Università Politecnica delle Marche

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Conferenza di Chiara Monterumisi e Monica Prencipe: La costruzione dell’Istituto Svedese di Roma tra visioni culturali e realtà materiali

Roma-Conferenza  Martedì 3 febbraio, ore 18:oo-Il contributo propone una rilettura critica della costruzione della sede dell’Istituto Svedese come esito di un processo articolato, in cui visioni culturali, strategie diplomatiche e condizioni materiali si intrecciano ben oltre il momento del cantiere. L’edificio viene interpretato non soltanto come manufatto architettonico, ma come punto di condensazione di pratiche, relazioni e negoziazioni che attraversano contesti nazionali e temporali differenti. L’intervento si articola in due parti strettamente interconnesse, fondate su un’analisi incrociata di fonti documentarie in parte ancora poco esplorate, conservate presso l’archivio dell’Istituto Svedese a Roma e numerosi archivi pubblici e privati a Stoccolma. Tali materiali costituiscono il nucleo di una recente ricerca condotta dalle due relatrici. 

Istituto Svedese di Roma

La prima parte ricostruisce il lungo percorso che precede l’avvio dei lavori, a partire dalla fondazione dell’Istituto negli anni Venti, in un contesto segnato dal progressivo consolidarsi della presenza svedese a Roma con lo scopo di ricerche ed insegnamento nel campo umanistico. L’analisi prende in esame le reti accademiche e personali, il ruolo della diplomazia culturale e le ambiguità del quadro politico degli anni Trenta, soffermandosi in particolare sull’accordo bilaterale italo-svedese del 1937, che rese possibile la concessione dell’area a Valle Giulia. In questa prospettiva, la costruzione dell’Istituto emerge come l’esito di una serie di scambi scientifici, economici e simbolici già attivi negli anni precedenti. 

La seconda parte si concentra sulla dimensione materiale e operativa del cantiere (1938–1940) della nuova sede progettata da Ivar Tengbom sotto la direzione di Einar Gjerstad. Il cantiere stesso viene interpretato come uno spazio di mediazione transnazionale, in cui convergono pratiche culturali, competenze tecniche e relazioni istituzionali. Attraverso fotografie, corrispondenze e dettagliati diari di cantiere, l’analisi restituisce la complessità del processo costruttivo e mette in luce il ruolo di attori spesso marginalizzati dalla storiografia architettonica, quali direttori dei lavori, ingegneri, imprese, fornitori e mediatori linguistici. Particolare attenzione è riservata alle modalità di adattamento del progetto al contesto romano, tra vincoli tecnici, disponibilità dei materiali e crescente instabilità politica alla vigilia del conflitto. 

La conclusione sposta infine lo sguardo sul secondo dopoguerra, evidenziando la persistenza degli effetti dell’accordo del 1937 oltre il cambio di regime. L’intesa che portò alla costruzione dell’Istituto Svedese a Roma costituì infatti la base giuridica e simbolica per la fondazione dell’Istituto Italiano di Cultura a Stoccolma, segnando il passaggio da una logica di propaganda culturale a una più articolata forma di diplomazia e soft power. Letti in parallelo, i due istituti si configurano come “avamposti culturali” di una relazione bilaterale capace di attraversare profonde fratture storiche, mostrando come l’architettura possa operare simultaneamente come infrastruttura materiale, strumento politico e dispositivo di lunga durata nelle relazioni internazionali.

Chiara Monterumisiè architetta e assegnista di ricerca presso l’Alma Mater Studiorum, Università di Bologna, dove ha avviato una collaborazione con l’archivio CSAC di Parma. È stata ricercatrice Post-Doc all’EPFL – École Polytechnique Fédérale de Lausanne

(2016–2020 presso il LCC Lab, prof. Luca Ortelli), dove ha svolto la ricerca Stockholm: Housing in the Interwar Period (progetto finanziato dallo FNS – Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica), seguita dal progetto Copenhagen Housing Types. Nel 2015 ha conseguito il dottorato di ricerca in Architecture and Design Cultures presso l’Università di Bologna e in co-tutela con il KTH- Kungliga Tekniska högskolan di Stoccolma. Con il sostegno della Fondazione C. M. Lerici ha pubblicato Ragnar Östberg. Villa Geber: a house in the archipelago (Edibus, 2017), rielaborazione della sua tesi di dottorato. È stata co-curatrice di numeri monografici di riviste scientifiche (Urban Planning, 2019; Planning Perspectives, 2025) e co-editor del volume Kay Fisker. Copenhagen Housing Types (1936) and Row-house Types (1941) (EPFL Press, 2024). Ha inoltre co-curato diverse mostre, tra cui HOUSING Frankfurt Wien Stockholm (EPFL Losanna, 2018) e una sezione della mostra Landscape Archive (CSAC Parma, 2024).

Monica Prencipeè architetta e storica dell’architettura. Nel 2018 ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia dell’architettura moderna presso l’Università Politecnica delle Marche, con una tesi dal titolo Building Exchanges (1895–1953): International Exhibitions and Swedish Resonances in Italian Modern Architecture, sviluppata in parte come Visiting Scholar al KTH- Kungliga Tekniska högskolan di Stoccolma (2017). Dal 2016 conduce un’ampia ricerca sulle biografie delle architette italiane, collaborando tra il 2019 e il 2022 al progetto Tecniche Sapienti, al fianco della prof.ssa Claudia Mattogno, presso la Sapienza Università di Roma. Sta attualmente completando la prima monografia su Elena Luzzatto, prima donna laureata in architettura in Italia, e il volume è di prossima pubblicazione. Nel 2022 ha ottenuto una borsa di ricerca della Fondazione C. M. Lerici per il progetto Italian Designers and the Role of the Nordiska Kompaniet (1902–1968) grazie alla quale ho svolto un periodo di ricerca a Stoccolma. Dal 2024 fa parte del progetto PRIN 2022 WAA – Women Atlas Archive.

Assieme Monterumisi e Prencipe hanno svolto ricerche in numerosi archivi a Stoccolma e Roma relativamente agli istituti dei due paesi, partecipando a pubblicazioni e seminari, nonché hanno curato la sezione svedese di Buone Nuove. Women in Architecture (Italienska Kulturinstitutet e MAXXI, Stoccolma 2023) incentrata su Ingeborg Wærn Bugge e Ingrid Wallberg, e sono co-editrici del volume collettaneo Canons and Icons. Re-wondering a Transcultural contamination (Quasar 2025).

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Marche

Trodica di Morrovalle – Cia Agricoltori Ancona, la prova del prototipo di sarchiatrice a rateo variabile

Trodica di Morrovalle–Cia Agricoltori Anconaha organizzato una prova dimostrativa dedicata alla “Distribuzione a rateo variabile di input da implementare per le coltivazioni orticole ed erbacee sarchiate”, iniziativa realizzata con il contributo del Programma di Sviluppo Rurale della Regione Marche 2014–2022 – Misura 16.1.A.2 – FA 2A, nell’ambito del Progetto 59734.

CIA – Agricoltori Italiani

L’evento ha preso il via con una sessione in aula presso l’Hotel San Crispino di Trodica di Morrovalle (MC) e poi è proseguita con un evento in campo presso l’Azienda Agricola Castagna Roberto a Montecosaro (MC), dove è stato ato ufficialmente il prototipo di sarchiatrice a rateo variabile, a cura di Paolo Moroni (Moroni Costruzioni Meccaniche), con la successiva prova pratica condotta da Paolo Trobbiani (Az. Agr. Trobbiani Pietro), Roberto Castagna (Az. Agr. Castagna Roberto) e Moreno Castagna (Hortus Trade).

Durante l’incontro, sono state illustrate le fasi di produzione di una mappa di prescrizione per la distribuzione di input destinati all’utilizzo con il nuovo prototipo di sarchiatrice a rateo variabile.

Trodica di Morrovalle – Cia Agricoltori Ancona, la prova del prototipo di sarchiatrice a rateo variabile


Sono intervenuti Moreno Castagna (Hortus Trade) e Marco Giustozzi (Hortus Service srl), con la partecipazione della Prof.ssa Ester Foppa Pedretti, del Prof. Daniele Duca e del Dott. Alessio Ilari del Dipartimento D3A dell’Università Politecnica delle Marche.

 “Abbiamo, in questo incontro, presentato una macchina innovativa – ha dettoMoreno Castagna– che ha quale caratteristica peculiare quella di distribuire degli input a rateo variabile. Quindi, questa sarchiatrice svolge ovviamente un lavoro classico ma può immettere nella coltura quello che vogliamo nel punto esatto in cui vogliamo. Innovazione, dunque, unita a sostenibilità economica e ambientale”.

Il progetto ha visto il contributo decisivo dell’Università Politecnica delle Marche, come ricordato dalla professoressaEster Foppa Predretti: “Il contributo al progetto è consistito in interventi diversi. Abbiamo seguito la funzionalità della macchina in termini di correttezza di distribuzione e di capacità di scerbatura, senza rovinare, nel contempo, la vegetazione e anche la verifica della sostenibilità ambientale di questa tipologia di meccanizzazione nel settore delle colture orticole. Infine, si sono verificati gli effetti sulle infestazioni degli elatteridi controllate dal geosterilizzatore distribuito dalla macchina. Il lavoro ha visto impegnati sia il gruppo di ingegneria agraria sia quello di entomologia che si sono coordinati per testare la validità di questa innovazione”.

L’incontro rientra nell’ambito delle iniziative che Cia organizza, come ha infine ricordatoDimitri Giardini, dottore agronomo Cia Ancona: “Abbiamo realizzato questa prova in campo come attività di animazione e divulgazione. Il progetto è finanziato dal Piano di Sviluppo Rurale, misura 16.1.2 e crediamo che incontri come questo siano in linea con i nostri criteri di sviluppo delle aziende agricole. Qui oggi noi dimostriamo come sia possibile risparmiare nell’utilizzo dei prodotti fitosanitari e dei concimi e utilizzare tecnologie, come i droni, che sono il futuro dell’agricoltura. Dunque, in questo progetto si uniscono innovazione, nella connessione tra drone e macchina, ottimizzazione delle risorse e sostenibilità”.

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Marche

CGIL e FLC CGIL Marche su taglio del 3% ai quattro atenei della Regione Marche

I quattro atenei delle Marche , così il Comunicato della CGIL e FLC CGIL Marche prosegue ,avranno una riduzione del 3% del FFO (Fondo di finanziamento ordinario), la media nazionale è  -2%.  In particolare, l’Università di Macerata avrà un taglio del 3,2%, Urbino -3,19%, Università di Camerino -3,11% ed Università Politecnica delle Marche -3,06%.

“Il Governo taglia i finanziamenti alle Università delle Marche”, è l’allarme lanciato da Antonio Renga  segretario generale Flc Cgil Marche ed Eleonora Fontana segretaria Cgil Marche. La Cgil aveva denunciato, già quest’estate,  i tagli che il Ministero avrebbe fatto alle università pubbliche, quantificabili in circa 500 milioni di euro.

“Da anni  – sottolineano Renga e Fontana -, segnaliamo l’insufficienza degli investimenti al sistema universitario pubblico. L’Italia impiega meno dell’ 1% del Pil contro la media dei Paesi OCSE dell’ 1,6%. Crediamo che le politiche di austerità del governo siano solo all’inizio”. Le risorse per i rinnovi dei contratti del personale del settore istruzione-ricerca, infatti, sono insufficienti e la prospettiva è un blocco degli aumenti per i prossimi anni.

Considerando questa situazione, Antonio Renga ed Eleonora Fontana chiedono cosa faranno  la Regione Marche ed i parlamentari del centrodestra per difendere il sistema universitario marchigiano.

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