giovedì, gennaio 17, 2019
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Sussurri & Grida – Macerata Città di Maria

di Maurizio Verdenelli

Previsioni azzeccate di un santo. Correva il giugno ‘odoroso’ 1993 ed aveva visto giusto san Giovanni Paolo II, venuto a Macerata per benedire la prima pietra del seminario internazionale Redemptoris Mater e per annunciare il proprio desiderio (rimasto tuttavia tale) di poter visitare la Cina sulle orme di padre Matteo Ricci, ‘riabilitato’ dalla Chiesa dopo secoli di ‘sospetti’ per i suoi riti orientali alla corte dell’Imperatore e grazie pure all’apertura al mondo da parte del ‘gigante’ planetario del commercio e dell’economia. Inutilmente il sindaco Carlo Cingolani aveva fatto ammirare in piazza della Libertà, le spalle alla chiesa di San Paolo (passata al demanio comunale per volontà di Napoleone Bonaparte), l’icona della Madonna con la scritta: ‘Civitas Mariae’. Il pontefice, legato particolarmente al culto della Madre di Dio (Totus tuus) non si era lasciato suggestionare facilmente dal penultimo sindaco democristiano del cattolicissimo capoluogo: “Certi titoli bisogna meritarseli” aveva ammonito. Infatti..

Poi è venuto l’annus horribilis, quello appena agli archivi. E stavolta tutti d’accordo con Giacomo Leopardi (cfr l’immortale dialoghetto del passeggere e del venditore di almanacchi): nessuno a Macerata vorrebbe rivivere il 2018. Pamela, Traini e via elencando -a Porto Recanati il pozzo degli orrori nei pressi dell’hotel House. A febbraio, giorno 13, concluso quello al ‘vendicatore’ Traini, va in scena il processo ad Innocent Oseghale imputato dell’assassinio (ed altri atroci reati) della diciottenne romana. Macerata ancora al centro della cronaca internazionale, anzi di più ancora: mondiale. Una città che esposta ai riflettori ci sta malissimo. C’è da capirla: per tutta la sua lunghissima esistenza ha tenuto al decoro, alla reputazione e vorrebbe dimenticare quell’inverno rosso shocking di un anno fa. Eppure non può perché le vittime chiedono a gran voce giustizia e chi, tra queste, è sopravissuto pure ampio ristoro dei danni. Già, l’immagine pubblica. Tutta da ricostruire, perché non è polvere quella che si è alzata un anno fa, a fine gennaio, da nascondere sotto il tappeto in discesa di piazza della Libertà, la Piazza Grande di ‘Civitas Mariae’ dove 26 anni un papa rapidamente salito agli altari, aveva lanciato il suo ammonimento, percepito allora con sufficienza e troppo genericamente. Né basta l’allestimento della rotatoria all’ingresso sud (altezza cimitero) a tentare una mano di vernice per il ‘passeggere’ in visita al capoluogo ‘città di Maria’ e di ‘padre Matteo Ricci’.

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