GAZA

Lazio

Armi ad Israele, Giovanni Barbera (PRC): “Anche il Governo Meloni ha le mani sporche del sangue dei civili palestinesi”

Roma- 20 gennaio 2024-“Tajani sostiene che l’Italia ha sospeso la vendita delle armi adIsraeledopo il 7 ottobre però l’Unità  per le autorizzazioni dei materiali di armamento  (UAMA) che si occupa di concedere il nulla osta per la vendita e l’acquisto dei sistemi d’arma  nega l’accesso alle informazioni sull’esportazioni di armi ad Israele dall’inizio dei bombardamenti su Gaza, come denuncia Altra Economia. Inoltre si tace sul fatto che il nostro territorio venga utilizzato per il transito delle armi che dagli Stati Uniti arrivano a Israele. Non è, infatti, un mistero che la  base aeronavale siciliana di Sigonella venga impiegata attivamente dal Pentagono per il trasporto aereo di armi e munizioni destinate alle forze armate di Israele, impegnate nei bombardamenti contro le milizie di Hamas e la popolazione civile di Gaza. Così come non è un mistero che il governo Meloni abbia inviato diverse unità navali  da guerra nel Mediterraneo orientale  che,  insieme ai gruppi navali degli Stati Uniti, stanno svolgendo  una funzione di supporto alle operazioni aeronavali israeliane. Tutto questo si chiama cobelligeranza e complicità nel genocidio in atto a Gaza. Con buona pace di Tajani e senza tanti giri di parole, va denunciato che anche il nostro governo ha le mani sporche del sangue dei civili palestinesi”. E’ quanto afferma Giovanni Barbera, membro del comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista.

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Mondo

Gaza, la conta infinita – Il prezzo altissimo in termini di vite del conflitto israelo-palestinese

GAZA-Passati i fatidici 100 giorni dall’inizio del conflitto israelo-palestinese, siamo arrivati a 101, 102, 103 e così di seguito. Fino a quando proseguirà la conta non si sa, manca infatti qualsiasi intenzione di porre fine a questa guerra. Intanto il numero di palestinesi morti nella striscia diGazaaumenta di giorno in giorno e siamo aoltre 24 mila.

Dei 136 ostaggi israeliani in mano ad Hamas dal 7 ottobre, quando ne furono uccisi 1.200, il premier Netanyhau non sembra interessarsi, e lo dimostra l’inefficacia delle strategie militari messe in campo rispetto all’obiettivo della loro liberazione caratterizzate invece dalla volontà di annientare il nemico palestinese.“Nessuno potrà fermarci”, ha dichiarato il primo ministro israeliano, mostrando i muscoli per non mostrare le debolezze interne: interne al suo governo ormai spaccato e interne al suo popolo, con le fila dei dissenzienti che si allargano.

Solo macerie

Le riprese realizzate dall’agenzia di stampa Reuters con un drone non lasciano dubbi sull’entità delladistruzionedi Gaza. Nel mirino dei raid israeliani sono finiti anche medici, strutture ospedaliere, la Mezza luna rossa e i giornalisti, le cui morti sono arrivate a oltre 80.

Oggetto degli attacchi israeliani anche la Cisgiordania, dove l’esercito ha deciso di spostare un’unità speciale da Gaza. Sull’altro versante Hamas procede a colpi di attentati, l’ultimo in ordine di tempo quello in una città a nord di Tel Aviv, provocando la massima allerta della polizia e dell’esercito israeliano.

La pace è lontana e il conflitto si allarga.

Persino l’alleato di ferro di Israele, gli Stati Uniti, sembra non avere più voce in capitolo e il segretario di Stato, Antony Blinken, suggerisce a Netanyahu che le vittime civili sono un po’ troppe . Proprio gli Usa, insieme con il Regno unito, continuano rispondere con raid aerei sulloYemenagli attacchi nel mar Rosso degli Houthi, i ribelli yemeniti che vogliono impedire alle navi legate a Israele, ma non solo, di passare dal canale di Suez, costringendole a una lunghissima circumnavigazione dell’Africa con danni ingenti per i mercati dell’occidente. Non manca poi il coinvolgimento del Libano con i bombardamenti israeliani nel sud del Paese per colpire Hezbollah, legato all’Iran.

A poco sembra giovare il fatto che alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja siano iniziate le udienze seguite alla denuncia di genocidio contro Israele. Senza contare che a denunciare è stato ilSudafrica, Paese che ha una storica alleanza con la Russia, e ora in particolare con Putin, e che ha ospitato nei suoi mari le esercitazioni delle navi della marina di Mosca nel corso dell’attuale guerra in Ucraina.

Desideri di guerra che negano la pace 

E sempre in tema di burattinai, la Bbc ha pubblicato un’inchiesta secondo la quale alti ufficiali deiservizi segreti israelianiavrebbero sottovalutato i report delle vedette sul confine tra Israele e Gaza mentre Hamas si preparava a colpire.

Ipotesi che vanno a rafforzare la tesi secondo la quale a Netanyahu il 7 ottobre avrebbe offerto la giusta occasione per scatenare l’offensiva contro i palestinesi e tentare anche di disinnescare così le mine interne. Qualunque ipotesi sulle cause pare però perdere di interesse, in questo momento, davanti all’estrema crudeltàdi questa guerra che vede il cessate il fuoco come una chimera.

Fonte Collettiva.it- Articolo diSimona Ciaramitaro

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ItaliaLazio

Gaza, Giovanni Barbera(PRC): “Protesta pro Palestina contro supermercato Carrefour di Via Sabelli a Roma “

Roma- 19 gennaio 2024-“Questa sera il supermercato Carrefour di Via dei Sabelli, nel quartiere di San Lorenzo, a Roma, è stato circondato da un centinaio di militanti di diverse organizzazioni pro Palestina con striscioni e bandiere per protestare contro la multinazionale francese che continua a intrattenere rapporti economici con aziende israeliane attive nelle colonie israeliane illegali. Tutto ciò rende questa multinazionale complice di quanto sta accadendo in quelle terre insaguinate contro  il popolo palestinese.

Tali rapporti, come denunciato da tempo da alcune organizzazioni umanitarie e media, sono finalizzati sia all’erogazione di servizi  funzionali per l’esistenza e il mantenimento delle suddette colonie, del tutto illegali dal punto di vista del diritto internazionale, sia per il sostegno logistico, con la distribuzione di razioni alimentari, all’esercito israeliano a Gaza. L’iniziativa romana è avvenuta in contemporanea con  altre iniziative che si sono tenute  a  Bologna, Milano, Torino e altre città, nell’ambito di una più generale campagna di boicottaggio contro quelle aziende complici dell’occupazione illegale della Palestina e del genocidio in atto a Gaza. Lo scopo è quello di promuovere una campagna di sensibilizzazione e di  boicotaggio economico di massa come avvenuto, a suo tempo,  fino al 1991, contro il regime di apartheid del Sudafrica”. È quanto dichiara Giovanni Barbera, membro del comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista.

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Mondo

100 giorni di guerra a Gaza

100 giorni di guerra a Gaza– Dopo 100 giorni di guerra a Gaza, laFederazione luterana mondiale(Flm), si dice «profondamente preoccupata perché non vede soluzioni all’orizzonte. Il tributo in vite umane e sofferenze è immenso. Dal 7 ottobre sono morte più di 25.000 persone e decine di migliaia sono rimaste ferite. Quasi 2 milioni di persone, l’85% della popolazione di Gaza, sono sfollate e circa il 45% delle case di Gaza sono oggi distrutte. A Gaza sono ancora detenuti oltre 150 ostaggi israeliani. L’aumento della violenza in Cisgiordania e in altre parti dei Territori palestinesi ha portato a un generale deterioramento della situazione in tutta la regione».

La Flm, inoltre, è altresì allarmata per «l’acuirsi di fenomeni che vedono proliferare discorsi d’odio, atteggiamenti antisemiti e islamofobici e narrazioni disumanizzanti sui palestinesi. Il costo umano di questa guerra è insopportabile, e la situazione umanitaria continua a peggiorare. L’impatto dei combattimenti sulle persone e sulle infrastrutture, comprese le case, gli ospedali, le scuole, strade e infrastrutture pubbliche, luoghi di culto è sconcertante. La Comunità Internazionale non è riuscita a garantire un cessate il fuoco (che sia a lungo termine) e a trovare una via verso una soluzione. Milioni di persone in tutto il mondo, inclusi politici, attivisti e leader ecclesiali, hanno formulato un appello collettivo per un cessate il fuoco immediato, il rilascio degli ostaggi, il libero accesso umanitario, il rispetto del diritto internazionale umanitario e l’auspicio per una soluzione pacifica. Appello ampiamente ignorato sia da Israele, sia da Hamas.

Altri cento giorni di guerra porterebbero a sofferenze inimmaginabili – prosegue la Flm -. È giunto il momento di arrivare a un cessate il fuoco, che possa portare a una pace giusta. Il costo del protrarsi delle ostilità è inaccettabile per tutti».

La Flm, infine «esorta fortemente la comunità internazionale e le altre parti interessate a lavorare vigorosamente per una soluzione duratura all’attuale guerra e al conflitto decennale tra Israele e Palestina. La soluzione dei due Stati è l’unica strada percorribile verso una coesistenza pacifica tra Israele e Palestina, dove le differenze possano essere risolte attraverso la diplomazia e non con la violenza, il diritto internazionale sia rispettato e le persone possano vivere insieme in pace».

La Federazione luterana mondiale (Flm) è una Comunione mondiale composta da 150 chiese di tradizione luterana, che rappresentano oltre 77,5 milioni di cristiani in 99 paesi. La Flm agisce per conto delle sue chiese membro nei settori delle relazioni ecumeniche e interreligiose, della teologia, dell’assistenza umanitaria, dei diritti umani, della comunicazione e dei vari aspetti della missione e dello sviluppo.

Foto dihosny salahdaPixabay

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Italia

Mar Rosso, Barbera(PRC): “Contraddittorie le parole di Tajani: parla di de-escalation, ma prepara la guerra”

  “Contraddittorie le dichiarazioni del ministro degli esteri Tajani in merito agli attacchi di Usa e Gran Bretagna alle postazioni degli Houthi in Yemen. Come si fa a parlare di de-escalation nel Mar Rosso quando si afferma pubblicamente di sostenere un’azione di guerra in Yemen in palese violazione dell’articolo 2 della Carta Onu che vieta l’uso della forza dei propri stati membri contro altri Stati? Come si fa a parlare di de-escalation quando si inviano navi da guerra nel Mediterraneo e nel Mar Rosso o quando si supporta l’azione genocida di Israele a Gaza? Ancora una volta l’Italia e l’Europa, assumendo posizioni del tutto subalterne a quelle degli Stati Uniti,  contribuiscono ad alimentare i conflitti armati e l’instabilità politica nel mondo, con tutte le relative conseguenze in termini di morti e povertà,  rinunciando  ad assumere un positivo ruolo di mediazione che permetterebbe loro di acquisire una centralità politica nello scacchiere internazionale. Un ruolo che sarebbe oggi fondamentale per favorire stabilità e pace nel mondo. La verità è che i peggiori nemici dell’Italia e dell’Europa sono  le loro classi dirigenti che stanno contribuendo a portare il mondo in un baratro, prima ce ne liberiamo e meglio sarà”. E’ quanto dichiara Giovanni Barbera, membro del comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista.

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Mondo

A Gaza definire la situazione disastrosa non è sufficiente. È qualcosa di assolutamente inimmaginabile.

Manca tutto, aGazanon c’è posto: non c’è posto per le persone. In quasi 2 milioni sono racchiusi in un fazzoletto di terra e fisicamente non c’è posto per mettere una tenda, dei teli di plastica dove potersi riparare.

Manca tutto il resto. Mancano l’acqua, il cibo, le cose essenziali. Iprezzi sono alle stellequindi quelle poche cose che si riescono a trovare sono inaccessibili per la popolazione locale.

È crollato tutto il sistema di assistenza primaria.Si muore di diarrea, si muore di una semplice bronchite. Non c’è modo di curare tutte queste persone perché mancano gli spazi per poterlo fare, non sappiamo dove poter mettere una clinica perché non troviamo un fazzoletto di terra dove farlo.

Al tempo stesso, il numero di persone in relazione aipochissimi aiutiche riescono a entrare sono assolutamente improponibili. 100 camion al giorno non possono soddisfare le esigenze di 2 milioni di persone che hanno dovuto lasciare le loro case senza portare via nulla con sè.

Per cui questo è quello che stiamo vedendo in questo momento. Non è immaginabile.Non era prevedibile.

Ospedali evacuati perché troppo pericoloso

Abbiamo deciso dievacuare l’ospedale di al-Aqsaperché la situazione stava diventandotroppo pericolosaper il personale che veniva a lavorare. Per due giorni consecutivi icecchinihanno sparato a medici e infermieri che stavano venendo verso l’ospedale. Fortunatamente nessuno è stato colpito.

Negli stessi giorni unproiettileè arrivato all’interno dell’ospedale, nella terapia intensiva, si è infilato nel muro. Fortunatamente nessuno stava passando in quel momento.

Infine, due giorni fa unordine di evacuazioneè arrivato per l’area di fronte a dove ci trovavamo noi, a 50 metri dall’ospedale. La situazione a questo punto era troppo pericolosa e a malincuore abbiamo dovuto decidere di evacuare l’ospedale interrompendo le attività che stavamo facendo.

Il senso di impotenza

Quello che stiamo vedendo in questo momento è un qualcosa di assolutamente inimmaginabile.Nessuno a priori avrebbe pensato di potersi trovare di fronte a una situazione così.

Una situazione in cui non si permette agli aiuti di arrivare dove c’è bisogno. Le persone qui muoiono anche perché non hanno quegli aiuti che sarebbero tranquillamente disponibili, manon è permesso l’ingresso.

Direi che la parola che meglio descrive come mi sento in questo momento è “impotente”. Mi sento impotente come si sentono tutti quelli che in questo momento sono qui per cercare di supportare la popolazione.

Non siamo in grado di fare quello che potremmo fare perché la situazione è insicura, perché non c’è lo spazio per poter lavorare e perché gli aiuti che sono necessari non sono disponibili. Sarebbero disponibili, ma si trovano ancora aldilà della frontiera perché non possono entrare. Questo è il rammarico più grande.Si potrebbe aiutare queste persone ma non ci è permesso e questo è estremamente frustrante.

fonteMedici Senza Frontiere

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Lazio

Gaza, Barbera (PRC): “Un plauso a Raffaele Oriani, giornalista dalla schiena dritta”

“Un plauso al giornalista Raffaele Oriani che ieri si è congedato da Repubblica per protestare contro la linea del quotidiano su quanto sta accadendo a Gaza, in Palestina. Ricordiamo che il giornalista collabora con la newsmagazine di Repubblica da 12 anni. Le parole con le quali ha comunicato la sua decisione alla redazione rappresentano un macigno sulla coscienza di tutti noi, ma in particolar modo per chi opera nel mondo dell’informazione non solo italiano, ma di tutto l’Occidente. Ha perfettamente ragione Oriani quando denuncia il fatto che il massacro di Gaza viene reso possibile da una scorta mediatica garantita, purtroppo, anche dai nostri mass media. In realtà tale scorta viene affiancata anche da quella politica e istituzionale, visto che in 90 giorni di massacro della popolazione civile di Gaza non c’è stata alcuna iniziativa finalizzata a denunciare il genocidio, nè da parte delle nostre autorità istituzionali, nè delle forze politiche rappresentate in Parlamento. Evidentemente i diritti umani e il senso di umanità valgono solo quando servono a tutelare gli interessi dell’Occidente. Siamo esterrefatti da tutto ciò. Per fortuna, anche nel nostro Paese c’è ancora qualcuno che dimostra di avere sia un’etica che la schiena dritta. Grazie, Raffaele Oriani”. E’ quanto dichiara Giovanni Barbera, membro

Raffaele Oriani lascia Il Venerdì per “la vergogna di tutti su Gaza”

Roma 6 Gennaio 2024-Raffaele Oriani interrompe la sua collaborazione a Repubblica dopo 12 anni. Contro il modo di Repubblica e di gran parte della stampa europea di raccontare cosa sta succedendo a Gaza.

“Care colleghe e colleghi -ha scritto nella sua lettera alla redazione- ci tengo a farvi sapere che a malincuore interrompo la mia collaborazione con il Venerdì. Collaboro con il newsmagazine di Repubblica ormai da dodici anni ed è sempre un grande onore vedere i propri articoli pubblicati su questo splendido settimanale. Eppure chiudo qua, perchè la strage in corso a Gaza è accompagnata dall’incredibile reticenza di gran parte della stampa europea, compresa Repubblica (oggi due famiglie massacrate in ultima riga a pagina 15). Sono 90 giorni che non capisco. Muoiono e vengono mutilate migliaia di persone, travolte da una piena di violenza che ci vuole pigrizia a chiamare guerra. Penso che raramente si sia vista una cosa del genere, così, sotto gli occhi di tutti. E penso che tutto questo non abbia nulla a che fare con Israele, né con la  Palestina, né con la geopolitica, ma solo con i limiti della nostra tenuta etica. Magari fra decenni, ma in tanti si domanderanno dove eravamo, cosa facevamo, cosa pensavamo mentre decine di migliaia di persone finivano sotto le macerie. Quanto accaduto il 7 ottobre è la vergogna di Hamas, quanto avviene dall’8 ottobre è la vergogna di noi tutti. Questo massacro ha una scorta mediatica che lo rende possibile. Questa scorta siamo noi. Non avendo alcuna possibilità di cambiare le cose, con colpevole ritardo mi chiamo fuori”.

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Mondo

Consiglio ecumenico delle chiese: stop immediato alle brutalità a Gaza

Il Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) ha diramato l’ennesima dichiarazione in cui chiede lacessazione immediata delle brutalità a Gaza. Ne riportiamo la traduzione integrale.

Mentre un anno di eccezionale e crescente conflitto è terminato, e mentre preghiamo per la pace per tutti nel 2024, «questa prospettiva sembra più remota che mai per la popolazione sofferente e traumatizzata di Gaza», così afferma il Segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), pastoreJerry Pillay.

Dopo gli scioccanti attacchi del 7 ottobrenel sud di Israele, in cui i militanti di Hamas hanno ucciso 1.200 persone – per lo più civili – e preso in ostaggio altre 240, la risposta militare israeliana a Gaza è diventata indistinguibile da una guerra non solo contro Hamas ma contro tutta la popolazione civile del territorio.

A Gaza, sono almeno 21.500 i morti, quasi 56.000 i feriti, e la sconcertante cifra di 1,9 milioni di persone – più dell’80% del totale – è stata sfollata.

«La maggior parte delle infrastrutture civili è stata distrutta o danneggiata, e servizi essenziali come assistenza sanitaria, istruzione e sistemi di protezione sono al collasso – prosegue Pillay – Le conseguenze umanitarie sono incalcolabili e aumentano ogni giorno che il conflitto si prolunga».

«Le forze israeliane che in questo momento avanzano verso i campi profughi nel centro di Gaza hanno costretto alla fuga circa altri 150.000 palestinesi, ma nessuna parte del territorio può essere considerata un rifugio sicuro per loro» osserva Pillay.

«L’impatto sui bambini e sulle famiglie nella regione è particolarmente grave.Più di 8.600 bambini sono stati uccisi e migliaia di altri sono rimasti orfani o feriti. Le loro case sono state distrutte, le loro famiglie sfollate e separate. Manca loro l’accesso ad acqua, cibo, assistenza sanitaria, istruzione. Inoltre, stanno vivendo esperienze straordinariamente traumatiche, che impatteranno sulla loro salute mentale e su quella delle generazioni successive» sottolinea Pillay.

Nel frattempo, mascherata dalla travolgente crisi di Gaza,anche la violenza contro i palestinesi in Cisgiordania è in aumento. «Nel periodo da gennaio a ottobre 2023 si era registrato il maggior numero di attacchi da parte di forze di sicurezza e coloni israeliani ai danni di palestinesi dai primi dati raccolti dall’UN nel 2005. La situazione è peggiorata rapidamente dopo il 7 ottobre». Un recente rapporto delle Nazioni Unite documenta l’uccisione di 300 palestinesi – tra cui più di 50 bambini – da parte di forze di sicurezza e coloni israeliani a seguito degli attacchi di Hamas.

Pillay esorta la cessazione immediata di questa brutale violenza, «che non può assolutamente portare pace e sicurezza né agli israeliani né ai palestinesi, ma solo a ulteriore violenza e spargimento di sangue».

E aggiunge: «Deve esserci una risposta di emergenza globale alla catastrofe umanitariache affligge il popolo di Gaza. E deve esserci – come fondamento essenziale per qualsiasi futura pace sostenibile nella regione – la piena presa di responsabilità per i crimini commessi dalle forze armate e dai coloni israeliani così come dai militanti di Hamas».

«All’alba del nuovo anno – conclude Pillay – preghiamo affinché tutti coloro che attualmente perpetrano violenza e brutalità si discostino da questo percorso autodistruttivo e scelgano la via del dialogo, della giustizia e della pace. Preghiamo affinché la popolazione della regione venga liberata dalle sofferenze imposte loro dalla violenza vendicativa e dall’occupazione illegale. E preghiamo per la pace nella terra natale di Cristo, una pace fondata sulla giustizia e sul rispetto dei diritti umani di tutti: israeliani e palestinesi, ebrei, musulmani e cristiani, ugualmente».

Fonte- Nev – Notizie evangeliche

Foto Paul Jeffrey/Life on Earth – tratta da https://www.oikoumene.org/news/wcc-calls-for-immediate-end-to-brutal-violence-in-gaza

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