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Delegazione italiana in Turchia per Del Grande: “Ci hanno impedito di vederlo”

 

 Il reporter fermato in Turchia ha iniziato lo sciopero della fame, ieri breve telefonata del reporter ai familiari

 

19/04/2017 – “Il vice console italiano ad Ankara e il legale turco di Gabriele Del Grande sono andati nel carcere dov’è detenuto il giornalista italiano, ma le autorità turche gli hanno impedito di vederlo“. A dare la notizia è il presidente della Commissione per i Diritti umani Luigi Manconi, che ha avuto un colloquio telefonico con l’avvocato di Gabriele Del Grande, il giornalista italiano fermato dieci giorni fa durante un controllo al confine con la Siria.

Una delegazione del consolato italiano di Smirne si era recata nel centro di detenzione amministrativa di Mugla, sulla costa egea meridionale della Turchia, dove è trattenuto Del Grande. L’invio di una rappresentanza consolare era stato disposto dal ministro degli Esteri, Angelino Alfano, mentre l’ambasciatore d’Italia ad Ankara, Luigi Mattiolo, aveva trasmesso alle autorità turche la richiesta di visita consolare, come previsto dalla Convenzione di Vienna del 1963. Ieri, in una breve telefonata ai familiari in Italia, il 35enne reporter toscano aveva raccontato di essere stato trasferito a Mugla dopo essere stato inizialmente trattenuto in un altro centro di detenzione nella provincia di Hatay, al confine turco-siriano.

La Farnesina e l’Ambasciata d’Italia ad Ankara – si legge nella nota diffusa dalla Farnesina – stanno seguendo il caso del giornalista Gabriele Del Grande con la massima attenzione, sin dal suo inizio, in costante contatto con i familiari. Anche nella giornata di oggi sono proseguiti i contatti con la compagna di Gabriele Del Grande e con l’avvocato della famiglia. Il ministro Alfano ha disposto l’invio a Mugla – dove Del Grande è detenuto – del console d’Italia a Smirne per rendere visita al connazionale e l’ambasciatore d’Italia ad Ankara ha trasmesso alle autorità turche la richiesta di visita consolare, come previsto dalla Convenzione di Vienna del 1963. La Farnesina chiede con insistenza, fin dal primo giorno di questa vicenda, che Gabriele Del Grande possa ricevere regolare assistenza legale e consolare.

“Sto bene, non mi è stato torto un capello ma non posso telefonare, hanno sequestrato il mio cellulare e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato”. Lo ha detto al telefono Gabriele Del Grande, il giornalista italiano fermato in Turchia durante un controllo dalle autorità al confine con la Siria e trattenuto da alcuni giorni in un centro di detenzione amministrativa, riuscendo a chiamare in Italia dal telefono del Centro dove è detenuto. Mentre telefonava ha raccontato di essere circondato da quattro poliziotti.

“Inizio lo sciopero della fame e invito tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati i miei diritti”,  ha annunciato chiamando la sua compagna e alcuni amici. “I miei documenti sono in regola, ma non mi è permesso di nominare un avvocato, né mi è dato sapere quando finirà questo fermo – ha aggiunto nella telefonata – La ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro. Ho subito interrogatori al riguardo. Ho potuto telefonare solo dopo giorni di protesta”.

La Farnesina sta prestando ogni possibile assistenza alla famiglia del reporter, 35 anni, con la quale è in costante contatto. Ad auspicare che “al più presto siano noti i tempi e le modalità di rimpatrio” sono stati oggi il legale della famiglia di Del Grande, Alessandra Ballerini, e Luigi Manconi, presidente della commissione per la Tutela dei Diritti Umani del Senato.

Tuttavia, considerato lo svolgimento del referendum sulla riforma della Costituzione in Turchia, il rimpatrio potrebbe aver preso del tempo. I controlli nei confronti dei reporter, anche stranieri, si sono ulteriormente irrigiditi in Turchia con l’introduzione dello stato d’emergenza, decretato dopo il fallito golpe della scorsa estate. (ANSA)

 


Turchia, vince Erdogan: 2,5 milioni le schede sospette

 

Territorio spaccato, Trump si congratula, l’opposizione presenta ricorso

 

18/04/2017 – Sono “circa 2,5 milioni le schede sospette” conteggiate nel referendum sul presidenzialismo di domenica scorsa in Turchia, vinto di misura dal ‘sì’ (51,4%) sostenuto da Recep Tayyip Erdogan. Lo ha detto la deputata austriaca di origini turche Alev Korun, membro della delegazione di osservatori dell’Osce, citata da media locali.

Donald Trump ha parlato ieri sera con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan congratulandosi per la sua vittoria nel referendum e discutere la risposta americana all’uso di armi chimiche da parte di Assad. Lo rende noto la Casa Bianca. Il tycoon ha ringraziato Erdogan per il sostegno all’azione Usa e i due leader hanno ”concordato sull’importanza di ritenere responsabile Assad”. I due presidenti hanno discusso anche la campagna anti Isis e la necessita’ di cooperare contro tutti i gruppi che usano il terrorismo per raggiungere i loro fini.

Il voto che ha reso Erdogan ‘super-presidente’ allontana ancora la Turchia dall’Europa. Nel day after del referendum costituzionale, vinto sul filo di lana con il 51,4%, infuriano le polemiche sui presunti brogli che avrebbero consentito la vittoria del ‘sì’. Per gli osservatori internazionali dell‘Osce/Odihr, il voto “non è stato all’altezza degli standard del Consiglio d’Europa” e “il contesto legale è stato inadeguato allo svolgimento di un processo genuinamente democratico”.
Parole che danno forza alle denunce dell’opposizione, che annuncia una valanga di ricorsi alla Commissione elettorale suprema e chiede l’annullamento del referendum. Nel mirino c’è soprattutto la decisione di conteggiare come valide anche le schede senza timbro ufficiale, che secondo il fronte del ‘no’ sarebbero più di un milione.

La Germania ha chiesto alla Turchia di impegnarsi in un “dialogo rispettoso di tutte le parti politiche e civili” dopo che i risultati del referendum hanno mostrato “quanto profondamente la società turca sia divisa”. In una nota congiunta la cancelliera Angela Merkel e il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel dichiarano che la Germania rispetta la volontà del popolo turco ma sottolineano anche che il presidente Recep Tayyip Erdogan ha “una grande responsabilità.

La Turchia ha preso una decisione storica di cambiamento e trasformazione” che “tutti devono rispettare, compresi i Paesi che sono nostri alleati”. Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nel suo primo discorso dopo la vittoria di misura (51,2%) del ‘sì’ al referendum sul presidenzialismo.

Il capo della Commissione elettorale turca, Sadi Goven, ha confermato ufficialmente la vittoria del ‘sì’ al referendum costituzionale che fa di Recep Tayyp Erdogan un super-presidente. La dichiarazione di Guven è arrivata poco dopo il discorso in cui Erdogan si era dichiarato vincitore pur non essendo in possesso di risultati ufficiali. E al leader del maggiore partito d’opposizione Keman Kilicdaroglu, che contestava la validità di schede prive del timbro ufficiale, Guven ha risposto che le regole sono state rispettate.

Erdogan vince di misura, la Turchia è spaccata
Recep Tayyip Erdogan diventa ‘super-presidente’, ma la Turchia resta spaccata in due. Come previsto dai sondaggi, il cruciale referendum costituzionale che blinda il ‘Sultano’ fino al 2034 finisce con un testa a testa. Il ‘sì’ vince con il 51,2%, con un margine di poco di un milione di voti di vantaggio. Ma è un successo macchiato da forti polemiche sui brogli, con l’opposizione che annuncia di voler contestare almeno il 37% delle schede dopo che il Consiglio elettorale supremo (Ysk) ha autorizzato, per la prima volta in Turchia, il conteggio tra i voti validi di schede non timbrate, salvo esplicite prove di frodi. (ANSA)

 


Carabinieri e Guardia di Finanza negli uffici della Consip

 

Chiesta pratica su scontro tra procure. Pm chiede incidente probatorio Marco Gasparri

 

13/04/2017 – Un’acquisizione di atti relativi ad appalti, disposta dalla Procura di Roma, è in corso negli uffici della Consip da parte dei carabinieri della Capitale e della Guardia di Finanza. L’atto istruttorio è stato disposto dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Mario Palazzi. A svolgere gli accertamenti sono i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e la Guardia di Finanza di Napoli. L’acquisizione di documenti è legato al mega appalto Fm4 da 2,7 miliardi di euro.

La Procura di Roma ha chiesto di sentire in incidente probatorio Marco Gasparri, il dirigente della Consip accusato di corruzione nel filone dell’indagine che ha portato all’arresto dell’imprenditore Alfredo Romeo il primo marzo scorso. Obiettivo del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Mario Palazzi è cristallizzare le sue affermazioni che sono alla base delle accuse mosse a Romeo. Parlando sia con i magistrati romani che con quelli di Napoli, il dirigente della centrale acquisti ha affermato di avere ricevuto, nell’arco di tre anni, circa 100 mila euro da parte di Romeo per ottenere informazioni relative agli appalti banditi dalla Consip.

Il Capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, indagato a Roma per falso materiale e ideologico nell’ambito dell’inchiesta Consip, si asterrà dalla prosecuzione del suo lavoro di investigatore. Lo annuncia il difensore del militare dell’Arma, l’avvocato Giovanni Annunziata.

Il Csm apra una pratica sullo scontro tra le procure di Napoli e Roma sull’inchiesta Consip. La richiesta viene dal consigliere laico di Forza Italia Pierantonio Zanettin. Lo scopo è “verificare se l’operato di taluno dei titolari dell’inchiesta Consip possa incidere negativamente sull’immagine di imparzialità ed indipendenza del magistrato, determinando una incompatibilità ambientale e/o funzionale”. (ANSA)

“La stampa odierna parla apertamente ormai di duello tra i Pm di Roma e Napoli“, scrive Zanettin, ricordando che mentre la procura di Roma ha accusato di falso ideologico il capitano del Noe Giampaolo Scafato “per aver alterato l’intercettazione contro Tiziano Renzi, padre dell’ex premier, ed aver accreditato la possibilità che i servizi segreti stessero ‘spiando’ l’inchiesta”, la Procura di Napoli “ha ribadito ‘piena fiducia nell’operato del Noe’ e confermato la delega per il filone investigativo che coinvolge Romeo in Campania”.

“L’opinione pubblica – nota il consigliere – si chiede se Scafato abbia agito per sbadataggine, o perché mosso da ambizione di carriera, o addirittura perché manovrato da qualche burattinaio che è rimasto nell’ombra. E’ certo che queste vicende gettano un’ombra inquietante sul comportamento di apparati dello Stato, in apparente conflitto tra loro”. “In un quadro così delicato per l’equilibrio democratico del paese, il Csm non può rimanere inerte – conclude Zanettin – e nei limiti e nel rispetto delle proprie prerogative, deve svolgere gli opportuni accertamenti sull’operato delle Procure della Repubblica coinvolte”.

 


Giovani, ennesimo scivolone del ministro Poletti

 

Due cartelli con scritto “Poletti chiedi scusa” (ANSA)

“Capacità di relazione importante come sapere”

 

28/03/2017 – “Armati” di cartelli con scritto “Poletti chieda scusa” i senatori della Lega hanno inscenato una protesta nell’Aula di Palazzo Madama contro il ministro del Lavoro Poletti che ieri aveva detto che, più di un curriculum, per trovare lavoro era meglio una “partita di calcetto”. Il capogruppo Gian Marco Centinaio ha anche esibito una palla di gomma blu da “consegnare al ministro del Lavoro”. Fa ancora discutere la frase del ministro del Lavoro Giuliano Poletti sul calcetto e i curricula. Diverse le prese di posizione dei partiti con Lega e Movimento cinque stelle che ne chiedono le dimissioni. Il ministro torna a spiegarsi ma la polemica resta.

“Vale molto il sapere e vale molto l’essere. Vale molto studiare imparare e conoscere e vale altrettanto avere una buona relazione con la collettività“, puntualizza il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti a margine della presentazione alla Luiss del Welfare index pmi. Poletti commenta le polemiche di ieri, affermando che è stata sintetizzata in una riga due ore di confronto e dialogo con i ragazzi dove si è parlato di alternanza scuola-lavoro e del rapporto di quella scuola con territorio e imprese.

Lega all’attacco. Salvini: ‘Si dimetta’ – Lo sciagurato ministro del lavoro Poletti ha detto ieri agli studenti di Bologna: ‘Meglio giocare a calcetto che mandare curriculum’. È lo stesso tizio che a proposito dei giovani italiani costretti ad andare all’estero per cercare lavoro disse ‘alcuni meglio non averli tra i piedi’. Dimissioni, vergogna, scuse e dimissioni”. “Che nervi, che rabbia. Io ogni giorno cerco di rispondere a tante e-mail di persone che cercano lavoro dai 20 e i 70 anni e non mi era mai venuto in mente di mandarli a giocare a calcetto. Fortuna che c’è un Ministro del Lavoro così illuminato. Speriamo che duri poco, politicamente parlando”, dice più tardi Matteo Salvini a Radio Cusano Campus.

M5s: ‘Inadeguato a fare il ministro’ – “Le parole di Poletti sono vergognose e inqualificabili. Un personaggio maestro di gaffe è inadeguato a svolgere il ruolo di ministro del Lavoro. Andasse lui a giocare a calcetto, piuttosto che combinare disastri. Prima esulta per i giovani che emigrano, poi li invita ad andare sui campi di calcetto. Si deve dimettere”. Così il capogruppo 5stelle alla Camera Vincenzo Caso. “Il comportamento del governo Renzi-Gentiloni dimostra una cosa: il merito non conta. E’ questa la lezione che ci sta lasciando il renzismo”, conclude Caso.

Sinistra Italiana: ‘Vada a fare altro’ – “Quelle del ministro Poletti non sono gaffes. Sono la dimostrazione di quello che rappresenta il mondo del lavoro per una certa classe politica ed imprenditoriale che dirige il nostro Paese.” Lo afferma Nicola Fratoianni segretario nazionale di Sinistra Italiana. Poletti era stato già al centro di polemiche nei mesi scorsi per un’altra sua frase, in quel caso sui giovani all’estero, e per la quale si era poi scusato.   (ANSA)


Raggi: ‘Iene’ denunciano raccolta firme false

 

27/03/2017 – Nuova polemica per il sindaco Virginia Raggi. Le ‘Iene’ denunciano in un servizio presunte irregolarità nella raccolta delle firme per la sua candidatura. Il Pd va all’attacco. la Raggi replica che verranno fatte ulteriori verifiche ma assicura che non c’è “nessuna irregolarità”.

“Se ho letto della presunta irregolarità delle firme per la mia candidatura? Sì lo abbiamo letto, sono venuti anche in montagna. Abbiamo sempre risposto tramite i delegati di lista, che sono peraltro due avvocati, mi hanno rassicurato. Comunque effettueremo anche ulteriori accertamenti e verifiche ma da quello che mi viene rappresentato dai miei stessi delegati non c’è alcuna irregolarità“. Lo ha detto la sindaca di Roma, Virginia Raggi, a margine di un’iniziativa, in merito alla denuncia delle ‘Iene’.

 


Ue: ‘Sud spende per donne e alcol’, bufera su Dijsselbloem

 

Socialisti Ue lo sconfessano, lui non si scusa per parole a Faz. Renzi lo attacca

 

22/03/2017 – Bufera sul presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem dopo le frasi sul sud Europa che ‘spende tutti i soldi per alcol e donne e poi chiede aiuto’.

L’olandese “si rammarica” per la sua intervista “non capita”, e affida ad una lunga nota l’interpretazione autentica del suo discorso. Che voleva soltanto ricordare l’obbligo di rispettare i vincoli, da parte di tutti. Ma la bufera, scatenata già ieri dopo il suo rifiuto di scusarsi davanti agli eurodeputati che gliene avevano dato l’occasione, non è destinata a placarsi facilmente.

L’ex premier Renzi lo attacca: ‘Ha perso un’ottima occasione per tacere, prima se ne va e meglio è, perché non merita il ruolo che riveste’.  Sulla stessa linea il ministro dello Sviluppo economico Calenda: ‘Sono rimasto molto colpito, non solo sono parole irricevibili ma senza scuse sentite, e chiare, formali e pubbliche” va “messa in discussione la sua permanenza”. Sul caso interviene pure l’ex presidente della Commissione Ue Prodi: ‘Dijsselbloem? Ho percepito un senso di invidia…’. In sostegno di Dijsselbloem invece Schaeuble: ‘Apprezziamo il suo lavoro’.

Frasi sotto accusa – “Durante la crisi dell’euro i Paesi del Nord hanno dimostrato solidarietà con i Paesi più colpiti. Come socialdemocratico do’ molta importanza alla solidarietà, ma hai anche degli obblighi, non puoi spendere tutti i soldi per alcol e donne e poi chiedere aiuto”: a causa di queste parole, pronunciate in un’intervista alla Faz, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem si ritrova ora al centro di una bufera con i socialisti europei che si chiedono se sia ancora adatto al ruolo che ricopre e il M5S che ne chiede le dimissioni immediate. “Il Presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem – scrive su Facebook Renzi – ha perso una ottima occasione per tacere. In una intervista a un quotidiano tedesco si è lasciato andare a battute stupide – non trovo termine migliore – contro i Paesi del sud Europa a cominciare dall’Italia e dalla Spagna. Penso che gente come Dijsselbloem, che pure appartiene al partito socialista europeo anche se forse non se ne è accorto, non meriti di occupare il ruolo che occupa. E prima si dimette meglio è. Per lui ma anche per la credibilità delle istituzioni europee”.

L’olandese, ministro delle finanze uscente, resterà presidente dell’Eurogruppo fino a che non sarà formato il nuovo Governo, che potrebbe impiegare parecchi mesi a nascere. Sostenuto dai tedeschi, è stato riconfermato nel 2015 per un secondo mandato avendo la meglio sullo spagnolo Luis De Guindos, che punta ancora a prendere il suo posto. (ansa)

 


Grillology: il M5S da movimento politico a movimento fideistico

 

 

A GENOVA RIBALTATO IL SISTEMA DELLA DEMOCRAZIA DAL BASSO 

 

19/03/2017 – La tanto decantata democrazia dal basso è stata sconvolta: la candidata sindaca a Genova, Marika Cassimatis,  scelta alle Comunarie con i soliti quattro voti (in realtà erano molti di più, infatti ben venti iscritti hanno eletto la candidata a governare una città di 600.000 abitanti) è stata defenestrata con un ukase del padrone del movimento, Beppe Grillo che non si è minimamente preoccupato di giustificare la decisione. Ha detto semplicemente: “Fidatevi di me”. E anche se c’è una piccola minoranza che ancora riesce ad utilizzare il proprio cervello e di fronte a tutte queste contraddizioni viene tentata di abbandonare un movimento completamente privo di una linea logica, la stragrande maggioranza dei fedeli accetta il diktat del capo e come le balene impazzite lo segue fino all’inevitabile spiaggiamento.

In realtà, anche se non si sa quale sia l’obiettivo finale, una sua strategia Grillo ce l’ha sicuramente, solo che, come le vie del signore, anche questa è imperscrutabile. E di conseguenza utilizza la stessa tecnica impiegata dalla Chiesa, per mantenere viva la fede nei suoi adepti: voi siete degli idioti, non potete capire e quindi potete solo fidarvi di me.

Il comportamento schizofrenico dell’ “uno vale più di tutti gli altri messi insieme” è stato recentemente accentuato dal caso blog. C’è un blog che si chiama Beppe Grillo del quale il suddetto approfitta per far piovere insulti e prese per i fondelli su tutti quelli che non sono allineati al suo credo. Ora l’ex (ma non tanto) comico dichiara che lui non è responsabile di quanto vi viene scritto, anzi, che praticamente non c’è proprio nessun responsabile che possa essere perseguito per tutte le esternazioni pubblicate al limite e spesso oltre del codice penale. Evidentemente siamo di fronte ad un classico esempio di AI (intelligenza artificiale) con il blog che si scrive da solo.

Nonostante tutte queste manifestazioni di uno stato di malessere mentale, grazie al comportamento suicida del PD (ultimo esempio il caso Lotti-Minzolini) la fede nel capo non viene meno e i grillini sono convinti nella prossima vittoria del passacarte Di Maio.

Vittorio Fiore

 


NASCE A BOLOGNA IL QUARTO POLO POPOLARE

 

 

Il nuovo partito si prefigge di restituire sovranità e dignità al popolo italiano

 

18/03/2017 – Nasce a Bologna il Quarto Polo Popolare. Si tratta di una nuova compagine politica confederativa, che vede aggregarsi svariate Associazioni, Movimenti politici, Sindacati autonomi e piccoli partiti, oltre alla società civile, che non si riconosco nei partiti attuali o tradizionali, con l’intento di dare una svolta decisiva al modo di governare l’Italia, ponendo al primo posto il diritto di ogni cittadino ad avere un lavoro, una casa, la sanità gratuita, la pensione assicurata, nonché la sicurezza.

La finalità primaria che il Quarto Polo Popolare si prefigge è restituire, innanzitutto, la propria sovranità al Popolo Italiano, ormai coinvolto in un processo economico, sociale e civile voluto esclusivamente dall’Unione Europea, di grande degrado.

“L’Italia deve ritrovare la propria identità – dichiara il futuro Segretario politico , Antonino Magistro – riconquistando la propria Sovranità Popolare, per non divenire lo zerbino di un’Europa che la impoverisce sempre più. Il nostro partito denominato “Quarto Polo Popolare” rappresenta la vera innovazione politica nello scenario italiano, in quanto si fonda sulla partecipazione diretta alla vita politica dei cittadini. Il M5S ha dimostrato di essere un contenitore politico virtuale, apparentemente democratico e partecipativo, ma sostanzialmente guidato solamente da 4 persone. Il PD è diventato ciò che è sotto gli occhi di tutti. Noi intendiamo essere concretamente un movimento che farà proprie le idee e i progetti dei cittadini.

La sinistra ha disatteso le speranze che riponevano in essa coloro i quali erano convinti fosse l’espressione politica della difesa dei lavoratori e delle classi più deboli.

Difatti, chi la rappresenta o l’ha rappresentata ha tutelato unicamente gli interessi dei potenti. Il centro e la destra non hanno saputo costituire un’alternativa compatta perché non sono stati in grado di creare una Leadership capace di guidare. Lo scenario politico italiano è stato teatro delle gesta insensate di tre poli non in grado di guidare un paese sempre più allo sbando ed in vendita al peggiore offerente.
Chi governa, in realtà, “governa” lo scambio di poltrone e di favori, facendo finta di litigare per dare un senso a qualcosa che non ha senso”.


Jobs act: Gentiloni, via ad assegno ricollocazione

 

Avellino, 16 marzo 2017. ANSA / CIRO FUSCO

 

16/03/2017 – La fase sperimentale dell’assegno di ricollocazione, strumento messo a disposizione dal Jobs Act per i disoccupati alla ricerca di nuovo impiego, parte con le prime trentamila lettere. Lo ha annunciato il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ad Avellino dove ha visitato il centro per l’impiego. “Le trentamila lettere – ha detto il premier – sono il 10% del totale di quelle che verranno inviate a regime”.

I destinatari dell’assegno di ricollocazione sono stati individuati tra i lavoratori che percepiscono da almeno quattro mesi il Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego). A loro sarà destinato un bonus fino ad un massimo di 5000 euro per poter usufruire di “assistenza intensiva” alla ricollocazione in un centro per l’impiego oppure in un’agenzia per il lavoro accreditata.

“Estendere gradualmente a tutti le tutele sul lavoro. In questa direzione deve muoversi l’attività dell’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro”. Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni, ad Avellino, ricordando la figura di Marco Biagi a pochi giorni dal quindicesimo anniversario del suo assassinio.

“A pochi giorni dal quindicesimo anniversario del barbaro assassinio di Marco Biagi – ha evidenziato – è doveroso ricordare il suo messaggio lungimirante sulle politiche attive del lavoro, che prevedono non solo la tutela dei posti di lavoro ma l’assistenza e l’accompagnamento del lavoratore da parte dello Stato”. (ansa)

 


SALVINI A NAPOLI, SASSI E MOLOTOV A FUORIGROTTA

“De Magistris, hai tirato su una bella gioventù. La prossima volta saremo in piazza”

12/3/2017 – Il corteo pacifico e colorato contro l’arrivo di Matteo Salvini a Napoli è terminato alle 17.30 di ieri quando bandiere, musica e cori che avevano caratterizzato fino ad allora la manifestazione, hanno lasciato la scena a molotov, sassi e lacrimogeni. Finisce con il quartiere Fuorigrotta ostaggio della guerriglia urbana per 45 minuti, ridotto a un campo di battaglia con macchine devastate, segnali stradali divelti, cassonetti dei rifiuti dati alle fiamme, la gente presa dal panico che si rifugia nei palazzi e nei negozi, tre persone arrestate e tre denunciate tra gli attivisti dei centri sociali e trentaquattro feriti (28 tra polizia e carabinieri, 6 tra i manifestanti) per un pomeriggio di violenza che a Napoli non si ricordava da tempo, dalla riunione della Bce a ottobre 2014. Scontri annunciati da giorni di polemiche e ora tutti a dire che c’era da aspettarselo dopo che la sede del comizio, la Mostra d’Oltremare, occupata l’altro ieri dai centri sociali, è stata prima negata e poi riassegnata d’ufficio al leader leghista nel giro di poche ore su disposizione del ministro dell’Interno Minniti.

E dopo che le polemiche a distanza tra il sindaco di Napoli de Magistris e lo stesso Salvini sono andate avanti per settimane. I riflettori erano puntati proprio sul sindaco De Magistris: il sindaco in mattinata si era schierato contro la prefettura che aveva ordinato la concessione della Mostra d’Oltremare per la manifestazione di Salvini (“respingiamo il provvedimento del governo”) e aveva sostenuto che “Lo Stato ha fatto prevalere il capriccio di Salvini”. La presenza di De Magistris al corteo fino all’ultimo è stata in dubbio. Alla fine non è andato. Tuttavia l’associazione che fa capo a lui, Dema, è ben rappresentata dalla moglie Mariateresa Dolce. E in piazza scende anche mezza giunta comunale con gli assessori Gaeta, Clemente, Borriello e Palmieri. Con loro anche il presidente del Consiglio Comunale Sandro Fucito. Nel corteo c’e’ un po’ di tutto. Ci sono i centri sociali e gli attivisti politici di Dema, ma anche Verdi e Sinistra Italiana. Ci sono i precari, i movimenti di lotta per il lavoro, i collettivi studenteschi e i neoborbonici, ma c’e’ chi riconosce anche alcune frange di ultrà del Napoli. Ci sono tanti giovani, ma anche adulti in età matura. La rappresentazione di questa galassia cosi’ composita è data dai cori che si susseguono. A Bella Ciao, storico inno del partigiano, si sovrappone ‘Un giorno all’improvviso’ leit motiv dei successi del Napoli al San Paolo e negli stadi di tutta Italia.

La violenza scatta quando la marea di manifestanti (oltre 5 mila per gli organizzatori, tra le due e le tremila unità per le forze dell’ordine) arriva davanti a quello che dovrebbe essere il capolinea del corteo, piazzale Tecchio, a poche decine di metri dall’ingresso della Mostra d’Oltremare dove nel frattempo è arrivato il leader della Lega. Agenti in assetto anti sommossa sbarrano le vie d’accesso all’ente fieristico. E’ a quel punto che giovani incappucciati o con i caschi in testa prendono in mano il corteo e parte qualche petardo, seguito da alcuni fumogeni, all’indirizzo della polizia assiepata davanti alla Mostra. Un altro cordone di forze dell’ordine è alla fine della strada, all’incrocio tra piazzale Tecchio e via Diocleziano. Dal corteo si stacca un gruppo di violenti che fa il giro della piazza e sorprende le forze dell’ordine alle spalle con il lancio di molotov e pietre. Un mezzo dei carabinieri, colpito da una bottiglia incendiaria, per un attimo prende fuoco. Seguono minuti di vera e propria guerriglia urbana davanti alla stazione dei Campi Flegrei, con le forze dell’ordine costrette a indietreggiare prima di riorganizzarsi e respingere i facinorosi con l’aiuto di idranti e lacrimogeni per oltre un chilometro. Ciò che resta del corteo deve rinculare lungo viale Giulio Cesare per poi disperdersi definitivamente a via Consalvo. In tutto gli scontri durano 45′. L’aria irrespirabile e le macerie per terra sono cio’ che resta di un pomeriggio di battaglia che non serve a spegnere le polemiche, anzi, se possibile le rinfocola. “Colpa di chi non ha voluto ascoltare il messaggio di buon senso – spiega il sindaco de Magistris – che avevamo lanciato suggerendo di organizzare in un luogo che non fosse riconducibile all’Amministrazione la manifestazione di un politico che ha fatto della sua vita un atto di fede contro Napoli”. Dalla Mostra Salvini non le manda a dire: “Complimenti a de Magistris. Sta tirando su una bella gioventù. Quattro delinquenti che non sono Napoli. La prossima volta la organizziamo a piazza del Plebiscito e cosi’ vediamo”. (ansa)

 

 


 

Consip: Caso, via sfiducia Camera, subito voto Senato

 

Il ministro  Luca Lotti, nell’Aula della Camera (ansa)

 

08/03/2017 – “Abbiamo appena ritirato la mozione di sfiducia individuale al ministro Luca Lotti depositata alla Camera dei deputati, così che il Senato possa discutere e votare la sfiducia all’ex sottosegretario nei tempi previsti dalla capigruppo”. Così Vincenzo Caso, capogruppo M5s alla Camera dei deputati. “Non daremo nessun alibi al Pd, che si appiglia ad acrobazie regolamentari pur di prendere tempo. In questo modo si potrà regolarmente votare la sfiducia a Luca Lotti mercoledì prossimo senza ulteriori rinvii”.

La senatrice M5S Michela Montevecchi annuncia nell’Aula di Palazzo Madama il ritiro della mozione di sfiducia presentata a Montecitorio contro il ministro Luca Lotti e chiede immediatamente che si voti subito il calendario dei lavori deciso dalla Conferenza dei capigruppo del Senato “visto che il quadro è cambiato”. Ma la vicepresidente di turno Rosa Maria Di Giorgi non accoglie la richiesta. Montevecchi chiede allora l’immediata convocazione di un’altra Capigruppo ma la Di Giorgi dice che inoltrerà tale richiesta alla presidenza.

La conferenza dei capigruppo di palazzo Madama aveva deciso che la mozione di sfiducia contro Lotti sarebbe potuta approdare nell’Aula del Senato mercoledì 15 marzo “previa intesa con la Camera”. A chiedere l’inserimento di questa formula, “mai sentita prima” secondo il M5S e la presidente dei senatori del Misto Loredana De Petris, è stato il capogruppo Dem Luigi Zanda. “Sono i presidenti delle Camere che dovranno decidere se la mozione verrà discussa prima qui o a Montecitorio”, ha spiegato lo stesso Zanda. (ansa)

 


CONSIP, PROCURA VAGLIA IPOTESI FUGA NOTIZIE

Stilettale al vetriolo tra Renzi e Grillo. Leader M5s: “Sei una gaffe esistenziale”

 

05/03/2017 – Resta alta la tensione politica sul caso dell’inchiesta Consip mentre è polemica sulla fuga di notizie sull’inchiesta. La violazione del segreto istruttorio per cui la Procura di Roma ha deciso di avviare alcuni procedimenti riguarda anche la pubblicazione di atti di indagine omissati nei provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria sulla vicenda Consip. Ciò ha generato sconcerto negli inquirenti titolari degli accertamenti.

La Procura di Roma, infatti, alla luce di “ripetute rivelazioni di notizie coperte da segreto” – sia verso gli indagati, sia verso i media – e “per una esigenza di chiarezza” ha “revocato” ai carabinieri del Noe la delega per ulteriori indagini, affidandola al Nucleo Investigativo di Roma sempre dei Carabinieri.

E, a seguito di ripetute violazioni del segreto istruttorio riguardanti l’inchiesta Consip, la Procura di Roma, secondo quanto si è appreso, ha avviato una serie di procedimenti, per il momento contro ignoti. Nel mirino degli inquirenti, quei pubblici ufficiali che hanno avuto a che fare con l’inchiesta e che dovessero risultare responsabili della fuga di notizie. Proprio ieri la Procura ha revocato ai carabinieri del Noe la delega per ulteriori indagini. Intanto ieri sul fronte politico è duro lo scontro tra Matteo Renzi e Beppe Grillo. Dopo l’uscita dell’ex premier sul fatto che, se fosse colpevole, il padre dovrebbe avere “condanna doppia”, Grillo va all’attacco: “Renzi rottama il padre”. la replica di Renzi non si fa attendere:

“Questo è mio padre. Buttati come sciacallo sulle indagini, se vuoi, caro Beppe Grillo. Mostrati per quello che sei. Ma non ti permettere di parlare della relazione umana tra me e mio padre”. Lo scrive sul suo blog, in merito al caso Consip, l’ex premier Matteo Renzi rivolgendosi al leader M5S. “Caro Beppe Grillo ti scrivo”, è l’incipit della ‘lettera’ di Renzi. “Spero che un giorno ti possa vergognare – anche solo un po’ – per aver toccato un livello così basso”, scrive Renzi.

“Vedremo che cosa accadrà. Mio padre ha reclamato con forza la sua innocenza, si è fatto interrogare rispondendo alle domande dei magistrati, ha attivato tutte le iniziative per dimostrare la sua estraneità ai fatti. Personalmente spero che quando arriverà la parola fine di questa vicenda ci sia la stessa attenzione mediatica che c’è oggi. La verità arriva, basta saperla attendere”.
Ma arriva anche la controreplica del leader M5s – “Si derottamano padri solo se la rottamazione è una gaffe comprovata, Matteo tu sei una gaffe esistenziale. Per una volta che leggo quello che dici non puoi prendetela con me. Fatti coraggio e rileggi a voce alta, magari ti aiuta”. Così Beppe Grillo, su Facebook, controreplica alla ‘lettera’ che dal suo blog Matteo Renzi gli ha indirizzato in merito alla vicenda Consip e alle frasi dell’ex premier di ieri in tv su suo padre Tiziano.

Tiziano Renzi: “Mai chiesto denaro per favorire Romeo”

SECONDO I MAGISTRATI, PROMESSE UTILITA’ A CONTENUTO ECONOMICO

04/03/2017 – Tiziano Renzi nega ogni addebito: non avrebbe mai chiesto denaro per muovere pressioni sui vertici di Consip in favore di Romeo. E’ stato ascoltato per più di tre ore dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto di Napoli Celeste Carrano. Si è avvalso invece della facoltà di non rispondere Carlo Russo, interrogato a Firenze.

Secondo i magistrati, Renzi e Russo «si sarebbero fatti promettere indebitamente» da Romeo «utilità a contenuto economico, consistenti nell’erogazione di somme di denaro mensili, come compenso per la loro mediazione verso Luigi Marroni», ad di Consip.

Tra le intercettazioni che vedono coinvolto Tiziano Renzi, una in particolare fa riferimento ad una conversazione tra Romeo e Russo relativa a versamenti di denaro: a un certo punto Romeo avrebbe chiesto se «il dottore ha apprezzato». Il dottore sarebbe il padre dell’ex premier.

Secondo quanto dichiarato da Alessandro Diddi, avvocato difensore del dirigente di Consip Gasparri, «la vicenda Consip si presenta con dimensioni più grandi ma simili al modello Mafia Capitale ipotizzato dalla Procura: ci sono le informazioni sull’inchiesta trapelate tra gli indagati, un meccanismo corruttivo praticato ai più alti livelli e non mancano faccendieri che si prestano a turbare la serenità dei vertici di Consip». Gli accertamenti confermerebbero «il metodo con il quale Romeo si approccia ai propri affari» attraverso la «sistematica commissione di reati contro la Pa».


Consip, Marroni: “Pressioni da Tiziano Renzi e Verdini”

 

Il padre del premier Matteo Renzi, Tiziano, in una foto d’archivio.
ANSA/GIAMPAOLO GRASSI

 

All’indomani dell’arresto di Romeo parla il padre dell’ex premier

 

02/03/2017 – L’imprenditore campano Alfredo Romeo è stato arrestato ieri per corruzione (VIDEO) nell’inchiesta romana sugli appalti Consip. Tiziano Renzi e l’imprenditore Carlo Russo si facevano promettere somme di denaro mensili da Romeo sfruttando le relazioni tra il padre del’ex premier e l’ad di Consip, secondo il pm. Oggi il padre dell’ex premier, indagato, commenta le affermazioni di Alfredo Mazzei, commercialista amico dell’imprenditore campano, in un’intervista a Repubblica.

Tiziano Renzi, commentando l’inchiesta Consip che lo vede coinvolto, con una nota spiega:  “Non ho mai chiesto soldi. Non li ho mai presi. Mai. E credo che i magistrati abbiano tutti gli strumenti per verificarlo. Non vedo l’ora che venga fuori la verità: voglio essere interrogato, voglio che verifichino tutto di me, non ho nulla da nascondere. Nulla”.

“Non ho mai fatto cene segrete in bettole in vita mia, come scrive qualcuno. Conosco effettivamente Carlo Russo, del cui figlio sono padrino di battesimo, ma leggo cose sui giornali di cui non so assolutamente nulla”. Nell’articolo si fa riferimento ad un “incontro segreto” tra Tiziano Renzi, Romeo e Russo “in una trattoria senza pretese con ingresso riservato”.

“Mi sembra di vivere un incubo”. Scrive Tiziano Renzi nella sua nota. “Sono stato indagato due anni fa per la prima volta in vita mia e mi hanno assolto ma la notizia è stata riportata in qualche trafiletto. Spero solo che il giorno in cui tutto questo finirà ci sarà lo stesso spazio sui giornali che c’è oggi. Vivo perché i miei nipoti sappiano che io sono quello che hanno sempre conosciuto e non ciò che i giornali scrivono oggi”, sottolinea.

Lunedì 6 interrogatorio garanzia per Romeo – Si terrà lunedì l’interrogatorio di garanzia per Alfredo Romeo, l’imprenditore napoletano arrestato dalla Procura di Roma per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti in Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione. “Al momento non abbiamo ancora deciso se Romeo si avvarrà o meno della facoltà di non rispondere – spiegano i difensori di Romeo -. Domani ci rincontreremo e decideremo che strategia difensiva adottare in questa fase”.

Marroni a pm, pressioni da T.Renzi e Verdini –  “Carlo Russo mi ha chiesto di intervenire sui commissari di gara per conto del babbo di Matteo e del parlamentare di Ala. Mi dissero che loro erano ‘arbitri’ del mio destino professionale”. E’ quanto avrebbe rivelato ai pm di Napoli Henry John Woodcock e Celeste Carrano lo scorso 20 dicembre Luigi Marroni, l’amministratore delegato di Consip. Lo scrive L’Espresso che ha diffuso sul sito un’anticipazione di un’inchiesta che sarà pubblicata nel numero in edicola domenica. Marroni è stato sentito come persona informata sui fatti sull’appalto Fm4 da 2,7 miliardi bandito da Consip e sul sistema messo in piedi da Alfredo Romeo. Secondo il settimanale, nel corso dell’interrogatorio l’Ad “racconta di un vero e proprio ‘ricatto’ subito da un sodale di Tiziano Renzi, l’imprenditore Carlo Russo. Riferisce di pressanti ‘richieste di intervento’ sulle Commissioni di gara per favorire una specifica società; di ‘incontri’ riservati con il papà di Renzi a Firenze; e di ‘aspettative ben precise’ da parte di ‘Denis Verdini e Tiziano Renzi'” sull’assegnazione di gare Consip per centinaia di centinaia di milioni”.


ERRANI LASCIA: “ADDIO PD”

 

25/02/2017 – “C’è bisogno di un nuovo campo del centrosinistra”. Con queste parole Vasco Errani, a Ravenna, ha annunciato il suo addio al Partito democratico. “Non voglio fare un nuovo partito e non lo farò”, ha detto l’ex presidente della Regione Emilia-Romagna. “Vado dentro a nuova avventura ma sono sicuro che non si tratta di un addio. Si tratta invece di provare a dare contributo per ritrovarci in un nuovo progetto diverso da Ulivo e Pd ma con quella ispirazione. Perché io ho solo quella ispirazione”, conclude.  Parlando alla platea del suo circolo di Ravenna, Errani ha chiarito di “non voler fare un nuovo partito e non lo farò. Voglio portare avanti queste idee ed è difficile farlo per me”. “Sapete qual è la mia storia e non è facile – ha aggiunto – non è stata una scelta facile”. Serve, ha argomentato ancora l’ex presidente della Regione Emilia-Romagna, un movimento che “in primo luogo proponga un cambio di idee. Un nuovo campo, abbiamo bisogno di un nuovo campo del centrosinistra”.

Speranza presenta DP, lavoro è nostro simbolo e programma – “L’articolo 1 della Costituzione, “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, è il tratto identitario più bello della nostra comunità. Noi siamo questo, è il nostro simbolo, il nostro progetto per l’Italia”. Lo ha detto Roberto Speranza presentando “Democratici e Progressisti“, il nuovo partito che nasce a sinistra del Pd. “In questi anni abbiamo vissuto una frattura tra il popolo e la sua rappresentanza sul lavoro, la scuola e l’ambiente”. Lo ha detto Roberto Speranza alla presentazione del Movimento Democratici e Popolari. Speranza ha indicato nel Jobs Act, nella Buona Scuola e nel referendum sulle trivelle i passaggi che “hanno creato una rottura tremenda”. “Basta – ha esclamato – e’ il momento di ricucire quella frattura”, dando vita a “un Movimento largo che vuole connettere e unire anziché dividere”. “Noi siamo qui perche’ abbiamo un avversario, che e’ la destra e la deriva populista, e la battiamo solo costruendo una sinistra”. Lo ha detto Enrico Rossi, alla presentazione del Movimento Democratici e Progressisti, che nasce alla sinistra del Pd. “Non si vince – ha aggiunto – qualificandosi ne’ di destra ne’ di sinistra, o con politiche neo-reaganiane, o con un moderatismo ne’ di destra ne’ di sinistra”.

Intanto, parte al veleno la campagna per le primarie Pd sull’onda dell’inchiesta Consip che coinvolge il ministro Lotti, il padre di Matteo Renzi e, come testimone, Michele Emiliano. ‘La magistratura esamina i fatti liberamente. Ciascuno di noi è obbligato a collaborare. Ci mancherebbe che in una situazione in cui si indaga su un sistema di potere, questo sistema di potere avesse come risultato anche quello di eliminare dal gioco un suo avversario politico’, dice il governatore della Puglia sul suo ipotetico conflitto di interesse come candidato alla segreteria del Pd e testimone nell’inchiesta. (ansa)


23/02/2017 – Politica nazionale non pervenuta

 

 

 

ATTENDIAMO IL VERIFICARSI DI EVENTI EFFETTIVAMENTE E CONCRETAMENTE INTERESSANTI PER IL FUTURO DEL PAESE

 

 


Nasce il MOVIMENTO NAZIONALE per LA SOVRANITA’

 

 

Alemanno e Storace insieme: in atto a Roma il Congresso fondativo 

 

18 febbraio 2017 – Il simbolo, che è stato approvato per acclamazione dalle Assise, ha a sinistra una fiamma tricolore stilizzata e, a destra, su fondo blu la scritta “Movimento nazionale per la sovranità”.

“Abbiamo unito la nostra tradizione – ha spiegato Gianni Alemano – alla voglia di futuro in questo simbolo disegnato da uno dei più grandi grafici italiani, il maestro Saverio Danese”. “Dobbiamo fare primarie per scegliere il candidato premier e la linea, in modo da tenere unito il centrodestra: le primarie sono l’unico modo per ricompattare il centrodestra”.

Secondo Alemanno, “se il centrodestra non si rimette in cammino è difficile dare una risposta di governo al Paese” davanti alla divisione del Pd ed alla “incapacità” del M5S. “Ma – ammonisce Alemanno – l’unità deve essere nella chiarezza: per essa non dobbiamo fare compromessi al ribasso nè dimenticare le scelte di fondo della nostra Nazione. La Casa comune serve a difendere i valori trionfanti nel mondo della sovranità nazionale e popolare”.

“Non so se Trump sia un avventuriero. Ma – ammonisce Alemanno – dalla principale potenza planetaria vengono segnali di governo della globalizzazione fondata sulle sovranità nazionali e popolari e sulla difesa dei valori fondamentali. Se questo è vero, anche in Italia deve nascere il movimento e ci deve essere un sovranismo responsabile, non fatto solo per attaccare ma per dare sostanza programmatica al progetto di governo. Sul tema c’è Salvini, c’è Giorgia Meloni. La nostra proposta è entrare nella logica del Centrodestra non per compromesso ma come scelta di popolo”.

“Se non si ricostruisce l’unità del centrodestra non c’è speranza per l’Italia”, sostiene ancora, rimarcando l’assenza al congresso di esponenti di FDI, a partire da Giorgia Meloni. (Rai News)


Raggi: “Berdini? Cerchiamo qualcuno che parli meno e lavori di più”.

 

 

ROMA 15/02/2017 –  “Berdini? Stiamo lavorando per trovare un sostituto, una persona che parli di meno e lavori di più. Abbiamo tanti dossier, lo stadio, il piano di zona, i toponimi, tante cose su cui lavorare in modo costante”. Lo ha detto la sindaca di Roma, Virginia Raggi, al suo arrivo in Campidoglio.

Quanto alla costruzione del nuovo stadio della Roma, Raggi ha precisato che “non c’è ancora nessun accordo, stiamo lavorando per trovare una via di mezzo, ma non c’è nessun accordo”. “Non ci sarà – ha scandito Raggi – nessuna colata di cemento. Il progetto risale alla consiliatura precedente, stiamo facendo tutto il possibile per armonizzarlo con la nostra visione”.

Sull’intervista rilasciata dall’ex assessora all’Ambiente Paola Muraro – che a La Stampa ha parlato di “gruppi di potere che controllano la sindaca” – Raggi ha risposto così: “Adesso capiremo eventualmente quali sono questi gruppi di potere. Poi domani se c’è qualcos’altro mi farete sapere”. (ansa)

 

 


Virginia Raggi: “Libero ha offeso, ora risarcimento”

Berdini in bilico. Raggi: “Fiducia in Berdini? Riserva non sciolta”

 

10/02/2017 – “C’è un retro-pensiero che offende non solo me ma tante donne e tanti uomini. Voglio svelare un segreto a questi fini intellettuali: un sindaco può essere anche donna!”. Così su Fb la sindaca Virginia Raggi sulla prima pagina di Libero. “Ringrazio tutti coloro, donne e uomini, che oggi mi hanno manifestato la loro solidarietà. Ah, dimenticavo. Quando chiederò il risarcimento per diffamazione – ovviamente, lo farò – aggiungerò anche 1,50 euro che ho speso per comprare per la prima e ultima volta questo giornale”.

“Steno aveva più stile. E lo stile manca a chi per attaccare ricorre all’insulto volgare. ‘La patata bollente’, titola Libero… Immagino le ore passate in redazione per produrre questa rara perla di letteratura. Non c’entra il confronto, non c’entrano le idee diverse – scrive Raggi – C’è un retro-pensiero che offende non soltanto me ma tante donne e tanti uomini.

Voglio soltanto svelare un segreto a questi fini intellettuali: un sindaco può essere anche donna! Nel 2017 c’è chi, sfortunatamente, non riesce ancora ad accettare questa semplice idea. Deve farsene una ragione. Non mi sento una vittima. Vittime sono tutte le donne e tutti gli uomini che subiscono, ogni giorno, ogni sorta di violenza che un certo clima e certe parole favoriscono. Ringrazio tutti coloro, donne e uomini, che oggi mi hanno manifestato la loro solidarietà. La strada per la parità è ancora lunga ma abbiamo una lunga resistenza”

Resta in bilico la posizione dell’assessore all’urbanistica Paolo Berdini dopo le sue parole in un colloquio con la ‘Stampa’ nel quale definiva la sindaca “impreparata” e “circondata da una banda”. “Se mi fido ancora di Berdini? Non ho ancora sciolto la riserva”. Fa sapere la sindaca di Roma parlando a margine delle celebrazioni in Campidoglio per le foibe. Mentre a chi le chiedeva se avesse pensato al nome di Emanuele Montini come suo sostituto, la Raggi replica: “Montini lavora già con noi, è il capo staff dell’assessore Baldassare, studiate meglio”.

Intanto dalle colonne di ‘Repubblica’, Berdini in un colloquio, fa autocritica: “La verità – si sfoga – è che mi vergogno. Ho combinato un casino, provocato un danno non solo a me stesso, quello ormai mi interessa poco, ma a Virginia e a una squadra che proprio non lo meritava. In tarda età scoprire di essere un perfetto idiota è davvero un brutto risveglio”. (ansa)


Ascoli, scuole sicure: le “Iene” incalzano il sindaco Castelli

 

07/02/2017 – Blitz delle “iene” al Comune di Ascoli. L’inviata del famoso programma di “Italia 1”,  Nadia Toffa, ha colto l’occasione di una conferenza stampa alla presenza del sindaco Guido Castelli. Si è presentata a Palazzo Arengo ed ha chiesto lumi su un tema molto scottante: la vulnerabilità sismica nelle scuole. Non solo, ma la Toffa ha chiesto anche informazioni sulle somme spese per la sistemazione e la messa in sicurezza degli edifici stessi (Come mai avete trovato subito i soldi per sistemare lo stadio e non quelli per mettere in sicurezza le scuole?”).

“Spero che le Iene ora diano una mano a me e a tutti i sindaci italiani che sono sulla graticola a causa dello scaricabarile di cui sono vittime proprio a causa della querelle sulla vulnerabilità sismica. Sto ancora aspettando una risposta precisa su queste tematiche dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al quale ho scritto una lettera aperta ancora rimasta inevasa. Speriamo che le Iene aiutino i Comuni a fare luce su una vicenda che è veramente l’esempio di come in Italia si giochi sempre e comunque a passare il cerino nelle mani dei sindaci” il commento di Guido Castelli.

Il servizio andrà in onda in una delle prossime puntate de “Le iene”, una delle trasmissioni più gettonate dal pubblico che segue la tivu.

(AscoliLive.it)


 

Raggi, la Procura sul caso polizze: “Nessun reato”

Romeo: “Solo stima e amicizia, nessuna relazione”

 

04/02/2016 – All’indomani dell’interrogatorio della sindaca di Roma Virginia Raggi, nell’ambito dell’inchiesta sulla nomina del fratello di Raffaele Marra, ex capo del personale del Campidoglio, che la vede indagata per falso e abuso, spuntano due polizze vita a lei intestate da Salvatore Romeo, ex capo della segreteria politica della sindaca. La prima cittadina: ‘Non ne sapevo nulla. Mi sento ancora in M5S, niente dimissioni’ IL VIDEO.  Per la procura al momento non ci sarebbe reato.

Raggi da Mentana su La7 – “A Romeo chiederò di cambiare il beneficiario della polizza. Non mi ha avvertito, non averlo saputo è stata una cosa spiacevole. Solo l’idea di questa polizza mi mette ansia”, ha spiegato Raggi a Mentana nel programma Bersaglio Mobile su La7. “È fisiologico fidarsi di persone che si conoscono da tempo. Noi infatti non abbiamo padrini legami politici”, ha risposto Raggi a Mentana sul perché si fosse fidata di Marra e Romeo. “Marra mi apriva le porte del Campidoglio”, ha detto la sindaca nell’interrogatorio. “Non posso dire di non averci pensato alle dimissioni. Le difficoltà che abbiamo affrontato in questi mesi avrebbero sfiancato anche un toro. Ma abbiamo un grande progetto per Roma che i romani hanno scelto. Credo meriti rispetto”. “Delle persone che non hanno legami politici, parenti, padrini, entrano in un rapporto umano con delle persone che conosci da molto tempo. Questo è il motivo per cui mi fidai di Romeo. E’ stata la proprietà transitiva. Per avermi presentato Marra, Romeo era molto mortificato, perché nemmeno lui si aspettava una cosa del genere”.

Romeo, polizza a Raggi per stima e amicizia – “Voglio anche chiarire che non c’è stata e non c’è alcuna relazione fra me e Virginia Raggi. Sottolineo che la sindaca così come tutti gli altri beneficiari non erano a conoscenza del mio operato fino a ieri”. Così in un post su Facebook l’ex capo della segreteria politica di Virginia Raggi, Salvatore Romeo. “Ho letto inesattezze che necessitano precisazioni: non avendo moglie né figli, ho indicato fra i beneficiari delle polizze, sempre e solo in caso di mia morte, le persone che più stimo. E fra queste c’è anche Virginia Raggi, indicata come beneficiario – in caso di mia morte – di una polizza da 30mila euro il 26 gennaio 2016, quindi prima che fosse anche solo candidata sindaco della Capitale”. Così in un post su Facebook Salvatore Romeo a proposito delle polizze da lui stipulate a favore della sindaca.

Raggi, su polizza non ho ricevuto soldi – “Non ho ricevuto un solo euro e sto valutando con i miei avvocati di querelare chiunque in queste ore inventi o ipotizzi che io possa aver ricevuto un vantaggio da questa operazione a me ignota totalmente fino a ieri pomeriggio”. Lo scrive la sindaca di Roma Raggi in un post su Fb. “Non sapevo nulla, nè potevo saperlo visto che si tratta di polizze da investimento che non presuppongono la firma del beneficiario e secondo la stessa Procura non costituiscono fatto penalmente rilevante”, aggiunge. Sul sito di Grillo un post di Virginia Raggi:  “Basta gossip. Sono sindaco di una Capitale che deve rinascere”. E il popolo del blog la perdona, tanti attestati di stima.

Polizze sono due, per procura non c’è reato – Sono due le polizze vita stipulate da Salvatore Romeo con beneficiaria, in caso di morte, Virginia Raggi. Una da 30 mila euro stipulata nel gennaio 2016 e priva di scadenza, l’altra da 3000 euro con scadenza 2019. Per gli inquirenti non costituirebbero fatto penalmente rilevante in quanto non emergerebbe un’utilità corruttiva. Si tratta di polizze da investimento che non presuppongo la controfirma del beneficiario.Entrambe le polizze sono state mostrate alla sindaca ieri nel corso dell’interrogatorio. Virginia Raggi, secondo quanto si è appreso, è letteralmente “caduta dalle nuvole”. Le polizze, secondo quanto si è appreso, erano da investimento e per quanto riguarda quella con scadenza, l’importo maturato può essere ritirato solo dall’investitore mentre il beneficiario può entrare in possesso del danaro sono in caso di morte del primo.

Sulle polizze causali fantasiose  – “Figlia” e “motivi affettivi”. Queste le causali, ritenute “fantasiose” anche perchè Romeo non ha figli, sulle polizze stipulate da Salvatore Romeo. In una di quelle stipulate a favore di Raggi la dicitura riportata si riferiva a “motivi affettivi”. In tutto Romeo ha investito 130 mila euro in polizze sulla vita, sette con Intesa-San Paolo per 90 mila euro, scegliendo come beneficiari anche altri attivisti M5S e impiegati del Comune di Roma.
Frongia, non sapevo nulla delle polizze  – “Delle polizze di Salvatore Romeo con più beneficiari non ne sapevo nulla, come non ne era a conoscenza la sindaca”. Lo dichiara all’ANSA l’assessore allo Sport ed ex vicesindaco di Roma Daniele Frongia, fedelissimo della sindaca Raggi e con Salvatore Romeo e Raffaele Marra componente del cosiddetto “Raggio magico”.
Pd: Raggi spieghi in Aula, valuti se andare avanti

“Se ho la fiducia del Movimento 5 Stelle? Direi di si, ho anche sentito Grillo”, ha detto Raggi. “Cosa mi ha detto? Che farà polizze per tutti“. Con una battuta detta sorridendo la sindaca di Roma.

La polizza? Non ne sapevo nulla”. Così la sindaca di Roma Virginia uscendo di casa il giorno dopo l’interrogatorio-fiume. A chi le chiedeva se si sentisse come l’ex ministro Scajola per la polizza a “sua insaputa” Raggi ha detto: “Queste polizze posso essere fatte senza che il beneficiario lo sappia”. Mi sento ancora nel Movimento e non penso affatto alle dimissioni“, ha sottolineato Raggi.

Romeo fu fotografato con la sindaca sul tetto del Campidoglio in un’immagine divenuta celebre – si è dimesso a dicembre dopo l’arresto di Raffaele Marra per corruzione per una vicenda di quattro anni fa. Si indaga per accertare se la sindaca fosse a conoscenza della polizza. I magistrati che indagano sulle nomine della Giunta Raggi cercano di capire la ratio, ma anche il modus di questi investimenti, ovvero se le somme fossero veramente di Romeo o di altri e se la geografia dei destinatari risponda a un qualche disegno. Tra le ipotesi forse anche il tentativo di favorire Raggi nella corsa alle ‘Comunarie’ online, che la vide vincitrice su Marcello De Vito, mentre l’altro competitor, Daniele Frongia, si ritirò facendo convergere i voti su Raggi. L’inchiesta sulle nomine e il nuovo filone che sembra aprirsi sulla polizza si aggiungono all’altra indagine sul presunto dossier ai danni di De Vito per affossarne la candidatura a sindaco. (ansa)

 

 

Virginia Raggi interrogata dai pm 

Polizza da 30mila euro in regalo dal fedelissimo Romeo

 

02/02/2017 – E’ in corso da circa sei ore l’interrogatorio della sindaca di Roma Virginia Raggi indagata nell’inchiesta sulla nomina del fratello dell’ex capo del personale del Campidoglio Raffaele Marra. Raggi è accusata di abuso d’ufficio e falso. L’interrogatorio con il procuratore aggiunto Ielo e il sostituto Dall’Olio si tiene in una struttura mantenuta ‘segreta’, esterna alla Procura. Mentre era in corso, Espresso e Fatto quotidiano hanno rivelato l’esistenza di una polizza vita a favore della sindaca stipulata da Salvatore Romeo, poi nominato capo della segreteria politica.

C’è grande interesse per la versione che darà Raggi sulla scelta alla guida della direzione Turismo del fratello dell’allora capo del personale Marra, poi arrestato per corruzione in relazione a una vicenda di quattro anni fa. Ieri il leader M5S Beppe Grillo ha ribadito la fiducia nella sindaca con un post sul proprio blog. (ansa)

 

Salvini ad Ascoli Piceno: “Errani va licenziato”

Ascoli Piceno, 29/01/2017 – “C’è un commissario per la ricostruzione che va licenziato. Non è assolutamente in grado di svolgere questo compito. È un politico ‘trombato’ che ha fallito a casa sua e non si vede perché debba far meglio nelle Marche e in Abruzzo”.

Così il leader della Lega Nord Matteo Salvini, parlando ad Ascoli Piceno insieme a Giorgia Meloni di Fdi-An. Il maggior problema è la burocrazia. “Ce n’è troppa – ha aggiunto -, ho sentito tanti sindaci: o ottengono risposte entro qualche giorno, nel senso che il Governo dimostra che esiste, altrimenti li riportiamo noi a Roma e ancora più arrabbiati. Tengano conto a Roma che, soprattutto nelle Marche, dimenticate e lontane dal cuore del Governo, c’è tanta gente pronta a tutto”.

Infine: “Votare a primavera è una certezza. Anche il Pd ormai ha capito che questo Parlamento e questo Governo non sono credibili. Dobbiamo credere in un progetto, vogliamo cambiare, e la via è andare al governo, vogliamo vincere”. “Siamo alternativi a Renzi e ai 5 Stelle, non abbiamo nessuna voglia di fare inciuci”, ha concluso. (ANSA)

 

Trump, Putin e quella cosa chiamata Europa

Cupi nuvoloni si addensano sul futuro dell’Unione Europea. Mentre i suoi ottusi burocrati continuano a blaterare di regole ed austerity le due ganasce di una possente tenaglia si stanno chiudendo su questa moribonda UE. Da una parte Trump per tener fede al suo slogan in campagna elettorale “Make America great again” ha deciso che per far diventare grande l’America (con questo termine intende ovviamente gli USA) uno dei sistemi più semplici è quello di far diventare piccoli i possibili concorrenti. E comincia questa operazione dal più debole, l’Europa. L’elogio della Brexit con l’invito ad altri paesi a seguire l’esempio, il sostegno a tutti i nazionalismi europei e il supporto ritirato alla NATO, sono un chiaro segnale di quale sarà la sua politica nei confronti della culla della civiltà moderna. I suoi piani coincidono, guarda caso, con quelli dell’amico (almeno per ora) Putin. La disgregazione dell’Unione europea infatti, se da un lato fa comodo agli USA togliendo di mezzo un concorrente pericoloso, permetterebbe alla Russia di ripristinare il suo controllo sui paesi dell’Est Europa ritornando ai tempi d’oro dell’URSS. La cosa è talmente evidente che proprio non si riesce a capire come i cosiddetti leader europei non se ne rendano conto e continuino nelle loro sciocche baruffe, un po’ come i polli di Renzo Tramaglino.  L’unico modo per salvarsi che l’Unione Europea, e di conseguenza i suoi paesi componenti, ha a disposizione è quello di una completa integrazione, oltre che commerciale, fiscale e soprattutto politica. Ma ormai è chiaro che non ci si arriverà mai per tutta una serie di ragioni.

  • Non ci sono più statisti di livello, ma solo politicanti da strapazzo. Le menti elette che nel secondo dopoguerra idearono questa meravigliosa costruzione non ci sono più. Oggi gli attuali leader sono semplicemente alla continua ricerca di un consenso che li mantenga il più a lungo possibile sulla sedia che scaldano indegnamente e la loro visione strategica al massimo si limita al prossimo appuntamento elettorale.
  • La storia ci insegna che l’Europa è un continente costituito da nazioni che per secoli, o meglio per millenni, si sono combattute aspramente, con frequente alternarsi dei partner senza ottenere dei risultati pratici o dei cambiamenti sostanziali.
  • C’è troppa disomogeneità di lingue, culture e tradizioni tra i diversi paesi per poter arrivare ad una vera unione. Gli Stati Uniti sono partiti con una sola nazionalità, quella dei galeotti inglesi, e poi piano piano hanno assorbito le altre riuscendo ad integrarne buona parte. Il modello multietnico, a parte i vecchi imperi continentali, in tempi moderni ha funzionato solo con i carri armati e anche quello alla fine ha ceduto.
  • L’impianto attuale della UE non funziona impastoiato com’è da regole farraginose non più in armonia coi tempi, regole che l’ottusa classe dirigente, eterodiretta dal paese dominante, non vuole cambiare. Tutto ciò crea nelle popolazioni un malcontento sempre più forte dando a vita a movimenti populisti come i lepenisti, i leghisti, gli afdisti e i grillisti (pardon) con l’unico scopo di distruggere questa infelice Unione.

Contro tutte queste ragioni per spiegare l’impossibilità di raggiungere un risultato positivo c’è l’unico motivo valido per farlo assolutamente: senza gli Stati Uniti d’Europa avremo tante nazioncine che dovranno battersi, senza speranza, contro colossi come Usa, Russia e Cina. Saranno condannate a diventare colonie (anche la Germania non avrebbe la dimensione per potersi reggere da sola) delle grandi potenze che già ora dimostrano la loro scarsa benevolenza nei confronti dei vinti.

Tanti messaggi sono arrivati sia ai leader nazionali che ai burocrati di Bruxelles, ma per coglierli sarebbe necessario un’intelligenza politica ed una lucida visione strategica che purtroppo i destinatari non hanno.

E perciò continueremo a correre allegramente verso il baratro.

Vittorio Fiore


Beppe Sala torna a fare il sindaco

Le spiegazioni sulla vicenda affidate a Facebook

 

beppe-sala

20/12/2016

“Cari concittadini,
mi sono dovuto assentare per qualche giorno dal lavoro. Lasciate che vi spieghi il perchè.
Nella serata di giovedì scorso ho appreso da numerose fonti giornalistiche, prima in modo confuso e poi in forma più chiara, di essere stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura Generale di Milano, che ha ritenuto di dover ulteriormente indagare su fatti già oggetto di anni di inchieste della Procura della Repubblica e per i quali era stata già formulata richiesta di archiviazione. Fatti che riguardano la più importante gara d’appalto di Expo 2015, quella della cosiddetta “Piastra”. Nessuna comunicazione ufficiale mi era stata fatta al riguardo, nessun avviso di garanzia mi era stato notificato, non avevo nessuna informazione in merito alle ipotesi accusatorie.
A fronte di questa situazione, avrei potuto limitarmi a una risposta “normale”, e forse anche un po’ scontata, di “fiducia nell’operato della magistratura”. Ma io non credo che le cose si debbano sempre risolvere così. Ho fiducia nella magistratura, certo. Ma non posso negare il mio stupore nell’aver appreso la notizia dalla stampa. Mi direte, non è certo la prima volta. Vero, ciò nondimeno dobbiamo tutti insieme fare uno sforzo per non considerare la cosa “normale”. Non lo è se riguarda un cittadino e non lo è se riguarda il Sindaco di Milano, con le responsabilità che porta verso la collettività.
Ho scelto una via diversa, irrituale. Ho deciso di autosospendermi poiché su un punto non si può transigere: un professionista, un uomo d’azienda e, tanto più, un amministratore pubblico hanno nell’integrità morale l’elemento insostituibile della propria credibilità. Ne va della dignità personale e della concreta possibilità di agire nell’esclusivo interesse dei cittadini.
Io non ho alcun motivo di polemizzare con la magistratura, di cui rispetto il lavoro, tanto essenziale nel funzionamento di un sistema democratico. Né ho motivo di lamentarmi per le inchieste che riguardano Expo 2015: lo sforzo di trasparenza che è stato compiuto ha aiutato la credibilità internazionale dell’evento. So di aver agito sempre nell’unico interesse di portare Expo 2015 al successo, con tutte le opere pronte il giorno dell’inaugurazione. Come so perfettamente di non aver mai goduto di nulla che non fosse il mio regolare stipendio e di non aver mai utilizzato i miei poteri per favorire qualcuno.
Le verifiche svolte dai miei legali in queste intense giornate hanno chiarito sufficientemente il merito dell’indagine e l’inesistenza di altri capi di imputazione.
Torno a fare il Sindaco, certo della mia innocenza verso un’accusa che non costituisce un condizionamento della mia attività.
Ho apprezzato la disponibilità della Procura Generale. Vorrei inoltre ringraziare i circa 400 sindaci che hanno firmato l’appello di questi giorni: si tratta non solo di una dimostrazione di stima e di vicinanza nei miei confronti, ma anche di una lucida esposizione delle condizioni necessarie perché un amministratore possa svolgere bene il suo compito a favore dei cittadini.
Ma vorrei soprattutto dire grazie ai tanti cittadini milanesi (e non solo) che hanno dimostrato di comprendere il mio gesto cogliendone senso e significato.
Milano ha il dovere di condurre la ripresa del nostro Paese anche attraverso la conferma di un modello amministrativo che mette al centro del suo operato trasparenza e legalità”.

 

Expo, Sala indagato: “Mi autosospendo”

Nell’inchiesta sulla “Piastra dei servizi”, viene contestata un’ipotesi di falso

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Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, poco dopo le 11.30 è arrivato alla Prefettura di Milano, per comunicare formalmente al Prefetto, Alessandro Marangoni, la sua decisione di autosospendersi dall’incarico. Il primo cittadino è indagato dalla Procura generale milanese in qualità di ex ad ed ex commissario unico di Expo 2015 spa in un’indagine sulla gara d’appalto più rilevante dal punto di vista economico dell’Esposizione Universale. Dopo l’indiscrezione sull’indagine a suo carico ha subito deciso di autosospendersi dalla carica. “Apprendo da fonti giornalistiche – ha scritto ieri in una nota – che sarei iscritto nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla piastra Expo. Pur non avendo la benché minima idea delle ipotesi investigative, ho deciso di autosospendermi dalla carica di sindaco”

LA VICENDA – La Procura generale, infatti, dopo aver tolto di mano il fascicolo proprio ai pm, esercitando un potere previsto dalle norme, con il sostituto pg Felice Isnardi non solo ha chiesto al gip Lucio Marcantonio di potere andare avanti negli accertamenti per altri 6 mesi ma ha anche iscritto nuovi nomi, rispetto ai cinque già noti, nel registro degli indagati. E tra questi Sala.
Nell’atto, notificato oggi dal giudice ad alcuni legali, il pg spiega che sono necessari ancora una serie di “approfondimenti” e ciò soprattutto alla luce del fatto che si è dovuto procedere a “nuove iscrizioni” e che sono necessarie ancora “audizioni”. Le nuove iscrizioni, però, sarebbero state effettuate senza contestuali informazioni di garanzia ai ‘nuovi’ indagati. La Procura tempo fa aveva iscritto nel registro degli indagati cinque persone: gli ex manager Expo Angelo Paris e Antonio Acerbo, l’ex presidente della Mantovani spa Piergiorgio Baita e gli imprenditori Ottaviano ed Erasmo Cinque. Già agli atti della ‘prima’ inchiesta, tra l’altro, figurava anche un’annotazione della Gdf, già emersa anche in un altro procedimento due anni fa, nella quale gli investigatori parlavano di un “contesto di evidente illegalità” in relazione all’appalto per la Piastra. Gli investigatori del Nucleo di polizia tributaria scrivevano all’epoca, tra le altre cose, anche che Sala, il responsabile unico all’epoca del procedimento Carlo Chiesa e l’allora general manager Paris non avrebbero tenuto un comportamento “irreprensibile e lineare”.

Dopo l’aggiudicazione alla Mantovani col massimo ribasso, poi, Sala, come ha messo a verbale l’ex dg di Infrastrutture Lombarde spa Antonio Rognoni, avrebbe detto al manager che “non avevano tempo per potere” verificare la congruità dei “prezzi che erano stati stabiliti da Mantovani” nel corso dell’esecuzione del contratto con l’inserimento di costi aggiuntivi, e “per verificare se l’offerta era anomala o meno”. L’indagine, con al centro i reati turbativa d’asta e corruzione, era scattata nel 2012 ed era soprattutto finita al centro dello scontro tra l’ormai ex procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati e l’ex aggiunto Alfredo Robledo, il quale, su decisione del primo, nel 2014 era stato di fatto estromesso dagli interrogatori ‘centrali’ dell’inchiesta. I pm nei mesi scorsi hanno deciso alla fine di chiedere l’archiviazione del fascicolo ma il gip Andrea Ghinetti, a fine ottobre, non ha accolto la richiesta, ha convocato le parti per la discussione della vicenda per poi decidere se archiviare o chiedere un supplemento di indagine o ordinare l’imputazione coatta. Nel frattempo, tuttavia, è intervenuta la Procura generale che ha avocato il fascicolo a sé e ha ottenuto un mese di tempo per nuove indagini, termine poi scaduto qualche giorno fa. Da qui la richiesta di proroga per indagare ancora.  (ANSA)

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San Benedetto del Tronto

IL REDDITO SOCIALE: LA PROPOSTA di GIACOMO MASSIMIANI, FRATELLI D’ITALIA 

La proposta del REDDITO SOCIALE formulata da Giacomo Massimiani, Consigliere comunale e Segretario Cittadino di “FRATELLI d’ITALIA” a San Benedetto del Tronto, nelle Marche, consentirebbe di liberare 4 milioni di cittadini dalla morsa della crisi economica e del bisogno, garantendo loro un assegno sociale pari a 500 € al mese, ovvero al minimo vitale; ciò semplicemente estendendo il metodo di calcolo CONTRIBUTIVO attualmente vigente PER TUTTI alle circa 800 mila PENSIONI d’ORO (ovvero quelle di importo superiore ai 5.000 € al mese pari a ca. 11 volte la pensione minima) o PENSIONI d’ARGENTO (ovvero quelle di importo superiore ai 3.000 € al mese pari a ca.. 7 volte la pensione minima) come indicato dall’INPS nelle seguenti tabelle relative alla spesa pensionistica per scaglioni di reddito erogata nell’anno 2012.

Ciò consentirebbe di ricalcolare il  totale delle citate PENSIONI d’ORO e d’ARGENTO che nel 2016 costano alle casse dello Stato circa 50 miliardi di € l’anno riportandolo all’importo effettivamente dovuto, senza ledere i tanto decantati DIRITTI ACQUISITI accampati dai soliti noti privilegiati ed aggirando in tal modo l’ostinata opposizione della Corte Costituzionale.

Ciò parametrando semplicemente l’importo della pensione erogata dallo Stato (comunque assai superiore alla media) ai contributi EFFETTIVAMENTE versati, consentendo di fornire un giusto ed equo sostegno sociale pari a 500 € al mese a circa 4 milioni di disoccupati volontari o giovani in cerca di prima occupazione (che siano ovviamente disponibili a prestare servizi socialmente utili per un massimo di 18 ore al mese).

La nostra proposta è l’unica che nella spaventosa crisi economica e sociale attuale (checchè ne dica l’attuale governo scafista del premier clandestino Renzi) possa restituire speranza e dignità a 4 milioni di cittadini incolpevolmente in grande difficoltà e possa ripristinare un minimo principio di EQUITA’ SOCIALE che nell’Italia di oggi è completamente dimenticato.

E non dimentichiamo l’incredibile livello di iniquità che nel nostro Paese ha raggiunto lo scandalo delle citate PENSIONI d’ORO e d’ARGENTO laddove appena si consideri che ad esempio in Germania tali privilegi quasi non esistono: pochi fortunati cioè 54 mila pensionati Tedeschi, che corrispondono allo 0,28%, percepiscono più di 2.000 euro al mese, mentre solamente 18 (si 18, punto, non 18 mila) ne ricevono più di 2.800 euro – a fronte delle oltre 800 mila pensioni (sic!!) di tale importo attualmente a carico delle casse dello Stato Italiano.

Basta con queste spaventose disparita, iniquità e privilegi, e che finalmente l’EQUITA’ SOCIALE torni a regnare in Italia come chiedono milioni di cittadine e cittadini PERBENE. (continua…)

IL REDDITO SOCIALE (2° parte): LA PROPOSTA di GIACOMO MASSIMIANI

Se poi qualcuno volesse sollevare dubbi sulla effettiva copertura del REDDITO SOCIALE che, lo ripetiamo ancora una volta, non rappresenta in alcun modo un sussidio di occupazione ma al contrario un reddito di sussistenza per tutti gli Italiani che siano disposti a prestare attività socialmente utili nei propri Comuni di residenza per un massimo di 18 ore settimanali, ribadiamo che a finanziare questa autentica RIVOLUZIONE che vogliamo introdurre nel nome dei più elementari principi di GIUSTIZIA SOCIALE E GENERAZIONALE, concorrerà inoltre il ricalcolo degli stipendi d’oro finora goduti dagli oltre 5.000 superprivilegiati dipendenti e pensionati dei cosiddetti Organi di rilevanza costituzionali ovvero Camera dei Deputati, Senato della Repubblica, Corte Costituzionale, Corte di Cassazione eccetera, che fino ad oggi percepiscono – secondo l’ultima inchiesta del CorSera del 2013 –  cifre invero stratosferiche – soprattutto nell’Italia della crisi spaventosa che stiamo vivendo – quali quelle seguenti che ammontano ad un totale di spesa annua di circa 1 miliardo di €:

L’applicazione di un elementare principio di equità quale quello della equiparazione degli stipendi e pensioni di tali superprivilegiati a quelli di dipendenti di pari livello funzionale ed anzianità della media delle Pubbliche Amministrazioni comporterebbe un risparmio di circa 600 milioni di € l’anno che consentirebbe di pagare 100 mila REDDITI SOCIALI a 100 mila Italiani perbene pronti a svolgere attività socialmente utili nell’interesse del proprio Paese.

Capisco che la nostra proposta risulti assai ambiziosa e possa appare ai più quasi irrealizzabile, ma nella mia veste di rappresentante di un Partito nazionale sono certo che una idea rivoluzionaria come questa, capace finalmente di riportare giustizia sociale e CONCORDIA NAZIONALE in un momento di terribile difficoltà come quello attuale avrà la forza di convincere, anche se per il momento non ha i numeri per costringere il parlamento ad approvare finalmente una legge nell’interesse degli italiani.

06/12/2016