domenica, Novembre 27, 2022
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La guerra, la religione e quella promessa del Paradiso

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La guerra, la religione e quella promessa del Paradiso

Si era già visto, appena iniziato il conflitto dopo l’invasione russa, che l’elemento religioso non sarebbe rimasto estraneo alle vicende di guerra in Ucraina. Per la verità niente di nuovo datosi che anche nelle guerre più recenti i richiami alla guerra santa (Iraq, Afghanistan) o al patriottismo religioso cristiano e musulmano (Bosnia) erano stati tenacemente presenti.

L’8 marzo del 2022 si leggeva sul sito di AP News che “la dichiarazione più esplicita fatta dal patriarca Krill per giustificare l’invasione dell’Ucraina consiste nel descrivere il conflitto come parte di una lotta contro il peccato”. Ma anche “il capo della Chiesa Ortodossa Ucraina, il metropolita Epifanio I di Kiev, ha affermato che la Chiesa benedice chiunque vada a ‘combattere contro gli invasori russi’. […] Ha anche detto che uccidere i soldati russi non è peccato”(Jerusalem Post, 16 marzo 2022).

Però partire e andare in guerra non è poi così semplice. Eccetto chi è animato da fervore patriottico, sono tanti quelli che vanno per coscrizione o malavoglia, sapendo di mettere la loro vita a repentaglio senza che ne sentano il bisogno. Anche perché,di solito, la causa del conflitto è assolutamente estranea ai propri interessi e bisogni.

Per questo, introdurre il fattore mistico e spirituale in un affare presumibilmente solo di fattura umana e politica è un input utilizzato da governanti e religiosi da sempre. Un modo per convogliare le forze umane verso un obiettivo che esula dalle loro passioni, irto di pene, sofferenza e potenzialmente anche letale.

Ultimo, di questo modus operandi di tanti religiosi sembra essere la dichiarazione del Patriarca Kirill che avrebbe detto: “Vai coraggiosamente a compiere il tuo dovere militare. E ricorda che se muori per il tuo Paese, sarai con Dio nel suo regno, gloria e vita eterna”. Secondo l’Ansa che cita un tweet del media indipendente bielorusso Nexta, il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill esorta così gli uomini della Federazione alla mobilitazione lanciata dal presidente Vladimir Putin, invitando i fedeli a “non avere paura della morte”. Si presuppone che anche dall’altra parte abbiano le stesse convinzioni.

La storia del connubio guerra/religione è antichissima e ricca di episodi anche di vasta portata storica e temporale. Al tempo delle Crociate, solo per fare un esempio, per due secoli tuonarono dai pulpiti delle chiese non i richiami alla pace di Cristo ma al “dovere di combattere contro gli infedeli, tanto che i Crociati infilzavano in terra la spada a forma di croce e pregavano Cristo di guidarli mentre facevano strage di nemici. Se fossero morti, avrebbero ottenuto per garanzia del Papa un posto di prim’ordine in un Paradiso dove regnava un’angelica castità”. (Vicari di Cristo – Peter De Rosa) In fondo i nemici dell’Islam, credevano fatalisticamente che “la spada era la chiave del Paradiso e dell’Inferno” e chi sarebbe caduto in battaglia, avrebbe ricevuto il perdono dei peccati, nel giorno del giudizio le sue ferite sarebbero  diventate splendenti come il cinabro e profumate come il muschio e le membra perdute e sostituite da ali di angeli di cherubino”. Inoltre avrebbe goduto in cielo della compagnia di numerose e bellissime fanciulle. (Decline and Fall- Edward Gibbon)

La storia degli uomini si ripresenta ciclicamente con promesse, illusioni, speranze che sembravano superate oltre che dalla conoscenza empirica, dalla scienza e dalla ragione. E in questo contesto anche dall’insegnamento evangelico, almeno per chi si definisce cristiano. Sulla scorta del comando di Gesù di non “ferire con la spada” e di “amare il prossimo come te stesso”, la primitiva chiesa cristiana aveva un profondo senso della sacralità delle vite umane. Lo spargimento di sangue era un peccato atroce. I Cristiani si opponeva perfino ad assistere ai combattimenti dei gladiatori o ad altri spettacoli violenti. Anche entrare nell’esercito era peccato tanto che – secondo la tradizione- Massimiliano nel 295 D.C. preferì morire martire anziché divenire soldato e rischiare di uccidere il prossimo. Si ritiene che sino al 175 D.C. non esistessero per nulla soldati cristiani.

Oggi la situazione continua a essere tragica in diverse zone del mondo, compresa quella in terra Ucraina dove massacri, morte, distruzione e sofferenza si ripetono ogni giorno, con in più la recente minaccia di ricorso alle armi nucleari. Lungi dall’aiutare a risolvere i conflitti sembra che la religione avvalori sempre più le posizioni contrastanti dal punto di vista politico e militare. Paiono ancora validissime le parole del pastore americano Harry Emerson Fosdick che recitando un mea culpa per il ruolo nefasto delle religioni nella guerra, ammise: “Abbiamo fatto dei soldati i nostri eroi e nelle chiese abbiamo messo le bandiere di battaglia…Con un angolo della bocca abbiamo onorato il Principe della Pace, con l’altro la guerra”.

Roberto Guidotti

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