Roma Municipio XIII-Ing. Gianmauro Barchiesi, Presidente del Comitato AMBIENTE FUTUROil biodigestore di Casal Selce, autorizzato per 100.000 tonnellate/anno di FORSU, oltre ad altri flussi biodegradabili previsti dagli atti autorizzativi, con 120 milioni di euro di investimenti in parte riconducibili al PNRR, dovrebbe entrare in funzione a fine 2026. I lavori stanno andando avanti a pieno ritmo.
Ing.Gianmauro Maria Barchiesi-Presidente del Comitato AMBIENTE FUTUROLogo Ambiente Futuro
“Non sappiamo cosa doverci aspettare”, dichiara l’Ingegner Gianmauro Barchiesi, Presidente del Comitato AMBIENTE FUTUROche difende gli interessi e laStoria della Campagna Romanae dei suoi residenti.
“Solo pochi giorni fa – prosegue – la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha dichiarato ammissibile un ricorso di alcuni cittadini di Casal Selce contro la realizzazione del biodigestore. E’ inoltre da chiarire lo stato delle autorizzazioni relative alla captazione/prelievo delle acque da pozzo, tema rilevante anche alla luce dei volumi indicati nella documentazione tecnica di progetto”.
Assessora Cinzia Giardini del Municipio XIII di Roma Capitale
In particolare, il progetto definitivo prevede l’accesso da Via di Casal Selce, ma in queste ore pubblicamente, nel corso di una Commissione congiunta Commissione Consiliare Congiunta Lavori Pubblici/Ambiente, Mobilità del Municipio XIII Roma Aurelio, lAssessora Cinzia Giardini del Municipio XIII nel cui territorio ricade l’impianto, ha dichiarato che l’accesso sarà da Via di Castel di Guido, circostanza che, ove confermata, dovrebbe richiedere un’ulteriore variante del progetto con tempi incompatibili con quelli dell’avviamento previsto”.
sindaco di Roma Capitale ,Roberto Gualtieri
“È diventato difficile capire – riprende l’Ingegner Gianmauro Barchiesi – se l’opera in questa fase è gestita dal Commissario Straordinario per le Opere del Giubileo 2025 Gualtieri o dal Municipio XIII sulla base di spinte locali”.
Le criticità ambientali e per la salute dei Residenti della zona connesse a impianti di questo tipo, incluse emissioni odorigene, traffico pesante, gestione del digestato e impatti sulle matrici ambientali, sono arcinote e sono state evidenziate dal Comitato in una relazione presentata in occasione della Commissione Ambiente del Municipio XIII tenutasi il 16/12/25, alla quale si attende tutt’ora un riscontro.
“Contrariamente allo spirito delle disposizioni sulla partecipazione collegate alla Convenzione di Aarhus del 2001 – prosegue il Presidente di AMBIENTE FUTURO, Ingegner Gianmauro Barchiesi – non si ha alcuna notizia pubblica sull’avvio dei controlli ambientali prescritti a carico dei realizzatori dell’opera nel PAUR del 2023 e nell’ordinanza commissariale del 2025 di modifica dell’AIA. Spero in un intervento chiarificatore dell’ISPRA, dalla quale attendiamo risposte precise dopo le richieste formali del Comitato avanzate il 15 gennaio 2026. Ogni incertezza sul Biodigestore di Casal Selce – conclude l’Ingegner Gianmauro Barchiesi – rischia di indebolire anche l’autonomia sbandierata dal nuovo PRGR Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti 2026-2031 della Regione Lazio. Il BIODIGESTORE di Via di Casal Selce sta proprio .. sbagliando strada”.
Roma, 01 luglio 2026
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Roma, nel cuore delParco Archeologico dell’Appia Antica, sono stati presentati al pubblico i risultati delle nuove indagini condotte nell’area delle cosiddetteTerme dei TritonidellaVilla di Sette Bassi, uno dei complessi archeologici più affascinanti del suburbio sud-orientale della Capitale. L’appuntamento si è tenuto venerdì 5 dicembre davanti a un pubblico attento e numeroso, riunito per conoscere gli sviluppi di un progetto che unisce ricerca, tutela e valorizzazione grazie ai fondi delPNRR Caput Mundi. All’evento erano presenti ilDirettore Generale Musei,Massimo Osanna, il dirigente delegatoLuana Toniolo, e, a seguire, il già direttore del Parco dell’Appia Antica e attuale Direttore delParco Archeologico del ColosseoSimone Quilici, insieme aRaffaella Giulianisegretaria dellaPontificia Commissione di Archeologia Sacra. Una squadra di nomi di primo piano che testimonia l’importanza dell’intervento e l’interesse crescente verso questo straordinario sito archeologico. Nel corso della presentazione,Luana Tonioloha sottolineato come questi scavi aprano “un nuovo racconto della storia del settore sud-orientale del suburbio romano”, offrendo elementi fondamentali per comprendere l’evoluzione della villa, dalle strutture di età imperiale alle trasformazioni tardo-antiche. Il progetto prevede ora il restauro dell’imponente mosaico conthiasos marino, uno dei più estesi e meglio conservati della zona, oltre alla realizzazione di nuove coperture per garantirne la conservazione.
Roma-Parco Archeologico dell’Appia Antica -Villa di Sette Bassi:
Anche ilDirettore Generale MuseiMassimo Osanna, ha messo in evidenza la portata scientifica della scoperta: un complesso termale di età medio-imperiale trasformato, tra IV e V secolo, in un edificio cristiano dotato di un raffinatofonte battesimale. Una trasformazione che arricchisce significativamente la conoscenza dellaCampagna Romana tardoantica, dimostrando l’efficacia di una ricerca fondata su metodologie solide e competenze integrate.
Lo scavo è stato diretto daStefano Roascioarcheologo responsabile dellaVilla di Sette Bassi, che con la sua équipe ha documentato in modo estensivo l’antico complesso termale risalente alla metà del II secolo d.C. Le terme conservano un articolato impianto musivo in tessere bianche e nere che si estende per circa 60 metri quadrati, raffigurando un corteo marino di sorprendente qualità artistica.
Il dato più rilevante riguarda però la nascita, tra IV e V secolo, di un vero e proprio edificio liturgico, dotato di unfonte battesimalecon due fasi costruttive. La presenza di rivestimenti marmorei, di un probabile tiburio e di un avanzato sistema idraulico testimonia un livello costruttivo paragonabile alle fondazioni urbane coeve. Particolarmente significativo il ritrovamento di unafistula plumbeain pressione, indizio di un apparato tecnico complesso e non comune in contesti rurali.
Le indagini stanno inoltre approfondendo l’ipotesi che la chiesa battesimale potesse ospitare la sede di una diocesi suffraganea di Roma, denominataSubaugustaoSubaugustana, finora conosciuta soltanto tramite scarse fonti documentarie. Una prospettiva che apre nuovi scenari per lo studio della cristianizzazione della Campagna Romana.
Roma-Parco Archeologico dell’Appia Antica -Villa di Sette Bassi:
LaVilla di Sette Bassi, la cui imponenza emerge tra l’antica via Latina, l’acquedotto e le strutture rurali sopravvissute, conferma così il proprio ruolo centrale nella ricostruzione della storia archeologica della Capitale. Gli scavi, uniti al progetto di valorizzazione, stanno restituendo un sito vivo, capace di raccontare intrecci di storia, fede e architettura con un fascino che conquista studiosi e visitatori.
Per visitare l’area è necessario prenotare attraverso il portaleMusei Italianio l’App dedicata, oppure utilizzare il biglietto cumulativo settimanale o laMia Appia Card, con accesso contingentato secondo le fasce orarie disponibili.
Fonte- Redazione giornale Anagnina-direttore responsabile: dott. Ivan Quiselli.
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Fiumicino (RM), Proloco di Testa di Lepre: Ottava Edizione del Palio dei Fontanili dal 9 al 14 settembre 2025-Riflessioni ,variazione sul tema, osservando, li ringrazio, la foto dei membri della Proloco di Testa di Lepre.Ecco, è questa la squadra che ha “costruito” e messo in orbita il missile “PALIO DEI FONTANILI”. Questa squadra ha ideato , organizzato e sviluppato il Progetto “PALIO”, io che provengo dalla generazione dell’Utopia consumata, mi sono ritrovato , catapultato, in una “Tempesta perfetta” che ha prodotto questo successo del Palio. Ricordo la prima riunione in un tavolino davanti la chiesa parrocchiale, vicino alla statuina della Madonna è stato, per me, subito essere ruota dentata che si e inserita in un meccanismo che , da subito, è iniziato a marciare e produrre Forza Motrice. Siamo stati, assieme, ruote “dentate” , non abbiamo mai mollato e l’entusiasmo è stato il nostro carburante ,prodotto finale dell’amore per questa Terra, per questa Campagna Romana, dove abbiamo affondato le mani per trarre energia per alimentare un sogno, il progetto divenuto realtà il 7-8-9 settembre 2018.E’ stata , almeno per me, essere nella “logica delle cose da fare” e le abbiamo fatte.
Proloco di Testa di Lepre-Prima del Palio dei Fontanili 2025Proloco di Testa di Lepre-Prima del Palio dei Fontanili 2025
Ora, la seconda fase del progetto Proloco di Testa di Lepre ,è, a mio avviso, elaborare una formula organizzativa , all’interno della Proloco, che rafforzi ed amplifichi questo innegabile successo. Per me è stato, veramente, un onore collaborare, lavorare fianco a fianco con persone che da sconosciute sono , ora, divenute voci e volti familiari. Ringrazio tutti per avermi voluto donare questo , targa, segno che già troneggia, in bella vista, nella mia libreria. Chi ,come me, si è “autocondannato” alla solitudine , all’isolamento, trova , lotta, contro questa “solitudine forzata”, con la rivisitazione della Storia, con la visitazione dei luoghi, vivere , fortemente, con il pensiero e costruire un mondo di poesia non parlata, ma sublimata dalla raffinatezza del creato. Uscire illeso dalla solitudine è possibile? Si! Scrisse Gingues un Certosino che citava la Vulgata precisamente il versetto 3/28: “ il solitario starà seduto nel silenzio per elevarsi al di sopra di se stesso, trovando là il riposo e la solitudine , il silenzio e l’ardente desiderio delle cose Dell’Alto dove i contemplativi godono di un “Potium” e riposano….”Vivere nella mente con intensità, rivisitare col pensiero le città sconosciute , recitare poesie, il conforto della poesia, è questo il mio metodo per uscire illeso dalla prigionia della “ superba e bellissima , assassina, Solitudine.” Ora devo aggiungere che uscire dalla solitudine ed essere parte di un progetto è stato un ritrovare l’Orgoglio e Piacere di essere ”Utile”(non utile idiota) e per questo, tramite Luca Calderoni e Luigi Conti , ringrazio tutti i soci della Proloco di Testa di Lepre.
Proloco di Testa di Lepre-Prima Edizione del Palio dei Fontanili 2018
GRAZIE a Tutti voi, Veramente un Grazie che viene dal cuore.
Nota e Foto di Franco Leggeri-Direttore Editoriale dei “Quaderni della Campagna Romana“
Fiumicino (RM)-Proloco di Testa di Lepre-Ottava Edizione del Palio dei Fontanili dal 9 al 14 settembre 2025
Proloco di Testa di Lepre-Prima Edizione del Palio dei Fontanili 2018
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L’Autore – Gianmauro Maria Barchiesi–Laureato in Ingegneria Meccanica presso il Politecnico di Milano,ho ricoperto ruoli di responsabilità nel mondo delle case automobilistiche tedesche (Volkswagen, Audi, Mercedes Benz, Porsche).Per alcuni anni sono stato anche responsabile tecnico delle macchine agricole New Holland, e delle attrezzature agricole Maschio Gaspardo per le provincie di Milano, Pavia, Lodi e Piacenza. Nel ricoprire questo ruolo, ho maturato la passione di approfondire l’evoluzione delle attrezzature di lavorazione della terra in Italia nel corso dei secoli.Trasferitomi da pochi anni da Cremona, dove sono nato, a Roma, sono rimasto incantato dalla bellezza della Campagna Romana.
Ing.Gianmauro Maria Barchiesi
La produttività del suolo è in rapporto strettissimo con la quantità e la qualità delle arature.
Dall’epoca Romana e fino all’anno Mille, nell’agro romano venivano utilizzati tre tipi di aratro:
l’aratro semplice (Aratrum) con il vomere in legno temperato a forma di uncino e parte terminale a punta di freccia, che si limitava a scalfire superficialmente la terra, non rovesciava le zolle e richiedeva quindi due passate ortogonali ed una successiva lavorazione manuale con la vanga. Questa tecnica portò ad avere una forma del terreno coltivato generalmente quadrangolare.
l’aratro semplice (Aratrum)
l’aratro con vomerein ferro(Aratrumversorium), introdotto verso il I° secolo A.C., che aggiungeva al vomere un coltro (coltello) metallico per penetrare più in profondità nel terreno
l’aratro con ruote(Aratrum Plaumoratum): che appunto aggiungeva le ruote al versorium per una migliore manovrabilità
l’aratro con ruote (Aratrum Plaumoratum)
A partire dall’anno Mille, l’aumento della produzione agricola portò ad una crescita demografica che favorì la nascita di nuovi borghi.
I maggiori raccolti non furono soltanto favoriti da un miglioramento del clima che si verificò in quel periodo, ponendo termine alla cosiddetta “piccola era glaciale” che aveva afflitto i secoli precedenti, ma anche dall’introduzione di alcune innovazioni.
L’aratro pesante fu una delle innovazioni più significative del Medioevo: introdotto tra l’ XI° e il XII° secolo, rivoluzionò l’agricoltura europea.
Dotato di un vomere asimmetrico ed un versoio in ferro, permetteva di tagliare e ribaltare completamente le zolle, a differenza dell’aratro precedente, che smuoveva solo superficialmente il terreno. Includeva un coltro verticale per scavare solchi profondi e un avantreno mobile che migliorava la stabilità e la manovrabilità. Realizzato con parti in ferro, era più resistente ed adatto ai terreni argillosi e compatti, tipici dell’Europa settentrionale.
Nacque infatti nel nord della Francia, diffondendosi rapidamente e diventando il simbolo del progresso agricolo del basso medioevo.
Rivestì un ruolo importante nello sviluppo della civiltà europea:
Contribuì alla crescita demografica dell’XI°-XIII° secolo, grazie alla maggiore disponibilità di cibo.
Accentuò le differenze sociali: solo gli agricoltori più abbienti potevano permettersi il costo elevato dell’aratro e degli animali da traino: i meno ricchi dovettero adattarsi a diventarne cooperatori.
L’aratro pesante
Questo scenario rimase pressochè immutato fino alla fine del ‘700.
La vera svolta della meccanizzazione della Campagna Romana rappresentò un processo storico fondamentale, strettamente legato alle trasformazioni economiche, sociali e politiche dell’Italia tra Ottocento e Novecento.
Ai primi dell’800, la campagna romana era dominata da vasti latifondi, proprietà di nobili famiglie (Barberini, Borghese, Torlonia) o della Chiesa. L’agricoltura era estremamente arretrata: basata su pascolo brado, cereali a rotazione lunghissima (con maggese) e poche colture intensive. Il lavoro manuale e l’uso di animali (buoi) erano la norma.
Le Paludi malariche (Agro Pontino, ma anche zone vicine a Roma), la mancanza di manodopera stabile (bracciantato stagionale), l’assenza di infrastrutture e la bassissima produttività erano problemi strutturali
Solo dopo l’Unità d’Italia (1870) Lo Stato Italiano avviò i primi studi per la bonifica e si cominciò a parlare di modernizzazione.
Sotto questo impulso, alcuni grandi proprietari illuminati iniziarono a sperimentare le prime macchine:
Arature Profonde: Introduzione di aratri pesanti trainati da buoi per rompere la crosta superficiale (“sod breaking”).
Nel 1800, l’aratro pesante subì significativi miglioramenti grazie alla rivoluzione industriale.
Si adottò l’acciaio per vomeri e versoi, aumentandone le durata e l’efficienza. In Inghilterra, Robert Ransome nel 1789 avviò la produzione industriale di aratri completamente metallici, seguita da altri produttori, come Finlayson, Howard e Garrett .
ARATRO FINLAYSON
ARATRO FINLAYSON
L’introduzione del versoio elicoidale (es. aratro di Ridolfi in Toscana) permise di rivoltare meglio le zolle, definendo la struttura moderna con bure, coltro, vomere e versoio .
Sebbene ancora trainati da buoi o cavalli, gli aratri pesanti iniziarono a essere adattati alle prime macchine a vapore verso fine secolo .
Aratro Ridolfi
Le principali innovazioni introdotte furono:
– Avantreno a ruote: Presente già dal Medioevo, ma perfezionato per stabilizzare la profondità di lavoro .
– Vomere asimmetrico in metallo: Consentiva di lavorare terreni compatti e argillosi con meno sforzo .
– Richiedeva 2-4 buoi o cavalli e due operatori: uno per guidare gli animali, l’altro per regolare l’aratro .
– Rendimento giornaliero: circa ⅓ di ettaro, quasi raddoppiato rispetto ai secoli precedenti .
L’aratro pesante facilitò la coltivazione di cereali su larga scala, riducendo la necessità di maggese e aumentando le rese .
In Europa, modelli come l'”aratro svizzero” o “brabantino” (ruotabile su due lati) divennero popolari, mentre in Italia l’adozione fu più lenta per via dei costi .
La trazione degli aratri era inizialmente esclusivamente animale (buoi o cavalli) ma verso la fine del XIX° secolo comparvero nella campagna romana i primi trattori a vapore.
Il trattore a Vapore
Il trattore a vapore è un veicolo agricolo storico, alimentato da un motore a vapore, utilizzato nell’agro romano principalmente tra la metà del XIX secolo e l’inizio del XX secolo anche per trainare attrezzi agricoli (come aratri, mietitrici o trebbiatrici) o per fornire potenza meccanica tramite cinghie di trasmissione.
Era mosso da un motore a vapore, alimentato a carbone, legna o paglia ed includeva una caldaia per generare vapore ad alta pressione, che azionava i cilindri motore.
Richiedeva un operatore specializzato (“motorista”) per gestire pressione, combustibile e acqua.
Era molto pesante (fino a 15-20 tonnellate) e ingombrante, spesso su ruote in acciaio.
Per la sua autotrazione limitata, spesso veniva trainato da cavalli per spostarsi tra i campi
Veniva usato per lavori pesanti: aratura profonda, trebbiatura o azionamento di macchine tramite pulegge.
A fronte di una maggiore potenza rispetto ai cavalli (fino a 150 HP per l’americano Case 150 del 1910), che lo rendeva ideale per grandi aziende agricole e terreni estesi, presentava alcuni importanti svantaggi, come la lentezza nell’avviamento (1-2 ore per riscaldare la caldaia), gli elevati costi di manutenzione e gestione, il bisogno di grandi quantità di acqua e combustibile ed infine i rischi di esplosione se mal gestito. Negli anni 1920, fu rapidamente rimpiazzato dal trattore a combustione interna (più economico, compatto e sicuro).
Trattore a Vapore Advance Rumely
Trattore a vapore Advance Rumely
Mietitrici meccaniche a trazione animale (tipo McCormick) compaiono nelle grandi tenute cerealicole (es. Tenuta del Cavaliere, Maccarese) negli anni 1870-80..
Mietitrice McCormick a trazione animale
La mietitrice McCormick a trazione animale, sviluppata da Cyrus McCormick a partire dal 1831 e brevettata nel 1834, rappresentò una rivoluzione nella meccanizzazione agricola del XIX secolo.
La macchina utilizzava lame da taglio che si muovevano avanti e indietro, combinate con un dispositivo rotante per spingere il grano tagliato sul retro della macchina. Era trainata da cavalli e migliorava significativamente l’efficienza rispetto alla mietitura manuale con falci .
La mietitrice automatizzava il taglio e l’ordinamento del grano in andane, riducendo la manodopera necessaria. Tuttavia, richiedeva ancora un operatore a piedi per legare manualmente i covoni, fino all’introduzione successiva dei legatori automatici .
La trazione equina rimase dominante fino all’avvento dei trattori negli anni ’30 del ‘900. Le prime mietitrebbiatrici complete, combinate con motori, emersero solo nel XX secolo .
Il design di McCormick influenzò lo sviluppo delle moderne mietitrebbiatrici, come quelle prodotte da Laverda in Italia dal 1956 .
La Svolta: BONIFICA INTEGRALE E FASCISMO (Anni ’20-’30)
Con la Legge Serpieri (1928), il regime fascista fece della bonifica e della meccanizzazione della Campagna Romana (e dell’Agro Pontino) un progetto simbolo.
L’obiettivo era triplice: combattere la malaria, aumentare la produzione cerealicola (“Battaglia del Grano”), creare piccola proprietà contadina.
L’introduzione su larga scala di trattori a cingoli (Caterpillar, Landini, Fiat) fu rivoluzionaria. Consentirono arature profonde e rapide su terreni pesanti, preparazione dei letti di semina e lavori di bonifica (scavo canali, movimenti terra).
L’Opera Nazionale Combattenti (ONC) ed il Consorzio Agrario di Roma, costituito il 25 ottobre 1896 su ispirazione di Guido Baccelli, medico e Ministro dell’Agricoltura profondamente legato alla realtà agricola romana, furono fondamentali nell’acquistare e gestire le macchine per conto dei nuovi coloni e delle grandi aziende.
Nacquero nuove città (Littoria/Latina, Sabaudia, Pontinia) e aziende agricole razionali, basate su una meccanizzazione intensiva delle principali operazioni (aratura, semina, mietitura, trebbiatura).
Negli anni ’20, pur essendo l’Italia ancora fortemente legata alla trazione animale (buoi, cavalli), iniziarono a diffondersi i primi trattori a motore, soprattutto di importazione americana (Fordson, International Harvester).
L’ Agro Romano, tradizionalmente caratterizzato da latifondi e lavoro bracciantile, vide alcune sperimentazioni con trattori, spesso promosse dal regime fascista per modernizzare l’agricoltura.
La meccanizzazione fu comunque lenta, a causa dei costi e della resistenza dei latifondisti a investire.
I Trattori a Vapore (ormai in declino), venivano ancora usati nelle grandi tenute per l’aratura profonda, pur essendo pesanti e poco pratici
I Trattori a Benzina o Kerosene, come il Landini Testa Calda, iniziarono a diffondersi.
L’ Agro Romano potrebbe aver visto anche l’uso di trattori Fordson F, economici e robusti, anche se non ne è rimasta traccia.
Nel 1918 La FIAT lanciò il “702” (1918-1920), uno dei primi trattori italiani, usato anche in bonifiche.
IL FIAT MOD 702
Il Fiat 702 fu uno dei primi trattori agricoli prodotti dalla Fiat nel suo appena costituito settore Trattori.
Introdotto nel 1919, è considerato uno dei trattori più importanti nella storia dell’agricoltura italiana e mondiale, in quanto ha contribuito alla meccanizzazione del lavoro nei campi.
Fu infatti il primo trattore progettato specificamente per l’agricoltura in Europa, sostituendosi ai vecchi motori a vapore e animali da tiro.
Ebbe larghissima diffusione e venne utilizzato anche come base per autocarri e veicoli industriali.
La sua robustezza e semplicità lo resero molto popolare presso gli agricoltori della campagna romana.
Le caratteristiche principali del Fiat 702, avanzatissime per l’epoca, erano:
Motore: 4 cilindri a benzina o kerosene, raffreddato ad acqua.
Potenza: Circa 20-25 CV (a seconda della versione).
Trasmissione: A ruote dentate con cambio a 3 marce avanti e 1 retromarcia.
Peso: Intorno alle 4 tonnellate.
Velocità massima: Circa 5-7 km/h**.
Trazione: Posteriore (2WD), ma esistevano anche versioni cingolate per terreni difficili (mod. 40 C detto “Boghetto”.
Il successo del Fiat 702 aprì la strada a modelli più avanzati come il Fiat 703 e la lunga serie di trattori Fiat che seguirono. Oggi è un pezzo da collezione molto ricercato.
Trattore FIAT-Mod. Borghetto 40c-derivato dal Mod.702
La meccanizzazione della Campagna Romana attuata nei secoli XIX° e XX° non fu un semplice cambiamento tecnico. Fu un processo complesso e politicamente guidato, strettamente legato alla bonifica idraulica, alle politiche agrarie dello Stato (prima liberale, poi fascista, poi repubblicano) e alla trasformazione socio-economica dell’Italia da paese rurale a industriale. Passò dalle timide sperimentazioni ottocentesche dei latifondisti alla meccanizzazione totale e di massa realizzata dal fascismo e che verrà consolidata successivamente nel boom economico, cambiando per sempre il volto e l’economia della campagna attorno a Roma.
Fonte-Quaderni della Campagna Romana – Direttore Editoriale Franco Leggeri
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