Resistenza Antifascista

Abruzzo

L’Aquila- La CGIL e la FLC CGIL gli studenti liceo Sulmona e la bandiera nazista

La CGIL e la FLC CGIL della provincia dell’ Aquila apprendono con sgomento che l’episodio  avvenuto presso un liceo di Sulmona, dove alcuni studenti hanno girato e postato dei filmati in cui esponevano la bandiera nazista e facevano il saluto romano, potrebbe non essere un episodio isolato, ma parte di uno scenario più ampio e più preoccupante, così come emerge dalle prime indagini della magistratura. 

L’episodio che ha dato il via all’inchiesta e che ha portato la Dirigente Scolastica a dichiarare che sarà avviato un procedimento disciplinare nei confronti degli studenti coinvolti, è avvenuto il 27 Gennaio 2026, Giorno della Memoria, durante un’assemblea di classe. Ci sgomenta che questo episodio, triste esempio dei tempi che corrono, sia avvenuto proprio a Sulmona, capoluogo della Valle Peligna così fortemente connotata dai valori della Resistenza che, proprio in quei luoghi, furono rappresentati dalla gloriosa Brigata Majella.

E’ sempre inaccettabile che si inneggi al nazismo, ma è aberrante che lo si faccia con sfregio proprio il giorno in cui la Memoria della disumana e scientifica crudeltà del regime nazista diventa dolore di tutti e tutte

La CGIL e la FLC CGIL della provincia dell’Aquila ribadiscono che la scuola pubblica, presidio di uno Stato nato dalla lotta al nazi fascismo, luogo di esercizio di democrazia e di trasmissione dei valori della nostra Costituzione deve essere maggiormente presidiata e deve alzare lo scudo contro ogni deriva nazi fascista. La scuola pubblica italiana deve rappresentare un argine alla possibilità che quel buio, che ancora non ci siamo lasciati alle spalle, possa insinuarsi tra gli studenti e le studentesse. Va ricordato forse con più forza e senza indugi che il popolo italiano ha scelto nel 1945 dove vuole stare e lo ha fatto con il sacrificio e con il sangue, anche dei partigiani e delle partigiane della Brigata Majella.

Siamo a fianco della comunità scolastica che sicuramente saprà rispondere con gli strumenti propri dell’educazione e della formazione a quanto avvenuto, affinché non si ripeta e ci auguriamo che studenti e studentesse abbiamo la forza e la determinazione di urlare ai loro stessi compagni e compagne che quelle idee di morte e di odio razziale non passeranno.

L’Aquila 10 Febbraio 2026

Francesco Marrelli

Segretario Generale CGIL AQ

Miriam Anna Del Biondo

Segretaria Generale FLC CGIL AQ

Lazio

Roma Capitale consegnata un’onorificenza a Luciana Romoli ,Staffetta Partigiana della Brigata Garibaldi  

Roma Capitale ha consegnato oggi in Campidoglio un’onorificenza a Luciana Romoli, staffetta partigiana della brigata Garibaldi, per il suo impegno nella Resistenza e per la costante attività di testimonianza svolta negli anni. Sulla targa consegnata è inciso il messaggio “A Luciana Romoli, staffetta partigiana. Con gratitudine, per l’impegno costante nel diffondere i valori della Resistenza e dell’antifascismo”.

Roma Capitale consegnata un’onorificenza a Luciana Romoli ,
Staffetta Partigiana della Brigata Garibaldi

La cerimonia si è svolta alla presenza del Sindaco di RomaRoberto Gualtieri, dell’Assessore alla CulturaMassimiliano Smeriglio, della Presidente dell’Assemblea CapitolinaSvetlana Celli, della Presidente dell’Anpi RomaAgnese Palmae della stessa Luciana Romoli. L’iniziativa nasce anche dalla richiesta della sezione Anpi Martiri de La Storta e Isola Farnese, che ha promosso il riconoscimento del ruolo svolto da Luciana Romoli nella storia della Resistenza e dell’antifascismo.

“Oggi consegniamo a Luciana Romoli un’onorificenza che non può racchiudere fino in fondo la gratitudine di Roma per una vita dedicata alla trasmissione dei valori della libertà. Tante ragazze e tanti ragazzi delle nostre scuole hanno potuto conoscere l’importanza della democrazia, nata dalla lotta antifascista, grazie al suo straordinario impegno, prima come staffetta partigiana e poi come testimone instancabile nelle scuole. Luciana, infatti, ha reso la memoria della Resistenza un patrimonio vivo, capace di parlare alle nuove generazioni. Roma le sarà sempre riconoscente”. Così il Sindaco di Roma,Roberto Gualtieri.

Roma Capitale consegnata un’onorificenza a Luciana Romoli ,
Staffetta Partigiana della Brigata Garibaldi

“A Luciana, staffetta partigiana della brigata Garibaldi della sesta zona, un ringraziamento profondo. Per tutto il lavoro che hai fatto durante il fascismo, durante la resistenza, per il lavoro fatto negli anni nelle scuole, per la collaborazione con con Gianni Rodari e il lavoro con Berlinguer. Grazie per quello che hai fatto, per le attività svolte come staffetta partigiana, come divulgatrice nelle scuole e per la passione che continui a metterci, ancora adesso. Luciana Romoli, ha di fatto consegnato ai più giovani e alle più giovani uno strumento preziosissimo contro ogni forma di intolleranza. Grazie davvero”. ha dichiarato l’assessoreMassimiliano Smeriglio.

“Incontrare Luciana Romoli non è solo un onore, ma un richiamo fortissimo alla responsabilità che abbiamo come istituzioni. La sua storia di staffetta partigiana, iniziata a soli tredici anni, ci ricorda che la libertà e la democrazia non sono conquiste scontate, ma semi preziosi che vanno curati ogni giorno. La sua vita spesa per la libertà e l’impegno civile è una bussola per il nostro lavoro in Campidoglio. Celebrarne la figura oggi significa ribadire il legame indissolubile tra Roma e i valori dell’antifascismo, fondamenta su cui continuiamo a costruire una città più giusta e solidale.” È quanto ha dichiarato la Presidente dell’Assemblea CapitolinaSvetlana Celli.

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Lazio

ANPI di Roma, Tor Tre Teste: basta strumentalizzazioni e campagne d’odio sul corpo delle donne

Il comitato provinciale dell’ANPI di Roma e la sezione “Giordano Sangalli” di Centocelle quartiere Medaglia d’Oro al Merito Civile per il suo ruolo nella Resistenza antifascista durante l’occupazione nazista di Roma, esprimono la più totale vicinanza e solidarietà alla ragazza vittima di gravissima violenza sessuale il 25 ottobre scorso nel parco di Tor Tre Teste da parte di un gruppo di uomini, alcuni dei quali arrestati dalle forze dell’ordine in questi giorni.

ANPI

Denunciano altresì la strumentalizzazione del fatto da parte di elementi neofascisti, i quali, pescando nel torbido ne approfittano per straparlare di reimmigrazione e di ronde. Trattasi di mero sciacallaggio sulla pelle delle donne. Le stesse forze di governo che in queste ore parlano di castrazione chimica, oltre a rimandare a data da destinarsi l’introduzione a livello giuridico del “consenso libero e attuale” nella normativa sulla violenza sulle donne, combattono l’introduzione di una vera educazione sessuo-affettiva nelle scuole, come richiesto a gran voce dalle studentesse e dagli studenti, dalle associazioni e dai movimenti transfemministi.

La stragrande maggioranza delle violenze sulle donne avviene nell’ambito domestico, familiare e “affettivo”, è un problema da affrontare immediatamente, a partire da un lavoro quotidiano di prevenzione nelle scuole e nei territori. Secondo gli ultimi dati Istat una donna su tre ha subito violenza da parte di un uomo nella sua vita, e si contano 91 femminicidi in Italia solo nel 2025 (osservatorio nazionale NUDM). Una violenza patriarcale che è trasversale alla provenienza geografica e sociale, alle età e ai territori. Basta strumentalizzazioni e campagne d’odio sul corpo delle donne.

Quanto ai fascisti che vorrebbero infestare i nostri quartieri chiediamo l’applicazione delle leggi della Repubblica democratica antifascista, nata dalla Resistenza vittoriosa e dalla Guerra di Liberazione dall’ignominia nazifascista. Nessuno spazio va concesso a chi semina odio, razzismo, sessismo.

Il comitato provinciale dell’ANPI di Roma
La sezione ANPI “Giordano Sangalli”

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Lazio

Roma- ANPI-Morta partigiana Iole Mancini, ultima testimone orrori via Tasso

(ANSA) – ROMA, 02 DIC 2024–ANPI: “Ciao Iole, ci mancherai da morire”. Così l’Anpi ha annunciato, in un post su facebook, la morte di Iole Mancini, l’ultima partigiana in vita testimone degli orrori nazisti di via Tasso. Iole Mancini è morta a nella Capitale, aveva 104 anni. Nata a Nemi, il 19 Febbraio 1920 faceva parte del Gap centrale “Sozzi – Garibaldi” con il ruolo di Staffetta. Il marito Ernesto Borghesi, Medaglia d’Argento, partecipò all’azione di Via Rasella e al fallito attentato a Vittorio Mussolini, ricorda l’Anpi provinciale di Roma sul sito. “Iole, nei giorni immediatamente precedenti la liberazione di Roma venne arrestata, interrogata e torturata dalle SS (da Kappler in persona), nel carcere di Via Tasso. Volevano estorcerle il luogo dove si nascondeva l’allora suo fidanzato Ernesto Borghesi che era fuggito da Regina Coeli. Ma Iole non parlò – sottolinea ancora l’Anpi – I tedeschi, in fuga per l’arrivo degli alleati, caricarono su tre camion tutti i prigionieri detenuti nel carcere, ma il camion su cui stava Iole per un guasto non partì. I prigionieri degli altri due camion furono tutti trucidati a La Storta”. “In questi anni non ha mai fatto mancare la sua testimonianza, incontrando decine di classi nelle scuole, partecipando alle nostre iniziative, sempre lucida e generosa nel richiamarci ai valori di libertà e giustizia della Resistenza. Lascia un grande vuoto, Bella Ciao Iole”, è l’ultimo saluto alla partigiana dell’Anpi provinciale di Roma. Iole Mancini è stata ricevuta dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 10 giugno del 2022, il 25 aprile dello stesso anno dal palco della manifestazione dell’Anpi a Porta San Paolo è andata al cuore del messaggio della Resistenza: “Oggi – ha detto con un filo di voce la donna, – i giovani forse non si rendono conto che vivono in un Paese libero, sono liberi di esprimersi, di passeggiare. Noi no, c’era la dittatura fascista e tutto era molto difficile. Siete giovani, studiate – è l’appello – fate la vostra carriera, questo significa Resistenza, riuscire a salire su questo palco è una grande gioia”. E si è accomiatata intonando – flebilmente ma con ferrea volontà – ‘Bella Ciao’, tra la commozione dei presenti. (ANSA).

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Arte, Cultura e SpettacoliMarche

Ascoli Piceno-Evento culturale organizzato dall’ANPI provinciale

Lunedì 17 giugno a partire dalle 18.00, L’ANPIorganizza presso la Libreria Rinascita di Ascoli Piceno  la presentazione del libro di Francesco Cancellato “Nel Continente Nero. La destra alla conquista dell’Europa”. A una settimana dalle elezioni europee che hanno visto la vertiginosa crescita delle destre estreme – soprattutto in Francia e Germania – Cancellato spiegherà le radici profonde del loro successo, in particolare come negli ultimi anni formazioni un tempo ai margini della vita politica siano riuscite a diventare egemoni nella società e a dettare l’agenda, influenzando le scelte strategiche dell’Unione Europea per il futuro.

Il saggio di Cancellato è stato pubblicato ben prima delle elezioni dell’8-9 giugno. Il direttore di Fanpage.it firma un’approfondita inchiesta senza sconti sui partiti della Destra del Vecchio Continente. Attraverso interviste a giornalisti stranieri e confronti con esperti, Cancellato ricostruisce l’ascesa delle formazioni di Destra nei singoli Stati, mettendo in luce i binari comuni su cui si muovono, dai finanziamenti transnazionali alle radici nei regimi dittatoriali, dal negazionismo climatico all’islamofobia. Un processo di avanzamento che è prima culturale che politico e che potrebbe mettere a rischio l’equilibrio europeo.

ANPI provinciale Ascoli Piceno

Attraverso un lungo viaggio in. Germania e Svezia, Polonia e Spagna, passando per l’Ungheria e la Francia – con un focus sull’Italia di Salvini e Meloni –, le pagine di “Nel Continente Nero” informano e illuminano un processo di avanzamento che è prima culturale che politico; mettono in guardia da possibili smottamenti nell’equilibrio europeo; denunciano, in ultima istanza, il crollo dei cordoni sanitari che fino a oggi avevano tenuto lontano dai centri decisionali le formazioni della Destra estrema. È un fenomeno in atto sotto i nostri occhi, ovunque nel “Continente nero” che rischiamo di diventare. «Riconoscere questa forza, guardarla negli occhi» scrive Cancellato «è il primo passo per affrontarla.»

Chi è l’autore

FRANCESCO CANCELLATO è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it.
È autore di Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione (UBE, 2016), Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia (Egea, 2018) e Il Muro.
La fine della guerra fredda in quindici storie (Egea, 2019). Per Rizzoli ha pubblicato nel 2020 Riscatto. Bergamo e l’Italia, appunti per un futuro possibile, con Giorgio Gori.

Tricolore ANPI

L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i suoi oltre 135.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese. Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista.
Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani.
Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord, venne costituita a Milano l’ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’ANPI: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow”, Cino Moscatelli e Guido Mosna.
Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’ANPI di Roma e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all’ANPI Nazionale. L’Associazione ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo. Mentre l’Associazione nazionale combattenti ebbe 8 consultori e quella dei mutilati e invalidi di guerra 4, all’ANPI ne furono assegnati 16, a conferma del prestigio di cui godeva. Erano così suddivisi: 3 socialisti, 3 democristiani, 3 liberali, 3 comunisti, 2 del Partito d’Azione, 1 del Partito democratico del lavoro e, infine, un consultore che non apparteneva a nessun partito. Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata. Tra questi:
– Restituire al Paese una piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo.
– Valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani.
– Far valere e tutelare il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione morale e materiale del Paese.
– Promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per contribuire a lenire la disoccupazione.

In particolare questo ultimo punto fu realizzato grazie alla creazione, fin dal 1948, di Convitti-Scuola Rinascita che miravano a qualificare professionalmente giovani ex partigiani e orfani dei caduti.

Nel corso del primo Congresso del 1947 – dove fu nominato Presidente Nazionale Arrigo Boldrini “Bulow”, prima medaglia d’oro al V.M. della Resistenza, che resterà in carica fino al 2006 – venne ribadito l’impegno della Resistenza a consolidare le Istituzioni e in particolare fu sottolineato che l’antifascismo doveva essere inteso come lotta contro chi minacciava le libertà individuali, negava la giustizia sociale e discriminava i cittadini.
Il Congresso registrò il favore di alte personalità politiche come Umberto Terracini e Palmiro Togliatti. Ma nel 1948 vennero avviate delle vere e proprie persecuzioni contro i partigiani che l’ANPI fronteggiò con vigore. Furono ben 830 i combattenti per la libertà che subirono processi. L’Associazione promosse allora dei Comitati di difesa dei valori della Resistenza con cui avviò una campagna nazionale di sostegno ai partigiani, chiedendo altresì lo scioglimento del neofascista MSI (Movimento sociale italiano) e il riconoscimento ufficiale del CVL come corpo appartenente alle Forze Armate. Questo riconoscimento giunse solamente nel 1958, con la legge 285, e fu un provvedimento di notevole importanza perché confermava e stabiliva definitivamente che la Resistenza, nel travagliato processo di Liberazione, era stata una preziosa comprimaria, responsabile e organizzata: un esercito, a tutti gli effetti. Nel 1950 le persecuzioni cessarono e si poté continuare l’azione civile per cui i partigiani si erano associati. Col Congresso del 1952 l’ANPI – nella cui Presidenza onoraria figurava anche Sandro Pertini, carica che rivestì per vari decenni – ingaggiò una grande battaglia a favore della pace e contro il riarmo tedesco. Tanti e illustri gli interventi. Tra questi quello di Enrico Molè, Vice Presidente del Senato. Il 1952 è anche l’anno dell’inizio delle pubblicazioni del mensile Patria Indipendente, periodico ufficiale dell’Associazione, che negli anni ha costituito un validissimo punto di riferimento nazionale per la conoscenza della storia della Resistenza. Nelle pagine di questo giornale sono corse anche le vicende centrali dell’attualità del Paese. Un impegno importante è stato anche la valorizzazione del contributo delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione e, successivamente, alla garanzia dell’ordine democratico e alla salvaguardia della libertà nei Paesi di tutto il mondo. Negli anni ‘60 è continuata l’attenzione dell’Associazione – con frequenti interventi e prese di posizione – a tutti i grandi temi nazionali e internazionali, che hanno coinvolto le istituzioni ed il vivere sociale. Da segnalare, tra le tante iniziative, la Conferenza del 9 marzo 1965 – indetta dall’ANPI – dal titolo “La solidarietà degli antifascisti italiani al popolo spagnolo in lotta per la libertà” contro il regime franchista e poi la celebrazione della “Giornata della donna nella Resistenza” intesa a valorizzare fortemente il ruolo prezioso delle partigiane nella lotta di Liberazione. L’avvio degli anni ’70 porta una notizia entusiasmante per l’ANPI e l’intero universo antifascista e democratico: la nomina a Capo di Stato Maggiore della Difesa del Generale Enzo Marchesi, ex partigiano.
Nel 1971, quindi, per il venticinquennale della Repubblica, l’Associazione diffuse un importante documento contenente un significativo riferimento alle Forze Armate. In un passaggio si dichiarava: “Le Forze Armate italiane oggi possono guardare l’avvenire con la certezza di rappresentare tutta la Nazione, tutte le forze democratiche nell’ambito della lealtà costituzionale, poiché esse sono e debbono essere al servizio non di una fazione, come accadde durante il fascismo, ma di tutto un popolo”.
Una grande battaglia che ha connotato e permeato la vita dell’ANPI in questi anni è stata quella contro il terrorismo. In un convegno, organizzato il 17 novembre 1977, la posizione fu netta: “I Partigiani, che hanno combattuto con le armi in pugno per sconfiggere il terrore fascista e nazista, per conquistare la pace, la libertà e la democrazia, esprimono tutta la loro esecrazione nei confronti di chi vigliaccamente colpisce inermi cittadini per seminare sgomento e rovesciare le Istituzioni conquistate con tanti sacrifici dal popolo italiano”.
Gli anni ’70 si chiudono con un avvenimento storico: l’elezione a Presidente della Repubblica, nel 1978, di Sandro Pertini, valoroso partigiano e membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI. C’e da dire che non poche furono le figure del mondo delle Istituzioni a svolgere ruoli di dirigenza all’interno dell’Associazione: ricordiamo per tutti, oltre al già citato Pertini, Ettore Gallo, Presidente della Corte Costituzionale dal 1991 al 1992, Lionello Levi Sandri, Commissario Europeo dal 1961 al 1970 e Presidente del Consiglio di Stato, Leonetto Amadei, Presidente della Corte Costituzionale dal 1979 al 1981 e Andrea Viglione, Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1975 al 1978. Gli anni ’80 si aprono per l’ANPI con la denuncia forte contro le malefatte della loggia P2 e il pernicioso intreccio tra terrorismo e mafia. E contro la corruzione politica. Scriveva proprio Leonetto Amadei in un editoriale pubblicato sul numero del 25 aprile 1983 di Patria Indipendente: “Ci si trova di fronte alla manifestazione di un tumore maligno che appesta e distrugge l’elemento principe per cui si ritiene valida e apprezzabile la guida di un Paese, vale a dire la fiducia verso chi conduce politicamente la collettività o la amministra in modo che appaia giovevole il mantenimento delle redini in quelle mani”. Il 1988 ha visto l’Associazione impegnata nella realizzazione di una grande manifestazione, alla presenza del Capo dello Stato Francesco Cossiga, in occasione del quarantesimo anniversario della Costituzione Repubblicana. Da segnalare inoltre il 4 e 5 marzo a Perugia il Convegno “Costituzione-Forze Armate” e lo speciale di Patria Indipendente – ripreso ed elogiato poi anche dalla Rivista Militare – sul 4 novembre, per la Giornata delle Forze Armate.
In totale gli anni ’80 registrano ben 49.000 iniziative dell’ANPI.
Dal 1990 ad oggi, l’Associazione ha affrontato, con la solita e solida fedeltà alle Istituzioni democratiche nonché determinazione morale, le tante questioni nazionali che hanno caratterizzato questi due decenni. Da “Tangentopoli” alle offensive mafiose, alla grande battaglia contro i gravi tentativi di modifica della Carta Costituzionale, che portò all’esito vittorioso del referendum del 2006, fino alla dura opposizione nel 2009 al progetto di legge 1360 – poi bloccato – con cui il Governo intendeva equiparare i repubblichini di Salò (un esercito irregolare, oltreché subordinato ai nazisti nei loro crimini) ai partigiani. Quindi, la battaglia, condotta con esito positivo nell’agosto 2011, per mantenere le festività civili, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, minacciate di essere soppresse con la manovra finanziaria del Governo. Nel 2014, dopo due anni di impegno, l’ANPI ottiene dal Governo tedesco atti di riparazione nei confronti delle vittime delle stragi nazifasciste del 1943-1945; mette in campo poi iniziative nazionali contro una irresponsabile riforma del Senato e contro una legge elettorale che, così come approvata dalla Camera, risulterebbe contraria alle aspettative dei cittadini in tema di rappresentatività e di diritti, nonché contraddittoria rispetto alle precise indicazioni della Corte Costituzionale. Da ultimo, va ricordata, nello stesso anno, la firma di un protocollo col MIUR (Ministero dell’università e della ricerca) per avviare iniziative di formazione alla cittadinanza attiva nelle scuole.

Il 2016 ha visto una straordinaria mobilitazione dell’intera Associazione per il No al referendum costituzionale.

Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.

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Arte, Cultura e SpettacoliLa voce di tutti

La Costituzione è antifascista con tutto ciò che ne consegue –Articolo di  Beppe Reburdo

La Costituzione e le convergenze politiche, sociali, culturali, etiche che l’hanno definita sono esattamente l’alternativa democratica al fascismo e al totalitarismo che hanno drammaticamente segnato il Ventennio mussoliniano; per estensione, a tutti quei regimi dittatoriali del Novecento e a quelli presenti in questo XXI secolo. Nel nostro Paese, il processo alternativo ha coinvolto la lotta antifascista armata, ma anche quella nonviolenta e via via ha conquistato fasce crescenti di donne e popolo. Un richiamo alla fase diffusa del terrorismo neofascista, che figliò laStrategia della Tensionecon le stragi, da Piazza Fontana a Piazza della Loggia fino alla Stazione di Bologna, e della lotta armata degli estremismi di sinistra che ha caratterizzato la storia patria dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, è quanto di più e meglio può certificare la maturità del popolo italiano e della sua classe dirigente politica.

La Costituzione

La Costituzione quindi non può non avere puntuali radici antifasciste che sono state arricchite con contenuti di democrazia partecipata, di giustizia sociale, di piena e espressiva libertà, eguaglianza, nessuna assoluta discriminazione, riconoscimento pieno di ogni espressione compatibile con l’antifascismo. Ed è su questo punto che divergo con l’opinione espressa da Giancarlo Rapetti sulla differenza tra l’Italia e gli altri paese la cui identità, dopo una rottura traumatica – la guerra civile lo è stata – si è costruita su basi nuove. La Costituzione costruita da straordinari “architetti” del diritto e dagli esponenti migliori dei partiti del Cln, è stata e continua ad essere garante di questa identità. Nessuna differenza emerge dagli altri Paesi, se non per storia e tradizioni che trascendono il fascismo. Ciò al di là delle pur ricordate ambiguità sui conti fatti o mal fatti con il fascismo, citate da Rapetti. La Costituzione italiana rappresenta il nostro processo di Norimberga, processo non cruento e dunque di pacificazione nazionale nella volontà di chi ha vinto sul fascismo. Le ambiguità restano, è vero, e sono un tratto distintivo comune da cui gli italiani faticano a liberarsi con quella tecnica consolidata di svalutare principi e ideali anteponendo sempre un “ma, sì, però”. Eppure, è “un tratto distintivo comune” che evapora non appena rilegge le mirabili frasi pronunciate da Piero Calamandrei agli studenti milanesi nel 1955:

Costituzione della Repubblica Italiana

[…] E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie… ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini! O quando io leggo nell’art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour! O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubblica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo! O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi! E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani…

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La Costituzione

Allora non si può non vivere la democrazia realizzata con espressioni partecipative garanti, democrazia che crea alternanze di maggioranza politiche che hanno come unici vincoli di fatto l’antifascismo e le piene e totali garanzie democratiche intese in senso totalizzante! Ecco perché si ha il diritto o è il dovere di chiedere anche alla maggioranza attuale la esplicitazione senza se e senza ma delle intoccabili radici antifasciste. Infatti, nelle ricorrenze di questi giorni è giusto chiedere e interrogarsi sul valore dell’antifascismo in rapporto con le forze della attuale maggioranza e in quale misura esse considerino la Resistenza non già un valore, ma il valore su cui si è basata la nostra convivenza civile dal 25 aprile del 1945. È per questo che ho trovato, per esempio, coerente, trasparente e volto alla massima chiarezza l’intervento nella sala del Consiglio comunale di Chivasso di Michele Ruggiero, invitato dall’Anpi locale, che all’opposto ha suscitato stucchevoli e strumentali polemiche in particolar modo di un consigliere dell’opposizione di destra. Polemiche stucchevoli e strumentali sollevate, è altrettanto evidente, per non esplicitare la piena coerenza alla Costituzione.

La Costituzione

La stessa Costituzione che ci invita oggi a superare questa delicatissima fase politica rispondendo alle questioni fondamentali poste dai giovani. In primis, il sostegno alla autodeterminazione dei popoli a partire dalla salvaguardia del popolo palestinese soffocato da l’immane tragedia che se non vogliamo definire genocidio per non infilarci nel tunnel etimologico e storico della parola, è un autentico massacro di bambini, donne e uomini da parte di un esercito moderno e strutturato. Secondo, ma non meno importante, la centralità della difesa del clima e del creato quale presupposto applicativo e coerente della Costituzione. Anche sui metodi di lotta va fatta poi chiarezza. Le mobilitazioni sono il frutto di una forma partecipativa autonoma, libera, creativa alla quale non si può rispondere con la violenza poliziesca come è avvenuto di recente a Pisa, Torino e in troppe inaccettabili situazioni in questi mesi. Né ci si può posizionare acriticamente sulla difesa d’ufficio delle forze dell’ordine, secondo costume del governo, perché rimane allora scoperta la domanda su chi sta dalla parte del popolo, da quella parte non violenta, che manifesta nel rispetto della Costituzione e che storicamente si è sempre dissociata e preso le distanze da quanti usano l’aggressività come forma dissenso. Un maggiore senso di responsabilità e di equilibrio rimane sempre un serio indicatore di democrazia interna.

Una lunga bandiera tricolore percorre le strade di Roma oggi 12 marzo 2011 durante la manifestazione “C DAY” per la difesa della costituzione. E’ un’enorme onda verde bianca e rossa che si sta muovendo per le strade della capitale al ritmo di ‘viva l’Italia’ di Francesco De Gregori e ‘Il cielo e’ sempre piu’ blu’ di Rino Gaetano. Al corteo in difesa della Costituzione stanno partecipando migliaia di persone; ”la Costituzione non si tocca, la difenderemo con la lotta”, questo il grido che si e’ levato piu’ volte dal corteo dove Tricolori e frontespizi della Carta Costituzionale italiana vengono sventolati dai manifestanti. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

I giovani non possono avere considerazione di un sistema politico ed istituzionale che non permette loro di contare in specie nelle decisioni che determinano il loro futuro. Personalmente ho partecipato alle lotte pacifiste degli anni Ottanta e Novanta e contemporaneamente alla vera e propria rivolta contro il nucleare di ogni tipo e alla progressiva distruzione ambientale portata avanti dal potere nel falso nome della sicurezza e dello sviluppo dirompente e massacrante. Ci si è sempre confrontati, anche duramente, con certe forme di lotta esasperate, ma noi e il potere ci siamo mai permessi di insultarle e tentare di squalificarne obiettivi e rappresentanza. Tanto più chi lo fa oggi. La situazione anche democratica è più che problematica e non può permettere superficialità o provocazioni al limite della censura e della repressione.

Ecco perché la polemica sull’antifascismo o chi tenta di nasconderla sollevando mere contestazioni occulta i valori veri che sicuramente vanno dialetticamente affrontati, ma senza abiure e condanne. Se la Costituzione, come ha affermato anche Michele Ruggiero, è fondata su contenuti reali, aspirazioni, valori frutto di tanti lutti e sacrifici non può essere cancellata o ridimensionata, ma valorizzata e applicata interamente e rapidamente. Elemento di prova è quali fondamenti dare alle nuove generazioni sul piano della libertà, giustizia, solidarietà, pace e disarmo, autodeterminazione dei popoli contro ogni oppressione. Garantire un mondo fondato sulla pace e sulla giustizia con al centro il creato nel suo insieme.

Fonte -La Porta di Vetro

L’associazione La Porta di Vetroè nata il 9 aprile del 2013 con l’intento di analizzare e dibattere di alcuni temi principali quali la politica italiana, l’intercultura e l’immigrazione e i rapporti industriali. I soci fondatori sono Stefano Maria Cavalitto, Angelo Corrù, Armando Francia, Mauro Nebiolo Vietti, Pietro Terna, Gian Paolo Zanetta e Michele Ruggiero (presidente). La sua pubblicazione di riferimento è la rivista omonima La Porta di Vetro sia in formato cartaceo, sia versione on line, insieme alla newsletter distribuita periodicamente con gli articoli apparsi sul sito.

Contatti- “La Porta di Vetro”: laportadivetro@gmail.com

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Lazio

  Città di Latina- Cerimonia  25 aprile 2024-ANPI Sezione di Latina Severino Spaccatrosi  

  Vi aspettiamo alla cerimonia istituzionale 25 aprile 2024 organizzata dall’ANPISezione di Latina Severino Spaccatrosiche si svolgerà a borgo San Michele in largo Fabiano alle ore 10,30. Successivamente ci incontreremo alle ore 12.00 a Latina in via Don Morosini presso il monumento del Presidente Partigiano Sandro Pertini. Il comitato di sezione la presidente Maria Concetta Checchini-Sezione di Latina Severino Spaccatrosi 

“VIVA LA REPUBBLICA ANTIFASCISTA”: appello per uno straordinario25 aprile 2024“La data del 25 aprile è simbolo dell’Italia libera e liberata, dopo venti mesi di Resistenza e uno straordinario tributo di sangue e di dolore. Fine dell’occupazione  tedesca. Fine del fascismo. Fine del conflitto. Si abbatteva lo Stato fascista, ma anche il vecchio Stato liberale, e si avviava la costruzione di un nuovo Stato e di una nuova società. Il 2 giugno del 1946 il popolo sceglieva la Repubblica e con la Costituzione del 1948 nasceva l’Italia democratica che si fonda sul lavoro e che ripudia la guerra.

•    Oggi tutto è in pericolo. C’è un governo che comprende una destra estrema che ha le sue radici nel ventennio fascista e nelle sue nostalgie, che per questo intende cambiare la Costituzione. Con un uomo solo (o una donna sola) al comando – il cosiddetto “premierato” – ed un Paese frantumato in tante regioni in competizione fra di loro, con diritti diversi dei cittadini – l’autonomia differenziata delle regioni -. Una destra estrema che in vari modi tende a reprimere qualsiasi dissenso, qualsiasi protesta. Una destra estrema aggressiva, vendicativa e rivendicativa. 
•    Tutto è in pericolo perché ci sono milioni di poveri, dilaga il lavoro precario, con un governo che taglia la sanità e la scuola pubblica, con l’intera Europa che rischia la recessione economica. C’è una grande solitudine sociale, il futuro viene visto come una minaccia.
•    Tutto è in pericolo perché c’è la guerra, e se ne parla spesso in modo irresponsabile, come se fosse una dura necessità o, peggio, una nuova e accettabile normalità. Mentre il mondo intero si riarma come prima dei due conflitti mondiali, si dichiara possibile una guerra convenzionale ad alta intensità in Europa. Siamo alla follia. Ha ragione il Presidente Mattarella quando sottolinea che il compito del nostro Paese è “costruire ponti di dialogo, di collaborazione con le altre nazioni, nel rispetto di ciascun popolo”. 
È urgente un 25 aprile 2024 di liberazione dalla guerra. Cessate il fuoco ovunque.Diciamolo: va lanciato un allarme. Sono in discussione democrazia, libertà, uguaglianza, lavoro, solidarietà, pace, cioè la repubblica democratica fondata sulla Costituzione e nata dalla Resistenza. 
Questo 25 aprile non può essere come gli altri. Dev’essere il giorno in cui si ritrova nelle piazze di tutte le città, a cominciare da Milano, l’Italia antifascista e democratica, le famiglie, le donne, i giovani, il nostro grande popolo illuso e deluso, a cui va restituita una speranza vera di futuro, fatta di un buon lavoro, di una retribuzione sufficiente per una vita libera e dignitosa, di una pace stabile e duratura.
Costruiamolo insieme questo 25 aprile, costruiamolo come un appuntamento straordinario a cui non si può mancare, come una insormontabile e pacifica barriera contro qualsiasi attacco alla democrazia e alle libertà.
Costruiamolo insieme sventolando le bandiere del Paese migliore, la bandiera della Costituzione antifascista, la bandiera dell’Italia fondata sul lavoro e che ripudia la guerra, la bandiera di coloro dal cui sacrificio sorsero i semi di una nuova Italia.     FACCIAMO DI QUESTO 25 APRILE UNA GIORNATA INDIMENTICABILE. INSIEME.” LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI 11 aprile 2024
 

L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i suoi oltre 140.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese.

Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista. Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani.

Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord, venne costituita a Milano l’ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’ANPI: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow”, Cino Moscatelli e Guido Mosna.

Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’ANPI di Roma e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all’ANPI Nazionale. L’Associazione ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo. Mentre l’Associazione nazionale combattenti ebbe 8 consultori e quella dei mutilati e invalidi di guerra 4, all’ANPI ne furono assegnati 16, a conferma del prestigio di cui godeva. Erano così suddivisi: 3 socialisti, 3 democristiani, 3 liberali, 3 comunisti, 2 del Partito d’Azione, 1 del Partito democratico del lavoro e, infine, un consultore che non apparteneva a nessun partito. Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata. Tra questi:

– Restituire al Paese una piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo.
– Valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani.
– Far valere e tutelare il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione morale e materiale del Paese.
– Promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per contribuire a lenire la disoccupazione.

In particolare questo ultimo punto fu realizzato grazie alla creazione, fin dal 1948, di Convitti-Scuola Rinascita che miravano a qualificare professionalmente giovani ex partigiani e orfani dei caduti.

Nel corso del primo Congresso del 1947 – dove fu nominato Presidente Nazionale Arrigo Boldrini “Bulow”, prima medaglia d’oro al V.M. della Resistenza, che resterà in carica fino al 2006 – venne ribadito l’impegno della Resistenza a consolidare le Istituzioni e in particolare fu sottolineato che l’antifascismo doveva essere inteso come lotta contro chi minacciava le libertà individuali, negava la giustizia sociale e discriminava i cittadini.
Il Congresso registrò il favore di alte personalità politiche come Umberto Terracini e Palmiro Togliatti. Ma nel 1948 vennero avviate delle vere e proprie persecuzioni contro i partigiani che l’ANPI fronteggiò con vigore. Furono ben 830 i combattenti per la libertà che subirono processi. L’Associazione promosse allora dei Comitati di difesa dei valori della Resistenza con cui avviò una campagna nazionale di sostegno ai partigiani, chiedendo altresì lo scioglimento del neofascista MSI (Movimento sociale italiano) e il riconoscimento ufficiale del CVL come corpo appartenente alle Forze Armate. Questo riconoscimento giunse solamente nel 1958, con la legge 285, e fu un provvedimento di notevole importanza perché confermava e stabiliva definitivamente che la Resistenza, nel travagliato processo di Liberazione, era stata una preziosa comprimaria, responsabile e organizzata: un esercito, a tutti gli effetti.

Nel 1950 le persecuzioni cessarono e si poté continuare l’azione civile per cui i partigiani si erano associati. Col Congresso del 1952 l’ANPI – nella cui Presidenza onoraria figurava anche Sandro Pertini, carica che rivestì per vari decenni – ingaggiò una grande battaglia a favore della pace e contro il riarmo tedesco. Tanti e illustri gli interventi. Tra questi quello di Enrico Molè, Vice Presidente del Senato. Il 1952 è anche l’anno dell’inizio delle pubblicazioni del mensile Patria Indipendente, periodico ufficiale dell’Associazione, che negli anni ha costituito un validissimo punto di riferimento nazionale per la conoscenza della storia della Resistenza. Nelle pagine di questo giornale sono corse anche le vicende centrali dell’attualità del Paese. Un impegno importante è stato anche la valorizzazione del contributo delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione e, successivamente, alla garanzia dell’ordine democratico e alla salvaguardia della libertà nei Paesi di tutto il mondo.

Negli anni ‘60 è continuata l’attenzione dell’Associazione – con frequenti interventi e prese di posizione – a tutti i grandi temi nazionali e internazionali, che hanno coinvolto le istituzioni ed il vivere sociale. Da segnalare, tra le tante iniziative, la Conferenza del 9 marzo 1965 – indetta dall’ANPI – dal titolo “La solidarietà degli antifascisti italiani al popolo spagnolo in lotta per la libertà” contro il regime franchista e poi la celebrazione della “Giornata della donna nella Resistenza” intesa a valorizzare fortemente il ruolo prezioso delle partigiane nella lotta di Liberazione. L’avvio degli anni ’70 porta una notizia entusiasmante per l’ANPI e l’intero universo antifascista e democratico: la nomina a Capo di Stato Maggiore della Difesa del Generale Enzo Marchesi, ex partigiano.

Nel 1971, quindi, per il venticinquennale della Repubblica, l’Associazione diffuse un importante documento contenente un significativo riferimento alle Forze Armate. In un passaggio si dichiarava: “Le Forze Armate italiane oggi possono guardare l’avvenire con la certezza di rappresentare tutta la Nazione, tutte le forze democratiche nell’ambito della lealtà costituzionale, poiché esse sono e debbono essere al servizio non di una fazione, come accadde durante il fascismo, ma di tutto un popolo”.

Una grande battaglia che ha connotato e permeato la vita dell’ANPI in questi anni è stata quella contro il terrorismo. In un convegno, organizzato il 17 novembre 1977, la posizione fu netta: “I Partigiani, che hanno combattuto con le armi in pugno per sconfiggere il terrore fascista e nazista, per conquistare la pace, la libertà e la democrazia, esprimono tutta la loro esecrazione nei confronti di chi vigliaccamente colpisce inermi cittadini per seminare sgomento e rovesciare le Istituzioni conquistate con tanti sacrifici dal popolo italiano”.

Gli anni ’70 si chiudono con un avvenimento storico: l’elezione a Presidente della Repubblica, nel 1978, di Sandro Pertini, valoroso partigiano e membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI. C’e da dire che non poche furono le figure del mondo delle Istituzioni a svolgere ruoli di dirigenza all’interno dell’Associazione: ricordiamo per tutti, oltre al già citato Pertini, Ettore Gallo, Presidente della Corte Costituzionale dal 1991 al 1992, Lionello Levi Sandri, Commissario Europeo dal 1961 al 1970 e Presidente del Consiglio di Stato, Leonetto Amadei, Presidente della Corte Costituzionale dal 1979 al 1981 e Andrea Viglione, Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1975 al 1978. Gli anni ’80 si aprono per l’ANPI con la denuncia forte contro le malefatte della loggia P2 e il pernicioso intreccio tra terrorismo e mafia. E contro la corruzione politica. Scriveva proprio Leonetto Amadei in un editoriale pubblicato sul numero del 25 aprile 1983 di Patria Indipendente: “Ci si trova di fronte alla manifestazione di un tumore maligno che appesta e distrugge l’elemento principe per cui si ritiene valida e apprezzabile la guida di un Paese, vale a dire la fiducia verso chi conduce politicamente la collettività o la amministra in modo che appaia giovevole il mantenimento delle redini in quelle mani”. Il 1988 ha visto l’Associazione impegnata nella realizzazione di una grande manifestazione, alla presenza del Capo dello Stato Francesco Cossiga, in occasione del quarantesimo anniversario della Costituzione Repubblicana. Da segnalare inoltre il 4 e 5 marzo a Perugia il Convegno “Costituzione-Forze Armate” e lo speciale di Patria Indipendente – ripreso ed elogiato poi anche dalla Rivista Militare – sul 4 novembre, per la Giornata delle Forze Armate.
In totale gli anni ’80 registrano ben 49.000 iniziative dell’ANPI.

Dal 1990 ad oggi, l’Associazione ha affrontato, con la solita e solida fedeltà alle Istituzioni democratiche nonché determinazione morale, le tante questioni nazionali che hanno caratterizzato questi due decenni. Da “Tangentopoli” alle offensive mafiose, alla grande battaglia contro i gravi tentativi di modifica della Carta Costituzionale, che portò all’esito vittorioso del referendum del 2006, fino alla dura opposizione nel 2009 al progetto di legge 1360 – poi bloccato – con cui il Governo intendeva equiparare i repubblichini di Salò (un esercito irregolare, oltreché subordinato ai nazisti nei loro crimini) ai partigiani. Quindi, la battaglia, condotta con esito positivo nell’agosto 2011, per mantenere le festività civili, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, minacciate di essere soppresse con la manovra finanziaria del Governo. Nel 2014, dopo due anni di impegno, l’ANPI ottiene dal Governo tedesco atti di riparazione nei confronti delle vittime delle stragi nazifasciste del 1943-1945; mette in campo poi iniziative nazionali contro una irresponsabile riforma del Senato e contro una legge elettorale che, così come approvata dalla Camera, risulterebbe contraria alle aspettative dei cittadini in tema di rappresentatività e di diritti, nonché contraddittoria rispetto alle precise indicazioni della Corte Costituzionale. Da ultimo, va ricordata, nello stesso anno, la firma di un protocollo col MIUR (Ministero dell’università e della ricerca) per avviare iniziative di formazione alla cittadinanza attiva nelle scuole.

Il 2016 ha visto una straordinaria mobilitazione dell’intera Associazione per il No al referendum costituzionale. Nel 2017, a seguito delle dimissioni di Carlo Smuraglia, diviene Presidente nazionale ANPI Carla Nespolo, prima donna e non partigiana a ricoprire il ruolo. Il suo incarico è caratterizzato da una forte spinta operativa sui diritti umani, sul contrasto ai fascismi che porterà alla grande manifestazione nazionale del 2018 a Roma “Mai più fascismi mai più razzismi” e sulla memoria attiva per la quale grazie alla disponibilità di Gad Lerner e Laura Gnocchi verrà realizzato il Memoriale della Resistenza Italiana (www.noipartigiani.it). Dopo il decesso di Carla Nespolo avvenuto nel 2020 viene eletto Presidente Nazionale Gianfranco Pagliarulo il cui impegno è volto alla realizzazione di una grande unità nazionale antifascista per la piena attuazione della Costituzione. Il Congresso di Riccione conferma questa linea e, in particolare, il grande lavoro di affermazione del valore della pace nella tragica contingenza della guerra in Ucraina.

Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.

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Abruzzo

Nereto (Teramo)- intitolare una via a Giorgio Almirante, lo sconcerto dell’ANPI

Lo sconcerto dell’ ANPI Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, -La toponomastica ha un forte valore pedagogico, traccia un esempio etico e morale di impegno che spazia dal campo artistico e intellettuale a quello storico, politico e civile. Le vie e le piazze vengono di regola intitolate a personaggi illustri, che per loro vita, le loro opere e le loro azioni, si sono distinti meritevolmente tanto da assumere un valore di esempio. Sono nomi che suscitano rispetto ed ammirazione nelle persone che li conoscono e attenzione e curiosità in coloro che invece non sanno chi sono”.

“Almirante fin da giovane fu un convinto fascista. Iniziò a lavorare come giornalista e fu uno dei principali redattori de “La difesa della Razza”,
il periodico che iniziò le sue pubblicazioni nel 1938 e che, insieme all’approvazione delle cosiddette “leggi razziali”, segnò la definitiva svolta antisemita e razzista del regime fascista. In uno dei suoi articoli più citati che venne pubblicato il 5 maggio del 1942 scriveva: ‘Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti’”, continua l’associazione dei partigiani.“Un uomo così, può rappresentare un esempio? Suscitare rispetto, ammirazione? Chi lo propone rappresenta a Nereto la più alta carica istituzionale, rifletta attentamente sul ruolo che svolge ed eviti slogan da bar, principi vuoti e ignobili accostamenti come quelli che ha esternato. Affiancare il nome di Palmiro Togliatti ed Enrico Berlinguer a quello di Almirante è assolutamente vergognoso”, chiude l’Anpi teramana.

L’ANPI chi è e Perché- L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i suoi 140.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese

L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i suoi oltre 135.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese. Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista.
Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani.
Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord, venne costituita a Milano l’ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’ANPI: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow”, Cino Moscatelli e Guido Mosna.
Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’ANPI di Roma e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all’ANPI Nazionale. L’Associazione ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo. Mentre l’Associazione nazionale combattenti ebbe 8 consultori e quella dei mutilati e invalidi di guerra 4, all’ANPI ne furono assegnati 16, a conferma del prestigio di cui godeva. Erano così suddivisi: 3 socialisti, 3 democristiani, 3 liberali, 3 comunisti, 2 del Partito d’Azione, 1 del Partito democratico del lavoro e, infine, un consultore che non apparteneva a nessun partito. Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata.

ANPI-Associazione nazionale partigiani d’Italia

Tra questi:
– Restituire al Paese una piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo.
– Valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani.
– Far valere e tutelare il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione morale e materiale del Paese.
– Promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per contribuire a lenire la disoccupazione.

In particolare questo ultimo punto fu realizzato grazie alla creazione, fin dal 1948, di Convitti-Scuola Rinascita che miravano a qualificare professionalmente giovani ex partigiani e orfani dei caduti.

Nel corso del primo Congresso del 1947 – dove fu nominato Presidente Nazionale Arrigo Boldrini “Bulow”, prima medaglia d’oro al V.M. della Resistenza, che resterà in carica fino al 2006 – venne ribadito l’impegno della Resistenza a consolidare le Istituzioni e in particolare fu sottolineato che l’antifascismo doveva essere inteso come lotta contro chi minacciava le libertà individuali, negava la giustizia sociale e discriminava i cittadini.
Il Congresso registrò il favore di alte personalità politiche come Umberto Terracini e Palmiro Togliatti. Ma nel 1948 vennero avviate delle vere e proprie persecuzioni contro i partigiani che l’ANPI fronteggiò con vigore. Furono ben 830 i combattenti per la libertà che subirono processi. L’Associazione promosse allora dei Comitati di difesa dei valori della Resistenza con cui avviò una campagna nazionale di sostegno ai partigiani, chiedendo altresì lo scioglimento del neofascista MSI (Movimento sociale italiano) e il riconoscimento ufficiale del CVL come corpo appartenente alle Forze Armate. Questo riconoscimento giunse solamente nel 1958, con la legge 285, e fu un provvedimento di notevole importanza perché confermava e stabiliva definitivamente che la Resistenza, nel travagliato processo di Liberazione, era stata una preziosa comprimaria, responsabile e organizzata: un esercito, a tutti gli effetti. Nel 1950 le persecuzioni cessarono e si poté continuare l’azione civile per cui i partigiani si erano associati. Col Congresso del 1952 l’ANPI – nella cui Presidenza onoraria figurava anche Sandro Pertini, carica che rivestì per vari decenni – ingaggiò una grande battaglia a favore della pace e contro il riarmo tedesco. Tanti e illustri gli interventi. Tra questi quello di Enrico Molè, Vice Presidente del Senato. Il 1952 è anche l’anno dell’inizio delle pubblicazioni del mensile Patria Indipendente, periodico ufficiale dell’Associazione, che negli anni ha costituito un validissimo punto di riferimento nazionale per la conoscenza della storia della Resistenza. Nelle pagine di questo giornale sono corse anche le vicende centrali dell’attualità del Paese. Un impegno importante è stato anche la valorizzazione del contributo delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione e, successivamente, alla garanzia dell’ordine democratico e alla salvaguardia della libertà nei Paesi di tutto il mondo. Negli anni ‘60 è continuata l’attenzione dell’Associazione – con frequenti interventi e prese di posizione – a tutti i grandi temi nazionali e internazionali, che hanno coinvolto le istituzioni ed il vivere sociale. Da segnalare, tra le tante iniziative, la Conferenza del 9 marzo 1965 – indetta dall’ANPI – dal titolo “La solidarietà degli antifascisti italiani al popolo spagnolo in lotta per la libertà” contro il regime franchista e poi la celebrazione della “Giornata della donna nella Resistenza” intesa a valorizzare fortemente il ruolo prezioso delle partigiane nella lotta di Liberazione. L’avvio degli anni ’70 porta una notizia entusiasmante per l’ANPI e l’intero universo antifascista e democratico: la nomina a Capo di Stato Maggiore della Difesa del Generale Enzo Marchesi, ex partigiano.
Nel 1971, quindi, per il venticinquennale della Repubblica, l’Associazione diffuse un importante documento contenente un significativo riferimento alle Forze Armate. In un passaggio si dichiarava: “Le Forze Armate italiane oggi possono guardare l’avvenire con la certezza di rappresentare tutta la Nazione, tutte le forze democratiche nell’ambito della lealtà costituzionale, poiché esse sono e debbono essere al servizio non di una fazione, come accadde durante il fascismo, ma di tutto un popolo”.
Una grande battaglia che ha connotato e permeato la vita dell’ANPI in questi anni è stata quella contro il terrorismo. In un convegno, organizzato il 17 novembre 1977, la posizione fu netta: “I Partigiani, che hanno combattuto con le armi in pugno per sconfiggere il terrore fascista e nazista, per conquistare la pace, la libertà e la democrazia, esprimono tutta la loro esecrazione nei confronti di chi vigliaccamente colpisce inermi cittadini per seminare sgomento e rovesciare le Istituzioni conquistate con tanti sacrifici dal popolo italiano”.
Gli anni ’70 si chiudono con un avvenimento storico: l’elezione a Presidente della Repubblica, nel 1978, di Sandro Pertini, valoroso partigiano e membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI. C’e da dire che non poche furono le figure del mondo delle Istituzioni a svolgere ruoli di dirigenza all’interno dell’Associazione: ricordiamo per tutti, oltre al già citato Pertini, Ettore Gallo, Presidente della Corte Costituzionale dal 1991 al 1992, Lionello Levi Sandri, Commissario Europeo dal 1961 al 1970 e Presidente del Consiglio di Stato, Leonetto Amadei, Presidente della Corte Costituzionale dal 1979 al 1981 e Andrea Viglione, Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1975 al 1978. Gli anni ’80 si aprono per l’ANPI con la denuncia forte contro le malefatte della loggia P2 e il pernicioso intreccio tra terrorismo e mafia. E contro la corruzione politica. Scriveva proprio Leonetto Amadei in un editoriale pubblicato sul numero del 25 aprile 1983 di Patria Indipendente: “Ci si trova di fronte alla manifestazione di un tumore maligno che appesta e distrugge l’elemento principe per cui si ritiene valida e apprezzabile la guida di un Paese, vale a dire la fiducia verso chi conduce politicamente la collettività o la amministra in modo che appaia giovevole il mantenimento delle redini in quelle mani”. Il 1988 ha visto l’Associazione impegnata nella realizzazione di una grande manifestazione, alla presenza del Capo dello Stato Francesco Cossiga, in occasione del quarantesimo anniversario della Costituzione Repubblicana. Da segnalare inoltre il 4 e 5 marzo a Perugia il Convegno “Costituzione-Forze Armate” e lo speciale di Patria Indipendente – ripreso ed elogiato poi anche dalla Rivista Militare – sul 4 novembre, per la Giornata delle Forze Armate.
In totale gli anni ’80 registrano ben 49.000 iniziative dell’ANPI.
Dal 1990 ad oggi, l’Associazione ha affrontato, con la solita e solida fedeltà alle Istituzioni democratiche nonché determinazione morale, le tante questioni nazionali che hanno caratterizzato questi due decenni. Da “Tangentopoli” alle offensive mafiose, alla grande battaglia contro i gravi tentativi di modifica della Carta Costituzionale, che portò all’esito vittorioso del referendum del 2006, fino alla dura opposizione nel 2009 al progetto di legge 1360 – poi bloccato – con cui il Governo intendeva equiparare i repubblichini di Salò (un esercito irregolare, oltreché subordinato ai nazisti nei loro crimini) ai partigiani. Quindi, la battaglia, condotta con esito positivo nell’agosto 2011, per mantenere le festività civili, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, minacciate di essere soppresse con la manovra finanziaria del Governo. Nel 2014, dopo due anni di impegno, l’ANPI ottiene dal Governo tedesco atti di riparazione nei confronti delle vittime delle stragi nazifasciste del 1943-1945; mette in campo poi iniziative nazionali contro una irresponsabile riforma del Senato e contro una legge elettorale che, così come approvata dalla Camera, risulterebbe contraria alle aspettative dei cittadini in tema di rappresentatività e di diritti, nonché contraddittoria rispetto alle precise indicazioni della Corte Costituzionale. Da ultimo, va ricordata, nello stesso anno, la firma di un protocollo col MIUR (Ministero dell’università e della ricerca) per avviare iniziative di formazione alla cittadinanza attiva nelle scuole.

Il 2016 ha visto una straordinaria mobilitazione dell’intera Associazione per il No al referendum costituzionale.

Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.

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Lazio

Giorno del Ricordo, Barbera (Prc): Contestata a Roma dinanzi al Museo della Liberazione di via Tasso la narrazione di Stato sulle Foibe

“Questa mattina, un centinaio di persone ha partecipato al presidio dinanzi al Museo della Liberazione di via Tasso a Roma per commemorare gli eroi della Resistenza e per contestare la narrazione mistificata e tossica sulle Foibe, imposta inopinatamente a tutti noi come verità di Stato. Presente un nostro striscione che recitava: “10 febbraio Giorno della Menzogna, No al revisionismo di Stato”. Al microfono si sono alternati diversi interventi che hanno illustrato la storia di quelle terre prima, durante e dopo il fascismo, ricordando i gravi crimini perpetrati dai fascisti nei confronti degli antifascisti e delle popolazioni slave che abitavano, in pace   in Venezia Giulia, Ischia, Dalmazia, e il Carnaro.

Rigettata con dati e testimonianze la tesi della pulizia etnica nei confronti degli italiani da parte dell’esercito Popolare jugoslavo. D’altronde, ricordiamo che in tale formazione  combatterono ben 20.000 partigiani italiani, alcuni dei quali facevano parte di due divisioni, denominate Italia e Garibaldi.

Museo della Liberazione di via Tasso a Roma

Grandi applausi sono scattati quando uno dei manifestanti ha esibito con enfasi la bandiera della vecchia Jugoslavia. Guardiamo con orrore a chi, in queste ore, compresi tanti autorevoli esponenti istituzionali, continuano ad alimentare odio e risentimento nei confronti di sloveni e croati, riproponendo tesi che non hanno nulla a che fare con la verità storica, visto che furono  proprio gli italiani a praticare la pulizia etnica e lo sterminio nei confronti di decine di migliaia  di civili che avevano l’unico torto di essere croati e sloveni. A tale,  proposito basterebbe andarsi a rileggere le orribili, ma assai significative dichiarazioni Benito Mussolini nei confronti di queste popolazioni”. E quanto dichiara Giovanni Barbera, membro del comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista.

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Lazio

Viterbo- Il presidente nazionale Anpi presenterà il libro ‘Antifascisti adesso… perché non è ancora finita”

VITERBO – Il giorno 15/02/2024 alle ore 17:00 a Viterbo presso “Aula Blu” ex facoltà di agraria, via San Camillo De Lellis, Gianfranco Pagliarulo presidente nazionale ANPI, presenterà il suo libro ‘Antifascisti adesso… perché non è ancora finita”

Tricolore ANPI

L’iniziativa, promossa dal Comitato Provinciale ANPI di Viterbo, in collaborazione con l’associazione universitaria PerCorso sarà un momento importante per la comunità democratica e antifascista di Viterbo per ritrovarsi e riflettere insieme sulla profonda attualità dell’impegno antifascista a difesa dei valori costituzionali per l’assetto democratico dell’Italia, per la Pace e per i Diritti di tutte le persone.

Nel libro del presidente Pagliarulo si legge: “Essere coerentemente antifascisti oggi vuol dire, contrastare sia i fenomeni propriamente fascisti, sia i fenomeni più in generale autoritari, sia il declino della democrazia liberale, dotandosi però di uno sguardo lungo, capace cioè di immaginare le forme di una democrazia più avanzata, di combattere efficacemente e di rimuovere i fattori delle diseguaglianze sociali.”

Per l’importanza dei temi trattati nel libro e che saranno oggetto di riflessione e discussione condivisa, la cittadinanza tutta è invitata a partecipare.

Gianfranco Pagliarulo

Antifascisti adesso

…perché non è ancora finita

Sinossi

Cosa vuol dire essere antifascisti ai giorni nostri? Esiste un pericolo di ritorno del fascismo storico? O è piuttosto verosimile l’espandersi di un impasto di nazionalismo camuffato da primato patriottardo, di razzismo come paura patologica dell’altro, di dirigismo autoritario, di pensiero antiscientifico mischiato a elementi propri del fascismo? 
Essereantifascisti adessovuol dire contrastare il mostro destrutturandolo e assieme proporre un’alternativa che è tutta contenuta nella Costituzione, mai pienamente applicata, e che va difesa, nella cura della memoria partigiana. Occorre una nuova narrazione della Resistenza, in cui la memoria del passato diventi guida per l’azione nel presente e stimolo per l’impegno civile. Al tempo del reversibile declino della democrazia, quando il sistema dei partiti non corrisponde più all’arco costituzionale dei primi decenni della Repubblica, l’associazionismo democratico può essere sia una barriera contro qualsiasi avventura autoritaria sia un punto di ripartenza civile e sociale nella storia dell’Italia libera e liberata. Ma non basta. Occorre estirpare i mali che avvelenano il Paese e creano sfiducia, risentimento, rancore: la povertà, il declassamento sociale, la disoccupazione. Non c’è antifascismo senza lotta contro le diseguaglianze. 

RecensioniCorriere della sera ed. Venezia – Rubrica Notte e Giorno, 05/12/2023
Gianfranco Pagliarulo, Antifascisti adesso
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volerelaluna.it, 27/07/2023
L’antifascismo spiegato ai giovani
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patriaindipendente.it, 07/07/2023
L’antifascismo spiegato ai giovani
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Alto Adige, 05/07/2023
Meloni non è fascista, ma non ha chiuso i conti col vecchio MSI
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Bresciaoggi, 17/06/2023
L’antifascismo ispira la nostra Costituzione
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Corriere della Sera (ediz. Brescia), 16/06/2023
Essere antifascisti. Ricetta di Pagliarulo presidente ANPI
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Radio Radicale, 04/05/2023
Presentazione del libro: Antifascisti adesso…perché non è ancora finita di Gianfranco Pagliarulo
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Ansa, 04/05/2023
Pagliarulo, Fratelli d’Italia permeato dal fascismo
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la Repubblica, 04/05/2023
Istruzioni necessarie per un nuovo antifascismo
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il Fatto Quotidiano, 27/04/2023
Così la fascistizzazione dello Stato è già in atto
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Il Fatto Quotidiano, 25/04/2023
‘L’antifascista oggi combatte le disuguaglianze e lavora per una democrazia sociale’: il libro del presidente Anpi Gianfranco Pagliarulo
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il Manifesto, 23/04/2023
Pagliarulo permangono troppe ambiguità in Fratelli d’Italia
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Avvenire, 22/04/2023
Quelle parole profetiche
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Tg3 Linea Notte (Rai Tre), 19/04/2023
Tg3 Linea Notte del 19/04/2023
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il Venerdì, 07/04/2023
La mia ANPI, partigiani pochi, tessere tante, insulti pure
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Lazio

Massimo Gizzio, Barbera (Prc): “Oggi 1° febbraio ricordiamo un giovane eroe della Resistenza romana”

Roma-“Oggi 1° febbraio ricordiamo la morte di Massimo Gizzio, giovane eroe dellaResistenza romana,  avvenuta 80 anni fa, dopo essere stato ferito da una squadraccia fascista in borghese denominata “Onore e Combattimento” in piazza della Libertà, nel rione Prati a Roma, il 29 gennaio del 1944, mentre era alla testa di un gruppo di studenti del Liceo Dante Alighieri. In quella giornata, il Comitato Studentesco di Agitazione, di cui Massimo era uno dei dirigenti, aveva proclamato lo sciopero di tutti gli studenti contro l’occupazione nazifascista. Massimo aveva aderito alla Resistenza nel 1942, a 17 anni,  e successivamente, nel 1943, era entrato a far parte del Partito Comunista Italiano che in quei tempi agiva in clandestinità. Per tali motivi venne deferito al Tribunale speciale e successivamente fu incarcerato fino al 25 luglio del 1943. Dopo la sua liberazione continuerà a partecipare alla Resistenza romana, dimostrando una maturità politica e un coraggio fuori dal comune fino a quel tragico 29 gennaio. Data in cui, dopo essere stato colpito alle spalle da quattro proiettili partiti dalla rivoltella di uno dei membri della squadraccia fascista in borghese, morirà il 1° febbraio del 1944, dopo tre giorni di agonia all’ospedale Santo Spirito. Al corteo funebre, partito dall’Istituto di Medicina legale, i suoi compagni di lotta ebbero il coraggio di  marciare fino al cimitero con  una corona di fiori con la scritta ‘I compagni’, in segno di sfida agli occupanti nazifascisti.  In questi tempi bui, in cui assistiamo al vergognoso  tentativo di capovolgere la storia del nostro Paese per cancellare le radici antifasciste della nostra Repubblica, infangando l’eroica lotta di Liberazione, è  importante ricordare il sacrificio di coloro, come Massimo Gizzio,  che hanno permesso  al Paese, con il loro coraggio e la loro ostinazione, di conquistare la libertà e la democrazia”. E’ quanto dichiara Giovanni Barbera, membro del comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista.

Massimo Gizzio, giovane eroe della Resistenza roman

Roma-29 gennaio ’44: assassinio davanti al liceo

Massimo Gizzio, giovane intellettuale antifascista, viene colpito a Roma da quattro proiettili da una squadraccia. Nel dopoguerra tanti processi, nessuna condanna: la Corte appura le responsabilità degli imputati e li assolve in blocco.

La generazione di Massimo Gizzio era nata sotto il fascismo, tra la roboante propaganda, le leggi razziali e la guerra. La sua maturazione e quella di molti giovani fu vissuta a cominciare da una iniziale emulazione acritica dei modelli proposti dalla “scuola dei balilla” per arrivare al rifiuto definitivo di una dittatura che implicava inesorabilmente la costante umiliazione della propria intelligenza e delle proprie capacità ed inclinazioni spontanee. La rivendicazione del diritto alla libertà di critica e della dignità della propria intelligenza sfociò in un irresistibile desiderio e ricerca di libertà anche politica (totalmente sconosciuta per quell’intera generazione nata sotto la cappa del regime mussoliniano). A partire dall’8 settembre, ragazzi e ragazzini sono tra i primi ad avvertire irresistibilmente la necessità e l’orgoglio di riscattare l’onore nazionale perduto con la vile e vergognosa fuga del re e dei vertici militari, che avevano di fatto consegnato la patria alle truppe degli occupatori tedeschi. E in Massimo crebbe un desiderio insopprimibile di contribuire in prima persona alla costruzione di un futuro vivibile.

Il padre di Massimo Gizzio era avvocato, già giovanissimo ed entusiasta “patriota” arruolatosi durante la prima guerra mondiale. La madre, una delle prime laureate donne in un’Italia che pensava a ruoli, per le donne, dominati da cliché antimoderni, aveva frequentato il liceo tedesco. Si convertì dall’ebraismo al cristianesimo. La padronanza delle lingue (tedesco e francese) era stata trasmessa dalla madre a tutti i figli. In famiglia, in altre parole, si respirava un’insolita cultura cosmopolita e di stampo europeo, mentre il fascismo proponeva uno sciovinismo che si traduceva, di fatto, in provincialismo, chiusura e arretratezza culturale.

Massimo Gizzio, giovane eroe della Resistenza roman

La personalità brillante e ricettiva di Massimo assorbe come una spugna tutte le suggestioni e gli stimoli culturali che incontra e cerca il contatto e la scoperta con ciò che gli è più lontano e sconosciuto. Ha la passione per la filosofia e l’etica. Ama 
la musica, i concerti e il teatro; frequenta i circoli culturali più progressisti. Lo sviluppo della carriera scolastica sua e dei suoi amici e compagni lo vede sempre più apertamente contestare i professori più asserviti al regime e incapaci di fornire vera formazione intellettuale, ripiegando piuttosto su una triste propaganda di valori vuoti.

Il desiderio di Massimo di uscire al più presto dalla soffocante e asfittica atmosfera del liceo gli fa maturare l’ambizione di approdare direttamente all’università, attraverso un duro studio in autonomia del programma di due anni in uno e il brillante superamento dell’esame di maturità da privatista. S’iscrive a Giurisprudenza. Si adopera presso la Comunità di San Vincenzo nella chiesa di San Bellarmino per i poveri e gli svantaggiati con il taglio della barba e il lavaggio dei piedi. Regala i suoi cappotti, le scarpe, denaro che riceveva per sé a chi aveva più bisogno, arrivando a raccontare frottole alla madre. Sottrae i giocattoli alla sorellina più piccola (che si arrabbiava) per regalarli ai troppi figli del portiere.

Approda così «dall’afflato religioso e la sensibilità per gli “ultimi” all’interesse per il proletariato e il desiderio di uscire dal mondo dorato di un quartiere da “privilegiati» (Parioli). L’osservazione amareggiata di marcate stonature nei comportamenti di troppi rappresentanti del clero che rispetta il potere fascista, che incensa una propaganda in contraddizione con qualunque precetto cristiano, che benedice i gagliardetti e la guerra, provoca in lui un altro bruciante disincanto.

Aderisce al Pci clandestino. A diciassette anni è arrestato e condotto nel carcere minorile di Via Sabelli ove fa la conoscenza di Enrico Proietti. Massimo diventa “maestro” di Enrico e dei ragazzi analfabeti di Pietralata. Liberato il 25 luglio, per riprendersi dalla durezza del carcere, si reca ad agosto con la famiglia a Collina, sulla via Porrettana, una strada che conduceva dalla Toscana alla Romagna. Incontra Enrica Ferrari Conti detta “Chiccò”: l’innamoramento è bruciante e inatteso, ma i progetti di vita devono fare i conti con l’infuriare della guerra. Dopo l’8 settembre i due si dividono, Massimo torna a Roma e inizia un carteggio quotidiano tra i due innamorati, lettere sottoposte al controllo poliziesco sulla posta.

Massimo contribuisce alla costruzione di un’agguerrita opposizione al nazifascismo nell’Università, alla convergenza dei movimenti studenteschi e collabora a una raffica di scioperi (dicembre ’43-gennaio ’44).

Lo sbarco ad Anzio degli Alleati lo vede con la madre nelle campagne di Velletri per reperire scorte alimentari e recuperare le zie dalla villa di famiglia. Sotto i bombardamenti i soldati tedeschi bloccano la corriera, Massimo a piedi cerca di raggiungere comunque le zie e sottrarle ai bombardamenti. Cerca di portare aiuto a un soldato tedesco, ma questo gesto viene equivocato; aiutare uno sconosciuto scavando tra le macerie per salvare un ferito rimasto prigioniero sotto il crollo della propria abitazione gli costa caro e gli fa rischiare di fare anche lui la fine del topo.

A Roma intanto la contestazione studentesca all’oppressione nazifascista e al regime si sviluppa ulteriormente e alza la posta propagandosi anche ai licei.

Il 28 gennaio, una giornata umida e fredda, i componenti del comitato studentesco di agitazione si sono organizzati per sospendere i corsi alla facoltà di Architettura e Ingegneria. Dopo essersi riuniti a piazza Santa Maria Maggiore, i manifestanti si dirigono alla vicina scuola di applicazione di Ingegneria in S. Pietro in Vincoli dove, dall’alto della gradinata, Maurizio Ferrara arringa i presenti proponendo una mozione, approvata per acclamazione, con cui si chiede ai professori di sospendere ogni attività di studio per protesta alla tirannia nazifascista e per solidarietà verso tutti coloro che hanno imbracciato i moschetti nella guerriglia agli oppressori.

Il 29 gennaio gli scioperi sono proclamati anche per gli istituti superiori. Anche al liceo Dante Alighieri si protesta. Massimo interviene per verificare la situazione. Lì trova, chiamata dal preside Laudomia, la banda nera “Onore e Combattimento” composta da Massimo Uffreduzzi, Sergio Bertolani, Giorgio De Michele e Carlo Alberto Guida. Senza alcun motivo, gli sparano alle spalle 4 colpi di pistola mentre cammina con passo lento davanti al liceo. È soccorso e portato all’ospedale su un carretto tra l’indifferenza di passanti e automobilisti. Le cure non sono adeguate e la setticemia insorta a causa delle ferite è la causa della morte che avviene l’1 febbraio 1944. Massimo Gizzio non ha neppure compiuto vent’anni. Il funerale alla parrocchia S. Bellarmino sarà proibito dalle autorità. Ma al corteo funebre, partito dall’Istituto di Medicina legale, ci saranno religiosi, insegnanti, studenti e i ragazzi della borgata di Primavalle che riusciranno a farsi fare una corona con la scritta “I Compagni”. Cosa questa vietatissima e punita dal regime.

Finita la guerra, per l’omicidio si muove la Procura di Roma a seguito del rapporto dei carabinieri. Al processo la Corte condanna Uffreduzzi, Bertolani, e Guida a venti anni e otto mesi di carcere, ridotti per effetto di un decreto di condono ad anni 13, mesi nove, e giorni 10 e De Michele a anni 14 ridotti a 9. Poi la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del Pm, annulla la sentenza impugnata nelle parti in cui è stata esclusa la responsabilità di De Michele nel reato di collaborazionismo. Accoglie altresì il ricorso di tutti gli imputati per mancanza di motivazioni nella volontarietà omicida. E rinvia il nuovo giudizio alla Corte di Assise Sezione Speciale di Napoli. Ma, come informa il giornaleIlBuonsensodel 2 agosto 1946, “il Procuratore Generale non ha ritenuto giusta la condanna dell’imputato Giorgio De Michele a soli 9 anni di reclusione pensando che il medesimo doveva ritenersi colpevole anche di collaborazione con il nemico. In consegna alla sua opinione ha proposto ricorso contro la sentenza della Corte d’Assise…”.

Il 3 marzo 1947 viene convocato il nuovo giudizio da tenersi a partire dal 4 giugno. Presenti i genitori di Mimmo, Sofia Levi Gizzio e Attilio Gizzio, la Corte d’Assise di Napoli è chiamata a giudicare i fascisti Uffreduzzi, Bertolani, Guida e De Michele, quali autori identificati dell’assassinio di Gizzio.
Il dibattimento prende subito una piega tendente più a dare spazio ai testimoni a discarico e meno a quelli accusatori. La città partenopea, monarchica, non era certo la città giusta per questo processo. Gli avvocati difensori, dichiarano apertamente di essere una fortuna per gli imputati che il processo si svolga in un clima come quello di Napoli. Aggiungono che se il processo si fosse svolto a Genova o Firenze o comunque in una città del nord ben differente è il pericolo corso dagli imputati.
Un ruolo controverso e negativo lo ha il Pm Siravo, che vuole rimanere in carica per il processo e ne affretta così tanto i tempi che la convocazione dei genitori di Mimmo viene fatta solo una settimana della udienza.

Un segnale negativo sulla verità giudiziale arriva anche dal ruolo della stampa che chiama Massimo Gizzio Erminio o Erasmo Gizzio ebreo romano. Su richiesta della famiglia nessun giornale pubblica la smentita.

Il clima dell’aula processuale è manipolato dalla folta presenza degli amici e dei parenti degli assassini, che rumoreggiano e guardano con modi di sfida i genitori di Massimo e gli avvocati di questi. Solo la sentenza fa un certo scalpore, soprattutto nei giornali della capitale. Sorprendente il fatto che la Corte, pur avendo appurato le responsabilità degli imputati, li assolve in blocco. Non è condannato neppure il riconosciuto esecutore materiale dell’omicidio in quanto, secondo la sentenza, “…anche lui studente risentiva del clima arroventato della guerra…”.

La mamma di Mimmo si rivolge al presidente della Corte:“Si è voluto dire che gli ordini sono di clemenza per sedare le lotte tra gli italiani e forse tale era l’intenzione dell’assurdo decreto di amnistia; ma non clemenza quando si è ucciso senza ragione e senza provocazione. Come si spiega allora che proprio nei giorni in cui gli assassini di mio figlio venivano liberati, gli esecutori materiali della fucilazione militare di Francesco Fagà (partigiano, sergente maggiore paracadutista, ndr) venivano condannati a Roma a 24 anni di reclusione e mezzo milione di risarcimento alla parte civile? Perché la giustizia deve avere due pesi e due misure? Non è questa la giustizia che ci avevano lungamente insegnato nella nostra giovinezza, non quella per la quale Massimo Gizzio è morto”.

Felice Cipriani, scrittore dellaMemoria

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Abruzzo

L’Aquila, Quattro Cantoni- Tesseramento all’ANPI 2024 sabato 3 e domenica 4 febbraio

L’Aquila- Tesseramento all’ANPI 2024-Abbiamo appena celebrato il Giorno della Memoria partendo dalle Pietre d’Inciampo. Perché l’Italia migliore non dimentica le storie di persone finite nell’orrore. Così il volto dell’Italia migliore – quella che Non Dimentica, che è impegnata a vigilare, a denunciare, a essere attiva affinché l’orrore non accada più – ha sfidato coloro che negano, che sottovalutano, che dicono di non sapere o, peggio, hanno altro da fare, “sì ho sentito, ma è roba lontana”, un vivere indifferente e irresponsabile.

La Buona Memoria è umanità da condividere Un motore di contagio, unico e decisivo.

La Buona Memoria ci ricorda di indignarsi e di reagire di fronte ad ogni ingiustizia.

Tra guerre feroci (dall’Ucraina a Gaza), le braccia tese di Acca Larentia, gli attacchi politici ai diritti sociali, l’Autonomia differenziata che spacca il paese, il Presidenzialismo che colpisce la Costituzione, i rigurgiti reazionari e neofascisti, fino alla disumana vicenda di Ilaria Salis…viviamo tempi difficili.

Proprio per questo vogliamo tenere alta la bandiera dell’antifascismo, dell’impegno civile e sociale, della partecipazione e della democrazia: e l’ANPI c’è.

Per chi vuole aderire o rinnovare l’iscrizione all’ANPI con la tessera del 2024 ci vediamo ai

Quattro Cantoni, all’Aquila, sabato 3 e domenica 4 febbraio dalle 11:00 alle 13:00

Vi aspettiamo.

“RESISTENZA 2024”: la nuova tessera ANPI

Un omaggio alla Resistenza nel sud e alle Partigiane. Il disegno, realizzato dall’illustratore Salvatore Liberti, ritrae in primo piano, Maddalena Cerasuolo, tra le protagoniste delle Quattro giornate di Napoli

ANPI-La Nostra Storia

L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i suoi oltre 140.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese.

Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista. Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani.

Tricolore ANPI

Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord, venne costituita a Milano l’ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’ANPI: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow”, Cino Moscatelli e Guido Mosna.

Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’ANPI di Roma e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all’ANPI Nazionale. L’Associazione ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo. Mentre l’Associazione nazionale combattenti ebbe 8 consultori e quella dei mutilati e invalidi di guerra 4, all’ANPI ne furono assegnati 16, a conferma del prestigio di cui godeva. Erano così suddivisi: 3 socialisti, 3 democristiani, 3 liberali, 3 comunisti, 2 del Partito d’Azione, 1 del Partito democratico del lavoro e, infine, un consultore che non apparteneva a nessun partito. Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata. Tra questi:

– Restituire al Paese una piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo.
– Valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani.
– Far valere e tutelare il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione morale e materiale del Paese.
– Promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per contribuire a lenire la disoccupazione.

In particolare questo ultimo punto fu realizzato grazie alla creazione, fin dal 1948, di Convitti-Scuola Rinascita che miravano a qualificare professionalmente giovani ex partigiani e orfani dei caduti.

Nel corso del primo Congresso del 1947 – dove fu nominato Presidente Nazionale Arrigo Boldrini “Bulow”, prima medaglia d’oro al V.M. della Resistenza, che resterà in carica fino al 2006 – venne ribadito l’impegno della Resistenza a consolidare le Istituzioni e in particolare fu sottolineato che l’antifascismo doveva essere inteso come lotta contro chi minacciava le libertà individuali, negava la giustizia sociale e discriminava i cittadini.
Il Congresso registrò il favore di alte personalità politiche come Umberto Terracini e Palmiro Togliatti. Ma nel 1948 vennero avviate delle vere e proprie persecuzioni contro i partigiani che l’ANPI fronteggiò con vigore. Furono ben 830 i combattenti per la libertà che subirono processi. L’Associazione promosse allora dei Comitati di difesa dei valori della Resistenza con cui avviò una campagna nazionale di sostegno ai partigiani, chiedendo altresì lo scioglimento del neofascista MSI (Movimento sociale italiano) e il riconoscimento ufficiale del CVL come corpo appartenente alle Forze Armate. Questo riconoscimento giunse solamente nel 1958, con la legge 285, e fu un provvedimento di notevole importanza perché confermava e stabiliva definitivamente che la Resistenza, nel travagliato processo di Liberazione, era stata una preziosa comprimaria, responsabile e organizzata: un esercito, a tutti gli effetti.

Nel 1950 le persecuzioni cessarono e si poté continuare l’azione civile per cui i partigiani si erano associati. Col Congresso del 1952 l’ANPI – nella cui Presidenza onoraria figurava anche Sandro Pertini, carica che rivestì per vari decenni – ingaggiò una grande battaglia a favore della pace e contro il riarmo tedesco. Tanti e illustri gli interventi. Tra questi quello di Enrico Molè, Vice Presidente del Senato. Il 1952 è anche l’anno dell’inizio delle pubblicazioni del mensile Patria Indipendente, periodico ufficiale dell’Associazione, che negli anni ha costituito un validissimo punto di riferimento nazionale per la conoscenza della storia della Resistenza. Nelle pagine di questo giornale sono corse anche le vicende centrali dell’attualità del Paese. Un impegno importante è stato anche la valorizzazione del contributo delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione e, successivamente, alla garanzia dell’ordine democratico e alla salvaguardia della libertà nei Paesi di tutto il mondo.

ANPI L’Aquila

Negli anni ‘60 è continuata l’attenzione dell’Associazione – con frequenti interventi e prese di posizione – a tutti i grandi temi nazionali e internazionali, che hanno coinvolto le istituzioni ed il vivere sociale. Da segnalare, tra le tante iniziative, la Conferenza del 9 marzo 1965 – indetta dall’ANPI – dal titolo “La solidarietà degli antifascisti italiani al popolo spagnolo in lotta per la libertà” contro il regime franchista e poi la celebrazione della “Giornata della donna nella Resistenza” intesa a valorizzare fortemente il ruolo prezioso delle partigiane nella lotta di Liberazione. L’avvio degli anni ’70 porta una notizia entusiasmante per l’ANPI e l’intero universo antifascista e democratico: la nomina a Capo di Stato Maggiore della Difesa del Generale Enzo Marchesi, ex partigiano.

Nel 1971, quindi, per il venticinquennale della Repubblica, l’Associazione diffuse un importante documento contenente un significativo riferimento alle Forze Armate. In un passaggio si dichiarava: “Le Forze Armate italiane oggi possono guardare l’avvenire con la certezza di rappresentare tutta la Nazione, tutte le forze democratiche nell’ambito della lealtà costituzionale, poiché esse sono e debbono essere al servizio non di una fazione, come accadde durante il fascismo, ma di tutto un popolo”.

Una grande battaglia che ha connotato e permeato la vita dell’ANPI in questi anni è stata quella contro il terrorismo. In un convegno, organizzato il 17 novembre 1977, la posizione fu netta: “I Partigiani, che hanno combattuto con le armi in pugno per sconfiggere il terrore fascista e nazista, per conquistare la pace, la libertà e la democrazia, esprimono tutta la loro esecrazione nei confronti di chi vigliaccamente colpisce inermi cittadini per seminare sgomento e rovesciare le Istituzioni conquistate con tanti sacrifici dal popolo italiano”.

Gli anni ’70 si chiudono con un avvenimento storico: l’elezione a Presidente della Repubblica, nel 1978, di Sandro Pertini, valoroso partigiano e membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI. C’e da dire che non poche furono le figure del mondo delle Istituzioni a svolgere ruoli di dirigenza all’interno dell’Associazione: ricordiamo per tutti, oltre al già citato Pertini, Ettore Gallo, Presidente della Corte Costituzionale dal 1991 al 1992, Lionello Levi Sandri, Commissario Europeo dal 1961 al 1970 e Presidente del Consiglio di Stato, Leonetto Amadei, Presidente della Corte Costituzionale dal 1979 al 1981 e Andrea Viglione, Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1975 al 1978. Gli anni ’80 si aprono per l’ANPI con la denuncia forte contro le malefatte della loggia P2 e il pernicioso intreccio tra terrorismo e mafia. E contro la corruzione politica. Scriveva proprio Leonetto Amadei in un editoriale pubblicato sul numero del 25 aprile 1983 di Patria Indipendente: “Ci si trova di fronte alla manifestazione di un tumore maligno che appesta e distrugge l’elemento principe per cui si ritiene valida e apprezzabile la guida di un Paese, vale a dire la fiducia verso chi conduce politicamente la collettività o la amministra in modo che appaia giovevole il mantenimento delle redini in quelle mani”. Il 1988 ha visto l’Associazione impegnata nella realizzazione di una grande manifestazione, alla presenza del Capo dello Stato Francesco Cossiga, in occasione del quarantesimo anniversario della Costituzione Repubblicana. Da segnalare inoltre il 4 e 5 marzo a Perugia il Convegno “Costituzione-Forze Armate” e lo speciale di Patria Indipendente – ripreso ed elogiato poi anche dalla Rivista Militare – sul 4 novembre, per la Giornata delle Forze Armate.
In totale gli anni ’80 registrano ben 49.000 iniziative dell’ANPI.

Dal 1990 ad oggi, l’Associazione ha affrontato, con la solita e solida fedeltà alle Istituzioni democratiche nonché determinazione morale, le tante questioni nazionali che hanno caratterizzato questi due decenni. Da “Tangentopoli” alle offensive mafiose, alla grande battaglia contro i gravi tentativi di modifica della Carta Costituzionale, che portò all’esito vittorioso del referendum del 2006, fino alla dura opposizione nel 2009 al progetto di legge 1360 – poi bloccato – con cui il Governo intendeva equiparare i repubblichini di Salò (un esercito irregolare, oltreché subordinato ai nazisti nei loro crimini) ai partigiani. Quindi, la battaglia, condotta con esito positivo nell’agosto 2011, per mantenere le festività civili, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, minacciate di essere soppresse con la manovra finanziaria del Governo. Nel 2014, dopo due anni di impegno, l’ANPI ottiene dal Governo tedesco atti di riparazione nei confronti delle vittime delle stragi nazifasciste del 1943-1945; mette in campo poi iniziative nazionali contro una irresponsabile riforma del Senato e contro una legge elettorale che, così come approvata dalla Camera, risulterebbe contraria alle aspettative dei cittadini in tema di rappresentatività e di diritti, nonché contraddittoria rispetto alle precise indicazioni della Corte Costituzionale. Da ultimo, va ricordata, nello stesso anno, la firma di un protocollo col MIUR (Ministero dell’università e della ricerca) per avviare iniziative di formazione alla cittadinanza attiva nelle scuole.

Il 2016 ha visto una straordinaria mobilitazione dell’intera Associazione per il No al referendum costituzionale. Nel 2017, a seguito delle dimissioni di Carlo Smuraglia, diviene Presidente nazionale ANPI Carla Nespolo, prima donna e non partigiana a ricoprire il ruolo. Il suo incarico è caratterizzato da una forte spinta operativa sui diritti umani, sul contrasto ai fascismi che porterà alla grande manifestazione nazionale del 2018 a Roma “Mai più fascismi mai più razzismi” e sulla memoria attiva per la quale grazie alla disponibilità di Gad Lerner e Laura Gnocchi verrà realizzato il Memoriale della Resistenza Italiana (www.noipartigiani.it). Dopo il decesso di Carla Nespolo avvenuto nel 2020 viene eletto Presidente Nazionale Gianfranco Pagliarulo il cui impegno è volto alla realizzazione di una grande unità nazionale antifascista per la piena attuazione della Costituzione. Il Congresso di Riccione conferma questa linea e, in particolare, il grande lavoro di affermazione del valore della pace nella tragica contingenza della guerra in Ucraina.

Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.

La Notizia.net è un quotidiano di informazione libera, imparziale ed indipendente che la nostra Redazione realizza senza condizionamenti di alcun tipo perché editore della testata è l’Associazione culturale “La Nuova Italia”, che opera senza fini di lucro con l’unico obiettivo della promozione della nostra Nazione, sostenuta dall’attenzione con cui ci seguono i nostri affezionati lettori, che ringraziamo di cuore per la loro vicinanza. La Notizia.net è il giornale online con notizie di attualità, cronaca, politica, bellezza, salute, cultura e sport. Il direttore della testata giornalistica è Lucia Mosca.

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Pagliarulo, presidente ANPI: “L’esercito ritiri il calendario 2024”

ROMA, 18 GEN – “L’Anpi chiede che venga ritirato il calendario dell’Esercito 2024, anche se ormai purtroppo è già in circolazione”. Lo dice all’ANSA il presidente dell’Associazione dei partigiani, Gianfranco Pagliarulo. “Prendiamo atto – aggiunge – che c’è una minoranza filofascista che vuole riscrivere la storia d’Italia”. “È inaccettabile – evidenzia Pagliarulo -. Si tratta di un atto che nasconde una doppia operazione politica. Da una parte si vuole rappresentare una continuità istituzionale quando invece c’è stata una rottura radicale tra il regime fascista e la repubblica antifascista.


Ovviamente nessuno dimentica i soldati, anzi. Nessuno dimentica che sono stati mandati allo sbaraglio anche l’8 settembre quando il Re è andato a Brindisi. Una cosa però sono i soldati e una cosa è l’istituzione dell’Esercito. Non dobbiamo dimenticare i generali criminali di guerra mai processati, o se processati, mai condannati o se condannati mai andati in galera. Da un altro Iato si mette sullo stesso piano il nuovo esercito italiano con l’esercito di Salò”.

L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i suoi oltre 140.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese.

Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista. Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani.

Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord, venne costituita a Milano l’ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’ANPI: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow”, Cino Moscatelli e Guido Mosna.

Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’ANPI di Roma e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all’ANPI Nazionale. L’Associazione ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo. Mentre l’Associazione nazionale combattenti ebbe 8 consultori e quella dei mutilati e invalidi di guerra 4, all’ANPI ne furono assegnati 16, a conferma del prestigio di cui godeva. Erano così suddivisi: 3 socialisti, 3 democristiani, 3 liberali, 3 comunisti, 2 del Partito d’Azione, 1 del Partito democratico del lavoro e, infine, un consultore che non apparteneva a nessun partito. Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata. Tra questi:

– Restituire al Paese una piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo.
– Valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani.
– Far valere e tutelare il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione morale e materiale del Paese.
– Promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per contribuire a lenire la disoccupazione.

In particolare questo ultimo punto fu realizzato grazie alla creazione, fin dal 1948, di Convitti-Scuola Rinascita che miravano a qualificare professionalmente giovani ex partigiani e orfani dei caduti.

Nel corso del primo Congresso del 1947 – dove fu nominato Presidente Nazionale Arrigo Boldrini “Bulow”, prima medaglia d’oro al V.M. della Resistenza, che resterà in carica fino al 2006 – venne ribadito l’impegno della Resistenza a consolidare le Istituzioni e in particolare fu sottolineato che l’antifascismo doveva essere inteso come lotta contro chi minacciava le libertà individuali, negava la giustizia sociale e discriminava i cittadini.
Il Congresso registrò il favore di alte personalità politiche come Umberto Terracini e Palmiro Togliatti. Ma nel 1948 vennero avviate delle vere e proprie persecuzioni contro i partigiani che l’ANPI fronteggiò con vigore. Furono ben 830 i combattenti per la libertà che subirono processi. L’Associazione promosse allora dei Comitati di difesa dei valori della Resistenza con cui avviò una campagna nazionale di sostegno ai partigiani, chiedendo altresì lo scioglimento del neofascista MSI (Movimento sociale italiano) e il riconoscimento ufficiale del CVL come corpo appartenente alle Forze Armate. Questo riconoscimento giunse solamente nel 1958, con la legge 285, e fu un provvedimento di notevole importanza perché confermava e stabiliva definitivamente che la Resistenza, nel travagliato processo di Liberazione, era stata una preziosa comprimaria, responsabile e organizzata: un esercito, a tutti gli effetti.

Nel 1950 le persecuzioni cessarono e si poté continuare l’azione civile per cui i partigiani si erano associati. Col Congresso del 1952 l’ANPI – nella cui Presidenza onoraria figurava anche Sandro Pertini, carica che rivestì per vari decenni – ingaggiò una grande battaglia a favore della pace e contro il riarmo tedesco. Tanti e illustri gli interventi. Tra questi quello di Enrico Molè, Vice Presidente del Senato. Il 1952 è anche l’anno dell’inizio delle pubblicazioni del mensile Patria Indipendente, periodico ufficiale dell’Associazione, che negli anni ha costituito un validissimo punto di riferimento nazionale per la conoscenza della storia della Resistenza. Nelle pagine di questo giornale sono corse anche le vicende centrali dell’attualità del Paese. Un impegno importante è stato anche la valorizzazione del contributo delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione e, successivamente, alla garanzia dell’ordine democratico e alla salvaguardia della libertà nei Paesi di tutto il mondo.

Negli anni ‘60 è continuata l’attenzione dell’Associazione – con frequenti interventi e prese di posizione – a tutti i grandi temi nazionali e internazionali, che hanno coinvolto le istituzioni ed il vivere sociale. Da segnalare, tra le tante iniziative, la Conferenza del 9 marzo 1965 – indetta dall’ANPI – dal titolo “La solidarietà degli antifascisti italiani al popolo spagnolo in lotta per la libertà” contro il regime franchista e poi la celebrazione della “Giornata della donna nella Resistenza” intesa a valorizzare fortemente il ruolo prezioso delle partigiane nella lotta di Liberazione. L’avvio degli anni ’70 porta una notizia entusiasmante per l’ANPI e l’intero universo antifascista e democratico: la nomina a Capo di Stato Maggiore della Difesa del Generale Enzo Marchesi, ex partigiano.

Nel 1971, quindi, per il venticinquennale della Repubblica, l’Associazione diffuse un importante documento contenente un significativo riferimento alle Forze Armate. In un passaggio si dichiarava: “Le Forze Armate italiane oggi possono guardare l’avvenire con la certezza di rappresentare tutta la Nazione, tutte le forze democratiche nell’ambito della lealtà costituzionale, poiché esse sono e debbono essere al servizio non di una fazione, come accadde durante il fascismo, ma di tutto un popolo”.

Una grande battaglia che ha connotato e permeato la vita dell’ANPI in questi anni è stata quella contro il terrorismo. In un convegno, organizzato il 17 novembre 1977, la posizione fu netta: “I Partigiani, che hanno combattuto con le armi in pugno per sconfiggere il terrore fascista e nazista, per conquistare la pace, la libertà e la democrazia, esprimono tutta la loro esecrazione nei confronti di chi vigliaccamente colpisce inermi cittadini per seminare sgomento e rovesciare le Istituzioni conquistate con tanti sacrifici dal popolo italiano”.

Gli anni ’70 si chiudono con un avvenimento storico: l’elezione a Presidente della Repubblica, nel 1978, di Sandro Pertini, valoroso partigiano e membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI. C’e da dire che non poche furono le figure del mondo delle Istituzioni a svolgere ruoli di dirigenza all’interno dell’Associazione: ricordiamo per tutti, oltre al già citato Pertini, Ettore Gallo, Presidente della Corte Costituzionale dal 1991 al 1992, Lionello Levi Sandri, Commissario Europeo dal 1961 al 1970 e Presidente del Consiglio di Stato, Leonetto Amadei, Presidente della Corte Costituzionale dal 1979 al 1981 e Andrea Viglione, Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1975 al 1978. Gli anni ’80 si aprono per l’ANPI con la denuncia forte contro le malefatte della loggia P2 e il pernicioso intreccio tra terrorismo e mafia. E contro la corruzione politica. Scriveva proprio Leonetto Amadei in un editoriale pubblicato sul numero del 25 aprile 1983 di Patria Indipendente: “Ci si trova di fronte alla manifestazione di un tumore maligno che appesta e distrugge l’elemento principe per cui si ritiene valida e apprezzabile la guida di un Paese, vale a dire la fiducia verso chi conduce politicamente la collettività o la amministra in modo che appaia giovevole il mantenimento delle redini in quelle mani”. Il 1988 ha visto l’Associazione impegnata nella realizzazione di una grande manifestazione, alla presenza del Capo dello Stato Francesco Cossiga, in occasione del quarantesimo anniversario della Costituzione Repubblicana. Da segnalare inoltre il 4 e 5 marzo a Perugia il Convegno “Costituzione-Forze Armate” e lo speciale di Patria Indipendente – ripreso ed elogiato poi anche dalla Rivista Militare – sul 4 novembre, per la Giornata delle Forze Armate.
In totale gli anni ’80 registrano ben 49.000 iniziative dell’ANPI.

Dal 1990 ad oggi, l’Associazione ha affrontato, con la solita e solida fedeltà alle Istituzioni democratiche nonché determinazione morale, le tante questioni nazionali che hanno caratterizzato questi due decenni. Da “Tangentopoli” alle offensive mafiose, alla grande battaglia contro i gravi tentativi di modifica della Carta Costituzionale, che portò all’esito vittorioso del referendum del 2006, fino alla dura opposizione nel 2009 al progetto di legge 1360 – poi bloccato – con cui il Governo intendeva equiparare i repubblichini di Salò (un esercito irregolare, oltreché subordinato ai nazisti nei loro crimini) ai partigiani. Quindi, la battaglia, condotta con esito positivo nell’agosto 2011, per mantenere le festività civili, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, minacciate di essere soppresse con la manovra finanziaria del Governo. Nel 2014, dopo due anni di impegno, l’ANPI ottiene dal Governo tedesco atti di riparazione nei confronti delle vittime delle stragi nazifasciste del 1943-1945; mette in campo poi iniziative nazionali contro una irresponsabile riforma del Senato e contro una legge elettorale che, così come approvata dalla Camera, risulterebbe contraria alle aspettative dei cittadini in tema di rappresentatività e di diritti, nonché contraddittoria rispetto alle precise indicazioni della Corte Costituzionale. Da ultimo, va ricordata, nello stesso anno, la firma di un protocollo col MIUR (Ministero dell’università e della ricerca) per avviare iniziative di formazione alla cittadinanza attiva nelle scuole.

Il 2016 ha visto una straordinaria mobilitazione dell’intera Associazione per il No al referendum costituzionale. Nel 2017, a seguito delle dimissioni di Carlo Smuraglia, diviene Presidente nazionale ANPI Carla Nespolo, prima donna e non partigiana a ricoprire il ruolo. Il suo incarico è caratterizzato da una forte spinta operativa sui diritti umani, sul contrasto ai fascismi che porterà alla grande manifestazione nazionale del 2018 a Roma “Mai più fascismi mai più razzismi” e sulla memoria attiva per la quale grazie alla disponibilità di Gad Lerner e Laura Gnocchi verrà realizzato il Memoriale della Resistenza Italiana (www.noipartigiani.it). Dopo il decesso di Carla Nespolo avvenuto nel 2020 viene eletto Presidente Nazionale Gianfranco Pagliarulo il cui impegno è volto alla realizzazione di una grande unità nazionale antifascista per la piena attuazione della Costituzione. Il Congresso di Riccione conferma questa linea e, in particolare, il grande lavoro di affermazione del valore della pace nella tragica contingenza della guerra in Ucraina.

Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.

La Notizia.net è un quotidiano di informazione libera, imparziale ed indipendente che la nostra Redazione realizza senza condizionamenti di alcun tipo perché editore della testata è l’Associazione culturale “La Nuova Italia”, che opera senza fini di lucro con l’unico obiettivo della promozione della nostra Nazione, sostenuta dall’attenzione con cui ci seguono i nostri affezionati lettori, che ringraziamo di cuore per la loro vicinanza. La Notizia.net è il giornale online con notizie di attualità, cronaca, politica, bellezza, salute, cultura e sport. Il direttore della testata giornalistica è Lucia Mosca.

ItaliaLazio

Anzio (Roma)- 80° Anniversario dello Sbarco

Con grande onore, la Città diAnzioannuncia che il Presidente della Repubblica Italiana ha concesso il Suo Alto Patronato all’evento commemorativo dell’80° Anniversario dello Sbarco Anglo-Americano sulle nostre coste.

A distanza di 80 anni dallo storico evento bellico, che segnò le premesse della liberazione dell’Italia dall’invasione nazifascista, è sempre più attuale l’esigenza di diffondere tra le giovani generazioni un messaggio di pace, di rinascita e di democrazia, soprattutto visti gli scenari dei conflitti che affiggono oggi il mondo.

Il ricco programma di eventi parte dagli aspetti più puramente tecnici dell’ “operazione Shingle”, per poi discostarsene ed entrare nelle storie personali, nei sentimenti, nei legami familiari ed affettivi, nell’intimità di cosa volesse dire essere bambini, ragazzi, soldati, in uno dei momenti più drammatici e dolorosi della storia.

“I valori della memoria, custoditi e trasmessi ai giovani per un futuro di Pace” è lo slogan cha da anni ormai denota la scelta culturale dell’Amministrazione, favorevolmente accolta dalla Commissione Straordinaria, con una serie di iniziative che, anche quest’anno, vedranno gli studenti del territorio, parte attiva degli eventi, come destinatari principali dell’apparato valoriale che si intende trasmettere.

Molte le iniziative, inoltre, sono rivolte ai cittadini ed ai turisti, con un vero e proprio viaggio nella storia della Città di Anzio.

Il sito dedicato https://www.losbarcodianzio.it , ideato dall’Associazione Commercianti, costituirà l’archivio storico degli eventi in programma, oltre a diffondere molti contenuti, fra i quali materiali e video inediti concessi dall’Istituto Luce.

L’ambizioso progetto messo in campo nasce da una produttiva sinergia fra l’Amministrazione comunale, il “Centro di Ricerca e documentazione dello Sbarco e della Battaglia di Anzio”, “l’Associazione Commercianti” ed i Dirigenti Scolastici.

80°Anniversario dello Sbarco Alleato ad Anzio: “I valori della memoria per un futuro di Pace” –

Il programma degli eventi

mercoledì 17 gennaio 2024

apertura ufficiale dei “musei diffusi”: viaggio alla riscoperta di alcuni angoli del centro storico mediante foto inedite, a partire da Via Paolini, Villa Adele (Museo dello Sbarco), piazze centrali ed area portuale.

Sotto ogni fotografia verrà esposto un QR code che rimanderà a degli audio mp3 fruibili liberamente tramite smartphone. (Ideato da Associazione Commercianti di Anzio)

giovedì 18 gennaio 2024

ore 10:30 – Villa Adele, apertura delle mostre presso il Museo dello Sbarco di Anzio:

  • mostra di modellismo militare, con esposizione di mezzi corazzati di tutte le epoche, da Leonardo ai giorni nostri.
  • mostra di velivoli militari, in occasione del centenario dell’Aeronautica Militare Italiana 1923 – 2023.

ingresso libero dal 18 al 28 gennaio, dalla 10:00 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 18:30; proiezione di filmati d’epoca e documentari nella sede museale.

venerdì 19 gennaio 2024

ore 17:00 – Villa Sarsina, inaugurazione della mostra dedicata a Harry Shindler:

  • raccolta dedicata al veterano Harry Shindler, recentemente scomparso, che per oltre 20 anni ha dedicato la propria opera ad indottrinare i giovani sul valore del sacrificio, del coraggio, dell’appartenenza alla Patria. Distintosi nella sua vita come il “Cacciatore dei ricordi” contribuì già dalla fine della 2° G.M. a ricostruire le numerose storie dei giovani stranieri che persero la loro vita nelle campagne di Anzio. Protagonista anche nella cerimonia del 79° anniversario dello sbarco, recentemente scomparso, il cui archivio storico, in parte, è stato devoluto dalla famiglia e dall’Ambasciata UK alla Città di Anzio per essere custodito presso il Centro Ricerche Documentazione, Sbarco e Battaglia di Anzio (Museo dello Sbarco).

ingresso libero dal 18 al 28 gennaio, dalla 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 18:30; proiezione di filmati d’epoca e documentari nella sede museale.

Proposta “Sbarca ad Anzio con gusto ”: ad ogni commensale sarà proposto “Il piatto dello Sbarco” offerto dai ristoranti aderenti all evento. (Ideato da Associazione Commercianti di Anzio)

sabato 20 gennaio 2024

ore 17:00 – Villa Sarsina, spettacolo teatrale “SHINGLE: Diari scritti dai padri per i nostri figli”.

Scritto e diretto da Eleonora Fede, ispirato allo sbarco di Anzio, la storia di Angelita e le testimonianze di civili durante lo sfollamento, compreso il diario di guerra di un adolescente.

domenica 21 gennaio 2024

Anzio da scoprire “musei diffusi”: viaggi nella storia, tra immagini, suoni e sapori. Itinerario tra musei e botteghe storiche con immagini d’epoca.

ore 11:00 – Villa Sarsina, inaugurazione della mostra “Memoria in viaggio ” con l’esposizione delle tavole dell’albo illustrato “Il bambino del tram ”, scritto da Fausta Orecchio. La mostra sarà visitabile fino al 24 gennaio 2024.

lunedì 22 gennaio, Cerimonie Ufficiali:

ore 8:30 – Beachhead War Cemetery (Falasche);
ore 9:15 – Commonwealth Cemetery (Santa Teresa);
ore 9:45 – Cimitero Civile Anzio;
ore 10:30 – UTTAT – Poligono militare di Nettuno;
ore 11:30 – Nettuno, Piazza Cesare Battisti;
ore 12:30 – Anzio, Piazza Garibaldi – Monumento ai Caduti;
a seguire – Porto di Anzio, Ufficio Circondariale Marittimo, targa Spartan – targa The Duke of Wellington.

martedì 23 gennaio, Cerimonie Ufficiali, fuori comune:

ore 10:30 – Cerimonia di commemorazione al Monumento “Il graffio della vita” di Campo di Carne;

ore 11:30 – Deposizione Corona d’Alloro al Monumento al Tenente Eric Fletcher Waters e ai Caduti dello Sbarco Alleato, sito in via dei Pontoni, località Buon Riposo di Aprilia;

ore 12:30 – Cerimonia di commemorazione al Monumento di Lanuvio Piazza Berlinguer, deposizione Corona d’Alloro

Cinema Astoria: nella mattinata proiezione di video inediti sullo Sbarco di Anzio, Anzio Beach head, riservato agli Istituti Superiori, in doppio turno.

mercoledì 24 gennaio 2024

ore 11:00 – Cerimonia al Sicily Rome American Cemetery;

Cinema Astoria: nella mattinata – proiezione del film “Jojo Rabbit ” in doppio turno, riservato agli alunni delle scuole primarie e secondarie di I°;

ore 17:00 – Villa Sarsina: a cura dell’I.C. Anzio V, nell’ambito del progetto “Memoria in viaggio ” ed all’esposizione delle tavole dell’albo illustrato “Il bambino del tram ”, scritto da Fausta Orecchio, Racconto potente del rastrellamento del ghetto ebraico di Roma, del 1943 visto con gli occhi di un bambino sopravvissuto alla deportazione. La storia sarà raccontata direttamente dal protagonista dell’albo Emanuele Di Porto, dall’illustratrice Isabella Labate e dall’editore Paolo Cesari alle ore 17.00. Saranno presenti anche alcuni referenti di Amnesty International che ha sostenuto e promosso la realizzazione dell’albo. Gli alunni dell’istituto parteciperanno con letture, riflessioni e canti. Un libro per non dimenticare il cuore di un’Italia ferita e per riflettere, una volta di più, su chi siamo e su chi eravamo.

giovedì 25 gennaio 2024

Cinema Astoria: nella mattinata – proiezione del film “Jojo Rabbit ” in doppio turno riservato agli alunni delle scuole primarie e secondarie di I°;

venerdì 26 gennaio 2024

ore 9,30 – Marcia della Pace degli Istituti Comprensivi (scuole primarie e infanzia e medie) per ricordare i momenti salienti dello sbarco ed intonare i canti tradizionali del territorio anziate di concerto con la Corale Polifonica “Città di Anzio” e il Complesso Musicale Bandistico “Città di Anzio”; tappe itinerario: Monumento di Angelita, Monumento al Pescatore, lapide di Alfredo Rinaldi e Monumento ai Caduti;

visita guidata al Policlinico Militare – Dipartimento Lungodegenza di Anzio – per Istituti Superiori (evento soggetto ad autorizzazione da parte della Direzione del Policlinico Militare di Roma)

sabato 27 gennaio 2024 – Giorno della memoria

ore 11:00 – Villa Sarsina: Presentazione dei progetti realizzati dagli studenti degli Istituti Superiori sul tema dell’intolleranza e del razzismo, tratti dal film “Storie di amore e di amicizia” di Claudio Amendola invito al coinvolgimento dell’attore ed alla produzione di lavori, anche multimediali (TikTok), artistici (musicali, pittorici, teatrali) aventi per oggetto il valore della libertà, della democrazia, della tolleranza e dell’integrazione.

Intervento del sopravvissuto alle deportazioni di Roma Vittorio Polacco.

domenica 28 gennaio 2024

ore 14.30 – spiaggia Riviera di Levante, coreografia dei bambini con il messaggio della PACE SUI LUOGHI DELLA GUERRA e lancio di paracadutisti.
ore 17.00 – Piazza Cesare Battisti, spettacolo musicale con LE SWINGERESSE e proiezioni di immagini inedite in videomapping (in caso di maltempo l’evento sarà rinviato al 4 febbraio 2024).(Ideato da Associazione Commercianti di Anzio)

sabato 10 febbraio 2024

ore 11:30 – Giorno del Ricordo deposizione omaggio floreale al cippo dedicato alle vittime delle foibe, in prossimità del “Parco Martiri delle Foibe”, area adibita a verde pubblico confinante con la Nettunense ed il Cimitero Civile.

venerdì 16 febbraio 2024

ore 17:00 – Villa Sarsina, conferenza dal titolo “L’amore al tempo dello sbarco “, a cura del Prof. Eugenio Bartolini, esibizione musicale a cura del Liceo Musicale Chris Cappell College.

con date da definire tra febbraio e marzo 2024

giornata ecologia sulle spiagge di Anzio nei luoghi interessati dalle operazioni dello sbarco, con la collaborazione delle scuole ed i rappresentanti delle Ambasciate USA e UK e Legambiente visita guidata al Policlinico Militare – Dipartimento Lungodegenza di Anzio – per Istituti Superiori (evento soggetto ad autorizzazione da parte della Direzione del Policlinico Militare di Roma)

Escursioni con visite guidate aperte al pubblico sulle principali aree di sbarco: Porto di Anzio, Riviera di Levante – Pineta della Gallinara a Lido dei Pini (l’evento è soggetto alla disponibilità degli storici).

La Notizia.net è un quotidiano di informazione libera, imparziale ed indipendente che la nostra Redazione realizza senza condizionamenti di alcun tipo perché editore della testata è l’Associazione culturale “La Nuova Italia”, che opera senza fini di lucro con l’unico obiettivo della promozione della nostra Nazione, sostenuta dall’attenzione con cui ci seguono i nostri affezionati lettori, che ringraziamo di cuore per la loro vicinanza. La Notizia.net è il giornale online con notizie di attualità, cronaca, politica, bellezza, salute, cultura e sport. Il direttore della testata giornalistica è Lucia Mosca.

Lazio

Roma, Acca Larenzia, Mattia (Pd): “Inserire antifascismo in Statuto Regione. Portiamo dibattito in Aula per obiettivo comune”

“Il dibattito sui fatti diAcca Larenziaha un unico grande potenziale: richiamarci tutti, indistintamente dal proprio colore politico, a non alimentare un clima di odio e tensione le cui conseguenze hanno già lasciato, in passato nella nostra Storia, ferite ancora oggi vivide nella memoria collettiva. Per questo rivolgo di nuovo il mio appello al Presidente della Regione, Rocca, all’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, a tutte le forze politiche e agli uffici competenti, affinché possa essere calendarizzata e approvata al più presto la proposta di legge, depositata lo scorso aprile, per inserire espressamente nello Statuto regionale il riferimento alla Resistenza e all’Antifascismo quali valori fondanti della nostra democrazia e della nascita della Repubblica italiana. Facciamo di questo momento un’opportunità per ricompattare gli animi su questi valori imprescindibili portando il dibattito all’interno delle sedi istituzionali e direzionarlo verso un obiettivo comune. Questa è la vittoria della democrazia”.Così la , consigliera regionale Pd del Lazio,Eleonora Mattia, prima firmataria della proposta di legge per l’inserimento dei riferimenti alla Resistenza e all’Antifascismo nello Statuto regionale.

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Arte, Cultura e SpettacoliLazio

Roma- Il Ministero della Cultura ha comunicato i nuovi vertici del Museo storico della Liberazione di via Tasso

Roma , 09 gennaio 2024.  Il Ministero della Cultura ha proceduto al rinnovo dei vertici delMuseo storico della Liberazionedi via Tasso in Roma. Il Presidente è il professor Roberto Balzani, ordinario di Storia all’Università di Bologna e già sindaco di Forlì. Del Consiglio di amministrazione fanno parte: il professor Giovanni Orsina, ordinario di Storia Contemporanea alla Luiss “Guido Carli” di Roma; l’avvocato Antonella Di Castro, vicepresidente e assessore alla Cultura della Comunità Ebraica di Roma; la professoressa Ester Capuzzo, ordinario di Storia Contemporanea alla “Sapienza Università di Roma”;il professor Giovanni Oliva, storico già preside del Liceo classico “Massimo D’Azeglio” di Torino e assessore alla Cultura nella Giunta regionale del Piemonte presieduta da Mercedes Bresso.

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Italia

Roma, il “presente” dei neofascisti ci ricaccia nel passato

Roma 08 gennaio 2024-La cronaca di queste ore aRomaci ha restituito, ancora una volta, una triste pagina dineofascismo. Immortalate nel video che da ieri fa il giro delle pagine social e dei siti web, come denuncia, ma anche come celebrazione,centinaia di braccia tese nel saluto romano sono state la cornice del46esimo anniversariodell’uccisione, il7 gennaio del 1978, di tre giovani militanti della sezione del Movimento sociale italiano in via Acca Larenzia, quartiere tuscolano,Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. Bigonzetti e Ciavatta furono vittime di un agguato che alcuni giorni dopo venne rivendicato dai Nuclei armati per il contropotere territoriale, mentre Recchioni restò ucciso in seguito agli scontri scoppiati nelle ore successive alla morte dei primi due. 

La scena dell’adunata di ieri, nel piazzale sul quale da anni campeggia una croce celtica nera di tali dimensioni da essere visibile anche dalle riprese aeree di Google Maps, ci fa tornare indietro nel tempo di un secolo. Da più parti il commento è stato chesembrava il 1924 più che il 2024. E del resto questa zona di Roma non è nuova a scene di questo tipo di 7 gennaio. Strade paralizzate, cortei di giovani neofascisti inquadrati militarmente, saluti romani, manifesti con croci celtiche e richiami al fascismo scandiscono ogni anno l’approssimarsi di questa data.

“Ancora una volta nellaCapitale, città medaglia d’oro al valore militare per la Resistenza, le braccia tese, le croci celtiche e il grido “presente” hanno caratterizzato l’anniversario dei fatti di Acca Larenzia – ha scritto in una nota la Cgil di Roma e del Lazio –. Solo in Italia è possibile strumentalizzare una pagina buia della storia del nostro paese per trasformarne il ricordo in un’adunata fascista”.

“Stupore e stigmatizzazioni non bastano più. Dalle istituzioni ci aspettiamo una reazione forte a partire dalloscioglimento delle organizzazioni fasciste e naziste, che continuano a minacciare la democrazia come dimostrano le recenti condanne per l’assalto alla nostra sede nazionale del 9 ottobre 2021″. 

Articolo di Giorgio Sbordoni- FonteCollettiva.it

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Abruzzo

Capistrello(AQ) – Calze della Befana con stemmi della “X Flottiglia  Mas”. Comune, ANPI e Associazione “33 Martiri” varano iniziative contro l’offesa subita

L’ANPIMarsica (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), in accordo con il Comune di Capistrello e nell’ambito degli organismi dell’Associazione “I 33 Martiri di Capistrello”, ha deciso di tenere un incontro domani, 9 gennaio 2024, “per valutare le iniziative da assumere in relazione a fatti avvenuti in occasione della manifestazione del 5 gennaio 2024 nella festa dell’Epifania per i bambini – si legge in una nota diffusa dai dirigenti dell’Anpi Marsica Augusto Di Bastiano e Giovanni D’Amico -, che ledono gravemente la dolorosa  storia e la cultura democratica ed antifascista dell’intera comunità di Capistrello”.

I “33 MARTIRI DI CAPISTRELLO”–I DIECI GIORNI PIU’ TRISTI DELLA MIA VITA


Perché i giovani sappiano e gli anziani non dimentichino
Antonio Rosini

Sintesi (1) di quanto è stato da me già pubblicato nei libri“Otto Mesi di Ferro e Fuoco” e “Giustizia Negata”, nel 1994 e nel 1998.

In quel fine Maggio e inizio Giugno del 1944, a causa degli ultimi massicci bombardamenti aerei, la quasi totalità dei cittadini di Avezzano, che non avevano trovato rifugio nei paesi limitrofi, si rifugiarono in località il Parco. Le famiglie contadine, come la mia , costruirono baracche di tavole, con tetto di tegole, nelle numerose fosse lasciate dalle cave di pietra che erano state aperte per la ricostruzione di Avezzano dopo il terremoto, gli altri cittadini, non dediti all’agricoltura, si rifugiarono nella Grotta di Ciccio Felice, in condizioni igieniche, dentro e fuori la grotta, irraccontabili.
I tedeschi rastrellavano tutti gli uomini validi e il bestiame. Il 2 Giugno, a pochi metri dalla nostra baracca, veniva ucciso Carlo Zaurrini. Questo episodio indusse molti ad andare in montagna, con pecore, vacche, equini, ecc. Mio zio Luigi, reduce della prima guerra mondiale, cercò di dissuadere i fratelli e gli altri dall’andare, perché raggrupparsi era più pericoloso che nascondersi singolarmente, ma non fu ascoltato. Mio padre con 700 lire, che dovevano servire per la nascita di mia sorella, nascoste in una tasca cucita nelle mutande, andò con suo fratello Alfonso, possessore di una vacca.

Con loro, nella località dove si riunirono, c’erano anche tre prigionieri dell’Esercito inglese, di nazionalità indiana, di pelle scura.(2) Costoro erano stati nascosti per molti mesi nell’abitazione di Barbara Bisciotti vedova del Rosso, fornaia, nell’attuale via Genova di Avezzano. I militari non furono fucilati e dal campo di prigionia scrissero una lettera per informare dell’accaduto. La lettera purtroppo è andata distrutta per l’incendio del locale che il figlio della Bisciotti, Giuseppe, adoperava anche per la rimessa della sua moto.
Furono giorni di terribile ansia. Tutti temevano per la sorte dei nostri congiunti rifugiatisi in montagna di cui non avevamo nessuna notizia. Gli “anziani” (meno che cinquantenni!), subodoravano quanto poteva essere accaduto, ma non allarmavano, tanto che noi continuavamo la vita normale di quei giorni: mio fratello Giovanni era andato a sfoltire le barbabietole con Giovanni Di Benedetto; mio fratello Ugo, di 12 anni, gironzolando per la campagna, da via Nuova aveva riportato, un po’ sulle spalle, un po’ tirandosela dietro con un fil di ferro, una grossa testa di vacca; io, con mia cugina Caterina, ero andato a piedi a strada 36 di Trasacco ad un mulino ad acqua, a macinare una coppa (11 Kg) di grano.

Dovevamo pur mangiare, eravamo 7 figli con mia madre partoriente! Mia sorella Fiorenza accudiva mia madre.
Quel giorno, quando da strada 46 risalii all’Incile, stavano arrivando i liberatori neozelandesi, la gente era fuori, davanti le case, festosa. Notai però che al mio passaggio, le persone che mi conoscevano bene, sommessamente e pietosamente mi indicavano. Intuii allora quello che poteva essere accaduto.
Arrivato alla baracca con mio Zio Luigi, mio fratello Giovanni (16 anni) e mia sorella Fiorenza (18 anni) ci dividemmo i compiti: loro tre si avviarono con altre persone, per lo più donne, oltre il Monte Salviano, io da solo, ovviamente scalzo, come gli altri, mi incamminai verso la montagna di Luco, montagna che conoscevo bene, dove andavamo spesso a raccogliere la legna.
Non molto lontano mi trovai in una valletta, simile ad una conca, con diametro sui cento metri, dove notai la presenza di attrezzi per fare il formaggio. Andai verso sud e chiesi ad un contadino un pò d’acqua ed un pezzo di pane. Tornai al Parco e assistetti ad una scena sconvolgente che ancora, dopo ormai tanti anni, mi rimane impressa. Le persone che scendevano avevano trovato i morti. Dal piano la montagna che si innalza per circa 300 metri appariva lussureggiante, i vari colori si riflettevano su una base verde dominante. Le vesti di tanti colori delle decine di persone che scendevano contribuivano a formare un singolare quadro “arcobaleno”: tutto ciò strideva violentemente con il pianto ed i singhiozzi strazianti che rimbombavano nel piano e ai quali si univano quelli delle persone in attesa.

Ormai sapevamo, della strage. Dovemmo quindi provvedere alle gravose e dolorose incombenze pratiche non senza preoccuparci anche di confortare il dolore delle persone che ci stavano accanto: mia madre, mio Zio che aveva perso due fratelli, le mie cugine che non avevano fratelli. Riandammo tutti nella fossa di Capistrello. Stavano Tutti nella buca, meno Giacomo Cerasani, trent’anni, che era fuggito e fu freddato proprio davanti alla porta della Stazione, dal lato dei binari, dove giaceva bocconi. Tutti furono uccisi con il colpo alla nuca (3).

Si procedette a togliere le salme dalla fossa, che venivano distese nei dintorni, coperte con le frasche dei pioppi della strada Nazionale, strappate da Domenico Forsinetti, classe 1923, che aveva perso nella fossa il fratello di 13 anni e lo zio di 40.
Mio padre fu subito individuato per la fibbia della cinta dei pantaloni e per l’allacciatura delle scarpe (Foto 1). Lo spettacolo era orripilante, erano già trascorsi 5 giorni dall’uccisione e, dopo aver tolto i primi corpi, ci si trovò di fronte a salme in parte decomposte e la fossa era diventata una pozza di sangue, di acqua e di carne umana.

La salma di Tiburzi Giovanni, che con poche precauzioni fu trasportata a spalla con una barella di fortuna dal fratello Luigi e da altra persona, forse fu la causa dell’infezione che provocò la morte dello stesso Luigi di lì a poco. Nel frattempo, mentre io aiutavo a fare le frasche e con altri rimanevo di “guardia” ai morti, mio zio Luigi e mio fratello Giovanni con il nostro carretto andavano ad Avezzano, dove, nelle case bombardate di via Marruvio, si procurarono le tavole per fare due bare; mentre mia sorella andava al Cimitero di Avezzano per scavare due fosse.

Tornati mio zio e mio fratello, anch’io raggiunsi mia sorella al Cimitero, dove, nonostante il mio apporto, non riuscimmo a scavare granché perché il terreno era molto duro. Fummo soccorsi da un giovanotto generoso, Pasquale di Nunzio, che ci sostituì e con grande energia scavò la fossa.
Il giorno dopo nella località Parco non era rimasto nessuno, solo la nostra famiglia, perché nel frattempo era nata mia sorella, l’ottava figlia dei miei genitori.
Furono poi un fratello di mia madre, zio Amedeo, e altri volenterosi da Corcumello a smontare la baracca e a ricostruirla nel nostro sito di Avezzano, consentendoci di tornare in città.

La strage colpì tutta la popolazione e il Parroco della Parrocchia di S. Giovanni di Avezzano, Don Giovanni Valente (Foto 2), il rione della maggior parte delle vittime, indicò nel suo testamento di voler essere seppellito nella tomba dei martiri di Capistrello nel Cimitero di Avezzano (4) .
Per l’eccidio di Capistrello, le autorità giudiziarie italiane non hanno voluto indagare. Il sottoscritto, insieme al Sindaco di Capistrello Marcello Venditti (Foto 3), il 23 dicembre 1993 (5), si è recato a Monaco di Baviera ad incontrare un ex caporale, nel frattempo fattosi prete cattolico (Foto 4). Poi, con un secondo viaggio in Germania a Colonia, ho incontrato, fotografato e interrogato un altro Ufficiale tedesco (Foto 5).

Successivamente ho rintracciato in Canada un ex stalliere del comando tedesco in Capistrello.
Per provocare una serie indagine mi sono autoquerelato, ho avuto corrispondenza con varie Procure della Repubblica Federale Tedesca, ho fornito una quantità enorme di notizie alle autorità giudiziarie italiane e tedesche ma non si è ottenuto niente: tutti i possibili colpevoli da me segnalati sono andati ad interrogarli dopo la loro morte. L’unico, all’epoca in vita, il prete di Monaco, non è stato mai interrogato.
In data 25 gennaio 2001, La Procura Militare di Roma (Foto 6) ha concluso l’inchiesta con “archiviazione provvisoria”. La verità è che non si è voluto fare quanto era possibile e necessario per scoprire la verità e punire gli eventuali colpevoli.

Bibliografia

(1) “Otto mesi di Ferro e Fuoco”, pag. 122;
(2) “Giustizia Negata”, pag. 26 e 27;
(3)Le ossa ed i teschi sono conservati in cassette di zinco nel sacrario dei Martiri nel Cimitero di Avezzano e furono fotografati da Guido Tacconella, Corso G. Marconi – Avezzano,vedi anche “Giustizia Negata”pag 167;
(4) “Otto mesi di Ferro e Fuoco”, pag. 171;
(5) “Giustizia.Negata”, pagg. 21 e 183.

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