Campagna Romana

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Roma -Municipio XIII-Castel di Guido -Prima della Storia: “il Paleolitico”

Roma -Municipio XIII–Castel di Guido -Prima della Storia “il Paleolitico”-In questa Ottava Campagna di scavo sono stati scoperchiati 70 mq della superficie frequentata dall’Uomo durante il Paleolitico inferiore ed i risultati conseguiti sostanzialmente non modificano quanto era stato notato in precedenza.-(Atti Soc. Tosc. Sci.Nat.,Mem.,Seria A,95 (1988)-

Castel di Guido- Ottava Campagna di scavo-Biffacciali in osso(1/2 grandezza naturale)

Abstract – The eight excavation at the Palaeolithic site 01 Castel di Guido. This excavation brought to light 70 p/m of an area which was frequented by human beings during the Lower Palaeolithic. The results of such an excavation do not alter what was previously pointed aut.

Key words – Acheulean industry, Lower Palaeolithic, Middle Pleistocene fauna, Latium.

Castel di Guido- Ottava Campagna di scavo-Biffacciali in osso(1/2 grandezza naturale)

Nel mese di settembre del 1988 ha avuto luogo l’ottava campagna di scavo nella stazione del paleolitico inferiore sita a Castel di Guido, a circa venti km da Roma sulla Via Aurelia. Hanno preso parte a questa campagna di scavo il tecnico del Dipartimento di Scienze Archeologiche Ivano Bigini, una decina di studenti dell’Università di Pisa e di Roma, alcuni membri dell’Archeo-Club pisano e il geologo Dott. Giovanni Boschian.

Si è proceduto con gli operai ad asportare, su un’area di 70 mq, il deposito a tufite in direzione della presumibile testata della vallecola, tufite che copriva per circa un metro di spessore la superficie di calpestio dell’uomo del paleolitico inferiore. Questa tufite, nella campagna precedente non era stata asportata con i mezzi meccanici perché conteneva parte di almeno due carcasse di elefante antico, i cui resti erano disposti caoticamente, generalmente in posi-zione inclinata ; si rinvennero pure alcune zanne che con un’estremità arrivavano a contatto con la formazione a sabbia che costituisce, come noto, il piano di calpestio dei cacciatori del paleolitico inferiore.Lungo la zona situata alla base della parete est del deposito era- no presenti numerosi grossi clasti di tufo a scorie nere, alcuni giacenti direttamente sulla sabbia, al di sopra di uno stradello di tufite  e infine alcuni sovrapposti. Questo fatto lascia adito all’ipotesi che l’alto morfologico naturale non debba distare molto dalla superficie di scavo ed inoltre dopo la formazione della valle per sgretolamento in diversi momenti del tufo, si sia avuta la deposizione di detti clasti sino alla copertura del deposito con la tufite la quale avrebbe trascinato gli ultimi frammenti di tufo che troviamo sovrapposti. In questa parte dello scavo vi sono scarsi i reperti lasciati dall’uomo che, pur giacendo direttamente sopra la sabbia, erano contenuti in una formazione di circa cinque cm di spessore, costituita da sabbie più o meno “ferrettizzate” e da minuti clasti lacustri, condizione di giacitura questa, per la quale si potrebbero anche avanzare alcune ipotesi. Allo stato attuale della ricerca preferisco, però, attendere lo scoperchiamento completo dell’alto sul lato est, che certamente porterà dati utili per l’interpretazione di questa situazione caotica rispetto alla regolare sedimentazione che si nota nella parte centrale e comunque distante dai due alti morfo- logici che delimitano ad est e ad ovest la vallecola. La superficie a sabbia presenta una lieve inclinazione, che era già stata notata nella campagna precedente (MALLEGNI et alii, 1986), da sud verso nord- est dove si nota una faglia inversa che ha determinato uno scalino di circa venti cm nella formazione a sabbia.

I dati emersi da questa ottava campagna di scavo nulla aggiungono, di nuovo, a quanto era stato rilevato con gli scavi del 1985 in merito al meccanismo di deposizione dei resti lasciati dall’uomo e precisamente «l’aspetto del giacimento quale noi lo conosciamo è in realtà l’assetto finale risultato di una dinamica evolutiva dipendente da un processo erosivo differenziale continuato; questo ha mantenuto esiguo lo spessore del giacimento asportando i materiali più sottili, sabbiosi, distruggendone altri, e provocando magari a più riprese il disseppellimento degli oggetti più grossolani. Questo processo avrebbe avuto come risultato una sorta di «compressione» dello spessore del giacimento: oggetti cronologicamente differenti, anche se culturalmente omogenei, verrebbero oggi a trovarsi affiancati; si potrebbe così spiegare la grande variabilità nell’aspetto superficiale»(PITTI et alii, 1986). Infatti, come già si è detto nelle precedenti Comunicazioni, (LONGO et alii, 1981; FORNACIARI et alii, 1982; PITTI et ahi, 1983, 1984, 1986; RADMILLI, 1985), spesso si rinvengono nei frammenti ossei e negli strumenti ricavati da osso caratteri superficiali completamente diversi che vanno da una patina molto fresca ad una patina che denota un alto grado di alterazione chimica. È verisimile, però, che l’alterazione chimica sia soprattutto dovuta al “percolato”, nel tempo, delle acque che attraversarono la tufite che ricoprì la superficie frequentata dall’uomo, anziché al fattore tempo, perché anche se non siamo in grado di valutare quanto a lungo la valle sia stata un luogo, seppure stagionale, di sosta dei cacciatori paleolitici è, altresì ,probabile che questo sito non sia stato frequentato per millenni.

Le caratteristiche fisiche superficiali degli oggetti avevano fatto dubitare, inizialmente, della loro posizione in sito, quindi, si è avuto il modo di accertare, data la vasta area finora scavata, che i reperti, siano essi manufatti o frammenti ossei, sono depositati direttamente sulla formazione a sabbia, cioè sulla superficie di calpestio dei cacciatori del paleolitico inferiore, che hanno una posizione orizzontale, in alcuni casi le ossa sono in connessione anatomica. Inoltre è molto significativo il fatto che ,spesso, gli strumenti ed i ciottoli calcarei sono stati rinvenuti in un’area ristretta. L’assenza degli scarti di lavorazione viene a documentare, come già si è detto (RADMILLI, 1985),che siamo in presenza di una stazione usata dai cacciatori paleolitici come luogo per la macellazione degli animali e ciò, fra l’altro, si rileva da alcune ossa che presentano i caratteristici segni dovuti alla macellazione, oltre al fatto che, per la posizione che occupavano nell’animale vivente, le ossa finora rinvenute vengono a documentare una selezione, ad opera dell’uomo, di parti dell’animale abbattuto che, staccate dal corpo, venivano portate nell’«accampamento».

Questa situazione, si capisce, non esclude la possibilità che alcune delle ossa provengano dalla tufite soprastante che aveva trascinato quanto rinveniva nel suo movimento, ivi compresi i resti ossei ed i manufatti, culturalmente omogenei a quelli della nostra stazione, che erano presenti sulla superficie soprastante la nostra valle. Infatti, anche se con una percentuale minima (2%) (controllabile perché su di ogni reperto è stato posto un segno distintivo della sua giacitura) la posizione verticale o inclinata, la giacitura seppure su un sottile velo di tufite di alcune ossa e manufatti, la posizione di alcune zanne di elefante che furono trovate al di sopra di alcune ossa più piccole direttamente a contatto con la sabbia, sono tutte prove della provenienza di alcuni oggetti dalla tufite.

Ma da questa situazione al dire, com’è stato detto agli studenti da un mio amico geologo “Quaternarista”, che la tufite è paragonabile alla pasta di una torta nella quale i pinoli vanno sempre a fondo (non i pinoli, in realtà, ma l’uvetta) e pertanto non si tratta di una giacitura primaria dei reperti poggianti sulla formazione a sabbia, bensì della loro provenienza dalla tufite è se non altro azzardato, perché il nostro geologo «ghiottone» visitò lo scavo quando i reperti erano stati asportati e pertanto non ha avuto il modo di accertare le condizioni della loro giacitura, ché ,altrimenti, avrebbe certamente emesso un altro giudizio, non lasciando, così, nell’incertezza alcuni studenti e purtroppo anche alcuni dei miei collaboratori.

Lo scavo ha restituito cinquecento settantuno reperti tra frammenti ossei e manufatti e questi ultimi costituiscono il 10% sul totale degli oggetti rinvenuti. Le ossa appartengono in prevalenza ad un elefante antico, quindi, al bove primigenio, al cavallo ed a rari cervi, cioè a specie la cui presenza, con le stesse percentuali, era stata notata già nelle precedenti campagne di scavo. I reperti provenienti dalla tufite sono rappresentati, per la loro caratteristica deposizione, da due zanne di elefante, da un frammento di cranio e una mandibola ,sempre di elefante, da due frammenti ossei di Bos e da tre manufatti. Tutti gli altri oggetti sono in sito.

Nella categoria degli strumenti sono presenti manufatti su calcare selcioso, su selce, questi ultimi generalmente di piccole e piccolissime dimensioni quali un bifacciale di selce il cui asse maggiore è di 4,4 cm, e su osso. Per la lavorazione degli strumenti su osso venivano usati “scheggioni” staccati da ossa lunghe di elefante ed in due bifacciali il tallone laterale presenta le tipiche caratteristiche della tecnica del distacco di tipo clactoniano. Quest’anno sono stati rinvenuti cinque bifacciali, di cui quattro con patina fresca, ed il quinto con superficie alterata per azione chimica. Mentre nei bifacciali su osso, che erano stati rinvenuti nelle precedenti campagne di scavo, era sempre presente il tallone conservato, quest’anno, invece, due esemplari presentano il tallone asportato mediante distacco di schegge ed in tutte e cinque gli esemplari la lavorazione conferisce loro un profilo lievemente sinuoso (Fig. 3). Abbiamo così ancora una volta la prova che per avere una conoscenza quanto più vicina alla realtà sulle caratteristiche della tipologia e della tecnologia dei manufatti necessita scavare su un’area quanto più vasta possibile. I bifacciali finora rinvenuti a Castel di Guido, sia quelli su osso, che quelli su calcare selcioso rientrerebbero, per la tecnica di lavorazione, nell’acheuleano medio ma oggi noi sappiamo, soprattutto dopo lo studio dell’industria acheuleana di Torre in Pietra come per la distinzione in acheuleano antico, medio e superiore o evoluto non siano sufficienti le sole caratteristiche tecnologiche e tipologiche, perché proprio a Torre in Pietra sono stati trovati associati bifacciali che per la loro tecnica di lavorazione apparterrebbero sia all’acheuleano medio che a quello superiore.

Fra gli strumenti ossei sono presenti alcuni che hanno un ritocco molto scadente lungo uno dei margini e alcuni esemplari confermano il distacco delle schegge dalla diafisi mediante la tecnica clactoniana. Nell’industria litica, oltre ai consueti ciottoli non lavo- rati, alcuni di siltite, e quindi in cattivo stato di conservazione, sono stati trovati una ventina di strumenti ricavati da piccoli ciottoli, per la cui definizione tipologica mi sembra necessario sia opportuno ultimare lo scavo e avere così una visione completa di questa «micro industria» che sappiamo accompagnare i “macro strumenti” in alcune industrie del paleolitico inferiore. Sono stati, inoltre, rinvenuti alcuni ciottoli rotti a metà lungo l’asse minore, un chopper, un chop – ping tool, quattro ciottoli con ritocco lungo un margine ed un bifacciale su calcare selcioso. Un altro esemplare proviene dalla tufite soprastante . Anche quest’anno, come nelle campagne precedenti, alcuni brevi tratti della superficie di calpestio erano privi di reperti ed il significato di questa assenza probabilmente si potrà conoscere a scavo e studio ultimati.

BIBLIOGRAFIA

RADMILLI A.M., MALLEGNI F., LONG a E., MARIANI R. (1980) – Reperto umano con industria acheuleana rinvenuto presso Roma.Atti Soc. Tosc. Se. Nat., Mem.,Ser. A, 86, 203-214.

LONG a E., PITTI C., RADMILLI A.M. (1981) – Prima campagna di scavo nella stazione del paleolitico inferiore a Castel di Guido presso Roma.Atti Soc. Tosc. Se. Nat., Mem.,S e r . A, 87, 443-449.

FORNACIARI G., MALLEGNI F., PITTI C., RADMILLI A.M. (1982) – Seconda campagna di sca- vo nella stazione del paleolitico inferiore a Castel di Guido presso Roma.Atti Soc. Tosc. Se. Nat., Mem.,Ser. A, 88, 287-301.

PITTI C., RADMILLI A.M. (1983) – Terza campagna di scavo nella stazione del paleolitico inferiore a Castel di Guido presso Roma.Atti Soc. Tosc. Se. Nat., Mem.,Ser. A, 89, 179-187.

MALLEGNI F., MARIANI-COSTANTINI R., FORNACIARI G., LONGO E., GIACOBINI G., RAOMILLI A.M. (1983) – New european fossi! hominid material from an acheulean site near Rome (Castel di Guido).Am. lour. Phys. Anthrop.,62, 263-274.

PITTI C., RAOMILLI A.M. (1984) – Quarta campagna di scavo nella stazione del Paleoliti- co inferiore a Castel di Guido presso Roma.Atti Soc. Tosc. SCoNat., Mem.,Ser. A, 90, 319-325 .

PITTI C., RAOMILLI A.M. (1984a) – La stazione del Paleolitico inferiore a Castel di Guido presso Roma.Atti XXIV Riun. Sco 1st. It. Preist. Protostoria, Lazio8-11ottobre1982, 119-129.

RAOMILLI A.M. (1985) – Quinta campagna di scavo nella stazione del Paleolitico inferio- re a Castel di Guido presso Roma.Atti Soc. Tosc. SCo Nat., Mem.,Ser. A, 91, 369-375 .

PITTI C., RAOMILLI A.M. (1986) – Sesta campagna di scavo nella stazione del Paleolitico inferiore a Castel di Guido presso Roma.Atti Soc. Tosc. SCo Nat., Mem.,Ser. A, 92, 339-350.

MALLEGNI F., RAOMILLI A.M. (1987) – Settima campagna di scavo nella stazione del Paleolitico inferiore a Castel di Guido presso Roma.Atti Soc. Tosc. SCoNat., Mem.,Ser. A, 93, 235-251.

MALLEGNI F., RAOMILLI A.M. (1988) – Human temporal bone from the lower Palaeolithic site of Castel di Guido, near Rome, Italy.Am. lourn. Phys. Anthrop.,76, 175-) 82.

(ms. preso il15dicembre1988;ult. bozze il31dicembre 1988)

Ricerca Bibliografica , documentazione e trascrizione a cura di Franco Leggeri –

Franco Leggeri-Direttore Editoriale dei Quaderni della Campagna Romana

La nostra Redazione si impegna a portare alla luce le ingiustizie della nostra società, inclusa la difficile situazione di Castel di Guido. E’ fondamentale che le storie di queste Comunità vengano raccontate, affinché tutti possano comprendere le sfide che affrontano ogni giorno. Grazie al supporto dei nostri lettori, possiamo continuare a fare la differenza

E’ essenziale che la voce di chi vive a Castel di Guido venga amplificata attraverso i suoi articoli e le sue analisi.Continueremo a combattere per i diritti dei cittadini di Castel di Guido, affinché la loro lotta diventi un faro di speranza per tutti coloro che si trovano in situazioni simili.

Castel di Guido, un borgo tra storia e Campagna Romana

Castel di Guidoè una storica località dell’Agro Romano, nel territorio di Roma, immersa in un paesaggio rurale caratterizzato da campi, boschi e antichi casali. Il suo nome è legato al castello medievale sorto nell’area, testimonianza di un passato in cui il territorio rappresentava un importante punto di collegamento e presidio lungo le antiche vie che conducevano verso il litorale.

Il borgo conserva ancora oggi un’atmosfera profondamente legata allacampagna romana, lontana dal ritmo della metropoli. Tra gli elementi di maggiore interesse spicca lachiesa medievale dello Spirito  Santo, che rappresenta uno dei luoghi simbolo della comunità locale e custodisce la memoria storica e religiosa del borgo.

Il territorio circostante è caratterizzato da una significativa presenza naturalistica e agricola, con ampie aree verdi che contribuiscono a conservare l’identità dell’anticoAgro Romano.

Castel di Guidorappresenta così un’interessante realtà in cuistoria, natura e tradizione ruraleconvivono a pochi chilometri dal cuore di Roma, offrendo uno scorcio autentico di quella campagna romana che per secoli ha caratterizzato il paesaggio della Capitale.

Franco Leggeri Direttore Editoriale dei Quaderni della Campagna Romana

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Roma Municipio XIII-Torre dell’Acqua Fredda-Fotoreportage di Franco Leggeri

Roma Municipio XIII- Fotoreportage di Franco Leggeri-La Torre di Acquafredda si trova sulla VIA omonima al civ. 88/a è sita all’interno dell’omonimo ParcoIl nome di Acquafredda (fundus Aque frigidule) si legge per la prima volta in una bolla del 1176 di Papa Alessandro III che conferisce questa tenuta ai monaci di San Pancrazio. Il nome deriva dal torrente Algidon, ora Acquafredda, che affluisce nel fiume Magliana. La Torre fu costruita nel XIII secolo sui resti di una villa romana. Nel secolo XVI, quando il possedimento era affittato a Giovanni Consolo da Rognano, la torre fu inglobata in un casale.

La Torre ha pianta rettangolare, i muri sono costruiti con pietre di selce miste a spezzoni di marmo. La parte superiore è stata modificata in epoca moderna, come si può desumere dal tetto inclinato. Nella tenuta di Acquafredda, come narra lo storico latino Procopio nel Bellum Gothicum, Totila, il re dei Goti, eresse qui nel 547 d.C. il suo accampamento, prima di attaccare Roma.

Nella tenuta Acquafredda la presenza dell´uomo risale alla Preistoria. Molto probabilmente vi è stata la presenza degli Etruschi: si sta infatti studiando una grotta che, presumibilmente, è una tomba rupestre ipogea. La grotta scavata nel tufo ed è costituita da un camerone iniziale, sorretto da un grande pilastro di tufo, da cui parte un lungo corridoio, ai cui lati si aprono a coppia, in forma simmetrica, quattro cappelle laterali. I contadini la chiamano semplicemente  la “grotta”, ma la struttura è quella di una tomba etrusca del VII secolo a.C.

LA TESTIMONIANZA DI PROCOPIO


Secondo una teoria abbastanza diffusa, nel 547 re Totila avrebbe stanziato le truppe gotiche nei pressi della zona oggi conosciuta come Acquafredda (non lontano dal km 10 dell’Aurelia), nel corso delle operazioni per togliere Roma ai bizantini. L’ipotesi è fondata sul brano della Guerra Gotica di Procopio di Cesarea (libro III, 22-23) in cui si narra di quando Totila minacciò di radere al suolo Roma come ritorsione per la sconfitta subita in Lucania. Com’è noto, per evitare questa sventura, il generale bizantino Belisario scrisse a Totila una famosa lettera (che riportiamo per intero nella sezione di Letteratura),che ebbe il felice esito di far demordere Totila dal suo proposito. A quel punto il re goto – o perché irretito dalle parole di Belisario o perché non aveva mai avuto la volontà reale di dare seguito alle minacce ventilate – decise non di attaccare direttamente Roma, bensì di limitarsi a impedire gli approvvigionamenti di viveri provenienti da Portus; per perseguire tale obiettivo, fece dunque accampare il proprio esercito in una località che Procopio chiama Algido (Αλγηδών), ovvero gelido. Giuseppe Tomassetti, sulla scorta di un suggerimento di Carlo Busiri, ritenne dunque che Algidon indicasse proprio (sotto forma di traduzione in greco)  la tenuta d’Acquafredda, che trae il nome dal fosso omonimo che sgorga lì nei pressi a una temperatura piuttosto bassa

LA TESTIMONIANZA DI GREGORIO MAGNO

L’intuizione potrebbe in effetti essere giusta, se non fosse che Gregorio Magno (Dialogorum Libri IV, III, 11) scrisse che Totila pose il proprio accampamento ad locum qui ab octavo hujus urbis milliario Merulis dicitur. Noi sappiamo per certo che Campo Merlo (Campo Merule) in realtà non si trova lungo l’Aurelia, bensì sulla Portuense, subito dopo la tenuta della Muratella in direzione di Ponte Galeria, nei pressi del punto in cui il Tevere disegna un sinuoso meandro. Va sottolineato che il brano di Gregorio Magno è ignorato da chi pone l’accampamento nella Tenuta di Acquafredda, mentre è preso in considerazione dal Gregorovius, che però non cita il passo di Procopio (saltiamo a pie’ pari chi poi – anche di recente! – ha incautamente posto l’accampamento gotico sui Colli Albani). Vero è che Gregorio Magno scrive mezzo secolo dopo gli avvenimenti narrati e vero è che il tema trattato (un miracolo avvenuto nel campo gotico) non rassicura affatto sulla veridicità del racconto, però la citazione toponomastica è troppo ben circostanziata per non tenerne conto. Inoltre un aspetto che né il Tommasetti, né gli studiosi che hanno fatto propria la sua ipotesi sembrano aver considerato è  che strategicamente non aveva molto senso posizionare le truppe sull’Aurelia per bloccare i rifornimenti da Portus, dato che da qui il modo più rapido e comodo per raggiungere Roma era o la Portuense (soprattutto nella sua diramazione bassa, corrispondente all’attuale via della Magliana) o la navigazione del fiume (magari risalendo la corrente con la tecnica dell’alaggio).

IL FOSSO DI ACQUAFREDDA

In realtà non è detto che Gregorio e Procopio siano in contraddizione. È infatti possibile che lo storico palestinese non intendesse indicare con Algido una località specifica, bensì volesse semplicemente dire che le truppe gotiche si stanziarono in un punto – non meglio specificato – lambito dall’Algido inteso sic et simpliciter come corso d’acqua. In verità, quello che noi chiamiamo Fosso di Acquafredda è in realtà parte integrante di un complesso bacino idrico di circa 18 km che ha inizio con il nome di Fosso della Palmarola (dalla zona da cui sgorga, nei pressi della borgata Ottavia); dopo circa due chilometri riceve un affluente da sinistra (il Fosso della Polledrana) e a valle della confluenza assume il nome di Fosso della Maglianella; dopo circa 8 chilometri, riceve infine il Fosso dell’Acquafredda: a valle della confluenza il rivo assume il nome di Fosso della Magliana. Ora, va osservato che il Fosso della Magliana (oggi purtroppo noto per essere il fosso più inquinato del Comune di Roma) è affluente del Tevere e vi confluisce giusto nei pressi del Campo Merlo.

A questo punto non soltanto non è illegittimo identificare l’Algido procopiano con il fosso di Acquafredda e con la sua diretta continuazione (l’attuale Fosso della Magliana), ma anzi possiamo far concordare le testimonianze di Procopio e di Gregorio Magno individuando il luogo dell’accampamento gotico in un’area prossima alle foce del Fosso della Magliana, non lontano da dove oggi sorge il rinascimentale Castello della Magliana; come può facilmente desumersi osservando la Mappa della Campagna Romana di Eufrosino della Volpaia (1547), si tratta di una zona di grande valore dal punto di vista strategico, che ben si accordava all’obiettivo bellico che il re Totila si era prefisso.

Riserva Naturale della Tenuta di Acquafredda

La Riserva è costituita da 249 ettari interamente di proprietà privata.
È possibile accedervi solo accompagnati da personale incaricato dall’Ente gestore.

Antico possedimento dei monaci di S. Pancrazio come risulta da una bolla papale del 1176, dove per la prima volta compare il toponimo Acquafredda. In epoca romana la zona era attraversata dalla via Cornelia, che collegava Roma a Cerveteri, ed era caratterizzata dalla presenza di numerose ville rustiche. Sui resti di una di queste ville è stata costruita in epoca medievale laTorre dell’Acquafredda, una delle tante torri di avvistamento che popolano la campagna romana. L’area presenta ampi pianori, incisi dalle valli dei due fossi, utilizzati a scopi agricoli. La riserva deve il suo nome alle fresche acque del Fosso della Magliana, dove si fermò il re dei Goti Totila nell’anno 547, quando conquistò Roma. L’area fa parte dell’ecosistema Ponte Galeria-Arrone, situato nel settore nord-ovest della città. La valle è fiancheggiata da numerose piccole valli che si aprono su sedimenti di sabbia, argilla e tufo.

La Riserva è stata istituita nel 1997; la sua area è compresa tra via Aurelia e via Boccea, e tra il fosso di Montespaccato e il fosso dell’Acquafredda. Nella Riserva sono state censite 60 specie di piante erbacee, tra le quali molte officinali. Il suolo fertile ospita una vegetazione molto varia: sughere, olmi, equiseti, rosa canina, ginestre, cardi e orchidee. L’area comprende pregevoli tenute agricole, dove alcuni casali ospitano ancora famiglie di agricoltori. Nelle formazioni a salici e canneti vivono uccelli tipici degli ambienti umidi, come la folaga, la gallinella d’acqua, l’usignolo di fiume e il pendolino. La fauna è costituita da mammiferi come la volpe, la talpa, il riccio e l’istrice; tra i rettili sono presenti il ramarro, la biscia, il biacco, il cervone e il frustone. Numerosi gli uccelli, tra i quali sono da segnalare la poiana, l’airone cinerino e la beccaccia. In alcune sorgenti sono stati segnalati anche il granchio e il gambero di fiume, indicatori di acque pulite.

Fonte e bibliografia-Franco Leggeri- Monografia TORRI SEGNALETICHE –TORRI SARACENE- della Campagna Romana Edizione DEA SABINa- Giuseppe e Francesco Tomassetti -LA CAMPAGNA ROMANA- sito web WWW.ABCVOX.INFO-Il Suburbio di Roma-GAR-XVIII Circoscrizione – Associazione SestoAcuto-TENUTA DELL’ACQUAFREDDA- MURA LEONINE- INVASIONI BARBARE- Thomas Ashby-Biblioteche private-Biblioteca Nazionale-Fonti e Memorie-dell’Agro Romano- Catasto di Pio VI-

Franco Leggeri -Direttore dei Quaderni della Campagna Romana

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La Campagna Romana nelle tempere e nei pastelli di Giulio Aristide Sartorio

La Campagna Romana nelle tempere e nei pastelli di Giulio Aristide Sartorio,Articolo e ricerche a cura di Franco Leggeri-le foto in B/N sono originali del 1906 –Quaderni della Campagna Romana-Man mano che la via Appia scende nelle paludi un silenzio innaturale comincia a gravare sul paesaggio . I canti si affievoliscono , non si sentono grida di gioia, ma solo l’indefesso zirlio delle cicale e un gracidare assordante . Qualche bifolco , qualche contadino , qualche buttero giallo di febbre vi fanno un triste saluto . Pian piano si scoprono tra le canne dei lustri sospetti: è l’acqua stagnante … Nei rari casali , nelle povere osterie, vi salutano uomini dall’aspetto fraterno , ma come scaturiti dal passato. Paiono di una stirpe che non è morta mai ; le loro facce sembrano lavorate come i ruderi della Campagna e su di esse si leggono i sacrifici secolari. La via Appia procede così per miglia e miglia, attraverso un paese sospetto , ricco di pascoli , di macchie, ma silenzioso . Gli archi della strada superano i canali fangosi nei quali si vedono i bufali immobili, mentre rari guizzi accusano i pesci. Qualche famiglia di pescatori ha costruito le capanne sulle palizzate e vive come gli uomini primitivi fabbricando le stuoie e le nasse. Sembra di essere catapultati in un paesaggio arretrato nei secoli; sembra d’essere in una specie di Stige e la nostra vita civile

.Questo paesaggio e questa vita –triste, solenne, straordinariamente caratteristica- il Sartorio delinea con tocchi rapidi e suggestivi in una conferenza su Terracina e traduce da tempo in piccole tempere e pastelli.

Giulio Aristide Sartorio , uscito da una famiglia d’artisti imbevuti di classicismo e che consideravano , quindi, il paesaggio come manifestazione artistica di scarsa importanza, non si dedicò sin dai primi anni agli studi che poi ha privilegiato. Fino alla Gorgone e alla Diana Efesina il Sartorio fu sotto l’influenza deli insegnamenti paterni e deve al pittore Francesco Paolo Michetti il primo impulso verso questi nuovi orizzonti.

Nell’Esposizione parigina del 1889 un suo quadro – I figli di Caino- fu premiato con una medaglia d’oro; e in questa occasione egli si recò , insieme al Michetti, alla Mostra di Parigi.

L’amore e la conoscenza profonda che il Michetti aveva per i paesisti francesi del ‘30 gli rivelarono tutto un mondo quasi ignoto, lo appassionarono per una manifestazione artistica da lui prima poco stimata. Ed a Francavilla a Mare, subito dopo Parigi , segnò con i pastelli del suo grande amico le prime impressioni di paese. Venuto a Roma, trovò nell’amicizia di due nobili illustratori della Campagna Romana- il Carlandi e il Calemann- stimolo costante a che l’improvvisa rivelazione non impallidisse. E il Carlandi e il Colemann gli furono guida nelle prime escursioni attraverso l’Agro Romano: anzi fra loro tre si fermò il progetto di una illustrazione completa di esso; progetto che, purtroppo, pare abbandonato. Ed ora ben pochi conoscono come il Sartorio le segrete bellezze e le ardenti emozioni che può offrire a chi la contempli con anima candida e fervente l’interminata desolazione della Campagna Romana. Finora il Sartorio, sotto l’aspetto assai cospicuo di paesista, era stato conosciuto frammentariamente- quasi si potrebbe dire saggiato- nelle mostre di Venezia, di Roma, di Milano. Nel febbraio, però, sono state esposte a Londra settantatrè opere – metà tempere, metà pastelli- fra nuove e vecchie sensazioni paesistiche di lui, sì che la mostra offre la visione completa di quel che il Sartorio rappresenta non solo come paesista, ma anche come interprete di una regione nello svolgimento dell’Arte moderna. A Roma, nel salone Corrodi, si è tenuta la prova generale del grande spettacolo londinese: e artisti, amatori, studiosi, giornalisti sono accorsi: e in tutti era profondo il convincimento che il Sartorio fosse il vero multiforme poeta della Campagna Romana e che la mostra odierna avesse una significazione e una organicità profonda che la rendeva un avvenimento artistico affatto insolito. Bisognava vedere, infatti, quale tenace legame spirituale collegava tutte queste Opere così varie di soggetto, di sentimento, di tecnica e come il loro intimo valore d’arte si intensificasse e si accendesse nel dispiegamento magnifico! La semplicità aristocratica e originale del taglio – rarissima perché segno di una personalità squisita-;la varietà dei momenti colti e la tecnica varia e sensibilissima con cui son resi ; la finezza e la intensità del sentimento onde son tutti materiali; la suggestiva magia evocatrice che li anima pareva che si avvivasse e si ampliasse in una vita più ricca e più ardente.

Il Sartorio mantiene nel suo spirito una spiccata propensione per il mondo classico di cui egli ha una conoscenza straordinaria per un artista e perciò predilige quei luoghi della Campagna Romana avvolti nei veli fantasiosi delle leggende oppure onusti di memorie. Così si spiega il gran numero di quadri nei quali egli canta Terracina e il Circeo. E’ il mare di Omero e di Virgilio e-scrive il Sartorio nella conferenza citata- :”i navigli a vela che oggi lo solcano potrebbero essere le navi di Giasone, di Ulisse, di Enea, di Augusto, di Genserico; potrebbero essere flotte che portarono la Poesia , l’Arte, la Guerra, la conquista, la distruzione: pare che noi stessi abbiamo vissute tutte le vicissitudini antiche.” Circe, l’incantatrice di Colchide, ebbe nella regione il suo regno fatale: e il suo spirito sembra che aleggi ancora sul mare azzurro , sulle azzurre lenee dei monti , sulle rovine dei Templi, sugli stagni putridi e mortali . Una solenne atmosfera di silenzio circonfonde Terracina squallida , chiusa tragicamente nella luce del suo passato, quando i traffici ed il commercio urgevano, quando gli eroi turbinavano intorno, quando l’arte risplendeva nel tempio di Anxur che prometteva al suo popolo la giovinezza eterna e in molti altri Templi e Fori e Basiliche e case. L barcgìhe pescherecce sotto al Circeo con le vele tessute di luce . gonfie e veloci sulla solenne distesa del mare azzurrissimo nella violenza del sole sembrano quelle che passarono innanzi l’isola a vele spiegate una notte remota tra il ruggire dei leoni incatenati e l’ululare dei lupi, mentre Odisseo era tenuto prigioniero nel palazzo incantato di Circe. I bufali pigri, fangosi, dagli occhi iniettati di sangue che triano una pesante carrozza presso Terracina, guazzando in mezzo all’acqua, sembrano veramente quelli abbandonati dalle torme unne di Genserico nella loro partenza precipitosa. Altri bufali lenti e grevi tirano un carro dalle enormi ruote ai monti Ausoni di linea sobria e sdegnosa, interrotta dal Pesco montano, una rupe a foggia di torre sporgente dal Tirreno come faro ciclopico. Esso fu tagliato sotto il primo impero perché contenesse, la quale solo colà toccava il mare ed era un punto strategico guardato dal presidio romano chiuso nel Castrum che circondava il tempio di Anxur. Sul davanti del quadro il terriccio melmoso si affloscia ed affonda . L’ampio paesaggio sembra fasciato in tedio profondo , in un silenzio pauroso ed il carro ed i bufali ed i conducenti sembrano silenziose apparizioni fantastiche. Ancora altri bufali affogati nel fango , con le teste torte in alto , ansanti, guardati da due butteri monumentali, selvaggi ruderi di una remota età eroica. Desolazione epica domina anche nelle rovine del porto di Trajano, ora pozzanghera in cui guazzano i bufali, ma un tempo rifugio ricco di vele e di grida che vide partire verso l’Africa gran parte del bottino di Genserico. E’ un arco di terra melmosa cui sono attaccati ancora gli anelli per le navi e al di là di essa si stende sconfinato il mare, rompendosi in spuma sulla terra superstite ch’esso ogni dì più incalza e sopprime. L’organismo coloristico è squisito : i toni aurati iridescenti delle nuvole pendule sul mare si fondono mirabilmente con quelli oscuri e sordi dell’acqua opaca e della terra che scoscende , rilevati dalla massa azzurra del monte e dalla macchia rossa della casetta che si erge a destra . Molti di questi finissimi quadri si fan notare , oltre che per la loro significazione sempre profonda , per la raffinata seduzione del colore. Vi è una tempera – L’aratura a Foro Appio- che è tutta una delicata sinfonia di toni gialli nell’immensità triste del piano, nelle figure dell’uomo e dei buoi, atomi perduti nello spazio. Un’altra tempera –Nel lago di Nemi, sotto villa Cesarini- in cui attraverso un incrocio fantastico di olmi e platani s’intravvede il cielo roseo sorridente sulle masse azzurrine dei monti, è un accordo finissimo di giallo, verde , rosso , azzurro. Nell’Aratura con i bufali è il roseo chiarore dei monti che anima il paesaggio illuminandolo di un sorriso infinito di pace e di gioia, mentre un lungo convoglio di bufali immani passa con andatura lenta grave come nell’eternità del tempo. Fini illustrazioni ha anche Ostia. Una tempera che ritrae un piccolo cimitero settecentesco , il cui modesto ingresso è fiancheggiato da due colonne joniche, ornamento forse di qualche villa romana, è una visione di una semplicità e di una signorilità più che squisita, resa con magnifica nitidezza e rilievo, animata da un occhieggiare vivace di papaveri che squillano nella chiara luminosità diffusa sulla campagna. E’, come tante cose del Sartorio, una cosa fatta di niente, ma piena di freschezza e di aristocratica distinzione. Guardate il Pagliaio così morbido, tagliato finemente sull’orizzonte luminosissimo, perlaceo per lo sfolgorare del sole. Guardate lo studio di Tor di Quinto: una semplicissima linea di colline su cui si arrampicano curve le pecore, tutta soffusa di una tristezza e di una poesia infinita. Il Sartotio ha la virtù dei grandi artisti, quella di innalzare ad espressione di arte le forme più umili   della vita e della natura, di essere sempre semplice ed originale insieme, di animare come per incantesimo perfino manifestazioni d’arte strascinate per tutte le mostre e tutte le botteghe. Vuol rendere le rovine dei monumenti romani e non fa né la veduta, né la cartolina illustrata. Le colonne superstiti del Teatro di Ostia sembrano membra sparse, ma ancora viventi, di un organismo già vibrante e pare che anelino all’alto agili e fulgide; le rovine delle Terme antoniniane , quadro di fattura finissima, sembrano penetrare in ogni pietra, in ogni linea di una vita profonda e anche gli acquedotti hanno una grandiosità altera, solenne di voci remote che li rende una vera e grande evocazione di vita fuggente nei secoli. Le paludi e il Litorale pontino sono evocati in alcuni quadretti che sono i migliori della serie, specie quello rappresentante un armento di bufali che attraversa un ponte di pietra, il cui riflesso rossastro anima l’acqua appena increspata e, più ancora, quel lembo di litorale , vero capolavoro, in cui è reso possentemente l’infinito del mare e quel senso di timoroso stupore, di tristezza, di annichilimento che esso produce e che la tenue vita delle pecore beventi intensifica. Delle illustrazioni di Tivoli è assai fine quella che ritrae una cascata, ora scomparsa, scendere rumorosa e fresca tra rigogliose siepi verdi, e le due rive dell’Aniene , eleganti nella loro pace un po’ triste, fresche di ombre animatrici. Di Castel Fusano si vede lo Stagno del Levante , immobile, triste, armonia di toni verdi, e il viale del coniglio, grandioso, in cui le masse brune dei pini ondeggianti  staccano sopra il cielo diafano che appare a tratti tra esilità dei rami. La pineta di Sant’Anastasia è resa in due aspetti diversissimi- una volta oasi perduta in una desolazione immensa, affondata in un orizzonte torbido, chiuso da una monotona linea di monti- un’altra come parco signorile racchiudente una casetta candidissima: una visione gaia, fresca, aristocratica. Molti altri quadri ritraggono svariati aspetti della Campagna Romana. La strada attraverso la selva laurentina, oltre a rivelare una straordinaria abilità tecnica , è altamente suggestiva per lo sfondo misterioso, per la immobilità quasi esanime degli alberi e delle erbe che sembrano forme di una vita lontana. Di morbidezza squisita e finissima di chiaroscuro è la Raccolta del fieno. Più fine e possente il Temporale sulla via Cassia bianca di polvere, su cui rotolano con grave incedere carri tirati da bufali. L’appesantimento dell’aria , l’attenuazione dei colori pel filtrare lieve del sole, l’aspettazione misteriosa e raccolta che si diffonde sugli uomini e sulle cose insieme a una tristezza profonda fanno apparire imminente l’abbattersi della bufera. L’Aratura di settembre in una sterminata e desolata campagna chiusa da monti assume una grandiosità sovrannaturale come se fosse una funzione sacra. Assai delicata è la Pastorale, pervasa di una tristezza elegiaca che si effonde non solo dal volto accasciato del suonatore gonfio e lacero, ma anche da quel rudero-voce d’altri tempi- staccante sul piano erboso e dalla squallida distesa interminata avvolta in una luminosità diffusa. Epica è la Sera nella Campagna Romana per il rossore tragico che avvolge come di un velo di nebbia il desolato piano erboso, le pecore strette l’una all’altra, timidamente. Certi grandi quadri hanno raggiunto una vita straordinaria, riprodotti in piccole dimensioni. Così quello già a Venezia in cui si vedono le pecore disposte a semicerchio come per un misterioso rito sotto il tenue chiarore roseo dell’estremo crepuscolo, mentre la luna rosseggia pallida e incerta dietro i vapori : pare che un silenzio argentino circonfonda ogni cosa ; pare che un infinito senso di poesia da ogni cosa emani. Così da Tonnara , esposta a Milano nel 1906, che appare più intensa nell’azione, più armonica nella costruzione , più accordata nel colore. La pittura , con questi lavori, il Sartorio ha superbamente rappresentato e descritto la Campagna Romana.

Biografia di Giulio Aristide Sartorio.

Allievo prima del padre e poi dell’Accademia di San Luca fece i suoi primi passi all’insegna del fortunismo alla moda con quadi in costume settecentesco o comunque contrassegnati dalla pennellata virtuoso e dalla tematica facilmente leggibile. Nel 1883 inviò all’Esposizione di Belle Arti di Roma Dum Romae consulitur morbus imperat ovvero Malaria (opera dispersa), potente dipinto neo caravaggesco di denuncia sociale. Nel 1889 vinse la medaglia d’oro a Parigi con I figli di Caino e si avvicinò a Francesco paolo Michetti, da cui derivò l’amore per il pastello e per il paesaggio. Contemporaneamente alla frequentazione di In Arte Libertas realizza il trittico Le Vergini Savie e Le Vergini Folli per il conte Gegè Primoli, opera intrisa di umori neo bizantini. Un passo successivo fu il dittico Diana d’Efeso e gli Schiavi e La Gorgone e gli Eroi – vera e propria summa della sua stagione simbolista e delle sue riflessioni sull’arte – opera che alla Biennale di Venezia del 1899 ottenne l’acquisto statale per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Tra il 1908 e il 1912 realizzò l’intero fregio per la nuova aula del Parlamento mettendo a punto un nuovo linguaggio per la decorazione ambientale dove si coniugava il classicismo michelangiolesco con la propria sigla inconfondibile. Allo stesso periodo risale la partecipazione al gruppo dei XXV della Campagna Romana, con il quale perlustrò tutti gli amati dintorni di Roma riportandone i segni distintivi in procinto di essere cambiati per sempre dal progresso. Nel 1915 partì volontario per la guerra che documentò con una serie di lavori di straordinaria modernità caratterizzati da tagli fotografici arditi e da contrasti cromatici d’effetto. Negli anni ’20 compì una serie di viaggi in Oriente e Sud America grazie ai quali realizzò una serie straordinaria di opere contraddistinte dall’immediatezza del reportage dal vivo. L’ultimo periodo si dedicò a ritrarre la famiglia Fregene mettendo a punto un’innovativa pittura di luce post impressionista di straordinaria modernità. Morì nel 1932 a Roma durante la progettazione della decorazione del Duomo di Messina. Biografia: Nasce a Roma l’11 febbraio 1860, il nonno Girolamo e il padre Raffaele, entrambi scultori, lo avviano all’arte. Frequenta i corsi di Francesco Podesti all’Istituto di Belle Arti. 1877-79 Si mantiene realizzando soggetti alla moda neo settecenteschi e neo pompeiani sulla scia del successo di Mariano Fortuny. Si reca a Napoli dove conosce Domenico Morelli. 1883 Partecipa all’Esposizione internazionale di Roma con Malaria (Dum Romae consulitur morbus imperat). 1884 Visita a Parigi il Salon e attraverso Vittorio Corcos viene in contatto con l’ambiente degli artisti italiani ivi operanti. 1885 Lavora come illustratore per la “Cronaca Bizantina” di Angelo Sommaruga, che lo presenta a Gabriele D’Annunzio. 1886 Stringe amicizia con Francesco Paolo Michetti ed Edoardo Scarfoglio e viene in contatto con il gruppo di artisti di “In Arte Libertas” legati a Nino Costa. Prende parte all’editio picta dell’Isaotta Guttadauro di D’Annunzio. 1889 Ottiene la medaglia d’oro all’Esposizione universale di Parigi con I figli di Caino (1887-89). Durante l’estate soggiorna con D’Annunzio a Francavilla ospite di Michetti, che lo introduce alla tecnica del pastello e alla pittura di paesaggio. 1890 Frequenta il salotto del conte Giuseppe Primoli, che gli commissiona il trittico Vergini savie e vergini folli (Roma, Galleria comunale d’arte moderna). Espone per la prima volta con il gruppo “In Arte Libertas”. 1893 Si reca in Inghilterra per studiare le opere dei preraffaelliti e conosce a Londra William Morris. In una tappa a Parigi visita nuovamente il Salon. Invia da Parigi e Londra articoli sull’arte europea alla “Nuova Rassegna”. 1895 Espone alla I Biennale di Venezia, cui sarà presente con assiduità. 1896-99 Insegna pittura alla Scuola d’arte di Weimar su invito del granduca Carlo Alessandro di Sassonia. Si accosta al simbolismo tedesco e compie studi di animali nel giardino zoologico di Weimar. 1899 La III Biennale di Venezia gli dedica una sala personale, in cui espone il dittico Diana d’Efeso e Gorgone e gli eroi (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna). 1901 È nominato membro dell’Accademia di San Luca. Sposa Giulia Bonn. 1903 Nasce la figlia Angiola. 1904 È tra i fondatori del gruppo dei XXV della Campagna romana. 1905 Giulia Bonn rientra a Francoforte portando con sé la figlia. Pubblica il romanzo Roma Carrus Navalis – favola contemporanea. 1906 Partecipa all’Esposizione di Milano per l’apertura del traforo del Sempione con il Fregio del Lazio, poi suddiviso in diversi pannelli. 1907 Decora il salone centrale della Biennale di Venezia con il ciclo allegorico La Luce, Le Tenebre, L’Amore e la Morte (Venezia, Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro). 1908-12 Realizza il fregio decorativo della nuova aula del Parlamento italiano progettata da Ernesto Basile. 1914 Espone all’XI Biennale di Venezia. 1914-15 Allo scoppio della prima guerra mondiale si arruola come volontario con il grado di sottotenente di cavalleria. Ferito e catturato a Lucino sull’Isonzo è trattenuto nel campo di prigionia di Mauthausen, da cui viene liberato diversi mesi dopo grazie all’intercessione di papa Benedetto XV. Torna al fronte dove dipinge scene di guerra. 1917 Pubblica Tre novelle a perdita. 1919 Sposa l’attrice Marga Sevilla, con cui vive nella villa Horti Galateae. Dirige la moglie nel film Il mistero di Galatea. Si reca in Egitto per realizzare il ritratto di re Fuad I e visita Palestina, Libano e Siria. Il 14 settembre nasce la figlia Lidia. 1919-21 Collabora la casa di produzione cinematografica Triumphalis, firmando il soggetto di Clemente VII e il sacco di Roma e dirigendo il San Giorgio. 1921 Espone alla Galleria Pesaro. 1922 Pubblica il poema illustrato Sibilla e lo scritto teorico Flores et Humus. 1923 Il 23 novembre nasce il figlio Lucio. 1924 Effettua il periplo dell’America Latina a bordo della Regia Nave Italia. 1929 Si imbarca sulla nave militare italiana Caio Duilio per una crociera nel Mediterraneo. 1930-32 Lavora alla decorazione musiva del nuovo Duomo di Messina. 1932 Muore il 2 ottobre e viene sepolto nella chiesa di San Sebastiano fuori le mura.

Articolo e ricerche a cura di Franco Leggeri-Direttore Editoriale dei Quaderni della Campagna Romana-le foto in B/N sono originali del 1906

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Roma-Settembre a Testaccio Estate 2026

Roma-Un intero mese di musica dal vivo, comicità, cinema, incontri e grandi appuntamenti popolari per accompagnare la Capitale verso la fine dell’estate. Dal 1° al 27 settembre 2026 prosegue, negli spazi della Città dell’Altra Economia,Testaccio Estate, la manifestazione che trasforma uno dei quartieri più vivaci di Roma in un grande luogo di incontro a cielo aperto.

Dalla sperimentazione musicale dei Quintorigo al pop-rap dei Gemelli DiVersi, dai Santi Francesi a Dargen D’Amico, passando per Murubutu, Bambole di Pezza, Management del Dolore Post-Operatorio e Alborosie: il programma di settembre attraversa linguaggi, generazioni e generi differenti, alternando concerti, stand-up comedy, cinema, talk e dj set.Tre gli appuntamenti che scandiranno il mese: dal 6 al 13 settembre TERRA!, la Festa nazionale di Alleanza Verdi e Sinistra; dal 16 al 20 settembre la quinta edizione dell’Oktoberfest di Roma; dal 24 al 27 settembre Magna Roma, il festival dedicato alla cucina capitolina.

Si parte martedì 1° settembre con Scena, che porta sul palco Alessandro Cognini, giovane stand-up comedian capace di raccontare con ironia e sarcasmo ansie, precarietà, relazioni e contraddizioni della generazione dei trentenni. Mercoledì 2 settembre prosegue la rassegna Cinema sotto le stelle, mentre giovedì 3 settembre arrivano i Quintorigo, formazione nata in Romagna nel 1996 con un progetto musicale fuori dagli schemi, nel quale jazz, rock, pop e sperimentazione si incontrano attraverso voce, sax, violino, violoncello e contrabbasso. Vincitori del Premio Tenco per la migliore opera prima con Rospo, i Quintorigo hanno costruito negli anni un linguaggio originale, spingendo gli strumenti acustici verso sonorità potenti e imprevedibili.

Da domenica 6 a domenica 13 settembre la Città dell’Altra Economia ospita TERRA!, la terza Festa nazionale di Alleanza Verdi e Sinistra: otto giorni a ingresso gratuito tra musica, spettacoli, incontri e dibattiti, con appuntamenti pomeridiani e serali. Domenica 6 settembre la manifestazione si apre alle ore 18.00 con la presentazione della mostra HeArt of Gaza, insieme a Elena Grandi e Mimmo Caporusso. Seguono il monologo di Cathy La Torre dedicato alle donne della Resistenza e il dibattito Tax the Rich, che vedrà tra i protagonisti Jeremy Corbyn ed Emiliano Brancaccio. La musica sarà affidata alle Bambole di Pezza, precedute da Lotta, con il dj set conclusivo di Dj Turbolenta. Lunedì 7 settembre, nello Spazio Tlon, Don Luigi Ciotti, Ilaria Cucchi e Mimmo Lucano si confronteranno sui temi dei diritti e delle responsabilità, mentre Francesca Albanese interverrà sul risveglio collettivo. In serata saliranno sul palco I Santi Francesi, con l’apertura di Etta Di Marco e il dj set di La Reina del Fomento. Martedì 8 settembre si parlerà di energia nucleare, intelligenza artificiale e futuro, mentre il dibattito Prima le idee riunirà Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli. In serata spazio alla comicità di Chiara Becchimanzi e MammAdimerda, seguite dal dj set di La Reina del Fomento. Mercoledì 9 settembre sono in programma, tra gli altri, gli incontri Democrazia fragile, con Maria Elena Boschi e Riccardo Magi, e Sblocca stipendi, con Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri. Sul palco musicale arriveranno Matteo Alieno e il Management del Dolore Post-Operatorio, preceduti da Margò. Giovedì 10 settembre Murubutu e Celeste Costantino discuteranno di adolescenza e rapporto con gli schermi, mentre il fisico e Premio Nobel Giorgio Parisi interverrà sui cambiamenti climatici. La serata proseguirà con Heresiana, Murubutu, Kento, Mad Simon e 1989. con Dj Fuzzten, fino alla chiusura affidata a Pietro Morello. Venerdì 11 settembre Dargen D’Amico sarà protagonista sia dell’incontro La passione non paga l’affitto, insieme a Franco Mari, sia del concerto serale, aperto da Andera. Tra gli appuntamenti anche La natura non è uno sparatutto con Giobbe Covatta; chiude la notte il dj set di Muccassassina. Sabato 12 settembre, dopo gli incontri dedicati alla fuga dei cervelli e al disarmo, con ospiti tra cui Leoluca Orlando e Domenico Quirico, la musica sarà quella dei Si! Boom! Voilà!, preceduti da Allerta!, e di Borghetta Stile, con le incursioni poetiche di GIULIANO Logos e Gea. Domenica 13 settembre il gran finale di TERRA! prenderà il via dalla mattina con le assemblee delle amministratrici e degli amministratori. Nel pomeriggio Roy Paci parteciperà al talk Terre da difendere, seguito dagli interventi conclusivi di Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Fiorella Zabatta. A chiudere la festa saranno Enrico Capuano e Tammurriata Rock e Alborosie.

Dal 16 al 20 settembre torna l’Oktoberfest di Roma, giunto alla quinta edizione. Cinque giorni a ingresso gratuito tra musica dal vivo, street food bavarese e birra, nell’unico evento italiano che riunisce le sei storiche birrerie di Monaco: HB München, Paulaner München, Augustiner Bräu, Hacker-Pschorr, Löwenbräu e Spaten. Un biergarten all’aperto di oltre 8.000 metri quadrati accoglierà luna park, giostre, area kids, biliardini e un’offerta gastronomica che spazia dallo stinco di maiale con crauti e patate ai bratwurst, dalla wiener schnitzel ai bretzel, con proposte anche vegane. Ospiti musicali: Bla Bla Band, dj set Viva gli anni 2000 di Sgroi e Ventura, il dj set rock di Magenta, Borghetta Stile, la banda bavarese Oktoberbrass. Domenica 20 settembre il gran finale vedrà protagonisti Radio Rock e Rockstar Show, spettacolo dedicato ai grandi classici del rock.

A chiudere il cartellone di settembre sarà, da giovedì 24 a domenica 27 settembre, Magna Roma, il festival della cucina romana. Quattro giornate a ingresso gratuito dedicate ai sapori della Capitale e del Lazio, tra guanciale, pecorino, polpette della nonna e pizza scrocchiarella.

Informazioni, orari e prezzi

Testaccio Estate – Città dell’Altra Economia, Largo Dino Frisullo
Info e biglietti:  https://www.testaccioestate.it

Dove e quando

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Roma Municipio XIII-Castel di Guido:La morte dei pini del “Viale Torre della Bottaccia”

Roma Municipio XIII-Castel di Guido-Tra l’indifferenza e il silenzio di Autorità e Associazioni  sono morti i pini del Viale Torre della Bottaccia.

Il VialeTorre della Bottaccia., con suoi pini, era uno dei luoghi iconici e più rappresentativi della nostra Campagna Romana .La morte dei pini è stata come una “Tragedia Silenziosa”, la morte tra l’indifferenza , un finale che non ha visto una mobilitazione di Cittadini , non una voce di politici , di tutti i Partiti ,che si sia levata in difesa del paesaggio e della storia del nostro Borgo.

Un finale che sicuramente è un segno che a Castel di Guido il “Bene Comune” non esiste e il perché è che non porta nessun riscontro sia economico e sia in termini elettorali.

Oramai il borgo di Castel di Guido non ha rappresentanti validi nelle Istituzioni, non ha Associazioni disposte a difendere il paesaggio e il patrimonio della Campagna Romana.

Dal Municipio XIII vengono ordinati lavori  come ,ad esempio, lo sfalcio di via di Castel di Guido , ma dal Municipio nessuno controlla “la qualità” del lavoro svolto dalle Ditte incaricate. Oramai c’è bisogno  che qualcuno all’Ufficio della Toponomastica  del Comune di Roma Capitale  cambi il nome di Via di Castel di Guido in via di “Bocca di Rosa”.

Perché? Visto il continuo aumento delle postazioni di esposizione  che mutua nel peggio e nell’orrendo  ilRed Light District(o Rosse Buurt) di Amsterdam. Peccato che via di Castel di Guido, ovvero “Bocca di Rosa” , non abbia i canali navigabili .

Roma Municipio XIII-Castel di Guido:La morte dei pini del “Viale Torre della Bottaccia”

Castel di Guido ovvero la Periferia della Democrazia, qui ai margini dell’immensa storia della Campagna Romana sta nascendo una zona “franca” dove i Cittadini, dimenticati dal Municipio e dal Campidoglio, dovranno iniziare  a pensare di essere un’enclave di una Repubblica del Centro-Africa, ma che,ahimè, devono pagare le tasse a Roma Capitale.

La bellezza, la poesia e la “bioarchitettura” del Viale dei pini nellaCampagna Romana. V.le del sito Archeologico Torre della BOTTACCIA-Brano eFotoreportagetratto dalla Monografia “Torri Segnaletiche-Saracene della Campagna Romana “di Franco Leggeri.

L’ecologia è un concetto che fa parte della coscienza universale, di cui dobbiamo essere ogni giorno sempre più consapevoli. Il grande scienziato della natura epoeta Goetheriassume tale consapevolezza con queste parole:“Nulla si impara a conoscere, se non ciò che si ama, e più forte è l’amore tanto maggiore sarà la conoscenza”.

Imparare a “godere” dello spazio naturale che ci circonda è uno strumento di straordinario valore per diffondere e sedimentare nell’agire una vera e propria cultura della sostenibilità. I

n tal senso, probabilmente la più spontanea e potente istanza pedagogica è proprio il paesaggio, capace di impartire una sua prima e fondamentale educazione implicita:.

Il paesaggio è infatti come scrive , molto bene, nel suo saggio”Paesaggio Educatore”il Regni R.“ maestro di una cultura dell’ascolto dell’armonia dell’uomo e del cosmo, propria di un ambiente come realtà da condividere e non solo come qualcosa a cui badare”(Ed.Armando -2009).

L’ammirazione per lo splendore della natura è il motore che genera e, conseguentemente, moltiplica in ognuno di noi , sin dalla più giovane età, i sentimenti di affezione , rispetto e curiosità verso il patrimonio ambientale che ci circonda. D’altra parte tale affezione e desiderio di cura tutela non può che scaturire dalla conoscenza e dalla relazione .

Ci è istintivamente estraneo ciò che non conosciamo, con cui non possiamo dialogare per assenza di codici condivisi e a cui non siamo socializzati . L’estraneità si supera a mio avviso, solo attraverso un flusso comunicativo e relazionare che deve essere continuamente alimentato e che dà luogo ad una empatia prodromica a comportamenti di cura , tutela e di salvaguardia .

Per recuperare i “codici” che ci consentono , nell’ascolto, di comprendere il linguaggio della natura bisogna , infatti, conoscere quest’ultima, perché solo coltivando una conoscenza profonda e radicata , ma anche istintiva, di qualcosa possiamo affezionarci ad essa, amarla e far crescere in noi il desiderio spontaneo di difenderla e preservarla.

Articolo e Fotoreportage di Franco Leggeri Direttore Editoriale dei Quaderni  della Campagna Romana

E’ essenziale che la voce di chi vive a Castel di Guido venga amplificata attraverso i suoi articoli e le sue analisi.Continueremo a combattere per i diritti dei cittadini di Castel di Guido, affinché la loro lotta diventi un faro di speranza per tutti coloro che si trovano in situazioni simili.

La nostra Redazione si impegna a portare alla luce le ingiustizie della nostra società, inclusa la difficile situazione di Castel di Guido. E’ fondamentale che le storie di queste Comunità vengano raccontate, affinché tutti possano comprendere le sfide che affrontano ogni giorno. Grazie al supporto dei nostri lettori, possiamo continuare a fare la differenza

Castel di Guido, un borgo tra storia e Campagna Romana

Castel di Guidoè una storica località dell’Agro Romano, nel territorio di Roma, immersa in un paesaggio rurale caratterizzato da campi, boschi e antichi casali. Il suo nome è legato al castello medievale sorto nell’area, testimonianza di un passato in cui il territorio rappresentava un importante punto di collegamento e presidio lungo le antiche vie che conducevano verso il litorale.

Il borgo conserva ancora oggi un’atmosfera profondamente legata allacampagna romana, lontana dal ritmo della metropoli. Tra gli elementi di maggiore interesse spicca lachiesa medievale dello Spirito  Santo, che rappresenta uno dei luoghi simbolo della comunità locale e custodisce la memoria storica e religiosa del borgo.

Il territorio circostante è caratterizzato da una significativa presenza naturalistica e agricola, con ampie aree verdi che contribuiscono a conservare l’identità dell’anticoAgro Romano.

Castel di Guidorappresenta così un’interessante realtà in cuistoria, natura e tradizione ruraleconvivono a pochi chilometri dal cuore di Roma, offrendo uno scorcio autentico di quella campagna romana che per secoli ha caratterizzato il paesaggio della Capitale.

Franco Leggeri Direttore Editoriale dei Quaderni della Campagna romana

Torre della Bottaccia – Torre della Bottaccia – Torre della Bottaccia – Torre della Bottaccia – Torre della Bottaccia

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Residenza Aurelia – Roma Municipio XIII:”La nevicata del 2012” nelle foto di Franco Leggeri

Roma Municipio XIII-La ResidenzaAureliacome viene descritta (Sintesi) nei Quaderni della Campagna Romana: ”……La sensazione che si prova quando si entra nella Residenza Aurelia è quella di essere usciti da Roma. L’intero abitato si presenta subito al visitatore come una zona a sé, così diversa dal resto della città ma soprattutto dal resto del territorio circostante, costituito da nuclei di abitazioni  spontanee . La Residenza Aurelia lascia spazio alle ampie visuali e al preludio della Campagna Romana. Di questa ne assorbe il colore, verde o dorato a seconda delle stagioni……Durante le nevicate del febbraio 2012 via Corrado Barbagallo si trasformo in un viale che conduceva verso un paesaggio dalle Architetture fantastiche  dove l’immaginazione ci permise di vivere all’interno dei romanzi di Aleksandr Sergeevič Puškin.

Residenza Aurelia – Roma Municipio XIII:”La nevicata del 2012” nelle foto di Franco Leggeri

Con un poco di immaginazione si sarebbe potuto  incontrare il dottor Zivago oppure lo stesso  Boris Leonidovic Pasternak  mentre va verso la stazione  per scrivere  “Sui Treni del mattino”. La Residenza Aurelia è un luogo , se la sai vivere, che ti permette di godere le bellezze della  Campagna Romana. Intorno alla Residenza la campagna riflette ogni giorno il cielo e si adegua alle stagioni , come se cambiasse abito. Giorno dopo giorno cambiano i colori che passano dal verde tenero e fresco al caldo incendiato dai colori della Primavera. Ci sono dei giorni  quandoverso il crepuscolo il paesaggio attorno alla Residenza si trasfigura in un tripudio di colori……. La terra arata sembra fusa nel fuoco del tramonto . Più avanti , sulla via di Castel di Guido le rovine della Torre Bottaccia  si ammantano di un colore  d’oro battuto e i prati attorno sono crogioli di colori dove nascono gli  arcobaleni……”

Report delle tre nevicate che hanno imbiancato la Capitale nel Febbraio 2012.

Residenza Aurelia-Quando caddero 20 centimetri di neve a Roma: il 3 febbraio 2012, quattordici anni fa, la storica nevicata .La Residenza si trasformo completamente come documentano le fotodiFranco Leggeri.Durante il mese di Febbraio 2012 la neve è scesa sulla Capitale per ben tre volte in dieci giorni. Lenevicatesono state così copiose nei quartieri settentrionali della Capitale che la quantità caduta è stata confrontabile con quella di altri episodi storici che hanno coinvolto la città come nel 1985 e nel 1986. E dire che la stagione invernale 2011-2012 si era mostrata fino a fine gennaio priva di emozioni sia a livello regionale che a scala più ampia euromediterranea con l’alta pressione delle Azzorre  costantemente invadente ad occidente. Su Roma infatti il decorso della stagione invernale nei mesi di dicembre e gennaio si è rivelato piuttosto incolore, mancando sia l’apporto delle perturbazioni atlantiche sia delle irruzioni artiche, salvo temporanei raffreddamenti indotti dalle saccature artiche che, nell’interessare principalmente la Penisola Balcanica sono state in grado di inviare refoli di aria fredda anche verso la Nostra Città.

Con la fine di gennaio però il quadro generale è cominciato a mutare per la formazione di una alta pressione sul comparto russo scandinavo di natura termica, espansione occidentale dell’ Hp siberiano. Ciò ha creato il presupposto per lo stabilirsi di masse d’aria gelide siberiane sulla Russia Europea. Contemporaneamente, proprio in concomitanza degli ultimi giorni di gennaio, una depressione si è isolata sul Mediterraneo Centrale, seguita da una rimonta dell’alta azzorriana verso il Nord Europa, la quale si è andata poi a congiungere con quella siberiana, formando il ponte di wejkoff.   In questo modo  le correnti gelide artico continentali hanno direttamente investito l’Italia, scavando ulteriori minimi secondari che hanno complicato il quadro meteorologico generale, portando diffuse e copiose nevicate che hanno coinvolto anche Roma.

La prima nevicata si è verificata il 3 Febbraio;già nella nottata un paio di cm hanno imbiancato i quartieri settentrionali, poi, dopo una pausa di qualche ora in cui ha prevalso la pioggia, la neve si è ripresentata con maggiore intensità ad iniziare dal quadrante Nord per poi estendersi in serata a tutta la città, continuando poi tutta la notte tra Venerdì 3 e Sabato 4 Febbraio 2012. La nevicata è stata molto abbondante, confrontabile con quella di altri eventi storici come quelli dell’85 e dell’86.

Gli accumuli si sono rivelati comunque molto disomogenei con i quartieri settentrionali ed orientali che hanno raggiunto 20-30 (con accumuli eolici fino a 40cm) e con punte prossime al mezzo metro nella periferia Nord in corrispondenza dell’Olgiata (zona Cassia vecchia),mentre quelli meridionali non sono andati oltre i 10 cm. A spiegare una tale divisione è stato il richiamo umido che per tutta la giornata ha interessato il  quadrante sud di Roma, tenendo la neve lontana fino alla tarda serata del 3 Febbraio su queste zone, e ritardando poi l’accumulo della neve sul terreno per la grande quantità di pioggia caduta.

Il manto nevoso ha resistito nei giorni successivi nelle aree dell’Urbe più interessate grazie al permanere di basse temperature per continui afflussi di aria artica di natura artico continentale.

Esattamente una settimana dopo, il10 Febbraio 2012,un altro nucleo di aria gelida siberiana si è riversato sul Mediterraneo centrale, generando una nuova depressione sul Medio Tirreno che ha prodotto nuove nevicate sull’area urbana diRoma.  Venerdì 1o Febbraio 2012l’andamento della giornata è stato molto simile al precedente episodio; dapprima una pioggia fredda è caduta su tutta la città con i primi fiocchi segnalati ancora una volta nei quartieri del quadrante Nord della Capitale, poi tra il tardopomeriggio e la sera l’intensificazione delle precipitazioni, accompagnata dall’inserimento di aria gelida da Nord-Est, ha favorito il passaggio dalla pioggia alla  neve su tutta la Città. La precipitazione si è fatta fitta ed intensa per poi attenuarsi durante la notte fino a cessare. Gli accumuli sono stati compresi tra i 15 cm dei quartieri Nord-occidentali (Monte Mario, Prati , Flaminio,  Aurelio e Monteverde) e quelli del quadrante sud-orientale, dove il manto non ha superato i 2 cm.

Infine nel corso della giornata diSabato 11 Febbraio, dopo qualche ora di tregua, la risalita di nuclei temporaleschi dal Mar Tirreno ha dato luogo ad una nuova ed intensa replica. Si è trattato di un episodio di circa un paio di ore, ma molto copioso in quanto suRomasi è abbattuto un vero e proprio rovescio nevoso, prima di un più deciso miglioramento che è intervenuto in modo più incisivo a decorrere dal 12 Febbraio.

La nevicata

Così un giornale descrisse la nevicata del 2012-La neve era attesa , tutti l’aspettavano, ma non in quelle proporzioni e così la gioia per quello splendido spettacolo si trasformò ben presto in una giornata da incubo per gli automobilisti e per i cittadini della Capitale. I primi fiocchi cominciarono a cadere intorno alle 5/6 del mattino con cumuli al suolo di circa 5 centimetri, ma è solo qualche ora più tardi che la nevicata diventò fitta e le strade si riempirono completamente di neve. Resterà nella storia la fotografia dello spazzaneve al centro di piazza Venezia.Il traffico si paralizzò, caddero alberi, rami e molte automobili restarono ferme in strada. L’allora sindaco di Roma, Gianni Alemanno, decise di chiudere le scuole e gli uffici e addirittura emanò un’ordinanza in cui obbligava i romani ad avere sempre le catene a bordo della loro automobile. Il primo cittadino chiese anche ai suoi cittadini di imbracciare la pala e dare una mano per spalare la neve. Storica anche la foto di Alemanno che, volendo dare il buon esempio, si è armò di pala e cominciò a spalare. Il giorno seguente disse: “Invitiamo tutti i cittadini a non uscire di casa e se proprio devono uscire di muoversi con automobili e mezzi dotati di dispositivi antineve. Ci saranno dei punti di distribuzione di pale. Se ci sono dei cittadini attrezzati che vogliono dare una mano ai volontari, indicheremo dove distribuiremo delle pale, per fare in modo che ci sia un grande concorso anche della popolazione per liberare Roma dalla neve “. Così un giornale descrisse la nevicata del 2012.

N.B. Le foto a corredo dell’articolo fanno parte dell’Archivio  dei Quaderni della Campagna Romana e sono una piccolissima parte , non esaustiva, a documento dell’evento descritto.

Franco Leggeri Direttore Editoriale dei Quaderni della Campagna Romana

E’ essenziale che la voce di chi vive a Castel di Guido venga amplificata attraverso i suoi articoli e le sue analisi.Continueremo a combattere per i diritti dei cittadini di Castel di Guido, affinché la loro lotta diventi un faro di speranza per tutti coloro che si trovano in situazioni simili.

La nostra Redazione si impegna a portare alla luce le ingiustizie della nostra società, inclusa la difficile situazione di Castel di Guido. E’ fondamentale che le storie di queste Comunità vengano raccontate, affinché tutti possano comprendere le sfide che affrontano ogni giorno. Grazie al supporto dei nostri lettori, possiamo continuare a fare la differenza

Castel di Guido, un borgo tra storia e Campagna Romana

Castel di Guidoè una storica località dell’Agro Romano, nel territorio di Roma, immersa in un paesaggio rurale caratterizzato da campi, boschi e antichi casali. Il suo nome è legato al castello medievale sorto nell’area, testimonianza di un passato in cui il territorio rappresentava un importante punto di collegamento e presidio lungo le antiche vie che conducevano verso il litorale.

Il borgo conserva ancora oggi un’atmosfera profondamente legata allacampagna romana, lontana dal ritmo della metropoli. Tra gli elementi di maggiore interesse spicca lachiesa medievale dello Spirito  Santo, che rappresenta uno dei luoghi simbolo della comunità locale e custodisce la memoria storica e religiosa del borgo.

Il territorio circostante è caratterizzato da una significativa presenza naturalistica e agricola, con ampie aree verdi che contribuiscono a conservare l’identità dell’anticoAgro Romano.

Castel di Guidorappresenta così un’interessante realtà in cuistoria, natura e tradizione ruraleconvivono a pochi chilometri dal cuore di Roma, offrendo uno scorcio autentico di quella campagna romana che per secoli ha caratterizzato il paesaggio della Capitale.

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Fiumicino (Roma) – Il Restauro del Castello di Porto-Quaderni della Campagna Romana

Il Castello di Porto, presso Fiumicino, fu costituito su parte delle strutture abbandonate dell’abitato di Porto, città romana nei pressi di Ostia, a partire dal IX-X secolo e fu dominato dagli Stefaneschi fino al XIV secolo, quando passò alla Camera apostolica. Nel XV l’insediamento su trasformato in residenza vescovile..

Il Restauro del Castello di Porto anno 1930

Nel 1930 l’Architetto Giuseppe Breccia Fratadocchi riceve l’incarico di restaurare il Castello di Porto presso Fiumicinoed adeguarlo alle esigenze di una nuova destinazione. La Congregazione dei Figli di Santa Maria Immacolata che lo aveva appena acquistato dalla Diocesi di Porto e Santa Rufina , Castello un tempo era la sede episcopale. L’antico Episcopio di Porto , fortificato nel XIII secolo da Papa Callisto II e nel XVI secolo da Papa Sisto IV assumendo la forma di Palazzo-Fortezza, aveva conosciuto , nel corso dei secoli, periodi di abbandono e subendo gravi danni , alternati a periodi di rinascita caratterizzati da interventi di riqualificazione e abbellimento sia nel cortile e sia nella chiesa.

Al momento della vendita il Castello di Porto si presentava in grave stato di degrado e con numerosi episodici rimaneggiamenti e lavori di manutenzione provvisoria. In precedenza Papa Pio XI aveva suggerito il nome dell’Ingegner Carlo Castelli , progettista di sua fiducia, per curare il restauro. La necessità di recuperare il monumento per l’uso di un Istituto religioso a scopo educativo e con annesso appartamento riservato al Vescovo Cardinale , spinge il Cardinale Tommaso Boggiani, Vescovo della Diocesi suburbicaria di Porto, a rivolgersi al giovane allievo dell’Accademico Giovannoni. Già allora le più accreditate teorie del restauro nei casi di riuso di edifici storici auspicavano riusciti percorsi progettuali tali da garantire la vitalità stessa del monumento, in questo caso si trattava cioè di fare del Castello un “Monumento Vivente” sia pure nel rispetto di criteri fisiologici. L’Arch. Breccia segue le teorie del restauro dei monumenti già diffuse in Francia da Louis Cloquet e definite “restauri di innovazione” da Giovannoni. L’Architetto Breccia si entusiasma talmente al tema che, forte della stima del Cardinale Boggiani, costituisce una propria Impresa Edile assumendo il ruolo di progettista , Direttore dei Lavori e impresario al fine di ottenere ogni garanzia sul risultato finale .

Castello di Porto continua la storia

Nel novembre dello stesso anno, 1930, organizza una visita al Cantiere per il Sindacato Provinciale Fascista Ingegneri. L’esigenza di una nuova camerata proposta nel precedente studio della Diocesi con un corpo di fabbricato aggiunto ad un solo piano sul lato Sud-Ovest, ha il sapore della consueta ed estranea superfetazione la quale verrebbe a turbare l’imponente chiarezza del volume che si erige nella solitudine del paesaggio della foce del Tevere. L’Architetto Breccia opta pertanto per quella che egli considera la sola alternativa possibile: la demolizione della facciata Sud, assai modesta e di chiara fattura ottocentesca a due e tre livelli, e la ricostruzione della stessa sopraelevata di un piano ed avanzata di circa 1,8 metri dal filo della facciata precedente , cioè una soluzione in analogia con gli interventi di riallineamento ,allora frequenti, nelle riconfigurazioni urbanistiche dei centri storici . La nuova facciata, semplice, a intonaco, si caratterizza con elementi propri dell’architettura del Castello; un coronamento con merli nell’antica facciata d’origine poi nascosti dal volume ottocentesco ed il piccolo aggetto dell’ultimo piano , continuo e poggiante su mensole, elemento suggerito da un altro fronte del Castello. L’Architetto Breccia vuole evidenziare bene il nuovo volume aggiunto limitandone l’estensione e lasciando in vista , sul lato destro, il filo dell’antica facciata con una accentuata rientranza. Inoltre elimina la copertura provvisoria a due spioventi del grande torrione sulla via Portuense per sostituirla con un tetto a quattro spioventi che appoggia sulla antica merlatura ripristinata. Anche la torre mozzata dell’angolo Sud-Ovest viene liberata della copertura ad uno spiovente e e ripristinata la merlatura . Il Castello di Porto , così liberato da ogni sporadica deformazione , recupera un’immagine che si caratterizza per coerenza stilistica . Il lavoro incontrerà i più ampi consensi , ma L’Architetto Breccia dovrà rinunciare all’attività di costruttore edile , risultata troppo costosa e non compatibile con il suo carattere di appassionato Architetto. Lo stesso Cardinale Boggiani gli commissionerà poi il progetto della propria tomba da realizzarsi a Bosco Marenco (Alessandria). La Congregazione ancora nel dopoguerra si rivolgerà a lui per altri importanti lavori da eseguirsi nel palazzo romano sito in via del Mascherone.

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Roma Municipio XIII- Castel di Guido: Resistere,Resistere,Resistere  fino al 2027! Sindaco Gualtieri ascoltaci, per cortesia

Roma Municipio XIII-Castel di Guido– Mai più questi Amministratori alla guida del NOSTRO Municipio! Resistere sino al 2027. Aspettando l’apertura delle urne elettorali per vedere una nuova alba e un nuovo inizio. Alimentare la speranza per arginare l’onda dell’arroganza del potere che , ahinoi, è “rinchiusa e bivacca” all’interno delle  mura del Municipio XIII. Resistere sino al 2027 e poi, con il voto mandare a casa loro questi Amministratori incapaci  che NON CONOSCONO il territorio che, ahinoi, ci amministrato da anni, troppi anni. Mandare a casa questi Amministratori che sono sempre seduti e che oramai per la loro inattività sono in “sovrappeso di incapacità politica ”. Amministratori “unti dall’alto”! Amministratori con facce infrangibili, indecifrabili  che forse neanche il matematico greco Zenone , quello del paradosso matematico,   riuscirebbe a capirli.

Questi Amministratori incapaci  e calati dall’alto , a mio avviso,  prima di essere canditati dovrebbero fare la gavetta politica , dal basso,  per la strada, distribuire volantini ciclostilati, come si faceva una volta, davanti ai supermercati, andare nei condomini e parlare con le persone anziane , camminare nella Campagna Romana per scoprirla  e conoscerne l’infinita bellezza. Resistere!Resistere!Resistere sino al 2027 e, poi, una valanga di schede , i nostri voti, li rimanderà nelle loro dimore .

Roma Municipio XIII- Castel di Guido: Resistere,Resistere,Resistere  fino al 2027!

Ci vorrebbe una Rivoluzione Culturale :Due anni a “picco e pala” prima che questi “unti politici “ e” miracolati da salotto” decidano di voler amministrare la vita delle Persone. Cittadini del Municipio XIII ricordatevi che questi Amministratori  si ripresenteranno e, ahimè, vedremo ancora i loro enormi manifesti, oppure i “santini”  elettorali, per  promuovere le loro “promesse”.   Manifesti e “santini” con la loro enorme faccia e a braccia conserte o con la giacca sulle spalle, perfettamente incravattati e con accanto stampato il loro slogan :“VotaMe , VotaMe, io  sarò sempre dalla tua parte!”. Ma quale parte ? Questo è il problema perché sarebbe  meglio domandarselo quale parte del nostro corpo sarà esposta alla loro “vicinanza” in modo che la si possa proteggere. Comunque tranquilli Cittadini per fortuna  nel 2027 ci proteggeremo  con il nostro voto .

Elezioni Comunali

Sindaco Gualtieri , per cortesia , ascolta la richiesta di chi ti ha votato ,  e credimi siamo in molti che ti abbiamo votato:”Manda a casa  questi amministratori dilettanti che  non sono idonei e preparati per  amministrare  il nostro Municipio XIII”.Sindaco Gualtieri questi  Signori Amministratori dilettanti del Municipio XIII stanno vanificando,  ne vedrai i risultati,  l’ottimo e prezioso  lavoro di: Ass.Pino Battaglia, Ass.Barbara Funari,Ass. Claudia Pratelli, la Presidente  On.Svetlana Celli, Sandro Petrolati (DEMOS),Ferdinando Bonessio(AVS), Giovanni Caudo e Tiziana Biolghini(Roma Futura), Coordinatrice Politiche Diritti LGBT+ di Roma Capitale Marilena Grassadonia , Riccardo Corbucci (PD) e ,non è assolutamente ultimo, il vicesindaco della Città metropolitana Pierluigi Sanna .

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Castel di Guido, un borgo tra storia e Campagna Romana

Castel di Guidoè una storica località dell’Agro Romano, nel territorio di Roma, immersa in un paesaggio rurale caratterizzato da campi, boschi e antichi casali. Il suo nome è legato al castello medievale sorto nell’area, testimonianza di un passato in cui il territorio rappresentava un importante punto di collegamento e presidio lungo le antiche vie che conducevano verso il litorale.

Il borgo conserva ancora oggi un’atmosfera profondamente legata allacampagna romana, lontana dal ritmo della metropoli. Tra gli elementi di maggiore interesse spicca lachiesa medievale dello Spirito  Santo, che rappresenta uno dei luoghi simbolo della comunità locale e custodisce la memoria storica e religiosa del borgo.

Il territorio circostante è caratterizzato da una significativa presenza naturalistica e agricola, con ampie aree verdi che contribuiscono a conservare l’identità dell’anticoAgro Romano.

Castel di Guidorappresenta così un’interessante realtà in cuistoria, natura e tradizione ruraleconvivono a pochi chilometri dal cuore di Roma, offrendo uno scorcio autentico di quella campagna romana che per secoli ha caratterizzato il paesaggio della Capitale. Castel di Guido – Castel di Guido

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Roma Municipio XIII-Castel di Guido-Cassandra:”Il Grande Bidone del PNRR”

Roma Municipio XIII Castel di Guido dice basta: non abbiamo chiesto né vogliamo questa beffa.Dalla Valle Galeria  Cassandra dice NO al dio Biodigestore.

Evviva!

Milioni di euro del PNRR buttati per un mega bidone della spazzatura che consumerà acqua pulita per produrre finto compost inquinato, finto metano “sporco”, enormi quantità di residui da avviare ai termovalorizzatori e, dulcis in fundo, miasmi.

Non è nimby. È un impianto industriale che la genialità dei nostri amministratori ha imposto ai romani, piazzandolo nel verde della  Campagna Romana con la bugia che avrebbe risolto il problema rifiuti. Prima di esultare, bisognerebbe riflettere su alcuni fatti elementari.

Primo: i rifiuti vanno differenziati (interventi efficaci? non se ne vedono) e rimossi con regolarità (basta un giro fuori dalla ZTL per farsi un’idea).

Secondo: il ciclo di questi biodigestori non si chiude con il riuso del compost (come falsamente propagandato), ma con il termovalorizzatore. Anche uno sprovveduto si chiederebbe: perché non limitarsi al termovalorizzatore, visto che i digestori saranno di fatto due assurdi enormi bidoni della spazzatura?

La risposta è semplice, e amara. Servono a:

1.Aumentare il traffico pesante nel quadrante nord-ovest della città.

2. Aggiungere un tocco di “cemento chic”

all’altrimenti stucchevole quadretto verde, con tanto di casolari ben tenuti, campagne vitali e accudite con passione, aria pulita profumata di fiori e arbusti fuori moda, allietata da voli e canti destinati a sparire.

3. Prosciugare falde idriche pulite, che quegli arretrati campagnoli usano per coltivazioni, giardini e necessità quotidiane (eh sì: il digestore richiede acqua pulita per produrre pattume di qualità, buono per il termovalorizzatore).

4. Arricchire il profumo balsamico e marino dell’aria che oggi circola in questi luoghi fortunati con quel nota di testa che mancava: ammoniaca, metano, miasmi da putrefazione.

5. O a qualche altro scopo?

Benvenuti nel futuro green dei nostri politici: più camion, più puzza, meno

acqua. Il compost? Una bugia. Il metano? Sporco. Il risultato? Un mega bidone di cemento che non risolve nulla, ma almeno dà lavoro alle scuse.

Complimenti.

Lo spettacolo è assicurato. Peccato che il palco sia la nostra Campagna Romana.

dalla Valle Galeria-Cassandra

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Castel di Guido: un punto di riferimento nella Campagna Romana

Castel di Guidoè una storica località dell’Agro Romano, nel territorio di Roma, immersa in un paesaggio rurale caratterizzato da campi, boschi e antichi casali. Il suo nome è legato al castello medievale sorto nell’area, testimonianza di un passato in cui il territorio rappresentava un importante punto di collegamento e presidio lungo le antiche vie che conducevano verso il litorale.

Ilborgo di Castel di Guidoconserva ancora oggi un’atmosfera profondamente legata allacampagna romana, lontana dal ritmo della metropoli. Tra gli elementi di maggiore interesse spicca lachiesa medievale dello Spirito  Santo, che rappresenta uno dei luoghi simbolo della comunità locale e custodisce la memoria storica e religiosa del borgo.

Il territorio circostante è caratterizzato da una significativa presenza naturalistica e agricola, con ampie aree verdi che contribuiscono a conservare l’identità dell’anticoAgro Romano.

Castel di Guidorappresenta così un’interessante realtà in cuistoria, natura e tradizione ruraleconvivono a pochi chilometri dal cuore di Roma, offrendo uno scorcio autentico di quella campagna romana che per secoli ha caratterizzato il paesaggio della Capitale.

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Roma Municipio XIII-Castel di Guido-La calma assente dell’Acqua Potabile

Roma Municipio XIII-Castel di Guido-La calma assente dell’Acqua Potabile. “Pace e Guerra” nella Campagna Romanaè il tema di una riflessione di noi Cittadini che lottiamo contro il“dioBiodigestore”di Casal Selce. “Pace e Guerra” che evoca i concetti dieirene(pace) epolemos(guerra), cardini della cultura greca, dalle battaglie degli dèi e degli eroi del passato più remoto. Noi Cittadini della Campagna Romana abbiamo iniziato una lunga Marcia della Pace per raggiungere l’Acqua Potabile, un Diritto  scritto nella nostra Costituzione nata dalla Resistenza al nazifascismo. Non arriveremo MAI alla guerra, ci mancherebbe altro, ma ci stiamo organizzando per una“Resistenza NON Armata”ai “dominus” protempore che ci stanno negando il nostro Diritto all’Acqua Potabile.

Nella Valle Galeria sembrerebbe che il problema  dell’acqua sia diventa una “controversia” fra esigenze diverse, fra chi considera l’acqua come qualcosa  disacro e vitale per la propria famigliae chi invece la vive come“possesso-politico”a beneficio del“dioBiodigestore”che si approvvigionerà dallanostra sorgente ”LA SELCETTA”(FALDA) al fine di soddisfare le sue esigenze industriali .

Se ben ricordo questi signori politici sono coloro che tutti i giorni  gridano:”chi ha vinto le elezioni deve governare e non comandarema ,ahimè, nella nostra amata Roma ,chi governa  comanda e non ci  ascolta! Nessun politico ,sia  dalCampidoglio e sia dal Municipio XIII ,ha voglia di ascoltare e valutare le nostre richieste. Richieste formulate e avanzate daiComitati di Base di Casal Selcee dalComitato AMBIENTE FUTURO della zona Residenza Aurelia – Via Bolasco e Vie limitrofe;  Richieste ignorate con la tipica e vecchia“ARROGANZA del POTERE”  da chi siede , protempore, nella“Stanza dei bottoni”.

Riflessioni sull’acqua e i diritti umani

Noi Cittadini che non abbiamo accesso all’Acqua Potabile ci domandiamo:”Cosa accade quando non esiste via di fuga, quando lo spazio si chiude e l’unica condanna è lo sguardo dell’altro?”È questa la domanda di“A porte chiuse” di Jean-Paul Sartre,capolavoro dell’esistenzialismo. Chiudo questa nota con i versi diVandana Shiva, premio Nobel alternativo per la Pace 1993:

Acque, siete voi a darci la forza della vita

Franco Leggeri, Direttore editoriale dei Quaderni della Campagna Romana

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Il territorio circostante è caratterizzato da una significativa presenza naturalistica e agricola, con ampie aree verdi che contribuiscono a conservare l’identità dell’anticoAgro Romano.

Castel di Guidorappresenta così un’interessante realtà in cuistoria, natura e tradizione ruraleconvivono a pochi chilometri dal cuore di Roma, offrendo uno scorcio autentico di quella campagna romana che per secoli ha caratterizzato il paesaggio della Capitale.

La Notizia.net è un quotidiano di informazione libera, imparziale ed indipendente che la nostra Redazione realizza senza condizionamenti di alcun tipo perché editore della testata è l’Associazione culturale “La Nuova Italia”, che opera senza fini di lucro con l’unico obiettivo della promozione della nostra Nazione, sostenuta dall’attenzione con cui ci seguono i nostri affezionati lettori, che ringraziamo di cuore per la loro vicinanza. La Notizia.net è il giornale online con notizie di attualità, cronaca, politica, bellezza, salute, cultura e sport. Ildirettore responsabile della testata giornalistica è Lucia Mosca, con direttore editoriale Franco Leggeri.

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Roma Municipio XIII, Castel di Guido e un improbabile soggiorno di Seneca nella Villa romana delle Colonnacce

Roma Municipio XIII, Castel di Guido e un improbabile soggiorno di Seneca nella Villa romana delle ColonnacceCamminando per la Campagna Romana  attorno aCastel di Guido, ho immaginato di incontrare Seneca , gradito ospite della Villa delle Colonnacce  e, in una ipotetica conversazione dopo i convenevoli di rito,  mi ha detto  di essere giunto , dopo lunga riflessione, alla conclusione   che  è l’uomo, l’unico tra gli animali che senta lo stimolo dell’odio e prova godimento nel far del male. La guerra dell’uomo all’uomo è un pericolo quotidiano :”ab homine homini cotidianum periculum”; è il male più frequente, più tenace e più insidioso(epist.103, 1-2).La tempesta minaccia prima di scoppiare, l’edificio scricchiola prima di crollare, così come il fumo preannuncia l’incendio; la rovina che ci viene dall’uomo è improvvisa  ed è tanto più nascosta quanto è più vicina.

E’ un errore  credere ai volti che ci si presentano: l’immagine è di uomo, l’animo, di belva feroce; ma della belva è più pericoloso il primo assalto: una volta passato non ci cerca più , e solo il bisogno la induce a nuocere, costretta dalla furia  e dalla paura; l’uomo invece si compiace a produrre la rovina di un altro uomo “ Homini perdere hominem libet”.
 

Riflessioni di un solitario viaggiatore nell’immensa Campagna Romana.  Questa ipotetica conversazione con Seneca  la posso diluire soltanto in una concezione cristiana che mi dà una speranza  in un’altra vita, ma rimane seminato nella mia anima il pessimismo  in questa vita.La Campagna Romana  e la sua solenne bellezza, genera audacia  e diventa un moltiplicatore di idee . Questa infinità è preda di politici incapaci e spocchiosi . Noi , poveri Cittadini, non riusciamo a trovare un contrappeso a questa “classe dominante” nata e radicata nell’humus della vecchia “Arroganza del Potere”. Per salvare la Campagna Romana servirebbero Gramsci  e Leopardi .Gramsci per dare voce ai lavoratori della terra e Leopardi per ridipingere l’infinito orizzonte di questa perla di Dio.

Franco Leggeri- Direttore Editoriale dei “Quaderni della Campagna Romana”

Castel di Guido: Un Viaggio tra Storia e Natura

E’ essenziale che la voce di chi vive a Castel di Guido venga amplificata attraverso i suoi articoli e le sue analisi.Continueremo a combattere per i diritti dei cittadini di Castel di Guido, affinché la loro lotta diventi un faro di speranza per tutti coloro che si trovano in situazioni simili.

La nostra Redazione si impegna a portare alla luce le ingiustizie della nostra società, inclusa la difficile situazione di Castel di Guido. E’ fondamentale che le storie di queste Comunità vengano raccontate, affinché tutti possano comprendere le sfide che affrontano ogni giorno. Grazie al supporto dei nostri lettori, possiamo continuare a fare la differenza

Castel di Guido, un borgo tra storia e Campagna Romana

Castel di Guidoè una storica località dell’Agro Romano, nel territorio di Roma, immersa in un paesaggio rurale caratterizzato da campi, boschi e antichi casali. Il suo nome è legato al castello medievale sorto nell’area, testimonianza di un passato in cui il territorio rappresentava un importante punto di collegamento e presidio lungo le antiche vie che conducevano verso il litorale.

Il borgo conserva ancora oggi un’atmosfera profondamente legata allacampagna romana, lontana dal ritmo della metropoli. Tra gli elementi di maggiore interesse spicca lachiesa medievale dello Spirito  Santo, che rappresenta uno dei luoghi simbolo della comunità locale e custodisce la memoria storica e religiosa del borgo.

Il territorio circostante è caratterizzato da una significativa presenza naturalistica e agricola, con ampie aree verdi che contribuiscono a conservare l’identità dell’anticoAgro Romano.

Castel di Guidorappresenta così un’interessante realtà in cuistoria, natura e tradizione ruraleconvivono a pochi chilometri dal cuore di Roma, offrendo uno scorcio autentico di quella campagna romana che per secoli ha caratterizzato il paesaggio della Capitale.

Franco Leggeri Direttore Editoriale dei Quaderni della Campagna romana

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Italia

Approvato Coltivaitalia, Francesco  Lollobrigida: un miliardo di euro in più al settore primario

Approvato Coltivaitalia, Francesco  Lollobrigida: un miliardo di euro in più al settore primario“Oggi la Camera ha approvato ilColtivaitalia, il provvedimento per investire un miliardo di euro in più in Agricoltura. Il nostro settore primario in questi anni ha fatto registrare risultati degni di nota, siamo primi in Europa per valore aggiunto in agricoltura, esportiamo 74,5 miliardi di euro di prodotti agroalimentari. Sono risultati che raggiungiamo con un piano di investimenti pubblici che sfiora i 17 miliardi di euro e grazie al lavoro quotidiano dei nostri agricoltori. Con il Coltivaitalia investiamo lì dove l’Agricoltura ha più bisogno, per renderci meno dipendenti dall’estero, e nei settori ad alto potenziale per rendere il settore primario ancora più forte. Favoriamo il ricambio generazionale e la ricerca perché questi risultati siano solo il punto di partenza per raggiungerne di nuovi. Avevamo promesso di rimettere l’agricoltura e la sovranità alimentare al centro delle nostre politiche, lo facciamo con azioni concrete lavorando al fianco dei nostri agricoltori, allevatori e pescatori”, lo dichiara il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida dopo l’approvazione in prima lettura alla Camera, il provvedimento che mette a disposizione del settore primario oltre un miliardo di euro per gli investimenti in Agricoltura, una misura con una dotazione aggiuntiva mai prevista in queste dimensioni nella storia repubblicana. L’iter del procedimento proseguirà al Senato alla ripresa dei lavori parlamentari per proseguire con l’approvazione definitiva e rendere disponibili le risorse a partire dai primi mesi del 2027.

Il Ruolo di Coltivaitalia nella Crescita Agricola

Strategia per la Sovranità alimentare: 970 milioni di eurograzie a Coltivaitalia

• Fondo Sovranità alimentare: rifinanziato con 70 milioni di euro a sostegno delle filiere in difficoltà (p.e. grano tenero, orzo, mais, proteine vegetali).

• Sostegno per le filiere strategiche: 300 milioni di euro di investimenti per l’approvvigionamento di prodotti agricoli, rafforzare le filiere locali, potenziare la competitività delle imprese, sostenere le colture agricole di interesse strategico e l’allevamento di vitelli autoctoni.

• Allevamento Italia: 300 milioni di euro per l’allevamento italiano, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalle importazioni e rafforzare la produzione di carne bovina nazionale e la linea vacca-vitello. In sede parlamentare gli interventi sono stati estesi anche alle strutture allevatoriali.

Con ColtivaitaliaPiano Olivicolo Nazionale 300 milioni di euro per gli interventi del nuovo Piano olivicolo nazionale 2026-2030, per il rilancio strutturale della filiera e il contrasto alle fitopatie.

Commissario straordinario per la Xylella e misure per il comparto olivicolo: 12,2 milioni di euro

•  Commissario Xylella: 3 milioni di euro. Viene istituito il Commissario straordinario nazionale per la Xylella, in carica fino al 31 dicembre 2028. Coordinerà le autorità locali, la ricerca scientifica e gli interventi urgenti per contrastare la diffusione della fitopatia. Sarà supportato da una struttura di 5 unità e 3 sub-commissari.

• Oleo turismo ed enoturismo: 9,2 milioni di euro. L’ospitalità entra tra le attività che le aziende agricole possono offrire nell’ambito del turismo del vino e dell’olio nelle aree rurali.

•  Tutela degli uliveti: introdotto il divieto di espiantare ulivi destinati a produzioni DOP e IGP per la realizzazione di impianti fotovoltaici o eolici, salvo reimpianto nello stesso sito o in aree vicine.

Stabilizzazione dei mercati del grano

Con Coltivaitalia10 milioni di euro per garantire prezzi certi e stabilizzare i mercati, sono stanziati 10 milioni di euro destinati ai contratti di filiera per il frumento, che prevedono un credito d’imposta dal 20% al 40% a seconda della durata degli accordi (da 3 a 5 anni), con il prezzo stabilito per l’intera durata del contratto per mitigare le oscillazioni del mercato e assicurare al contempo un reddito stabile agli agricoltori.

Ricambio generazionale

•  Grazie a Coltivaitaliaaccesso al credito per giovani e donne: 150 milioni di euro per sostenere l’imprenditoria agricola giovanile e femminile. Le risorse sono destinate per il 65% alla concessione di mutui e per il 35% a contributi a fondo perduto.

Terre ai giovani

•  8.417 ettari messi a disposizione da ISMEA in comodato d’uso gratuito per 10 anni ai giovani tra i 18 e i 41 anni, con possibilità di acquisto finale al 50% del valore iniziale.

Terre abbandonate e silenti

 Con ColtivaitaliaiComuni potranno censire e mettere a disposizione terreni inutilizzati tramite la “banca comunale delle terre”, favorendo il recupero produttivo, il contrasto allo spopolamento e la prevenzione del dissesto idrogeologico.

Ricerca, innovazione e sviluppo: 14,5 milioni di euro

• Con Coltivaitaliasi rafforzano ricerca e digitalizzazione. Il CREA assumerà 50 nuove unità di personale dedicate alla ricerca. Verranno supportate le aziende agricole sperimentali del Crea e degli istituti agrari con investimenti in agromeccanica di precisione, intelligenza artificiale, sensoristica all’avanguardia e meccatronica.

Semplificazione

•  Predisposto un pacchetto di semplificazione amministrativa volto a ridurre i tempi burocratici e ad agevolare l’accesso ai fondi pubblici. In quest’ottica, le istruttorie dei Centri autorizzati di assistenza agricola (CAA) diventeranno immediatamente esecutive per le pratiche prive di valutazioni discrezionali, garantendo una attuazione più rapida ed efficiente degli interventi.

Sostegno alle imprese colpite da epizoozie e fitopatie

 Con ColtivaitaliaiComuni potranno censire e mettere a disposizione terreni inutilizzati tramite la “banca comunale delle terre”, favorendo il recupero produttivo, il contrasto allo spopolamento e la prevenzione del dissesto idrogeologico.

Ricerca, innovazione e sviluppo: 14,5 milioni di euro

• Con Coltivaitaliasi rafforzano ricerca e digitalizzazione. Il CREA assumerà 50 nuove unità di personale dedicate alla ricerca. Verranno supportate le aziende agricole sperimentali del Crea e degli istituti agrari con investimenti in agromeccanica di precisione, intelligenza artificiale, sensoristica all’avanguardia e meccatronica.

Semplificazione

•  Predisposto un pacchetto di semplificazione amministrativa volto a ridurre i tempi burocratici e ad agevolare l’accesso ai fondi pubblici. In quest’ottica, le istruttorie dei Centri autorizzati di assistenza agricola (CAA) diventeranno immediatamente esecutive per le pratiche prive di valutazioni discrezionali, garantendo una attuazione più rapida ed efficiente degli interventi.

Sostegno alle imprese colpite da epizoozie e fitopatie

Grazie a Coltivaitalia le imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura colpite nel corso del 2025 potranno beneficiare di una moratoria di 12 mesi sulla quota capitale di mutui e finanziamenti in scadenza nel 2026.

Per accedere alla misura sarà sufficiente un’autocertificazione che attesti: una riduzione del volume d’affari di almeno il 20%; una riduzione della produzione di almeno il 30%; per le cooperative agricole, una riduzione di almeno il 20% delle quantità conferite o della produzione primaria.

Contrasto alla Peste suina africana: 1 milione di euro

• La misura finanzia interventi di biosicurezza e sorveglianza, tra cui recinzioni e strutture temporanee per limitare gli spostamenti dei cinghiali, principale vettore della malattia. Sono inoltre previsti sostegni alle imprese della filiera suinicola per le attività di congelamento e stoccaggio delle carni provenienti dalle aree soggette a restrizioni.

Pratiche sleali

• Diffida: viene introdotta la possibilità per l’Autorità di controllo di emettere una diffida per le violazioni sanabili. L’azienda potrà regolarizzare la propria posizione entro 60 giorni e chiudere il procedimento pagando una sanzione ridotta pari a un terzo del minimo previsto dalla legge.Controlli sulle importazioni di prodotti ittici: 1,79 milioni di euro per rafforzare il sistema di verifica dei certificati di cattura e il Nucleo Centrale Pesca Marittima, composto da 20 militari della Guardia Costiera.

• Banca dati dei profili analitici di autenticità: 0,65 milioni di euro per la realizzazione della banca dati nazionale destinata a verificare origine geografica, varietale e compositiva dei prodotti agroalimentari.

Raccolta sostenibile dei tartufi e tutela degli habitat naturali

• Con Coltivaitaliala misura rafforza la disciplina della raccolta dei tartufi all’interno delle aziende faunistico-venatorie e agrituristico-venatorie, attribuendo ai gestori la facoltà di regolamentarne modalità e condizioni di esercizio. Vengono inoltre introdotte specifiche sanzioni per chi effettua la raccolta dei tartufi in violazione delle disposizioni stabilite dalle aziende interessate, rafforzando gli strumenti di controllo e contribuendo a una gestione più ordinata e sostenibile delle risorse tartufigene.

Fonte-Agenzia Food

Roma 06 agosto2026

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Roma Municipio XIII- Castel di Guido:”Per chi suona la campana” ma non “Addio alle armi” per chi non ha l’Acqua Potabile

Roma Municipio XIII-Castel di Guido-Dalla Valle Galeria si sente forte e chiaro il rintocco della campana che segnala l’ultimo giro dell’anno amministrativo dei “signori politici per grazia ricevuta”.

Per chi suona la campana allude ad un verso del poeta John Donne ( «And therefore never send to know for whom the bell tolls. It tolls for thee» – e allora non chiedere mai per chi suona la campana, essa suona per te) che descrive il momento della morte.Mi domando cosa avrebbe scritto il grandeErnest Hemingway,oltre che la guerra è sempre sbagliata? Hemingway certamente nella Valle Galeria non avrebbe potuto trovare il  Bar “El Florida” e ordinare il mojito alla “Bodeguita del Medio”; oppure bere il rum con cui “battezzare” le sue prede marine. Sicuramente Ernest Hemingway sarebbe stato al nostro fianco contro “i signori dell’Acqua Potabile”. 

I politici malati di “delirio di onnipotenza” che NEGANO il diritto all’acqua potabile saranno loro il nostro obiettivo da abbattere alle prossime elezioni amministrative del 2027. Si sta avvicinando il 25 aprile Festa della Liberazione, ma per noi abitanti della Campagna Romana sarà una Festa negata dai “Signori dell’Acqua Potabile” che si dichiarano difensori della Costituzione italiana nata dalla Resistenza al nazifascismo. Quanta falsità , quanta teatralità nei comizi di questi “Politici per grazia ricevuta” . Ma li avete sentiti questi signori  che indossano  “scarpette di Prada” e “gicchettelle firmate”  per ostentare il loro distacco dal Popolo  e gridare :” 25 Aprile è per sempre“.Politici “miracolati” ma vi ascoltate quando parlate?

Noi Cittadini che non abbiamoDIRITTO all’Acqua Potabile chiediamo ai “signori padroni del vapore”  come avete impiegato i Miliardi del PNRR? Noi Cittadini abitanti di  Roma Capitale non abbiamo l’Acqua Potabile, ma in compenso voi signori “politici per grazia ricevuta” ci state regalando un biodigestore che emungerà acqua potabile ,per i suoi fabbisogni industriali, dalla nostra falda “LA Selcetta” pari al  fabbisogno di circa 1400 abitanti. Con i soldi del PNRR(200miliardi) non si è trovata una piccola somma per posare un tubo e portare l’acqua ai Cittadini di Roma Capitale? Signori politici, dalle “giacchettelle  firmate ”,ci  faremo sentirete  il prossimo 25 aprile del 2027 con il nostro voto alle amministrative. Chiudo questa nota ricordandovi “signori politici per grazia ricevuta”che la Vittoria del NO al Referendum del 22 marzo 2026 è stata anche nostra come lo è la Costituzione della nostra Repubblica. Nel 2027 sogniamo e speriamo di brindare con un cocktail a base di rum, magari con il “Papa Doble” meglio conosciuto a Cuba come “Hemingway Special”.

Signori politici dalle “giacchettelle firmate” il 25 aprile non è il vostro ma di TUTTI gli italiani  come il Diritto all’Acqua Potabilesancito dalla Nostra Costituzione nata dalla Resistenza al nazifascismo.

Franco Leggeri Direttore Editoriale dei “Quaderni della Campagna Romana”

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Roma Municipio XIII- Franco Leggeri:”Villa Romana delle Colonnacce”- Quaderni della Campagna Romana

Roma Municipio XIII-Articolo e Foto(anno 2005) di Franco Leggeri:Villa Romana delle Colonnacce-Quaderni della Campagna Romana-La Villa ha strutture di epoca repubblicana che sono le più antiche e di epoca imperiale. La villa ha una zona produttiva di e la parte residenziale di epoca imperiale. La parte produttiva comprende l’aia o cortile coperto: il grande ambiente conserva le basi di tre sostegni per il tetto, mentre è stato asportato il pavimento, al centro si trova un pozzo circolare. Vi è una cisterna per la conservazione dell’acqua meteorica, all’interno della cisterna si trovano le basi dei pilastri che sorreggevano il soffitto a volta.

A giudicare dallo spessore dei muri e dei contrafforti si può desumere che avesse un’altezza di circa 5 metri. Nell’ambiente di lavoro si trovano un pozzo e la relativa condotta sotterranea. Torcular : sono due ambienti che ospitavano un impianto per la lavorazione del vino e dell’olio.

Vi era un torchio collegato alle vasche di raccolta, mentre in un ambiente più basso vi era l’alloggiamento dei contrappesi del torchio medesimo ed una cucina con contenitori in terracotta di grandi dimensioni (dolii). La parte residenziale ha un atrio, cuore più antico dell’abitazione romana, in cui si conservava l’altare dei Lari, divinità protettrici della casa.

Al centro vi è una vasca ( compluvio) in marmo in cui si raccoglieva l’acqua piovana che cadeva da un foro rettangolare sito nel tetto (impluvio). Sale da pranzo, forse triclinari , ampie e dotate di ricchi pavimenti e di belle decorazioni affrescate sulle pareti. Cubicoli, stanze da letto . Vi erano dei corridoi che consentivano il transito della servitù alle spalle delle grandi sale da pranzo senza disturbare i commensali o il riposo dei proprietari. Il Peristilio o giardino porticato: era l’ambiente più amato della casa, di solito con giardino centrale ed una fontana. Dodici colonne sostenevano il tetto del porticato, che spioveva verso la zona centrale.

I volontari del GAR –Zona Aurelio , scavano con perizia e recuperano frammenti, “i cocci”, li puliscono, catalogano e , quindi, li trasportano nella sede di via Baldo degli Ubaldi dove vengono restaurati e conservati . Nel 1976 la Soprintendenza Archeologica di Roma recuperò preziosi mosaici e pregevoli pitture che sono ora esposti al pubblico nella sede del museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo. Se la Villa è visitabile e ben conservata lo si deve all’ottimo lavoro dell’Archeologa Dott.ssa Daniela Rossi che la si può definire “Ambasciatore e protettrice del Borgo romano di Lorium “. Ricordiamo il recente, superbo, lavoro della Dott.ssa Daniela Rossi nel quartiere Massimina sulla via Aurelia. La descrizione della Villa delle Colonnacce è una  sintesi ,non esaustiva,  di una conferenza-lezione che la Dott.ssa Daniela .Rossi -Archeologa ha tenuto nella sala grande del Castello nel borgo di Castel di Guido il 18/04/2009 .

 Franco Leggeri- Direttore Editoriale dei Quaderni della Campagna Romana.

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Roma Municipio XIII-Torre della Bottaccia di Castel di Guido -Fotoreportage di Franco Leggeri-

Roma Municipio XIII-Castel di Guido –Franco Leggeri Fotoreportage-Quaderni della Campagna Romana-La Torre della Bottaccia è sita sulla via Aurelia Antica, Municipio XIII-Brano e foto tratto dalla Monografia “Torri Segnaletiche , di Confine e Saracene della Campagna Romana “di Franco Leggeri.In Italia esistono luoghi, se pur carichi di storia per le Città e i Borghi dove sorgono, lasciati nel degrado e nella più completa rovina.Le Torri della Campagna Romananon sono “pietre disperse” e senza storia , ma sono sicuramente edifici, porzione di edifici, dal passato antico che per qualche ragione sconosciuta non godono dei “diritti” di recupero e restauro come di altri luoghi simili esistenti nellaRoma Capitale d’Italia. La Torre della Bottacciaè forse condannata a una fine ignobile, soffocata dai suoi stessi calcinacci?

A proposito delle Torri della Campagna Romana il Tomassettiscrisse:”…pensi il lettore , contemplandole ora così poeticamente desolate, quasi giganti feriti ed impietriti sul posto , a ricostruire la Storia con l’immaginazione , e figurarsi le feste, gli armamenti, le battaglie, tutto ciò che formò la vita agiata dellaCampagna Romana nel Medioevo; ed egli dovrà convenire con me che esse esercitano grande seduzione nella nostra mente. Pensino pertanto i proprietari dell’Agro Romanoa conservare gelosamente questi ruderi dell’Arte e della Poesia; ne impediscano ai pecorari e ai contadini la continua malversazione; pensi il Governo a farne compilare l’esatto elenco ed a farne regolare consegna ai proprietari, come deiMonumenti Antichi, sia perché hanno aspetto pittoresco , sia perché appartengono alla Storia; e col tempo la posterità domanderà conto alla presente generazione del non aver arrestato e posto fine ai guasti dovuti all’ignoranza dei nostri predecessori ”.

Brano e foto tratti dalla Monografia “Torri Segnaletiche, di confine e Saracene della Campagna Romana “ di Franco Leggeri.

Roma Municipio XIII-Castel di Guido, Torre della Bottaccia Foto di Franco Leggeri

Disegno copiato dal catasto Alessandrino del secolo XVII.

Franco Leggeri Direttore Editoriale dei Quaderni della Campagna Romana

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Roma Municipio XIII-Castel di Guido -Comitato Ambiente Futuro: ”Premio Campagna Romana 2026 “

Roma Municipio XIII-Lo scopo principale del Premio è di sottolineare i valori di fratellanza e il Bene Comune tra i Cittadini del Borgo di Castel di Guido e di tutta la Campagna Romana. I premiati  hanno dato lustro e valenza culturale , con le loro opere ed il loro lavoro, alla nostra terra. Con questo Premio il nostro Borgo vuole essere non più “terra di confine”, ma parte attiva del Municipio XIII di Roma Capitale. La cerimonia avrà come scenografia la magnifica chiesa medievale di Castel di Guido.

L’attribuzione del Premio “Campagna Romana ” 2026 è  stato disciplinato da Franco Leggeri ideatore del Premio e dal Presidente del Comitato Ambiente Futuro i quali hanno raccolto giudizi e suggerimenti da varie fonti che, uniti ad una conoscenza diretta delle attività svolte dai candidati al Premio a beneficio della nostra amata Campagna  Romana, hanno ritenuto opportuno premiare i Candidati sotto elencati.

Elenco dei Premiati:

“Campagna Romana Bene Comune” XIVªEdizione  – 2026”

Motivazioni sintetiche

1)-Mirko Antonucci

Esploratore  di Cornelia Antiqua, per il suo prezioso contributo nella scoperta dei siti  :Mitreo della Bottaccia e Tomba di San Basilide .

2)-Gianna Capannolo,

Per aver contribuito con la sua professionalità ed esperienza  alla crescita del Museo Contadino

3)-Alessandro Carella

Per l’appassionato impegno con cui persegue la missione della Coop Sociale “Mio fratello è figlio unico”

4)-Giuseppina Castagnetta

Per l’impegno e la sensibilità dimostrati nella promozione dello sviluppo
del territorio e dell’ambiente di Castel di Guido.”

5)-Elda Galdelli

Per la sua costante e preziosa opera di mediazione  per l’armonico sviluppo del Consorzio Residenza Aurelia

6)-Roberta Giannetti

Custode instancabile del creato e delle tradizioni che legano Castel di Guido alla sua diocesi

7)-Giuseppe Izzo

Per aver trasformato la quiete silenziosa della Campagna Romana in Musica

8)-Giuseppina Mari

Per la passione con cui pone il Diritto al servizio della salvaguardia della salute e della qualità della vita dei cittadini di Castel di Guido

9)-Lucia Mosca

Editrice e Direttore del giornale la.Notizia.net, per aver dato  voce e visibilità alla  Campagna Romana

Franco Leggeri.-Direttore Editoriale dei Quaderni della Campagna Romana –

Gianmauro Barchiesi-Presidente del Comitato Ambiente Futuro

Ringraziamenti

L’Organizzazione ringrazia per il contributo fattivo : LaSignora Ambra De Matteisper aver realizzato la locandina dell’Evento; Si ringraziail Direttore del Museo Contadino di Castel di Guido, Fabio Scaccia,per la sua preziosa collaborazione al Premio e nell’ospitare i Quaderni della Campagna Romana .Un Grazie adon Giovanni Shabu, Parroco della chiesa dello Spirito Santo del borgo di Castel di Guido per la collaborazione paziente e operativa; Un vero e sincero ringraziamentoalla Signora Antonella Proietti di Castel di Guidoper i consigli preziosi che hanno permesso di avere una “diversa”  prospettiva critica nel modo di guardare la nostra Campagna Romana e le Radici Vere del borgo di Castel di Guido.

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Roma Municipio XIII- Castel di Guido-Comitato Ambiente Futuro-Premio Campagna Romana 2026

Roma – Municipio XIII – Comitato Ambiente Futuro-Il premio “Campagna Romana”, nato a Castel di Guido, torna oggi nel suo borgo d’origine grazie all’interessamento del Comitato Ambiente Futuro, che ne ha raccolto l’eredità e lo ha riportato al centro della comunità.

Lo scopo principale del premio è sottolineare i valori di fratellanza e bene comune tra i cittadini di Castel di Guido e di tutta la Campagna Romana. Le persone premiate hanno dato lustro e valenza culturale al nostro territorio con le loro opere e il loro lavoro. Con questo riconoscimento, il nostro borgo vuole smettere di essere percepito come “terra di confine” per diventare parte attiva del Municipio XIII di Roma Capitale.

Il premio cerca di dare voce a esperienze e comunità, e soprattutto di indicare alle nuove generazioni che ogni giorno possono essere protagoniste di cambiamenti positivi nel nostro territorio. Ogni gesto di cura per l’ambiente e per la qualità della vita è un tassello indispensabile per costruire un futuro degno delle nostre figlie e dei nostri figli.

Con il premio Campagna Romana non si tratta soltanto di riconoscere e premiare cittadini meritevoli, ma di avviare un processo culturale che mette al centro le persone e i loro diritti, perché il cambiamento non sia solo uno slogan, ma un processo concreto che prende vita nella nostra terra, nelle relazioni e nel nostro interagire – esattamente come sta generando, fattivamente, il Comitato Ambiente Futuro, che di questo premio è partner e co-promotore.

Salvaguardare il paesaggio, l’aria, l’acqua e la salute di chi vive in questo borgo significa onorare ogni giorno la stessa dignità della vita.

La cerimonia avrà come scenografia la magnifica chiesa medievale di Castel di Guido. L’attribuzione del premio “Campagna Romana” 2026 è disciplinata da Franco Leggeri, ideatore del premio giunto ormai alla sua XIII edizione, e dal presidente del Comitato Ambiente Futuro, Gianmauro Barchiesi. Essi hanno raccolto giudizi e suggerimenti da varie fonti che, uniti a una conoscenza diretta delle attività svolte dai candidati a beneficio della nostra amata Campagna Romana, hanno reso opportuno premiare le persone di cui pubblicheremo i nomi.

Ai premiati rinnoviamo stima e riconoscenza, certi che il loro esempio aiuterà a proteggere questa terra e a rendere Castel di Guido un luogo dove ambiente e comunità possano crescere insieme in armonia.

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Arte, Cultura e SpettacoliLazioRivista d'Arte Online

Roma Municipio XIII-Castel di Guido e la Residenza Aurelia , set scene del film- “Fëdor Dostoevskij ”

Roma Municipio XIII-Castel di Guido e Residenza Aurelia saranno, probabilmente , la location dove verranno girate molte scene  relative al film biografico “Fëdor Dostoevskij”.Scene tratte dai vari capolavori del grande scrittore russo che rappresenteranno un’impietosa radiografia del male umano. Non è la prima volta che la zona nord ovest di Roma viene scelta per girare film, molti dei quali ci permettono oggi di avere fotografie  storiche come , ad esempio, quelle del borgo di Palidoro dove furono girate, nel 1962, scene del film “La marcia su Roma” con Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman. Molti film del  neorealismo  del dopoguerra furono girati  sulle spiagge del mare che bagna la nostra Campagna Romana . Nella celebre opera del 1931 di Salvador Dalí,La persistenza della memoria, gli orologi molli simboleggiavano come la memoria  possapersisterenonostante il passare del tempo e lacaducitàdelle cose. Quello che Dalí probabilmente non immaginava è che, con il cinema e le foto, la memoria persiste moltopiù a lungo.

Per ritornare al tema dei siti archeologi dove eventualmente saranno girate molte scene, tratte dai famosi romanzi diDostoevskij,  eccone alcune le più conosciute ed emblematiche di Castel di Guido.

Casale della Bottaccia-Set Film “Fëdor Dostoevskij”-Scene da “I Demoni”

1)-Scene da ” IDemoni“che ancora oggi continua a gettare una luce  inquietante  sulla natura umana;

2)-Scene importanti da girare nei cunicoli del Casale . Si sta studiando la possibilità di accesso con le attrezzature cinematografiche nel Mitreo che si trova sotto il Casale della Bottaccia. Saranno scene tratte daMemorie dal sottosuolo,un librofuori dai canoni tipici del romanzo ottocentesco, ma che anticipa in maniera chiara il ciclo dei grandi capolavori che si concluderà conI Fratelli Karamazov;

Casale e Torre della Bottaccia-Set Film “Fëdor Dostoevskij”

 Scena dai “I Fratelli Karamazov”,Ivàn Karamazov racconta al fratello Aleksej (Alëša) una storia di sua invenzione, sulla figura del Grande Inquisitore. Siamo nella Spagna del 1500, nei tempi della “Santa Inquisizione”, e Gesù (anche se mai nominato esplicitamente) appare e viene riconosciuto dalla folla. Dopo aver risuscitato una bambina di sette anni viene fatto imprigionare dal Grande Inquisitore, il quale lo raggiunge poi in prigione per interrogarlo. Gli dice: “Perché sei venuto a infastidirci?… Io non so chi tu sia né voglio sapere se tu sia proprio Lui o gli somigli, ma domani ti condannerò, ti brucerò sul rogo come il più empio degli eretici…”. Dopo un lungo discorso in cui rinfaccia a Gesù tutti i suoi errori, gli dice: “Perché mi fissi in silenzio, con il tuo sguardo mite e penetrante? Adirati, io non voglio il tuo amore perché io stesso non ti amo”. Alla fine, come risposta, Gesù gli si avvicina e gli dà un bacio. L’Inquisitore sussultò meravigliato, poi gli apre la porta della cella e gli dice: “Vattene e non venire più… mai più, mai più!”. E lo lascia andare per le oscure vie della città.

Nota a margine e a chiarimento-Il sig. Mirko ANTONUCCI nel 2022fu il primo a riaprire il passaggio al Mitreo sito nei sotterranei del Casale della Bottaccia. I cunicoli di accesso sono oramai impraticabili e pieni di sfridi edili e habitat di vari rettili .Il sig. Mirko ANTONUCCI riceverà il Premio Campagna Romana 2026.

Franco Leggeri-Direttore editoriale dei Quaderni della Campagna Romana

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Roma Municipio XIII- Presidente Ing. Gianmauro Barchiesi: Report sulle Attività del Comitato “Ambiente Futuro”

Roma Municipio XIII- IlPresidente del Comitato AMBIENTE FUTURO Ing. Gianmauro Barchiesi:”Lo scopo di questo Report è quello di fornire un resoconto relativo alle attività che sono scritte nello Statuto del nostro Comitato e codificate nell’Oggetto Sociale .Con questo primo Comunicato Stampa voglio illustrare ,in maniera chiara e trasparente, i nostri primi mesi di vita come Comitato non solo agli Iscritti, ma anche alle altre Associazioni e CdQ che operano nel nostro territorio di Castel di Guido e a tutti i Cittadino di quest’area della Campagna Romana .Come Comitato Ambiente Futuro ci siamo confrontati con le Istituzioni e organizzazioni politiche. Il nostro Comitato è stato  sempre disponibile al dialogo e a lavorare in sinergia con chi condivide il nostro obiettivo :NO al BIODIGESTORE di CASAL SELCE”.

1. Tavolo tecnico con AMA (Municipio XIII)

  • Stato: Il Presidente della Commissione Ambiente (dott.Luigi Cagnazzo) ha ricevuto la documentazione del Comitato su tre aree critiche relative al biodigestore:
    • Acqua: Preoccupazione per l’impatto sulla falda (captazione e rischio inquinamento).
    • Paesaggio: Richiesta di verifica della conformità alle autorizzazioni paesaggistiche e normative.
    • Rischi cumulati: Preoccupazione per l’aumento esponenziale del rischio dovuto all’aggiunta di nuovi processi (produzione CO2, ammoniaca, compressione metano), con ipotesi di rientro nella direttiva Seveso 3.
  • Obiettivo: Fissare l’incontro con AMA entro marzo 2026.

2. Interlocuzione con la Regione Lazio

  • Stato: Un incontro con il funzionario dott.Giampiero Muzi (Assessorato Ciclo Rifiuti) si è tenuto il 20 febbraio.
    • Ha mostrato interesse per i tre temi (acqua, paesaggio, rischi cumulati), chiedendo tre note di sintesi, già inviate dal Comitato il 27 febbraio.
  • Obiettivo: Incontro con l’Assessorato alle Acque per un approfondimento specifico.

3. Segnalazione alla Commissione Europea

  • Ruolo del Comitato: Invitato ad aderire. Ha richiesto modifiche alla bozza per includere Castel di Guido e dare rilievo al problema idrico.
  • Stato: La segnalazione è stata presentata il 5 marzo scorso, ISDE  si è impegnata a dare ampia risonanza mediatica.
  • Tempistiche: Risposta dalla UE prevista in 6-7 mesi.

4. Mozione “ClicBus”

  • Risultato: La mozione presentata dal Comitato per migliorare i trasporti è stata approvata dal Consiglio del Municipio XIII il 23 febbraio 2026.
  • Contenuto: Prevede una sperimentazione annuale con Atac per estendere il servizio ClicBus da Massimina–Stazione Aurelia a Castel di Guido–Piazza Irnerio.
  • Obiettivo: Avviare lo studio di fattibilità con Atac e monitorare la sperimentazione.

Azioni del Comitato nel breve periodo

  1. Municipio: Sollecitare il dott.Cagnazzo per fissare il tavolo con AMA entro marzo.
  2. Regione: Ottenere la convocazione con l’Assessorato alle Acque.
  3. Europa: Contattare Parlamentari europei per supporto alla segnalazione e pianificare la strategia mediatica con ISDE.
Roma-Campagna Romana e l’Area Cantiere per la realizzazione del Biodigestore di Casal Selce–Ph Franco Leggeri

Comitato “AMBIENTE FUTURO”

Logo Ambiente Futuro

Estratto e sintesi dallo Statuto:“Il Comitato “AMBIENTE FUTURO” ha lo scopo di tutelare e salvaguardare gli interessi ambientali, sanitari e sociali dei residenti e dei lavoratori operanti nel territorio del Comune di Roma compreso tra Castel di Guido e Via di Casal Selce comprendente il Consorzio “Residenza Aurelia” lungo via di Castel di Guido, i territori di Via Bolasco e Fosso delle Grotte e la località delle Cave di pozzolana accessibili da Via di Casal Selce.

Il Comitato svolge la propria attività con riferimento al progetto denominato “Realizzazione dell’impianto di trattamento integrato anaerobico ed aerobico della frazione organica da raccolta differenziata (FORSU) per la produzione di biometano liquido per autotrazione e ammendante compostato misto (ACM) di Casal Selce”, nel Comune di Roma, Municipio XIII, Città Metropolitana di Roma Capitale, in località Via di Casal Selce, nonché in relazione a ogni altra opera, intervento, progetto, piano urbanistico, territoriale o di settore, infrastrutturale o industriale che, anche se relativi ad aree limitrofe o contermini, possano produrre effetti diretti o indiretti sull’equilibrio ambientale, paesaggistico, sanitario o socio-economico del contesto territoriale sopra individuato”.

Ing.Gianmauro Maria Barchiesi -Presidente Comitato AMBIENTE FUTURO

Presidente Comitato AMBIENTE FUTURO Ing.Gianmauro Maria Barchiesi Laureato in Ingegneria Meccanica presso il Politecnico di Milano,ho ricoperto ruoli di responsabilità nel mondo delle case automobilistiche tedesche (Volkswagen, Audi, Mercedes Benz, Porsche).Per alcuni anni sono stato anche responsabile tecnico delle macchine agricole New Holland, e delle attrezzature agricole Maschio Gaspardo per le provincie di Milano, Pavia, Lodi e Piacenza. Nel ricoprire questo ruolo, ho maturato la passione di approfondire l’evoluzione delle attrezzature di lavorazione della terra in Italia nel corso dei secoli. Mi sono trasferito, da pochi anni, da Cremona, dove sono nato, a Roma, sono rimasto incantato dalla bellezza della Campagna Romana e per questo motivo lotto contro la costruzione del Biodigestore di Casal Selce.

Fotoreportage di Franco Leggeri: Biodigestore “Casal Selce”

perComitato AMBIENTE FUTURO e Quaderni della Campagna Romana

Roma Municipio XIII-Cantiere Biodigestore Casal Selce-25 ottobre 2025-Ph Franco Leggeri
Roma Municipio XIII-Cantiere Biodigestore Casal Selce-25 ottobre 2025-Ph Franco Leggeri
Roma-Area Cantiere per la realizzazione del Biodigestore di Casal Selce–Ph Franco Leggeri
Roma-Area Cantiere per la realizzazione del Biodigestore di Casal Selce–Ph Franco Leggeri

E’ essenziale che la voce di chi vive a Castel di Guido venga amplificata attraverso i suoi articoli e le sue analisi.Continueremo a combattere per i diritti dei cittadini di Castel di Guido, affinché la loro lotta diventi un faro di speranza per tutti coloro che si trovano in situazioni simili.
 

La nostra Redazione si impegna a portare alla luce le ingiustizie della nostra società, inclusa la difficile situazione di Castel di Guido. E’ fondamentale che le storie di queste Comunità vengano raccontate, affinché tutti possano comprendere le sfide che affrontano ogni giorno. Grazie al supporto dei nostri lettori, possiamo continuare a fare la differenza

Castel di Guido, un borgo tra storia e Campagna Romana

Castel di Guidoè una storica località dell’Agro Romano, nel territorio di Roma, immersa in un paesaggio rurale caratterizzato da campi, boschi e antichi casali. Il suo nome è legato al castello medievale sorto nell’area, testimonianza di un passato in cui il territorio rappresentava un importante punto di collegamento e presidio lungo le antiche vie che conducevano verso il litorale.

Il borgo conserva ancora oggi un’atmosfera profondamente legata allacampagna romana, lontana dal ritmo della metropoli. Tra gli elementi di maggiore interesse spicca lachiesa medievale dello Spirito  Santo, che rappresenta uno dei luoghi simbolo della comunità locale e custodisce la memoria storica e religiosa del borgo.

Il territorio circostante è caratterizzato da una significativa presenza naturalistica e agricola, con ampie aree verdi che contribuiscono a conservare l’identità dell’anticoAgro Romano.

Castel di Guidorappresenta così un’interessante realtà in cuistoria, natura e tradizione ruraleconvivono a pochi chilometri dal cuore di Roma, offrendo uno scorcio autentico di quella campagna romana che per secoli ha caratterizzato il paesaggio della Capitale.

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Roma Municipio XIII- Castel di Guido-L’Acqua di questo aprile inquieto-

Roma Municipio XIII- Castel di Guido-L’Acqua è una risorsa naturale PRIMARIA destinata al consumo umano. Per essere potabile l’acqua deve avere questi requisiti:incolore,insapore, inodore  e priva di particelle sospese cioè LIMPIDA e TRASPARENTE. L’accesso universale all’Acqua Potabilee ai servizi igienici è un diritto umano fondamentale e la sua tutela è ritenuta un’azione prioritaria dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dall’Unione Europea e dalle nazioni. Norme, regolamenti e misure legislative adottate anche in Italia, come in molti altri Paesi.

Per i “dominus” del Campidoglio e del nostro Municipio XIII,  noi  Cittadini di Roma Capitale abitanti nella Residenza Aurelia e zone limitrofe di via Bolasco, non possiamo reclamare  ilDiritto all’Acqua Potabilesopra citato e sancito dalle Organizzazioni internazionali. Se così fosse, ma non lo è, noi saremmo un’enclave di uno stato straniero o no?

Noi Cittadini romani, che abitiamo in quest’enclave  che non ha Diritto all’Acqua Potabile , saremo“L’Agnello sacrificale”per il buon funzionamento del“dio Biodigestore”di Casal Selce? E’ pur vero che noi TUTTI ci riconosciamo nella Costituzione  nata dalla lotta partigiana al nazifascismo e che il 22 marzo 2026 abbiamo difeso , con un voto democratico,  facendo sentire la forza “apartitica” del nostro NO che molti Partiti politici già hanno messo nel “Registro delle entrate voti per la loro probabile vittoria elettorale”,ma così non è. Ho visto molti parlamentari che ,alla Camera dei Deputati,  hanno cantatoBella Ciaotenendo in mano la nostra Costituzione. Voglio evidenziare che questo inno non è solo loro ma anche di noi Cittadini romani sacrificati al buon funzionamento del“dio Biodigestore”di Casal Selce.

Dalle voci che anticipano la scaletta della cerimonia di inaugurazione del “dio Biodigistore”, sembrerebbe che il nostro Sindaco, Roberto Gualtieri, accompagnandosi con la sua chitarra ,si esibirà ,deliziandoci, cantando un suo cavallo di battaglia :“BELLA CIAO”. Sindaco Roberto Gualtieri la informiamo che noi Cittadini abitanti dell’enclave Castel di Guido, già abbiamo iniziato a cantare la nostra“BELLA CIAO “ all’ACQUA POTABILE.Ripeto che noi abitanti della Campagna Romana,  non asserviti e appecoronati ai vari “capibastone” ,ferraglia della vecchia politica, crediamo nella nostra Costituzione antifascista , nata dalla Resistenza al nazifascismo che festeggeremo a pieno titolo il prossimo 25 Aprile. Noi  esclusi dall’Acqua Potabile sicuramente NON assalteremo, ci mancherebbe altro, il “Palazzo del Municipio XIII” oppure il Campidoglio, anche se indossiamo gli oramai famosi “scarponi chiodati “ , necessari per chi vive nella Campagna Romana.

Nel chiudere questa nota, voglio ricordare il grande Compagno comunistaGiancarlo Pajettache, in uno suo memorabile discorso alla Camera dei Deputati ci insegnò come usare, alla bisogna, gli scarponi chiodati.

Evviva il 25 Aprile di lotta e di speranza per noi esclusi dal Diritto all’Acqua Potabile sancito dalla nostra Costituzione.

Franco Leggeri -Direttore Editoriale del Quaderni della Campagna Romana

E’ essenziale che la voce di chi vive a Castel di Guido venga amplificata attraverso i suoi articoli e le sue analisi.Continueremo a combattere per i diritti dei cittadini di Castel di Guido, affinché la loro lotta diventi un faro di speranza per tutti coloro che si trovano in situazioni simili.

La nostra Redazione si impegna a portare alla luce le ingiustizie della nostra società, inclusa la difficile situazione di Castel di Guido. E’ fondamentale che le storie di queste Comunità vengano raccontate, affinché tutti possano comprendere le sfide che affrontano ogni giorno. Grazie al supporto dei nostri lettori, possiamo continuare a fare la differenza

Castel di Guido, un borgo tra storia e Campagna Romana

Castel di Guidoè una storica località dell’Agro Romano, nel territorio di Roma, immersa in un paesaggio rurale caratterizzato da campi, boschi e antichi casali. Il suo nome è legato al castello medievale sorto nell’area, testimonianza di un passato in cui il territorio rappresentava un importante punto di collegamento e presidio lungo le antiche vie che conducevano verso il litorale.

Il borgo conserva ancora oggi un’atmosfera profondamente legata allacampagna romana, lontana dal ritmo della metropoli. Tra gli elementi di maggiore interesse spicca lachiesa medievale dello Spirito  Santo, che rappresenta uno dei luoghi simbolo della comunità locale e custodisce la memoria storica e religiosa del borgo.

Il territorio circostante è caratterizzato da una significativa presenza naturalistica e agricola, con ampie aree verdi che contribuiscono a conservare l’identità dell’anticoAgro Romano.

Castel di Guidorappresenta così un’interessante realtà in cuistoria, natura e tradizione ruraleconvivono a pochi chilometri dal cuore di Roma, offrendo uno scorcio autentico di quella campagna romana che per secoli ha caratterizzato il paesaggio della Capitale.

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