Striscia di Gaza a Jabalia

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Città del Vaticano – cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato: basta bombe a Gaza, chiediamo la tregua in Ucraina

Città del Vaticano-Cardinale Pietro Parolin, Segretaro di Stato Vaticano: basta bombe aGaza-Intervista con il Segretario di Stato: “Il diritto umanitario deve valere sempre, inaccettabile la situazione nella Striscia. Hamas rilasci tutti gli ostaggi. No all’antisemitismo”. E sull’ipotesi del vertice in Vaticano: “Noi abbiamo offerto una disponibilità, ma l’importante non è dove si terrà il negoziato tra russi e ucraini, ciò che importa è che possa iniziare”

Le immagini terribili che arrivano da Gaza, l’attentato antisemita a Washington, le ipotesi di un summit di pace sull’Ucraina e gli inizi del pontificato di Leone XIV: il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, in un colloquio con i media vaticani interviene sui temi al centro dell’attenzione della Santa Sede in questo momento.

Eminenza, a Gaza i bambini muoiono di fame e la popolazione è stremata, cadono bombe su scuole e ospedali. Eppure non sembra che ci sia l’intenzione di fermare i bombardamenti…

Quello che sta accadendo a Gaza è inaccettabile. Il diritto umanitario internazionale deve valere sempre, e per tutti. Chiediamo che si fermino i bombardamenti e che arrivino gli aiuti necessari per la popolazione: credo che la comunità internazionale debba fare tutto ciò che è possibile per mettere fine a questa tragedia. Allo stesso tempo ribadiamo con forza la richiesta ad Hamas di rilasciare subito tutti gli ostaggi che ancora tiene prigionieri, e di restituire i corpi di quelli che sono stati uccisi dopo il barbaro attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele.

Come ha reagito al recente attentato avvenuto a Washington, con l’uccisione di due addetti dell’ambasciata israeliana?

Mi ha profondamente scosso, come già accaduto il 7 ottobre sono vittime innocenti, e queste in più erano anche impegnate per la pace e per iniziative umanitarie. Dobbiamo vigilare e far sì che il cancro dell’antisemitismo, mai definitivamente sconfitto, non rialzi la testa.

Nei giorni scorsi, dopo gli scarsi risultati dell’incontro di Istanbul, si era parlato della possibilità di nuovi negoziati ospitati in Vaticano, anche se da parte russa è arrivato un “no”. Può dirci che cosa si muove in proposito?

Papa Leone ha dato la piena disponibilità della Santa Sede ad ospitare eventuali negoziati, con l’offerta di un luogo neutrale, protetto. Non si trattava dunque di una mediazione, perché una mediazione deve essere richiesta dalle parti. In questo caso invece c’è stata soltanto l’offerta pubblica di una disponibilità ad accogliere un eventuale incontro. Si parla ora anche di altre possibili sedi, come Ginevra. In ogni caso, non è importante dove si terrà il negoziato tra russi e ucraini che tutti auspichiamo. Ciò che veramente importa è che questo negoziato possa finalmente iniziare, perché è urgente fermare la guerra. È urgente innanzitutto una tregua, per mettere fine alle devastazioni, alle città distrutte, ai civili che perdono la loro vita. E poi è urgente arrivare a una pace stabile, giusta e duratura, pertanto accettata e concordata da entrambe le parti.

La parola “pace” è risuonata fin dai primi istanti sulle labbra del nuovo Papa, il giorno dell’elezione.

Sì, Leone XIV prosegue con forza sulla scia dei predecessori. Mi ha colpito che nel suo primo Regina Coeli dalla Loggia centrale della basilica vaticana – cioè da dove Papa Francesco aveva benedetto per l’ultima volta i fedeli parlando di pace e disarmo – Papa Leone abbia ripetuto le parole di san Paolo VI all’ONU: “Mai più la guerra!”. Il Papa e tutta la Santa Sede sono impegnati per costruire la pace e per favorire ogni iniziativa di dialogo e negoziato.

C’è chi parla di un rinnovato “protagonismo” del Vaticano sulla scena mondiale…

Io piuttosto mi rifarei alle parole profonde di Leone XIV nell’omelia della messa con i cardinali nella Cappella Sistina e nell’omelia della messa per l’inizio del pontificato: noi dobbiamo sparire perché il protagonista è Cristo, i cristiani non si sentono superiori agli altri ma sono piuttosto chiamati ad essere un “piccolo lievito nella pasta”, per dare testimonianza di amore, unità e pace. Ecco, invece che parlare di “protagonismo” preferirei inserire anche le iniziative diplomatiche in questo contesto di servizio alla pace e alla fraternità.

Ricevendo i giornalisti Papa Leone ha chiesto una “comunicazione diversa”. C’è anche una “guerra delle parole”?

I giornalisti e più in generale i comunicatori svolgono un compito prezioso, ancor più prezioso in tempi di guerra. Il Papa ha chiesto una comunicazione che “non si riveste di parole aggressive” e “non separa mai la ricerca della verità dall’amore con cui umilmente dobbiamo cercarla”. Anche le parole possono diventare strumenti di guerra, oppure possono aiutare a comprenderci, a dialogare, riconoscendoci come fratelli. La pace incomincia in ciascuno di noi e siamo chiamati a costruirla proprio a partire da come comunichiamo con gli altri. Come ha spiegato Papa Leone dobbiamo “respingere il paradigma della guerra” anche nella comunicazione.

A proposito di ricerca della verità: negli ultimi tempi di Papa Francesco fino ai giorni che hanno preceduto il conclave, ci sono stati commenti circa l’agire in passato di diversi Capi Dicastero della Curia nei confronti di segnalazioni da loro ricevute su casi di abuso. Sono stati analizzati?

Rispetto a commenti e voci circa l’agire di alcuni Capi Dicastero della Curia Romana, in merito a segnalazioni di casi di abuso al tempo in cui erano vescovi diocesani, gli accertamenti svolti dalle istanze competenti, attraverso un esame dei dati oggettivi e documentali, hanno fatto emergere che i casi sono stati trattatiadnormam iuris, cioè secondo le norme vigenti, e sono stati inoltrati dagli allora vescovi diocesani al Dicastero competente per il loro esame e valutazione delle accuse. Le verifiche effettuate dalle autorità preposte non hanno riscontrato, in via definitiva, alcuna irregolarità nell’operato dei vescovi diocesani.

Il nuovo Papa assumendo il nome di Leone si pone in continuità con il Papa dellaRerum Novarum: alla fine dell’Ottocento c’era la rivoluzione industriale, oggi viviamo nel tempo della rivoluzione digitale e delle sfide che ci pone l’intelligenza artificiale. Come rispondere a queste sfide?

Attendiamo le riflessioni che il Successore di Pietro vorrà fare su questo. Credo che la via giusta non sia né quella dell’acritica accettazione né quella della demonizzazione. Le possibilità sempre più sofisticate e performanti che la tecnologia ci offre devono rimanere strumenti ed essere usati sempre per il bene, senza mai dimenticare che non possiamo delegare a una macchina decisioni che riguardano la vita o la morte di esseri umani. Dobbiamo vigilare per evitare – come purtroppo a volte accade – che il digitale e quindi anche l’intelligenza artificiale siano usati come strumento di propaganda per influenzare l’opinione pubblica con falsi messaggi. Leone XIV, ricordando i giornalisti incarcerati, ha parlato del coraggio “di chi difende la dignità, la giustizia e il diritto dei popoli a essere informati, perché solo i popoli informati possono fare scelte libere”.

Articolo di Andrea Tornielli-Fonte VaticanNews

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Mondo

Gaza, Unicef: fine settimana di morte, circa 50 bambini uccisi negli attacchi di questi giorni

Città del Vaticano-Nuove vittime nei raid sulla Striscia di Gaza a Jabalia, Rafah e Beit Lahia. Due operatori di Caritas Gerusalemme feriti in un bombardamento nell’insediamento di Al-Nuseirat. La direttrice dell’organismo Onu, Catherine Russell: “Colpito un veicolo del personale impegnato nella campagna di vaccinazione anti polio. Israele apra indagini per individuare i responsabili”. Appello perché cessino attacchi a civili, operatori umanitari e infrastrutture: “È tempo di far finire questa guerra”

Sono centinaia le vittime rimaste uccise negli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza nel corso delle ultime ore. Secondo l’Unicef, sono oltre 50 bambini morti a Jabalia, dove gli attacchi hanno raso al suolo due edifici residenziali che ospitavano centinaia di persone. Fonti locali parlano poi di 18 morti, undici dei quali nella zona settentrionale della Striscia, dove Israele ha mobilitato una terza brigata da combattimento la notte di venerdì 1 novembre. Aerei da guerra israeliani hanno bombardato la casa della famiglia Al-Najjar a Jabalia, a nord dell’enclave, uccidendo almeno tre persone e ferendone altre, riferisce invece l’agenzia palestineseWafa. A Beit Lahia, adiacente a Jabalia e anch’essa sotto ordine di evacuazione israeliana e assedio militare, altri sei abitanti di Gaza sono stati uccisi in un secondo attacco aereo, secondo le stesse fonti. 

La peggiore offensiva militare da inizio guerra

Il nord di Gaza si trova dunque ad affrontare la peggiore offensiva militare dall’inizio della guerra, nella quale, secondo fonti mediche, sono già morti circa 1.400 abitanti da quando aerei, veicoli e carri armati israeliani si sono raggruppati in questa zona con l’intenzione, secondo fonti militari, di farlo impedire il raggruppamento dei miliziani di Hamas. L’esercito ha confermato oggi in un comunicato la continuazione dei bombardamenti e degli attacchi a Jabalia, dove ha affermato di aver eliminato decine di miliziani, nonché lo spiegamento della Brigata Kfir in questa zona. Nel centro e nel sud della Striscia, l’esercito ha affermato di aver localizzato armi ed eliminato miliziani, mentre fonti locali hanno riferito della morte di un civile in un attacco aereo nel nord-est di Rafah (sud), dove Israele continua a demolire strutture e case palestinesi.

La denuncia dell’Unicef

“Un fine settimana di morte”, lo definisce la direttrice generale dell’Unicef Catherine Russell in una nota in cui denuncia che “ieri mattina, il veicolo personale di un membro dello staff dell’Unicef impegnato nella campagna di vaccinazione contro la polio è stato colpito da quello che riteniamo essere un quadricottero (drone) mentre attraversava Jabalia – Elnazla. L’auto è stata danneggiata. Fortunatamente, il membro dello staff non è rimasto ferito. Ma è rimasta profondamente scossa”. Nella stessa nota, Russell informa del ferimento di tre bambini a causa di un altro attacco in prossimità di una clinica di vaccinazione a Sheikh Radwan, mentre era in corso una campagna di vaccinazione antipolio. “Gli attacchi a Jabalia, alla clinica di vaccinazione e al membro dello staff dell’Unicef sono ulteriori esempi delle gravi conseguenze degli attacchi indiscriminati contro i civili nella Striscia di Gaza”, afferma la direttrice dell’organismo Onu per l’infanzia. ”Insieme al terribile numero di bambini morti a nord di Gaza a causa di altri attacchi, questi ultimi eventi si combinano per scrivere un altro capitolo oscuro in uno dei periodi più bui di questa terribile guerra”.

Appello a Israele e alla comunità internazionale

Nella nota l’Unicef ricorda che i civili e le strutture civili, compresi gli edifici residenziali, così come gli operatori umanitari e i loro veicoli, devono sempre essere protetti in conformità con il diritto internazionale umanitario: “Gli ordini di sfollamento o di evacuazione non consentono alle parti in conflitto di considerare tutti gli individui o gli oggetti presenti in un’area come obiettivi militari, né le esentano dall’obbligo di distinguere tra obiettivi militari e civili, di essere proporzionali e di prendere tutte le precauzioni possibili negli attacchi. Eppure questi principi sono stati violati più e più volte, lasciando decine di migliaia di bambini uccisi, feriti e privati dei servizi essenziali per la sopravvivenza”. L’appello è quindi che “gli attacchi ai civili, compresi gli operatori umanitari, e a ciò che resta delle strutture e delle infrastrutture civili di Gaza devono cessare. L’intera popolazione palestinese a nord di Gaza, soprattutto i bambini, è a rischio imminente di morte per malattie, carestia e per i bombardamenti in corso”. A Israele l’Unicef domanda “un’indagine immediata sulle circostanze dell’attacco al suo personale e che vengano intraprese azioni per individuare i responsabili”. Mentre gli Stati membri sono esortati ad “usare la loro influenza per garantire il rispetto del diritto internazionale, dando priorità alla protezione dei bambini. È ormai tempo di porre fine a questa guerra”.

Attacco all’insediamento di Al-Nuseirat

Un allarme intanto giunge anche da Caritas Gerusalemme dopo che due membri del suo team sono rimasti feriti durante un intenso bombardamento nell’insediamento di Al-Nuseirat, sempre a Gaza. L’assalto, informa Caritas, ha lasciato le case in rovina, ha interrotto le infrastrutture vitali e ha causato numerose vittime tra i civili, impedendo l’accesso ai servizi sanitari e di supporto essenziali. “Nonostante i crescenti pericoli – comunicano i volontari da Gerusalemme – le équipe della Caritas restano salde e forniscono aiuti medici fondamentali sul campo”.

Fonte Vatican News

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