Museo di “Santa Filippa Mareri”

Lazio

Petrella Salto (Rieti) Museo del Monastero di Santa Filippa Mareri

Borgo San Pietro (Petrella Salto). Descrizione-Il Museo di “Santa Filippa Mareri” raccoglie parte dei reperti, dei documenti e dei ricordi dell’antico Monastero di San Pietro de Molito, fondato dalla Baronessa Santa nel 1228 ed abbandonato perché sommerso nel 1940, insieme al centro antico di Borgo S. Pietro, dalle acque del lago artificiale del Salto.

Museo del Monastero di Santa Filippa Mareri

 Le Suore hanno voluto che importanti testimonianze storiche del Cicolano venissero non solo conservate come é avvenuto per secoli, ma anche esposte all’ammirazione dei fedeli e alla vista degli studiosi di storia, diplomatica, sfragistica, arti locali e artigianato. Il Museo, realizzato all’interno del nuovo Monastero, é stato inaugurato nel 1977 (progetto architettonico dell’arch. Renato Ales) ed é stato ampliato e completamente rivisto nell’allestimento nel 2000. Il nuovo allestimento, curato dagli archh. Francesco Melaragni e Marina Campagna, propone gli oggetti e i reperti sopravvissuti e conservati (già selezionati dal dott. Vinicio Biondi e restaurati dal maestro Domenico Santarelli) secondo una chiave di lettura simbolica e suggestiva e in tre momenti tematici pregnanti. Il primo, che da inizio al percorso di visita, vuole rievocare al visitatore l’architettura dell’antico monastero di San Pietro de Molito, non solo attraverso immagini grafiche e fotografiche, ma soprattutto attraverso la suggestione dei frammenti decorativi rimasti (capitelli, formelle, cornici, stemmi, mascheroni, campane dei secc. XII-XVIII) e dell’imponente portone ligneo a formelle di Maestro Giacomo di Bernardino del 1511. L’antico portone ligneo invita simbolicamente, insieme a tre antichi bauli da corredo del XVII sec in cuoio decorato appartenuti alle clarisse, al viaggio indietro nel tempo e nella memoria alla scoperta, attraverso gli oggetti, di quella che era la vita di “preghiera” e la vita di “lavoro” nell’antico monastero: il secondo e terzo momento tematico del museo. Due volumi-vetrina, piccole architetture all’interno dell’involucro architettonico, rievocano la prima, piccola e mistica cappella, la vita di preghiera delle clarisse, custodendo in particolare gli arredi e gli oggetti sacri (secc. XVII-XVIII) della chiesa monastico-parrocchiale di San Pietro de Molito, alcuni paramenti sacri (secc. XVII-XVIII), e poi una pregevole statua lignea di madonna (sec. XIV-XV), una statua lignea di Santa Filippa (arte abruzzese sec.XV), le grate in ferro battuto, dalle quali le clarisse assistevano alle funzioni religiose, una Croce astile del 1550, la seconda, con una teoria di profonde bucature, come celle delle clarisse, la vita domestica e di lavoro del monastero, dedita alla tessitura, alla filatura, alla farmacia, custodendone gli utensili e gli oggetti di uso domestico (secc. XIII-XIX), testi, ricettari e gli strumenti della farmacia (secc. XVI-XIX), gli attrezzi per la filatura e la tessitura.

Museo del Monastero di Santa Filippa Mareri

Borgo San Pietro (Petrella Salto). IlSantuariodiSanta FilippaMareri, nel quale sono conservati i resti della Santa si trova nella frazione diBorgo San Pietro. Nel comune molti sono i luoghi legati alla vita della Santa, nata da una nobile famiglia verso la fine delsecolo XII, nelcastellodi loro proprietà della famiglia a Borgo San Pietro. La sua famiglia ne ostacolò la scelta monastica, per cui Filippa fuggì, rifugiandosi in quella che oggi viene chiamata “Grotta di Santa Filippa” (1210 m.s.l.m.), situata sopra l’abitato di Piagge (961 m.s.l.m.), e vi rimase circa tre anni, fino al 1228 quando i fratelli le donarono il castello con l’annessa chiesa di San Pietro e la Santa si trasferì nella tenuta con le sue compagne vivendo secondo la regola indicata daSan FrancescoperSanta Chiarae le monache diSan Damiano.

Petrella Salto(La Petrèllain dialetto locale[4]) è uncomune italianodi 1 038 abitanti dellaprovincia di RietinelLazio. Fino al 1927 faceva parte dellaprovincia dell’Aquila, inAbruzzoe, dal 1233 al 1861, per oltre 600 anni, è stato parte integrante delgiustizierato d’Abruzzoe della provinciaAbruzzo Ulteriore II, neldistretto di Cittaducale, con capoluogoL’Aquila.[5]

Storia

In passato la località è stata anche chiamata Petrella di Cicoli. Il nome deriva dal latino petra da cui pietra e quindi pietraia. Nel 1598 ebbe luogo nella Rocca di Petrella uno dei più celebri delitti delXVI secolo, l’assassinio del conteFrancesco Cenci, organizzato dalla figliaBeatrice.

Cleonice Tomassetti durante gli anni dellaSeconda guerra mondialeabitava a Milano, dove si era trasferita da Petrella Salto per fare la maestra. Quando il suo compagno era passato nellaResistenzaaveva deciso di raggiungerlo e, nell’aprile del 1944 la giovane donna era entrata come staffetta nella stessa formazionepartigiana. Era la sola donna del gruppo di 43 partigiani, prigionieri dopo ilRastrellamento della Val Grandee fucilati dai nazifascisti aFondotoceil 20 giugno 1944

Simboli

Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 19 marzo 2003.[7]

«D’argento, allatorredi due palchi, di rosso, mattonata di nero, ogni palco merlato di cinque alla ghibellina, finestrata di due nel palco superiore, poste in fascia, di nero, chiusa dello stesso, fondata sulla collina trapezoidale, di verde, con rocce di argento, fondata in punta, essa torre accompagnata da quattro stelle di sei raggi, di azzurro, due per parte, ordinate in palo, le più alte poste all’altezza della merlatura del palco superiore, le altre all’altezza della merlatura del palco inferiore. Ornamenti esteriori da Comune.»

Il gonfalone è un drappo partito di bianco e di rosso.

Petrella Salto

Si affaccia sulLago del Saltoquesto affascinanteborgo ricco di storia, arte e i reperti archeologici.

Il centro storico, ben conservato, con vicoli tortuosi, belle case, portali e finestre tre e quattrocenteschi, sorse nel sec. XI su uno sperone difendibile dalle invasioni, nell’ambito del fenomeno dell’incastellamento, molto diffuso nella zona.

Dai Mareri, feudatari di Petrella, nacque Filippa: l’incontro con san Francesco rafforzò la sua vocazione religiosa e santa Filippa fondò il primomonastero delle Clarissenel regno di Napoli, trasformando il Castello e la Chiesa di San Pietro di proprietà della famiglia; crebbe nel tempo la devozione per la santa alla quale sono attribuiti moltissimi miracoli.

Da non perdere il borgo e i suoi elegantipalazzi medievali e rinascimentali, con portali, finestre, cornici e architravi scolpiti; laRocca della Petrella, la Chiesa di Santa Maria, con brani di affreschi e fregi di grande interesse, recentemente restaurata; il Museo di Santa Filippa Mareri a Borgo San Pietro, con i resti dell’antico monastero sommerso dalle acque del lago artificiale, e la biblioteca, ricca di pergamene e bolle papali del sec. XII .

Nel 1598 nella Rocca di Petrella si consumò uno dei più celebri delitti del XVI secolo, l’assassinio di Francesco Cenci, organizzato dalla figlia Beatrice.

Alla sua figura, spesso romanzata, Petrella è legata indissolubilmente, come peraltro a quella opposta, di Santa Filippa.

Sulle rive del Lago del Salto potete gustarepiatti a base di tartufo e funghi porcini; ottime anche le carni locali, ilpesce di lagocon l’anguilla allo spiedo o latrota tartufata; tra i molti prodotti PAT, lacastagna rossa del Cicolano, le pere sciroppate al mosto, glignocchi di castagne, i ravioli di patate o con crema di castagne, la cicerchia e i tersitti de’girgenti, ai quali curiosamente dà il nome una località fondata da agrigentini.

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