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Il Premio Nobel per la Pace ai bambini del mondo, partendo da Gaza

L’Associazione Carta di Roma ha aderito all’appello rilanciato dal quotidiano Avvenire, su proposta del professor Eugenio Mazzarella, affinché il prossimo Premio Nobel per la Pace venga assegnato ai bambini di Gaza. Fondata nel dicembre 2011 per dare attuazione al protocollo deontologico per un’informazione corretta sui temi dell’immigrazione – siglato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG) e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) – l’Associazione vede la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) sedere nel direttivo ed esserne stata uno degli enti fondatori.

In un editoriale pubblicato sul sito dell’Associazione, il presidente e giornalista Nello Scavo spiega le motivazioni di tale adesione: «Non per ‘premiare’ la sofferenza o stabilire una graduatoria tra vittime, ma per obbligare la comunità internazionale a riconoscere un fatto: quando la guerra divora l’infanzia, la politica ha già fallito».

Il Premio Nobel per la Pace ai bambini del mondo, partendo da Gaza

«Gaza – prosegue Scavo – è oggi il luogo in cui questo fallimento assume una forma estrema e insopportabile. Bambini uccisi, mutilati, affamati, rimasti senza genitori, casa, scuola e cure. Dedicare loro il Nobel significherebbe restituire un volto e un nome a chi viene ridotto a cifra e riaffermare che nessuna ragione di Stato, strategia militare, ritorsione o vendetta può rendere sacrificabile un bambino».

Partire da Gaza, però, non significa fermarsi a Gaza, chiosa Scavo.

«Questo riconoscimento non può dimenticare i bambini israeliani uccisi, rapiti o rimasti orfani nell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Deve richiamare anche la sorte dei bambini palestinesi della Cisgiordania e di Gerusalemme Est, esposti alle incursioni, alla violenza dei coloni, agli arresti e agli sfollamenti, così come quella dei bambini del Libano, cresciuti ancora una volta tra bombardamenti e fughe. Non sarebbe un Nobel contro Israele, né un’assoluzione per Hamas. 

Riconoscere la comune condizione dell’infanzia violata non significa confondere fatti e responsabilità, che devono essere accertati e chiamati per nome. Significa affermare che nessuna colpa degli adulti può essere trasferita sui bambini e che la morte di un bambino non può giustificare quella di un altro».

Per firmare la petizione è stata messa a disposizione una mail: petizione.gaza@avvenire.it

«Nel nostro lavoro – conclude Scavo – abbiamo imparato che l’infanzia non è soltanto la prima vittima della guerra. È anche il terreno sul quale la guerra cerca di prolungarsi, tramandando paura, odio e vendetta alla generazione successiva.

Per questo il significato del riconoscimento deve raggiungere anche i bambini delle guerre quasi dimenticate: Sudan, Congo orientale, Sahel, Yemen, Myanmar, Somalia, per citarne solo alcuni. 

Bambini che muoiono lontano dalle telecamere, vengono reclutati, abusati, affamati o privati dell’istruzione.

Pensiamo all’Ucraina: ai bambini uccisi dagli attacchi, a quelli cresciuti nei rifugi e tra le mine e ai minori deportati o trasferiti con la forza, separati dalle famiglie e sottoposti a processi di assimilazione.

Il Nobel ai bambini di Gaza sarebbe così il Nobel all’infanzia violata: non un gesto consolatorio o una contabilità del dolore, ma un’accusa rivolta al mondo degli adulti e la riaffermazione della centralità della Giustizia internazionale, che quei crimini tenta di perseguire tra mille ostacoli.

Il nome di Gaza non restringe questo messaggio. Gli dà volti, un luogo e un’urgenza. Per questo aderiamo. Perché ogni bambino sottratto alla guerra vale più di qualsiasi vittoria militare. E nessuna pace può dirsi tale se arriva dopo avere distrutto l’infanzia».

Fonte-Riforma.it-Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Premio Nobel – Premio Nobel – Premio Nobel

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Arte, Cultura e SpettacoliItalia

Torre Pellice (Torino)-Parte la 19^ edizione di “Una Torre di Libri”. Che Festival sarà?

Torre Pellice(Torino)-Siamo arrivati alla diciannovesima edizione delFestival “Una Torre di Libri”, e la manifestazione continua a essere molto apprezzata, sia dai soggetti che partecipano alla costruzione del programma, coordinato dalla Libreria Claudiana, sia dal pubblico. Attorno al festival c’è una rete molto ampia di associazioni e realtà del territorio; in primo luogo il Comune di Torre Pellice, che è coinvolto in tutte le fasi del processo organizzativo, come accade fin dalle prime edizioni.

Una caratteristica del festival è proprio quella di rinnovarsi ogni anno. Ci sono partner storici che ci accompagnano da tempo, ma si aggiungono anche nuovi soggetti che propongono eventi, mettono a disposizione altri spazi e collaborano in forme diverse alla realizzazione della manifestazione.

Come risponde il pubblico?

Continuiamo a registrare una partecipazione molto numerosa e un forte interesse da parte della popolazione di Torre Pellice e della valle. È un appuntamento ormai radicato e sentito: ci sono persone che organizzano perfino le ferie in base alle date del festival e ci chiedono con largo anticipo quando si svolgerà, per poter esserci.

Accanto a questo pubblico affezionato, ogni anno arrivano anche persone che vengono a Torre Pellice per la prima volta, magari attirate da un singolo evento. Il festival ha un programma strutturato, ma è stato pensato fin dall’inizio come una manifestazione popolare e aperta, un luogo nel quale la cultura scende letteralmente in piazza.

Che cosa distingue “Una Torre di Libri” dalle altre iniziative culturali del territorio?

A Torre Pellice esistono già importanti realtà culturali, come la Società di Studi Valdesi, il Centro culturale valdese e molte altre iniziative. “Una Torre di Libri” si colloca nella dimensione del festival.

Il libro resta il cuore della manifestazione, ma diventa soprattutto un’occasione per uscire dagli scaffali della libreria e incontrare le persone. Chi passa in paese può fermarsi ad ascoltare un concerto, assistere a uno spettacolo, partecipare a un evento per bambini o a una passeggiata letteraria, e magari scoprire anche un libro.

Quest’anno tornate nel centro del paese. È un ritorno alle origini?

Sì, torniamo nel cuore di Torre Pellice. Negli ultimi anni abbiamo sperimentato sedi diverse: una tensostruttura nel cortile del Liceo valdese, il prato dietro l’Aula sinodale presso la Casa valdese.

Quest’anno torniamo allo spirito delle prime edizioni, all’aperto e in piazza. Naturalmente abbiamo già predisposto soluzioni alternative in caso di maltempo: c’è il palco coperto, oppure spazi al chiuso: il Tempio, grazie alla collaborazione con la chiesa valdese, o il Teatro del Forte.

In questi anni il processo organizzativo si è consolidato. Abbiamo imparato a trovare una formula che piace sia al pubblico locale sia a chi arriva da fuori. E il festival ha anche una ricaduta concreta sul territorio: in quei giorni ristoranti e attività sono pieni anche grazie alla manifestazione.

Quali sono gli appuntamenti da non perdere?

È sempre difficile scegliere, anche quando formiamo il programma, che si sviluppa nel formato del lungo weekend. Allo stesso tempo cerchiamo di offrire un ventaglio molto ampio di proposte.

Mercoledì 9 luglio inauguriamo il festival con un appuntamento al quale teniamo molto: alle 18 presenteremo il libro diMarco Ballestracci“Fare biciclette. Storie di inventori e grandi imprese”. Abbiamo invitato il pubblico a raggiungere il festival proprio in bicicletta, perché non è soltanto uno strumento sportivo, ma anche un simbolo ecologico, sociale e politico. Si parlerà della sua storia e di come questo oggetto sia stato costruito e abbia accompagnato i cambiamenti della società.

Alle 21 sarà protagonistaFranco Faggiani, uno dei più importanti romanzieri italiani contemporanei, con il suo ultimo libro “La luce del primo mattino”, ambientato in Lunigiana e dedicato ai venditori ambulanti di libri, che diedero vita al noto premio Bancarella.

Venerdì sera, alle 21.15, in piazza del Municipio, abbiamo voluto far dialogare due linguaggi diversi in un’unica serata: il libro diSimone Lanza“Un attimo e arrivo!” sull’uso consapevole degli strumenti digitali e uno spettacolo teatrale interpretato da giovanissime attrici sul tema dell’adolescenza. Il filo conduttore è una passeggiata in montagna, in un luogo senza connessione: proprio l’assenza del telefono permette alle protagoniste di parlarsi davvero, confidarsi e confrontarsi. Spettacolo diAnna Demichelis, conAnna Carpaneto,Anna DemichelisedEugenia Elifani, drammaturgia musicale dal vivo a cura diFlavio D’Andrea.

Sabato sarà la giornata centrale del festival. Nel pomeriggio si terrà la cerimonia diconferimento della cittadinanza onoraria adAnna Foa. La sera presenteremo invece una produzione originale realizzata appositamente per il festival: il quintetto diEmanuele Cisi, uno dei maggiori jazzisti italiani, proporrà uno spettacolo dedicato a Miles Davis e John Coltrane, entrambi nati nel 1926. Abbiamo creato uno spettacolo che prima non esisteva: accanto ai musicisti ci saranno un giovane trombettista e l’attriceAlessia Olivettiche leggerà brani tratti dall’autobiografia diMiles Davise da interviste aJohn Coltrane. È un omaggio a due figure che hanno rivoluzionato non soltanto la musica, ma anche la cultura e la politica del secolo scorso. “A Miles Supreme. Cent’anni di John Coltrane e Miles Davis. 1926-2026. Un concerto unico, ideato e prodotto appositamente per il festival, con appunto Emanuele Cisi, sax tenore,Lorenzo Fossati, tromba,Paolo Birro, pianoforte,Marco Micheli, contrabbasso, eLuca Santaniello, batteria.

Anche domenica il programma è ricco: ospiteremoPaolo Di Paolocon il suo libro dedicato aPiero Gobetti, anch’esso legato a un importante anniversario, i cent’anni dalla sua scomparsa.

Infine c’è una collaborazione alla quale teniamo molto: quella con la Società di Studi Valdesi. All’interno del loro LXV Convegno, il 4 settembre, promuoveremo insieme l’incontro conGad Lernerdedicato al nuovo libro diPaolo NasoDio benedica l’America”. Lo consideriamo una sorta di postludio, o di spin-off, del festival, che prolunga idealmente il dialogo culturale iniziato a luglio.

 

 

 PROGRAMMA

 UNA TORRE DI LIBRI 2026

XIX edizione, Torre Pellice, 9-12 luglio.

ANTEPRIMA FESTIVAL 2026

Sabato 20 giugno

Ore 17

Tempio Valdese, via Beckwith 4

ENZO BIANCHI

Fondatore della Comunità monastica di Bose, figura di spicco nel dialogo ecumenico a livello internazionale, apprezzatissimo anche dai non credenti per il suo pensiero lucido e la sua profonda spiritualità, Enzo Bianchi non ha bisogno di presentazioni. Prima volta per lui aUNA TORREDI LIBRI. Tra i suoi ultimi libri: “Fraternità” (Einaudi, 2024) e “Lo spirito del Novecento” (Solferino, 2025). La conversazione con Enzo Bianchi e’ animata daSabina Baral, saggista e responsabile dell’Ufficio comunicazione e relazioni ecumeniche della Tavola Valdese.

IL FESTIVAL 2026

Giovedì 9 luglio

Ore 18

Piazza del Municipio, via Repubblica 1

MARCO BALLESTRACCI

Fare biciclette. Storie di inventori e grandi imprese

Chiusa la “Corsa Rosa” numero centonove, siamo nel pieno del Tour del France, centotredicesima edizione della “Grande Boucle”. Il ciclismo è fatto di grandi campioni e gare epiche, ma c’è qualcosa che spesso si dà per scontato e che è parte integrante della storia: la bicicletta. All’ora dell’aperitivo, quest’anno, vogliamo aprire il diciannovesimo festivalUNA TORREDI LIBRI con un omaggio al mondo delle due ruote senza motore. Sul palco Marco Ballestracci, musicista, giornalista e scrittore che ha vinto due premi Selezione Bancarella Sport, autore di “Fare biciclette” (ADD, 2026), insieme aMatteo Chiarenza, redattore di Radio Beckwith. Venite in bici!

Ore 21.15

Piazza del Municipio, via Repubblica 1

FRANCO FAGGIANI

La luce del primo mattino

«Che te ne farai di tutti quei libri?», «Dopo che li avrai letti tutti, proverò ad andare a venderli nei paesi qui intorno, come facevo da ragazzo. Non sarà per niente facile, visti i tempi che stiamo attraversando. Ma forse è proprio quando ci sono i brutti momenti che la gente apprezza le belle storie».Uno dei più grandi scrittori italiani contemporanei torna con un romanzo dedicato ai primi bancarellai della Lunigiana che diedero vita a un commercio importante e a un premio letterario che è tuttora uno dei più prestigiosi d’Italia: il premio Bancarella. A conversare con l’autore c’e’Federica Gaydou, amica della Libreria Claudiana.

Venerdì 10 luglio

Ore 18

Appuntamento all’ingresso del Cimitero, in via Bertenga 9

PAROLE DI CARTA E DI PIETRA

Passeggiata a cura dell’Archivio storico e Beni culturali della Tavola valdese

Storie di abitanti di Torre Pellice, raccontate passeggiando al Cimitero. Un racconto a tappe tra arte, storia, memoria e piccole curiosità letterarie.

Ore 21.15

Piazza del Municipio, via Repubblica 1

UN ATTIMO E ARRIVO! QUANTO MANCA?

Un abbinamento inedito fra libro e spettacolo teatrale

In apertura di serata,Simone Lanza, maestro elementare e studioso di scienze umane, autore di “Un attimo e arrivo!” (Sonda, 2026), ci propone strategie concrete per un uso consapevole del digitale. Per genitori, insegnanti, educatori… e non solo. Gestisce l’incontroMatteo Scali, coordinatore di redazione di Radio Beckwith. A seguire, “Quanto manca?”: tre amiche quindicenni ottengono il permesso di scalare una montagna da sole; la camminata diventa occasione per conoscersi più a fondo. Uno spettacolo diAnna Demichelis, conAnna Carpaneto,Anna DemichelisedEugenia Elifani, attrici diplomate all’Accademia Nazionale di Arti Drammatiche “Silvio d’Amico” di Roma; drammaturgia musicale, dal vivo, a cura diFlavio D’Andrea. Presentato al festival “Contaminazioni” di Roma e al “Festival dei due mondi” di Spoleto, Anna Demichelis ha vinto il premio Virginia Reiter come migliore “auttrice” per la scrittura e l’interpretazione di questo spettacolo.

Sabato 11 luglio

Ore 10.30

Prato del Tempio Valdese, via Beckwith 4

UNA TORRE DI… LIBRICCINI, con MILENA JAHIER

Un evento in collaborazione con la Biblioteca civica “Carlo Levi”

A grande richiesta, torna la mattinata per bambine e bambini. Portatevi fogli e matite colorate. Ne vedremo (e faremo) delle belle. Ospite Milena Jahier, autrice, illustratrice e creatrice di app, nata in Argentina, cresciuta in Inghilterra e Messico, e ora residente da queste parti. Tra i libri che ha curato: “Quando sale la marea” (Pane e Sale, 2024) e “La notte di Natale” (Ancora, 2025).

Ore 16

Galleria F. Scroppo, via R. D.Azeglio 10

DISONORARE LA GUERRA

La guerra? Un’impresa maschile. Le guerre contemporanee sono pensate, finanziate e combattute soprattutto da uomini, benché fra le vittime ci siano anche un grandissimo numero di donne e bambini. I contributi raccolti in questo volume invitano a riconoscere i pericoli di un nazionalismo aggressivo e di un maschilismo militarizzato da una prospettiva nonviolenta e diplomatica. Un libro dell’associazione Maschile Plurale (2026), curato da Marco Deriu.

Ore 17.30

Tempio valdese, via Beckwith 4

Conferimento della cittadinanza onoraria e incontro conANNA FOA

Dopo Andrea Camilleri, Umberto Eco, Claudio Magris e Dacia Maraini, quest’anno la cittadinanza onoraria del Comune di Torre Pellice  va ad Anna Foa. Nel suo percorso di storica, dedicato alla storia dell’età moderna, alla storia degli ebrei in Europa e in Italia, e ai temi della memoria, della persecuzione e delle minoranze, si colloca anche il Suo sguardo critico e indipendente sullo Stato di Israele, dando voce alla sofferenza del popolo palestinese, denunciando con chiarezza come genocidio la violenza sistematica compiuta dall’esercito israeliano sulla popolazione di Gaza. Il suo ultimo libro è “Mai più” (Laterza, 2026). Modera l’incontroGian Mario Gillio, giornalista e portavoce di Articolo 21 Piemonte.

Ore 21.15

Piazza del Municipio, via Repubblica 1

A MILES SUPREME. Cent’anni di John Coltrane e Miles Davis

1926-2026: un secolo di due massime icone del jazz celebrato in musica dal quintetto di Emanuele Cisi e raccontato dalle loro stesse parole. Una “all stars band” di campioni della musica internazionale, insieme a un giovane trombettista rivelazione, sale sul palco diUna Torre di Libriper un concerto unico, ideato e prodotto appositamente per il festival. Un evento speciale conEmanuele Cisi, sax tenore,Lorenzo Fossati, tromba,Paolo Birro, pianoforte,Marco Micheli, contrabbasso, eLuca Santaniello, batteria. L’attriceAlessia Olivettilegge da “Coltrane secondo Coltrane. Tutte le interviste” (EDT) e “Miles. L’Autobiografia” di Miles Davis (Minimum Fax).

Domenica 12 luglio

Ore 11.30

Piazza del Municipio, via Repubblica 1

BRUNA PEYROT

Valdesi. Donne e uomini nella Storia

Quella valdese è una storia di lunga durata, fatta di fratture, resistenze, ricostruzioni e  aperture. Bruna Peyrot la ripercorre seguendo il filo delle trasformazioni che hanno segnato comunità e persone. Un racconto (Claudiana, 2026) che non isola i valdesi in una memoria separata, ma li ricolloca dentro la “grande” storia europea e italiana, restituendo al lettore e alla lettrice la complessità, la continuità e l’attualità di questa esperienza.

Ore 17

Piazza del Municipio, via Repubblica 1

PAOLA MONGELLI

Respirare con gli occhi

Il cammino della fotografa Paola Mongelli prende il via negli anni Novanta. Sin dall’inizio le sue inquadrature sono molto rigorose, fotografie che stampa lei stessa. Il suo primo maestro è stato Giorgio Avigdor, esperto di grigi, quindi Enzo Obiso, dal quale impara a stampare, a lavorare sul contrasto delle immagini, a fare emergere un certo tipo di luci, di contrasti forti. Una fotografa profonda che, nel corso del tempo, è riuscita a essere coerente con se stessa. Un libro (Gli ori, 2026) su trent’anni di ricerca.Samuele Pigoni, direttore della Fondazione Time2, si confronta con l’autrice e fotografa.

Ore 18

Piazza del Municipio, via Repubblica 1

PAOLO DI PAOLO

Un mondo nuovo tutti i giorni. Piero Gobetti, una vita al presente

Era un ragazzo. Piero Gobetti a ventiquattro anni aveva fondato tre riviste, scritto di politica, di teatro, di letteratura, d’arte, aperto la casa editrice che ha pubblicato “Ossi di seppia” di Montale. Già prima del delitto Matteotti, aveva denunciato la demagogia e l’uso politico della violenza nel fascismo, e si era opposto frontalmente a Mussolini. È morto a Parigi nel 1926, solo, ma con la testa piena di progetti e una visione culturale davvero europea. A parlarne, nel suo libro (Solferino, 2025) e sul palco del festival, è Paolo Di Paolo, scrittore già finalista al Premio Strega e conduttore della trasmissione “La lingua batte” su Rai Radio 3. Con l’autore dialogaGabriella Ballesio, della Societa’ di Studi Valdesi.

POSTLUDIO FESTIVAL 2026 – nell’ambito del LXV Convegno della Società di Studi Valdesi

Venerdì 4 settembre

Ore 21

GAD LERNER presenta il libro di PAOLO NASO

Dio benedica l’America

Il presidente Donald Trump circondato da una serie di pastori che invocano su di lui la benedizione di Dio è una delle “icone” del nostro tempo. Dalla polemica antidarwiniana del primo Novecento alle teorie apocalittiche sul conflitto mediorientale il fondamentalismo evangelico mostra una lunga e complessa storia che cercheremo di ricostruire. Il giornalista e saggistaGad Lernerdialoga con il politologo Paolo Naso, autore di “Dio benedica l’America, Il fondamentalismo cristiano dai creazionisti a Donald Trump” (Claudiana, 2026).

Foto UTDL 2026: Marcello Galetti

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La voce di tutti

Roma-Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia

Roma – Il 17 maggio torna la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia cui aderiscono anche le chiese metodiste e valdesi. Una ricorrenza in cui le comunità di fede e i gruppi di cristiani LGBTQ+ ricordano le tante vittime della violenza e vegliano insieme per il superamento di questa forma di discriminazione presente nella società e, spesso, anche nelle chiese.

La Giornata è un monito contro la violenza di genere che va combattuta in ogni sua forma, fuori e dentro le chiese al fine di rendere la società che abitiamo più inclusiva.

Accanto alla Giornata, nel 2007, vengono ideate le “Veglie per il superamento dell’omotransfobia” grazie all’iniziativa del gruppo cristiano LGBT Kairos di Firenze, che reagì al tragico suicidio di un giovane gay a Torino. In quell’anno furono organizzate veglie di preghiera in quattordici città, dando il via a un movimento che avrebbe assunto dimensioni sempre più ampie. Fin dal principio il coordinamento delle iniziative è stato gestito dal gruppo Progetto Gionata, realtà di servizio che favorisce l’accoglienza, la formazione e l’informazione dei cristiani LGBT, dei loro familiari e degli operatori pastorali, nonché il dialogo su questi temi con le diverse realtà cristiane.

Sono passati diciannove anni e gli eventi riguardano ora tutta Italia con numerosi eventi ecumenici organizzati.

Ogni anno le veglie sono accompagnate da un versetto biblico o da una frase simbolica votata dal pubblico con un sondaggio, strumento per orientare la preghiera e dare voce a ciò che spesso resta inascoltato: la paura e il coraggio, la ferita e la dignità, l’esclusione e l’accoglienza, la libertà e l’amore che non abbandona. «Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome» (Isaia 43, 1) è quello prescelto per l’edizione 2026.

Fonte-Roma (NEV/chiesavaldese.org)15 maggio 2026

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Abruzzo

Carunchio (Chieti)-Una chiesa tra le frane

Carunchio (Chieti)-Per le chiese metodiste e valdesi del XII Circuito (Abruzzo e Molise) il periodo pasquale quest’anno è stato particolarmente difficile. I culti del Giovedì e del Venerdì santo sono stati tenution line, come al tempo del Covid, solo la chiesa valdese e la chiesa battista di Campobasso hanno potuto riunirsi insieme per il culto in presenza.

Siamo stati circondati da una serie di inondazioni, frane, allagamenti e crolli che hanno reso la viabilità particolarmente precaria. I lettori avranno visto le drammatiche immagini delle frane che hanno interessato la costa molisana in particolare. Questo dramma si inserisce però in un quadro già particolarmente precario. Quello che non è andato in onda nei telegiornali nazionali o nei canalion lineè il dissesto del territorio e le varie piccole e grandi frane che hanno impedito la viabilità, dunque gli spostamenti e i trasporti, anche nelle aree più interne delle nostre due Regioni.

In questo quadro il Molise soffre maggiormente per una complessità territoriale storica e cronica:assenza di collegamenti ferroviari, rete stradale limitata a due statali principali che non sono adeguate al trasporto odierno, strade interne di collegamento di aree abitate ma più isolate, che spesso sono soggette a deviazioni o chiusure. È evidente che non sarà mai possibile uno sviluppo del territorio, un aumento della popolazione, una crescita industriale che garantisca lavoro senza una rete stradale e ferroviaria adeguate. La conseguenza è il continuo abbandono soprattutto delle aree interne e delle montagne che aiuta, inevitabilmente, a peggiorare la situazione.

L’Abruzzo e il Molise, come anche le più grandi regioni del Mezzogiorno d’Italia, non sono più nell’agenda delle priorità della politica del nostro paese. Oltre alle questioni relative al dissesto idrogeologico ricordiamo il lento e continuo smantellamento delle strutture sanitarie di prossimità nelle aree interne che perdono la qualifica di presidii di aree disagiate. I governi regionale e centrale si limitano a intervenire nel tentativo di trovare soluzioni alle emergenze del momento, ma poi non si interviene seriamente con un approccio di sistema per risolvere le problematiche alla base. L’esempio dell’isolamento regionale è anche stato reso evidente da alcuni titoli di giornali che dichiaravano che, con il risveglio della frana di Petacciato, la Puglia è isolata! Non c’è stata alcuna cura, neanche nella comunicazione, che rendesse chiaro il dramma dell’Abruzzo e in particolare del Molise che risulta isolato da tempo.

Che fare come chiese?Se siamo in questo territorio, non possiamo esimerci dall’interrogarci su come possiamo essere presenti nelle criticità del territorio stesso con le risorse che abbiamo. Siamo chiamati a prendere seriamente in considerazione l’esortazione biblica a essere coloro che si prendono cura del bene della città, come scrive Geremia agli esuli di Babilonia, soprattutto quando la città, il territorio di cui prendersi cura è particolarmente in crisi e minacciato. Vogliamo vivere la nostra vocazione teologica in una chiave pubblica e politica reagendo al degrado delle aree interne, alla non cura dei territori, allo smantellamento della sanità, all’impoverimento dei posti di lavoro. Ma he cosa potremo fare come piccole chiese di questi territori? Volgiamo mandare un appello alla chiesa tutta per sostenere una riflessione ampia, che sia teologica e politica su come interpretare la presenza della chiesa nei territori partendo dal nostro Sud.

Dobbiamo riprendere in mano la riflessione sull’attuale situazione del Mezzogiornoe, partendo dalle situazioni locali dei nostri territori, dobbiamo interrogarci su come vogliamo essere chiese nel Sud Italia in particolare. Questo deve fare una “chiesa tra le frane”, non si tratta di farsi vedere sui bordi delle frane, come hanno fatto alcuni politici ma si tratta di entrare nelle frane della società civile, frane simboleggiate perfettamente dal crollo del ponte sul Trigno sulla Statale 16. Si tratta di frane sociali e fisiche che fanno crollare ponti di comunità e di comunicazione. Non possiamo tirarci indietro ma, facendo rete con altre forze della società civile, dobbiamo sostenere la protesta e proporre progettualità di sistema per la salvaguardia e la crescita delle aree più interne del nostro Paese, che favoriscano sviluppo e crescita sia delle aree locali sia dell’intera Regione. Anche questo, per noi, significa .annunciare il Regno di Dio.

Fonte-Riforma.it-Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

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Arte, Cultura e SpettacoliLazio

Forano (Rieti). Ricordando il cinquecentenario di Scipione Lentolo, primo storico del “popolo valdese”

Doppia festa per la comunità valdese di Forano (Ri) che ha scelto di festeggiare la Riforma della chiesa, avviata da Lutero il 31 ottobre 1517, con l’anniversario dei 500 anni della nascita del primo storico del popolo valdese, Scipione Lentolo (1525-1599).

Lentolo è stato al centro di una conversazione guidata da Emanuele Fiume, pastore della chiesa valdese di Forano, al termine di una giornata speciale iniziata con il culto domenicale seguito da un’agape.

Figura di primo piano nel rapporto tra il protestantesimo e la politica europea, Lentolo nacque a Napoli. Dopo essere entrato nel convento dei frati carmelitani nel 1535 e divenuto professo nel 1539, si spostò dalla sua città natale a Siena dapprima e a Ravenna dopo, dove, nel 1545, fu convertito dalla predicazione di Giovanni Buzio da Montalcino. 

Nel 1559 arrivò nelle Valli e iniziò il suo ministero pastorale ad Angrogna, dove, il 26 luglio 1560, prese parte alla disputa pubblica presso il tempio di Chiabazzo (Ciabàs) contro il mantovano Antonio Possevino, novizio della Compagnia del Gesù, sulla teologia della messa cattolica. Lentolo stravinse il confronto.

Nel gennaio 1561 i valdesi stipularono un patto tra i comuni delle Valli in base al quale non solo veniva strenuamente difesa la religione riformata ma veniva vietato di fare accordi separati con il nemico, in seguito al tentativo di Giorgio Costa, signore della Trinità, di portare avanti trattative distinte tra le Valli stesse. Nel testo del patto si legge: «[…] il popolo valdese et di qua et di là dei monti farebbono tra loro perpetua et inviolabile confederatione […]».

È degno di nota che la parola “popolo” inizi a essere utilizzata in un senso biblico-politico dai valdesi stessi; essa è altresì molto cara alla lettura che il pastore napoletano fa della storia valdese.

“Popolo” infatti è presente in uno scritto di Lentolo,Lettera a un Signore di Geneva, inviato a Teodoro di Beza nella primavera del 1561, nel quale egli racconta le vicende delle Valli e giustifica la resistenza armata dei valdesi come richiesta dalla necessità di difendersi. Il concetto di necessità è poi approfondito nell’Histoire Mémorable, pubblicata nel 1561 in lingua francese e in forma anonima ma probabilmente dello stesso Lentolo. Nella lettera a Beza si legge: «Quali cose meravigliose ha fatto il Signore in questi tempi fra un popolo così umile […]». Il testo fu fatto copiare da Beza e inviato ad alcuni sovrani protestanti d’Europa. 

Lentolo è stato il primo ad aver posto l’accento sul fatto che i valdesi si costituiscono come “popolo”, ovvero come soggetto politico che, avendo come base comune la religione, è soprattutto partner di un patto stretto con Dio. È Dio, secondo il pastore napoletano, che ha reso i valdesi “popolo” nella sua opera di salvezza verso di loro e, grazie a tale opera onnipotente, essi si sono uniti in un patto di fedeltà nella loro storia con Dio, che ha come fondamento la storia del popolo d’Israele. 

Lentolo ha lasciato un’impronta importante per lo studio della storia dei valdesi dopo la Riforma e la sua biografia stessa di convertito della Riforma italiana, pastore valdese e infine pastore in Valtellina incarna a grandi linee le caratteristiche della Riforma in Italia.

Fonte-Riforma.it-Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste metodiste e valdesi in Italia.Articolo di Angelita Tomaselli

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Mondo

Europa: serve una cultura di pace

Venti di guerra corrono per l’Europa. Due conflitti violentissimi – quello russo-ucraino e quello israelo-palestinese – così vicini geograficamente e politicamente e una sconcertante assenza di iniziative per l’apertura di tavoli di pace.

La UE ha dimenticato le sue radici ideali, i suoi valori fondanti e accetta ormai il conflitto come soluzione dei problemi al posto della politica e della diplomazia. Speravamo fino a poco tempo fa in “un altro mondo possibile” e ci ritroviamo con l’affrancamento di ragionamenti su una guerra globale possibile, non escluso perfino l’uso del nucleare. Inquietanti dichiarazioni istituzionali sulla necessità di abituarsi all’eventualità di un coinvolgimento diretto in un conflitto allargato si accompagnano, sul piano geopolitico, a un sostanziale appoggio alla guerra a oltranza. Il concetto di “vittoria finale”, ormai dominante, ignora i costi umani, anche se di dimensioni spaventose come quelle che sono sotto i nostri occhi.

La narrazione bellicistica è oramai ovunque. Le fedi sappiano essere strumenti di dialogo e giustizia per opporsi a una nuova stagione di ripresa del riarmo e delle spese militari
Parlamento europeo

E oscura la definizione di pace come lungo e articolato processo in cui attraverso una mediazione si arriva a un compromesso soddisfacente per entrambe le parti, che evita centinaia di migliaia di vittime.

La corsa al riarmo è il primo effetto tangibiledi questo orientamento politico e ideologico. Secondo il SISPRI (Stockholm International Peace Reseach Institute), il 2023 è stato l’anno del record storico della spesa militareglobale: 2443 miliardi di dollari, con una crescita del 6,8% rispetto al 2022, pari a 200 miliardi di dollari, la spesa complessiva per l’aiuto allo sviluppo. In Europa la spesa militare nel 2023 è aumentata del 16%, il più alto incremento dalla Guerra Fredda.

Anche l’Italiaè investita dalla deriva militarista: l’export di armi negli ultimi 10 anni è cresciuto dell’86% e nel 2023 risulta di circa 5,15 miliardi di Euro. Per il 2024 è previsto un aumento di oltre 1400 milionidi Euro, con 28,1 miliardi per i nuovi sistemi d’arma. Tra i destinatari dell’export la Francia, poi Ucraina, Stati Uniti e Arabia Saudita. Per l’Ucraina – ma anche per Israele, per il quale è continuato l’invio nei modi già esistenti – va sottolineato che l’esportazione in paesi in guerra è in contrasto con lo spirito della nostra Costituzione all’Art. 11, con la legge 185/90, con l’ATT (Arms Trade Treaty, Trattato sul commercio delle armi), in vigore dal 2014, e con la stessa posizione teorica della UE.

Il complesso militare-industriale-finanziario è il principale beneficiario, con una crescita esponenziale dei profitti: 3.976 miliardi di Euro le transazioni bancarie in Italia, secondo dati MEF. La Leonardo, la più grande impresa italiana produttrice di armi, nell’ultimo anno ha aumentato il valore delle sue azioni del 128%. 

Allarmante è poi l’attacco alla Legge 185/90 che regola l’import/export di armi. Le modifiche già approvate in Senato riducono le informazioni quantitative e sulle tipologie di armi che l’Esecutivo è obbligato a trasmettere al Parlamento e addirittura eliminano l’obbligo della Relazione sui flussi finanziari verso le banche e quindi sull’interazione tra banche e aziende militari. Una gravissima perdita di trasparenza, tanto che per difendere la legge è stata attivata dalla Rete Italiana Pace e Disarmo (RIPD) la campagna “Basta favori ai mercanti di armi”.

Ma è sul piano culturale la deriva più grave. Negli ultimi anni l’educazione alla pace nella scuola non solo ha perso il suo ruolo centrale nelle linee formative, ma è contrastata. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha documentato innumerevoli segnalazioni sulla diffusione della “visione militare” della scuola e della “cultura della sicurezza” e della “difesa della patria”: un’idea positiva diffusa delle armi, l’inserimento dei vari corpi militari e delle Forze dell’Ordine nei programmi di Orientamento e in percorsi didattici – fino ai marines di Sigonella come  insegnanti di inglese! -, alternanza scuola/lavoro (PCTO) nelle caserme, con progetti formativi o servizio nella mensa ufficiali, partecipazione a eventi militari, momenti di familiarizzazione nelle caserme con armi anche pesanti e carri armati, perfino per bambini. Si è visto il ritorno all’alzabandiera.

L’auspicabile, e attualmente inesistente, reazione politica deve essere affiancata da una decisa azione dal basso.Arena di pace 24, sia pure con il grave limite dell’assenza di una dimensione ecumenica e interreligiosa, ha messo in evidenza, nella giornata dell’Incontro dei movimenti popolari, una forte vitalità dell’impegno, anche se frammentato.

Ele fedi, spesso strumentalizzate per dare motivazioni ai conflitti,devono invece trovare un ruolo da protagoniste nella ripresa della costruzione di una cultura di pace, incoraggiando il dialogo e l’incontro sui valori comuni della solidarietà, della giustizia e di quella non violenza radicale che, come cristiani, ci ha insegnato in modo esemplare Martin Luther King.

Articolo diCristina Mattiello–Fonte –Riforma.it Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste metodiste e valdesi in Italia.

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