san Francesco d’Assisi

Arte, Cultura e SpettacoliMarche

Fabriano-a Palazzo del Podestà-Andrea da Montefeltro. ARCANA-Il Leone del Nuovo Orizzonte

Nel cuore più autentico di Fabriano, là dove le pietre raccontano secoli di storia, si apre un varco tra tempo e materia. Nello storicoPalazzo del Podestà, uno dei luoghi storici più importanti dell’intera regione Marche, simbolo del potere comunale medievale e fulcro della vita cittadina sin dal XIII secolo, prende forma la mostra nazionaleARCANA – Il Leone del Nuovo Orizzonte, ospitata fino a fine marzo- Il Palazzo del Podestà, con la sua architettura severa ed elegante, testimone di decisioni, assemblee e destini intrecciati nei secoli, diventa oggi luogo di rivelazione e dialogo: uno spazio in cui la memoria storica di Fabriano – città della carta, del lavoro sapiente e del pensiero umanistico – incontra la forza simbolica della scultura su pietra.

ARCANA-Il cuscino di Amleto

L’evento è realizzato in collaborazione con il Comune di Fabriano, Visit Fabriano, Club UNESCO di Firenze e il gruppo AUSER di Fabriano, con il patrocinio della Provincia di Ancona, la mostra sarà sotto la direzione artistica di Annalisa Di Maria, tra i principali esperti di estetica rinascimentale e simbolismo leonardesco.

Le sculture diAndrea da Montefeltro– Premio Mondiale della Pace nell’Arte – nascono dalla pietra e parlano al presente con un linguaggio antico e universale. Forme solenni, attraversate da geometrie sacre, segni alchemici e riferimenti spirituali, evocano un dialogo profondo tra cielo e terra, tra scienza e mistero, tra l’uomo e la sua ricerca di senso. L’artista si muove come un alchimista della materia, capace di trasformare la pietra in pensiero, in visione, in silenziosa interrogazione.

Il percorso espositivo si intreccia idealmente alla storia francescana di Fabriano, rievocando il passaggio di San Francesco d’Assisi e il valore della semplicità, del gesto essenziale, del costruire con ciò che è vero e duraturo. In questo contesto, la pietra diventa fondamento e memoria, custode di un messaggio che attraversa i secoli.

L’evento si colloca tra le primissime tappe nazionali delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, assumendo il valore di un vero e proprio atto di memoria spirituale. In questo tempo sospeso, la mostra si fa eco di una sapienza antica, quella di chi costruisce sulla roccia, come insegna il Vangelo e come Francesco ha incarnato nella sua vita: una fede senza ornamenti, fondata sull’essenziale, sulla materia povera e sulla verità del gesto. La pietra, cuore pulsante dell’opera di Andrea da Montefeltro, diventa così simbolo iniziatico e fondamento sacro, corpo silenzioso che custodisce il tempo, la preghiera, il cammino. Fabriano si trasforma in soglia e rifugio, luogo di ascolto e rivelazione, dove l’arte non rappresenta il sacro ma lo riattiva, lo rende nuovamente presente.

ARCANA – Il Leone del Nuovo Orizzontenon è soltanto una mostra, ma un’esperienza immersiva e contemplativa. È un invito a rallentare, ad ascoltare il tempo inciso nella materia, a lasciarsi guidare dalla forza simbolica dell’arte. Un appuntamento che trasforma Fabriano in un crocevia culturale e spirituale, dove la grande tradizione storica della città dialoga con una visione artistica proiettata verso nuovi orizzonti interiori. Un evento imperdibile per appassionati d’arte, studiosi e viaggiatori dell’anima.

Fabriano– Palazzo del Podestà

Apertura:24/01/2026

Conclusione:30/03/2026

Organizzazione:Comune di Fabriano

Curatore:Annalisa Di Maria

Indirizzo:Piazza del Comune – 60044 Fabriano (AN)

Inaugurazione: Sabato 24 gennaio 2026, ore 17.00

Orari: sabato e domenica 11.00-12.30 e 15.00-18.00

Per info: info@andreadamontefeltro.it | +39 3888274551

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Roma-Educare alla pace. Alla Sapienza la prima Conferenza nazionale delle Scuole di Pace

Roma-Venerdì 16 e sabato 17 gennaio, Sapienza accoglie e organizza, insieme alla Fondazione PerugiAssisi, laConferenza nazionale delle Scuole di Pace, la prima a riunire in un unico appuntamento, tutte le principali reti italiane impegnate nell’educazione alla pace, dall’infanzia all’università.

BANDIERA della PACE

L’iniziativa, pensata per sostenere la crescita professionale dei docenti impegnati nell’educazione civica alla pace, vedrà la partecipazione di300 dirigenti scolastici, docenti, professori universitari, dottorandi ed esperti, provenienti da 156 scuole di 116 città e 18 regioni italiane.

Ad aprire i lavori sarà una delegazione di alunni e studenti insieme alla Rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni.

Antonella Polimeni Rettrice – Sapienza Università di Roma

“Accogliendo la Conferenza nazionale delle Scuole di Pace, Sapienza rinnova un impegno quotidiano per la pace intesa come oggetto di studio, di ricerca e di responsabilità civile – dichiara larettrice Antonella Polimeni– Una pace positiva, fondata sul sapere scientifico e sull’educazione, capace di incidere concretamente sulla vita delle persone, sulle relazioni sociali e sulle istituzioni. L’università è il luogo in cui la pace può essere pensata, insegnata e praticata come competenza, come cultura e come progetto collettivo, dalla scuola dell’infanzia fino alla formazione universitaria e alla ricerca avanzata. Per questo Sapienza è impegnata, insieme alle reti nazionali delle Scuole e delle Università per la Pace, nella costruzione di percorsi formativi che rendano docenti ed educatori protagonisti consapevoli di questo processo, ‘ripetitori’ di un messaggio che solo diventando quotidiano può trasformarsi in pace reale, tra le persone e tra le istituzioni che esse compongono.

Questa due giorni –prosegue la Rettrice– rappresenta un punto di arrivo e insieme di ripartenza: un’alleanza tra scuola, università ed enti locali per affermare che solo costruendo una cultura condivisa della pace è possibile contrastare la cultura della violenza e della guerra e progettare un futuro più giusto, solidale e pacifico”.

“Sbellichiamoci! cioè ridiamo a crepapelle e smettiamo di fare le guerre!”, è il claim lanciato dall’artistaAlessandro Bergonzoniche interverrà alla Conferenza e che ha fornito lo spunto per il titolodi questa edizione e per il programma nazionale di educazione civica alla pace.

Per la prima volta siederannoallo stesso tavolo quattro grandi reti nazionali: la Rete Nazionale delle Scuole per la Pace, la Rete delle Università per la Pace (RUniPace), il Dottorato di interesse nazionale in Peace Studies e il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani. Un’alleanza inedita che mira a costruire una strategia comune e continuativa di educazione alla pace nel sistema formativo italiano.

Nell’ottavo centenario di San Francesco d’Assisi, la Conferenza lancerà anche il programma nazionale “Sui passi di Francesco”, dedicato alla riscoperta, oltre gli stereotipi, dell’attualità del messaggio del Santo come autentico costruttore di pace e fraternità.

Durante l’evento sarà inoltre consegnata alla Rettrice della Sapienza laLampada della Pace di Assisi, gesto simbolico che darà avvio alGiro d’Italia per la Pace, un progetto realizzato in collaborazione con l’ANCI per fare di ognicittà un cantiere e una scuola di pace.

“La scommessa – dichiaranoAlessandro SaggioroeFlavio Lotti, coordinatori della Conferenza – è creare un dialogo stabile tra istituzioni, reti e organismi diversi e far crescereuna comunità di professionisti “esperti”,immersi nella storia e nel tempo presente.”

L’evento vuole offrire anche un contributo concreto al percorso di attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile e del patto per il futuro delle Nazioni Unite e rappresenta un passaggio importante dell’impegno dell’Ateneo per la pace, nell’ambito della rete delle Università italiane per la Pace e come iniziativa di Terza missione. 

La conferenza si configura come Corso di formazione, aggiornamento e ricerca valido per la formazione in servizio dei docenti delle scuole di ogni ordine e grado.

Sapienza Università di Roma


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T (+39) 06 49910035
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A Tolentino un viaggio dall’Italia alla Cina con ‘Il Cantico di frate Sole’

Tolentino -(ACI Stampa). Articolo di Simone Baroncia -“Nell’ultima strofa del Cantico: ‘Laudato si’, mi Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullo homo vivente pò skappare’  Fratello Francesco ci ricorda che ogni esistenza umana ha un significato eterno, che ogni vita è preziosa. Per questo motivo il Centenario del Transito si presenta come un potente annuncio di vita e di speranza, proprio quando siamo agli sgoccioli dell’Anno Giubilare della Speranza: in una sorta di passaggio di testimone, il Transito di Francesco non è un tramonto, ma un’aurora: l’alba di una presenza che da otto secoli continua a illuminare il cammino dell’umanità secondo il cuore di Dio manifestato nel Vangelo del Signore Gesù”: questo è stato il messaggio del ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori, fraMassimo Fusarelli, a chiusura dell’incontro internazionale ‘Il Cantico di frate Sole. Dall’Italia medievale alla Cina: storia, scambi culturali e traduzioni’,  promosso dal Comitato ‘Beato Tommaso da Tolentino’ insieme alla Fondazione internazionale ‘Padre Matteo Ricci’, all’Università di Macerata, alla Pontificia Università Antonianum e all’Università Ca’ Foscari di Venezia, svoltosi a Tolentino, in provincia di Macerata, nell’ultimo giorno di ottobre.

Nel saluto iniziale l’ dell’arch.Franco Casadidio, presidente del Comitato ‘Beato Tommaso da Tolentino’, ha sottolineato le finalità del convegno che “intende esplorare il dialogo tra spiritualità francescana e cultura cinese, tracciando un percorso affascinante che dal cuore dell’Umbria e delle Marche giunge fino alla Cina, seguendo le tracce del messaggio di san Francesco.

Il Cantico è una lode a Dio ed alle sue creature che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l’immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fraternità fra l’uomo e tutto il creato, che molto si distanzia dal distacco e disprezzo per il mondo terreno: la creazione diventa così un grandioso mezzo di lode al Creatore”.

Dopo i saluti del sindaco della città,Mauro Sclavi, e del vescovo della diocesi di Macerata, mons.Nazareno Marconi, e l’introduzione musicale a cura della ‘Compagnia delle Laudi’ diretta dal maestro p.Lorenzo Del Bene, con un breve inquadramento storico del prof.Dario Grandoni, presidente della Fondazione internazionale ‘Padre Matteo Ricci’, p.Lorenzo Turchi, docente alla Pontificia Università Antonianum di Roma, ha affrontato l’origine ed il significato del testo sacro con l’intervento ‘La nascita del Cantico di Frate Sole’: “Il Cantico è una lode a Dio ed alle sue creature che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l’immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fraternità fra l’umano e tutto il creato, che molto si distanzia dal distacco e disprezzo per il mondo terreno: la creazione diventa così un grandioso mezzo di lode al Creatore”.

Mentre il prof.Roberto Lambertini, docente all’Università di Macerata, ha analizzato il contesto storico e religioso con ‘Laudato sì, mi Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore: Francesco e i Frati Minori di fronte ai conflitti della società medievale’, incentrando la riflessione sulla capacità dei francescani di ‘pacificare’ i dissidi all’interno delle città. Però l’intervento più atteso, che getta un ponte tra Occidente e Oriente, è stato quello della dott.ssaRaissa De Gruttola, ricercatrice all’Università Cà Foscari di Venezia, che con la relazione ‘Esperienze di traduzione del Francescani in Cina e la versione contemporanea del Cantico di Frate Sole’, ha illustrato come i missionari francescani abbiano operato in Estremo Oriente e come il celebre inno di san Francesco sia stato recepito e tradotto nella lingua e cultura cinese, arrivando fino ai giorni nostri con una traduzione di fra Taddeo Gao, pubblicata nel 2024.

Al termine del convegno abbiamo chiesto alla dott.ssaRaissa De Gruttoladi raccontare il motivo per cui il Cantico delle Creature è stato tradotto in cinese: “I francescani sono stati i primi missionari cattolici ad arrivare in Cina nel XIII secolo e per molti secoli si sono dedicati alla scrittura di altri testi adatti per l’evangelizzazione. Nello scorso secolo è stato tradotto un corpus di testi francescani, tra cui anche il Cantico delle Creature”.

Quali sono state le esigenze che hanno portato a questa traduzione?

“Sicuramente l’esigenza principale è stata quella di far conoscere questo testo molto importante per i francescani anche in lingua cinese”.

Come è stato accolto in Cina?

“In Cina è considerato un testo molto importante per i cristiani e per i laici vicini agli ambienti francescani è un testo molto apprezzato”.

Esistono differenze tra il testo originario e la traduzione in cinese?

“La traduzione cinese è molto fedele ed aggiunge qualche parola solo per spiegare passaggi ‘poco chiari’ per la cultura cinese. E’ interessante che per indicare la parola ‘creature’ viene usata una parola cinese, molto usata nei testi classici cinesi, che significa tutto ciò che esiste che esiste sulla terra”.

Interessante è stata anche l’introduzione musicale della ‘Compagnia delle Laudi’, diretta dal maestro p. Lorenzo Del Bene, eseguendo alcune lauda tratte dal ‘Laudario Cortonese’: perché esso è così importante?

“Il Laudario Cortonese rappresenta il primo documento scritto in lingua volgare, che ha anche una notazione musicale. Quindi per la prima volta possiamo vedere non solo i testi dei componimenti, ma anche una linea melodica, che deve essere anche interpretata, però ci può dare un’idea di come poteva essere la melodia di questi canti”.

Per quale motivo i francescani avevano scelto le laudi per comunicare?

“La lode faceva parte dell’esperienza di san Francesco e quindi dell’esperienza di tutti i francescani: la lauda era un canto di lode. Basta pensare al Cantico delle Creature, che può essere considerato la prima lauda francescana: lodare Dio attraverso il creato e quindi attraverso la creazione che ha fatto san Francesco. Si può lodare Dio anche con la musica”.

Cosa significa riportare ‘in scena’ queste laudi?

“Significa riprendere (o tentare) questo spirito sia con queste melodie, che comunque sono sempre suggestive e ci rimandano ad una profondità semplice ma bella; allo stesso tempo riprendere lo spirito di san Francesco, perché, sebbene siano trascorsi molti secoli, lo spirito umano è sempre quello di sentire il bisogno di lodare Dio in tutto quello che facciamo ed anche attraverso il creato”.

Infatti le laudi si sono tramandate fino ai giorni nostri anche grazie a molti compositori:perché c’è stata questa continuità nei secoli?

“Questa continuità dipende dalla semplicità e dal messaggio, che non si è perso durante il corso dei secoli; magari ha cambiato stile ed ha cambiato modo di essere proposto, ma si è sempre mantenuto attuale. Anche mons. Frisina si è cimentato nei canti francescani ed anche tanti autori contemporanei hanno fatto alcuni arrangiamenti. Oggi la sfida grande è quello di musicare di nuovo il Cantico delle Creature, che è scritto come testo, ma purtroppo la musica è andata perduta. Tanti autori musicali si sono cimentati a mettere in musica questa splendida laude”.

Ed uno di questi è stato Angelo Branduardi: “Qualche anno fa anche lui ha composto l’album ‘L’infinitamente piccolo’,  in cui si è basato quasi totalmente sulle fonti francescane; è stata un’esperienza molto bella. Quindi grandi cantautori si sono confrontati sulla bellezza di san Francesco, che veramente conquista proprio tutti”.

Fonte -ACI Stampa-Articolo di Simone Baroncia

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Lazio

Rieti-Arezzo “Da Greccio a La Verna con San Francesco d’Assisi verso il Giubileo”: un viaggio di fede e cultura

Da Rieti ad Arezzo. L’attenzione nazionale del francescanesimo avrà quest’anno La Verna come sua capitale spirituale. Ma anche le istituzioni stanno collaborando tra di loro affinchè gli anniversari ottocentenari francescani siano un unico grande momento per l’Italia per onorare San Francesco d’Assisi.

“Da Greccio a La Verna con Francesco verso il Giubileo” è l’iniziativa che l’associazione nazionale Città dei Presepi propone verso l’ottocentenario delle stimmate con l’approssimarsi alla data del 17 settembre. L’appuntamento è per sabato 25 maggio ad Arezzo nella basilica di San Domenico. Con inizio alle ore 14,30 si terrà, nel luogo dove è contenuto il crocifisso di Cimabue, il passaggio istituzionale del testimone negli anniversari tra Greccio e La Verna.

Per l’occasione saranno presenti le delegazioni dai due paesi guidate dai rispettivi sindaci, Emiliano Fabi per Greccio  e Giampaolo Tellini per Chiusi della Verna. L’importanza istituzionale è confermata dalla presenza del Presidente del Consiglio Regionale della Toscana Antonio Mazzeo e dell’invito a partecipare rivolto alle amministrazioni comunali della provincia di Arezzo.

“La figura di San Francesco è quanto mai attuale nel proporci uno stile di vita sobrio, un’attenzione verso la natura, ma soprattutto per il suo rinnovato invito al dialogo e alla pace. Specie in questo particolare momento storico in cui, usando le parole di Papa Francesco, «la terza guerra mondiale a pezzi è un conflitto globale e il mondo è attraversato da un crescente numero di conflitti”. – Spiega Mazzeo. “Gli anniversari ottocentenari francescani sono un’occasione per riscoprire i luoghi di san Francesco in Italia, come un viaggio che unisce Greccio, La Verna ed Assisi, per poi aprirsi a tanti altri comuni fino a diventare occasione per riscoprire i territori della Toscana attraverso nuove forme di turismo sostenibile”.

Rieti ad Arezzo- La-tessera-delle-stimmate-San-Francesco-presepe-di-mosaico-con-Michele-Serena-

E per la pace nel mondo sarà rivolto un appello e una preghiera durante il pomeriggio.

Seguirà un momento culturale che interessa il capoluogo e molte cittadine della provincia. Il vescovo della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro mons. Andrea Migliavacca presenterà il libro di Federico Andreini “San Francesco: iconografia delle stimmate. Viaggio in terra d’Arezzo”. Nella sua nota all’interno del volume il vescovo spiega come “a partire dal santuario della Verna si moltiplicano e si diffondono i segni della devozione e della spiritualità legate alla stimmate di Francesco, segnando luoghi spirituali, espressioni di arte, preghiera popolare. Il libro è utile strumento per mettersi in cammino, sulle tracce della memoria delle stimmate di San Francesco, ritrovandone raffigurazioni e rappresentazioni che l’arte, nelle sue diverse espressioni, ha saputo raccogliere e esprimere. Sarà un cammino in terra aretina, cortonese e biturgense per scoprire tesori di spiritualità e memoria di fede vissuta, diventando stimolo per il pellegrino o il visitatore a lasciarsi toccare dalla testimonianza di San Francesco e dalla forza delle sue ferite”.

Il terzo momento è la presentazione degli appuntamenti principali del festival Francesco 4.0  che si svolgerà da giugno a settembre a La Verna e organizzato da Città dei Presepi. Saranno proposte iniziative artistiche, culturali, di tradizione e di devozione che coinvolgeranno associazioni e istituzioni da tutta Italia. Tra le proposte rivolte a gruppi e movimenti e a chi vuol fare un’esperienza di pellegrinaggio, ecco un itinerario in sette tappe per arrivare attraverso un suggestivo cammino nel bosco alla portata di tutti, muniti di una specifica credenziale, dalla chiesa parrocchiale di San Michele di Chiusi della Verna, fino al santuario.

Pellegrinaggio che interesserà anche le Misericordie e i volontari che vi operano con un apposita e specifica giornata dedicata. Per la parte artistica saranno proposte da parte dell’Unione Cattolica Artisti Italiani una serie di mostre: la vita di San Francesco interpretata ai nostri giorni, una mostra sugli angeli, una via crucis contemporanea e un approfondimento artistico per raccontare oggi il legame tra Firenze e La Verna. Tra le manifestazioni più attese la rappresentazione della donazione del monte Verna a San Francesco da parte del conte Cattani, organizzata dalla Pro Loco Verna, la mostra dei presepi pasquali e dei presepi del giubileo.

La presenza di Pietro Berti, responsabile del turismo religioso della Repubblica di San Marino permetterà di riannodare i fili francescani tra l’Adriatico e la provincia di Arezzo. Un lavoro già iniziato insieme a Città dei Presepi nello scorso natale e che sta continuando. La Repubblica inoltre sta lavorando per far riconoscere le vie di Francesco come itinerario culturale europeo.

Ma come sarà rappresentato il “testimone istituzionale” che arriverà ad Arezzo e poi alla Verna e che sarà il segno degli anniversari francescani nel paese interessato?

Si tratta della figura di San Francesco realizzato di mosaico fronte retro alta circa due metri, con tessere di smalti di vetro veneziano opachi usate per la veste e gli incarnati e trasparenti con oro mosaico nell’aureola. Un’opera notevole che arriva dal Friuli Venezia Giulia e fa parte del presepe di mosaico di Spilimbergo (Pordenone). L’artista è Alessandro Serena  autore dei bozzetti dei cartoni e di molte parti delle figure del famoso presepio. Ha realizzato la Natività di Mosaico per l’aula Paolo VI in Vaticano nel Natale 2023, ottocentenario dell’invenzione del primo presepio da parte di san Francesco.

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Mondo

Città del Vaticano -In Asia al via la “Rete francescana per la pace e l’ecologia integrale”

Città del Vaticano- 05 maggio 2024-Mettere sempre più al centro dell’azione pastorale e sociale, nei diversi contesti del continente asiatico, l’attenzione alla pace e all’ecologia integrale, secondo lo sguardo e la prospettiva spirituale di Francesco d’Assisi: con questo obiettivo è nata la “Rete francescana per la pace e l’ecologia integrale in Asia”, su iniziativa delle conferenze dei Frati minori presenti in Asia. Ne dà notizia l’agenziaFides.

Riunitisi a Manila nei giorni scorsi, i ministri provinciali, i custodi e i presidenti delle Fondazioni, insieme con i segretari per la formazione, per le missioni e l’evangelizzazione, e con gli animatori delle Commissioni “Giustizia e pace”, incontrando il ministro generale fra Massimo Fusarelli, hanno presentato la proposta di una Rete Francescana per la Pace in Asia: negli incontri degli ultimi anni – si è detto – è aumentata la consapevolezza delle problematiche in Asia e in Oceania, riconoscendo che l’impegno francescano può essere prezioso e offrire  opportunità di evangelizzazione nelle diverse società.

Missione di pacificazione e riconciliazione

I religiosi presenti – spiega ancoraFides– hanno sostenuto e appoggiato il progetto della Rete Francescana per la Pace in Asia, arricchendolo e offrendo modi per renderlo operativo: con la sua approvazione ufficiale, inizia ora il processo di articolazione di questa Rete, a partire dalle forze e dalla fraternità francescana  esistenti nelle diverse aree dell’Asia e anche dell’Oceania. Esiste un rapporto dinamico tra l’attività missionaria e lo sforzo di costruzione della pace nel contesto dell’Asia e dell’Oceania, ha rimarcato fra Gregorio Lino Redoblado, OFM, ministro provinciale nelle Filippine, dicendo: “Come francescani, qui in Asia, dove ci sono evidenti differenze culturali e religiose, divisioni, conflitti e violenze, dovuti alla disuguaglianza economica e allo sfruttamento ecologico, la nostra missione è la pacificazione e la riconciliazione”

Ispirati dagli appelli del Papa

L’ispirazione per creare la nuova Rete – che contribuirà a coordinare l’opera delle comunità francescane in Asia – viene dal pensiero e dagli appelli specifici rivolti da Papa Francesco al mondo francescano: sono punto di riferimento i tre documentiEvangelii gaudium(2013),Laudato si’(2015) eFratelli tutti(2020), al fine di essere “una presenza realmente fraterna tra i diversi popoli dell’Asia”. L’orizzonte è quello  scritto nel primo paragrafo della Laudato si’: “La nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo la nostra esistenza”. I francescani in Asia si sentono chiamati a costruire la fraternità e l’amicizia sociale “perché san Francesco, che si sentiva fratello del sole, del mare e del vento, sapeva di essere ancora più unito a coloro che erano della sua stessa carne”.

Iniziativa sinodale

In tal senso la Rete è un’iniziativa sinodale, in quanto rimarca l’urgenza di “un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia”, dicono i frati, che potrà allargarsi e coinvolgere  ogni uomo e ogni donna di buona volontà, secondo una  dinamica di sinodalità, fatta di “ascolto e discernimento”. La rete potrà svolgere opera di advocacy e interventi concreti in tutte le situazioni in cui la pace è completata, i diritti umani negati, la “Casa comune” violentata, i poveri sfruttati o emarginati e, per questo, potrà giovarsi della cooperazione con organizzazioni internazionali come l’Ong “Franciscan International”.

Il progetto Oikos

Nella sua costituzione, la Rete asiatica ha guardato all’esperienza di realtà già esistenti come la “Rete Francescana del Mediterraneo”, nota per il suo progetto “Oikos” (“Casa”), avviato da cinque anni fa a Taranto (Italia),  città ferita dal punto di vista ambientale e sociale, con lo specifico obiettivo di avviare un percorso sull’ecologia integrale per tutto il Mediterraneo. Il progetto Oikos coinvolge università, imprese, monasteri, giovani, centri culturali, per rendere davvero il Mediterraneo una “casa comune”. Con lo stesso spirito la nuova Rete muove i primi passi nel vasto continente asiatico.

Fonte -Vatican News del05 maggio 2024

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Chiesa valdese-Gli 850 anni del movimento valdese

«Una delle ragioni dell’attenzione da parte dell’opinione pubblica italiana nei confronti dellaChiesa valdese(basti pensare alle scelte dei contribuenti per l’8permille,ndr) è la costanza nel ricordarsi gli ideali delle origini, punto di riferimento per oggi e per il futuro. Origini di un tempo lontano, quello delXIIsecolo, evocate a partire dal nome che la contraddistingue, “valdese” appunto, che richiede d’esser spesso spiegato e raccontato», dice aRiformail pastoreEugenio Bernardiniche coordina la Commissione incaricata di occuparsi di coordinare e promuovere gli eventi che caratterizzeranno il2024, scelto per commemorare gli 850 anni del movimento valdese.

«Valdo, mercante vissuto a Lione verso la fine del 1100(antesignano di Francesco d’Assisi, decise di spogliarsi dei suoi beni per vivere in povertà come Gesù,ndr), ancora oggi ispira ideali attuali anche per i cittadini italiani nonostante il disinteresse crescente per il fatto religioso. Il primo “ideale” – prosegue Bernardini – risiede nel fatto che il cristianesimo è tale nella misura in cui si fonda sull’insegnamento biblico, sul messaggio di Gesù, sul suo esempio e a partire dalla sulla sua vita. Dunque, non solo sulla tradizione della chiesa. Il secondo “ideale” risiede nella libertà, ossia nel fatto che ogni credente ha il dovere, in libertà, di testimoniare e predicare l’Evangelo: la chiesa non è una questione meramente ecclesiastica, ma è una questione laica, che riguarda tutte e tutti. Un terzo “ideale”, che spesso colpisce l’opinione pubblica è quello che ci è stato tramandato proprio da Valdo e dal suo movimento e che oggi ancora ci appartiene: il fatto che già allora come oggi la chiesa dovesse esser povera e che dovesse fondare la sua forza non nel bene materiale ma in quello supremo contenuto nel messaggio evangelico, definendo così una netta separazione tra il potere politico e quello spirituale della fede. Un anniversario per una chiesa cristiana non è l’occasione per autocelebrarsi, ma è l’occasione per riflettere e progettare il futuro con rinnovata fedeltà al messaggio evangelico. Come diceva il filosofo Mario Miegge, l’interesse per la storia non è tanto per la storia in sé,  ma per la coscienza che ne deriva».

Fra il 1173 e il 1174 Valdo, leggendo approfonditamente la Bibbia, prese una decisione che cambiò non solo la sua esistenza ma quella di tanti altri che decisero di seguire il suo esempio. Fu l’inizio del movimento valdese. Con l’adesione alla Riforma nel 1532 nascerà poi quella che ancora oggi conosciamo come la Chiesa valdese, che, dopo il Patto d’integrazione del 1975, divenne Unione delle chiese metodiste e valdesi.  

«La decisione di Valdo di Lione, quella di vivere in povertà e di predicare l’evangelo, fu un momento storico di grande portata e capace di dar  vita a un movimento che attraverso i secoli è riuscito, trasformandosi e “riformandosi” a lasciare tracce anche nell’Europa che oggi conosciamo», ricorda la pastora valdeseErika Tomassone, vicemoderatora della Tavola valdese, l’organo esecutivo delle chiese metodiste e valdesi. 

«In diversi luoghi del mondo(Francia, America Latina, Germania, Svizzera)si stanno preparando per il 2024diversi momenti celebrativi – prosegue –. Eventi non preconfezionati: tutte, tutti,  infatti, possono prendere in piena autonomia, la decisione di organizzare eventi legati al proprio territorio per celebrare l’anno commemorativo di un movimento che nel nostro territorio ha avuto impatti diversi: pensiamo alla Calabria, che ha visto sorgere le sue prime comunità valdesi nel tardo medioevo o alle persecuzioni subite nel tempo; insomma, si tratta di raccontare la geografia delle migrazioni di allora, guardare la geografia di oggi, passare tra i sentieri di montagna di allora sino alle autostrade di oggi. Un viaggio che ci ricorda i colportori» – quei valdesi che a fine 800 distribuivano le Bibbie utilizzando carretti di legno.

«Il tema di fondo – riprende Tomassone – credo possa essere proprio la libertà, o meglio la declinazione di libertà di cui ci siamo sempre fatti portatori. “Valdesi in movimento” non è un mero slogan. La nostra è una storia fatta di tanti spostamenti, volontari, forzati, in cui abbiamo sempre portato, custodito e difeso la nostra fede. Le storie e i racconti famigliari, quelli del passato, le migrazioni stesse ci aiutano ancora oggi a leggere la storia, a definire una geografia diversa, e a comprendere il passato per definire il nostro presente. A custodire consapevolmente la memoria. In tempi moderni siamo stati percepiti come un movimento anticlericale, oggi come chiesa sociale e culturale, qualcuno in passato ci ha cercati poi allontanati e poi di nuovo avvicinati, alcuni grazie alla lettura della Bibbia come nella traduzione di Diodati».

Ma di certo, ricorda infine Tomassone, «oggi la nostra è una chiesa intergenerazionaleche riunisce persone diverse tra loro per passato ed esperienze, e oggi, più ancora che nel passato, siamo una chiesa fatta da persone ancor più diverse da quel che ci si poteva immaginare anche solo quarant’anni fa. In quest’avventura di condivisione della fede, oggi si associano persone che giungono da altri continenti, anche non valdesi provenienti da famiglie di chiese mondiali riformate. Questo modo di “essere chiesa insieme” è legato a mio avviso a una parola chiave: inclusione. Molte anime si sono avvicinate al movimento valdese nel tempo e sappiamo bene, come ricorda anche la Bibbia, che unire non è mai cosa facile. È questa è la sfida di oggi: essere chiesa insieme malgrado le diverse teologie e malgrado i diversi modi di pregare e di intendere la società. I valdesi sono in un certo senso un buon esempio di teologia pratica dell’inclusione».

La Chiesa valdese e la Fondazione Centro culturale valdese (Ccv) hanno dunque in cantiere diversi progetti(il 18 gennaio quelli del Ccv saranno presentati in conferenza stampa a Torino); un convegno promosso dalla Fondazione si terrà il 3 febbraio alla Casa valdese a Torre Pellice su «Eresie di ieri, eresie di oggi». Ma tutti gli appuntamenti degli “850 anni”, in continuo aggiornamento, sono consultabili sul sitowww.valdo850.org.

Fonte –Riforma.it

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