Premio Campagna Romana Bene Comune 2025

LazioRivista d'Arte Online

Roma Municipio XIII- Castel di Guido: Resistere,Resistere,Resistere  fino al 2027! Sindaco Gualtieri ascoltaci, per cortesia

Roma Municipio XIII-Castel di Guido– Mai più questi Amministratori alla guida del NOSTRO Municipio! Resistere sino al 2027. Aspettando l’apertura delle urne elettorali per vedere una nuova alba e un nuovo inizio. Alimentare la speranza per arginare l’onda dell’arroganza del potere che , ahinoi, è “rinchiusa e bivacca” all’interno delle  mura del Municipio XIII. Resistere sino al 2027 e poi, con il voto mandare a casa loro questi Amministratori incapaci  che NON CONOSCONO il territorio che, ahinoi, ci amministrato da anni, troppi anni. Mandare a casa questi Amministratori che sono sempre seduti e che oramai per la loro inattività sono in “sovrappeso di incapacità politica ”. Amministratori “unti dall’alto”! Amministratori con facce infrangibili, indecifrabili  che forse neanche il matematico greco Zenone , quello del paradosso matematico,   riuscirebbe a capirli.

Questi Amministratori incapaci  e calati dall’alto , a mio avviso,  prima di essere canditati dovrebbero fare la gavetta politica , dal basso,  per la strada, distribuire volantini ciclostilati, come si faceva una volta, davanti ai supermercati, andare nei condomini e parlare con le persone anziane , camminare nella Campagna Romana per scoprirla  e conoscerne l’infinita bellezza. Resistere!Resistere!Resistere sino al 2027 e, poi, una valanga di schede , i nostri voti, li rimanderà nelle loro dimore .

Roma Municipio XIII- Castel di Guido: Resistere,Resistere,Resistere  fino al 2027!

Ci vorrebbe una Rivoluzione Culturale :Due anni a “picco e pala” prima che questi “unti politici “ e” miracolati da salotto” decidano di voler amministrare la vita delle Persone. Cittadini del Municipio XIII ricordatevi che questi Amministratori  si ripresenteranno e, ahimè, vedremo ancora i loro enormi manifesti, oppure i “santini”  elettorali, per  promuovere le loro “promesse”.   Manifesti e “santini” con la loro enorme faccia e a braccia conserte o con la giacca sulle spalle, perfettamente incravattati e con accanto stampato il loro slogan :“VotaMe , VotaMe, io  sarò sempre dalla tua parte!”. Ma quale parte ? Questo è il problema perché sarebbe  meglio domandarselo quale parte del nostro corpo sarà esposta alla loro “vicinanza” in modo che la si possa proteggere. Comunque tranquilli Cittadini per fortuna  nel 2027 ci proteggeremo  con il nostro voto .

Elezioni Comunali

Sindaco Gualtieri , per cortesia , ascolta la richiesta di chi ti ha votato ,  e credimi siamo in molti che ti abbiamo votato:”Manda a casa  questi amministratori dilettanti che  non sono idonei e preparati per  amministrare  il nostro Municipio XIII”.Sindaco Gualtieri questi  Signori Amministratori dilettanti del Municipio XIII stanno vanificando,  ne vedrai i risultati,  l’ottimo e prezioso  lavoro di: Ass.Pino Battaglia, Ass.Barbara Funari,Ass. Claudia Pratelli, la Presidente  On.Svetlana Celli, Sandro Petrolati (DEMOS),Ferdinando Bonessio(AVS), Giovanni Caudo e Tiziana Biolghini(Roma Futura), Coordinatrice Politiche Diritti LGBT+ di Roma Capitale Marilena Grassadonia , Riccardo Corbucci (PD) e ,non è assolutamente ultimo, il vicesindaco della Città metropolitana Pierluigi Sanna .

Franco Leggeri Direttore Editoriale dei Quaderni della Campagna Romana

E’ essenziale che la voce di chi vive a Castel di Guido venga amplificata attraverso i suoi articoli e le sue analisi.Continueremo a combattere per i diritti dei cittadini di Castel di Guido, affinché la loro lotta diventi un faro di speranza per tutti coloro che si trovano in situazioni simili.
 

La nostra Redazione si impegna a portare alla luce le ingiustizie della nostra società, inclusa la difficile situazione di Castel di Guido. E’ fondamentale che le storie di queste Comunità vengano raccontate, affinché tutti possano comprendere le sfide che affrontano ogni giorno. Grazie al supporto dei nostri lettori, possiamo continuare a fare la differenza

Castel di Guido, un borgo tra storia e Campagna Romana

Castel di Guidoè una storica località dell’Agro Romano, nel territorio di Roma, immersa in un paesaggio rurale caratterizzato da campi, boschi e antichi casali. Il suo nome è legato al castello medievale sorto nell’area, testimonianza di un passato in cui il territorio rappresentava un importante punto di collegamento e presidio lungo le antiche vie che conducevano verso il litorale.

Il borgo conserva ancora oggi un’atmosfera profondamente legata allacampagna romana, lontana dal ritmo della metropoli. Tra gli elementi di maggiore interesse spicca lachiesa medievale dello Spirito  Santo, che rappresenta uno dei luoghi simbolo della comunità locale e custodisce la memoria storica e religiosa del borgo.

Il territorio circostante è caratterizzato da una significativa presenza naturalistica e agricola, con ampie aree verdi che contribuiscono a conservare l’identità dell’anticoAgro Romano.

Castel di Guidorappresenta così un’interessante realtà in cuistoria, natura e tradizione ruraleconvivono a pochi chilometri dal cuore di Roma, offrendo uno scorcio autentico di quella campagna romana che per secoli ha caratterizzato il paesaggio della Capitale. Castel di Guido – Castel di Guido

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Roma Municipio XIII-Castel di Guido- Il fuori stagione del “Salice Sapiente”  e i proverbi dei “Danni e Disagi”l’incontro inaspettato con Giorgio Caproni

Roma  Municipio XIII-Castel di Guido e l’incontro inaspettato con Giorgio Caproni, il grande Poeta che ho conosciuto quando abitava a Monteverde in Pio Foà, dove visse fino alla sua morte nel 1990. Là nella Valle dell’Arrone se cammini pervia Filippo Ferri Mancini e ti inoltri nella Campagna Romana  verso le sponde del Fiume Arrone  potresti ancora trovare un vecchio salice  dove poter gode di un’ombra ristoratrice e gradevole. Nel mese di luglio  dell’estate  appena trascorsa ho fatto un incontro  davvero inaspettato con ilPoeta Giorgio Caproni.  Il Poeta era seduto  con  le spalle  appoggiate al tronco del salice . Caproni era molto calmo, cosa abbastanza inusuale e strana perché, così lo ricordo,  aveva un carattere “del mare in tempesta” come si auto-dipingeva con ironia. Dopo i saluti e gli amarcord di rito ebbi modo, finalmente , di poter discutere della sua raccolta poetica “Tutte le poesie” edito da Garzanti (Milano 1999).Volevo parlare della sua poesia “più violenta” , in questo senso, priva di orpelli poetici, quasi integralmente politica, integerrima,Show, che apre la sezione “Anarchiche o fuori tema” del libro postumoRes amissa(1991); libro in cui – scrive Giorgio Agamben – “la disappropriata maniera di Caproni”, “ha raggiunto ormai una regione sempre al di là del proprio e dell’improprio, della salvezza e della rovina”.È da questo non chiedere approvazione, da questo inappropriato, da questa rovina in cui tutto è salvo – cioè infinitamente finito – che si riparte – anzi, si vagabonda, dacché è lo sciacallo e la libellula, ora, l’icona del poeta.

 (CheShowstia anche persciòè perfino ovvio marcarlo: sciò, sciò, fuori tutti, galletti del potere).  

**  Poesia di Giorgio Caproni

Show

Guardateli bene in faccia.  

Guardateli.  

Alla televisione,  

magari, in luogo  

di guardar la partita.  

Son loro, i “governanti”.  

Le nostre “guide”.  

I “tutori”  

eletti– della nostra vita.

Guardateli.  

Ripugnanti.  

Sordidi fautori  

dell’“ordine”, il limo  

del loro animo tinge  

di pus la sicumera  

dei lineamenti.  

Sono  

(ben messi!) i nostri  

illibatiMinistri.  

Sono i Senatori.

Isinistri

– i provvidi! – Sindacalisti.  

“Lottano” per il bene  

delPaese.  

Contro i Terroristi  

e la Mafia.  

Loro,  

che dentro son più tristi  

dei più tristi eversori.  

Arrampichini.  

Arrivisti.  

In nome del Popolo (Avanti!  
SempreAvanti!), in perfetta  

Unità arraffano  

capitali – si fabbricano  

ville.  

Investono  

all’estero, mentre “auspicano”  

(Dio, quanto “auspicano”)  

pace e giustizia.  

Loro,  

i veri seviziatori  

dellaGiustizia in nome  

(sempre, sempre in nome!)  

del Dollaro e dell’Oro.  

Guardateli, i grandi attori:  

i guitti.  

Degni  

– tutti – dei loro elettori.  

Proteggono i Valori  

(in Borsa!) e le Istituzioni…  

Ma cosa si nasconde  

dietro le invereconde  

Maschere?  

Il Male  

che dicono di combattere?…  

Toglieteceli davanti.  

Per sempre.  

Tutti quanti.  

Giorgio Caproni  

Giorgio Caproni-Poeta italiano

Credo che questa Poesia, anarcoide poesia, sia talmente appropriata per questo” strano periodo “ della storia della nostra Campagna Romana.

Certo, stavo dimenticando che Caproni mi ha “regalato ” due proverbi frutto della grande saggezza napoletana.

1)- “chi se venne u culu non se più assetta”

2)-“avoglia a mettere u rum, u strunzu non diventa babà”

Come sono attualissimi e appropriati questi proverbi per delineare l’identikit di questi strani “venditori di fumo” che girano con l’organetto e ciaramella in cerca di gloria per la Campagna Romana.

N.B. -L’articolo è una sintesi, con molti tagli ,  di un mio  racconto lungo tratto da Murales & Fotoreportage dalla Campagna Romana.

Franco Leggeri- Direttore Editoriale dei Quaderni della Campagna Romana

E’ essenziale che la voce di chi vive a Castel di Guido venga amplificata attraverso i suoi articoli e le sue analisi.Continueremo a combattere per i diritti dei cittadini di Castel di Guido, affinché la loro lotta diventi un faro di speranza per tutti coloro che si trovano in situazioni simili.

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Castel di Guido, un borgo tra storia e Campagna Romana

Castel di Guidoè una storica località dell’Agro Romano, nel territorio di Roma, immersa in un paesaggio rurale caratterizzato da campi, boschi e antichi casali. Il suo nome è legato al castello medievale sorto nell’area, testimonianza di un passato in cui il territorio rappresentava un importante punto di collegamento e presidio lungo le antiche vie che conducevano verso il litorale.

Il borgo conserva ancora oggi un’atmosfera profondamente legata allacampagna romana, lontana dal ritmo della metropoli. Tra gli elementi di maggiore interesse spicca lachiesa medievale dello Spirito  Santo, che rappresenta uno dei luoghi simbolo della comunità locale e custodisce la memoria storica e religiosa del borgo.

Il territorio circostante è caratterizzato da una significativa presenza naturalistica e agricola, con ampie aree verdi che contribuiscono a conservare l’identità dell’anticoAgro Romano.

Castel di Guidorappresenta così un’interessante realtà in cuistoria, natura e tradizione ruraleconvivono a pochi chilometri dal cuore di Roma, offrendo uno scorcio autentico di quella campagna romana che per secoli ha caratterizzato il paesaggio della Capitale.

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Lazio

Manovra: Anp- Cia-Agricoltori Italiani, pensionati ignorati tra assegni erosi e tagli alla sanità

Roma– Anp-Cia-Agricoltori Italiani -Ancora una volta i pensionati vengono dimenticati. Nella nuova legge di bilancio non ci sono misure adeguate per la categoria. Le rivalutazioni minime, pari a poco più di 7 euro, non compensano minimamente l’inflazione, che continua a colpire beni essenziali come alimentari e sanità. Così Anp-Cia, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, che interviene sulla manovra e denuncia: se da un lato si riduce il carico fiscale, dall’altro si ampliano le disuguaglianze. I benefici vanno alle pensioni medio-alte, mentre per le più basse l’impatto è quasi nullo. Un paradosso che accresce le ingiustizie sociali, come confermano Istat e Bankitalia.

CRISTIANO FINI-PRESIDENTE-NAZIONALE-DI-CIA-AGRICOLTORI-ITALIANI-

            La risposta dell’esecutivo risulta del tutto insufficiente, soprattutto se si considera il calo del potere d’acquisto delle pensioni. Uno studio del CER-Centro Europeo di Ricerca commissionato dal Cupla evidenzia come, negli ultimi dieci anni, una pensione lorda di 1.500 euro abbia perso circa 70 euro mensili in termini reali, con riduzioni ancora più consistenti per i trattamenti più elevati. Un impoverimento concreto che pesa sulla vita quotidiana degli anziani.

CIA – Agricoltori Italiani

            Sul fronte sanitario, per Anp-Cia si ripete il copione dello scorso anno: le risorse inserite in bilancio sono in gran parte già impegnate per Regioni e personale, lasciando poco o nulla agli investimenti in sanità territoriale, dalla prevenzione alla riduzione delle liste d’attesa. L’incremento nominale di 2,4 miliardi del Fondo sanitario nazionale avrà effetto per il 2026 soprattutto grazie ai 4,2 miliardi già stanziati con le precedenti manovre, ma in gran parte già destinati ai rinnovi contrattuali. Le risorse aggiuntive affrontano così solo parzialmente le criticità del sistema: senza ulteriori investimenti, la sanità pubblica potrebbe scendere pericolosamente sotto il 6% del Pil nel prossimo biennio. Un dato che rischia di produrre uno scivolamento verso un sistema di fatto diviso in due parti: pubblico per chi non può permettersi altro, privato per chi può scegliere.

            Ferma anche la piena attuazione della legge sulla non autosufficienza, ancora limitata a sperimentazioni che coinvolgono solo 25 mila anziani ultra-ottantacinquenni. Una misura del tutto inadeguata, in un Paese in cui la povertà assoluta cresce e sempre più anziani rinunciano a curarsi.

            Di fronte a tutto questo, Anp-Cia ribadisce il proprio impegno a portare avanti la battaglia per l’aumento delle pensioni minime almeno a 800 euro nette; per un adeguato finanziamento della sanità pubblica; per l’applicazione piena della legge sulla non autosufficienza; per il rafforzamento delle politiche di invecchiamento attivo; per la valorizzazione del ruolo sociale dell’anziano nella società.

            Soprattutto, l’Associazione pensionati di Cia chiede con forza a Governo e Parlamento di correggere la manovra, perché una legge di bilancio che ignora i pensionati e indebolisce la sanità pubblica non solo è sbagliata, ma profondamente ingiusta. Servono scelte concrete e coraggiose per restituire dignità ed equità a chi ha lavorato una vita per questo Paese. 

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Roma Municipio XIII-Castel di Guido e l’improbabile  soggiorno di Franz Kafka-

Roma Municipio XIII-Castel di Guido. Va in scena la Compagnia del “Teatro Pretesto” con lo spettacolo : “Il Castello, il  Processo e la Metamorfosi” tratto dai tre capolavori di Franz Kafka. Qui, a Castel di Guido,  nella periferia di una Mamma Roma pasoliniana,  un cittadino potrebbe essere  catapultato nel mezzo del romanzo  “ Il Processo” ed essere imputato e poi condannato da un “Ente Assurdo”,  senza una colpa “chiara”,  e  ritrovarsi in un  labirinto pieno di punti interrogativi. Forse Albert Camus con il suo “Mito di Sisifo” ci  potrebbe suggerire la ricerca di un senso al perché dell’esistenza di questo “Assurdo Ente”. All’apertura del sipario sono subito entrati in scena gli attori ,  stelle della supercazzola, della Compagnia di giro.

Franz Kafka

Gli attori  dell’Opera tragicomica , dopo l’overture con l’ assolo per trombone, suonato da un famoso “Tirabusciò” che sembra un personaggio” evaso” da un fumetto in vendita nell’edicola del ridicolo ,hanno iniziato la loro performance.

  Entra in scena “er sola”che avanza verso il pubblico   con il viso in penombra, aiutato da un cappello calato sulla fronte. Il guitto, detto“er sola”, si è  esibito nel famoso “raglio del somaro”. Bravissimo!  sette più. Si è fatto notare  il sempre  presente e oramai famoso Gregor, lo scarafaggio della “Metamorfosi”.

Franz Kafka

Poi  c‘è stato un fuori contesto, o fuori di testa, del “sor cocime l’ova” il quale ha introdotto Verdi e il suo Rigoletto cantando l’aria :”Cortigiani vil razza dannata  “ ma , per fortuna, subito zittito  dal controcanto dell’angolo opposto all’ipotenusa  che ha intonato il coro “da curva” il famosissimo brano “nun  ce rompe er caxxo!”  un  testo le cui parole sono mutuate, se volete  estrapolate e “rivisitate”,  dal noto “inciso”  di Monsignor della Casa e più volte citato e ripreso da Baldassarre Castiglione nel “Cortigiano”, non nell’edizione della famosa “cinquecentina” ma in quella, meno famosa, del 1700, questa nota per chiarire e per la precisone.

L’abborracciato e l’ascaro servente sono due attori “per caso” che ,in attesa di entrare in scena,mangiavano pane e formaggio, innaffiando il pasto con il classico “bicchier di vino” che poi  si è scoperto essere solo  latte.

Nel conciliabolo di varie comparse, noti “Sandaloni” di Cinecittà, il tema in discussione era  il perché di questa complessa  sceneggiatura :”Così male argomentata e poi quel fil di fumo  ancora presente ” . Nell’angolo del palco , in fondo e in penombra ,con la testa tra le mani, c’era  il tipico attore dal fare “intellettualoide” che  voleva recitare la celebre poesia di Gregory Corso “…..Mamma … il leone  …”ma non trovava la tonalità , il famoso “LA”, per immergersi nell’atmosfera da Beat Generation. Debbo umilmente chiedere scusa a Kafka per aver utilizzato i suoi capolavori  ma, forse,  non in maniera che possa definirsi impropria.

Franz Kafka

Come incontrai Kafka a Castel di Guido?

L’incontro con Franz Kafka è di pura fantasia. Se cammini per la Campagna Romana potresti avere il piacere di incontrare i più vari personaggi, alcuni sono famosi , altri  meno e altri, ahimè, soltanto , come dire , fastidiosi .  Non molto tempo addietro, mentre camminavo  per la strada alberata che attraversa l’Azienda Agricola Comunale sì quella asfaltata, sul  ciglio lato  Roma ho intravisto ,  appoggiato ad un eucaliptus , un signore  vestito di tutto punto ho notato subito che  indossava una bella cravatta ed  un cappello a bombetta , sicuramente fuori moda, le scarpe nere erano ricoperte da un velo di polvere, questo particolare lo notai quando mi avvicinai a lui. Riconobbi subito  il grande scrittore  Kafka il quale  rispose  al mio saluto con voce sicura e con un italiano perfetto , ma con una sottile cadenza  straniera. Iniziammo a parlare  e ,dopo uno scambio di convenevoli di rito, Kafka mi  disse che si trovava nell’Azienda Agricola Comunale e lo scopo della sua presenza  era per chiarire dei suoi dubbi nati dopo  aver  visto una serie televisiva dal titolo “Tutti pazzi per amore”, prodotta da Rai Fiction e trasmessa in Italia nel 2008 . Protagonisti della serie erano due agrimensori  e molte scene furono girate a Castel di Guido . La domanda che si poneva Kafka era se gli agrimensori, protagonisti maschili della fiction, fossero simili al  protagonista del suo romanzo “Il Castello”, risposta che non ero in grado di dare anche se avevo assistito da spettatore e fotografato alcune scene durante le riprese della fiction .Un particolare che ricordo e ho notato fu che gli attori protagonisti non avevano dimestichezza con gli strumenti topografici  i quali sono essenziali per un agrimensore professionista .Con l’occasione dell’incontro ho voluto anche chiarire ed informare Kafka chi era la persona che scopri e fotografo per primo la sua tomba a Praga. Raccontai a Kafka  che a scattare la foto  fu il mio amico , famosissimo fotoreporter, Antonio Sansone mentre era al lavoro per produrre un fotoreportage sulla “Primavera di Praga” nel  1968.  La foto della tomba di Kafka, credo di ricordare,   fu poi pubblicata dal Corriere della Sera. Parlammo  di Ottla Kafka ,sorella di Franz Kafka, la quale nel 1942 fu deportata nel ghetto di Theresienstadt. Lì Ottla non si arrese. Lavorò, aiutò e sostenne gli altri, in particolare i bambini. Poi, l’atto finale. Si offrì volontaria per accompagnare un gruppo di  bambini sul treno verso Auschwitz. Condivise la loro paura, la loro tenerezza e il loro ultimo viaggio. Morì nella camera a gas il 7 ottobre 1943. Parlammo anche del Campo di Lavoro di Castel di Guido istituito dal fascismo. Comunque  questa è un’altra storia che avrò modo di pubblicare con ,a corredo,  alcuni documenti d’archivio. Ma,  si domanderà il lettore attento, il Processo e la sua Metamorfosi, andati in scena a Castel di Guido,  com’è stato il  finale? Bene, l’arlecchinata istaurata dall’ipotetica e rabberciata “Compagnia di Giro” è terminata nel nulla e, quindi,  la Ragione e Concretezza sono in essere e pronte a difendere, con strumenti democratici,  la Campagna Romana e i suoi abitanti.

N.B. -L’articolo è una sintesi, con molti tagli ,  di un mio  racconto lungo tratto da Murales & Fotoreportage dalla Campagna Romana.

Franco Leggeri- Direttore Editoriale dei Quaderni della Campagna Romana

Franz Kafka

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Roma Municipio XIII-Castel di Guido e la “Periferia della Democrazia”

Roma Municipio XIII-Castel di Guido – Per me  sopravvissuto  al tempo della Democrazia Partecipata, ora divenuta “Utopia Consumata”, non mi riconosco nella politica praticata e attuata da estranei alla nostra Campagna Romana . Come Cittadino di Castel di Guido non iscritto a nessuna Associazione e, quindi, invisibile, ed è per questo motivo che vivo nella “Periferia della Democrazia”. Sono vissuto nell’era del ciclostile e volantinaggio davanti alle fabbriche e forse è per questo che non trovo la chiave per aprire un dialogo con questi “Estranei  al sogno di  Democrazia Partecipata”. Certamente non partecipo  al thé dei politici servito  per pochi intimi nel chiuso di “esclusivi salotti”. Non credo che lascerò la Riva Sinistra della mia storia per essere ammesso in questi “esclusivi salotti” ripieni di “Pizzi e Merletti” e fatui personaggi appena usciti dalla manicure con  stampato sulla faccia il  sorriso del  “lei non sa chi sono io”…e sti…..Certamente  è dura la Resistenza nella trincea dell’Utopia Consumata, ma  sicuramente non farò la fine dei “Politici per Grazia Ricevuta” sfornati con la fotocopiatrice. Debbo sopravvivere  e sfuggire all’omologazione e Resistere per non morire da ”piccolo borghese” .

Perché è necessario per me scrivere ancora  su questi “Estranei alla Campagna Romana” e , ancora, perché cercare un eletto in Campidoglio che sia , forse, ancora espressione di “Certi Valori” per me essenziali e necessari come l’aria che respiro ? Perché in Capidoglio ci sono  e si riconoscono “Nei Fatti e nei Comunicati Stampa”. Il Sindaco Roberto Gualtieri molto spesso è riproposto  dai media mentre si accompagna con la chitarra e canta “Bella Ciao”  e allora sento un Sindaco dalla mia stessa parte, Roberto Galtieri mi dà  e mi ispira fiducia  è anche una  certezza  concreta.  Quante volte mi chiedo chi sono i politici in Campidoglio e nei Municipi che conoscono “Bella Ciao”? Una bella domanda  e figuriamoci se conoscono Hasta Siempre Comandante Che Guevara del compositore e cantautore cubano Carlos Puebla? Comunque un grande Grazie al Sindaco Gualtieri che ci fa sentire il Campidoglio molto vicino a noi che viviamo nella periferia della Democrazia ma , ahimè, noi siamo quelli che non abbiamo l’acqua potabile e che, pur pagando le tasse come tutti i Cittadini romani, siamo estranei al DIRITTO all’acqua ; Diritto riconosciuto dalla nostra Costituzione . Grazie .

Franco Leggeri- Direttore Editoriale “Quaderni della Campagna Romana”

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Arte, Cultura e SpettacoliLazio

 Agricoltura a km zero nella Roma Antica “Le Villae Rusticae”-Articolo di Gianmauro Maria Barchiesi-

Roma Antica “Le Villae Rusticae”-Articolo diGianmauro Maria Barchiesi-Marco Vitruvio Pollione (Formia 80 a.C., Roma 23 a.C.), nel suo “De Architectura” così definisce le caratteristiche della Villa Rustica:

“In primo luogo riguardo alla salubrità, come è stato scritto nel primo volume sulla disposizione delle mura di una città, si osservino gli orientamenti e così si dispongano le ville… Sulla corte la cucina sia sistemata nella posizione più calda, abbia inoltre congiunte le stalle per i buoi, e le loro mangiatoie guardino verso il focolare e la zona orientale del cielo, per il fatto che i buoi, se vedono la luce e il fuoco non diventino selvaggi … Analogamente i bagni siano congiunti alla cucina, poiché in tal modo il servizio per il bagno rustico non sarà distante. Pure il frantoio sia prossimo alla cucina, poiché in tal modo il servizio per i prodotti oleari sarà comodo, e abbia congiunta la cella vinaria, dotata delle luci delle finestre rivolte a nord, poiché se le avrà da un’altra parte che il sole può riscaldare, il vino che si troverà in tale cella, intorbidato dal calore, diverrà senza vigore.

Roma Antica “Le Villae Rusticae”-

Invece la cella olearia deve essere disposta in modo da ricevere luce da sud e dagli orientamenti caldi. Poiché l’olio deve non congelarsi ma raffinarsi con il clima caldo….

I granai siano disposti col fondo rivestito e guardanti verso nord e l’aquilone, poiché in tal modo le granaglie non possano riscaldarsi in fretta, ma rinfrescate dall’aria si conservino a lungo. E infatti gli altri orientamenti danno vita al gorgoglione e alle altre bestiole che sogliono nuocere alle granaglie. Alle scuderie siano riservate le sedi più calde nella villa, purché non guardino verso il focolare. Poiché i giumenti quando stalleggiano presso un fuoco, diventano selvaggi.

Sembra opportuno che si debbano fare magazzini, fienili, depositi per il farro e pistrini al di fuori della villa, affinché le ville siano più protette dal pericolo del fuoco”.

Sebbene la Villa Rustica meglio conservata sia la cosiddetta “Settefinestre” di Ansedonia (GR), nella Campagna Romana sono tutt’ora visibili le strutture di alcune Villae Rusticae.

LA VILLA RUSTICA DI VIA TOGLIATTI

La più famosa si trova lungo la Via P.Togliatti, nei pressi di Cinecittà Due.
Gli scavi eseguiti negli anni 2000/2002 sul sito dove già negli anni ’80 erano stati rilevati alcuni ruderi, hanno riportato alla luce un sito archeologico di notevole importanza, le cui strutture sono riferibili ad un periodo di tempo che va dall’età arcaica (VI-V sec. a.C.)  all’alto medioevo.
Della fase più antica sono presenti i resti, purtroppo esigui, di un edificio di forma quadrangolare realizzato con grossi blocchi di tufo a secco.
In epoca successiva ( dal II secolo a.C. fino al I secolo d.C.), la parte centro – settentrionale dell’edificio venne interessata dalla realizzazione di una grandeVilla Rustica, della quale sono oggi ancora visibili parte dei muri in opera semireticolata ed in opera reticolata (tecnica costruttiva con cortina in blocchetti di tufo di forma piramidale con la base disposta a vista).
I resti oggi visibili appartengono alla pars rustica (parte agricola), della quale sono evidenti duetorcularia(torchi dedicati alla premitura del vino) affiancati dalla vasca per la fermentazione del mosto. Visibile inoltre ilmortarium(macina per la spremitura delle olive), con relativa vasca di raccolta ed ildoliarium(magazzino con grandi vasi di coccio per lo stivaggio delle derrate alimentari). 
Una strada di basoli di selce in leggera salita (parallela a Via P.Togliatti), costituiva  l’accesso alla Villa, almeno fino alla fine del I sec. a.C. inizi I sec. d.C. Successivamente venne realizzato un portico sul lato nord, dove si può ammirare un affresco del II secolo a. C., con riquadri riportanti pregevoli decorazioni a soggetto floreale e animale, dove i colori ocra e rosso ancora risaltano.

Di questo periodo non è stato possibile individuare la pars dominica (gli alloggi del proprietario) probabilmente demolita ed inglobata in costruzioni di epoche successive.
A cavallo tra la fine del II° e l’inizio del III° secolo d.C. venne realizzato, sul lato Ovest, un portico quadrangolare retto da colonne intonacate recante in posizione centrale unimpluvium(apertura rettangolare nel tetto) per la raccolta dell’acqua piovana all’interno di uncompluvium(vasca di raccolta). Dal lato opposto si trovano duecubicula(camere da letto oppure di servizio ) ed untriclinium(sala conviviale) con pavimento in cocciopesto. In epoca severiana (fine III sec. d.C.), in area Nord-Est, venne eretto un Mausoleum in laterizi, per il quale si rese necessaria la rasatura di alcuni muri in opera reticolati o semireticolati. Di questa costruzione sono visibili il nucleo della gradinata di accesso ed i muri perimetrali della camera ipogea nella quale sono conservati pochi resti del mosaico bicromo del pavimento.

L’ultima fase di frequentazione dell’area risale all’età alto medievale durante la quale, persa la sua funzione di produzione di alimenti per l’Urbe, il progressivo declino portò al successivo abbandono.

LA VILLA RUSTICA DELLA MARCIGLIANA

La Villa Rustica della Marcigliana è un sito archeologico romano scoperto nella riserva naturale della Marcigliana, a nord di Settebagni, a Roma. Si tratta di una villa romana di campagna, databile al III secolo a.C., con testimonianze di vita che si sono protratte fino al V-VI secolo d.C. La villa ha subito diverse fasi di ampliamento e ristrutturazione, tra cui l’aggiunta di un’area termale e di una grande cisterna. 

La struttura, attiva in età imperiale, tra II e III sec. d.C., sorge nella zona di Acilia-Malafede e recentemente è stata oggetto di un importante restauro da parte della Soprintendenza Speciale di Roma.

Anche questa Villa era divisa in diversi settori: la pars dominica, area residenziale destinata al dominus e alla sua famiglia; la pars massaricia, a sua volta suddivisa in pars rustica, destinata alla servitù e ai lavoratori dell’azienda e in pars fructuaria, destinata alle lavorazioni e allo stoccaggio dei prodotti. A est degli ambienti a destinazione abitativa si sviluppava la pars fructuaria per la produzione di vino e olio, testimoniata dalla presenza di un grosso torcular (torchio vinario), incassato nel pavimento in opus spicatum, al quale in epoca tarda venne sovrapposto un rozzo pavimento in cocciopesto.
I muri, conservati solo parzialmente, presentano differenti tecniche costruttive in opus mixtum e in opera laterizia.

Ing.Gianmauro Maria Barchiesi

L’Autore – Gianmauro Maria Barchiesi-Laureato in Ingegneria Meccanica presso il Politecnico di Milano,ho ricoperto ruoli di responsabilità nel mondo delle case automobilistiche tedesche (Volkswagen, Audi, Mercedes Benz, Porsche).Per alcuni anni sono stato anche responsabile tecnico delle macchine agricole New Holland, e delle attrezzature agricole Maschio Gaspardo per le provincie di Milano, Pavia, Lodi e Piacenza. Nel ricoprire questo ruolo, ho maturato la passione di approfondire l’evoluzione delle attrezzature di lavorazione della terra in Italia nel corso dei secoli.Trasferitomi da pochi anni da Cremona, dove sono nato, a Roma, sono rimasto incantato dalla bellezza della Campagna Romana.

 Fonte- Quaderni della Campagna Romana – Direttore Editoriale Franco Leggeri

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