Il Premio Nobel per la Pace ai bambini del mondo, partendo da Gaza
L’Associazione Carta di Roma ha aderito all’appello rilanciato dal quotidiano Avvenire, su proposta del professor Eugenio Mazzarella, affinché il prossimo Premio Nobel per la Pace venga assegnato ai bambini di Gaza. Fondata nel dicembre 2011 per dare attuazione al protocollo deontologico per un’informazione corretta sui temi dell’immigrazione – siglato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG) e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) – l’Associazione vede la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) sedere nel direttivo ed esserne stata uno degli enti fondatori.

In un editoriale pubblicato sul sito dell’Associazione, il presidente e giornalista Nello Scavo spiega le motivazioni di tale adesione: «Non per ‘premiare’ la sofferenza o stabilire una graduatoria tra vittime, ma per obbligare la comunità internazionale a riconoscere un fatto: quando la guerra divora l’infanzia, la politica ha già fallito».
Il Premio Nobel per la Pace ai bambini del mondo, partendo da Gaza
«Gaza – prosegue Scavo – è oggi il luogo in cui questo fallimento assume una forma estrema e insopportabile. Bambini uccisi, mutilati, affamati, rimasti senza genitori, casa, scuola e cure. Dedicare loro il Nobel significherebbe restituire un volto e un nome a chi viene ridotto a cifra e riaffermare che nessuna ragione di Stato, strategia militare, ritorsione o vendetta può rendere sacrificabile un bambino».
Partire da Gaza, però, non significa fermarsi a Gaza, chiosa Scavo.
«Questo riconoscimento non può dimenticare i bambini israeliani uccisi, rapiti o rimasti orfani nell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Deve richiamare anche la sorte dei bambini palestinesi della Cisgiordania e di Gerusalemme Est, esposti alle incursioni, alla violenza dei coloni, agli arresti e agli sfollamenti, così come quella dei bambini del Libano, cresciuti ancora una volta tra bombardamenti e fughe. Non sarebbe un Nobel contro Israele, né un’assoluzione per Hamas.
Riconoscere la comune condizione dell’infanzia violata non significa confondere fatti e responsabilità, che devono essere accertati e chiamati per nome. Significa affermare che nessuna colpa degli adulti può essere trasferita sui bambini e che la morte di un bambino non può giustificare quella di un altro».
Per firmare la petizione è stata messa a disposizione una mail: petizione.gaza@avvenire.it
«Nel nostro lavoro – conclude Scavo – abbiamo imparato che l’infanzia non è soltanto la prima vittima della guerra. È anche il terreno sul quale la guerra cerca di prolungarsi, tramandando paura, odio e vendetta alla generazione successiva.
Per questo il significato del riconoscimento deve raggiungere anche i bambini delle guerre quasi dimenticate: Sudan, Congo orientale, Sahel, Yemen, Myanmar, Somalia, per citarne solo alcuni.
Bambini che muoiono lontano dalle telecamere, vengono reclutati, abusati, affamati o privati dell’istruzione.
Pensiamo all’Ucraina: ai bambini uccisi dagli attacchi, a quelli cresciuti nei rifugi e tra le mine e ai minori deportati o trasferiti con la forza, separati dalle famiglie e sottoposti a processi di assimilazione.
Il Nobel ai bambini di Gaza sarebbe così il Nobel all’infanzia violata: non un gesto consolatorio o una contabilità del dolore, ma un’accusa rivolta al mondo degli adulti e la riaffermazione della centralità della Giustizia internazionale, che quei crimini tenta di perseguire tra mille ostacoli.
Il nome di Gaza non restringe questo messaggio. Gli dà volti, un luogo e un’urgenza. Per questo aderiamo. Perché ogni bambino sottratto alla guerra vale più di qualsiasi vittoria militare. E nessuna pace può dirsi tale se arriva dopo avere distrutto l’infanzia».
Fonte-Riforma.it-Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.
Premio Nobel – Premio Nobel – Premio Nobel
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