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Pace: Fondazione PerugiAssisi, il 15 giugno Marcia nazionale da Marzabotto a Monte Sole per “porre fine alla violenza” a Gaza

La Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace organizza domenica 15 giugno la Marcia nazionale da Marzabotto a Monte Sole. L’iniziativa vuole essere un forte appello per “porre fine alla violenza in Palestina e fermare le violazioni dei diritti umani”. Secondo gli organizzatori, la tragedia di Gaza assume in pieno il volto dei bambini uccisi nelle case, nelle strade e negli ospedali. La marcia mira a denunciare il continuo bombardamento della popolazione civile e la mancanza di accesso a cibo, acqua e cure mediche. Gli organizzatori chiedono al governo italiano e alle istituzioni europee: “la sospensione della cooperazione militare con Israele e dell’Accordo di Associazione Ue-Israele fino al rispetto dei diritti umani; il ripristino del sostegno all’Unrwa per l’assistenza ai profughi palestinesi; il riconoscimento dello Stato di Palestina; la convocazione di una conferenza di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite. La marcia partirà alle 11:00 dal Parco Peppino Impastato di Marzabotto e terminerà alle 14:00 a Monte Sole, con una manifestazione conclusiva dalle 15:00 alle 17:00. La Fondazione PerugiAssisi e il Comune di Marzabotto invitano tutte le persone e le organizzazioni a unirsi per chiedere il cessate il fuoco e la fine della deportazione della popolazione palestinese.

Fonte –SIR

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Mondo

Gaza, Unicef: fine settimana di morte, circa 50 bambini uccisi negli attacchi di questi giorni

Città del Vaticano-Nuove vittime nei raid sulla Striscia di Gaza a Jabalia, Rafah e Beit Lahia. Due operatori di Caritas Gerusalemme feriti in un bombardamento nell’insediamento di Al-Nuseirat. La direttrice dell’organismo Onu, Catherine Russell: “Colpito un veicolo del personale impegnato nella campagna di vaccinazione anti polio. Israele apra indagini per individuare i responsabili”. Appello perché cessino attacchi a civili, operatori umanitari e infrastrutture: “È tempo di far finire questa guerra”

Sono centinaia le vittime rimaste uccise negli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza nel corso delle ultime ore. Secondo l’Unicef, sono oltre 50 bambini morti a Jabalia, dove gli attacchi hanno raso al suolo due edifici residenziali che ospitavano centinaia di persone. Fonti locali parlano poi di 18 morti, undici dei quali nella zona settentrionale della Striscia, dove Israele ha mobilitato una terza brigata da combattimento la notte di venerdì 1 novembre. Aerei da guerra israeliani hanno bombardato la casa della famiglia Al-Najjar a Jabalia, a nord dell’enclave, uccidendo almeno tre persone e ferendone altre, riferisce invece l’agenzia palestineseWafa. A Beit Lahia, adiacente a Jabalia e anch’essa sotto ordine di evacuazione israeliana e assedio militare, altri sei abitanti di Gaza sono stati uccisi in un secondo attacco aereo, secondo le stesse fonti. 

La peggiore offensiva militare da inizio guerra

Il nord di Gaza si trova dunque ad affrontare la peggiore offensiva militare dall’inizio della guerra, nella quale, secondo fonti mediche, sono già morti circa 1.400 abitanti da quando aerei, veicoli e carri armati israeliani si sono raggruppati in questa zona con l’intenzione, secondo fonti militari, di farlo impedire il raggruppamento dei miliziani di Hamas. L’esercito ha confermato oggi in un comunicato la continuazione dei bombardamenti e degli attacchi a Jabalia, dove ha affermato di aver eliminato decine di miliziani, nonché lo spiegamento della Brigata Kfir in questa zona. Nel centro e nel sud della Striscia, l’esercito ha affermato di aver localizzato armi ed eliminato miliziani, mentre fonti locali hanno riferito della morte di un civile in un attacco aereo nel nord-est di Rafah (sud), dove Israele continua a demolire strutture e case palestinesi.

La denuncia dell’Unicef

“Un fine settimana di morte”, lo definisce la direttrice generale dell’Unicef Catherine Russell in una nota in cui denuncia che “ieri mattina, il veicolo personale di un membro dello staff dell’Unicef impegnato nella campagna di vaccinazione contro la polio è stato colpito da quello che riteniamo essere un quadricottero (drone) mentre attraversava Jabalia – Elnazla. L’auto è stata danneggiata. Fortunatamente, il membro dello staff non è rimasto ferito. Ma è rimasta profondamente scossa”. Nella stessa nota, Russell informa del ferimento di tre bambini a causa di un altro attacco in prossimità di una clinica di vaccinazione a Sheikh Radwan, mentre era in corso una campagna di vaccinazione antipolio. “Gli attacchi a Jabalia, alla clinica di vaccinazione e al membro dello staff dell’Unicef sono ulteriori esempi delle gravi conseguenze degli attacchi indiscriminati contro i civili nella Striscia di Gaza”, afferma la direttrice dell’organismo Onu per l’infanzia. ”Insieme al terribile numero di bambini morti a nord di Gaza a causa di altri attacchi, questi ultimi eventi si combinano per scrivere un altro capitolo oscuro in uno dei periodi più bui di questa terribile guerra”.

Appello a Israele e alla comunità internazionale

Nella nota l’Unicef ricorda che i civili e le strutture civili, compresi gli edifici residenziali, così come gli operatori umanitari e i loro veicoli, devono sempre essere protetti in conformità con il diritto internazionale umanitario: “Gli ordini di sfollamento o di evacuazione non consentono alle parti in conflitto di considerare tutti gli individui o gli oggetti presenti in un’area come obiettivi militari, né le esentano dall’obbligo di distinguere tra obiettivi militari e civili, di essere proporzionali e di prendere tutte le precauzioni possibili negli attacchi. Eppure questi principi sono stati violati più e più volte, lasciando decine di migliaia di bambini uccisi, feriti e privati dei servizi essenziali per la sopravvivenza”. L’appello è quindi che “gli attacchi ai civili, compresi gli operatori umanitari, e a ciò che resta delle strutture e delle infrastrutture civili di Gaza devono cessare. L’intera popolazione palestinese a nord di Gaza, soprattutto i bambini, è a rischio imminente di morte per malattie, carestia e per i bombardamenti in corso”. A Israele l’Unicef domanda “un’indagine immediata sulle circostanze dell’attacco al suo personale e che vengano intraprese azioni per individuare i responsabili”. Mentre gli Stati membri sono esortati ad “usare la loro influenza per garantire il rispetto del diritto internazionale, dando priorità alla protezione dei bambini. È ormai tempo di porre fine a questa guerra”.

Attacco all’insediamento di Al-Nuseirat

Un allarme intanto giunge anche da Caritas Gerusalemme dopo che due membri del suo team sono rimasti feriti durante un intenso bombardamento nell’insediamento di Al-Nuseirat, sempre a Gaza. L’assalto, informa Caritas, ha lasciato le case in rovina, ha interrotto le infrastrutture vitali e ha causato numerose vittime tra i civili, impedendo l’accesso ai servizi sanitari e di supporto essenziali. “Nonostante i crescenti pericoli – comunicano i volontari da Gerusalemme – le équipe della Caritas restano salde e forniscono aiuti medici fondamentali sul campo”.

–Fonte Vatican News

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Credere, lavorare, sperare per la pace e per la giustizia – La dichiarazione della Federazione delle chiese evangeliche in Italia sul conflitto israelo-palestinese

Roma-L’Assemblea della Fcei, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, riunita a Roma nella giornata di sabato 11 maggio, ha prodotto un documento in relazione al tragico conflitto in corso in Medio Oriente. Riproduciamo qui di seguito il testo:

Pace

«In un tempo in cui si affermano sempre più regimi autoritari e nazionalisti e la guerra torna a essere considerata, anche da parte delle democrazie, un mezzo accettabile di risoluzione delle controversie internazionali, la nostra coscienza di evangelici è interrogata.

Oggi non è facile confrontarsi su tali questioni, neanche nelle nostre chiese evangeliche, dove sembra che il linguaggio della radicalizzazione voglia prendere il sopravvento sulla grammatica del dialogo.
La necessità è di schierarsi con i “minimi” (Matteo 25,40), costruendo allo stesso tempo percorsi di pace, riconciliazione e di tutela dei diritti umani.

Nel particolare, la storia del conflitto tra israeliani e palestinesi è così lunga e complessa da rendere impossibile distinguere tra una parte che ha tutte le ragioni e una che ha tutti i torti.
Il criminale attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre ha colpito civili israeliani, rivelando la portata delle minacce del radicalismo islamista nei confronti dello Stato d’Israele, mirando alla sua cancellazione. La scelta di sequestrare un numero consistente di ostaggi ha innescato la reazione israeliana, tuttora in corso.

Condanniamosia l’attacco terroristico, sia la reazione con la quale si colpiscono intenzionalmente la popolazione e le infrastrutture civili di Gaza, provocando un numero elevato di morti, feriti e rifugiati; ciò fa pensare che l’eliminazione dei palestinesi sia un reale obiettivo del governo israeliano.

Chiediamo la cessazione degli attacchi militari contro obiettivi civili a Gazae la fine dell’assedio che limita accesso ad acqua, elettricità, cibo, medicine e carburante per la popolazione palestinese, e il rilascio di tutti gli ostaggi ancora nelle mani di Hamas.

Anche in questa situazione drammatica, scegliamo lastrada del dialogo e della riflessione, nella speranza che possano prevalere le ragioni della pace e della giustizia, anche quando essa sembra irrealizzabile. È proprio la nostra fede in Cristo che ci chiama a sperare contro speranza.

Pertanto,chiediamo al governo italiano e alle istituzioni democratiche europee e internazionalidi adoperarsi attivamente per una risoluzione del conflitto, che inauguri una stagione di pace, giustizia e prosperità per tutte le donne e gli uomini della regione.

Esortiamo le chiese della Federazionea pregare incessantemente, a sperare nella prospettiva della pace, rifiutando la logica oscura della radicalizzazione e degli schieramenti contrapposti, ad agire come costruttrici di pace, continuando a sostenere progetti umanitari, sociali e sanitari nell’area e ad accogliere i rifugiati attraverso l’attivazione di corridoi umanitari.

Rinnoviamo il nostro impegnoall’interno delle organizzazioni ecumeniche nazionali e internazionali, promuovendo iniziative di dialogo e una cultura libera dall’antisemitismo e dall’islamofobia».

Fonte- Riforma.it-Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

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