Piccola Premessa–QuestiFotoreportagesaranno traccia di un viaggio al fine di documentare e raccontare la storia e le bellezze di un quartiere di Roma: Portuense-Vigna Pia e i suoi Dintorni.Non è facile scrivere con le immagini di una fotocamera la storia di un quartiere. Ci sono da interpretare e documentare :i Graffiti, i Murales, le Saracinesche dipinte, le Vetrine elegantiche sannogenerare la curiosità dei passanti,il Mercatino dell’usato, il Mercato rionale, le Scuole, le due biblioteche, la Parrocchia, il Drugstore Gallery Portuense, l’Edicola, la Tintoria storica della signora Pina, la scuola del Cinema, la scuola di Musica, le Palestre ,l’Enoteca, il Bistrò, i Bar , i Ristoranti e le Pizzerie , i Parrucchieri e gli specialisti per la cura della persona , i Professionisti, le Agenzie di servizio al Cittadino, gli Artigiani e, per finire ma non ultimo, il Fotografo Rinaldo, e poi tanto altro ancora . Il mio intento è quello di presentare un “racconto fotografico” che ognuno può interpretare e declinare con i suoi ”Amarcord”, come ad esempio il rivivere “le bevute alla fontanella”, sita all’incrocio di Vigna Pia-Via Paladini, dopo una partita di calcio tra bambini, oppure ricordare i “gavettoni” di fine anno scolastico. Poi, il moncone del tronco, ultimo testimone delle palme tagliate, che richiama alla memoria , con nostalgia e rimpianto, la bellezza “antica” del Viale di Vigna Pia.
Franco Leggeri Fotoreportage: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni
Non è facile scrivere con le immagini di una fotocamera la storia di un quartiere. Ci sono da interpretare e documentare :i Graffiti, i Murales, le Saracinesche dipinte, le Vetrine elegantiche sannogenerare la curiosità dei passanti,il Mercatino dell’usato, il Mercato rionale, le Scuole, le due biblioteche, la Parrocchia, il Drugstore Gallery Portuense, l’Edicola, la Tintoria storica della signora Pina, la scuola del Cinema, la scuola di Musica, le Palestre ,l’Enoteca, il Bistrò, i Bar , i Ristoranti e le Pizzerie , i Parrucchieri e gli specialisti per la cura della persona , i Professionisti, le Agenzie di servizio al Cittadino, gli Artigiani e, per finire ma non ultimo, il Fotografo Rinaldo, e poi tanto altro ancora . Il mio intento è quello di presentare un “racconto fotografico” che ognuno può interpretare e declinare con i suoi ”Amarcord”, come ad esempio il rivivere “le bevute alla fontanella”, sita all’incrocio di Vigna Pia-Via Paladini, dopo una partita di calcio tra bambini, oppure ricordare i “gavettoni” di fine anno scolastico. Poi, il moncone del tronco, ultimo testimone delle palme tagliate, che richiama alla memoria , con nostalgia e rimpianto, la bellezza “antica” del Viale di Vigna Pia.
Per chiudere questa breve nota di presentazione, si può dire che questa rubrica non avrà una cadenza fissa ma variabile e, quindi, di volta in volta, saranno pubblicati fotoreportage a corredo di articoli specifici relativi alle varie attività che sono in essere nel quartiere Portuense -Viale di Vigna Pia e Dintorni.
Franco Leggeri Fotoreportage: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Luminarie natalizie 2023Franco Leggeri Fotoreportage: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Via Giovanni BombriniFranco Leggeri Fotoreportage: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Via Giovanni BombriniFotoreportage: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Lavanderia della signora Pina ANDREOZZIFotoreportage Franco Leggeri: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Viale di Vigna PiaFotoreportage Franco Leggeri: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Vetrina Ottica Vigna PiaFotoreportage Franco Leggeri: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Lampioni di Piazza Nicola CavalieriFotoreportage Franco Leggeri: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni–Lampioni di Piazza Nicola CavalieriFotoreportage Franco Leggeri: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni–Lampioni di Piazza Nicola CavalieriFotoreportage Franco Leggeri: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni–Lampioni di Piazza Nicola CavalieriFotoreportage: Roma Franco Leggeri -Portuense-Vigna Pia e Dintorni–Lampioni di Piazza Nicola CavalieriFotoreportage Franco Leggeri: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni–Lampioni di Piazza Nicola CavalieriFotoreportage Franco Leggeri: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni–Lampioni di Piazza Nicola CavalieriFotoreportage Franco Leggeri: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni–Lampioni di Piazza Nicola CavalieriFotoreportage Franco Leggeri: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni–Lampioni di Piazza Nicola CavalieriFotoreportage Franco Leggeri: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Vetrina Ottica Vigna PiaFotoreportage Franco Leggeri: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Vetrina Ottica Vigna PiaFranco Leggeri Fotoreportage: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Serranda della Clinica Veterinaria e Toeletta Portuense dott. Vito Cirulli-Via Ettore Paladini, 59 RomaFranco Leggeri Fotoreportage: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Serranda della Clinica Veterinaria e Toeletta Portuense dott. Vito Cirulli-Via Ettore Paladini, 59 RomaFranco Leggeri Fotoreportage: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Serranda della Clinica Veterinaria e Toeletta Portuense dott. Vito Cirulli-Via Ettore Paladini, 59 RomaFranco Leggeri Fotoreportage: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Serranda della Clinica Veterinaria e Toeletta Portuense dott. Vito Cirulli-Via Ettore Paladini, 59 RomaFranco Leggeri Fotoreportage: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Serranda della Clinica Veterinaria e Toeletta Portuense dott. Vito Cirulli-Via Ettore Paladini, 59 RomaFranco Leggeri Fotoreportage: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Serranda della Clinica Veterinaria e Toeletta Portuense dott. Vito Cirulli-Via Ettore Paladini, 59 RomaFotoreportage: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Serranda della Clinica Veterinaria e Toeletta Portuense dott. Vito Cirulli-Via Ettore Paladini, 59 RomaFotoreportage: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Serranda della Clinica Veterinaria e Toeletta Portuense dott. Vito Cirulli-Via Ettore Paladini, 59 RomaFotoreportage: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Serranda della Clinica Veterinaria e Toeletta Portuense dott. Vito Cirulli-Via Ettore Paladini, 59 RomaFotoreportage: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Serranda della Clinica Veterinaria e Toeletta Portuense dott. Vito Cirulli-Via Ettore Paladini, 59 RomaFotoreportage: Roma -Portuense-Vigna Pia e Dintorni-Serranda della Clinica Veterinaria e Toeletta Portuense dott. Vito Cirulli-Via Ettore Paladini, 59 RomaSerranda della Clinica Veterinaria e Toeletta Portuense dott. Vito Cirulli-Via Ettore Paladini, 59 RomaSerranda della Clinica Veterinaria e Toeletta Portuense dott. Vito Cirulli-Via Ettore Paladini, 59 RomaSerranda della Clinica Veterinaria e Toeletta Portuense dott. Vito Cirulli-Via Ettore Paladini, 59 RomaSerranda della Clinica Veterinaria e Toeletta Portuense dott. Vito Cirulli-Via Ettore Paladini, 59 Roma
La Notizia.net è un quotidiano di informazione libera, imparziale ed indipendente che la nostra Redazione realizza senza condizionamenti di alcun tipo perché editore della testata è l’Associazione culturale “La Nuova Italia”, che opera senza fini di lucro con l’unico obiettivo della promozione della nostra Nazione, sostenuta dall’attenzione con cui ci seguono i nostri affezionati lettori, che ringraziamo di cuore per la loro vicinanza. La Notizia.net è il giornale online con notizie di attualità, cronaca, politica, bellezza, salute, cultura e sport. Il direttore della testata giornalistica è Lucia Mosca.
Roma,Municipio XIII-Franco Leggeri Fotoreportage: il Castello della Porcareccia– Quartiere Casalotti. Fuori dal traffico della Via Boccea, in una discontinuità edilizia, c’è il Castello della Porcareccia, noto anche con il nome “Castello aureo”, che domina il suo borgo medievale. Il fortilizio, in posizione strategica, è costruito su di uno sperone roccioso. Anticamente vi era una torre di avvistamento, ora scomparsa. Il Castello nel corso dei secoli è stato, più volte, rimaneggiato e, rispetto alla costruzione originale, ora si vedono modifiche strutturali evidenti. Il toponimo deriva da “Porcaritia”.
Nel passato questa era una località al centro di boschi di querce e, quindi , luogo più che mai adatto all’allevamento dei maiali. Il primo documento che parla del Castello è una lapide del 1002, che si trova nella Chiesa di Santa Lucia delle Quattro Porte ,dove si legge che un prete “romanus” dona la tenuta della Porcareccia ai canonici di Monte Brianzo. Nel 1192 Papa Celestino III dà la cura del fondo ai canonici di Via delle Botteghe Oscure. Il Papa Innocenzo III affidò una parte della tenuta all’Ordine Ospedaliero di Santo Spirito. La tenuta passò, dopo la crisi fondiaria del 1527, ai principi Massimo e nel 1700 ai Principi Borghese, quindi ai Salviati e ai principi Lancellotti, ora la proprietà del Castello è della Famiglia Giovenale che lo possiede dal 1932.
Il portale d’ingresso è imponente e su di esso vi è lo stemma di Sisto IV. Prima di accedere al cortile interno, nel “tunnel”, in alto, si notano dei fori passanti sedi di una grata metallica che, alla bisogna, era calata per impedire assalti e irruzioni di nemici . Nel giardino interno del Castello vi è, in bella mostra, una stele commemorativa di un funzionario imperiale delle strade di Roma . La stele probabilmente era riversa in terra perché presenta evidenti segni di ruote di carro. Vicino vi è una lapide funeraria con incisi dei pavoni, antico simbolo di morte. Sono visibili altri reperti di epoca romana, come frammenti di capitelli e spezzoni di colonne. In bella mostra, montata alla rovescia, vi è una vecchia macina a mano per il grano, una simile è nel cortile della chiesa di Santa Maria di Galeria. Nel piazzale interno c’è la chiesetta di Santa Maria la cui costruzione risale al 1693.
Ciò che colpisce nella chiesa è la bellezza dell’Altare realizzato in legno intagliato, come dice uno dei proprietari, il Sig. Pietro Giovenale:”l’Altare è stato costruito dai prigionieri austriaci della Grande Guerra che qui erano stati internati”. Nel 1909, giusto un secolo fa, in questa chiesa celebrava la Messa il giovane prete Don Angelo Roncalli, il futuro Papa Buono, Giovanni XXIII il quale veniva in questi luoghi per goderne la bellezze naturali e gustare ”la buona ricotta” della via Boccea che Gli veniva offerta dai pastori ; a ricordo di questa visite, all’interno della chiesa, per desiderio della Famiglia Giovenale, il Vescovo della Diocesi di Porto e Santa Rufina, Mons. Gino Reali, nel 2004 inaugurò una lapide. La tenuta della Porcareccia fu anche antesignana della “guerra delle quote latte”; Ci narra la storia che nel periodo di carestia si diede il massimo sviluppo all’allevamento dei suini per sfamare la popolazione di Roma, come si legge in una bolla di Papa Urbano V nel 1362 che decretava “libertà di pascolo ai suini in qualsiasi terreno e proprietà…”. Per segnalare la presenza degli animali furono messi dei campanelli alle loro orecchie e chiunque ne impediva il pascolo incorreva in pene severissime.
A seguito delle proteste della Germania,all’epoca maggior produttrice ed esportatrice di suini in Europa, il Papa Sisto IV nel 1481, riafferma il documento di Avignone di Urbano V. Davanti al Castello, divisa dalle case del Borgo a chiudere la Piazza, c’è la chiesa parrocchiale, costruita negli anni 1950/54, dedicata alle S.s. Rufina e Seconda, martiri della Via Boccea. Come tutti i castelli che si rispettano, anche questo ha il suo fantasma che si aggira nei cunicoli sotterranei inesplorati che si diramano dal Castello nella campagna circostante. Ma alla domanda che rivolgo al Sig. Giovenale se esiste il fantasma del Castello della Porcareccia egli mi ha risposto con un sorriso.
Articolo di Franco Leggeri per l’Associazione Cornelia Antiqua
N.B. Le foto originali sono di Franco Leggeri- Fonte articolo: Autori Vari- Si Evidenzia e voglio ricordare che gli Alunni di Casalotti hanno realizzato un pregevole lavoro sulle origini e la Storia del Castello. L’Intervista con il Sig. Giovenale è di Franco Leggeri- Si chiarisce che l’articolo è solo una piccola sintesi ricavata da un lavoro molto più esaustivo e completo relativo al Medioevo e i sistemi difensivi della Campagna Romana – TORRI SARACENE-TORRI DI SEGNALAZIONI – realizzato da Franco Leggeri per l’Associazione Cornelia Antiqua.
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Librida regalare-Rubrica a cura di Franco Leggeri per LaNotizia.net-È sempre bello regalare un libro a fa chic. Non possiamo negare e dire :“Ho visto questo titolo e ho subito pensato a te” ! Chi non si sentirebbe lusingato se un contenuto letterario gli fosse immediatamente associato? Ecco alcuni libri che si potrebbero regalare
Poesie di Rahma Nur da “Il grido e il sussurro”
– nota introduttiva di Pina Piccolo-
Per orientarci all’interno della raccolta di poesia di Rahma Nur Il sussurro e il grido occorre individuare e seguire le briciole che l’autrice dissemina sin dal titolo, le contrapposizioni, i contrasti, i paradossi, il sussurrato e il gridato. Nella sua sapiente prefazione (di cui consiglio vivamente la lettura) pur non trascurando gli elementi ‘sussurrati’ della poesia, Mackda Ghebremariam Tesfaù ci offre molti spunti che riguardano il ‘gridato’ della raccolta, cioè gli elementi palesemente politici, relativi a potere, identità, razzismo, nerezza, critica dell’abilismo, individuazione degli elementi di intersezionalità nell’opera dell’autrice, ma in queste brevi note vorrei soffermarmi maggiormente sugli elementi di poetica più filosofici ed intimi.
Parto dalle considerazioni della prefattrice che individua il nucleo centrale della funzione della poesia per Rahma Nur:
[…] In questo testo emerge potente una voce che rifiuta ogni incasellamento e silenziamento. Una voce che dipinge un mondo complesso, dove sia la gioia che il dolore trovano spazio di riconoscimento, e dove entrambi possono essere sussurrati e gridati.
[…] Ma la poesia è anche lo spazio in cui Rahma può aspettare sua figlia, pregare per il suo arrivo e immaginarne l’incontro. Si tratta dunque di un universo fertile, generativo, di gestazione, che le permette di divenire madre ancora prima di conoscere la figlia. La poesia è il luogo in cui può salutare le primavera, in cui può nascondere la sua felicità, che è “meglio” stia al sicuro, nascosta da chi la potrebbe sciupare. Soprattutto: la poesia è grande a sufficienza per farci stare perfino l’Africa, per farci stare, in equilibrio, fuga e desiderio, gioia e disperazione.
La complessità a cui allude Ghebremariam Tesfau’ si manifesta non solo come complicazione e ricchezza di fili (bellissima a proposito la poesia “Fili linguistici” contenuta nella raccolta), ma anche come ‘inciampamento’, una conoscenza intima di un procedere difficoltoso, vacillante, che ti obbliga a pause di riflessione, che suscita negli aspiranti all’armonia reazioni che si alternano tra stupore e disprezzo. Sin dalla poesia “Centri concentrici” Rahma Nur registra l’incedere forzato e misterioso della nascita, illustrato con dovizia di particolari in “Vuoto amniotico” (Nuoto. / Mi agito… / mi sento risucchiare / questa spinta che mi porta fuori /). Dalla descrizione fisica della nascita si passa a un’associazione metaforica a quello stesso movimento nella vita in senso lato (la vita / la precedeva veloce / impaziente, sardonica / impertinente. / Lei le arrancava dietro/ seguiva titubante /le impronte /sul terreno fangoso / Riusciva ancora, con fatica, a starle dietro. / Ci riusciva ancora.)
Le poesie sapientemente concatenate nelle varie sezioni si ‘dimenano’ alternandosi tra il filosofico, il quotidiano, il sociologico e il lirico (particolarmente nelle poesie dedicate ai suoi vari morti e ai ricordi del passato) per concludersi con una considerazione della poeta sullo spazio fisico che occupa attualmente, l’angolo di casa in cui ‘vacilla’ tra sogno e silenzio, lettura e rinuncia, finendo con la domanda “io, cosa ci faccio qui!”.
A smentire quella che potrebbe sembrare una conclusione statica, l’appendice è dedicata al moto della sua poesia “Fili linguistici” nel mondo, e mette a confronto le traduzioni in inglese di Barbara Ofosu- Somuah, Alta L. Price, e Candice Whitney, restituendo una dimensione dinamica e di varietà alla sua opera e re-immettendola nel ciclo continuo dell’interazione umana intellettuale internazionale.
Dalla sezioneSussurrare
1° luglio
Nel mondo indifferente donne vestite con i colori più sgargianti, spalle coperte dagarbasarmulticolori teste abbellite dashashvariopinti
giovani bellezze dagli sguardi ridenti donne decorate da rughe definite dagli anni
cantano ed ululano le loro grida allegre al cielo di Roma,
i loro canti viaggiano dalle gole vibranti verso la Somalia le loro braccia sventolano bandiere color del cielo
orgogliose e stanche dopo anni di fatica e di sogni.
Presenti mai assenti
Ci pensi mai A quando non sarai più Ci pensi mai A quelli che non sono più Eppure, sono così vividi E presenti i loro visi Così forti e chiare Le loro voci Così tangibili e intensi I loro abbracci.
Non si può credere che ora siano solo ossa Non voglio crederlo, non voglio vederlo.
Fino a che sono nei miei pensieri Nei miei ricordi Fino a che li vedo come ora ed allora Fino a che io sono qui
Fino a che i miei piedi poggiano sul terreno, Le mie mani si muovono, Fino a che sono dentro ogni parola, In ogni istantanea, nella mia mente
Fino ad allora e sempre Saranno con me. Presenti mai assenti.
Dalla sezioneGridare
La conchiglia
Non c’era nessuna valigia Da preparare Non c’era nessun documento Da portare
Solo un corpo e Un’anima smarrita
Mi hai presa per mano E nella tua ho stretta la mia Piccola, fragile, magra Non avevo idea di dove andavamo Non avevo idea da dove venivamo Era solo casa Era solo famiglia
Alla spiaggia Mi hai stretto ancora più forte la mano Ti sei chinata Ho visto i tuoi occhi bagnati Lacrime lapidarie Rigare il tuo viso Hai preso una grande conchiglia Me l’hai poggiata sull’orecchio “Ascolta, la musica del mare Il richiamo del ventre terreno Non dimenticare mai Da dove vieni Non dimenticare mai chi sei Non dimenticarmi mai!”
Hai posato la conchiglia nella mia mano E con essa hai lasciato la vita nelle mie mani. La conchiglia è ancora con me La vita è ancora con me Ma tu, dove sei?
Mi vedi?
Vedi non sono queste quattro ruote in una sfavillante carrozzina blu cromato non sono nemmeno quella che ogni tanto si alza barcollando nelle sue gambette non sono quella dalla pelle liscia e senza rughe (che non vedi ma ci sono) dalla pelle colorata, “oh come vorrei averla anche io!” Quello che vedi è un corpo: nero, zoppo, storto, visibile quando lo decidi invisibile quando lo vuoi
Mi vedi? Son qui: anima, emozione, desiderio, sogno, debolezza, forza, coraggio, timore, rabbia, odio, amore e tenerezza.
Mi vedi? Son qui: donna, nera, abile quanto basta, dis-abile quando vuoi tu, (lo decidi tu, lo pensi tu, lo verifichi tu, importa a te) madre, moglie, amante (eh sì!) lavoratrice, pigra, appassionata, bramosa, incompleta, completa, dipende dai momenti, compresa, incompresa (troppo spesso) illusa, disillusa, speranzosa, senza speranze…
Son qui: nella mia intera persona o a pezzi dentro o scomposta fuori. Son qui: mi vedi?
Dalla sezioneCurare
Ho lasciato la mia casa
Ho lasciato la mia terra quel suolo che calpestavo con le ginocchia Ho lasciato visi annebbiati dall’oblio Ho lasciato lì le mie scarse parole.
Cinque anni e da due non vedevo mia madre Ho lasciato la mia terra per un nuovo inizio Verso un viso che non ricordavo Una parola dimenticata: mamma, Hooyo.
Ho lasciato la mia terra e un futuro incerto. Ho lasciato la mia terra perché i miei piedi non sapevano calpestarla. la mia pancia era gonfia di vuoto, il mio cuore silenzioso. Ho lasciato la mia terra per guarire le gambe Mi hanno alzata in piedi, insegnato a camminare, insegnato un’altra lingua Ma ho perso le parole del passato
Non gattono più Non mi impolvero le gambe di sabbia e tutto ciò che vorrei è affondare nelle parole perse nuotare nelle favole perdute, arrampicarmi su acacie rachitiche, Perdermi negli sguardi che mi riconoscono come una di loro: Ridere delle storie che non conosco Ballare e cantare i ritmi che hanno percorso le mie vene Ripetere glisheeko sheekoa mia figlia
Tuttavia, le mie parole zoppicano come le mie gambe, I miei canti stonano e il mio cuore piange un pianto disperato e muto.
Tulipani
Rossi con striature arancioni si lanciano verso il sole come innamorati in cerca di un abbraccio protesi verso la luce attendono con pazienza che i raggi li accarezzino L’altro bianco e candido si è quasi chiuso in sé come ad abbracciare la sua stessa solitudine!
Qui
In questo angolo di casa, in questo angolo di cielo e di sole, in questo angolo di alberi sempreverdi, di erba già bruciata dal sole brillante ed implacabile, di piogge rare e pigre, In questo mio angolo aperto e nascosto, privato e non isolato, io, in questo angolo mio, dove lascio i pensieri immobili, dove allungo le gambe al sole cocente e mi rivitalizzo: io, in questo angolo cosa cerco? Cosa trovo? Sogno o taccio, leggo e lascio, io, cosa ci faccio qui?
Poesie tradotte da Pina Piccolo
Pina Piccolo è una traduttrice, scrittrice e promotrice culturaleche per la sua storia personale di emigrazioni e di lunghi periodi trascorsi in California e in Italia scrive sia in inglese che in italiano. Suoi lavori sono presenti in entrambe le lingue sia in riviste digitali che cartacee e in antologie. La sua raccolta di poesie “I canti dell’Interregno” è stata pubblicata nel 2018 da Lebeg. È direttrice della rivista digitale transnazionale The Dreaming Machine e una delle co-fondatrici e redattrici de La Macchina Sognante, per la quale è la cosiddetta macchinista -madre con funzioni di coordinamento. Potete trovare il suo blog personale digitando http://www.pinapiccolosblog.com
Dario Morgante-IL SORRISO DEI PARTIGIANI (eBook)
Ritratti fotografici di uomini e donne combattenti
Introduzione di Cristiano Armati
Red Star Press Cooperativa Editoriale
Descrizione
Questi ultimi anni stanno rivelando — grazie soprattutto ai social network — una diversa narrazione dellaResistenza.
Non più la dimensione eroica, non quella strettamente politica.
Non quella dei martiri, dei morti ammazzati e delle rappresaglie. Ma unaResistenzaintima, fatta di storie personali.
Figli che raccontano i padri, nipoti che parlano dei nonni. E donne, tante donne, assenti fino a poco tempo fa dalla grande retorica resistenziale.
Il “sorriso dei partigiani” celebra l’idea che laResistenzasia stata un fenomeno grande come la vita, che non merita di essere racchiusa in polverose celebrazioni, ma di raccontare le vicende umane di chi l’affrontò con coraggio, ma anche con allegria.
Nella tradizionaleiconografia partigianala parte del leone la fanno l’epica, l’onore restaurato, l’austerità.
Sguardi fieri, ruvidi, rocciosi. Di chi ha attraversato la guerra civile, per uscire a riveder le stelle.
Ci è stata negata l’identità di quei protagonisti. Erano immancabilmente stati martirizzati da un plotone delle SS, o caduti in combattimento, o immolatisi per la libertà.
Cooperativa Editoriale-Red Star Press
Viale di Tor Marancia 76 Roma,Italia CAP 00147
CONTATTI– Tel:391 1060 090
E-mail: info@redstarpress.it
Marco De Paolis e Paolo Pezzino- La difficile giustizia-
-I processi per crimini di guerra tedeschi in Italia 1943-2013-
Viella Libreria Editrice Roma
SINOSSI
Al termine del secondo conflitto mondiale, l’individuazione degli autori dei gravi crimini commessi durante l’occupazione tedesca in Italia contro le popolazioni civili rimase circoscritta a pochi casi eclatanti: gli Alleati abbandonarono il progetto di punire i massimi responsabili delle forze armate tedesche in Italia, e gli italiani, a parte poche condanne (Kappler per le Fosse Ardeatine, Reder per Marzabotto e altri eccidi), ben presto posero fine a quella stagione processuale. Una nuova se ne aprì invece dopo la scoperta, nel 1994, di quello che una felice intuizione giornalistica definì l’“armadio della vergogna”: in realtà una stanza di Palazzo Cesi, a Roma, sede della Procura generale militare, in cui erano conservati centinaia di fascicoli giudiziari sui crimini di guerra commessi sulla popolazione italiana tra il 1943 e il 1945, illegalmente archiviati dal procuratore generale militare nel 1960. Ragion di Stato, protezione dei criminali di guerra italiani, culture militari poco sensibili al tema della difesa dei civili in guerra, e attente a proteggere in ogni caso l’immunità dei combattenti in divisa: queste alcune delle cause di una giustizia limitata, tardiva e quindi negata.
INDICE
Paolo Pezzino, La punizione dei crimini di guerra commessi in Italia dai tedeschi (anni Quaranta e Cinquanta)
Marco De Paolis, L’indagine penale sui crimini di guerra in Italia e all’estero dopo il 1994
Documenti
1. Lettera della Procura generale militare di trasmissione dei fascicoli rinvenuti (1994)
2. Circolare della Procura generale militare sui fascicoli crimini di guerra (1966)
3. Articoli di legge
4. Sedi e circoscrizioni dei Tribunali militari territoriali
5. Scheda riassuntiva dei procedimenti e processi su crimini di guerra in Italia
6. Interrogazione parlamentare 2 ottobre 2015 (De Maria e altri)
Indice dei nomi
AUTORI
Marco De Paolis
Marco De Paolis ha diretto la Procura militare della Repubblica di La Spezia dal 2002 al 2008, e qui ha istruito oltre 450 procedimenti per crimini di guerra durante il secondo conflitto mondiale. È stato pubblico ministero, tra gli altri, nei processi per le stragi nazifasciste di Sant’Anna di Stazzema, Civitella Val di Chiana, Monte Sole-Marzabotto, e per l’eccidio di Cefalonia. Attualmente dirige la Procura militare della Repubblica di Roma.
Paolo Pezzino
Paolo Pezzino ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Pisa ed è stato consulente tecnico della Procura militare di La Spezia nelle indagini sulle stragi nazifasciste in Italia. Coordina il Comitato scientifico del progetto per un Atlante delle stragi nazifasciste in Italia, promosso dall’Associazione nazionale dei partigiani d’Italia e dall’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia.
Questo volume fa parte delle iniziative dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia per il settantesimo anniversario della Resistenza ed è stato realizzato con il contributo della Regione Toscana.
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È sempre bello regalare un libro aNatale 2023fa chic. Non possiamo negare e dire :“Ho visto questo titolo e ho subito pensato a te” ! Chi non si sentirebbe lusingato se un contenuto letterario gli fosse immediatamente associato? E siccome a Natale siamo tutti buoni e generosi allora, eccovi una lista di libri che, spero, vi riaccenda l’amore per la lettura che vada oltre il periodo natalizio.
Inizio questa rubrica con tre titoli di Case Editrici prestigiose e note al grande pubblico ma, in seguito troveranno,sicuramente,spazioTUTTEle realtà del mondo editoriale-Spero che questa rubrica diventi un appuntameto fisso giornaliero o settimanale vedremo cosa deciderà la Direttrice Lucia Mosca deLaNotizia.net
La nausea è un libro di Jean-Paul Sartre
Biblioteca DEA SABINA
La nausea è un libro diJean–Paul Sartre
pubblicato daEinaudi Editore -Torino
Questo romanzo trasgressivo e ricchissimo ci restituisce il disagio della pace in agonia in Francia, nell’Europa, nel mondo alla vigilia della seconda guerra mondiale.
«Tutto è gratuito, questo giardino, questa città e io stesso. Quando capita di accorgersene, viene il voltastomaco e tutto comincia ad oscillare; ecco la Nausea.»
Dopo aver viaggiato a lungo, Antoine Roquentin si stabilisce a Bouville, in uno squallido albergo vicino alla stazione, per scrivere una tesi di dottorato in storia. La sera, si siede al tavolo di un bistrot ad ascoltare un disco, sempre lo stesso: «Some of These Days». La sua vita ormai non ha piú senso: il passato è abitato da Anny, mentre il presente è sempre piú sommerso da una sensazione dolce e orribile, insinuante, che ha nome Nausea. Un romanzo trasgressivo e ricchissimo, sempre attuale, che ci restituisce il disagio del mondo in agonia alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Il libro piú libero di Sartre, il piú disinteressato e il piú appassionato insieme.
Autore:Jean-Paul Sartre
Traduttore:Fonzi
Editore:Einaudi
Collana:
Einaudi tascabili. Scrittori
Johann W. Goethe I dolori del giovane Werther
Johann W. Goethe I dolori del giovane Werther
Prima stesura a cura di Maria Fancelli con un testo di Jonathan Bazzi –
Marsilio Editori Venezia
Descrizione-
Il libro racconta la breve vita di Werther, un giovane uomo redditiere, aspirante pittore, che vive in una imprecisata cittadina della Germania tardo-feudale circa quindici anni prima della Rivoluzione francese. Uscito di casa per un viaggio legato all’eredità materna, si innamora perdutamente di Lotte, promessa e poi sposa di Albert, il consorte esemplare. Mentre nella prima parte vive una stagione di travolgente felicità fisica, in armonia con se stesso e con gli altri, nella seconda parte Werther cade in uno stato depressivo e si abbandona a una crescente pulsione di morte. Finché, di fronte all’impossibilità di amare Lotte, medita una decisione estrema. Sistema le sue carte e scrive un biglietto di addio, quindi manda il servitore a chiedere le pistole ad Albert per un improbabile viaggio. Si lascia guidare in questo percorso dalle drammatiche pagine di un bardo gaelico appena scoperto, Ossian. Le accarezzerà a lungo, quelle pistole passate attraverso le mani di lei, contemplandole come un vettore d’amore. Lei che aveva tremato ed era trasalita nel porgere al servitore l’oggetto richiesto dall’amato. Altri temi si affacciano all’orizzonte del libro: la decadenza di un’aristocrazia al tramonto, la società chiusa, la pulsione artistica, il rifiuto della cultura accademica, lo spirito di libertà, la natura splendente e divina, la città ostile, il giardino, il sogno di un abbandono al dionisiaco. Ossian e Omero sono le contrastanti letture. Una storia d’amore e di morte, atto fondativo della letteratura tedesca moderna e icona del romanzo epistolare europeo.
Autore-Johann W. GoetheL’entusiasmo per il genio di Shakespeare, l’approfondimento dei grandi temi della sensibilità borghese, l’esperienza diretta della vita politica e culturale di un piccolo ducato tedesco, il lungo viaggio in Italia, l’assidua attenzione agli sviluppi della Rivoluzione francese, il costante riferimento ai grandi esempi della civiltà classica e la fervida discussione con le espressioni più salienti della cultura del suo tempo: su queste basi Johann Wolfgang Goethe (1749-1832) costruisce i pilastri della letteratura tedesca moderna e con le grandi figure di Werther e di Egmont, di Ifigenia e di Tasso, ma soprattutto di Wilhelm Meister e di Faust, la eleva a Weltliteratur.
Johann W. Goethe-I dolori del giovane Werther-
Prima stesuraa cura di Maria Fancelli, con un testo di Jonathan Bazzi –Marsilio Editori Venezia
pp.334, 1° ed.2022-Letteratura universale-
Jorge Luis Borges-Storia della notte-
Jorge Luis Borges-Storia della notte-
A cura di Francesco Fava- ADELPHI EDIZIONI
Risvolto
L’enigma del tempo che ci plasma, di un presente «fugace particella del passato», della memoria custodita dalla «vasta Biblioteca», dei nostri gesti ligi alle regole di un gioco oscuro diretto da un dio indecifrabile sono motivi familiari a chi ama Borges. Mai come in Storia della notte, tuttavia, hanno trovato un’espressione più vivida, diretta e, soprattutto, intima, tanto che l’infinita, imperscrutabile catena delle cause e degli effetti può ora tendere verso un luminoso punto di fuga, incarnato dalla donna amata: «La Torre di Babele e la superbia. / La luna contemplata dai Caldei. / Le sabbie innumerevoli del Gange. / Chuang Tzu e la farfalla che lo sogna. / … / Sono servite tutte queste cose / perché le nostre mani si incontrassero». Ma c’è di più: oltre che l’oscurità della morte e della cecità, la «notte» del titolo evoca la capacità dell’uomo di forgiare parole e miti («Lungo il corso delle generazioni / gli uomini eressero la notte. / … / La resero madre delle tranquille Parche / che tessono il destino»), sicché questa raccolta poetica del 1977, inframmezzata da brevi prose, andrà letta anche come un emozionante (e autobiografico) riepilogo dell’ininterrotto sforzo di «significar per verba» – di dare senso alla vita attraverso le parole.
A cura di Francesco Fava.
Passione Libri
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Natale 2023-È sempre bello regalare un libro a Natale, fa chic. Non possiamo negare e dire :“Ho visto questo titolo e ho subito pensato a te” ! Chi non si sentirebbe lusingato se un contenuto letterario gli fosse immediatamente associato? E siccome a Natale siamo tutti buoni e generosi allora, eccovi una lista di libri che, spero, vi riaccenda l’amore per la lettura che vada oltre il periodo natalizio.
Carla Calcatelli- Esperienze di vita-
Carla Calcatelli- Esperienze di vita-
-VENTURA EDIZIONI- Senigallia (An)-
Descrizione
“Accanto ai tanti avvenimenti che ha vissuto per lo più da protagonista, Carla mostra ferma e autonoma capacità di giudizio e cattura il lettore con la freschezza del suo periodare. Fin dalle prime pagine. Esperienze di vita è davvero un libro bello e altamente educativo. Ci sono dei passaggi illuminanti perché non solo costituiscono il felice spaccato di un’epoca e dei suoi mutamenti, ma pure sintetizzano le qualità di una donna coerente e coraggiosa”
Breve biografia di Carla Calcatelli, nata a Corinaldo, nel dopoguerra è una militante politica del Partito Socialista, poi parte per Torino dove diventa una sindacalista che nella Cgil lotta per migliorare l’ambiente di lavoro e per i diritti delle donne.
VENTURA EDIZIONI Via A. da Brescia 15/a – 60019 -Senigallia (An) – Tel: + 3358444132 – Email: info@venturaedizioni.it
-Maro Puppini-Garibaldini in Spagna-
-Maro Puppini-Garibaldini in Spagna-
Storia della XII Brigata Internazionale nella guerra di Spagna-
Editore Kappa Vu
Descrizione
La guerra di Spagna scoppiò nel luglio 1936 dopo un fallito tentativo di colpo di stato militare contro il governo democratico della Repubblica spagnola. In seguito all’intervento dell’Italia fascista e della Germania nazista in appoggio ai militari, si trasformò in una guerra internazionale, militare e politica, che vedeva coinvolte tutte le maggiori potenze dell’epoca. Gli antifascisti italiani combatterono nel corso di quella guerra in prima linea, inquadrati nel battaglione e poi brigata Garibaldi, in seno alle Brigate Internazionali, che rappresentavano gli antifascisti di tutto il mondo, di diverse idee politiche, uniti nella lotta al fascismo. Questo libro racconta quell’epopea, l’eroismo di quei combattenti, ma anche i problemi e le crisi che si trovarono ad affrontare, in una lotta che aveva una valenza assieme nazionale ed internazionale. Quelle vicende fornirono un insegnamento importante qualche anno dopo per la Resistenza italiana.
“Mozart. Le cronache” a cura di Marco Murara.
“Mozart. Le cronache” a cura di Marco Murara.
-Zecchini Editore -Varese-
-DESCRIZIONE-
Relazione di Daines Barrington alla Royal Society, 28 novembre 1769
Ricevuta il 28 novembre 1769
VIII. Relazione circa un notevolissimo giovane musicista. In una lettera dell’onorevole Daines Barrington F.R.S. a Mathew Maty, M.D. Segr. R.S.
Letta il 15 febbraio 1770
Signore,
Se vi inviassi una ben circostanziata relazione circa un ragazzo alto sette piedi all’età di neppure otto anni, essa potrebbe essere considerata non immeritevole dell’attenzione della Royal Society. Il caso, che ora desidero voi riferiate a codesta dotta istituzione, di una precoce manifestazione dei più straordinari talenti musicali, sembra forse richiamare allo stesso modo la sua attenzione.
Johannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus Mozart nacque a Salisburgo, in Baviera, il 17 gennaio 1756. Un musicista e compositore assai competente mi ha informato di averlo visto spesso a Vienna, quando aveva poco più di quattro anni.
A quell’epoca non soltanto era in grado di eseguire brani sul suo strumento preferito, il clavicembalo, ma ne componeva pure alcuni, semplici per stile e gusto, ma particolarmente apprezzati.
[…]
Gli portai un duetto manoscritto, composto da un gentiluomo inglese su alcune celebri parole tratte dall’opera Demofoonte di Metastasio.
L’intera partitura era in cinque parti, ossia l’accompagnamento di un primo e un secondo violino, le due parti vocali e un basso.
Devo inoltre menzionare che le parti della prima e della seconda voce erano scritte in quella che gli Italiani chiamano chiave di contralto; la ragione per prendere nota di questo particolare apparirà tra breve.
Portando con me questa composizione manoscritta, avevo intenzione di ottenere una prova inoppugnabile della sua abilità come esecutore a prima vista, essendo assolutamente impossibile che potesse aver mai visto quella musica in precedenza.
Non appena la partitura fu collocata sul suo leggio, cominciò a suonare la sinfonia nella maniera più magistrale, tanto nel tempo quanto nello stile, nel pieno rispetto delle intenzioni del compositore.
Faccio menzione di questa circostanza, perché i più grandi maestri spesso trascurano questi particolari alla prima prova.
La sinfonia terminò ed egli prese la parte superiore, lasciando a suo padre quella inferiore.
La sua voce, nel tono, era esile e infantile, ma nulla potrebbe superare la maniera magistrale in cui egli cantò.
Suo padre, che nel duetto eseguì la parte inferiore, sbagliò una o due volte, sebbene i passaggi non fossero più difficili di quelli nella parte superiore; in tali occasioni il figlio si voltò a guardarlo con una certa irritazione, mostrandogli gli errori e correggendolo.
[…]
La sua capacità di improvvisazione, della quale sono stato testimone, dimostra che il suo genio e la sua inventiva devono essere stati strabilianti. Però temo di diventare eccessivo nel tessere le sue lodi, per cui permettetemi di firmarmi, signore,
il vostro più fedele
umile servitore,
Daines Barrington-
Passione Libri
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Castelnuovo di Farfa, “Una vita ai margini, oltre la linea livida”.Brano da MURALES CASTELNUVESI-di Franco Leggeri.Disegni di Tatiana Concas.Inizio questa riflessione con una domanda: “Cancellare e riscrivere la storia di Castelnuovo a chi conviene e perché ?”–Castelnuovo è oramai un Borgo che non ha più memoria delle proprie origini e dei propri figli. La memoria è fondamentale per la vita e per il futuro stesso delle Comunità. La memoria non può essere tramanda solo nelle lapidi e nei simboli ma anche , soprattutto, scrivendo e raccontando quei fatti storici e accadimenti locali ,anche se pur minimi rispetto a quelli nazionali, ma che sono per le piccole Comunità il fondamento su cui costruire un sereno avvenire e “L’ORGOGLIO” dell’Appartenenza; Quell’ORGOGLIO che noi Veri Castelnuovesi abbiamo nel SANGUE e che ci distingue dai “PATACCARI” , questi , infatti, invano lo cercano ma “NON” lo trovano e il perché è semplicissimo loro, i pataccari, NON SONO CASTELNUVESI .Oramai vedo Castelnuovo così “smarrito” e fermo nella nebbia dov’è stato trascinato da persone che cercano, ahimè, di riscrivere, con grande ignoranza dei fatti e degli accadimenti avvenuti , una “ storia bugiarda e infetta”, ma così apprezzata e gradita al “PADRONE ”.
Da Vero Castelnuovese ,anche se vivo oltre la linea livida, non posso più tacere e non scrivere del danno che quest’opera di demolizione della nostra MEMORIA sta provocando sulle giovani generazioni; Scrivere, si scrivere, affinché i giovani castelnuovesi non diventino facili prede e vittime di questi cantastorie così “appecoronati “ al “PADRONE”.Sulla storia di Castelnuovo, a mio avviso, circolano solo notizie frutto di lunghe meditazioni davanti a bicchieri di vino e, quindi, si scrivono racconti e storie partorite alla “luce bassa di cantina”. Notizie affidate al web che arrivano ai castelnuovesi in confezione così “codina” e rese “ammiccanti” con l’uso di un lessico da “chierichetto furbetto”. Notizie scritte da “pescivendoli” e contrabbandate sull’agorà di Castelnuovo per “fresche fregnacce di giornata”… Perché, secondo gli Ascari di regime, i Castelnuovesi sono di bocca buona…gran bevitori dell’ACQUATICO… e, come dice il “PADRONE” di :”Memoria Corta”. Non riesco a definire e classificare questo fenomeno della “cancel culture” che a noi,”Veri Castelnuovesi”, suscita indignazione e grida vendetta nei confronti dei “nostri” Antenati . Credo che sia stato l’inglese Lowental a studiare , tra gli altri, l’affermarsi del sentimento della “nostalgia del passato”. Ho cercato, tentato, di verificare se questa dimensione si potesse attivare anche per Castelnuovo. Ho analizzato questo sentimento(ma è un sentimento?) ora forte più che mai di quanto lo fosse negli anni passati. Credo che questa “nostalgia” sia dovuta, forse, alla mia età.
Molto spesso mi accade di voler celebrare una irrecuperabile stagione “d’oro” anche se lontana nel tempo, ma ancora viva nella mia memoria. Se avessi il talento di rivolgermi alla sociologia di Marx oppure anche a quella di Durkheim la potrei utilizzare per analizzare Castelnuovo del 2000 , un Castelnuovo così stordito e confuso dagli affabulatori e dai venditori del niente .E’ certo e dimostrato che la memoria è importante, ma molto diversa dal ricordo. Il ricordo rientra per lo più nella sfera del privato, la memoria è composta anche di ricordi e affetti, ma soprattutto è conoscenza . La memoria ci consente di ricordare i fatti del passato, ma sta a noi comprenderli , analizzarli e, poi, di trarne indicazioni , ed elementi per tracciare vie nuove al fine di avere un futuro di consapevolezza. La memoria è fondamentale per i giovani che vogliono analizzare e verificare ,in modo serio e autonomo, i fatti storici . La memoria deve, appunto, promuovere la conoscenza e non l’odio che distribuiscono , in quantità industriale, i sotto-panza del “PADRONE”.
Franco Leggeri- Brano da MURALES CASTELNUOVESI
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Franco Leggeri,Castelnuovo di Farfa(RI), piccole Storie dal Campo Profughi Granica – “Dicembre 1958. L’odissea di 70 profughi che vogliono lasciare l’Italia”. Sono ungheresi e cecoslovacchi e desiderano riparare in Svizzera. Le autorità elvetiche ne hanno però respinti 22 come “indesiderabili
Piaggio Valmara, 22 dicembre 1958. Settanta profughi ungheresi e cecoslovacchi sono i protagonisti di una penosa vicenda accaduta in questi giorni al confine tra l’Italia e la Svizzera. Essi, in più scaglioni, tra il 4 e il 14 dicembre avevano attraversato il confine a Piaggio Valmara sulla sponda nord-occidentale del Lago Maggiore, diretti in Svizzera. Si trattava di diciannove adulti e cinquantuno tra ragazzi e bambini. Erano stati ospiti e provenivano dal campo profughi di Farfa Sabina provincia di Rieti. Erano poi riusciti a procurarsi vecchie automobili e qualche roulotte.
Muniti di tutti i documenti, sia personali che dei veicoli, si erano presentati a più riprese al posto di frontiera di Piaggio Valmara. La sera del 14 dicembre tutti i settanta profughi si trovavano in territorio elvetico. Due giorni dopo, ahimè, un funzionario della polizia svizzera ne accompagnò ventidue, fra grandi e piccini, allo stesso posto di confine “ perché ritornassero donde erano venuti “. Le autorità Italiane li fecero salire sui camion e li rimandarono verso il confine elvetico, ma anche questa volta i gendarmi svizzeri sbarrarono il passo agli automezzi. Il giorno 17 il commissario di frontiera italiano, non si sa se in veste ufficiale o a titolo personale, andò a parlamentare con le autorità federali. Gli fu comunicato allora che i “22 profughi” rispediti in Italia, erano considerati “indesiderati “ e che anche gli altri 48, già sul suolo svizzero, avrebbero avuto la stessa sorte e, quindi, riaccompagnati al confine. Il commissario di Pubblica Sicurezza italiano mise allora le mani avanti dicendo che :” Per quelli che erano già rientrati in territorio italiano poteva andar bene, ma per gli altri non li avrebbe accolti se non avere prima sentito le autorità italiane. Perciò la questione fu affrontata dai ministeri degli Esteri del due Paesi.
P.S.Theodor Veiter:”Che cos’è una migrazione forzata?
Colui che non fuggendo dalla propria terra si troverebbe esposto a persecuzioni di natura personale, politica, etnica, religiosa o economica, o verrebbe costretto a vivere in un regime che lo rende senza patria nella propria patria di origine, non compie volontariamente la scelta dell’emigrazione”.
Ricerca Storica Campi profughi in Sabina-A cura di Franco Leggeri-Piccole Storie dal Campo Profughi Farfa Sabina.Bibliografia- Ricerca in Archivi e Biblioteche varie
L’ordine pp. 88-89,225-L’Italia Libera del 25 settembre 1943.D.Sensi, “pagine partigiane”, in Corriere Sabino del 15 aprile del 1945. G.Allara, “ Dopo Anziao: la battaglia del Monte Tancia”, in Aa.Vv., La guerra partigiana in Italia, Edizioni Civitas, Roma 1984, pp.66 e 67. Musu-Polito, Roma ribelle, pp. 114-115. Bentivegna-De Simone, Operazione via Rasella…., pp 89-90., Roma e Lazio 1930-1950.., pp.542,545. Piscitelli, Storia della Resistenza.., pp.325,326,327
Giuseppe Mogavero- La resistenza a Roma-1943-1945-Massari Editore
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Franco Leggeri,I tetti di Castelnuovo di Farfa, il mio Dedalo
“…..Scoprire, o riscoprire Castelnuovo, cercando di aver gli occhi disincantati, mi permette comunque di vederne l’anima del mio Dedalo la più popolare, la più vissuta dalla gente comune. Scopro e riscopro, nuovo punto di vista, dopo tanti anni i vicoli del mio “Borgo Dedalo”, dove ho trascorso l’infanzia e la mia giovinezza che, nell’età dell’incoscienza, appare eterna. Se da adulti, in modo crudo, ci rendiamo conto che la vita passa in fretta, ci consola il pensiero che l’eterno rimane non nella materia, ma nelle vibrazioni, nelle sensazioni che aleggiano intorno a noi e che percepiamo secondo la nostra sensibilità e i nostri stati d’animo.
Ora, osservando i tetti, vale la pena ricordare e raccontare e magari riflettere su queste nuove sensazioni che danno i tetti di Castelnuovo. Quante cose sono cambiate in queste vie , tante persone ,attori nella mia fanciullezza, non esistono più, altre sono invecchiate e altre ancora sono lontano altrove a cercare una vita diversa . E’ strano cercare dai tetti, di aprirli, e vedere, nei ricordi, le persone che abitavano la casa, scoprire l’atmosfera, rivivere gli stati d’animo con occhi diversi, con esperienza ,“lunga esperienza della vita”, reinventare ed animare anche i più piccoli dettagli del quotidiano la vita semplice e minimalista di una volta.
Vedo le vie di Dedalo là dove diventano più ripide, più strette , gli incroci e giù per i vicoli e scalette e ancora piccoli cortili e scale buie, soprattutto d’inverno. Nel mio paese, nel mio Dedalo ora sono cambiate molte, moltissime cose forse troppe .Sono cambiate le persone, le case, anche le storie non sono più le stesse. Ma il “Borgo Dedalo” , il mio Castelnuovo , quello carico di storie scritte su di epigrafi marmoree “inchiodate” nella mia anima. Queste storie, immutabili e solide, che parlano e raccontano alla mia memoria, come una canzone poetica infinita ,di un Castelnuovo tramontato per sempre. Il mio paese, Castelnuovo, il mio Dedalo è un posto così sconosciuto alla “nuova gente” che ora lo abita e lo “consuma” e che ne distrugge il verde e la sua storia. La “nuova gente” che non ha
l’abitudine di menzionarne il nome del mio Dedalo. La “nuova gente” non può ricordare la musica , dolci suoni, che uscivano da ogni porta , non può godere il trionfo delle emozioni e la purezza dei sogni che nascondono i cuori carichi di emozioni che creano le case del “mio paese….” .
…………………………………………..
Se Castelnuovo si legge come uno spartito musicale ……
………….ed è così che da quelle porte sarebbe uscito il suono di un pianoforte o un di violino o di un’arpa o di una batteria, in un trionfo di suoni, braccia aperte e cuori vibranti, e palpitante di emozioni.
Questo è il mio sogno più puro.
Un sogno che tengo ancora nascosto da qualche parte dentro di me, ma al quale ho smesso di credere.
A Castelnuovo è amministrato il razzismo ed è ancora in uso , forte consumo, il filo spinato che traccia il confino e i confini per gli esclusi.
Le vibrazioni dell’anima sono respinte da un muro di odio.
“ipocrisia, incapacità, odio e degrado morale.”
È questo l’inno, la lugubre nenia , che cantano e suonano gli assassini della Libertà.
La mia musica, quella che scrive la mia penna,
La musica che scrivo sul foglio bianco è in cerca dei tasti bianchi e neri.
Si ferma ad ascoltarmi e mi accarezza i capelli.
Castelnuovo non regge l’odio e l’astio.
Castelnuovo che naviga nel cielo e vola, lo prego, aggrappato alla mia fantasia.
Castelnuovo le prime note,
i primi palpiti di cuore, i tanti circoli viziosi ,
sì, questi sono i pensieri per un’opera incompiuta.
I ricordi dei volti rigati
con lacrime , antiche, di dolore .
Castelnuovo non piangeva, ma non era triste, aveva capito.
Castelnuovo ,il suo volto specchio della dalla commozione…………………..
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Brani tratti dal libro di Franco Leggeri-Castelnuovo, la riva Sinistra del Farfa
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