Sant’Agostino

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Il film biografico stasera in TV: “Sant’Agostino – Seconda parte” lunedì 2 settembre 2024

Il film biografico stasera in TV: “Sant’Agostino – Seconda parte” lunedì 2 settembre 2024 alle 20.55 su TV 2000 (Canale 28) –Sant’Agostino è un film televisivo diretto da Christian Duguay, composta da due puntate dalla durata di cento minuti ciascuna.Agostino d’Ippona è interpretato da Alessandro Preziosi e, per il periodo finale della sua vita, da Franco Nero.

È una coproduzione internazionale di Rai FictionLux VideRai Trade (Italia), Eos Entertainment (Germania) e Grupa Filmowa Baltmedia (Polonia) e fa parte del progetto “Imperium”. I produttori sono Matilde e Luca Bernabei. In Italia è stata trasmessa il 31 gennaio e il 1º febbraio 2010 in prima serata su Rai 1, ottenendo una media di circa 7 milioni di spettatori.

La vita di Agostino è raccontata con la tecnica del flashback, partendo dal 430, quando è l’ormai anziano vescovo di Ippona, cinta da assedio dai barbari vandali del re Genserico. Si ripercorre la sua adolescenza a Tagaste, piccola città dell’Africa romana, l’adesione al manicheismo, la conversione nella Milano di Ambrogio all’età di 33 anni, il rapporto con la madre Monica e la disputa con i donatisti che ebbe luogo a Cartagine nel 411 (Concilio di Cartagine). sant’agostino sant’agostino

Seconda puntata

A Milano Khalidà comprende di essere di peso per la carriera di Agostino e decide di allontanarsi da lui e dall’amato figlio. La straziante separazione da Khalidà, il rapporto con il vescovo Ambrogio e la scoperta delle ipocrisie della vita di corte suscitano in Agostino un tormento sempre più acuto, finché assiste, impotente, alla carica delle guardie dell’imperatrice contro i fedeli cattolici, tra i quali riconosce anche sua madre. La sua crisi giunge al culmine. Dopo una notte di angoscia e rimorso sente la famosa frase: “Prendi e leggi…” e, in un brano di San Paolo, trova la folgorazione e sotto gli occhi commossi della madre viene battezzato dal vescovo Ambrogio. Di lì a poco Monica morirà poco prima di ritornare a Tagaste.

Anni dopo la sua conversione, Agostino è diventato vescovo di Ippona. In questa veste convince il capo dei vescovi eretici donatisti ad indire un concilio che ponga fine al conflitto “fratricida” fra loro e i cattolici. Il vescovo donatista accetta solo a patto che la contesa venga arbitrata dal giudice Ilario, uomo incorruttibile e di provata onestà. Il concilio termina con la vittoria per i cattolici ma costerà ad Ilario la morte, ucciso da mano donatista. Solo ora scopriamo che il figlio di Ilario, è Fabio, quello stesso Fabio che si trova ora ad Ippona al fianco del tribuno imperiale Valerio, a contrastare l’esortazione alla pace del vescovo Agostino. Valerio è passato dalle parole ai fatti: si è posto alla testa di un gruppo di uomini in armi che tenteranno una sortita contro le truppe di Genserico che assediano la città. Prima di partire, Fabio rivolge un appassionato addio a Lucilla.

La spedizione si rivela un totale fallimento: i Vandali catapultano in città sacchi pieni delle teste di alcuni dei soldati di Ippona fatti prigionieri. Lucilla è sconvolta al pensiero di aver perso per sempre Fabio. Agostino decide di fare un ultimo disperato tentativo e, rischiando la propria vita, si reca da Genserico. Contro ogni previsione, riesce ad ottenere la libertà dei prigionieri in cambio della resa della città. Malgrado ciò molti cittadini preferiscono affidarsi a Valerio e aspettare l’arrivo della flotta romana. Agostino decide comunque di restare a Ippona e ordina che le casse dei suoi libri vengano sbarcate dalla nave papale per far posto a quanti scelgano di lasciare la città. Tra questi, anche Lucilla e Fabio, che Agostino unisce in matrimonio prima della partenza. Quella sera stessa la flotta romana viene completamente sconfitta e i Vandali invadono Ippona, mentre sulle mura in fiamme della città che Dio gli ha affidato Agostino vede allontanarsi la nave papale, con i suoi concittadini in salvo.

Mesi dopo, fra le rovine di Ippona, vediamo un bambino inoltrarsi nello studio saccheggiato del vescovo e cominciare a sfogliare uno dei suoi libri. Oggi l’esercito vandalo non esiste più. L’impero romano è solo un ricordo. Ma i libri di Agostino sono letti in tutto il mondo.

Regia di Christian Duguay

ConAlessandro PreziosiMonica GuerritoreFranco Nero

Fonte: WIKIPEDIA

Foto interna ed esterna:hhttps://www.facebook.com/Tv2000it/videos/santagostino-con-alessandro-preziosi-la-prima-parte-stasera-26-agosto-ore-2055-s/910956194194593/

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Il film biografico stasera in TV: “Sant’Agostino” lunedì 26 agosto 2024

Il film biografico stasera in TV: “Sant’Agostino” lunedì 26 agosto 2024 alle 20.55 su TV 2000 (Canale 28) –Sant’Agostino è un film televisivo diretto da Christian Duguay, composta da due puntate dalla durata di cento minuti ciascuna.Agostino d’Ippona è interpretato da Alessandro Preziosi e, per il periodo finale della sua vita, da Franco Nero.

È una coproduzione internazionale di Rai FictionLux VideRai Trade (Italia), Eos Entertainment (Germania) e Grupa Filmowa Baltmedia (Polonia) e fa parte del progetto “Imperium”. I produttori sono Matilde e Luca Bernabei. In Italia è stata trasmessa il 31 gennaio e il 1º febbraio 2010 in prima serata su Rai 1, ottenendo una media di circa 7 milioni di spettatori.

La vita di Agostino è raccontata con la tecnica del flashback, partendo dal 430, quando è l’ormai anziano vescovo di Ippona, cinta da assedio dai barbari vandali del re Genserico. Si ripercorre la sua adolescenza a Tagaste, piccola città dell’Africa romana, l’adesione al manicheismo, la conversione nella Milano di Ambrogio all’età di 33 anni, il rapporto con la madre Monica e la disputa con i donatisti che ebbe luogo a Cartagine nel 411 (Concilio di Cartagine).

Prima puntata

Ippona (Africa settentrionale), 430 d. C. Da mesi la città, provincia romana dai tempi di Cesare, è assediata dai Vandali guidati da re Genserico. Agostino – Vescovo di Ippona – ha la possibilità di fuggire a bordo di una nave inviata appositamente per lui dal Papa ma, nonostante le pressioni della nipote Lucilla, decide di restare accanto ai propri concittadini. Esorta il Consiglio della città a cercare una mediazione con gli assedianti, ma il tribuno imperiale Valerio si dimostra suo fiero oppositore: Roma non si piegherà mai dinanzi ai barbari. Al fianco di Valerio c’è anche il giovane centurione Fabio, anch’egli ostile ad Agostino, ma innamorato di Lucilla. Agostino, dilaniato dall’esortazione del Papa a mettere in salvo se stesso e i propri scritti, ripensa al proprio passato. E i suoi ricordi ci riportano a…

Tagaste, piccolo paesino agricolo nell’entroterra nordafricano. Agostino è un adolescente turbolento, indocile alle premure di sua madre Monica, che cerca inutilmente di trasmettere al figlio la propria fede cristiana. Più di ogni cosa, il giovane desidera diventare un grande avvocato, per primeggiare nei Tribunali dell’Impero. Per questo decide di recarsi a Cartagine e mettersi alla scuola di un vero principe del Foro, Macrobio. Nella grande città, Agostino vive ospite di un ricchissimo coetaneo, Valerio, che gli mette a disposizione una bellissima schiava, Khalidà. Gli anni passano e Agostino sembra realizzare i suoi sogni: diventa un grande oratore e ha a sua disposizione tutti i piaceri e i lussi che Cartagine può offrirgli. Ma tutto sembra crollargli addosso quando un imputato che lui aveva fatto scagionare pur sapendolo colpevole si macchia nuovamente di un terribile omicidio. In Agostino si apre così una profonda crisi di coscienza, che lo spinge a tornare da sua madre Monica assieme a Khalidà, l’unica donna che davvero ama. Con Monica affiorano vecchi e nuovi attriti che si placano con la nascita di suo figlio Adeodato.

Agostino sembra aver dimenticato il suo passato e vive una vita da semplice insegnante di provincia insieme alla sua famiglia, finché Valerio viene a cercarlo e riaccende le sue ambizioni: lo ha proposto come oratore alla corte imperiale di Milano per contrastare il potere del vescovo cattolico Ambrogio, inviso all’Imperatrice Giustina, di fede ariana. Trasferitosi a Milano, Agostino conquista immediatamente la corte. Ma la sfida con Ambrogio si rivela più difficile del previsto.

Regia di Christian Duguay

ConAlessandro PreziosiMonica GuerritoreFranco Nero

Fonte: WIKIPEDIA

Foto interna ed esterna:https://www.youtube.com/watch?v=thiuevxgbxY

La voce di tutti

Commento al Vangelo della Solennità della Trinità  di 2024 (26-5-2024)Mt 28,16-20 (Andate in tutto il mondo) Commento a cura di Padre EZIO LORENZO BONO

Vangelo della Solennità della Trinità  -Nei giorni scorsi mentre mi trovavo in Brasile ho riascoltato una canzone di una band che seguivo molto quando avevo vissuto in Brasile più di trent’anni fa. Il nome del gruppo di ‘rock brasileiro’ era “Legião Urbana” e il titolo della canzone “Antes das seis” o meglio conosciuta col titolo “Quem inventou o amor?” (“Chi ha inventato l’amore?”). L’iconico vocalista Renato Russo con una voce roca che tradiva la sua sofferenza degli  ultimi periodi della sua vita dopo essere stato colpito dall’AIDS, chiede varie volte:  “Chi ha inventato l’amore? Dimmelo per favore”.

Riguardo all’origine dell’amore esistono molti miti e leggende in ogni cultura. Forse il più affascinante è quello della “nascita di Eros” della mitologia greca narrato nel “Simposio” di Platone.  Si racconta che gli esseri umani originariamente erano creature androgine, con quattro braccia, quattro gambe e due volti e che Zeus, temendo il loro potere, e urtato dalla loro insolenza, li divise in due, condannandoli a cercare per sempre la loro metà mancante. Da allora ognuna di queste metà è alla ricerca della sua altra metà.  Nella mitologia greca posteriore, Eros non viene più visto come una forza primordiale ma è spesso rappresentato come il figlio di Afrodite, dea dell’amore e della bellezza, e di Ares, dio della guerra ed  è raffigurato come un giovane alato, spesso bambino, che scaglia frecce per far innamorare le persone. Ritroviamo gli stessi dei nella mitologica romana con i rispettivi Cupido, figlio di Venere e Marte.

Nel mito di Iside e Osiride, il più famoso della mitologia egizia, Iside la dea dell’amore era figlia della dea del cielo Nut ed del dio della terra Geb.

Anche   la dea dell’amore della mitologia atzeca Xochiquetzal aveva dei genitori, era figlia di  Tlaloc, il dio della pioggia e delle tempeste, e  di Chalchiuhtlicue, la dea delle acque e dei fiumi.

Le molte divinità dell’amore in diverse culture e mitologie hanno origine da qualcun altro.

Anche la scienza ha studiato l’amore attraverso varie discipline, tra cui la neurobiologia, la psicologia evolutiva e la sociologia, per comprendere meglio dove e come si origina l’amore. Molti ritengono che l’apparire dell’amore sia una questione di chimica.

II.

Per noi cristiani l’origine dell’amore non risiede in una divinità originata da qualcun altro, ma coincide con Dio stesso: la più grande definizione di Dio ce l’ha data San Giovanni quando ha detto che “Dio è Amore”.

L’ Amore per essere tale, ci insegna Sant’Agostino, implica che ci sia un circolo: l’amante (Dio Padre), l’Amato (il Figlio) e l’Amore (Lo Spirito Santo). Ma ognuna delle tre persone della Trinità è allo stesso tempo, amante, amato e amore.

La Trinità (che celebriamo oggi) è la conferma che l’Amore è generatività: dall’amore tra il Padre e il Figlio procede lo Spirito Santo. Sabato scorso (18-5-2024) Papa Francesco nel suo incontro sulla pace a Verona, disse a proposito del lavorare insieme che uno più uno fa tre, nel senso che non avviene solo una somma di  unità ma una moltiplicazione. Lo stesso possiamo dire della Trinità dove Uno più Uno fa Tre. L’amore è per sua natura generativo, l’amore genera amore, se non produce nulla, se è sterile non serve.

Quanto è meraviglioso il Dio in cui noi crediamo, che non è un Dio solitario come quello delle altre religioni monoteiste, ma un Dio che è comunità di tre persone, che è comunione. E noi siamo stati fatti a immagine e somiglianza Sua.

Quando due si amano, l’amore non rimane rinchiuso tra i due amanti altrimenti rinsecchirebbe in breve tempo, ma deve generare qualcosa al di fuori di sè, che può essere il figlio (biologico o adottato) o altre persone da amare, perché da ogni relazione d’amore si genera sempre qualcosa di nuovo: in amore uno più uno fa sempre tre.

III.

In conclusione.  A Renato Russo che chiede con insistenza “Chi ha inventato l’amore? Dimmelo per favore” io rispondo: Caro Renato, nessuno ha inventato l’Amore, perché l’Amore non è qualcosa che prima non esisteva e poi a un certo punto qualcuno lo ha inventato, ma è qualcosa che è sempre esistito ed è Lui, l’Amore che ha inventato poi tutto il resto. Eccoti svelato il mistero: L’Amore è Dio stesso, quell’ “Amore che muove il cielo e le altre stelle”. La Trinità ci insegna una nuova logica, la logica matematica dell’amore. Vediamo se l’avete imparata: quanto fa uno più uno?

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