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Lazio

Sacrofano (Roma) – vescovo Gianrico Ruzza  al clero romano: «Servi della gioia per la gente»

Sacrofano (Roma) – vescovo Gianrico Ruzza  al clero romano: «Servi della gioia per la gente»–L’intervento del vescovo Gianrico Ruzzaall’incontro di Sacrofano. La vita spirituale, la fraternità sacerdotale, la formazione, la capacità di dialogo, l’apertura agli ultimi e il rapporto con i laici

La «straordinaria vivacità della Chiesa di Roma»è lo sfondo nel quale il vescovo Gianrico Ruzza, titolare delle diocesi di Porto-Santa Rufina  e Civitavecchia-Tarquinia, ha dipinto il suo ritratto dei «preti che vivono in Roma». L’occasione è stata la prima assemblea generale del clero romano, convocata dal cardinale vicario Baldo Reina questa mattina, 28 settembre, alla Fraterna Domus di Sacrofano.

La comunità di Sacrofano è un esempio di come la fede possa unire le persone e portarle verso un cammino di crescita spirituale e personale. Sacrofano è un luogo dove la Chiesa si fa sentire e dove si vive l’incontro con Cristo attraverso la comunità.

Sacrofano ed il contesto ecclesiale

La missione dei preti a Sacrofano è fondamentale per promuovere la gioia e la speranza tra i fedeli, specialmente in questi tempi difficili. Sacrofano rappresenta un punto di riferimento per coloro che cercano una guida spirituale e un supporto nella loro vita quotidiana.

In questo contesto, la figura del prete a Sacrofano diventa ancora più importante, poiché è chiamato a essere un punto di riferimento e un esempio per la comunità. La vita di Sacrofano è intrisa di valori cristiani che devono essere trasmessi con passione e dedizione.

La Chiesa di Sacrofano è aperta a tutti e si impegna a rispondere alle esigenze della comunità, offrendo supporto e ascolto a chiunque ne abbia bisogno, creando così un ambiente di accoglienza e fraternità.

La prima caratteristica messa a fuocoè la cura della vita spirituale, nonostante la tentazione dello scoraggiamento che oggi attraversa la vita dei preti, «per il ruolo marginale, per la fatica a fare passare il messaggio evangelico soprattutto ai giovani e non solo. Ma anche oggi – ha continuato il presule – il prete è figura di valore e possiamo scommettere la nostra vita in questo ministero straordinario, nonostante la crisi o gli scandali. Siamo servi della gioia per la nostra gente, al servizio della felicità e dell’amore tra le persone».

In Sacrofano, il vescovo ha anche sottolineato l’importanza della formazione continua per i sacerdoti, affinché possano rispondere efficacemente alle sfide del nostro tempo e guidare la comunità verso una maggiore consapevolezza spirituale.

Ruzza ha evidenziato come la comunità di Sacrofano debba essere unita nel suo intento di evangelizzazione e nel supporto reciproco tra i membri, affinché ciascuno possa sentirsi parte di un progetto più grande.

Ai preti di Roma Ruzza ha ricordatoanche il valore della sinodalità e l’importanza di «conoscere bene il contesto in cui viviamo, che è la trama della vita della nostra gente. Dobbiamo annunciare il Vangelo in questo mondo». Tornando sempre alla chiamata di Cristo, che è il motivo ultimo della nostra vita». È questa «la prima cura che dobbiamo avere: viviamo il nostro ministero se viviamo ogni giorno la comunione con Cristo. Il prete è uomo di preghiera al servizio h24 dei fratelli». Allora, la vita «va valorizzata in tutti i suoi aspetti, dalla cura del riposo alla passione per l’approfondimento culturale, per essere pienamente inseriti nel mondo che dobbiamo servire».

Il prete di Sacrofano ha il compito di promuovere una Chiesa che si fa sentire nel sociale, dimostrando la sua presenza attiva e il suo amore per tutti, indipendentemente dalle differenze.

L’importanza della Chiesa di Sacrofano si riflette anche nel suo impegno verso la dottrina sociale, assicurando che i valori cristiani siano sempre al centro della vita comunitaria e sociale.

Apertura mentale e culturale, capacitàdi dialogo, apertura agli ultimi, capacità di fare sintesi di cammini ed esperienze diverse tra loro. Queste le caratteristiche del prete romano tratteggiate dal vescovo, che ha ricordato la sua lunga esperienza di parroco e poi di ausiliare all’interno della diocesi di Roma, «madre che accoglie tutti». Più che mai «urgente» dunque l’invito a essere Chiesa “in uscita”, attenta alle persone e alle loro esigenze.

Altra dimensione della cura affidataai sacerdoti è quella dei «rapporti tra voi», a cominciare dall’esperienza della vita condivisa nelle canoniche, segno visibile dell’impegno a costruire la fraternità. «Confronto schietto, preghiera condivisa, sostegno, impegno a leggere insieme il territorio in cui si è chiamati a operare è un dono grande». E la cura attenta «che custodisce la fraternità consente di vivere la propria esperienza sacerdotale, nonostante gli inevitabili momenti di sconforto».

L’invito allora è a custodire la formazionepermanente, con l’attenzione a «formare il cuore», che vuol dire «avere cura della circolazione della carità, della vita, senza cui non c’ è pastorale che funzioni. Senza l’amore, senza un cuore pastorale – ha detto il vescovo di Civitavecchia-Tarquinia – non andiamo da nessuna parte». Il ministero pastorale, insomma, si alimenta continuamente della contemplazione.

Infine, Sacrofano si propone come un modello di comunità che vive la propria fede in modo autentico, coltivando legami forti tra i membri e portando avanti l’opera di evangelizzazione con gioia e determinazione.

Nell’intervento di Ruzza anche il temadell’amore al Papa e del ruolo di mediazione esercitato dal suo vicario. Quindi il riferimento alla sua esperienza di vescovo, strettamente legata alla «dimensione della paternità, anche nella fatica del dialogo», che comunque deve essere «reciproca, con fiducia, senza pregiudizi. Samo tutti preti e lavoriamo tutti per il Vangelo». Il presbiterio, ha continuato ancora il presule, «è anzitutto un’esperienza, è un soggetto collettivo la cui vita è alimentata dalla liturgia condivisa. Si vive comunione di preghiera ma anche di sogni e speranze per la vita pastorale».

La sfida, per Ruzza, è quelladi «accogliere il nostro tempo, sempre in relazione con il popolo di Dio». A volte «ci perdiamo negli schemi pastorali e dimentichiamo che il cuore è rimettere Cristo al centro dell’annuncio – il monito -. Nel nome di Gesù ognuno di noi può rialzare un cuore, una vita». E allora davanti al rischio dell’impoverimento spirituale «va riacceso il motore: la conoscenza di Gesù e l’esperienza della grazia».

Tra le indicazioni, anche quella di «lavoraresul rapporto con i laici, a iniziare dal Consiglio pastorale da cui può scaturire spirito di discernimento. La comunità ci nutre e ci sostiene, nell’armonizzazione delle differenze. Dovremmo vivere la gioia di annunciare il Vangelo insieme. Questo tempo ci chiede coerenza, testimonianza e schiettezza».

Importante, in questo senso, riscoprirela «centralità della dottrina sociale nella formazione e nella vita delle comunità. Il Papa ci chiede una scelta chiara in questo senso. I cristiani devono assumersi il compito di evangelizzare il sociale». E per la Chiesa di Roma, «allargare il cuore agli ambiti della vita sociale ci farà bene».

Articolo di Federica Cifelli-Fonte-Roma Sette

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Arte, Cultura e SpettacoliLazio

Roma-Restituiti alla Comunità ebraica 2 libri del XVI e XVII secolo

Roma-Comunità ebraica di Roma -Un legame ripristinato eritrovato con il passato e con la tradizione. Questo ha rappresentato la cerimonia che ha avuto luogo ieri sera, 13 luglio, al Museo ebraico di Roma, nel cuore del ghetto dietro piazza Venezia, per la restituzione di 2 antichi libri del XVI e XVII secolo. Il primo,Peirush Megilath Esther(Commentario al Libro di Ester) del rabbino, talmudista e cabalista Elisha Gallico, edito a Venezia nel 1583, appartiene alla Biblioteca Talmud Torah della Comunità ebraica di Roma. Il secondo,Nachalath Ya’akov(L’eredità di Giacobbe) dell’autore Yaaḳov Hailpron, edito nel 1622 a Padova, proviene dal fondo del Collegio rabbinico italiano.

Oggetto di razzia durantee dopo l’occupazione nazista della Capitale, i volumi di pregio per il loro valore storico e documentale erano recentemente riapparsi sul mercato antiquario statunitense in una vendita sul sito di una casa d’aste con sede a New York. Fondamentale il meticoloso monitoraggio dei mercati internazionali a cura dei Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale, coordinati dalla Procura di Roma, in collaborazione con il ministero della Cultura, che hanno permesso di rintracciare i volumi oltreoceano, impedendone l’ulteriore dispersione, grazie anche alla sinergia con le autorità statunitensi. «La restituzione di oggi rappresenta molto più del recupero di beni di straordinario valore storico e bibliografico – sono le parole di Victor Fadlun ,presidente della Comunità ebraica di Roma -: oggi recuperiamo un frammento della storia della nostra Comunità» perché questi volumi «sono testimoni della nostra identità, della nostra cultura e della vitalità di una tradizione che nessuna barbarie è riuscita a spezzare» e dunque «il loro ritorno è una vittoria della memoria, della giustizia e della legalità».

Dello stesso avviso ancheLivia Ottolenghi,presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, che ha ringraziato, «a nome dell’ebraismo italiano, le forze dell’ordine per l’attività di investigazione che ha reso possibile il ritorno di un patrimonio culturale e bibliografico di grande valore, parte integrante della storia e della memoria delle nostre comunità e del nostro Paese». Pure il rav Riccardo Di Segni, rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, nel suo saluto iniziale ha sottolineato che «questi libri fanno parte della storia culturale di questo Paese» laddove «la cultura ebraica è parte integrante della cultura nazionale italiana».

Da parte sua, il ministrodella Cultura Alessandro Giuli ha evidenziato che «il rientro di questi 2 volumi nella loro sede originaria restituisce alla comunità un patrimonio di straordinario valore storico e culturale» perché «si tratta di opere che testimoniano la ricchezza della tradizione tipografica e della cultura ebraica italiana e finalmente tornano a far parte del contesto in cui sono state custodite e tramandate nel tempo». Dunque per il ministro, che ha ringraziato la Procura della Repubblica di Roma e il comando Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale «per il prezioso lavoro svolto, che ha reso possibile questo importante risultato», questo recupero «contribuisce a ricomporre un patrimonio di memoria e conoscenza, rendendolo nuovamente fruibile alle generazioni future».

Si tratta invece di «unatto di giustizia e di riparazione anche storica, che segna la vittoria del diritto e della memoria sulla barbarie e sul tempo», per il generale di brigata Antonio Petti, comandante dei Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale, mentre il procuratore aggiunto Giovanni Conzo ha auspicato che «questo importantissimo recuperare e restituire la memoria possa portare nuovi percorsi di pace».

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Roma, 14 luglio 2026

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LazioSport in Pillole

Roma-Al Laghetto dell’Eur torna “Sport in famiglia”

Roma-Sport e benessere, inclusionee sostenibilità. Sono gli “ingredienti” di Sport in famiglia, la manifestazione realizzata con il supporto di Eur spa nel Parco centrale del  Laghetto dell’Eur, che dal 15 al 17 maggio torna con l’XI edizione. Oltre 66 discipline sportive, 27 federazioni, 5 enti di promozione, più di 20 associazioni e oltre 300 atleti presenti ogni giorno animeranno un’area di oltre 10mila mq di verde e 85mila di superficie acquatica. Come in una grande palestra a cielo aperto, dove lo sport – di terra, di cielo e di acqua – va di pari passo con la partecipazione, aperta a famiglie e giovani. Tutto a ingresso gratuito.

Il progetto è nato dallacollaborazione tra la Federazione italiana motonautica, Opes Italia, Asd Cast Sub Roma 2000 e Coni: una rete di sinergie sportive e sociali, che gode del patrocinio di Sport e Salute, Comitato regionale Lazio e Comitato italiano paralimpico del Coni, Regione Lazio e municipio IX. Accanto alle dimostrazioni sportive, il pubblico potrà partecipare direttamente ad attività pratiche e percorsi guidati, vivendo lo sport in modo concreto e inclusivo. Tra le proposte nuove dell’edizione 2026, i percorsi guidati in mountain bike, le aree dedicate al motociclismo, una pista da sci simulata, il ritorno del parkour e un’officina gratuita per la riparazione delle biciclette con attività di manutenzione e riuso. All’interno della manifestazione poi sarà presente per tutto il week end lo Sport Medicine Hub, il primo Polo sanitario sportivo integrato gratuito aperto al pubblico. Un vero e proprio villaggio della salute dove fisioterapisti e specialisti di medicina sportiva saranno a disposizione dei partecipanti. Qui sarà possibile effettuare gratuitamente controlli medici, consulenze, elettrocardiogrammi e screening cardiologici, con l’obiettivo di diffondere una cultura della prevenzione e accompagnare cittadini e sportivi verso una pratica più sicura e consapevole.

In collaborazione conCroce rossa italiana sarà attivo anche un centro mobile di prevenzione sanitaria con controlli gratuiti (elettrocardiogrammi e glicemia) e informazioni utili per la tutela della salute. Durante i tre giorni della manifestazione sarà inoltre possibile iscriversi e frequentare corsi di primo soccorso e BLSD, dedicati alle manovre salvavita come rianimazione cardiopolmonare e uso del defibrillatore. Sarà presente un’autoambulanza della Croce rossa italiana come loro base mobile operativa, mentre un’ambulanza del Comitato organizzatore garantirà un presidio sanitario continuo per tutta la durata dell’evento. L’obiettivo, spiegano gli organizzatori, è promuovere non solo l’attività fisica ma anche il benessere complessivo della persona. «La prevenzione diventa così parte integrante dell’esperienza sportiva, mentre la cura si traduce in un supporto concreto e immediato per chi vive lo sport a tutti i livelli».

Accanto al tema dellasalute, poi, grande attenzione è riservata anche alla sostenibilità ambientale. Tra le novità spicca la nuova area green Decathlon, che promuove un approccio educativo basato sul rispetto della natura e su pratiche outdoor consapevoli, anche attraverso il principio del “Leave No Trace”.

Dedicata alle scuole lamattinata di oggi, 15 maggio, che vede oltre mille studenti protagonisti delle attività sportive all’interno del Parco. Accanto a loro, più di 250 studenti delle scuole superiori saranno coinvolti nei percorsi Pcto e metteranno in campo le competenze organizzative e professionali acquisite nei mesi precedenti. Domani poi, 16 maggio, l’inaugurazione ufficiale con il taglio del nastro, alle 10.30, accompagnato dalla banda musicale della Polizia di Stato e dalla voce di un tenore che canterà l’Inno d’Italia. La manifestazione sarà comunque aperta al pubblico già da questo pomeriggio, dalle 14.30 alle 18.30, mentre nelle giornate di sabato e domenica l’orario sarà dalle 10 alle 19.

Roma-15 maggio 2026

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A Roma la mostra sui martiri d’Algeria

Roma-Dopo l’annuncio della visitadel Papa in Algeria, approda anche a Roma la mostra “Chiamati due volte. I martiri d’Algeria”, realizzata da Oasis – Fondazione internazionale nata nel 2004 per iniziativa del cardinale Angelo Scola con l’obiettivo di favorire la conoscenza tra cristiani e musulmani e creare spazi di dialogo – e da Libreria Editrice Vaticana, con il patrocinio della diocesi di Roma.

L’esposizione sarà allestita dal 10 al 24 marzo nella chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, davanti alla Fontana di Trevi. Il21 marzoè previsto un evento speciale, con la presentazione delcardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, e dipadre Giulio Albanese, direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali e dell’Ufficio per la cooperazione missionaria del Vicariato di Roma, che conobbe personalmente i sette monaci di Tibhirine. L’incontro sarà introdotto dal giornalista François Vayne, nato in Algeria, autore del libro “Tibhirine vive” (Lev) insieme a Thomas Georgeon.

Roma la mostra sui martiri d’Algeria

La mostra, che è statapresentata al Meeting di Rimini nell’agosto del 2025 e che in quell’occasione fu visitata da più di 15mila persone, è composta da pannelli con testi e foto che ricostruiscono la vicenda di 19 religiose e religiosi uccisi in Algeria 30 anni fa, nel corso del conflitto che oppose le forze armate algerine e gruppi armati islamisti. Il rapimento e il massacro dei monaci di Tibhirine sono arrivati alla ribalta delle cronache grazie alfilm “Uomini di Dio”(2010) di Xavier Beauvois. Il decennio nero algerino, dal 1992 al 2002, provocò 150mila vittime. I diciannove martiri cristiani furono proclamati beati nel 2018 per volontà di Papa Francesco.

La mostra cade neltrentennale della morte dei monaci di Tibhirine e del vescovo di Orano, il domenicano francese Pierre Claverie, rimasto ucciso con l’amico musulmano Mohamed Bouchiki. Il percorso-itinerario comprende interviste e testimonianze raccolte a Roma, Parigi, in Normandia, a Lione, a Tunisi, Orano e Algeri e può bene introdurre alla visita che Papa Leone XIV compirà in Algeria nella prima tappa del suo viaggio africano, il prossimo 13 aprile. Resterà aperta da martedì a giovedì dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20; venerdì, sabato e domenica l’orario sarà dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 21. I visitatori potranno percorrere un itinerario fra i pannelli ascoltando una guida sonora grazie ad una speciale app, realizzata dalla azienda specializzata Whisper in 4 lingue: italiano, inglese, spagnolo e francese.

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Mondo

In Libano «la situazione peggiora drammaticamente di ora in ora»

Dal 2 marzo, non sisono mai fermati i bombardamenti israeliani su Beirut, in Libano, che colpiscono indiscriminatamente una popolazione già provata da due anni di instabilità e crisi. Il risultato lo raccontano i numeri, riportati dall’ong Un Ponte Per (Upp): 800mila sfollati che stanno cercando riparo in scuole, edifici pubblici e rifugi di fortuna; oltre 600 vittime civili; 580 rifugi allestiti per fronteggiare l’emergenza.

Un Ponte Per (Upp) –presente nel paese da quasi 30 anni con i propri operatori italiani e locali – è impegnata in distribuzioni di aiuti umanitari, tra cui kit igienici, cibo, coperte, materassi e pannolini. Ha attivato immediatamente anche unaraccolta fondi di emergenza. «La situazione – spiega David Ruggini, capo missione in Libano – peggiora drammaticamente di ora in ora, così come è in aumento costante il numero delle persone sfollate che hanno bisogno di assistenza immediata. Tra loro ci sono anche nostri operatori. I bombardamenti si sentono chiaramente giorno e notte – riferisce -. Ieri le forze armate israeliane hanno aperto il fuoco sulle persone sfollate in spiaggia. Restiamo in attesa di capire fin dove si spingeranno le truppe di terra, già presenti nel sud del Paese».

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Roma-Inaugurato il Presepe alla Stazione Termini

Roma-Stazione Termini Natale 2025-Un “non-luogo”, comele stazioni sono state definite dal sociologo francese Marc Augé, che diventa invece luogo di accoglienza, di preghiera, dove fermarsi anche a riflettere. È la Stazione Termini, che dallo scorso 18 dicembre ospita il presepe voluto dalla cappellania della stazione stessa e inaugurato e benedetto dal cardinale vicario Baldo Reina. Al centro della stazione, nella galleria centrale, davanti ai binari e tra i vari negozi, il presepe «può donare armonia e serenità a chi si ferma a guardarlo anche solo per un istante», ha affermato il cardinale vicario. «Osservandolo – ha aggiunto -, pensiamo a chi passa da qui ogni giorno e parte o arriva per i più svariati motivi: per lavoro, per vacanza, per malattia, per studio. Tutta gente di passaggio, come di passaggio erano i pastori a Betlemme nella notte di Natale. Chiediamo quindi al Signore di donare serenità a tutti i viaggiatori».

Il presepe della stazioneTermini è opera del padre francescano Antonio Baù, storico rettore della basilica di Sant’Antonio in via Merulana, venuto a mancare nel 2024. Lì era custodito, presso la mostra dei presepi, ed è stato poi adattato dai maestri della scuola di arte presepiale della stessa basilica per essere portato a Termini, anche con lo scopo di ricordare l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, che ricorre nel 2026. Presenti infatti alcune statue di pastori adoranti con il tipico saio francescano, mentre la natività è all’interno di una falegnameria, per celebrare san Giuseppe.

«Rinnoviamo una tradizioneche ormai va avanti da tanti anni – spiega il cappellano di Termini, don Domenico Monteforte – perché vogliamo portare testimonianza del Natale, della nascita di Cristo». Senza troppe particolarità e senza distogliere l’attenzione dalla natività, «è un presepe classico che vuole semplicemente ricordare i valori morali dell’accoglienza cristiana del Natale. La stazione – aggiunge – è un luogo di passaggio e sappiamo che qui nei dintorni molte associazioni si prodigano per aiutare chi vive situazione di fragilità. Vuole quindi essere un piccolo simbolo di attenzione e un dono per chi, tra turisti e pendolari, avrà il tempo di fermarsi».

Presente anche TommasoTanzilli presidente di Ferrovie dello Stato, che riflette sull’«importanza religiosa ma anche culturale della tradizione del presepe. Ritengo opportuno – prosegue – che questa opera si trovi proprio qui, al centro di una stazione così grande, affollata e di passaggio», con oltre 150 milioni di persone l’anno, quasi 500mila al giorno. All’inaugurazione anche il Coro Frères&Friends – realtà nata nell’ambito del Collegio San Giuseppe Istituto De Merode di Roma – guidato dal maestro Pamela Borri, che ha accompagnato l’evento con i tipici canti natalizi.

Articolo diSalvatore Tropea– Fonte-Roma Setteè il settimanale diocesano della Chiesa di Roma

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