Castignano ce l’ha e non stiamo ai piedi del Gran Sasso“. Determinato il parroco della Chiesa di Sant’Egidio, Tiziano Napoletani, durante la messa funebre per Marco Vagnarelli e Paola Tomassini, morti nella sciagura dell’hotel Rigopano. “Chiedo con tutto il cuore  – questo ha detto – a chi di dovere: questi soldi, ma subito, spendiamoli per le cose che servono. Non sciupateli, non ve li mangiate”. Duro, ma giusto e, soprattutto, concreto. Purtroppo. Viviamo in un Paese che ingrassa i parassiti a danno di chi popola e lavora. Ma, spesso si dice, “Questa è l’Italia”. Segno di una triste rassegnazione che porta a non lottare, a non ribellarsi, perché tanto non servirebbe a niente. Smettiamola.

“Queste vittime siano le ultime”. “Servono aerei da guerra? Benissimo – ha dichiarato Don Napoletani durante l’omelia -, ma non facciamoci mancare quello che serve per il nostro bene comune, questo vi chiedo. Come un buon padre di famiglia che acquista tutte le cose di cui la famiglia ha bisogno, così chiedo a chi di dovere spendeteli ‘sti soldi, non sciupateli, non ve li magnate”.

“Sono molto arrabbiato”  “Veramente questi giorni avevo una rabbia impressionante – ha aggiunto il parroco – e mi sto contenendo perché so che la rabbia non é un sentimento cristiano, ci vuole la misericordia”. “Però – ha insistito – che siano gli ultimi. Basta! Siamo stanchi, tante famiglie sono stanche di vedere i propri figli morti per niente. Sono figli! Chiedo a questo padre che ci governa, non lo so..a Dio, lui fa tutto, ma ‘aiutati che dio ti aiuta’ si dice”.

“Aiutateci” – “Allora – ha affermato il prete con voce emozionata -, aiutiamoci per favore, ve lo chiedo in ginocchio, spendiamo questi soldi. L’altro giorno ho sentito che c’è un parco macchine dove ci sono non si sa quanti mezzi della Protezione civile fermi per la burocrazia. Facciamo schifo! Oltre ad una parola di speranza che vi chiedo, perché il Vangelo ce lo dice, una parola di conforto perché il Signore ci sta sempre vicino. Ma aiutateci, questo vi chiedo, aiutateci”.

 

Famiglie che si ritrovano. Famiglie che si perdono. Poi, veniamo a sapere, che in Parlamento pensano che vada tutto bene. Forse perché percepiscono mega-stipendi e mega-pensioni. Forse perché avranno una pensione di tutto rispetto senza aver fatto nulla di buono. Poi ci sono i volontari. Quelli che ci rendono fieri. E che, dopo aver salvato tre cuccioli, sono le persone più felici del mondo. E sì, è vero. Questa è l’Italia.

 

Il 23 gennaio sono stati ritrovati vivi i tre cuccioli di pastore abruzzese, figli di Nuvola e Lupo, i cani dei proprietari dell’albergo Rigopiano di Farindola. I carabinieri forestali li hanno scovati in buono stato tra le macerie dell’hotel. I genitori si erano salvati dal crollo ed erano scesi più a valle nei giorni scorsi. I cuccioli, nati il 4 dicembre 2016, si erano rifugiati nel locale caldaia della struttura crollata a causa della slavina. I soccorritori hanno dovuto abbattere un muro per salvarli. Sono in buone condizioni e saranno presto visitati dal veterinario. Le foto del ritrovamento parlano da sole.

Aurora Contessi

 

CANI AL GELO: ECCO COME AIUTARE GLI OSPITI DEI CANILI

Campobasso – 12/01/2017 . L’emergenza maltempo ha fatto del Molise il simbolo di una campagna di adozione dei cani nei canili stretti nella morsa del gelo.
L’immagine scelta per la pubblicità AdottaMi è emblematica: un cane attaccato alla rete di un canile, che, con le zampe arrossate per l’eccessivo freddo, lancia uno sguardo tenero in cerca d’aiuto. Scattata ieri da un volontario del canile di Ripabottoni, è una scena che si ripete anche in diversi altri rifugi della regione, tra cui quello comunale di Campobasso che si trova nella sperduta frazione di Santo Stefano dove con difficoltà sono arrivati i mezzi della Sea e i volontari per aiutare i circa 350 ospiti della struttura.
Preso atto dell’emergenza e delle continue richieste d’aiuto, che sono arrivate online su centinaia di pagine e profili Facebook, la Tribù di Ecosport, spazio blog di Attività Dinamiche e Solidali con la Terra, ha deciso di lanciare una campagna di adozione che chiede solo di essere condivisa e diffusa.
Questo il testo del lancio.
“Carissimi lettori e Amici degli animali, domestici e non, quando abbiamo pensato di dedicare una campagna all’adozione dei cani le temperature erano più miti. Da qualche giorno è arrivato il gelo e la neve che hanno reso questo problema ancora più grave. Le richieste di aiuto e di intervento si sono moltiplicate. Ad esempio a Campobasso 350 cani sono rimasti bloccati a lungo nel gelo polare dei box. Davanti al cancello della struttura quasi tre metri di neve. Se n’é parlato a livello nazionale, mentre ad Amatrice, il comune colpito dal terremoto, animali da pascolo sono in attesa di una stalla dove rifugiarsi.

Nei rifugi ci sono cani vaccinati, microchippati e sterilizzati, ce ne sono di tutti i tipi, anche cuccioli,bravi, dolci, buffi e giocherelloni, alcuni sono anche abituati al guinzaglio. 
Inoltre, per gli animali esiste anche l’adozione a distanza. Con un piccolo ma significativo gesto, si può donare ad un cane sfortunato un po’ di speranza.

Ci sono poi altre forme di cooperazione e sostegno, e sono tutte estremamente semplici. Tra queste l’aiuto diretto ai rifugi che hanno bisogno della partecipazione di tutti noi:

I box sono spesso privi anche di isolamento termico quindi tutto è utile: vecchi maglioni, coperte, trapunte, giacche e tappeti in disuso, sciarpe, teli; detersivi, panni, stracci, guanti e tutto quello che può servire per la pulizia quotidiana delle gabbie; cibo umido in scatola, buste di crocchette, snack e medicinali. (www.primonumero.it)

Per info http://ecosport.it/2017/01/10/adottami-campagna-aiutare-cani-rifugi-qualazampa

Per ulteriori informazioni è possibile scrivere a info@la-notizia.net

Strage di Berlino, Anis ucciso alle porte di Milano da un giovane agente italiano

 

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24/12/2016 – Ad uccidere il terrorista Anis Amri è stato un agente in prova al Commissariato di Sesto San Giovanni. Si chiama Luca Scatà, ha 29 anni. 

L’agente di polizia ferito da Amri è Christian Movio, di 36 anni. L’agente scelto è stato ricoverato all’ospedale di Monza con un proiettile conficcato in una spalla. Un solo colpo ha trapassato la sua divisa. Per Movio l’uniforme rimarrà un ricordo indelebile di un intervento definito dalle autorità “provvidenziale”. L’istantanea della sua divisa – Christian è stato operato a Monza alla spalla destra e sta bene – è stata postata in rete dalla stessa Polizia di Stato. Si è conclusa con successo all’ospedale San Gerardo di Monza l’operazione di rimozione della pallottola. L’agente “sta bene ed è tranquillo, non è mai stato in pericolo”, ha detto il dottor Giovanni Zatti, primario di Ortopedia del San Gerardo.

I profili Facebook di Luca Scatà e Cristian Movio sono stati oscurati: è il questore di Milano Antonio De Iesu a renderlo noto spiegando che “abbiamo il dovere di tutelare l’immagine dei nostri agenti, abbiamo detto ai ragazzi di evitare, di non farsi prendere dall’emotività nel loro interesse, è opportuno che non lo facciano, stiamo parlando di una dimensione che non è la criminalità ma il terrorismo internazionale e c’è un problema di prevenzione”.

Gentiloni, grazie a coraggio agenti Novio-Scatà  – “Per l’operazione di stanotte voglio ringraziare polizia, Carabinieri, finanza, forze armate, intelligence, cioè gli uomini e le donne dei nostri apparati di sicurezza impegnati in queste ore e di cui l’Italia è davvero fiera. Una gratitudine speciale va al giovane agente in prova Cristian Novio rimasto ferito e al suo collega Luca Scatà, agenti che hanno mostrato coraggio e capacità professionali notevoli”. Lo dichiara il premier Paolo Gentiloni.

Minniti, Italia grata ai due poliziotti – “Noi guardiano a questi due ragazzi come persone straordinarie, di giovanissima età, che facendo semplicemente il loro dovere hanno reso un servizio straordinario alla comunità. Penso sinceramente di poter interpretare il sentimento del nostro Paese nel dire loro che l’Italia è a loro grata”: così il ministro dell’Interno, Marco Minniti, nella conferenza stampa al Viminale, parlando dei due poliziotti protagonisti dell’uccisione del killer di Berlino, Cristian Movio e Luca Scatà. (ANSA)

 

Berlino, strage di Natale: Fabrizia di Lorenzo è morta

Caccia al killer, il tunisino era stato in carcere  in Italia

 

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22/12/2016 – E’ ufficiale, Fabrizia Di Lorenzo è morta, insieme ai sogni che l’avevano spinta a vivere in Germania. Una giovane proiettata ad un futuro diverso da quello che probabilmente l’Italia le avrebbe offerto come precaria. Ed ora il finto pentimento non serve. A fronte di una vita spezzata in questo modo non rimane altro da fare che stare zitti e avere la decenza di cambiare direzione. In tutto. Soprattutto evitando commenti infelici rivolti ai nostri ragazzi, costretti a lasciare il Paese. Fabrizia era una giovane valida, decisa, volenterosa. Ed ora la sua famiglia la piange perché un tunisino colpito da provvedimento di espulsione e con precedenti penali ha compiuto la missione invocata dall’Isis: colpire le folle.

Anis Amri, unico sospetto della strage, “si era forse radicalizzato nel carcere italiano dopo che aveva lasciato la Tunisia”, ha detto alla Bild Abdelkader Amri, uno dei suoi fratelli rintracciato in Tunisia. “Se sarà provato che era coinvolto, non farà più parte della nostra famiglia”, ha aggiunto. Anche l’Ap è riuscita a mettersi in contatto con un fratello di Anis Amri che gli ha lanciato un appello: “Lo invito a consegnarsi alla polizia”. Anis Amri è stato 4 anni in carcere in Italia ed era considerato una persona molto violenta. Dopo aver scontato la pena ha ricevuto un provvedimento di espulsione dal nostro paese. Provvedimento che, però, non era andato a buon fine perché le autorità tunisine non avevano effettuato la procedura di riconoscimento nei tempi previsti dalla legge.

Secondo fonti di polizia, citate dalla stampa tedesca e britannica, Anis, i cui documenti sono stati ritrovati sul tir della morte, si sarebbe impadronito del camion dopo una colluttazione con l’autista polacco del mezzo, Lukasz Urban, 37 anni, morto da eroe tentando di neutralizzare invano il killer.  Era arrivato in Italia nel 2012 per raggiungere la Germania nel 2015. E’ stato quindi “fermato dalla polizia ad agosto con un falso documento d’identità italiano a Friedrichshafen”, località sul lago di Costanza, al confine con la Svizzera. In quel momento risultava registrato in un centro per richiedenti asilo a Emmerich sul Reno, nell’area di Kleve, al confine con l’Olanda, ma poi il domicilio era stato cancellato dalle autorità. Il giovane, recentemente radicalizzato, avrebbe utilizzato “almeno 12 nomi falsi” tra cui anche “un nome egiziano”, secondo la tv N24.

La Germania offre fino a 100.000 euro di taglia a chiunque fornisca informazioni che portino all’arresto del sospettato dell’attacco al mercatino di Natale a Berlino. Tuttavia, una volta preso, ci saranno altri Anis. E altri ancora. Lo abbiamo permesso noi.

 

Omicidio Ragusa, Antonio Logli condannato a 20 anni

Interdizione perpetua dalla potestà genitoriale

Una immagine senza data di Roberta Ragusa la donna scomparsa tra il 13 e 14 gennaio 2012.Condanna a 20 anni per Antonio Logli, marito di Roberta Ragusa, la donna scomparsa quasi cinque anni fa dalla sua abitazione di Gello di San Giuliano Terme (Pisa), accusato di omicidio volontario e distruzione di cadavere. Logli è stato anche interdetto per sempre dalla potestà genitoriale. E' la decisione del giudice Elsa Iadaresta a conclusione del rito abbreviato 21 dicembre 2016 ANSA
Una immagine senza data di Roberta Ragusa la donna scomparsa tra il 13 e 14 gennaio 2012.Condanna a 20 anni per Antonio Logli, marito di Roberta Ragusa, la donna scomparsa quasi cinque anni fa dalla sua abitazione di Gello di San Giuliano Terme (Pisa), accusato di omicidio volontario e distruzione di cadavere. Logli è stato anche interdetto per sempre dalla potestà genitoriale. E’ la decisione del giudice Elsa Iadaresta a conclusione del rito abbreviato 21 dicembre 2016 ANSA

21/12/2016 – Antonio Logli è stato condannato a vent’anni per omicidio volontario e distruzione di cadavere della moglie RobertaRagusa, scomparsa quasi cinque anni fa dalla sua abitazione di Gello di San Giuliano Terme (Pisa).

E’ la decisione del giudice Elsa Iadaresta che a conclusione del rito abbreviato lo ha anche interdetto per sempre dalla potestà genitoriale. Il giudice non ha però accolto la richiesta del pm di misura di custodia cautelare in carcere dell’uomo, per il quale è stato invece disposto l’obbligo di dimora a Pisa e San Giuliano Terme  dalle 21 alle 6.

 

 

Inghilterra – Sta per uccidersi, salvata da un angelo 

 

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BARHAM , INGHILTERRA 15/12/2016 – Belle notizie che fanno bene al cuore. Una giovane di 24 anni decide di farla finita e viene salvata da un angelo. Accade in Inghilterra. Si ferma sul ciglio della strada, con la mente presa da un turbinio di pensieri. Minuti interminabili, in cui ripercorre gli attimi, i perché del proprio vissuto e decide che non vale più la pena andare avanti. A salvarla dalla morte Vicky Dash (32 anni) che, accorgendosi del dramma che stava per compiersi, decide di non stare a guardare. Era uscita per fare spesa con i suoi due bambini. Intravede quella giovane dai capelli rossi che sta per compiere il terribile gesto, gettandosi dal ponte  e non ci pensa due volte. La abbraccia per più di un’ora.  “Le  ho chiesto quanti anni avesse e cosa stesse facendo, ma lei si avvicinava sempre di più al bordo”, spiega Vicky.

E ancora: “Mi sono avvicinata e l’ho abbracciata, cercando di dissuaderla, ma lei non voleva saperne”.

Un passante, accortosi della scena, chiama la polizia. Trascorsa più di un’ora, in un lungo interminabile abbraccio, la tragedia è finalmente scampata.

 

 

ANSA.it

Strage familiare nel Napoletano: uomo uccide moglie e figlio e poi si impicca

In casa a Frattaminore trovata senza vita coppia e figlio 3 anni

 

Strage familiare a Frattaminore, in provincia di Napoli, dove un uomo ha ucciso la moglie e il figlio di tre anni e poi si è tolto la vita. La coppia si stava separando. L’omicidio-suicidio è avvenuto in una palazzina signorile di due piani via Liguori 51, nel centro del paese, nei pressi della chiesa di San Maurizio.

La donna, Caterina Perotta detta Catia, di 40 anni, è stata trovata con una profonda ferita alla testa. Il bimbo, invece, sarebbe stato soffocato. Il corpicino è stato trovato nel letto matrimoniale. Inoltre sarebbe stato sequestrato un oggetto, forse un corpo contundente. Gennaro Iovinella, di 50 anni, si è poi tolto la vita impiccandosi nell’androne del palazzo dove la coppia abitava.

Il bambino era arrivato dopo che la coppia da anni cercava di avere un figlio. Secondo alcuni conoscenti pare che Catia si fosse rivolta alle forze dell’ordine per presentare una denuncia per le liti con il marito, che però non sarebbe mai stata formalizzata. L’uomo era disoccupato e lavorava saltuariamente. Questa circostanza sarebbe stata all’origine dei litigi.

L’uomo non ha lasciato nessun biglietto. A trovare il cadavere dell’uomo è stato un vicino di casa. Sul luogo della tragedia sono al lavoro gli agenti del commissariato e della scientifica.

“Qualche segnale, quando accadono cose del genere, c’è sempre. Si volevano separare e la sentenza era attesa per il prossimo aprile”, dice don Maurizio Patriciello, il parroco anti-roghi di Caivano (Napoli), originario di Frattaminore, che si è recato nell’abitazione di via Liguori 51. “Stare in una casa piccola come quella dove abitavano, fino ad aprile, era impensabile”, ha detto ancora don Patriciello. “Non li conoscevo, io abito qui vicino, loro sono di Frattamaggiore”. Nell’abitazione vicina a quella dove si è verificata la tragedia ci sono ora le due sorelle di Catia: “Sono distrutte – fa sapere don Maurizio – della famiglia di lui, invece, non ho visto nessuno”. (ANSA)