Prima udienza in Ungheria del processo all’insegnante italiana accusata di aver aggredito due neonazisti, detenuta da quasi un anno, a Budapest, in una prigione di massima sicurezza in condizioni a dir poco disumane. Si continuano a mobilitare i comitati per la liberazione della giovane.Anpiin prima fila. Il presidente Pagliarulo: “Ammesso e non concesso che questo sia un trattamento sopportabile in un carcere civile, non stiamo parlando di un condannato ma di un presunto colpevole e quindi presunto innocente, mentre le sono negate tutte le regole scritte e non scritte, dell’Unione Europea”
Lunedì scorso (29 gennaio) si è tenuta in Ungheria la prima udienza del processo a Ilaria Salis. Il Comitato Liberiamo Ilaria Salis e la rete antifascista romana hanno organizzato per lo stesso giorno un presidio a Roma, in prossimità dell’Ambasciata d’Ungheria.
ROBERTO SALIS, PADRE DI ILARIA SALIS
Organizzazioni sociali, realtà politiche e in prima fila l’Anpi, hanno chiesto a gran voce la liberazione immediata per Ilaria Salis e la possibilità che lei possa rispondere in Italia, e da cittadina libera, dei reati di cui è accusata. Riferendosi alle condizioni di Ilaria Salis nei carceri ungheresi, il presidente Pagliarulo ha dichiarato: “Ammesso e non concesso che questo sia un trattamento sopportabile in un carcere civile, non stiamo parlando di un condannato ma di un presunto colpevole e quindi presunto innocente: è una situazione preoccupante che contraddice, oltre che qualsiasi buon senso, qualsiasi riferimento e nesso con le regole, scritte e non scritte, dell’Unione Europea, a cominciare dal trattato di Lisbona”. Pagliarulo ha voluto anche precisare che “non è un caso che questi fatti siano avvenuti nel Paese governato da Victor Orban”.“Ci sono preoccupazioni da parte della Corte di Giustizia Europea, anche in passato ci sono state delle rimostranze nei loro confronti nei confronti del regime di Orban che si caratterizza anche da questo punto di vista come un regime oscurantista”. “Quello che mi preoccupa – evidenzia ancora Pagliarulo – è la situazione italiana. Nordio ha rifiutato l’estradizione di don Franco Reverberi, di cui l’Argentina aveva chiesto l’estradizione per i reati di omicidio e tortura durante il regime di Videla, per motivi di salute. Che vi sia una preoccupazione per una persona accusata di reati gravissimi e ci sia stata invece quella che mi pare una leggerezza nei confronti della qualità della detenzione di Salis da parte dello stesso ministro, non va bene”.
Ilaria SalisIlaria Salis
Ilaria Salisha 39 anni ed è un’insegnante italiana. Da quasi un anno è rinchiusa in un carcere di massima sicurezza in Ungheria, in condizioni di detenzioni durissime. È accusata di aver preso parte all’aggressione di alcuni militanti di organizzazioni neonaziste. Per i reati che le sono imputati, rischia oggi fino a 16 anni di carcere. L’obiettivo del Comitato è quello di rompere il silenzio complice del governo italiano, che solo recentemente ha iniziato a esporsi, affinché Ilaria possa tornare in Italia e possa difendersi da libera cittadina dai reati a lei contestati. A oggi, la lunga e sofferta carcerazione cui è stata sottoposta rappresenta una palese violazione dei diritti umani e per questo la sua liberazione risulta quanto mai necessaria.
L’arresto in Ungheria Nell’Ungheria di Orban, fedele alleato di Meloni, ogni anno l’11 febbraio, una grande commemorazione ricorda le gesta delle SS e delle truppe naziste durante la Seconda guerra mondiale, in particolare le truppe che combatterono contro l’Armata Rossa: la Giornata dell’onore. Un’adunata di odio che diventa spesso occasione di violenze squadriste da parte dell’estrema destra europea, ritrovo internazionale per organizzazioni apertamente neonaziste e neofasciste. Il tutto si svolge con il tacito assenso delle autorità statali ungheresi. Ilaria Salis è un’antifascista ed è stata arrestata, mentre era su un taxi, dopo aver partecipato ad alcune contromanifestazioni organizzate dai movimenti sociali e antifascisti. Da quasi un anno è detenuta senza che i soggetti aggrediti abbiano sporto denuncia e senza che sia stato celebrato un giusto processo, che dovrebbe essere garantito in uno Stato di diritto. Basti pensare che, come ha scritto Ilaria Salis in una lettera agli avvocati recentemente e come riportato in un articolo deil Manifesto, affronterà tutto questo da dentro «una cella di transito» grande «come un armadio». Con «le manette», «un cinturone legato alle manette» e «un’altra manetta a cui è attaccato un guinzaglio».
All’udienza, intanto, questa volta saranno presenti anche gli osservatori internazionali indipendenti del Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia – CRED, in rappresentanza anche dell’Associazione europea dei giuristi e delle giuriste per la democrazia e i diritti umani nel mondo, con le avvocate Francesca Trasatti e Veronica Scali e con l’avvocato Fabio Marcelli.
Articolo di Iacopo Smeriglio-Fonte- Patria Indipendente Periodico dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia(ANPI)
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L’Aquila-“Il 27 gennaio celebriamo il giorno della Memoria, stabilito da una risoluzione delle Nazioni Unite e recepito da una legge nazionale nel 2000, istituita al fine di ricordare la liberazione di Auschwitz, il ricordo della Shoah, delle leggi razziali, della persecuzione degli ebrei, dei deportati, prigionieri, uccisi, compresi gli oppositori politici, gli internati militari italiani e i lavoratori che avevano scioperato, nonché coloro che hanno messo a rischio la vita per salvare altre vite e per proteggere i perseguitati. La memoria di tutto ciò è a fondamento dell’esistenza stessa dell’ANPI.
Per questo è un errore gravissimo mettere sullo stesso piano, in occasione del giorno della Memoria, l’incommensurabile tragedia della Shoah e altre, pur terrificanti vicende del nostro tempo, a cominciare dall’inammissibile e vergognosa mattanza che l’attuale governo israeliano sta ininterrottamente compiendo da più di cento giorni nei confronti del popolo di Gaza dopo il barbaro attacco di Hamas ai civili israeliani del 7 ottobre 2023.
Radicalizzando le posizioni con questo intollerabile parallelo non solo si offende la memoria di milioni e milioni di ebrei sterminati dalla macchina di morte nazista, ma si danneggia pesantemente anche l’impegno per l’immediata cessazione dei bombardamenti suGazae per la ricerca di una soluzione politica al tragico conflitto in corso. Tale soluzione non può che essere quella di due popoli in due Stati, a garanzia della sicurezza di entrambi.
L’ANPI rimane fedele al “Giuramento di Mauthausen”, incardinato sui valori di pace, libertà e giustizia sociale. Da ciò deriva la solidarietà internazionale che è ben presente nella nostra memoria e per questo l’ANPI è da sempre impegnata nella ricerca e nella costruzione del dialogo e nel perorare ogni possibilità di disarmo, cessate il fuoco e trattative diplomatiche, al fine della realizzazione dell’obiettivo fondamentale: lapace”.
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ANPI :“Il 27 gennaio celebriamoil giorno della Memoria, stabilito da una risoluzione delle Nazioni Unite e recepito da una legge nazionale nel 2000, istituita al fine di ricordare la liberazione di Auschwitz, il ricordo della Shoah, delle leggi razziali, della persecuzione degli ebrei, dei deportati, prigionieri, uccisi, compresi gli oppositori politici, gli internati militari italiani e i lavoratori che avevano scioperato, nonché coloro che hanno messo a rischio la vita per salvare altre vite e per proteggere i perseguitati”. Lo afferma in una nota il Comitato nazionale dell’Associazione nazionale partigiani. La memoria di tutto ciò è a fondamento dell’esistenza stessa dell’Anpi. “E’ un errore gravissimo mettere sullo stesso piano, in occasione del giorno della Memoria, l’incommensurabile tragedia della Shoah e altre, pur terrificanti vicende del nostro tempo, a cominciare dall’inammissibile e vergognosa mattanza che l’attuale governo israelianosta ininterrottamente compiendo da più di cento giorni nei confronti del popolo di Gaza dopo il barbaro attacco di Hamas ai civili israeliani del 7 ottobre 2023. – si legge nel documento – Radicalizzando le posizioni con questo intollerabile parallelo non solo si offende la memoria di milioni e milioni di ebrei sterminati dalla macchina di morte nazista, ma si danneggia pesantemente anche l’impegno per l’immediata cessazione dei bombardamenti su Gaza e per la ricerca di una soluzione politica al tragico conflitto in corso. Tale soluzione non può che essere quella di due popoli in due Stati, a garanzia della sicurezza di entrambi. L’Anpi rimane fedele al ‘Giuramento di Mauthausen’, incardinato sui valori di pace, libertà e giustizia sociale. Da ciò deriva la solidarietà internazionale che è ben presente nella nostra memoria e per questo l’Anpi è da sempre impegnata nella ricerca e nella costruzione del dialogo e nel perorare ogni possibilità di disarmo, cessate il fuoco e trattative diplomatiche, al fine della realizzazione dell’obiettivo fondamentale: la pace”.
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Roma “Il 27 gennaio celebriamo il giorno della Memoria, stabilito da una risoluzione delle Nazioni Unite e recepito da una legge nazionale nel 2000, istituita al fine di ricordare la liberazione di Auschwitz, il ricordo della Shoah, delle leggi razziali, della persecuzione degli ebrei, dei deportati, prigionieri, uccisi, compresi gli oppositori politici, gli internati militari italiani e i lavoratori che avevano scioperato, nonché coloro che hanno messo a rischio la vita per salvare altre vite e per proteggere i perseguitati. La memoria di tutto ciò è a fondamento dell’esistenza stessa dell’ANPI. Per questo è un errore gravissimo mettere sullo stesso piano, in occasione del giorno della Memoria, l’incommensurabile tragedia della Shoah e altre, pur terrificanti vicende del nostro tempo, a cominciare dall’inammissibile e vergognosa mattanza che l’attuale governo israeliano sta ininterrottamente compiendo da più di cento giorni nei confronti del popolo di Gaza dopo il barbaro attacco di Hamas ai civili israeliani del 7 ottobre 2023. Radicalizzando le posizioni con questo intollerabile parallelo non solo si offende la memoria di milioni e milioni di ebrei sterminati dalla macchina di morte nazista, ma si danneggia pesantemente anche l’impegno per l’immediata cessazione dei bombardamenti su Gaza e per la ricerca di una soluzione politica al tragico conflitto in corso. Tale soluzione non può che essere quella di due popoli in due Stati, a garanzia della sicurezza di entrambi. L’ANPI rimane fedele al “Giuramento di Mauthausen”, incardinato sui valori di pace, libertà e giustizia sociale. Da ciò deriva la solidarietà internazionale che è ben presente nella nostra memoria e per questo l’ANPI è da sempre impegnata nella ricerca e nella costruzione del dialogo e nel perorare ogni possibilità di disarmo, cessate il fuoco e trattative diplomatiche, al fine della realizzazione dell’obiettivo fondamentale: la pace”.
Comitato nazionale ANPI
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ROMA, 18 GEN – “L’Anpi chiede che venga ritirato il calendario dell’Esercito 2024, anche se ormai purtroppo è già in circolazione”. Lo dice all’ANSA il presidente dell’Associazione dei partigiani, Gianfranco Pagliarulo. “Prendiamo atto – aggiunge – che c’è una minoranza filofascista che vuole riscrivere la storia d’Italia”. “È inaccettabile – evidenzia Pagliarulo -. Si tratta di un atto che nasconde una doppia operazione politica. Da una parte si vuole rappresentare una continuità istituzionale quando invece c’è stata una rottura radicale tra il regime fascista e la repubblica antifascista.
Ovviamente nessuno dimentica i soldati, anzi. Nessuno dimentica che sono stati mandati allo sbaraglio anche l’8 settembre quando il Re è andato a Brindisi. Una cosa però sono i soldati e una cosa è l’istituzione dell’Esercito. Non dobbiamo dimenticare i generali criminali di guerra mai processati, o se processati, mai condannati o se condannati mai andati in galera. Da un altro Iato si mette sullo stesso piano il nuovo esercito italiano con l’esercito di Salò”.
L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i suoi oltre 140.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese.
Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista. Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani.
Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord, venne costituita a Milano l’ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’ANPI: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow”, Cino Moscatelli e Guido Mosna.
Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’ANPI di Roma e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all’ANPI Nazionale. L’Associazione ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo. Mentre l’Associazione nazionale combattenti ebbe 8 consultori e quella dei mutilati e invalidi di guerra 4, all’ANPI ne furono assegnati 16, a conferma del prestigio di cui godeva. Erano così suddivisi: 3 socialisti, 3 democristiani, 3 liberali, 3 comunisti, 2 del Partito d’Azione, 1 del Partito democratico del lavoro e, infine, un consultore che non apparteneva a nessun partito. Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata. Tra questi:
– Restituire al Paese una piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo. – Valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani. – Far valere e tutelare il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione morale e materiale del Paese. – Promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per contribuire a lenire la disoccupazione.
In particolare questo ultimo punto fu realizzato grazie alla creazione, fin dal 1948, di Convitti-Scuola Rinascita che miravano a qualificare professionalmente giovani ex partigiani e orfani dei caduti.
Nel corso del primo Congresso del 1947 – dove fu nominato Presidente Nazionale Arrigo Boldrini “Bulow”, prima medaglia d’oro al V.M. della Resistenza, che resterà in carica fino al 2006 – venne ribadito l’impegno della Resistenza a consolidare le Istituzioni e in particolare fu sottolineato che l’antifascismo doveva essere inteso come lotta contro chi minacciava le libertà individuali, negava la giustizia sociale e discriminava i cittadini. Il Congresso registrò il favore di alte personalità politiche come Umberto Terracini e Palmiro Togliatti. Ma nel 1948 vennero avviate delle vere e proprie persecuzioni contro i partigiani che l’ANPI fronteggiò con vigore. Furono ben 830 i combattenti per la libertà che subirono processi. L’Associazione promosse allora dei Comitati di difesa dei valori della Resistenza con cui avviò una campagna nazionale di sostegno ai partigiani, chiedendo altresì lo scioglimento del neofascista MSI (Movimento sociale italiano) e il riconoscimento ufficiale del CVL come corpo appartenente alle Forze Armate. Questo riconoscimento giunse solamente nel 1958, con la legge 285, e fu un provvedimento di notevole importanza perché confermava e stabiliva definitivamente che la Resistenza, nel travagliato processo di Liberazione, era stata una preziosa comprimaria, responsabile e organizzata: un esercito, a tutti gli effetti.
Nel 1950 le persecuzioni cessarono e si poté continuare l’azione civile per cui i partigiani si erano associati. Col Congresso del 1952 l’ANPI – nella cui Presidenza onoraria figurava anche Sandro Pertini, carica che rivestì per vari decenni – ingaggiò una grande battaglia a favore della pace e contro il riarmo tedesco. Tanti e illustri gli interventi. Tra questi quello di Enrico Molè, Vice Presidente del Senato. Il 1952 è anche l’anno dell’inizio delle pubblicazioni del mensile Patria Indipendente, periodico ufficiale dell’Associazione, che negli anni ha costituito un validissimo punto di riferimento nazionale per la conoscenza della storia della Resistenza. Nelle pagine di questo giornale sono corse anche le vicende centrali dell’attualità del Paese. Un impegno importante è stato anche la valorizzazione del contributo delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione e, successivamente, alla garanzia dell’ordine democratico e alla salvaguardia della libertà nei Paesi di tutto il mondo.
Negli anni ‘60 è continuata l’attenzione dell’Associazione – con frequenti interventi e prese di posizione – a tutti i grandi temi nazionali e internazionali, che hanno coinvolto le istituzioni ed il vivere sociale. Da segnalare, tra le tante iniziative, la Conferenza del 9 marzo 1965 – indetta dall’ANPI – dal titolo “La solidarietà degli antifascisti italiani al popolo spagnolo in lotta per la libertà” contro il regime franchista e poi la celebrazione della “Giornata della donna nella Resistenza” intesa a valorizzare fortemente il ruolo prezioso delle partigiane nella lotta di Liberazione. L’avvio degli anni ’70 porta una notizia entusiasmante per l’ANPI e l’intero universo antifascista e democratico: la nomina a Capo di Stato Maggiore della Difesa del Generale Enzo Marchesi, ex partigiano.
Nel 1971, quindi, per il venticinquennale della Repubblica, l’Associazione diffuse un importante documento contenente un significativo riferimento alle Forze Armate. In un passaggio si dichiarava: “Le Forze Armate italiane oggi possono guardare l’avvenire con la certezza di rappresentare tutta la Nazione, tutte le forze democratiche nell’ambito della lealtà costituzionale, poiché esse sono e debbono essere al servizio non di una fazione, come accadde durante il fascismo, ma di tutto un popolo”.
Una grande battaglia che ha connotato e permeato la vita dell’ANPI in questi anni è stata quella contro il terrorismo. In un convegno, organizzato il 17 novembre 1977, la posizione fu netta: “I Partigiani, che hanno combattuto con le armi in pugno per sconfiggere il terrore fascista e nazista, per conquistare la pace, la libertà e la democrazia, esprimono tutta la loro esecrazione nei confronti di chi vigliaccamente colpisce inermi cittadini per seminare sgomento e rovesciare le Istituzioni conquistate con tanti sacrifici dal popolo italiano”.
Gli anni ’70 si chiudono con un avvenimento storico: l’elezione a Presidente della Repubblica, nel 1978, di Sandro Pertini, valoroso partigiano e membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI. C’e da dire che non poche furono le figure del mondo delle Istituzioni a svolgere ruoli di dirigenza all’interno dell’Associazione: ricordiamo per tutti, oltre al già citato Pertini, Ettore Gallo, Presidente della Corte Costituzionale dal 1991 al 1992, Lionello Levi Sandri, Commissario Europeo dal 1961 al 1970 e Presidente del Consiglio di Stato, Leonetto Amadei, Presidente della Corte Costituzionale dal 1979 al 1981 e Andrea Viglione, Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1975 al 1978. Gli anni ’80 si aprono per l’ANPI con la denuncia forte contro le malefatte della loggia P2 e il pernicioso intreccio tra terrorismo e mafia. E contro la corruzione politica. Scriveva proprio Leonetto Amadei in un editoriale pubblicato sul numero del 25 aprile 1983 di Patria Indipendente: “Ci si trova di fronte alla manifestazione di un tumore maligno che appesta e distrugge l’elemento principe per cui si ritiene valida e apprezzabile la guida di un Paese, vale a dire la fiducia verso chi conduce politicamente la collettività o la amministra in modo che appaia giovevole il mantenimento delle redini in quelle mani”. Il 1988 ha visto l’Associazione impegnata nella realizzazione di una grande manifestazione, alla presenza del Capo dello Stato Francesco Cossiga, in occasione del quarantesimo anniversario della Costituzione Repubblicana. Da segnalare inoltre il 4 e 5 marzo a Perugia il Convegno “Costituzione-Forze Armate” e lo speciale di Patria Indipendente – ripreso ed elogiato poi anche dalla Rivista Militare – sul 4 novembre, per la Giornata delle Forze Armate. In totale gli anni ’80 registrano ben 49.000 iniziative dell’ANPI.
Dal 1990 ad oggi, l’Associazione ha affrontato, con la solita e solida fedeltà alle Istituzioni democratiche nonché determinazione morale, le tante questioni nazionali che hanno caratterizzato questi due decenni. Da “Tangentopoli” alle offensive mafiose, alla grande battaglia contro i gravi tentativi di modifica della Carta Costituzionale, che portò all’esito vittorioso del referendum del 2006, fino alla dura opposizione nel 2009 al progetto di legge 1360 – poi bloccato – con cui il Governo intendeva equiparare i repubblichini di Salò (un esercito irregolare, oltreché subordinato ai nazisti nei loro crimini) ai partigiani. Quindi, la battaglia, condotta con esito positivo nell’agosto 2011, per mantenere le festività civili, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, minacciate di essere soppresse con la manovra finanziaria del Governo. Nel 2014, dopo due anni di impegno, l’ANPI ottiene dal Governo tedesco atti di riparazione nei confronti delle vittime delle stragi nazifasciste del 1943-1945; mette in campo poi iniziative nazionali contro una irresponsabile riforma del Senato e contro una legge elettorale che, così come approvata dalla Camera, risulterebbe contraria alle aspettative dei cittadini in tema di rappresentatività e di diritti, nonché contraddittoria rispetto alle precise indicazioni della Corte Costituzionale. Da ultimo, va ricordata, nello stesso anno, la firma di un protocollo col MIUR (Ministero dell’università e della ricerca) per avviare iniziative di formazione alla cittadinanza attiva nelle scuole.
Il 2016 ha visto una straordinaria mobilitazione dell’intera Associazione per il No al referendum costituzionale. Nel 2017, a seguito delle dimissioni di Carlo Smuraglia, diviene Presidente nazionale ANPI Carla Nespolo, prima donna e non partigiana a ricoprire il ruolo. Il suo incarico è caratterizzato da una forte spinta operativa sui diritti umani, sul contrasto ai fascismi che porterà alla grande manifestazione nazionale del 2018 a Roma “Mai più fascismi mai più razzismi” e sulla memoria attiva per la quale grazie alla disponibilità di Gad Lerner e Laura Gnocchi verrà realizzato il Memoriale della Resistenza Italiana (www.noipartigiani.it). Dopo il decesso di Carla Nespolo avvenuto nel 2020 viene eletto Presidente Nazionale Gianfranco Pagliarulo il cui impegno è volto alla realizzazione di una grande unità nazionale antifascista per la piena attuazione della Costituzione. Il Congresso di Riccione conferma questa linea e, in particolare, il grande lavoro di affermazione del valore della pace nella tragica contingenza della guerra in Ucraina.
Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.
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“Sul calendario 2024 dell’EsercitoItaliano, siamo di fronte ad un altro grave scivolone del governo Meloni. Bene ha fatto l’Anpi a sollevare la questione e a chiedere il ritiro del calendario revisionista, ma questo non basta. Il fatto è troppo grave e vanno chieste, per rispetto della nostra storia e della nostra Costituzione, scritta con il sangue dei martiri antifascisti, le immediate dimissioni della sottosegretaria Isabella Rauti, vera protagonista di questa infamante iniziativa. D’altronde il cognome che porta spiega tante cose, più di mille parole. Questo ennesimo grave episodio dimostra che il nostro Paese ha un serio problema con chi oggi siede nelle stanze dei bottoni, visto che è in atto un’operazione politica finalizzata non solo a riscrivere la nostra storia, ma anche a cambiare i connotati della nostra Repubblica, cancellandone la natura antifascista in piena continuità con quegli obiettivi che perseguiva la loggia massonica della P2 di Licio Gelli. Chi non coglie i pericoli di quello che sta accadendo in Italia o è un ingenuo o un complice!”. E’ quanto dichiara Giovanni Barbera, membro del comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista.
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Roma- ANPI:”Il 27 gennaio un sano imperativo della Memoria porterà nelle case, nelle scuole, nelle strade volti e storie degli ebrei deportati e sterminati nei campi di concentramento nazisti, dei politici e militari deportati e uccisi anch’essi e di tutti coloro che si opposero fino al sacrificio della vita a questo orrore. L’ANPI sarà presente con le sue iniziative in tutta Italia”. E lancia un appello: il 27 gennaio troviamo un momento per radunarci, laddove presenti, intorno alle Pietre d’inciampo, a quei segni tangibili della memoria dove sono impressi i nomi delle vittime. Ricordiamoli, raccontiamo, leggiamo la loro storia, o anche solo il loro nome e se qualche pietra dovesse essere sporca, puliamola. E facciamo foto o video con i partecipanti. Il materiale unitamente, dove possibile, a qualche riga sulla vicenda del deportato/a, verrà pubblicato sui profili social ANPI. Potrà essere inviato nelle modalità segnalate in calce a questo testo.
Sarà un modo per trovarci tutte e tutti insieme anche a distanza e per mostrare concretamente il volto dell’Italia migliore, quella che Non Dimentica e che è impegnata a vigilare, a denunciare, ad essere attiva culturalmente affinché non accada più.
Il materiale foto e/o video può essere inviato alla mail27gennaio@anpi.itche sarà attiva a partire dal 27 gennaio. È possibile inviare il materiale anche per messaggio privato sulla nostra pagina Facebook e Instagram.
Invitiamo tutti, inoltre, a pubblicare la foto su Facebook oppure su Instagram, come post o storia, taggando le nostre pagine ufficiali.
L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i suoi oltre 140.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese.
Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista. Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani.
Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord, venne costituita a Milano l’ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’ANPI: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow”, Cino Moscatelli e Guido Mosna.
Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’ANPI di Roma e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all’ANPI Nazionale. L’Associazione ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo. Mentre l’Associazione nazionale combattenti ebbe 8 consultori e quella dei mutilati e invalidi di guerra 4, all’ANPI ne furono assegnati 16, a conferma del prestigio di cui godeva. Erano così suddivisi: 3 socialisti, 3 democristiani, 3 liberali, 3 comunisti, 2 del Partito d’Azione, 1 del Partito democratico del lavoro e, infine, un consultore che non apparteneva a nessun partito. Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata. Tra questi:
– Restituire al Paese una piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo. – Valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani. – Far valere e tutelare il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione morale e materiale del Paese. – Promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per contribuire a lenire la disoccupazione.
In particolare questo ultimo punto fu realizzato grazie alla creazione, fin dal 1948, di Convitti-Scuola Rinascita che miravano a qualificare professionalmente giovani ex partigiani e orfani dei caduti.
Nel corso del primo Congresso del 1947 – dove fu nominato Presidente Nazionale Arrigo Boldrini “Bulow”, prima medaglia d’oro al V.M. della Resistenza, che resterà in carica fino al 2006 – venne ribadito l’impegno della Resistenza a consolidare le Istituzioni e in particolare fu sottolineato che l’antifascismo doveva essere inteso come lotta contro chi minacciava le libertà individuali, negava la giustizia sociale e discriminava i cittadini. Il Congresso registrò il favore di alte personalità politiche come Umberto Terracini e Palmiro Togliatti. Ma nel 1948 vennero avviate delle vere e proprie persecuzioni contro i partigiani che l’ANPI fronteggiò con vigore. Furono ben 830 i combattenti per la libertà che subirono processi. L’Associazione promosse allora dei Comitati di difesa dei valori della Resistenza con cui avviò una campagna nazionale di sostegno ai partigiani, chiedendo altresì lo scioglimento del neofascista MSI (Movimento sociale italiano) e il riconoscimento ufficiale del CVL come corpo appartenente alle Forze Armate. Questo riconoscimento giunse solamente nel 1958, con la legge 285, e fu un provvedimento di notevole importanza perché confermava e stabiliva definitivamente che la Resistenza, nel travagliato processo di Liberazione, era stata una preziosa comprimaria, responsabile e organizzata: un esercito, a tutti gli effetti.
Nel 1950 le persecuzioni cessarono e si poté continuare l’azione civile per cui i partigiani si erano associati. Col Congresso del 1952 l’ANPI – nella cui Presidenza onoraria figurava anche Sandro Pertini, carica che rivestì per vari decenni – ingaggiò una grande battaglia a favore della pace e contro il riarmo tedesco. Tanti e illustri gli interventi. Tra questi quello di Enrico Molè, Vice Presidente del Senato. Il 1952 è anche l’anno dell’inizio delle pubblicazioni del mensile Patria Indipendente, periodico ufficiale dell’Associazione, che negli anni ha costituito un validissimo punto di riferimento nazionale per la conoscenza della storia della Resistenza. Nelle pagine di questo giornale sono corse anche le vicende centrali dell’attualità del Paese. Un impegno importante è stato anche la valorizzazione del contributo delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione e, successivamente, alla garanzia dell’ordine democratico e alla salvaguardia della libertà nei Paesi di tutto il mondo.
Negli anni ‘60 è continuata l’attenzione dell’Associazione – con frequenti interventi e prese di posizione – a tutti i grandi temi nazionali e internazionali, che hanno coinvolto le istituzioni ed il vivere sociale. Da segnalare, tra le tante iniziative, la Conferenza del 9 marzo 1965 – indetta dall’ANPI – dal titolo “La solidarietà degli antifascisti italiani al popolo spagnolo in lotta per la libertà” contro il regime franchista e poi la celebrazione della “Giornata della donna nella Resistenza” intesa a valorizzare fortemente il ruolo prezioso delle partigiane nella lotta di Liberazione. L’avvio degli anni ’70 porta una notizia entusiasmante per l’ANPI e l’intero universo antifascista e democratico: la nomina a Capo di Stato Maggiore della Difesa del Generale Enzo Marchesi, ex partigiano.
Nel 1971, quindi, per il venticinquennale della Repubblica, l’Associazione diffuse un importante documento contenente un significativo riferimento alle Forze Armate. In un passaggio si dichiarava: “Le Forze Armate italiane oggi possono guardare l’avvenire con la certezza di rappresentare tutta la Nazione, tutte le forze democratiche nell’ambito della lealtà costituzionale, poiché esse sono e debbono essere al servizio non di una fazione, come accadde durante il fascismo, ma di tutto un popolo”.
Una grande battaglia che ha connotato e permeato la vita dell’ANPI in questi anni è stata quella contro il terrorismo. In un convegno, organizzato il 17 novembre 1977, la posizione fu netta: “I Partigiani, che hanno combattuto con le armi in pugno per sconfiggere il terrore fascista e nazista, per conquistare la pace, la libertà e la democrazia, esprimono tutta la loro esecrazione nei confronti di chi vigliaccamente colpisce inermi cittadini per seminare sgomento e rovesciare le Istituzioni conquistate con tanti sacrifici dal popolo italiano”.
Gli anni ’70 si chiudono con un avvenimento storico: l’elezione a Presidente della Repubblica, nel 1978, di Sandro Pertini, valoroso partigiano e membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI. C’e da dire che non poche furono le figure del mondo delle Istituzioni a svolgere ruoli di dirigenza all’interno dell’Associazione: ricordiamo per tutti, oltre al già citato Pertini, Ettore Gallo, Presidente della Corte Costituzionale dal 1991 al 1992, Lionello Levi Sandri, Commissario Europeo dal 1961 al 1970 e Presidente del Consiglio di Stato, Leonetto Amadei, Presidente della Corte Costituzionale dal 1979 al 1981 e Andrea Viglione, Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1975 al 1978. Gli anni ’80 si aprono per l’ANPI con la denuncia forte contro le malefatte della loggia P2 e il pernicioso intreccio tra terrorismo e mafia. E contro la corruzione politica. Scriveva proprio Leonetto Amadei in un editoriale pubblicato sul numero del 25 aprile 1983 di Patria Indipendente: “Ci si trova di fronte alla manifestazione di un tumore maligno che appesta e distrugge l’elemento principe per cui si ritiene valida e apprezzabile la guida di un Paese, vale a dire la fiducia verso chi conduce politicamente la collettività o la amministra in modo che appaia giovevole il mantenimento delle redini in quelle mani”. Il 1988 ha visto l’Associazione impegnata nella realizzazione di una grande manifestazione, alla presenza del Capo dello Stato Francesco Cossiga, in occasione del quarantesimo anniversario della Costituzione Repubblicana. Da segnalare inoltre il 4 e 5 marzo a Perugia il Convegno “Costituzione-Forze Armate” e lo speciale di Patria Indipendente – ripreso ed elogiato poi anche dalla Rivista Militare – sul 4 novembre, per la Giornata delle Forze Armate. In totale gli anni ’80 registrano ben 49.000 iniziative dell’ANPI.
Dal 1990 ad oggi, l’Associazione ha affrontato, con la solita e solida fedeltà alle Istituzioni democratiche nonché determinazione morale, le tante questioni nazionali che hanno caratterizzato questi due decenni. Da “Tangentopoli” alle offensive mafiose, alla grande battaglia contro i gravi tentativi di modifica della Carta Costituzionale, che portò all’esito vittorioso del referendum del 2006, fino alla dura opposizione nel 2009 al progetto di legge 1360 – poi bloccato – con cui il Governo intendeva equiparare i repubblichini di Salò (un esercito irregolare, oltreché subordinato ai nazisti nei loro crimini) ai partigiani. Quindi, la battaglia, condotta con esito positivo nell’agosto 2011, per mantenere le festività civili, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, minacciate di essere soppresse con la manovra finanziaria del Governo. Nel 2014, dopo due anni di impegno, l’ANPI ottiene dal Governo tedesco atti di riparazione nei confronti delle vittime delle stragi nazifasciste del 1943-1945; mette in campo poi iniziative nazionali contro una irresponsabile riforma del Senato e contro una legge elettorale che, così come approvata dalla Camera, risulterebbe contraria alle aspettative dei cittadini in tema di rappresentatività e di diritti, nonché contraddittoria rispetto alle precise indicazioni della Corte Costituzionale. Da ultimo, va ricordata, nello stesso anno, la firma di un protocollo col MIUR (Ministero dell’università e della ricerca) per avviare iniziative di formazione alla cittadinanza attiva nelle scuole.
Il 2016 ha visto una straordinaria mobilitazione dell’intera Associazione per il No al referendum costituzionale. Nel 2017, a seguito delle dimissioni di Carlo Smuraglia, diviene Presidente nazionale ANPI Carla Nespolo, prima donna e non partigiana a ricoprire il ruolo. Il suo incarico è caratterizzato da una forte spinta operativa sui diritti umani, sul contrasto ai fascismi che porterà alla grande manifestazione nazionale del 2018 a Roma “Mai più fascismi mai più razzismi” e sulla memoria attiva per la quale grazie alla disponibilità di Gad Lerner e Laura Gnocchi verrà realizzato il Memoriale della Resistenza Italiana (www.noipartigiani.it). Dopo il decesso di Carla Nespolo avvenuto nel 2020 viene eletto Presidente Nazionale Gianfranco Pagliarulo il cui impegno è volto alla realizzazione di una grande unità nazionale antifascista per la piena attuazione della Costituzione. Il Congresso di Riccione conferma questa linea e, in particolare, il grande lavoro di affermazione del valore della pace nella tragica contingenza della guerra in Ucraina.
Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.
La Notizia.net è un quotidiano di informazione libera, imparziale ed indipendente che la nostra Redazione realizza senza condizionamenti di alcun tipo perché editore della testata è l’Associazione culturale “La Nuova Italia”, che opera senza fini di lucro con l’unico obiettivo della promozione della nostra Nazione, sostenuta dall’attenzione con cui ci seguono i nostri affezionati lettori, che ringraziamo di cuore per la loro vicinanza. La Notizia.net è il giornale online con notizie di attualità, cronaca, politica, bellezza, salute, cultura e sport. Il direttore della testata giornalistica è Lucia Mosca.
Roma, Fabrizio De SanctisSegreteria nazionale ANPI – “Non possiamo rimanere indifferenti davanti al caso di Ilaria Salis, detenuta in custodia cautelare in Ungheria e sottoposta a trattamenti incivili da quasi un anno, che versa in condizioni fisiche e psichiche insopportabili. Si proclama innocente per un reato minore – avrebbe provocato lesioni guaribili in 5 e 8 giorni -, per il quale rischia fino a 16 anni di detenzione, ma è costretta ad attendere la celebrazione del processo che dovrebbe finalmente iniziare a fine mese, il 24 gennaio.
Non sono state e non sono tuttora rispettate le più elementari misure di rispetto per la dignità umana e l’igiene personale, come si apprende dalla stampa: costretta a mangiare con le mani, con cimici, scarafaggi, topi in cella. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è limitato a generiche assicurazioni sul caso Ilaria Salis durante il question time. È lo stesso ministro che proprio venerdì,, nonostante il via libera della Cassazione, non ha concesso l’estradizione dall’Italia per l’Argentina di don Franco Reverberi, accusato di crimini contro l’umanità, tra i quali l’omicidio nel 1976 di José Guillermo Beron, e la presenza alle torture cui erano sottoposti i prigionieri durante gli anni della dittatura militare tra il 1976 e il 1983. Male l’Ungheria, ma male anche il ministro italiano. Il governo chieda urgentemente il ripristino del principio di legalità nei confronti del governo ungherese, già in passato condannato per trattamenti inumani e degradanti in violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e operi affinché, nel caso di condanna, venga immediatamente chiesta l’estradizione in Italia”
Fabrizio De Sanctis Segreteria nazionale ANPI
L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i suoi oltre 140.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese.
Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista. Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani.
Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord, venne costituita a Milano l’ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’ANPI: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow”, Cino Moscatelli e Guido Mosna.
Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’ANPI di Roma e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all’ANPI Nazionale. L’Associazione ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo. Mentre l’Associazione nazionale combattenti ebbe 8 consultori e quella dei mutilati e invalidi di guerra 4, all’ANPI ne furono assegnati 16, a conferma del prestigio di cui godeva. Erano così suddivisi: 3 socialisti, 3 democristiani, 3 liberali, 3 comunisti, 2 del Partito d’Azione, 1 del Partito democratico del lavoro e, infine, un consultore che non apparteneva a nessun partito. Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata. Tra questi:
– Restituire al Paese una piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo. – Valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani. – Far valere e tutelare il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione morale e materiale del Paese. – Promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per contribuire a lenire la disoccupazione.
In particolare questo ultimo punto fu realizzato grazie alla creazione, fin dal 1948, di Convitti-Scuola Rinascita che miravano a qualificare professionalmente giovani ex partigiani e orfani dei caduti.
Nel corso del primo Congresso del 1947 – dove fu nominato Presidente Nazionale Arrigo Boldrini “Bulow”, prima medaglia d’oro al V.M. della Resistenza, che resterà in carica fino al 2006 – venne ribadito l’impegno della Resistenza a consolidare le Istituzioni e in particolare fu sottolineato che l’antifascismo doveva essere inteso come lotta contro chi minacciava le libertà individuali, negava la giustizia sociale e discriminava i cittadini. Il Congresso registrò il favore di alte personalità politiche come Umberto Terracini e Palmiro Togliatti. Ma nel 1948 vennero avviate delle vere e proprie persecuzioni contro i partigiani che l’ANPI fronteggiò con vigore. Furono ben 830 i combattenti per la libertà che subirono processi. L’Associazione promosse allora dei Comitati di difesa dei valori della Resistenza con cui avviò una campagna nazionale di sostegno ai partigiani, chiedendo altresì lo scioglimento del neofascista MSI (Movimento sociale italiano) e il riconoscimento ufficiale del CVL come corpo appartenente alle Forze Armate. Questo riconoscimento giunse solamente nel 1958, con la legge 285, e fu un provvedimento di notevole importanza perché confermava e stabiliva definitivamente che la Resistenza, nel travagliato processo di Liberazione, era stata una preziosa comprimaria, responsabile e organizzata: un esercito, a tutti gli effetti.
Nel 1950 le persecuzioni cessarono e si poté continuare l’azione civile per cui i partigiani si erano associati. Col Congresso del 1952 l’ANPI – nella cui Presidenza onoraria figurava anche Sandro Pertini, carica che rivestì per vari decenni – ingaggiò una grande battaglia a favore della pace e contro il riarmo tedesco. Tanti e illustri gli interventi. Tra questi quello di Enrico Molè, Vice Presidente del Senato. Il 1952 è anche l’anno dell’inizio delle pubblicazioni del mensile Patria Indipendente, periodico ufficiale dell’Associazione, che negli anni ha costituito un validissimo punto di riferimento nazionale per la conoscenza della storia della Resistenza. Nelle pagine di questo giornale sono corse anche le vicende centrali dell’attualità del Paese. Un impegno importante è stato anche la valorizzazione del contributo delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione e, successivamente, alla garanzia dell’ordine democratico e alla salvaguardia della libertà nei Paesi di tutto il mondo.
Negli anni ‘60 è continuata l’attenzione dell’Associazione – con frequenti interventi e prese di posizione – a tutti i grandi temi nazionali e internazionali, che hanno coinvolto le istituzioni ed il vivere sociale. Da segnalare, tra le tante iniziative, la Conferenza del 9 marzo 1965 – indetta dall’ANPI – dal titolo “La solidarietà degli antifascisti italiani al popolo spagnolo in lotta per la libertà” contro il regime franchista e poi la celebrazione della “Giornata della donna nella Resistenza” intesa a valorizzare fortemente il ruolo prezioso delle partigiane nella lotta di Liberazione. L’avvio degli anni ’70 porta una notizia entusiasmante per l’ANPI e l’intero universo antifascista e democratico: la nomina a Capo di Stato Maggiore della Difesa del Generale Enzo Marchesi, ex partigiano.
Nel 1971, quindi, per il venticinquennale della Repubblica, l’Associazione diffuse un importante documento contenente un significativo riferimento alle Forze Armate. In un passaggio si dichiarava: “Le Forze Armate italiane oggi possono guardare l’avvenire con la certezza di rappresentare tutta la Nazione, tutte le forze democratiche nell’ambito della lealtà costituzionale, poiché esse sono e debbono essere al servizio non di una fazione, come accadde durante il fascismo, ma di tutto un popolo”.
Una grande battaglia che ha connotato e permeato la vita dell’ANPI in questi anni è stata quella contro il terrorismo. In un convegno, organizzato il 17 novembre 1977, la posizione fu netta: “I Partigiani, che hanno combattuto con le armi in pugno per sconfiggere il terrore fascista e nazista, per conquistare la pace, la libertà e la democrazia, esprimono tutta la loro esecrazione nei confronti di chi vigliaccamente colpisce inermi cittadini per seminare sgomento e rovesciare le Istituzioni conquistate con tanti sacrifici dal popolo italiano”.
Gli anni ’70 si chiudono con un avvenimento storico: l’elezione a Presidente della Repubblica, nel 1978, di Sandro Pertini, valoroso partigiano e membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI. C’e da dire che non poche furono le figure del mondo delle Istituzioni a svolgere ruoli di dirigenza all’interno dell’Associazione: ricordiamo per tutti, oltre al già citato Pertini, Ettore Gallo, Presidente della Corte Costituzionale dal 1991 al 1992, Lionello Levi Sandri, Commissario Europeo dal 1961 al 1970 e Presidente del Consiglio di Stato, Leonetto Amadei, Presidente della Corte Costituzionale dal 1979 al 1981 e Andrea Viglione, Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1975 al 1978. Gli anni ’80 si aprono per l’ANPI con la denuncia forte contro le malefatte della loggia P2 e il pernicioso intreccio tra terrorismo e mafia. E contro la corruzione politica. Scriveva proprio Leonetto Amadei in un editoriale pubblicato sul numero del 25 aprile 1983 di Patria Indipendente: “Ci si trova di fronte alla manifestazione di un tumore maligno che appesta e distrugge l’elemento principe per cui si ritiene valida e apprezzabile la guida di un Paese, vale a dire la fiducia verso chi conduce politicamente la collettività o la amministra in modo che appaia giovevole il mantenimento delle redini in quelle mani”. Il 1988 ha visto l’Associazione impegnata nella realizzazione di una grande manifestazione, alla presenza del Capo dello Stato Francesco Cossiga, in occasione del quarantesimo anniversario della Costituzione Repubblicana. Da segnalare inoltre il 4 e 5 marzo a Perugia il Convegno “Costituzione-Forze Armate” e lo speciale di Patria Indipendente – ripreso ed elogiato poi anche dalla Rivista Militare – sul 4 novembre, per la Giornata delle Forze Armate. In totale gli anni ’80 registrano ben 49.000 iniziative dell’ANPI.
Dal 1990 ad oggi, l’Associazione ha affrontato, con la solita e solida fedeltà alle Istituzioni democratiche nonché determinazione morale, le tante questioni nazionali che hanno caratterizzato questi due decenni. Da “Tangentopoli” alle offensive mafiose, alla grande battaglia contro i gravi tentativi di modifica della Carta Costituzionale, che portò all’esito vittorioso del referendum del 2006, fino alla dura opposizione nel 2009 al progetto di legge 1360 – poi bloccato – con cui il Governo intendeva equiparare i repubblichini di Salò (un esercito irregolare, oltreché subordinato ai nazisti nei loro crimini) ai partigiani. Quindi, la battaglia, condotta con esito positivo nell’agosto 2011, per mantenere le festività civili, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, minacciate di essere soppresse con la manovra finanziaria del Governo. Nel 2014, dopo due anni di impegno, l’ANPI ottiene dal Governo tedesco atti di riparazione nei confronti delle vittime delle stragi nazifasciste del 1943-1945; mette in campo poi iniziative nazionali contro una irresponsabile riforma del Senato e contro una legge elettorale che, così come approvata dalla Camera, risulterebbe contraria alle aspettative dei cittadini in tema di rappresentatività e di diritti, nonché contraddittoria rispetto alle precise indicazioni della Corte Costituzionale. Da ultimo, va ricordata, nello stesso anno, la firma di un protocollo col MIUR (Ministero dell’università e della ricerca) per avviare iniziative di formazione alla cittadinanza attiva nelle scuole.
Il 2016 ha visto una straordinaria mobilitazione dell’intera Associazione per il No al referendum costituzionale. Nel 2017, a seguito delle dimissioni di Carlo Smuraglia, diviene Presidente nazionale ANPI Carla Nespolo, prima donna e non partigiana a ricoprire il ruolo. Il suo incarico è caratterizzato da una forte spinta operativa sui diritti umani, sul contrasto ai fascismi che porterà alla grande manifestazione nazionale del 2018 a Roma “Mai più fascismi mai più razzismi” e sulla memoria attiva per la quale grazie alla disponibilità di Gad Lerner e Laura Gnocchi verrà realizzato il Memoriale della Resistenza Italiana (www.noipartigiani.it). Dopo il decesso di Carla Nespolo avvenuto nel 2020 viene eletto Presidente Nazionale Gianfranco Pagliarulo il cui impegno è volto alla realizzazione di una grande unità nazionale antifascista per la piena attuazione della Costituzione. Il Congresso di Riccione conferma questa linea e, in particolare, il grande lavoro di affermazione del valore della pace nella tragica contingenza della guerra in Ucraina.
Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.
La Notizia.net è un quotidiano di informazione libera, imparziale ed indipendente che la nostra Redazione realizza senza condizionamenti di alcun tipo perché editore della testata è l’Associazione culturale “La Nuova Italia”, che opera senza fini di lucro con l’unico obiettivo della promozione della nostra Nazione, sostenuta dall’attenzione con cui ci seguono i nostri affezionati lettori, che ringraziamo di cuore per la loro vicinanza. La Notizia.net è il giornale online con notizie di attualità, cronaca, politica, bellezza, salute, cultura e sport. Il direttore della testata giornalistica è Lucia Mosca.
Roma, 11 gennaio 2024– Congratulazioni alla neo presidente dell’ANPIprovinciale di Roma, Marina Pierlorenzi. Forte della sua competenza e del lavoro di diffusione dell’antifascismo, della Resistenza romana e in particolare del contributo delle donne al movimento della Resistenza in Italia, saprà raccogliere egregiamente il testimone di Fabrizio De Sanctis, presidente uscente, che ringrazio per il lavoro svolto negli otto anni della sua presidenza.A Marina Pierlorenzi auguri di buon lavoro, con la certezza che saprà interpretare al meglio il ruolo dell’Associazione in cui si riconoscono tutti coloro che hanno a cuore i valori dell’antifascismo, della libertà e della democrazia nel nostro Paese”. Così Miguel Gotor,assessore alla Cultura di Roma Capitale.
L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i suoi oltre 140.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese.
Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista. Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani.
Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord, venne costituita a Milano l’ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’ANPI: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow”, Cino Moscatelli e Guido Mosna.
Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’ANPI di Roma e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all’ANPI Nazionale. L’Associazione ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo. Mentre l’Associazione nazionale combattenti ebbe 8 consultori e quella dei mutilati e invalidi di guerra 4, all’ANPI ne furono assegnati 16, a conferma del prestigio di cui godeva. Erano così suddivisi: 3 socialisti, 3 democristiani, 3 liberali, 3 comunisti, 2 del Partito d’Azione, 1 del Partito democratico del lavoro e, infine, un consultore che non apparteneva a nessun partito. Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata. Tra questi:
– Restituire al Paese una piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo. – Valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani. – Far valere e tutelare il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione morale e materiale del Paese. – Promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per contribuire a lenire la disoccupazione.
In particolare questo ultimo punto fu realizzato grazie alla creazione, fin dal 1948, di Convitti-Scuola Rinascita che miravano a qualificare professionalmente giovani ex partigiani e orfani dei caduti.
Nel corso del primo Congresso del 1947 – dove fu nominato Presidente Nazionale Arrigo Boldrini “Bulow”, prima medaglia d’oro al V.M. della Resistenza, che resterà in carica fino al 2006 – venne ribadito l’impegno della Resistenza a consolidare le Istituzioni e in particolare fu sottolineato che l’antifascismo doveva essere inteso come lotta contro chi minacciava le libertà individuali, negava la giustizia sociale e discriminava i cittadini. Il Congresso registrò il favore di alte personalità politiche come Umberto Terracini e Palmiro Togliatti. Ma nel 1948 vennero avviate delle vere e proprie persecuzioni contro i partigiani che l’ANPI fronteggiò con vigore. Furono ben 830 i combattenti per la libertà che subirono processi. L’Associazione promosse allora dei Comitati di difesa dei valori della Resistenza con cui avviò una campagna nazionale di sostegno ai partigiani, chiedendo altresì lo scioglimento del neofascista MSI (Movimento sociale italiano) e il riconoscimento ufficiale del CVL come corpo appartenente alle Forze Armate. Questo riconoscimento giunse solamente nel 1958, con la legge 285, e fu un provvedimento di notevole importanza perché confermava e stabiliva definitivamente che la Resistenza, nel travagliato processo di Liberazione, era stata una preziosa comprimaria, responsabile e organizzata: un esercito, a tutti gli effetti.
Nel 1950 le persecuzioni cessarono e si poté continuare l’azione civile per cui i partigiani si erano associati. Col Congresso del 1952 l’ANPI – nella cui Presidenza onoraria figurava anche Sandro Pertini, carica che rivestì per vari decenni – ingaggiò una grande battaglia a favore della pace e contro il riarmo tedesco. Tanti e illustri gli interventi. Tra questi quello di Enrico Molè, Vice Presidente del Senato. Il 1952 è anche l’anno dell’inizio delle pubblicazioni del mensile Patria Indipendente, periodico ufficiale dell’Associazione, che negli anni ha costituito un validissimo punto di riferimento nazionale per la conoscenza della storia della Resistenza. Nelle pagine di questo giornale sono corse anche le vicende centrali dell’attualità del Paese. Un impegno importante è stato anche la valorizzazione del contributo delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione e, successivamente, alla garanzia dell’ordine democratico e alla salvaguardia della libertà nei Paesi di tutto il mondo.
Negli anni ‘60 è continuata l’attenzione dell’Associazione – con frequenti interventi e prese di posizione – a tutti i grandi temi nazionali e internazionali, che hanno coinvolto le istituzioni ed il vivere sociale. Da segnalare, tra le tante iniziative, la Conferenza del 9 marzo 1965 – indetta dall’ANPI – dal titolo “La solidarietà degli antifascisti italiani al popolo spagnolo in lotta per la libertà” contro il regime franchista e poi la celebrazione della “Giornata della donna nella Resistenza” intesa a valorizzare fortemente il ruolo prezioso delle partigiane nella lotta di Liberazione. L’avvio degli anni ’70 porta una notizia entusiasmante per l’ANPI e l’intero universo antifascista e democratico: la nomina a Capo di Stato Maggiore della Difesa del Generale Enzo Marchesi, ex partigiano.
Nel 1971, quindi, per il venticinquennale della Repubblica, l’Associazione diffuse un importante documento contenente un significativo riferimento alle Forze Armate. In un passaggio si dichiarava: “Le Forze Armate italiane oggi possono guardare l’avvenire con la certezza di rappresentare tutta la Nazione, tutte le forze democratiche nell’ambito della lealtà costituzionale, poiché esse sono e debbono essere al servizio non di una fazione, come accadde durante il fascismo, ma di tutto un popolo”.
Una grande battaglia che ha connotato e permeato la vita dell’ANPI in questi anni è stata quella contro il terrorismo. In un convegno, organizzato il 17 novembre 1977, la posizione fu netta: “I Partigiani, che hanno combattuto con le armi in pugno per sconfiggere il terrore fascista e nazista, per conquistare la pace, la libertà e la democrazia, esprimono tutta la loro esecrazione nei confronti di chi vigliaccamente colpisce inermi cittadini per seminare sgomento e rovesciare le Istituzioni conquistate con tanti sacrifici dal popolo italiano”.
Gli anni ’70 si chiudono con un avvenimento storico: l’elezione a Presidente della Repubblica, nel 1978, di Sandro Pertini, valoroso partigiano e membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI. C’e da dire che non poche furono le figure del mondo delle Istituzioni a svolgere ruoli di dirigenza all’interno dell’Associazione: ricordiamo per tutti, oltre al già citato Pertini, Ettore Gallo, Presidente della Corte Costituzionale dal 1991 al 1992, Lionello Levi Sandri, Commissario Europeo dal 1961 al 1970 e Presidente del Consiglio di Stato, Leonetto Amadei, Presidente della Corte Costituzionale dal 1979 al 1981 e Andrea Viglione, Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1975 al 1978. Gli anni ’80 si aprono per l’ANPI con la denuncia forte contro le malefatte della loggia P2 e il pernicioso intreccio tra terrorismo e mafia. E contro la corruzione politica. Scriveva proprio Leonetto Amadei in un editoriale pubblicato sul numero del 25 aprile 1983 di Patria Indipendente: “Ci si trova di fronte alla manifestazione di un tumore maligno che appesta e distrugge l’elemento principe per cui si ritiene valida e apprezzabile la guida di un Paese, vale a dire la fiducia verso chi conduce politicamente la collettività o la amministra in modo che appaia giovevole il mantenimento delle redini in quelle mani”. Il 1988 ha visto l’Associazione impegnata nella realizzazione di una grande manifestazione, alla presenza del Capo dello Stato Francesco Cossiga, in occasione del quarantesimo anniversario della Costituzione Repubblicana. Da segnalare inoltre il 4 e 5 marzo a Perugia il Convegno “Costituzione-Forze Armate” e lo speciale di Patria Indipendente – ripreso ed elogiato poi anche dalla Rivista Militare – sul 4 novembre, per la Giornata delle Forze Armate. In totale gli anni ’80 registrano ben 49.000 iniziative dell’ANPI.
Dal 1990 ad oggi, l’Associazione ha affrontato, con la solita e solida fedeltà alle Istituzioni democratiche nonché determinazione morale, le tante questioni nazionali che hanno caratterizzato questi due decenni. Da “Tangentopoli” alle offensive mafiose, alla grande battaglia contro i gravi tentativi di modifica della Carta Costituzionale, che portò all’esito vittorioso del referendum del 2006, fino alla dura opposizione nel 2009 al progetto di legge 1360 – poi bloccato – con cui il Governo intendeva equiparare i repubblichini di Salò (un esercito irregolare, oltreché subordinato ai nazisti nei loro crimini) ai partigiani. Quindi, la battaglia, condotta con esito positivo nell’agosto 2011, per mantenere le festività civili, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, minacciate di essere soppresse con la manovra finanziaria del Governo. Nel 2014, dopo due anni di impegno, l’ANPI ottiene dal Governo tedesco atti di riparazione nei confronti delle vittime delle stragi nazifasciste del 1943-1945; mette in campo poi iniziative nazionali contro una irresponsabile riforma del Senato e contro una legge elettorale che, così come approvata dalla Camera, risulterebbe contraria alle aspettative dei cittadini in tema di rappresentatività e di diritti, nonché contraddittoria rispetto alle precise indicazioni della Corte Costituzionale. Da ultimo, va ricordata, nello stesso anno, la firma di un protocollo col MIUR (Ministero dell’università e della ricerca) per avviare iniziative di formazione alla cittadinanza attiva nelle scuole.
Il 2016 ha visto una straordinaria mobilitazione dell’intera Associazione per il No al referendum costituzionale. Nel 2017, a seguito delle dimissioni di Carlo Smuraglia, diviene Presidente nazionale ANPI Carla Nespolo, prima donna e non partigiana a ricoprire il ruolo. Il suo incarico è caratterizzato da una forte spinta operativa sui diritti umani, sul contrasto ai fascismi che porterà alla grande manifestazione nazionale del 2018 a Roma “Mai più fascismi mai più razzismi” e sulla memoria attiva per la quale grazie alla disponibilità di Gad Lerner e Laura Gnocchi verrà realizzato il Memoriale della Resistenza Italiana (www.noipartigiani.it). Dopo il decesso di Carla Nespolo avvenuto nel 2020 viene eletto Presidente Nazionale Gianfranco Pagliarulo il cui impegno è volto alla realizzazione di una grande unità nazionale antifascista per la piena attuazione della Costituzione. Il Congresso di Riccione conferma questa linea e, in particolare, il grande lavoro di affermazione del valore della pace nella tragica contingenza della guerra in Ucraina.
Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.
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Si svolgerà il 19 gennaio 2024 alle ore 18 presso il Centro Culturale Adelante di Via Rimini 10 a Ladispoli l’incontro con l’ANPIdal titolo “Fermate la strage! La situazione umanitaria a Gaza”.
Interverranno: Fabrizio De Sanctis – ANPI Nazionale, Youssef Salman – Associazione Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese, Vera Pegna – attivista e scrittrice, Modera Angelo Colone – presidente della sez. ANPI Ladispoli – Cerveteri, Eventuali domande dei presenti ai relatori. La sezione ANPI di Ladispoli e Cerveteri “Domenico Santi” organizza un incontro per aggiornare i cittadini sulla situazione umanitaria a Gaza e chiedere, anche nel nostro piccolo, che cessi il massacro di civili “Ribadendo la ferma condanna per l’azione criminale di Hamas – si legge nella nota diffusa – già espressa dai nostri organismi a tutti i livelli fin dai fatti dell’8 ottobre scorso, non possiamo che condividere anche la ferma condanna della spropositata punizione collettiva messa in atto nei confronti dell’intero popolo palestinese, incompatibile con qualsiasi richiamo al diritto di difesa dello Stato di Israele, con i diritti umani, con le norme del diritto internazionale e con le stesse leggi internazionali di guerra.
Accogliendo l’invito espresso dalla presidenza del provinciale di Roma aderiamo alla campagna SOS GAZA, per la raccolta di fondi da destinare alla Mezzaluna Rossa palestinese per la quale ci adopereremo. È invitata la cittadinanza, le forze politiche e sindacali e le associazioni del territorio.
Per chi volesse versare autonomamente la propria offerta ci sono 3 modalità sotto descritte, altrimenti è possibile versare l’offerta direttamente il 19 all’iniziativa.
Il direttivo della sezione ANPI di Ladispoli e Cerveteri “Domenico Santi”
BOLLETTINO di conto corrente postale n. 62237201 intestato alla: Associazione Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese, con la causale “SOS GAZA”
2- Postagiro online dal proprio conto Bancoposta al conto Bancoposta n. 62237201
3- Bonifico bancario, dalla propria banca, specificando il codice IBAN: IT69D0760103200000062237201
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“Il dibattito sui fatti diAcca Larenziaha un unico grande potenziale: richiamarci tutti, indistintamente dal proprio colore politico, a non alimentare un clima di odio e tensione le cui conseguenze hanno già lasciato, in passato nella nostra Storia, ferite ancora oggi vivide nella memoria collettiva. Per questo rivolgo di nuovo il mio appello al Presidente della Regione, Rocca, all’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, a tutte le forze politiche e agli uffici competenti, affinché possa essere calendarizzata e approvata al più presto la proposta di legge, depositata lo scorso aprile, per inserire espressamente nello Statuto regionale il riferimento alla Resistenza e all’Antifascismo quali valori fondanti della nostra democrazia e della nascita della Repubblica italiana. Facciamo di questo momento un’opportunità per ricompattare gli animi su questi valori imprescindibili portando il dibattito all’interno delle sedi istituzionali e direzionarlo verso un obiettivo comune. Questa è la vittoria della democrazia”.Così la , consigliera regionale Pd del Lazio,Eleonora Mattia, prima firmataria della proposta di legge per l’inserimento dei riferimenti alla Resistenza e all’Antifascismo nello Statuto regionale.
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Roma 09 dicembre 2024—Giovanni Barbera (PRC):”La seconda carica dello Stato ci regala un’altra delle sue perle di saggezza. Questa volta proprio sui saluti romani, visto che Ignazio La Russa, invece di dissociarsi, senza se e senza ma, da quei gesti nostalgici, pone la questione che tale saluto possa essere lecito se esibito durante la commemorazione di camerati morti, quasi a voler giustificare la vergognosa parata neofascista di via Acca Larentia, a Roma. E’ evidente a tutti che la seconda carica dello Stato proprio non ce la fa a prendere le distanze da quel mondo da cui proviene. Il problema è che questo signore, avendo giurato su una Costituzione antifascista e rappresentando la seconda carica di un Repubblica nata dalla Resistenza, avrebbe dovuto condannare a priori qualsiasi manifestazione che potesse anche lontanamente rievocare il fascismo, vecchio e nuovo, e non appigliarsi vergognosamente ad una discutibile e contraddittoria
sentenza della Cassazione del 2018 che già allora era in netto contrasto con la pregressa e consolidata giurisprudenza espressa dalla stessa Corte in materia. E’ anche un problema di sensibilità istituzionale che La Russa purtroppo ha difficoltà a comprendere. Questo tipo di dichiarazioni espresse da chi dovrebbe rappresentare la nostre istituzioni repubblicane assumono un carattere quasi eversivo e non vanno assolutamente sottovalutate, anche perché la destra al governo del Paese si sta apprestando ad assestare una poderosa spallata alla nostra Costituzione con il progetto del premierato e dell’autonomia differenziata. Controriforme che modificheranno la natura della nostra Repubblica in senso contrario a quei valori che animarono i nostri padri costituenti nel gettare le fondamenta della nostra democrazia. Inutile nascondere il fatto che siamo fortemente preoccupati per la deriva che sta assumendo il nostro Paese”. E’ quanto dichiara Giovanni Barbera, membro del comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista.
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L’ANPIMarsica (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), in accordo con il Comune di Capistrello e nell’ambito degli organismi dell’Associazione “I 33 Martiri di Capistrello”, ha deciso di tenere un incontro domani, 9 gennaio 2024, “per valutare le iniziative da assumere in relazione a fatti avvenuti in occasione della manifestazione del 5 gennaio 2024 nella festa dell’Epifania per i bambini – si legge in una nota diffusa dai dirigenti dell’Anpi Marsica Augusto Di Bastiano e Giovanni D’Amico -, che ledono gravemente la dolorosa storia e la cultura democratica ed antifascista dell’intera comunità di Capistrello”.
I “33 MARTIRI DI CAPISTRELLO”–I DIECI GIORNI PIU’ TRISTI DELLA MIA VITA
Perché i giovani sappiano e gli anziani non dimentichino Antonio Rosini
Sintesi (1) di quanto è stato da me già pubblicato nei libri“Otto Mesi di Ferro e Fuoco” e “Giustizia Negata”, nel 1994 e nel 1998.
In quel fine Maggio e inizio Giugno del 1944, a causa degli ultimi massicci bombardamenti aerei, la quasi totalità dei cittadini di Avezzano, che non avevano trovato rifugio nei paesi limitrofi, si rifugiarono in località il Parco. Le famiglie contadine, come la mia , costruirono baracche di tavole, con tetto di tegole, nelle numerose fosse lasciate dalle cave di pietra che erano state aperte per la ricostruzione di Avezzano dopo il terremoto, gli altri cittadini, non dediti all’agricoltura, si rifugiarono nella Grotta di Ciccio Felice, in condizioni igieniche, dentro e fuori la grotta, irraccontabili. I tedeschi rastrellavano tutti gli uomini validi e il bestiame. Il 2 Giugno, a pochi metri dalla nostra baracca, veniva ucciso Carlo Zaurrini. Questo episodio indusse molti ad andare in montagna, con pecore, vacche, equini, ecc. Mio zio Luigi, reduce della prima guerra mondiale, cercò di dissuadere i fratelli e gli altri dall’andare, perché raggrupparsi era più pericoloso che nascondersi singolarmente, ma non fu ascoltato. Mio padre con 700 lire, che dovevano servire per la nascita di mia sorella, nascoste in una tasca cucita nelle mutande, andò con suo fratello Alfonso, possessore di una vacca.
Con loro, nella località dove si riunirono, c’erano anche tre prigionieri dell’Esercito inglese, di nazionalità indiana, di pelle scura.(2) Costoro erano stati nascosti per molti mesi nell’abitazione di Barbara Bisciotti vedova del Rosso, fornaia, nell’attuale via Genova di Avezzano. I militari non furono fucilati e dal campo di prigionia scrissero una lettera per informare dell’accaduto. La lettera purtroppo è andata distrutta per l’incendio del locale che il figlio della Bisciotti, Giuseppe, adoperava anche per la rimessa della sua moto. Furono giorni di terribile ansia. Tutti temevano per la sorte dei nostri congiunti rifugiatisi in montagna di cui non avevamo nessuna notizia. Gli “anziani” (meno che cinquantenni!), subodoravano quanto poteva essere accaduto, ma non allarmavano, tanto che noi continuavamo la vita normale di quei giorni: mio fratello Giovanni era andato a sfoltire le barbabietole con Giovanni Di Benedetto; mio fratello Ugo, di 12 anni, gironzolando per la campagna, da via Nuova aveva riportato, un po’ sulle spalle, un po’ tirandosela dietro con un fil di ferro, una grossa testa di vacca; io, con mia cugina Caterina, ero andato a piedi a strada 36 di Trasacco ad un mulino ad acqua, a macinare una coppa (11 Kg) di grano.
Dovevamo pur mangiare, eravamo 7 figli con mia madre partoriente! Mia sorella Fiorenza accudiva mia madre. Quel giorno, quando da strada 46 risalii all’Incile, stavano arrivando i liberatori neozelandesi, la gente era fuori, davanti le case, festosa. Notai però che al mio passaggio, le persone che mi conoscevano bene, sommessamente e pietosamente mi indicavano. Intuii allora quello che poteva essere accaduto. Arrivato alla baracca con mio Zio Luigi, mio fratello Giovanni (16 anni) e mia sorella Fiorenza (18 anni) ci dividemmo i compiti: loro tre si avviarono con altre persone, per lo più donne, oltre il Monte Salviano, io da solo, ovviamente scalzo, come gli altri, mi incamminai verso la montagna di Luco, montagna che conoscevo bene, dove andavamo spesso a raccogliere la legna. Non molto lontano mi trovai in una valletta, simile ad una conca, con diametro sui cento metri, dove notai la presenza di attrezzi per fare il formaggio. Andai verso sud e chiesi ad un contadino un pò d’acqua ed un pezzo di pane. Tornai al Parco e assistetti ad una scena sconvolgente che ancora, dopo ormai tanti anni, mi rimane impressa. Le persone che scendevano avevano trovato i morti. Dal piano la montagna che si innalza per circa 300 metri appariva lussureggiante, i vari colori si riflettevano su una base verde dominante. Le vesti di tanti colori delle decine di persone che scendevano contribuivano a formare un singolare quadro “arcobaleno”: tutto ciò strideva violentemente con il pianto ed i singhiozzi strazianti che rimbombavano nel piano e ai quali si univano quelli delle persone in attesa.
Ormai sapevamo, della strage. Dovemmo quindi provvedere alle gravose e dolorose incombenze pratiche non senza preoccuparci anche di confortare il dolore delle persone che ci stavano accanto: mia madre, mio Zio che aveva perso due fratelli, le mie cugine che non avevano fratelli. Riandammo tutti nella fossa di Capistrello. Stavano Tutti nella buca, meno Giacomo Cerasani, trent’anni, che era fuggito e fu freddato proprio davanti alla porta della Stazione, dal lato dei binari, dove giaceva bocconi. Tutti furono uccisi con il colpo alla nuca (3).
Si procedette a togliere le salme dalla fossa, che venivano distese nei dintorni, coperte con le frasche dei pioppi della strada Nazionale, strappate da Domenico Forsinetti, classe 1923, che aveva perso nella fossa il fratello di 13 anni e lo zio di 40. Mio padre fu subito individuato per la fibbia della cinta dei pantaloni e per l’allacciatura delle scarpe (Foto 1). Lo spettacolo era orripilante, erano già trascorsi 5 giorni dall’uccisione e, dopo aver tolto i primi corpi, ci si trovò di fronte a salme in parte decomposte e la fossa era diventata una pozza di sangue, di acqua e di carne umana.
La salma di Tiburzi Giovanni, che con poche precauzioni fu trasportata a spalla con una barella di fortuna dal fratello Luigi e da altra persona, forse fu la causa dell’infezione che provocò la morte dello stesso Luigi di lì a poco. Nel frattempo, mentre io aiutavo a fare le frasche e con altri rimanevo di “guardia” ai morti, mio zio Luigi e mio fratello Giovanni con il nostro carretto andavano ad Avezzano, dove, nelle case bombardate di via Marruvio, si procurarono le tavole per fare due bare; mentre mia sorella andava al Cimitero di Avezzano per scavare due fosse.
Tornati mio zio e mio fratello, anch’io raggiunsi mia sorella al Cimitero, dove, nonostante il mio apporto, non riuscimmo a scavare granché perché il terreno era molto duro. Fummo soccorsi da un giovanotto generoso, Pasquale di Nunzio, che ci sostituì e con grande energia scavò la fossa. Il giorno dopo nella località Parco non era rimasto nessuno, solo la nostra famiglia, perché nel frattempo era nata mia sorella, l’ottava figlia dei miei genitori. Furono poi un fratello di mia madre, zio Amedeo, e altri volenterosi da Corcumello a smontare la baracca e a ricostruirla nel nostro sito di Avezzano, consentendoci di tornare in città.
La strage colpì tutta la popolazione e il Parroco della Parrocchia di S. Giovanni di Avezzano, Don Giovanni Valente (Foto 2), il rione della maggior parte delle vittime, indicò nel suo testamento di voler essere seppellito nella tomba dei martiri di Capistrello nel Cimitero di Avezzano (4) . Per l’eccidio di Capistrello, le autorità giudiziarie italiane non hanno voluto indagare. Il sottoscritto, insieme al Sindaco di Capistrello Marcello Venditti (Foto 3), il 23 dicembre 1993 (5), si è recato a Monaco di Baviera ad incontrare un ex caporale, nel frattempo fattosi prete cattolico (Foto 4). Poi, con un secondo viaggio in Germania a Colonia, ho incontrato, fotografato e interrogato un altro Ufficiale tedesco (Foto 5).
Successivamente ho rintracciato in Canada un ex stalliere del comando tedesco in Capistrello. Per provocare una serie indagine mi sono autoquerelato, ho avuto corrispondenza con varie Procure della Repubblica Federale Tedesca, ho fornito una quantità enorme di notizie alle autorità giudiziarie italiane e tedesche ma non si è ottenuto niente: tutti i possibili colpevoli da me segnalati sono andati ad interrogarli dopo la loro morte. L’unico, all’epoca in vita, il prete di Monaco, non è stato mai interrogato. In data 25 gennaio 2001, La Procura Militare di Roma (Foto 6) ha concluso l’inchiesta con “archiviazione provvisoria”. La verità è che non si è voluto fare quanto era possibile e necessario per scoprire la verità e punire gli eventuali colpevoli. Bibliografia (1) “Otto mesi di Ferro e Fuoco”, pag. 122; (2) “Giustizia Negata”, pag. 26 e 27; (3)Le ossa ed i teschi sono conservati in cassette di zinco nel sacrario dei Martiri nel Cimitero di Avezzano e furono fotografati da Guido Tacconella, Corso G. Marconi – Avezzano,vedi anche “Giustizia Negata”pag 167; (4) “Otto mesi di Ferro e Fuoco”, pag. 171; (5) “Giustizia.Negata”, pagg. 21 e 183.
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